“L’albero di nespole” di Giulietta Fabbro, emigrazione a lieto fine

La storia che racconta Giulietta Fabbro ne “L’albero di nespole” è una storia vera. È la storia di Ninetto, che da Prata, piccolo e povero paese del sud Italia, viene mandato in America

Quanti modi di emigrare esistono? Ognuno di noi ha in mente una sua immagine degli emigranti, che poi diventano immigrati. Un’immagine formatasi sulle storie di famiglia, su racconti letti nei libri o sui giornali, o nei film, o semplicemente su quello che la vita ci ha offerto e tolto. La storia che racconta Giulietta Fabbro ne “L’albero di nespole” è una storia vera, seppure raccontata in forma di romanzo. È la storia di Ninetto, che da Prata, piccolo e povero paese del sud Italia, viene mandato in America.

Ninetto è il figlio maggiore di Rosa e Giuseppe, che si sono sposati contro il volere delle famiglie ma che si amano e sostengono. Giuseppe è un maestro elementare, un lavoro sicuro ma non certo molto remunerativo. E siamo nel dopoguerra, la fame è tutt’altro che dimenticata, la ricostruzione di là da venire. La povertà, endemica in quella zona d’Italia, sembra un destino inevitabile e fa paura. Lontano, ancora troppo lontano, le prospettive di una ripartenza si sentono, ma il peso della storia, una storia di fatica, di miseria, di stenti e di oppressione non è facile da dimenticare.

America, il sogno di ogni emigrato

Così si fa strada, nella mente di Giuseppe e del fratello Carmine, un’idea folle: mandare Ninetto, il figlio più grande, in America. Dove vive lo zio Carmine, sposato con Florence, accasato in una bella villa in Florida, con un lavoro avviato e redditizio e con un’unica mancanza: i figli. Ninetto sarà il figlio tanto desiderato e che non è arrivato. Avrà cibo in abbondanza e prospettive di vita che qui non ci si può nemmeno immaginare. E Teresa, la mamma? Lì per lì non si oppone, frastornata e spaventata; forse non ci crede davvero. Solo man mano che la data della partenza si avvicina Teresa coglie la portata di quello che ha accettato e sente crescere la disperazione. E però non sa come fare per impedire che si realizzi quel piano diabolico che le farà perdere il figlio. Non trova il coraggio di parlare al marito o al cognato, e il suo silenzio diventa complice del piano.

Ninetto si imbarca con gli zii, impreparato, sorpreso, triste, disperato, mentre i genitori, altrettanto impreparati e disperati, guardano la nave che si allontana. Teresa e Giuseppe cercano di consolarsi pensando di aver agito per il bene del figlio.

Ninetto e l’America, terra promessa?

Ninetto arriva in America. Con fatica, impara la lingua e si adatta alla nuova vita. Lo zio Carmine e la zia Florence gli vogliono bene, lo trattano come un figlio. Ma presto Florence, inaspettatamente, resta incinta. Nasce prima un bambino, poi un altro, poi due gemelle. In pochi anni la famiglia cresce e Ninetto diventa un ingombro, un corpo estraneo, un peso. Carmine e Florence sono stanchi, indaffarati, e anche emotivamente non trovano lo spazio per Ninetto. Che quindi viene mandato da un altro zio, Angelo, che ha tre figli più o meno della sua stessa età. Angelo e zia Tanella accolgono Ninetto non come un figlio sostitutivo ma con affetto e comprensione. Però la casa è piccola e sovraffollata, e anche la situazione economica è meno florida e più tesa.

Così a 17 anni Ninetto entra nel corpo dei Marines e comincia la sua vita adulta, che sarà piena e tutto sommato felice. E che naturalmente non voglio raccontarvi, perché è bello che i libri ognuno li legga per conto suo e ci trovi quello che ritiene più importante, come ne “L’albero di nespole”.

Una storia di immigrazione diversa

Ho trovato “L’albero di nespole” una storia di immigrazione interessante perché un po’ diversa dalle altre. Ninetto riesce a conservare, e anzi ad alimentare, dei buoni rapporti con la famiglia d’origine. Non serba rancore ai genitori, impara a capirli e quando, ormai adulto, li ritrova durante un primo viaggio in Italia, ne percepisce e ne accoglie l’amore, rimasto intatto e intero nonostante le scelte sbagliate e le grandi sofferenze. E ritrovare quell’amore lo pacifica, lo rende ancora più sensibile, empatico, attento.

Nel tempo, grazie anche al mutare del mondo intorno, alla facilità dei viaggi aerei, ai telefoni e infine a Internet, Ninetto riesce, pur continuando a vivere in America, a coltivare le relazioni con i genitori e i fratelli, soprattutto con la sorella più piccola, che quasi non aveva conosciuto. E sono relazioni felici, cariche di affetto e dense di scambi. Con la condivisione di quel poco di passato che si è avuto insieme, e di tanti momenti intensi e preziosi.

Ci sono dei sentimenti molto belli, in questo romanzo. La capacità di Ninetto di capire e perdonare, di cogliere il presente e non farsi risucchiare dal passato, di vivere pienamente ogni momento. La solidarietà e l’impegno dei fratelli di Giuseppe, che con fatica e con i loro limiti accolgono il ragazzino e lo fanno crescere. La disponibilità e l’accoglienza dei fratelli di Ninetto, con cui si crea un legame ricco e forte nonostante le vicissitudini di ciascuno e la difficoltà di essere stati separati in giovane età.

C’è anche una visione del mondo tutto sommato positiva. Anche se il contesto storico è a momenti particolarmente drammatico, questo è un romanzo di gente comune, ordinaria, semplice. E tutto sommato vivere è possibile: con un po’ di capacità di adattamento, con un po’ di resistenza e certo anche un po’ di fortuna. Ma soprattutto con la generosità e la buona disposizione d’animo, che ci fanno evitare di bloccarci sul passato e ci permettono di affrontare ogni giorno come se fosse nuovo. Perché in effetti, ogni giorno è nuovo.

È una bella lezione, secondo me, che fa perdonare alcune ingenuità stilistiche e disarmonie sintattiche del racconto. Da lettori, ringraziamo Giulietta per averci regalato un pezzo di storia particolare, e in un molti sensi a lieto fine.

La storia de “L’albero di nespole”

“L’albero di nespole” racconta la storia di una famiglia in un paesino del sud Italia, che, tra devastazione sociale e decisioni imponderabili, vede caratterizzare il destino dei suoi componenti. La speranza e l’amore però, riescono a eludere il fato e a sopravvivere nonostante le miserie umane. Un libro che ripercorre, a cavallo della Seconda guerra mondiale, gli avvenimenti che sconvolsero l’Italia, che determinarono la ripresa del bel Paese e nel quale gli eventi bellici e il boom economico prendono forma concreta nelle vite dei protagonisti.

 

Emma Faustini:
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