Naufragio nel canale di Sicilia, si rovescia un barcone, 950 i morti

Le aperture

Il Corriere della sera: “Sono annegati sognando l’Europa”. “Si gettano verso la nave dei soccorsi, sbilanciando il barcone che si rovescia. ‘Oltre 700 morti’. Renzi: basta mercanti di schiavi. Il Papa e Mattarella: appello alla Ue. Berlusconi: ora uniti. Il caso Salvini”. 
L’editoriale, firmato da Claudio Magris: “Dove cessa l’umanità”. 
A centro pagina: “Il piano italiano: intervento in Libia con il sì dell’Onu”. 
E poi una intervista a Federica Mogherini: “‘Impegnati come contro i terroristi'”. 
A fondo pagina: “Voucher più facili per pagare le colf. Limite da 5 a 7 mila euro”.
Accanto: “Addio a Toaff, rabbino d’Italia”. “Era stato il capo a Roma per mezzo secolo”.
Sulla politica interna da segnalare l’eco della intervista di Enrico Letta ieri da Fazio: “L’annuncio di Letta: lascio il Parlamento”. “Insegnerà a Parigi”. 

La Repubblica: “L’apocalisse dei migranti”, “Naufragio nel canale di Sicilia, si rovescia un barcone, 950 i morti. Onu: ecatombe senza precedenti”, “Un sopravvissuto: ‘Salpati da Tripoli con a bordo donne e bambini, molti erano chiusi nella stiva’”, “Renzi, subito un vertice europeo, non lasciateci soli contro gli schiavisti. Salvini: blocco navale, è polemica”.
A centro pagina, sulla politica italiana: “L’ex premier Enrico Letta in tv: ‘Lascio il Parlamento rinunciando alla pensione, vivrò del mio lavoro a Parigi’”.
A fondo pagina: “Addio a Elio Toaff, rabbino di Roma per 50 anni, aprì le porte della sinagoga per l’incontro con Wojtyla”. Ne scrive Adriano Prosperi.

La Stampa: “L’ecatombe del Mediterraneo”, “Imbarcazione si capovolge al largo della Libia. Un superstite: ‘Eravamo in 950, molti chiusi nella stiva’. Salvati in 28”, “Renzi: questa è una tragedia europea, subito un vertice sui migranti. Lite Salvini-Pd. Mattarella: no al cinismo. Intervista alla Mogherini: impediamo ai barconi di partire”.
Di spalla a destra: “L’Ue alla aprova”, “Caso Grecia e commercio. Le sfide cruciali”, di Mario Deaglio.
In prima nella colonna a destra: “Morto Toaff”, “Addio al rabbino che fu più amato”, “Aveva quasi 100 anni. Storico il suo abbraccio con papa Wojtyla”.

Il Messaggero: “La vergogna dell’Europa”, “Si ribalta barcone di migranti nel canale di Sicilia, oltre 700 morti: è la più grande tragedia di sempre. Un sopravvissuto: eravamo mille. Renzi: una task force per requisire gli scafi direttamente in Libia”.
A centro pagina: “Enrico Letta: lascio questo Parlamento”, “L’annuncio: mi dimetto e vado a Parigi”.
E su “Atene in crisi”: “La Grecia fa muro, paura sui mercati”.
A fondo pagina: “Addio Toaff, il rabbino amico del dialogo”, di Giorgio Israel.

Il Fatto: “Mar morto”, “Alfano ministro dannoso”, “’Sono annegati in 700′. Mediterraneo, nuova strage. E’ la peggiore di sempre: un peschereccio si capovolge mentre un mercantile cerca di soccorrerlo. Un sopravvissuto: ‘Eravamo 950, c’erano anche 50 bambini, molti miei compagni sono chiusi nella stiva là sotto’. Il Viminale ha cancellato il piano Mare Nostrum: in soli 4 mesi già 1600 vittime”.

Il Giornale: “Settecento morti di buonismo”. “Barcone ribaltato nel Mediterraneo”. “E’ la più grande tragedia dell’immigrazione”. “Renzi convoca l’Ue ma finora è stato fermo dando retta ad Alfano & C”. “La politica dell’accoglienza è diventata la politica del lutto”. “Le navi vanno affondate nei porti africani”. 
Di spalla, sull’annuncio di Enrico Letta: “Il piano di Letta (e di Prodi) per far fuori Renzi”. 

Il Sole 24 ore: “La sorpresa dei sindaci: gradimento in ripresa”. “Nel sondaggio Ipr Marketing-Il Sole 24 ore si ferma il crollo dei consensi”. “Nardella (Firenze) al top, poi Decaro (Bari) e Gori (Begamo). De Magistris al 58esimo posto, Pisapia al 67esimo, Marino all’82esimo”. “Ma i big sono in difficoltà”, il titolo del commento di Lina Palmerini.
Di spalla: “L’Unione europea cerca canali alternativi per finanziare le Pmi”. “Meno dipendenza dalle banche con cartolarizzazione e mini-bond”. 


Mediterraneo
Il Messaggero, pagina 5: “Vittime decuplicate, Triton sotto accusa”, “La missione coordinata dall’agenzia europea Frontex ha meno fondi e un raggio d’azione più limitato rispetto a Mare Nostrum. Nel 2014 sono entrati in Italia via mare 170mila migranti. Allarme del Viminale: nel 2015 previsti otre 200mila arrivi”. Spiega il quotidiano che Mare Nostrum costava 9,5 milioni al mese, mentre Triton fa spendere all’Europa un terzo (2,9 milioni). Quest’ultima prevede solo il pattugliamento delle acque prospicienti quelle territoriali italiane e maltesi, ovvero fino a 30 miglia dalla costa, sotto la guida del ministero dell’Interno e della Guardia di Finanza. Mentre Mare Nostrum, missione della Marina, si spingeva nelle acque internazionali a ridosso di quelle libiche. Quando nell’ottobre scorso si è posto fine a Mare Nostrum e alle sue operazioni di pattugliamento e salvataggio, molti in Europa sostenevano che aveva finito per attrarre i migranti: ma l’assenza di questa rete di salvataggio, al momento, non ha registrato alcun effetto deterrente rispetto ai flussi da Africa e Medio oriente. Al 16 aprile scorso, erano arrivati in Italia 23.556 migranti, contro i 20.899 di un anno fa. La rotta mediterranea è diventata, secondo l’agenzia Frontex, il principale canale d’accesso all’Europa. La maggior parte dei migranti arrivati nel corso dell’ultimo anno proviene dalla Siria (42.425), dall’Eritrea (34.329), dal Mali (9.908). Molti sono anche i palestinesi (6.017) e gli Egiziani (4.095).
Su Il Messaggero, intervista a Emma Bonino: “Dopo due guerre mondiali l’Europa sta commettendo un altro genocidio”, dice l’ex ministro degli Esteri. Perché la strage continua? “Continua e non finirà a breve -risponde- perché l’intera sponda del Mediterraneo è in fiamme e la situazione terribile di quell’area è in collegamento con la Nigeria, con il Ciad, con l’Etiopia, con l’Eritrea”. Per Bonino è necessario riconoscere l’errore di aver cancellato Mare Nostrum con la motivazione, addotta da molti “colleghi europei” che avrebbe attirato altri sbarchi: “i dati stanno smentendo quella motivazione. La gente scappa perché le condizioni nei Paesi d’origine sono sempre più terribili e non perché forse qualcuno li salverà”. Bonino considera vergognosa la motivazione con cui si è cancellato Mare Nostrum e sottolinea come Triton, che l’ha sostituita, abbia “un mandato molto limitato”, visto che riguarda “il controllo delle frontiere e non il salvataggio delle persone. Che comunque continuano a fare la Guardia costiera e altri operatori, cui va dato il nostro ringraziamento”, “Siamo il Continente più ricco del mondo, secondo tutti i punti di vista, e stiamo costruendo nella psiche di milioni di africani il concetto di fortezza Europa”.
Su La Stampa, un’analisi di Marta Dassù in cui si sottolinea che si tratta di “persone in fuga dalla guerra civile siriana, dai conflitti del Corno d’Africa, dalla crisi irachena: sfollai e rifugiati per il diritto internazionale, che possono chiedere asilo”.
Su La Repubblica: “Ue, piano contro il traffico di migranti”, “Giovedì il consiglio europeo straordinario per la sfida alle organizzazioni criminali voluta dalla Mogherini. Blitz nel Sahara e scambi di informazioni di intelligence. Preso la nuova agenda sull’immigrazione”. Si tratterebbe dunque di lanciare un controllo della frontiera tra Niger e Libia, dove passa la rotta più densa di migranti guidati dai trafficanti. Poi di intensificare lo scambio di informazioni tra le intelligence europee: si punta a bloccare i flussi di denaro dei trafficanti con operazioni congiunte e organizzare blitz mirati nel Sahara per bloccare le rotte e neutralizzare gruppi criminali che mandano a morire i migranti.
Sulla stessa pagina, attenzione per la soluzione della crisi libica, con un documento che la Mogherini chiederà ai ministri degli Esteri che oggi si riuniscono in Lussemburgo di esaminare: “Libia, le cinque opzioni per fermare la crisi”, “Dal controllo dei porti al monitoraggio del cessate il fuoco”.
Su La Repubblica anche un’intervista al presidente del Parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz: “Abbiamo fatto poco per evitare le tragedia, adesso l’Europa cambi strategia”, “Con Triton non è diminuito il numero dei migranti né dei morti. L’Unione ora dia mezzi e soldi perché la sua missione finzioni”, “I trattati parlano chiaro: ci vuole una politica comune sugli immigrati”.
Su Il Messaggero, in un “retroscena” da Bruxelles, David Carretta evidenzia come la Ue sia “spaccata sui migranti”, perché “il Nord nega l’emergenza”, “Berlino, Londra e Vienna si oppongono alla revisione degli accordi: state esagerando. Mogherini ha formulato anche sei opzioni di intervento comunitario in Libia, inascoltata”.
Su La Repubblica, un “retroscena” di Goffredo De Marchis, alla luce delle reazioni dello stesso Matteo Renzi: “L’ultima opzione di Palazzo Chigi, distruggere i barconi in porto, ma serve un mandato internazionale”, “Il presidente del Consiglio intende ‘dichiarare guerra agli scafisti’. Si potrebbe trattare di una vera e propria azione militare e il modello da seguire sarebbe quello utilizzato anni fa in Albania anche se in quel caso ci fu il pieno appoggio del governo di Tirana”. Scrive De Marchis che l’opzione è quindi “militare” o di “polizia internazionale, perché i negrieri che fanno base in Libia vanno colpiti come fossero ‘un’organizzazione mafiosa’, spiegano il sottosegretario ai servizi Marco Minniti e il direttore dell’intelligence Giampiero Massolo durante il vertice a Palazzo Chigi. Si può usare la risoluzione delle Nazioni Unite che consente i raid aerei in Siria e in Iraq contro l’Isis. La si estende alla Libia. Così diventa lo strumento per colpire anche gli scafisti. Ma lo scoglio dell’Onu non è semplice da superare. Per questo Renzi si attacca al telefono nel pomeriggio (di ieri, ndr.) e chiama i leader mondiali. Chiede un consiglio europeo straordinario in modo che l’Unione parli una sola lingua e si faccia sentire specialmente con Barack Obama. E’ un’opzione che ha bisogno di una copertura militare, tecnica, giuridica”.
Da segnalare, su La Repubblica, l’intervento di Roberto Saviano (“Il Mediterraneo fosse comune così quei morti di nessuno pesano sulle nostre coscienze”); su La Stampa un commento di Domenico Quirico (“L’esodo di un popolo senza patria”, “Paesi svuotati da fame e guerre. In marcia un popolo senza patria”).
Sul Corriere Felica Cavallaro parla di una “rete” fatta di oltre 24 persone, oltre ad altre decine di in via di identificazione. Una “vera e propria agenzia di viaggi, con trafficanti di braccia umane pronti a vantarsi di guadagnare ‘anche 80 mila euro a testa’ per un barcone con 200 migranti stipati su carrette e gommoni spesso in avaria”. Si tratta di estratti di conversazioni intercettate dalla polizia che, su mandato della magistratura di Palermo, “arresta all’alba 24 spregiudicati faccendieri al centro di una rete con basi a Milano, Roma, Bari, Catania e nei centri accoglienza di Mineo, vicino a Caltagirone, e di Siculiana, a due passi da Agrigento”. Le indagini sono state avviate dopo uno sbarco dell’ottobre 2013  “in cui persero la vita almeno 366 migranti”.
Sul Corriere Gian Antonio Stella: “Sono annegati sognando l’Europa”. Stella cita una poesia di De Amicis sui migranti italiani di fine 800 “traditi da un mercante menzognero, vanno, oggetti di scherno, allo straniero” e scrive che “non erano meno infami, i nostri scafisti e ricorda i 627 morti – almeno – secondo i giornali argentini, immigrati italiani che erano partiti sul piroscafo Principessa Mafalda “nonostante per otto volte (otto volte!) i motori si fossero fermati prima dello stretto di Gibilterra”.
Sul Corriere Paolo Valentini intervista Federica Mogherini, che dice che “occorre un nuovo senso di urgenza nell’Unione europea”, perché “abbiamo detto troppe volte mai più”. Due i “doveri”: “salvare tutti insieme vite umane” e “lavorare sulle cause profonde della migrazione, soprattutto sulla instabilità della regione”. Dice che il vero sforzo da fare sarebbe “risolvere il problema prima che queste persone si imbarchino”. Ma dice anche di ritenere che “nessuno voglia tornare ai tempi in cui si barattavano i diritti umani con una gestione controllata dei flussi migratori, abbiamo bisogno di uno stretto coordinamento con le agenzie Onu e di condizioni di operabilità nei Paesi interessati”.
“Non c’è dubbio che ci sia bisogno di un maggiore sforzo economico” della Ue, dice Mogherini, riferendosi alla richiesta italiana di maggiori fondi per la missione Frontex, anche se su questo decidono i ministri degli interni. Poi chiede di discutere i principi contenuti negli accordi di Dublino, su chi deve accogliere i migranti in Europa. Mogherini ricorda che in realtà ci sono Paesi come la Svezia che accolgono molti più rifugiati di altri Paesi europei, e che dunque non è solo una questione nord-sud.
“Bisogna impedire che i barconi partano”, dice, in un’intervista a La Stampa Federica Mogherini, Alto rappresentante della politica estera Ue. “I soccorsi -sottolinea- hanno funzionato, l’organizzazione è stata esemplare e l’Europa dovrebbe ringraziare l’Italia, ma quest’ultima tragedia dimostra che il problema delle migrazioni e delle loro vittime si risolve solo agendo alla radice, cioè impedendo che i barconi partano”, serve un “approccio pienamente europeo che tutti gli Stati devono far proprio, cominciando col condividere informazioni e azioni su chi traffica di uomini e donne”. “Bisogna rafforzare Triton. Più fondi e più mezzi. Anche se, come abbiamo detto, la vera questione è come impedire che partano, pertanto sono cruciali gli accordi con i Paesi terzi. E certo una stabilizzazione del quadro Libia è la via d’uscita: senza, è tutto più difficile”.
E a pagina 6, ancora su La Stampa: “L’Italia pensa all’intervento Onu”, “Ipotesi operazione anti-scafisti in Libia, ma escluso il blocco navale. L’inviato Leon (inviato come mediatore sulla crisi libica dall’Onu, ndr.) ottimista su un governo di unità nazionale fra le fazioni locali”.
Gian Micalessin sul Giornale scrive che da agosto, “da quando cioè le milizie islamiste di Fajr Libia (Alba Libica) hanno messo a ferro e fuoco Tripoli costringendo all’esilio a Tobruk il legittimo governo e il Parlamento eletto due mesi prima, fingiamo d’ignorare che gli islamisti al potere a Tripoli sono complici e protagonisti della spietata tratta di umani. E utilizzano il flusso di denaro generato da quei traffici per finanziare la guerra al governo di Tobruk. Il legame tra gli islamisti di Tripoli e i trafficanti di uomini è innanzitutto ideologico. Fajr Libia è monopolizzata dai Fratelli Musulmani e da ex esponenti del Gruppo Combattente Libico, la formazione qaidista attiva in Libia negli anni Novanta”. Secondo Micalessin “il carico naufragato ieri garantiva, tanto per esser chiari, un fatturato da 900mila dollari. Al netto delle vite perdute”. “Lungo i 400 chilometri di coste dalla frontiera tunisina fino a Misurata opera insomma una nuova Tortuga. Una Tortuga che ha trasformato il traffico di uomini in affare di Stato”. Per stroncare questa vergogna occorre “inevitabilmente entrare in collisione con una coalizione che oltre a contare sugli appoggi di Qatar e Turchia è anche assai vicina ad Ansar Sharia, un’organizzazione terroristica già molto vicina allo Stato Islamico. Ma queste ambigue collusioni sono anche all’origine della grande ipocrisia occidentale”.
Sul Corriere Fiorenza Sarzanini il governo italiano pensa di proporre all’Europa una “operazione di polizia internazionale per mettere sotto controllo le spiagge e i porti della Libia. Un contingente militare autorizzato dall’Unione Europea – possibilmente anche dalle Nazioni Unite – per fermare l’attività criminale degli scafisti e così cercare di stroncare il traffico di esseri umani”. Si tratterebbe di respingere le navi partite, per scortarle “fino all’imbocco di uno dei porti di partenza in Libia. Ma questo comporta pericoli altissimi e soprattutto non servirebbe affatto a fermare i trafficanti, disposti a tutto pur di lucrare sulla disperazione di chi paga centinaia di dinari pur di salire a bordo di un’imbarcazione”. “La situazione attuale non consente di avviare alcuna trattativa con le autorità libiche, anche perché ci sono due governi che rivendicano la propria titolarità e soprattutto bisogna tenere conto dei miliziani che tentano di impedire qualsiasi negoziato”. Quanto all’intervento nel nord della LIbia, “l’ipotesi esplorata in queste ore” prevede il coinvolgimento dei Paesi africani e “il via libera dell’Unione Europea, ancora meglio dell’Onu”, perché “altrimenti si tratterebbe di un vero e proprio atto di guerra”. Si pensa anche a creare tre grandi “punti di raccolta in Niger, Tunisia e Sudan”, dei campi profughi in sostanza, “dove esaminare le istanze di asilo in modo da poter avviare la procedura con i Paesi indicati dai richiedenti”, sotto la gestione dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati.
Il Corriere intervista Marek Halter: “Le nostre società stanche sono ormai incapaci di un gesto di altruismo”. Dice che a differenza degli anni Settanta, quando lui con Bernard Kouchner e Yves Montand affittarono una nave per andare a salvare i boat people vietnamniti, “oggi nessuno pensa di mobilitarsi per fare un gesto del genere a due passi da qui, nel Mediterraneo”. Dice che gli piacerebbe vedere “i miei amici musulmani” “prendere l’iniziativa”, “girare dei video in cui li si vede salvare dei naufraghi, altro che immagini di tagliatori di teste”. “Non è Voltaire che dobbiamo brandire di fronte al Corano. Quel che serve è Corano contro Corano, Allah contro Allah”.
Su Il Giornale: “L’Isis filma un’altra strage. Stavolta sono cristiani etiopi”. “Un video dalla Libia mostra esecuzioni e lancia minacce: ‘Conversione o morte'”.
Sul Corriere da segnalare anche una intervista a Moises Naim: “L’America non è pronta ad intervenire come in Iraq”. Naim è nato in Libia ma l’ha lasciata quando aveva quattro anni e non c’è più tornato. Dice che “la Libia ha tre problemi: è uno stato fallito, c’è la deriva verso l’islamismo omicida dell’Isis e di altri gruppi e c’è la crisi umanitaria”.
Della visita di Renzi negli Usa dice che “è un alleato importante, ma è uno di molti, non è che la sua visita sia stata un evento di enorme visibilità”

Politica interna

La Stampa, pagina 9: “Letta: lascio il Parlamento ma non smetto di far politica”, “L’attacco al suo successore: pericoloso seguire il sentiment della Rete”. Ne scrive Fabio Martini.
Il Corriere della sera: “La nuova vita di Letta. ‘Lascio la Camera, insegnerò a Parigi’. ‘Renzi non lo sapeva? Ora lo sa Siamo sereni'”. Letta, si legge nella cronaca della intervista tv di ieri in cui “a sorpresa” ha dato l’annuncio che “dal primo settembre andrà ad insegnare a Parigi”, Renzi “con il consueto stile sobrio non dà picconate, non si toglie sassolini dalle scarpe. Solo qualche riferimento ironico al passato”.
Su La Repubblica, pagina 14: “La scelta di Enrico Letta: ‘Mi dimetto dal Parlamento ma non lascio la politica e rimarrò dentro il Pd’”, “’L’ho detto a Mattarella, non a Renzi. Con lui rapporti sereni’. L’ex premier insegnerà a Parigi: ‘Vivrò del mio lavoro’”. E il “personaggio” viene raccontato da Filippo Ceccarelli: “L’esilio voluto del Grande Spodestato per studiare la rivincita”, “Il derby con Matteo non si è chiuso ieri ma semmai a questo punto si è riaperto”.
Sul Giornale: “Il ritorno-vendetta di Letta all’ombra del padrino Prodi”. Laura Cesaretti scrive che “il piano (per ora teorico) per far cadere Matteo Renzi e sostituirlo a Palazzo Chigi è già in allestimento”. Il “meglio piazzato” anche se “meno probabile” è Letta, che ieri ha annunciato le sue dimissioni da parlamentare per andare a fare il direttore della Scuola di Affari internazionali di Parigi. La sua sarebbe una “mossa da Cincinnato”. Il suo “padrino” sarebbe Romano Prodi. I due hanno dato alle stampe “due libri fotocopia, miranti a spiegare quanto Renzi sia inadeguato al compito che loro hanno svolto molto, ma molto meglio”. Secondo Cesaretti tiferebbero per la coppia Letta-Prodi il Corriere, un pezzo de La Repubblica, la tv e le “lobby colpite dalle riforme renziane (sindacati, scuola, grandi burocrazie)”. Ma “da che parte starebbe l’uomo che a quel punto avrebbe il timone della crisi”, ovvero Mattarella? Secondo i “complottisti”, scrive infine il quotidiano, Mattarella “farà come Scalfaro”
Sul Corriere la notizia della vittoria alle primarie di Enna. “Non c’è stata partita” ed ha vinto Mirello Crisafulli, a capo di una coalizione con Pd, Udc e Ncd. Ha conquistato il 73,7 per cento dei consensi. Si ricorda che alcuni dirigenti Pd, come Deborah Serracchiani, erano contrari alla candidatura di Crisafulli “per alcune vicende giudiziarie del  passato dalle quali l’ex senatore, però, è uscito pulito”.
Il Sole 24 Ore dà spazio alla ricerca di Ipr Marketing che ha misurato il gradimento dei sindaci da parte dei propri cittadini: “Gradimenti dei sindaci, vince Nardella. Con il successore di Renzi sul podio anche Decaro (Bari) e Gori (Bergamo)”. Non molto amati i sindaci di Napoli, Milano e Roma. Vanno molto bene anche i sindaci di Reggio Calabria e di Verbania, di Trento, di Lecce, di Torino. Da questi numeri – avverte il direttore di Ipr marketing Noto – non si devono trarre conclusioni perché non si misura l’intenzione di voto ma l’opinione dei cittadini sull’operato del sindaco.

Toaff

Alle pagine R2 della Cultura su La Repubblica, il ricordo del rabbino Elio Toaff, firmato da Susanna Nirenstein: “Toaff, il rabbino della rivoluzione con il sorriso”, “E’ morto a 99 anni l’uomo che fu a capo della comunità ebraica di Roma per mezzo secolo e aprì le porte della sinagoga a papa Giovanni Paolo II”. Nel 1986, si ricorda, il Papa “davanti all’”aron”, l’armadio dei testi sacri, chiamò gli ebrei ‘fratelli maggiori’ e abbracciò rav Toaff con calore. Intorno un applauso assordante. Senz’altro fu questo il capolavoro di Toaff, preparare con pazienza, dignità, fermezza, il rapporto con il Vaticano e riscuoterne stima e rispetto, ‘chiudendo definitivamente duemila anni di incomprensione e sofferenza’. Più tardi, nel ’93, la Santa sede, su questa scia, riconobbe Israele, Wojyla andò al Muro del Pianto, chiese perdono per le secolari persecuzioni antisemite della Chiesa”.
Sulla stessa pagina Adriano Prosperi elogia “la dignità e il coraggio di restare nel tempo più buio della storia”: dopo le leggi razziali fasciste del 1938 Elio Toaff non abbandonò l’Italiam partecipò alla Resistenza, rischiò la fucilazione ed entrò come partigiano subito dopo la strage di Stazzema.
Su Il Messaggero a ricordare Toaff è Giorgio Israel: “Cordiale ma fermo, sapeva come imporsi”, aveva “una visione aperta e colta dell’ebraismo, capace di imporsi e comunicare nei rapporti con l’esterno”.

redazione grey-panthers:
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