DRAGHI: TORNARE ALLA CRESCITA. Meno fisco e tagli alla spesa

Le aperture

La Repubblica: “Berlusconi-Tremonti, la resa dei conti”. “Il premier: ‘Sul taglio delle tasse non decide lui’. Poi frena: piena fiducia. Bossi: avanti, ma non tranquilli”. “Il Cavaliere dopo il ko: ‘Non ho tempo per il mio funerale. A Napoli la Carfagna avrebbe vinto, ma l’avrei consegnata alla camorra’. Vertice con i figli sulla Mondadori”. A centro pagina un “retroscena”: “E Silvio disse: se Giulio lascia non mi straccio le vesti”. Accanto, si parla del Pd: “Bersani: nuovi Ulivo e ora bis con i referendum”. “D’Alema apre all’Udc: seguire il modello Macerata” (dove Pd ed Udc erano alleati, ndr).

Il Corriere della Sera: “Sulle tasse non decide Tremonti”. Il premier vuole la riforma del fisco, poi spiega: piena fiducia nel ministro”. “Bossi e il governo: avanti, non so se tranquilli. C’è l’ipotesi Lupi per sostituire Alfano alla Giustizia”. A centro pagina due interviste: il vicepresidente Usa Biden (“L’Italia può essere fiera del suo ruolo”) e il sindaco di Milano Pisapia (“Meno consulenze e basta doppi incarichi. Vendola: serve più sobrietà”).

Libero: “Silvio, è ora di cambiare. Il Cav ha sbagliato, però molte colpe le hanno il suo partito e la Lega. Che vanno rifondati. Berlusconi attacca Tremonti: ‘Apri i cordoni della borsa’. Voci di dimissioni del ministro”.

Il Giornale: “Fratelli rom, sorelle tasse. Pronti via, nuove gabelle. Lunedì Vendola ha infiammato Milano esaltando nomadi e islam, ieri ha aumentato l’Irpef ai pugliesi. E’ il vecchio che avanza. E Berlusconi attacca: ‘Riforma del fisco in primo piano, stavolta non decide Tremonti”. A centro pagina si parla della assemblea di Bankitalia: “Ridurre subito le imposte. Assist di Draghi al governo”.

Il Sole 24 Ore: “Draghi. meno fisco e tagli alla spesa. Appello del Governatore: tornare alla crescita, sulle uscite riduzioni mirate (non lineari) anche per investire in infrastrutture. ‘Abbassare le aliquote su lavoro e imprese. Manovra credibile a giugno'”. A centro pagina: “Berlusconi incalza Tremonti. Verifica di Governo a fine mese. Il ministro oggi incontra i coordinatori dei tavoli sulle imposte. ‘La riforma fiscale va fatta: apra la borsa, non è lui a decidere'”.

Avvenire: “Oltre la precarietà. Ultima assemblea per il governatore della Banca d’Italia: necessari tagli mirati e meno tasse per imprese e lavoratori. Ok alla manovra a giugno. Draghi: l’Italia deve vincere le scommesse della crescita e dell’occupazione stabile”.

La Stampa: “Draghi: l’Italia può tornare alla crescita. L’ultima relazione Bankitalia prima della Bce”. Il discorso di Draghi viene definito “programma di governo in otto punti” nel commento del quotidiano torinese. Il titolo più grande è per la politica: “Berlusconi resiste a Lega e Tremonti”. Nel sottotitolo si scrive: “Il Carroccio ha chiesto al premier di annunciare che non si ricandiderà nel 2013. ‘Non mollo, il ministro dell’Economia adesso dever allargare i cordoni della borsa’”.

Infine, Il Foglio dedica a Draghi il titolo di spalla (“Le tavole di Draghi. Non di soli tagli alle spese vive uno stato, servono anche meno tasse per rilanciare la crescita e otto riforme per la concorrenza. Le Considerazioni e i consigli del prossimo governatore della Bce”) e agli Usa il titolo di apertura: “Il buco di bilancio rende più forte il dialogo con i talebani. L’impatto dei costi militari sul piano di rilancio economico. I democratici danno battaglia al Congresso. La strana alleanza”.  

Politica

Sergio Chiamparino, intervistato dal Corriere della Sera, dice che le elezioni hanno dimostrato come il Terzo polo sia “evaporato”: “Non inseguiamolo più, adesso cerchiamo un Pisapia per l’Italia”. Dice: “Questa storia del convergere al centro mi sembra sempre più una chimera. Le elezioni hanno visto l’evaporazione del Terzo Polo. C’è solo l’Udc, diciamolo. E il sentimento pubblico degli italiani, non solo alle Amministrative, tende al bipolarismo. L’esempio è sotto gli occhi di tutti. Alla borghesia milanese non è passato per l’anticamera del cervello di votare il terzo polo. Sono andati dritti su Pisapia, che si è rivelato un candidato perfetto, di sinistra e di animo tranquillo.
Lo stesso Pisapia viene intervistato dal Corriere. Invoca sobrietà nel linguaggio, soprattutto in riferimento alle dichiarazioni di Nichi Vendola (“Abbiamo espugnato Milano”): “A Vendola voglio bene, ma quando va in una città che non conosce dovrebbe ascoltare più che parlare”. Malgrado le ironie di Beppe Grillo, che lo ha ribattezzato “Pisapippa”, è convinto che molti ragazzi del Movimento cinque stelle abbiano votato per lui. Parlando del peso delle partecipate del Comune, dice che non ci saranno più doppi incarichi. Chi ha lavorato bene ed ha competenze non deve preoccuparsi: “Se invece, come purtroppo succede nelle partecipate, ci sono presidenti o consiglieri di amministrazione nominati solo per appartenenza politica, allora ci saranno dei cambiamenti”.
“Ha vinto il sistema”, ha detto Grillo, riferendosi anche alle vittorie di Pisapia, Fassino e Vendola. Ma La Stampa racconta della ribellione in corso nel blog del Movimento.
La Repubblica riassume il forum avuto negli studi dell’omonima emittente tv con il segretario Pd Bersani: “Premier dimissionario in Aula, e ora organizziamo un nuovo Ulivo”. Nello stesso articolo, si parla della insistenza di Massimo D’Alema sulla “formula Macerata” (da Sel a Udc): “Puntiamo ad una alleanza che vada oltre il centrosinistra”. Sulla stessa pagina, una intervista al capogruppo Pd alla Camera Franceschini. Dice: “Il centrodestra non governa più da mesi. In Parlamento vengono solo per le leggi che devono salvare Berlusconi dai processi o per i voti di fiducia al governo. Per il resto, paralisi”. Non esclude una mozione di sfiducia che unisca tutte le opposizioni, alla domanda se il candidato premier sarà Bersani, risponde “lo dice lo Statuto, e dai risultati elettorali Pierluigi esce ancora più rafforzato.

Il Corriere raccoglie lo sfogo del candidato Pdl a Napoli, Lettieri: “Silvio Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro, per il bene del Paese”.
Sulla stessa pagina intervista al neosindaco di Napoli De Magistris, che conferma di voler essere “un sindaco post-ideologico”, preannuncia che la sua prima delibera riguarderà l’immondizia: “Penso a un piano di raccolta differenziata porta a porta”. Dice che il suo sogno è portare Obama a Napoli.
Il Giornale intervista il coordinatore regionale del Pdl Nicola Cosentino, che dice: “Lettieri no è assolutamente una mia creatura, non l’ho imposto io, e anzi, per certi versi, l’ho pure subito. Accusa i ministri campani di non essersi fatti vedere a Napoli, sottolinea che se non ci fossero stati i rifiuti “De Magistris sarebbe ancora al Parlamento Europeo”, e aggiunge: “Nei quartieri dove la densità camorristica è alta, l’ex pm ha fatto il pieno. Se in quegli stessi posti avessimo vinto noi, cosa avrebbe detto il nuovo Masaniello?”.

Giuliano Ferrara, in un editoriale su Il Foglio, invita Berlusconi a non minimizzare il risultato elettorale. Il carisma di Berlusconi, pur non cancellato, è “offuscato, appannato, opacizzato da molti errori e da una inaudita pressione mediatico-giudiziaria, che si è avvalsa di metodi da trivio. Il monologo non è una risposta. Rimettersi in gioco è la principale qualità del Cav”. Il quotidiano dà rilievo in prima pagina del “botto de La7 e del Tg3”, tv di sinistra. In particolare lo speciale pomeridiano del Tg3 sulle elezioni è stato quello in assoluto più seguito. E il Tg de La7 ha fatto la sera di lunedì il 13,79 per cento di share, record assoluto. Secondo Ferrara questi dati dimostrano che “qualcosa di serio si è inceppato, che il contraddittorio la gente se lo va a cercare quando non lo trova nei canali istituzionali e in una tv governativa”.

Il Corriere peraltro ricorda che è previsto per oggi il verdetto della Cassazione sul referendum sul nucleare. L’ufficio elettorale centrale della Corte dovrà accertare se l’approvazione della recente legge omnibus che contiene una moratoria di un anno sulla costruzione delle centrali sia sufficiente ad evitare il referendum.

Esteri

La Stampa tributa un addio a Syed Saleem Shahzad, il giornalista pakistano, collaboratore del quotidiano torinese e dell’AKI, scomparso due giorni fa e trovato morto ieri. E’ stato picchiato selvaggiamente, sul corpo aveva segni di tortura. Era uno dei massimi esperti di terrorismo islamico, tra i pochissimi a conoscere direttamente le zone tribali del nord ovest pakistano, cronista scomodo per Al Qaeda quanto per l’establishment del suo Paese. L’ultima sua inchiesta, pubblicata venerdì sul sito di Asiatimes (giornale di Hong Kong con proprietari thailandesi), svelava l’infiltrazione degli eredi di Osama bin Laden tra gli ufficiali della marina pakistana. La settimana scorsa, avendo visionato ed elaborato “materiale esplosivo” sulla connection, si era presentato alla sede di Human rights watch, denunciando le pressioni ricevute dai potenti servizi segreti pakistani dell’ISI. Uno dei responsabili dell’organizzazione conferma: “Venne a trovarci, e ci informò che l’Isi lo aveva minacciato. Disse che semmai gli fosse capitato qualcosa, avremmo dovuto parlarne con i media”.
Ricorda la sua figura anche Il Foglio, che si chiede: “Il miglior reporter del Pakistan è stato ucciso dai servizi segreti?”. Per chi si occupa delle notizie della guerra a cavallo tra Afghanistan e Pakistan, Saleem era quasi una celebrità, ricorda il quotidiano. Nel 2006 una banda di talebani lo sequestrò ad Helmand e dopo qualche giorno lo rilasciò. Fu lui a dare per primo la notizia dei colloqui di pace tra talebani ed americani “ma, come accade spesso, quando il Washington  Post lo scrisse due settimane dopo sembrò uno scoop mondiale del giornale americano”. Saleem non faceva parte della guerra per bande del giornalismo pakistano, dove ognuno ha sponsor cui deve rispondere, poiché lavorava come inviato del minuscolo Pakistan Bureau per Asia Times, giornale online completamente gratuito con una batteria di collaboratori internazionali da far tremare i giornali cartacei in ogni parte del mondo. Shahzad era stato convocato qualche giorno prima del rapimento perché aveva rivelato delle infiltrazioni di Al Qaeda nella marina del Paese. L’attacco alla base navale di Karachi della settimana scorsa non sarebbe stato che un colpo per punire l’arresto degli infiltrati. Un ufficiale dell’Isi aveva chiesto a Saleem di smentire quell’articolo.
Il Corriere della Sera dedica una intera pagina al destino di due giornalisti che hanno pagato con la vita le proprie inchieste: Shahzad per il Pakistan e Anna Politkovskaya per la Russia. Anche il quotidiano a spiegare l’ultima inchiesta del giornale pakistano, quando si era capito che il recente attacco alla base della Marina era una vendetta di Al Qaeda: i terroristi avevano chiesto il rilascio degli ufficiali arrestati perché sospettati di essere collusi con i terroristi. Il negoziato non è andato a buon fine, e i mujaidin hanno sferrato un attacco durato diciotto ore. L’abilità con la quale gli assalitari si sono mossi, all’interno della base, ha fatto pensare ad un “inside job”, cioé alla presenza di complicità tra il personale militare. Per quel che riguarda Anna Politkovskaya, giornalista russa uccisa nel 2006, si racconta come l’uomo accusato di averla assassinata, Rustam Makhmudov, era ufficialmente ricercato all’estero, ma se ne stava da almeno due anni nella casa dei genitori in Cecenia. I colleghi e i familiari della giornalista hanno forti dubbi, e chiedono che si risalga al mandante.
Su La Stampa una intera pagina firmata da Mark Franchetti (Sunday Times), corrispondente a Mosca, sulla cattura del killer della giornalista, che ricostruisce tutte le vicende legate all’omicidio.

Sul Corriere della Sera un articolo sulla decisione del presidente siriano Assad di concedere una amnistia generale per i detenuti politici e per i membri della Fratellanza Musulmana. Ma soprattutto su quel ragazzino di 13 anni, Hamza Ali Al-Khateeb, diventato il “ragazzo martire” nuovo simbolo della rivolta siriana. Arrestato a Daraa il 29 aprile, scomparso e riconsegnato cadavere – orrendamente mutilato – alla famiglia.
Anche su Avvenire un ampio articolo è dedicato al “cedimento” del regime siriano: “Assad gioca la sua carta: amnistia generale in Sria. Il regime ha emanato il decreto che copre tutti i reati commessi ‘fino al 31 maggio'”. “L’opposizione però, che in questi giorni è riunita almeno in parte in Turchia, considera il provvedimento tardivo e insufficiente.

(Fonte: La Rassegna Italiana di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)

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