Merkel dopo Colonia: “Espulsioni rapide per chi commette reati”

Il Corriere della Sera ha in prima la foto dell’assalitore ucciso ieri mattina a Parigi: “Tenta di colpire gli agenti, ucciso. A Parigi torna la grande paura”.
In apertura a destra: “Donne molestate, un caso europeo. Merkel: espulsioni”, “Colonia. Denunce da Helsinki a Zurigo. Scontro sugli immigrati”.
E un intervento di Barbara Stefanelli: “Il velo per un giorno è vera solidarietà?”.
A centro pagina: “L’offensiva dell’Isis in Libia. Caserme e petrolio sotto tiro”, “Il Califfato. Camion bomba fa strage di reclute della polizia”.
L’editoriale è firmato da Lucrezia Reichlin: “Borse in frenata”, “La zavorra dei mercati non è la Cina”.
A fondo pagina: “La (lenta) avanzata dell’occupazione”, “Senza lavoro ai minimi dal 2012. Renzi: il Jobs Act funziona. Il peso degli incentivi”.
E sull’inchiesta banche: “Popolare Etruria, ipotesi bancarotta”.
Sul caso Quarto: “I voti di camorra e i numeri di Grillo”.
La Repubblica: “Clandestinità, via il reato, ma è scontro”, “Migranti, l’Ncd frena il governo. Dopo colonia il muro slovacco, ‘Fermiamo i profughi musulmani’”.
Sul caso Colonia un intervento di Chiara Saraceno: “La libertà delle donne”.
Anche qui, con foto da Parigi: “Paura a Parigi nel giorno di Charlie attacca la polizia, terrorista ucciso”, “Indossava falsa cintura esplosiva. Libia, strage dell’Is”.
La Copertina R2 è firmata da Roberto Saviano: “Karim, il partigiano sul fronte anti-jihad”.
Poi il reportage di Vanna Vannuccini da Teheran: “Nell’Iran che perde il sogno della pace”.
Di spalla a destra: “Il coraggio di Holliwood che sfida Wall Street”, “’La grande scommessa’ racconta gli sciacalli arricchiti dalla crisi”, di Curzio Maltese.
Sull’economia: “La Cina schiaccia i mercati della Ue. Disoccupati in calo”.
E “la polemica”: “Unioni civili, in piazza controffensiva dei laici. La Cei: no al family day”.
Da Quarto scrive l’inviata Conchita Sannino: “Quarto, l’ombra della camorra che offusca le stelle di Grillo”.
La Stampa: “Francia e Libia, l’Isis fa paura”, “Marocchino ucciso a Parigi: con coltello e finta cintura esplosiva voleva entrare in un commissariato. Camion kamikaze a Misurata”, “Europa, battaglia su Schengen. In Italia il governo vuol abolire il reato di immigrazione clandestina”.
In prima l’intervista al ministro degli Esteri Gentiloni: “’Troppe liti nell’Ue’”, “Gli accordi di Dublino rischiano di far saltare Schengen. Serve un sistema di asilo europeo e anche i rimpatri devono essere gestiti dall’Unione”.
E Lorenzo Vidino firma un’analisi dal titolo: “Caccia ai jihadisti, le difficoltà degli 007”.
L’editoriale di Gian Enrico Rusconi: “Merkel, l’anno più nero”.
A centro pagina: “Yuan e materie prime, la Cina affonda i mercati”, “Terzo giorno di ribassi per le Borse mondiali. Pechino fa retromarcia sul blocco automatico degli scambi”.
E i commenti di Franco Bruni (“Al Dragone mancano i consumatori”) e di Marco Sodano (“Petrolio e metalli, ora i Brics tremnao”).
Di spalla a destra, su Quarto: “Il sindaco grillino e quell’appalto dato a un’impresa bandita da Cantone”.
Poi “la storia” raccontata da Giampiero Maggio, inviato a Borgofranco (Ivrea)”: “Il Comune che proibisce il wi-fi a scuola”.
Il Fatto: “Renzi d’Arabia e la rissa dei Rolex d’oro scomparsi”, “Nemmeno Totò. Missione del governo a Ryad: ma chi si è tenuto i regali ‘vietati’?”, “La ‘distribuzione’ alla delegazione italiana dei doni sauditi diventa un ring per accaparrarsi gli orologi più lussuosi (in barba alla legge Monti che impone di rifiutarli). La scorta del premier li sequestra. Ma adesso dei preziosi cronografi a Palazzo Chigi non c’è più traccia”.
E la “storia” raccontata da Roberto Zanini: “Lancetta letale”, “Lupi, B. e Blair, quel gadget che gratifica”.
In prima il richiamo all’intervista del quotidiano a Salvatore Bosco, presidente Cnel: “’Noi del Cnel, aboliti ma eroi col super-premio per legge’”, “Duri a morire. Il presidente: ‘Mia moglie mi dice: ma che ci vai a fare?”, “L’ente è stato sciolto dal Parlamento. I funzionari aspettano nuove destinazioni, ma nel frattempo arriverà il bonus-produzione. Bosco: ‘Siamo incuranti della sorte. Ai consiglieri stiamo tentando di fargli fare qualcosa. Se voterò sì al referendum alla riforma che ci cancella? Conservo nel foro interiore la mia decisione’”.
Più in basso: “Mafia Capitale, i primi condannati targati Pd: Ozzimo e Caprari”, “capitale infetta. Corruzione”.
Sul caso Quarto: “Quarto, voti e camorra. I 5 Stelle sono pronti a scaricare la sindaca”.
In prima la foto da Parigi dell’assalitore ucciso anche qui: “Coltello e finta bomba. Parigi, ucciso fan dell’Is”, “Nell’anniversario di Charlie”.
Parigi
La Repubblica, pagina 2: “Parigi, ucciso attentatore nel giorno dell’anniversario di Charlie Hebdo”, “’Aveva un coltello e una finta cintura esplosiva, ha urlato Allah Akbar’. Freddato davanti al commissariato del quartiere dove l’Is voleva la strage”. Ne dà conto dalla capitale francese Anais Ginori. E’ accaduto nel diciottesimo arrondissement, davanti al commissariato della Goutte d’or, “il cuore della comunità araba del diciottesimo, enclave di macellerie halal e dove c’è una delle moschee più frequentate e sorvegliate del Paese”, “è in questo quartiere che doveva essere organizzato l’attentato mancato del 13 novembre, così come è stato rivendicato dal comunicato dell’Is. L’attacco non c’è mai stato, forse per la riluttanza di uno dei kamikaze del commando. Nel giubbotto mimetico dell’uomo che ha tentato di assaltare il commissariato, gli investigatori hanno trovato un disegno della bandiera del Califfato, una rivendicazione in arabo scritta a mano in cui afferma di agire ‘per indicare i morti in siria’ e giura fedeltà all’autoproclamato califfo Al Baghdadi”. Ma i dubbi -sottolinea Ginori- sono ancora molti: a cominciare dall’identità dell’uomo, che non aveva documenti. Ha firmato la rivendicazione con un nome diverso da quello trovato nell’archivio della polizia criminale dopo i prelievi. Gli investigatori sono infatti risaliti a un Sallah Ali, nato a Casablanca nel 1885, schedato nel 2013 per un furto nel sud della Francia. L’età però non corrisponde alla fisionomia del terrorista, che avrebbe almeno trent’anni. Per la ministra della Giustizia Christiane Taubira “non si tratta di persona legata alla radicalizzazione islamica. Le testimonianze nel quartiere sembrano contraddire le versioni degli inquirenti: “non aveva un atteggiamento aggressivo”, “non correva, aveva le mani alzate e soprattutto nessun coltello”, dice una ragazza che ha assistito alla scena.
E sull’inchiesta un’analisi di Carlo Bonini: “’Un episodio isolato’. Ma l’intelligence teme la guerra asimmetrica”, “’Un pessimo segnale’, secondo i servizi segreti europei che sospettano piani di attacchi multipli del Califfato. ‘I Balcani sono fuori controllo’”.
E Atiq Rahimi, scrittore francese di origini afghane, dice: “In questa città ora viviamo con la paura”. Cosa pensa dell’idea di Hollande, che vuol fare decadere la cittadinanza ai terroristi con doppia nazionalità? “Credo sia un modo per ricalcare la strada indicata da Marine Le Pen e contenderne i voti. Ma qualcuno che viene a farsi esplodere, come può mai essere dissuaso dalla minaccia di fargli perdere la nazionalità?”.
Sul Corriere della Sera: “A Parigi torna l’incubo terrorismo. Ucciso in strada un ‘lupo solitario’”. Anche Marco Imarisio, che ne scrive, riferisce che le testimonianze si dividono sul fatto che l’uomo avesse urlato “Allah Akbar”, poiché alcuni si limitano a dire che parlava in arabo e gesticolava, ma non in modo minaccioso.
Il quotidiano intervista Mathieu Guidère, professore di islamologia all’università di Toulouse II: ritiene che l’azione del governo “non sia efficace. Invece di ripensare per esempio i servizi di intelligence, che hanno problemi evidenti, la maggioranza si perde dietro al dibattito lunare sulla revoca della nazionalità”.
E a pagina 3 l’analisi di Stefano Montefiori da Parigi: “La scelta di Hollande. Lo stato di emergenza diventerà permanente”. “Le nostre libertà devono essere garantite”, ha detto ieri il presidente rendendo omaggio alle vittime della strage di Charlie Hebdo: “ma la realtà sembra diversa”, scrive Montefiori sottolineando che “la sinistra al governo dà l’impressione di volere seguire gli umori di un Paese che si sposta sempre più a destra, e di essere pronta anche a rinunciare alla sua anima, a ciò che la distingueva dalla cultura politica dell’ex ‘primo poliziotto di Francia’ Nicolas Sarkozy. Il testo sotto esame al Consiglio di Stato offre al pubblico ministero potenti mezzi di inchiesta, come le perquisizioni a domicilio che in epoca pre-terrorismo dovevano essere autorizzate dal giudice istruttore, e adesso non lo sono più. Anche cimici, telecamere e software potranno essere usate su semplice ordine della procura”.
Su La Stampa, pagina 3, la corrispondenza da Parigi di Paolo Levi, riferisce che forse l’assalitore era uno “squilibrato” , espressione usata dalla ministra della Giustizia Taubira, che ha escluso “legami con la radicalizzazione islamica violenta”.
Sulla stessa pagina l’analisi di Lorenzo Vidino: “Garanzie democratiche e numeri in crescita. I flop dell’intelligence sono inevitabili”, “In Francia sono 11 mila i soggetti considerati ‘radicalizzati’”. Se le autorità francesi volessero controllare a stretto giro tutti gli 11.000 soggetti radicalizzati avrebbero bisogno di 264.000 agenti.
Su Il Fatto: “Lupi solitari e kamikaze mancati: la firma dell’Isis”, “Francia. Un ventenne all’assalto di un commissariato nel giorno della ricorrenza di Charlie. La Turchia: sventata strage in Europa”. Scrive Luana De Micco che i servizi segreti turchi hanno dichiarato di aver sventato un attacco terroristico previsto per la sera di Capodanno ad Ankara.

Libia

Corriere della Sera, pagina 6: “Libia in fiamme, l’Isis colpisce il petrolio”, “Strage di reclute della polizia sulla strada tra Tripoli e Misurata. Incendiati 7 depositi di greggio”, “’Siamo spacciati, l’Isis si sta prendendo la Libia’, commentano i giornalisti nella capitale”.
La Stampa, pagina 2: “Camion bomba dell’Isis. Uccisi 74 agenti in Libia”, “Jihadisti in azione per anticipare l’offensiva delle forze fedeli a Tripoli”. L’attacco più devastante, scrive Giordano Stabile, è stato a Zlitan, una città fra Tripoli e Misurata, alleata della milizie islamiche che dominano la Tripolitania e che, nonostante siano legate ai Fratelli musulmani, vengono considerate dall’Isis troppo tiepide nell’applicazione della sharia e quindi da distruggere. Zlitan finora era stata al riparo dalla guerra civile.
Sulla stessa pagina il “retroscena” di Guido Ruotolo: “Le Brigate di Misurata, le teste d’ariete su cui scommette l’alleanza occidentale”, “Alcuni gruppi già pronti a intervenire per respingere gli islamisti”. Dove si sottolinea che i jihadisti hanno deciso di colpire e lanciare la controffensiva, giocando d’anticipo, prima che le forze lealiste di Misurata (e Zintan) e i Paesi della coalizione internazionale decidano di accogliere l’appello del governo di pacificazione del premier incaricato Serraj, il cui governo dovrebbe insediarsi a febbraio.
La Repubblica: “Camion-bomba in Libia, l’Is fa strage di reclute”, “Oltre 70 i morti a Zlitan. Offensiva contro i pozzi di petrolio, ‘Vogliono provocare l’intervento dell’Occidente’”. E lo “scenario” di Renzo Guolo: “Kamikaze e terrore, aperta la sfida contro la missione internazionale”, “Nelle aree petrolifere le azioni dei jihadisti puntano a impedire che qualcuno prenda il controllo dei ricchi giacimenti”, “Daesh esporta la strategia usata in Siria e in Iraq: vuole mostrare a chi vorrebbe controllare il territorio il destino che gli verrà riservato”.
Il Fatto: “Libia, il governo non c’è: Daesh alza il tiro”, “Agguato a Zliten. Camion-bomba contro sede della polizia, 70 morti. Il Califfo rivendica”. Ne scrive Nancy Porsia ricordando che il primo ministro designato a guidare il governo unitario, Fayaz Sarraj, era impegnato in Tunisia proprio per definire i dettagli del nuovo esecutivo. Ma Zliten, scrive Porsia, non è certo l’unico tallone d’Achille in un Paese in piena guerra civile. I circa 3500 uomini del Califfato sono distribuiti nel Paese nel deserto del Sud, nell’Est tra Bangasi e Derna, al centro con la proclamazione della Provincia del califfato a Sirte e ad Ovest nella città di Sabrata.

Corea del Nord

La Stampa: “Jet Usa in volo per ‘spiare’ Kim”, “Gli aerei americani verso la Corea del Nor per verificare l’impiego della bomba H. Obama chiama il leader sudcoreano e quello giapponese: ‘Serve una risposta forte’”, scrive Francesco Semprini da New York.
La Repubblica: “Obama a Seul e Tokyo: ‘Serve risposta forte al test di Pyongyang’”, “Nel Sud tornano i messaggi di propaganda. Gli esperti: i livelli radioattivi nella norma”.

Germania

A pagina 4 del Corriere: “Stranieri e rifugiati siriani fra gli assalitori di Colonia”, “Denunciate altre aggressioni sessuali dalla Finlandia alla Svizzera”. Ne scrive Elena Tebano da Colonia, dando conto del rapporto della polizia, secondo cui “le donne hanno dovuto attraversare delle forche caudine”.
E un’analisi di Paolo Valentino: “Espulsioni e stop al welfare: Merkel apre su due tabù”, “La cancelliera si è chiesta se esistono modelli di comportamenti comuni e se ‘certi gruppi nutrono disprezzo verso le donne’”.
Il quotidiano intervista poi la sindaca di Colonia “sotto accusa”, Henriette Reker, secondo cui il fenomeno è stato “sottovalutato”: “siamo disorientati, il governo ci aiuti a realizzare una vera integrazione”.
La Repubblica: “Colonia, polizia schock: ‘troppi per fermarli’. Slovacchia: ‘Stop arabi’”, “Merkel: ‘Espulsioni rapide per chi commette reati’. Zurigo ed Helsinki: altri casi di violenze a Capodanno”.
Il quotidiano raccoglie la testimonianza di una delle vittime della violenza di Colonia: “Io, aggredita dal branco che picchiava e insultava”. Alcune delle donne -racconta- avevano tracce di sangue su corpo e vestiti, “loro” non esitavano a colpirle con pestaggi, furti e violenza sessuale.
Su La Repubblica Chiara Saraceno scrive: “Quanto è successo a Colonia e in altre città tedesche la notte di San Silvestro ha messo a nudo la nostra vulnerabilità in modo per molti versi analogo agli attacchi terroristi a Parigi, Londra, Madrid”.

Ue, asilo, immigrazione

Su La Stampa, pagina 4: “Polonia-Ungheria, un patto anti-Ue. La Slovacchia: no ai profughi musulmani”, “Orban e Kaczynski in un albergo sui Carpazi rafforzano l’alleanza dell’est. Juncker: ora basta controlli alle frontiere, tutelare Schengen è un dovere”.Questo si legge in un “retroscena” di Monica Perosino e Marco Zatterin.
Alla pagina seguente: “Il governo cancellerà il reato di immigrazione clandestina”, “Via la multa dai 5 ai 10 mila euro, resta in vigore l’allontanamento dal Paese. I timori del Pa per il contraccolpo sull’opinione pubblica dopo lo choc tedesco”.
La Repubblica, pagina 8: “Immigrati clandestini, il decreto del governo per cancellare il reato”, “Pronto il provvedimento ma il via libera slitta di una settimana. L’Ncd di Alfano frena e tenta di bloccarlo”.
E su questo tema il quotidiano intervista il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti: il reato di immigrazione clandestina -dice- è un ostacolo alle indagini. “I dati ci dicono che non ha avuto finora una funzione dissuasiva. Spiega Roberti che i procuratori distrettuali che indagavano sul traffico dei migranti hanno segnalato il problema del trattamento giuridico processuale dei migranti. La questione “riguardava le regole da seguire per raccogliere le dichiarazioni dei migranti, che possono essere fondamentali per ricostruire le reti dei trafficanti, a seconda se i migranti debbano essere esaminati come indagati di immigrazione clandestina, quindi con le necessarie garanzie difensive, oppure se devono essere considerate come mere persone informate dei fatti, se non addirittura vittime della tratta”. Il differente trattamento “può determinare conseguenze per l’uso delle dichiarazioni rese dai migranti, che sono fondamentali per ricostruire le reti del traffico”.
A pagina 4 de La Stampa un’intervista al nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che dice: “L’Europa somiglia a un condominio dove ciascuno litiga con i vicini”. Per Gentiloni serve un diritto di asilo comunitario: “Sul tema degli accordi di Dublino rischiamo di far saltare Schengen”, “L’asilo dev’essere europeo rendendo permanente il meccanismo che chiamiamo relocation”, “L’Italia non è rassegnata alla fine di Schengen, le sospensioni devono restare straordinarie”.

Iran-Arabia Saudita, petrolio.

Sul Corriere, Guido Olimpio: “Teheran accusa l’Arabia: raid sull’ambasciata in Yemen”, “La ritorsione degli ayatollah: blocco delle importazioni dal Riad”. E alla pagina precedente “lo scenario” tracciato da Giuseppe Sarcina: “Così il gioco al ribasso saudita ha acceso la grande polveriera”, “Tenere l’Iran fuori dai mercati: la scommessa di Riad. E ieri il barile è sceso sotto i 30 dollari”.
Su La Repubblica il reportage dall’Iran di Vanna Vannuccini: “I sogni spezzati dei giovani iraniani, ‘Basta tensione, vogliamo la pace’”, “Il braccio di ferro con Riad fa tremare milioni di persone che dopo l’accordo sul nucleare speravano nella rimozione delle sanzioni e in una vita più normale. Ma la tensione resta alta: ieri sarebbe stata colpita da missili l’ambasciata di Sana’a e l’Iran ha accusato i sauditi”, “Nelle prime ore dopo la decapitazione dello sceicco Al Nimr è esplosa l’ira delle frange più estremiste: solo la reazione del presidente Rouhani e del ministro degli Esteri Zarif hanno impedito alla crisi di precipitare”.
E in un’intervista, l’analista conservatore Syed Mohammad Marandi (presidente della facoltà di Studi globali all’università di Teheran), dice: “L’Arabia è debole, per questo provoca”.
E poi
Sul Corriere Giuseppe Sarcina, da New York, racconta: “Solidarizzava con le islamiche, sospesa in Usa la prof in hijab”, “Il caso in una scuola cristiana. E il New York Times apre il dibattito: ‘Il velo è strumento di segregazione?’”.
Su La Repubblica, alla pagina delle “Idee”: “Utopia. Quell’isola che non c’è diventata la madre di tutte le Costituzioni”, “La grande opera di Thomas Moore compie 500 anni. Non una fuga nel sogno: un modello a cui ispirarsi”. A firmare questa analisi è Nadia Urbinati. Giancarlo Bosetti, sulla stessa pagina, scrive: “Nonostante l’incandescente fantasia di Thomas More (o di Tommaso Campanella) la distanza tra l’utopia e una realistica riforma è esposta al tira e molla della retorica e all’interesse di chi deve pagarne il prezzo. Nell’isola inventata dall’inglese di lavorava sei ore al giorno, nella Città del Sole del calabrese solo quattro. Erano davvero utopie e lo sono rimaste. Ma per molti è rimasta utopia la limitazione a otto ore, anche dopo che una convenzione internazionale l’ha sancita come un diritto nel 1919”.

redazione grey-panthers:
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