Riabilitazione integrata e personalizzata, per chi ha subito la violenza del corona virus

Le notizie  più pressanti  di questi giorni valutano e annunciano come si debba uscire dalla fase  1 o dell’emergenza della  pandemia da corona virus  e quali altre fasi si debbano avviare per ricominciare la  vita di tutti i giorni, rendendola il più normale possibile. La ripresa non riguarda certo solo la situazione economica, per quanto complessa e problematica. Da medici,  dobbiamo considerare tutti gli aspetti sanitari, che vanno dal contenimento di nuove forme alla riorganizzazione delle reti sanitarie che hanno rivelato bachi e e inconsistenze. Ma bisogna senza dubbio dare ampio spazio alle considerazioni che riguardano le condizioni cliniche generali  dei pazienti che hanno subito l’attacco del corona virus, pur nelle forme meno gravi, e come questi pazienti affrontano ora la fase della convalescenza.

Essi sono soggetti molto provati sotto il profilo psicologico,  funzionale, metabolico.  Hanno subito un trauma psicologico indotto dalla malattia, si sentono stanchi (astenici), hanno mancanza di fiato (dispnoici  anche dopo sforzi  di lieve entità), hanno perso forza e massa muscolare (dinamopenici e sarcopenici).

Nella fase 2 o del ritorno a una vita il più normale possibile, pensiamo, quindi, a chi si è ripreso dal virus, ma ha anche una serie di conseguenze cliniche importanti. Per queste persone riteniamo che sia  necessaria una  riabilitazione integrata e personalizzata in base ai bisogni funzionali,  metabolici,  psicologici e  neurologici.

Prima conseguenza: la sindrome ipocinetica

Non è  una vera malattia, ma  la conseguenza di una prolungata immobilizzazione a letto che, se non adeguatamente contrastata, può portare a  gravi e permanenti riduzioni della qualità della vita del paziente. Tale sindrome è caratterizzata da perdita delle masse muscolari e della forza dei muscoli scheletrici che indeboliscono il  soggetto e gli impediscono di svolgere le normali attività della sua vita quotidiana limitando, quindi, di molto, la sua autonomia. Questa condizione è ancora è più evidente, e  anche con peggiore prognosi,  nel paziente anziano che è stato ricoverato  per molti giorni in ospedale,  trattato con terapia antibiotica e/o ventilatoria  aggressive.

E’ lecito chiedersi le condizioni cliniche di  convalescenza di tali pazienti. Queste persone dovranno iniziare una attività fisica personalizzata in base alla risposta funzional/metabolica  individuale che è indispensabile per  rimettere in moto  il loro apparato muscolare. È infatti noto che la contrazione muscolare attenua il danno da disuso e riduce la perdita di forza e masse muscolari, aumentando la fornitura di ossigeno al muscolo, migliorando  la sua produzione di energia e ripristinando lentamente le sue funzioni. Questo non deve essere improvvisato, ma gestito da professionisti seri e con una lunga esperienza .

Secondo obiettivo: recuperare l’aspetto riabilitativo nutrizional/metabolico 

E ormai assodato che durante la malattia da covid-19 si attiva in maniera marcata il sistema infiammatorio e coagulativo. Il risultato di tale attivazione, che è indotto da una  serie di molecole ben note quali: Proteina C Reattiva (PCR), Tumor Necrosis Factor (TNF), Interleuchine (IL), è quello di causare uno stato catabolico generalizzato che mette a dura prova il sistema metabolico, demolendo le proteine, con perdita di massa e forza muscolare, riducendo la produzione di energia, causando insulina resistenza (sino al diabete) e attivando  condizioni ipercoagulative con la  formazione dei trombi diffusi in particolare nel circolo polmonare.

La logica conseguenza di quanto detto è eseguire, quindi , una  riabilitazione funzionale personalizzata e integrata per riattivare  i muscoli  scheletrici (inclusi i muscoli indispensabili per la respirazione) ma simultaneamente fornire anche i metaboliti (intesi come mattoni, cemento, forniture varia) necessari, con adeguata alimentazione/nutrizione affinché il corpo  (inteso come edificio) possa ri-sintetizzare le sue  molecole fondamentali per garantire una adeguata ripresa.

Ultimo, ma altrettanto importante, l’aspetto psico-neurologico

Prevalentemente in questa fase abbiamo a che fare con persone anziane che la letteratura definisce fragili . Con tale termine si identifica una condizione di rischio e vulnerabilità, caratterizzata da un equilibrio instabile di fronte a eventi negativi. L’anziano, per motivi legati al percorso di invecchiamento o alle malattie intercorrenti (esempio:  infezione da covid -19), diviene più vulnerabile e meno capace di conservare una condizione di benessere fisico e psichico in seguito a eventi stressanti con peggioramento della salute e aumento di rischio, anche di morte,

Identikit dell’anziano fragile

E’ una persona con età maggiore di  65 anni, con una condizione di salute instabile, caratterizzata da molteplici patologie e assunzione di numerose terapie e/o con una  storia di ripetute ospedalizzazioni.

L’anziano fragile ha deterioramento delle funzioni fisiche e psicologiche.  Spesso ha difetti della vista, problemi di udito, è depresso, ha iniziale decadimento cognitivo e spesso è demente, con evidente stato di  disorientamento nel tempo e nello spazio e conseguente  perdita dei ruoli sociali. Anche questi aspetti legati alla persona sono di fondamentale importanza al fine di impostare un percorso riabilitativo personalizzato integrato ed afficace.

dottor Evasio Pasini

 

 

BIBLIOGRAFIA

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