Dalla parte di noi senior: Nonno Francesco

Tutte le mattine è lì davanti alla scuola elementare Raiberti di Monza con il suo poncho arancione fosforescente. È Nonno Francesco, il nonno civico.

Fa attraversare i bambini, sollecita quelli che sono in ritardo, li aiuta a uscire dalla macchina per non far scendere i genitori che stanno andando al lavoro e non creare ingorghi nella piccola via a senso unico dov’è sito il cancello d’entrata. Quando capita, ferma un attimo il traffico per aiutare il sindaco, che abita di fronte alla scuola, a uscire con la sua vettura dal cancello. Accompagna i bambini in biblioteca, nelle gite cittadine, in piscina. Nonno Francesco mette il suo tempo e si alza presto tutte le mattine per prestare servizio. Chi glielo fa fare? Nessuno. Ha una decina di nipoti e quando stacca dalla scuola parecchie ha altre attività. Sta lì perché ha scelto di fare qualcosa di utile per la comunità, ma anche perché è affezionato agli scolari, per i quali è una presenza costante e rassicurante. Che stranezza in tempi come questi, vero?

Francesco non prende un soldo e gli unici benefit che ha sono una micro-piantina a fine anno e un panettone a Natale. Nient’altro. Lui non si aspetta ringraziamenti né celebrazioni, ma qualcuno dovrebbe farlo, credo. E invece no. I nonni civici ormai sono lì per loro volontà, perché, bontà loro, anche quest’anno hanno deciso di stare al loro posto anche se nessuno dal Comune né dal Comando dei vigili li ha convocati prima dell’inizio dell’anno scolastico. Nessuno li coordina, nessuno li ringrazia, nessuno passa davanti alla scuola per chiedere loro come stanno e se va tutto bene. Sono trattati dalle istituzioni cittadine alla stregua di poveri disperati che si piazzano davanti alla scuola giusto perché non hanno niente da fare, ma così non è. Il lavoro di Nonno Francesco è molto prezioso.

Innanzitutto dirige il traffico scomposto dell’ora di punta, poi controlla chi gira intorno all’edificio scolastico perché conosce tutti, e quando dico tutti intendo tutti. Così, se si aggira qualcuno di strano, lui se ne accorge. Non ultimo la sua presenza sostituisce quella dei vigili, che nei giorni di pioggia e di neve non devono posizionarsi per un’ora davanti alla scuola e possono starsene al caldo e all’asciutto. Se non viene più lui chi prenderà il suo posto? Qualcuno che deve essere pagato con i soldi dei cittadini o addirittura nessuno?

Prima i nonni civici a Monza erano 37, ora sono 20, ma tra poco saranno 0. E non perché loro siano stufi di fare questo lavoro. Tutt’altro. Sono stufi di essere abbandonati a se stessi, di non ricevere alcuna considerazione dall’amministrazione, di non essere ritenuti né utili né degni di rispetto. Nonno Francesco è un’istituzione che va tutelata, insieme a tutti i suoi colleghi, naturalmente. Certo non è tollerabile che una persona così disponibile e generosa venga umiliata e demotivata a tal punto da costringerla ad andarsene.

Senza di lui la scuola sarebbe un posto meno sicuro e quelle strisce pedonali ritornerebbero a essere delle banali strisce pedonali. Il posto di Nonno Francesco è davanti alla scuola Raiberti, e quello non è un posto qualunque, ma un posto d’onore, ma solo finché c’è lui.

Quando uno fa una cosa non scontata né dovuta con dedizione e si prende pioggia, freddo, vento e neve per aiutare gli altri dovrebbe ottenere considerazione, rispetto e gratitudine da tutta la comunità. Il fatto che presti la sua opera gratis non deve far presupporre che tale opera sia di scarso valore, anzi.

Nonno Francesco è un grande e meriterebbe minimo un pubblico encomio e una targa. Cosa ci vuole a capirlo?

di Clementina Coppini

 

Clementina Coppini: scrive più o meno da quando aveva sei anni, un po’ come tutti. Si è laureata in lettere classiche ma non si ricorda bene come ci sia riuscita. Scrive su Giornalettismo, il Cittadino di Monza (la sua città), El-Ghibli, www.grey-panthers.it e su un paio di giornali cartacei. Ha pubblicato tanti libri per bambini, qualche romanzo come feuilleton su Giornalettismo, un romanzo con Eumeswil e adesso le è venuta questa idea del romanzo in costruzione. Ha una famiglia, due figli, un gatto e si ritiene, non è chiaro se a torto o a ragione, una discreta cinefila e una brava cuoca. Va molto fiera delle sue ricette segrete, che porterà con sé nella tomba.
Related Post