Una conferenza/intervista sull’educazione alimentare dei più giovani, dalla prevenzione dei disturbi della nutrizione al ruolo che genitori, nonni e adulti devono avere nella costruzione dell’equilibrio nutrizionale, ma non solo, delle nuove generazioni. Con la dottoressa Cecilia Dieci, dell’Associazione Peso Positivo
Con l’aiuto della dottoressa Cecilia Dieci, biologa nutrizionista, PhD in Biotecnologie e membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Peso Positivo, affronteremo molti dei temi legati al cibo che riguardano i giovani e le loro famiglie.
Obiettivi dell’incontro
Che cosa significa, oggi, insegnare a un bambino a mangiare in modo equilibrato? E quale ruolo possono avere genitori, nonni e adulti di riferimento nella costruzione di un rapporto bilanciato con il cibo e con il proprio corpo?
L’educazione alimentare viene spesso associata alla conoscenza dei nutrienti, alla scelta degli alimenti e al rispetto di determinate regole. Eppure, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, il rapporto con il cibo è un processo molto più articolato, che coinvolge dimensioni biologiche, psicologiche, emotive, sociali e culturali.
Il cibo non rappresenta soltanto una fonte di energia e nutrienti indispensabili alla crescita, ma è anche uno strumento di relazione, un elemento di identità e un linguaggio attraverso il quale si trasmettono tradizioni, abitudini e valori familiari.
L’incontro, organizzato in collaborazione con l’Associazione Peso Positivo, si propone di approfondire questi aspetti attraverso due prospettive complementari:
- da una parte, i principi scientifici di una sana alimentazione durante la crescita e il valore educativo della convivialità;
- dall’altra, la comprensione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con particolare attenzione ai segnali precoci di disagio e al ruolo che gli adulti possono svolgere nel riconoscerli e nell’accompagnare i più giovani verso un supporto adeguato.
La collocazione dell’incontro a ridosso delle festività natalizie offre inoltre l’occasione per riflettere sul significato del cibo nei momenti di condivisione familiare, quando tradizione, piacere e relazioni assumono un ruolo particolarmente importante.
Educare a un’alimentazione equilibrata: nutrire il corpo, costruire una relazione positiva con il cibo
Durante l’infanzia e l’adolescenza, l’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nel sostenere la crescita, lo sviluppo cognitivo, la maturazione dell’organismo e il benessere psicofisico.
Partendo dalle principali raccomandazioni scientifiche, verranno ripercorsi i principi di un’alimentazione equilibrata, con particolare riferimento al modello mediterraneo, alla varietà alimentare, all’adeguatezza degli apporti nutrizionali e alla distribuzione dei pasti nell’arco della giornata.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità identifica nell’adeguatezza, nell’equilibrio, nella moderazione e nella diversità i principi fondamentali di una sana alimentazione. Si tratta di concetti che, soprattutto durante la crescita, devono essere interpretati tenendo conto dell’età, dei bisogni individuali, delle abitudini familiari e delle diverse fasi dello sviluppo.
L’obiettivo non sarà fornire un elenco rigido di regole o alimenti consentiti e vietati, ma aiutare gli adulti a comprendere come costruire abitudini alimentari adeguate, sostenibili e flessibili.
Verrà approfondito il ruolo dei principali gruppi alimentari, l’importanza di garantire energia e nutrienti sufficienti e il valore della varietà, evitando che l’attenzione alla qualità nutrizionale si trasformi in un controllo eccessivo dell’alimentazione.
Un aspetto centrale riguarderà la differenza tra educazione alimentare e rigidità alimentare.
Definire alcuni cibi come “buoni” e altri come “cattivi”, utilizzare il dolce come premio o subordinare il consumo di determinati alimenti a comportamenti considerati virtuosi può contribuire a costruire associazioni poco funzionali tra cibo, emozioni e giudizio morale.
Educare a mangiare bene significa, invece, aiutare bambini e ragazzi a sviluppare familiarità con alimenti differenti, riconoscere progressivamente i segnali corporei di fame e sazietà e comprendere che nessun singolo alimento, da solo, definisce la qualità complessiva dell’alimentazione.
La famiglia come primo ambiente di educazione alimentare
Un’attenzione particolare sarà dedicata al contesto familiare e al ruolo educativo degli adulti. Bambini e ragazzi apprendono non soltanto attraverso ciò che viene loro spiegato, ma anche osservando comportamenti, atteggiamenti e modalità comunicative delle persone che li circondano.
Il modo in cui un adulto parla del proprio corpo, commenta il peso altrui, affronta un pasto abbondante o esprime preoccupazione per determinati alimenti può contribuire a influenzare la percezione che i più giovani sviluppano del cibo e dell’immagine corporea. La tavola familiare rappresenta, quindi, uno spazio educativo privilegiato, nel quale è possibile promuovere autonomia, curiosità, ascolto e rispetto.
Nell’incontro verranno affrontate alcune situazioni quotidiane: il bambino che rifiuta le verdure, il ragazzo che manifesta preferenze alimentari molto marcate, le discussioni sulle quantità consumate, l’insistenza a terminare il piatto o i commenti sull’aspetto comportamentale durante i pasti.
L’obiettivo sarà offrire strumenti concreti per distinguere il ruolo dell’adulto, responsabile di creare un ambiente alimentare adeguato e rassicurante, da quello del bambino, che deve poter sviluppare gradualmente autonomia e fiducia nei propri segnali corporei.
Feste di fine anno: un’occasione per riscoprire il valore della convivialità
La vicinanza delle festività natalizie permetterà di rispondere come vivere i pasti delle feste senza trasformarli in un momento di controllo, preoccupazione o senso di colpa.
Le festività rappresentano un’occasione importante per trasmettere tradizioni, condividere ricordi e rafforzare le relazioni tra generazioni. In questo contesto, il valore del cibo non può essere ridotto al solo contenuto calorico o nutrizionale.
Si parlerà dell’importanza di evitare commenti sulle quantità consumate, sul peso o sulla necessità di compensare eventuali pasti più abbondanti, privilegiando, invece, un approccio capace di integrare benessere, piacere e convivialità. Il messaggio centrale sarà che un’alimentazione equilibrata non richiede perfezione, ma si costruisce attraverso abitudini complessivamente adeguate, flessibili e compatibili con una vita sociale soddisfacente.
Quando il rapporto con il cibo diventa difficile
La seconda parte dell’incontro sarà dedicata ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), condizioni complesse e multifattoriali che possono compromettere significativamente la salute fisica, psicologica e sociale della persona.
I DNA non rappresentano semplicemente comportamenti alimentari disfunzionali, né possono essere ricondotti a una mancanza di volontà o a un problema esclusivamente nutrizionale.
La loro origine coinvolge una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici, familiari, sociali e ambientali. È fondamentale, quindi, superare letture semplicistiche e colpevolizzanti, ricordando che nessun singolo comportamento familiare può essere considerato, da solo, la causa di un disturbo alimentare.
Un fenomeno che riguarda anche i più piccoli
I dati epidemiologici mostrano la rilevanza crescente dei disturbi alimentari come problema di salute pubblica.
Secondo le stime riportate dal Ministero della Salute, in Italia oltre tre milioni di persone convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione. Negli ultimi anni è stata inoltre osservata una maggiore attenzione ai casi che interessano bambini e adolescenti, con manifestazioni che possono comparire anche prima della pubertà. Durante l’incontro verranno presentati alcuni dati relativi alla popolazione pediatrica e adolescenziale, distinguendo le diverse fasce d’età e chiarendo il significato delle statistiche disponibili.
L’obiettivo non sarà generare allarmismo, ma aumentare la consapevolezza di un fenomeno che richiede conoscenza, sensibilità e interventi tempestivi anche di prevenzione.
Non soltanto anoressia e bulimia
Nell’immaginario collettivo, i disturbi alimentari vengono frequentemente associati all’anoressia nervosa e alla bulimia nervosa, spesso considerate problematiche prevalentemente femminili e adolescenziali. In realtà, lo spettro dei DNA comprende condizioni differenti, che possono interessare persone di qualsiasi genere, età e corporatura.
Accanto all’anoressia nervosa e alla bulimia nervosa, verrà brevemente introdotti anche gli altri DNA (binge-eating, arfid, ortoressia, vigoressia…)
La valutazione clinica diventa particolarmente importante quando le limitazioni alimentari determinano conseguenze nutrizionali, difficoltà di crescita, dipendenza da supplementazioni o una compromissione significativa della vita quotidiana e sociale.
Conoscere queste manifestazioni consente agli adulti di evitare interpretazioni riduttive, come considerare il rifiuto alimentare una semplice questione di capriccio, oppositività o cattiva educazione.
Riconoscere i segnali senza trasformarsi in controllori
Un ulteriore tema riguarderà i possibili segnali di difficoltà nel rapporto con il cibo. Cambiamenti significativi nelle abitudini alimentari, crescente rigidità nella scelta degli alimenti, evitamento dei pasti condivisi, ansia legata al momento del pasto, isolamento sociale o preoccupazioni persistenti per il corpo e il peso possono rappresentare elementi meritevoli di attenzione.
Nessuno di questi comportamenti, considerato isolatamente, permette di formulare una diagnosi. È necessario valutarne il contesto, la persistenza, l’intensità e le eventuali ripercussioni sulla salute e sulla quotidianità.
Verrà sottolineata l’importanza di un atteggiamento adulto basato sull’osservazione attenta, sull’ascolto e sulla disponibilità al dialogo, evitando interrogatori, giudizi o tentativi di controllo che rischiano di aumentare la tensione.
Una parte dell’approfondimento sarà dedicata alla comunicazione: come avvicinarsi a un bambino o a un adolescente che sembra attraversare una difficoltà, quali parole possono favorire il dialogo e quali atteggiamenti sarebbe preferibile evitare. Il punto di partenza sarà riconoscere la sofferenza della persona, senza ridurre la sua identità al comportamento alimentare o all’aspetto fisico.
Il ruolo degli adulti e l’importanza dell’intervento precoce
Genitori, nonni, insegnanti e altre figure di riferimento possono svolgere un ruolo prezioso nell’individuazione precoce delle difficoltà e nella costruzione di un ambiente di supporto. Non è richiesto loro di formulare diagnosi o sostituirsi ai professionisti sanitari, ma di riconoscere quando un cambiamento merita attenzione e favorire l’accesso a una valutazione competente.
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione richiedono, infatti, un approccio multidisciplinare, che può coinvolgere medici, professionisti della salute mentale e professionisti della nutrizione con competenze specifiche.
Particolare attenzione sarà riservata alla necessità di evitare colpevolizzazioni familiari. La famiglia non deve essere identificata come responsabile del disturbo, ma può diventare una risorsa fondamentale nel percorso di cura, quando adeguatamente coinvolta e sostenuta.
In conclusione…
L’incontro si concluderà con una sintesi dei principali messaggi emersi.
Promuovere una sana alimentazione durante l’infanzia e l’adolescenza significa certamente garantire un apporto adeguato di energia e nutrienti, ma anche creare le condizioni affinché il cibo possa essere vissuto con serenità, curiosità e piacere.
Significa riconoscere che il benessere non coincide con un numero sulla bilancia, che il corpo cambia durante la crescita e che la salute comprende dimensioni fisiche, psicologiche e relazionali.
In prossimità del Natale, il messaggio assume un significato ancora più concreto: la tavola può e dovrebbe rimanere un luogo di incontro, condivisione e appartenenza, non uno spazio di giudizio o di controllo.
Educare a un rapporto positivo con il cibo non significa insegnare ai bambini a mangiare perfettamente, ma accompagnarli nella crescita, aiutandoli a sviluppare fiducia nel proprio corpo, consapevolezza e benessere.
L’ultima parte della conferenza sarà dedicata alle domande del pubblico, con uno spazio di confronto sulle situazioni quotidiane, sulle difficoltà più comuni e sui dubbi che possono emergere nel rapporto con figli e nipoti.
Chi desidera ricevere l’invito Zoom deve scriverci, come sempre, a grey-panthers@grey-panthers.it
indicando nome, cognome, luogo di residenza, email e nell’oggetto scrivendo CONFERENZA ALIMENTAZIONE E GIOVANI, entro le ore 12 del 24 novembre, per motivi organizzativi.
Gli interessati saranno contattati dalla Segreteria Grey Panthers, con indicazioni e istruzioni. Grazie
Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Biotecnologie presso l’Università degli Studi di Milano. In questi anni ha concentrato la sua attenzione su aspetti legati alla nutrizione e al controllo dell’espressione genica. Ha lavorato presso l’Ospedale San Raffaele di Milano nel Centro Disturbi del Comportamento Alimentare. E’ parte del comitato tecnico scientifico dell’associazione @Pesopositivo che si occupa di prevenzione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.