Le rinnovabili, produzione di energia utile ma non per tutti

Le energie rinnovabili possono essere utili come passaggio verso qualcos’altro, ma allo stato attuale non sono la soluzione definitiva. E in Europa si torna a parlare di carbone

Alla fine del mese di giugno 2026 è stato pubblicato il rapporto “Statistical Review of world energy” relativo al 2025. Se ne è abbiamo già parlato in questa Rubrica, ma i dati sono molti e meritano un approfondimento; sono tabelle molto fitte di numeri ed è abbastanza difficile confrontarli senza fare errori. Facendo riferimento al sito Our world in data, che raduna i dati in una serie di grafici molto immediati e facili da leggere, qui di seguito la percentuale di elettricità che in alcuni Paesi si ricava dalle rinnovabili. Si precisa che le rinnovabili riportate nel grafico comprendono: solare, vento, idroelettrico, biocombustibili, geotermico, onde e maree.

L’elettricità complessivamente è circa il 20% dell’energia che viene consumata a livello mondiale, quindi il valore massimo registrato di rinnovabili, pari al 60%, corrisponde al 12% dell’energia primaria. A livello mondiale, si è ancora sotto al 10%.

 

Oltre a Germania, Italia, Francia e Spagna di cui si è già parlato in precedenza, qui si riporta, per confronto, anche il dato mondiale e quello della Cina – che sono abbastanza allineati tra loro. La cosa non dovrebbe stupire, dato che la Cina è uno dei Paesi più popolati e anche più fortemente in crescita. A quanto si vede a colpo d’occhio, nell’ultimo anno i quattro Paesi europei considerati hanno leggermente diminuito l’utilizzo delle rinnovabili, mentre a livello mondiale – e della Cina – il dato sta sempre crescendo abbastanza in fretta. Sarà interessante capire se si tratta di una tendenza destinata a proseguire nei prossimi anni. Per ora si può soltanto ribadire che la Francia è l’unico tra i quattro Paesi europei esaminati in cui il contributo dei combustibili fossili è inferiore al 50% dell’energia totale consumata; è anche il Paese che produce meno energia da fonti rinnovabili, e quello che utilizza una maggiore percentuale di energia elettrica. Infatti la Francia ha puntato sul nucleare già negli anni ‘70 del 1900. In Italia oggi si parla di un ritorno al nucleare, e non è la prima volta.

Parlando più in generale di elettricità, in un documento molto recente si dice: “La produzione totale da rinnovabili sta superando il carbone, in linea con le precedenti previsioni IEA. Con il fotovoltaico solare che genera quantità record di elettricità, la produzione rinnovabile è aumentata rapidamente nel 2025, eguagliando praticamente il livello della generazione a carbone secondo i dati più recenti disponibili. Questo nonostante una produzione idroelettrica più debole in alcune regioni e velocità del vento inferiori alla media, in particolare in Europa, che hanno frenato la crescita complessiva della generazione rinnovabile. La produzione rinnovabile è prevista crescere di circa 1.000 terawattora (TWh) all’anno fino al 2030, con il sole fotovoltaico che rappresenta oltre 600 TWh. In termini percentuali, si prevede che la produzione rinnovabile aumenterà a un tasso annuo dell’8% annuo. Rinnovabili e nucleare insieme dovrebbero rappresentare circa la metà della produzione elettrica globale entro il 2030”.

Ma non tutti gli esperti la pensano allo stesso modo. Nel rapporto di Simon Michaux, pubblicato nel 2021 in Finlandia si suggerisce che sostituire il sistema esistente – alimentato a combustibili fossili – con tecnologie rinnovabili, come i panelli solari o le turbine eoliche, non è possibile per l’intera popolazione umana globale. Semplicemente non ci sono abbastanza tempo né risorse per farlo, anche se un obiettivo in questo senso è stato fissato in diverse occasioni. È necessario, invece, darsi da fare per una riduzione significativa della domanda di tutte le risorse; il che implica un contratto sociale diverso e un diverso modello economico. Per il momento, si può dire che le energie rinnovabili possono essere utili come passaggio verso qualcos’altro, ma allo stato attuale non sono la soluzione finale.

Nel frattempo, la situazione internazionale rispetto al 2021 è diventata più complessa e difficile da interpretare. Anche i dati che si trovano nel rapporto Statistical Review of world energy di cui si sta parlando, relativi al 2025, potrebbero già essere superati alla luce del conflitto tra USA e Iran del 2026. Non è facile fare ipotesi per il futuro. Ad esempio, secondo qualcuno l’aumento del costo del gas in Europa potrebbe provocare il ritorno ad un maggiore utilizzo del carbone per produrre elettricità. Al livello attuale dei prezzi, l‘energia prodotta dal carbone è diventata più economica in Europa, rispetto a quella ricavata dal gas. Per questo molte nazioni europee, e in particolare la Germania, stanno tornando al carbone. Secondo alcuni esperti, questa tendenza continuerà per molti anni. D’altra parte, in Europa ci sono state – per molti anni – politiche volte a ridurre l’uso del carbone. Questo ha causato la chiusura di molte centrali che non possono più essere rimesse in funzione. Nel 1990, l’Unione Europea ricavava più di un terzo della sua produzione elettrica dal carbone; nel 2025, soltanto il 9,2%, secondo i dati di Eurostat. Il numero di centrali disponibili porrà comunque un limite al possibile rimbalzo del carbone nella regione.

A livello mondiale, il carbone è ancora la principale fonte di produzione di energia elettrica, e il suo uso è in crescita soprattutto nelle Filippine, in Indonesia e in altri paesi in rapido sviluppo in Asia. Non a caso, questa è stata anche la regione più colpita dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Ma questi sono soltanto alcuni aspetti. Il carbone è economico, abbondante ed è fondamentale per lo sviluppo economico nei paesi poveri, ma è anche responsabile di circa il 40% di tutte le emissioni di gas serra. Non per niente, insieme alla ripresa del carbone si registra un importante aumento globale delle energie rinnovabili. 

L’autrice dell’articolo cita una affermazione di David Frykman, general partner del gruppo di venture capital Norrsken con sede a Stoccolma. Frykman, in un editoriale per Fortune all’inizio di quest’anno, sostiene che a differenza di gas naturale, petrolio e carbone, “eolico e solare non  possono essere soggetti a embargo, bloccati o chiusi da una potenza straniera“, e “ogni terawattora di generazione rinnovabile nazionale è un terawattora che nessun avversario può trasformare in arma”. Una affermazione molto interessante. Resta però da capire quanto le rinnovabili sono realmente rinnovabili: la loro dipendenza da alcune risorse, i metalli per esempio, le terre rare, l’energia che serve per costruire pale eoliche e pannelli fotovoltaici, potranno un domani creare qualche tipo di problema a cui per ora non si è pensato?

 

redazione grey-panthers:
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