Disoccupato un giovane su tre

Le aperture

Il Corriere della Sera: “Lavoro, i numeri dell’emergenza. Disoccupato un giovane su tre”. Si tratta dei dati del rapporto Istat sul dicembre 2011. “Confindustria e sindacati: documento comune per la riforma”. E poi: “Ecco i nuovi criteri del Fisco per le verifiche sul tenore di vita”. A centro pagina: “Le nomine spaccano la Rai- Si dimette un consigliere del centrosinistra. Bersani: distruggono l’azienda. Tg1 a Maccari, Tr a Casarini con i voti di Pdl e Lega”. A fondo pagina il quotidiano torna sul “caso dell’ex tesoriere” della Margherita Lusi, accusato di aver utilizzato a fini personali alcuni milioni di euro di finanziamento al suo partito.

Il Sole 24 Ore: “Disoccupato un giovane su tre. Tra gli under 25 senza lavoro al 31 per cento. Il dato totale sale all’8,9. Imprese e sindacati puntano a tempi rapidi per i contenziosi sui licenziamenti”. A centro pagina: “Nuovo redditometro entro giugno”.

La Stampa: “Emergenza lavoro. Monti: i fondi Ue per aiutare i giovani”. “Uno su tre è disoccupato. Fornero: primo problema. L’Ue: agire subito. Napolitano: serve un Paese sobrio”. “L’Istat: il tasso sfiora il 9 per cento. Toccati i livelli record di dieci anni fa”.

La Repubblica. “Nuovo redditometro anti-evasione. Da giugno controlli di massa, un occhi elettronico su 400 milioni di dati. Verifiche su tutti i conti correnti. Senza posto il 31 per cento dei giovani. Disoccupati record, oltre 2,2 milioni. Ecco il piano Ue per il lavoro”. A centro pagina la Rai, “si spacca il Cda, Maccari resta al Tg1”. E poi la vicenda Lusi: “Ho preso i soldi della Margherita, mi servivano”, “i verbaili del tesoriere Lusi”. In evidenza in prima pagina anche un richiamo alle pagine R2 de La Repubblica: “Celentano strapagato a Sanremo. Cachet da 750 mila euro. ‘Ma darò tutto in beneficienza’”.

Il Giornale: “Quanti rubacchioni. Gratta tu che gratto anche io. La Casta finge di ridursi lo stipendio. Il tesoriere della defunta Margherita incassa 13 milioni: tutti per sé? E un senatore Pdl compra un palazzo e lo stesso giorno lo rivende alla Previdenza: cresta di 18 milioni”. A centro pagina, con foto: “La Guzzanti truffanta: volevo farmi il vitalizio. I rivoluzionari cadono sulla pensione”. Si parla del processo Lande, il cosiddetto “Madoff dei Parioli”, che ha truffato molti vip (“very ingenyous people”, scrive il quotidiano di Sallusti).

Libero: “La superiorità morale della sinistra. Rubano anche da morti. La Margherita non c’è più ma prende ancora i rimborsi pubblici e il tesoriere, senatore del Pd, fa sparire 13 milioni di euro. Rutelli cade dalle nuvole, però Parisi accusa: ‘Io avevo avvertito””. A centro pagina, con foto: “La Guzzanti speculatrice ora ammette: ‘Io, un’imbecille'”.

Lavoro

Il Corriere della Sera offre una analisi dello studioso Maurizio Ferrera, che si sofferma sulle riforme sul mercato del lavoro approvate in Germania durante il governo Schoreder. Con i quattro pacchetti approvati durante il governo Spd, la Germania “è riuscita a metter in piedi un sistema robusto ed efficiente di servizi per l’impiego pubblici e privati che si prende cura di ciascun disoccupato, soprattuto se ‘debole’: ultracinquantenni, giovani e donne con basse qualifiche. Questo sistema si è rivelato preziosissimo quando è scoppiata la crisi. Anche in Germania le imprese hanno fatto ricorso a qualcosa di simile alle integrazioni salariali temporanee, ma solo quelle che avevano (hanno) prospettive rapide di recupero. Le altre hanno chiuso e i loro dipendenti sono entrati nel circuito dell’attivazione. Le norme sulla cosiddetta ‘giusta causa’ esistono anche in Germania ma, oltre ad essere applicate in modo più rapido e ragionevole dalla magistratura, prevedono deroghe concordate con i sindacati”.
La Germania, con le riforme Haarz, ha “quasi rivoluzionato il sistema di ammortizzatori sociali”. La percentuale di disoccupati che percepisce indennità è oggi in Germania tre volte superiore a quella italiana. Ma i soldi si ricevono, fino a un massimo di due anni, solo a patot di rispettare i requisiti di attivazione, anche se questo comporta spostamenti geografici o nuovi tipi di lavoro”. Infine, la “prevenzione”, per rafforzare il raccordo scuola-lavoro. In particolare i cosiddetti neet, persone “not in education, esployment o training” che in Italia costituiscono ormai una vera e propria piaga sociale: i giovani che non fanno niente, non vanno a scuola né cercano occupazione.
La Stampa intervista Paolo Onofri, esperto di welfare, che lavorò alla prima riforma del mercato del lavoro varata nella seconda metà degli anni 90 dal governo Prodi “Il costo del lavoro per una impresa non è solo il salario più i contributi, ma anche il licenziamento. E se il costo del lavoro scende, sale la propensione al rischio e all’assunzione”. Onofri dice anche che non ritiene possibile sperimentare la proposta Ichino sull’articolo 18 “per legge”, ma “se ci fosse l’accordo di sindacati e imprese” si potrebbe fare, “e potrebbe essere utile”.
Lo stesso quotidiano offre una indagine realizzata dalla associazione Manageritalia, che rappresenta oltre 35 mila direttori e capi impresa, con la collaborazione di Astra ricerche. Secondo questa indagine “due manager su tre affermano che non è l’articolo 18 a impedire alle imprese di assumere personale (concorda con questa opinione il 61,7 per cento degli interpellati). Il punto critico, secondo l’86,7 per cento, è la forte competizione e l’obsolescenza di alcune professionalità, che vanno sostituite rapidamente, ma ciò deve e può avvenire solo con una riforma più ampia e complessiva del mercato del lavoro”. L”83,4 per cento degli intervistati ritiene che sia compito di aziende e sindacati aiutare i singoli ad avere cura del loro lavoro professionale. “L’articolo 18 è un falso problema, affermano 4 manager su dieci”. Ma “due manager su tre affermano di conoscere imprese che, pur di non superare la quota che fa scattare l’articolo 18, hanno rinunciato ad assumere personale e fanno ricorso a lavoro straordinario, a lavoratori esterni o addirittura hanno creato aziende collaterali”.

Lusi

L’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi,spiega Il Sole 24 Ore, sarebbe pronto a restituire i soldi di cui è accusato di essersi appropriato: quasi 13 milioni di euro del partito, investiti in immobili e iniziative imprenditoriali, riconducibili a lui stesso o a persone di sua fiducia. “Siamo incazzati e addolorati, la Margherita intende recuperare tutto il maltolto. Stiamo verificando i conti del partito, che comunque ha bilanci sani”, ha commentato l’ex presidente della Margherita Rutelli, chiamato in causa nella inchiesta come testimone. Il segretario Pd Bersani ha ipotizzato l’espulsione di Lusi dal partito: “stiamo raccogliendo tutti gli elementi, poi i nostri organismi decideranno”. La capogruppo al Senato Finocchiaro ha già chiesto a Lusi di dimettersi dal gruppo. Secondo il quotidiano l’indagine nasce due mesi da una segnalazione di Bankitalia su una movimentazione sospetta per l’acquisto di un lussuoso appartamento in via Monferrato, nel centro di Roma: gli accertamenti del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno rivelato che il beneficiario dell’operazione da 1,9 milioni di Euro era Lusi, e ulteriori approfondimenti hanno fatto emergere il travaso di 12961000 euro, per lo più provenienti da rimborsi elettorali, dalle casse della disciolta Margherita. La maggior parte del denaro, tra il 2008 e il 2011, è passata attraverso un conto intestato a una società di Lusi come corrispettivo per consulenze risultate fittizie. Lusi è stato interrogato il 17 gennaio ed ha ammesso ogni addebito.
Una nota della Margherita di cui riferisce La Repubblica puntualizza che “il potere amministrativo era interamente nelle mani di Lusi, persona da tutti stimata, che aveva iniziato la propria attività come direttore generale degli scout, apprezzato dal sindaco Rutelli ed eletto due volte amministratore del Partito”. Critico Arturo Parisi: “Avevo notato opacità nelle voci di spesa e lo avevo denunciato”. Critici i radicali, che con il segretario Staderini accusano: “fu Lusi a presentare nel 2010 l’emendamento per condonare ai partiti oltre 100 milioni di euro di multe per i manifesti illegali. Dal 1994 ad oggi i partiti hanno incassato oltre 2 miliardi e mezzo di euro di rimborsi, pur avendo sostenuto spese per un quinto di quella cifra”. Secondo un altro articolo del quotidiano, il senatore Lusi ieri sera avrebbe detto che non ha nessuna intenzione “di andar via dal Pd”: “mi hanno buttato un sacco di fango addosso”, dice. Pierluigi Castagnetti commenta: “Leggevo voci di bilancio troppo riassuntive, striminzite, evasive”. Un’altra dichiarazione di Arturo Parisi, riferita dal quotidiano, in riferimento al fatto che lo scorso anno aveva segnalato all’assemblea federale chiamata ad approvare il bilancio, “opacità”: “Ricordo voci in uscita per milioni di euro, giustificate come attività di partito. Peccato che la Margherita non esisteva più da 4 anni”. In tre anni Lusi ha svuotato il tesoretto del partito facendo attenzione a non superare mai, con i 90 bonifici destinati alla sua società, TTT, la soglia dei 150 mila euro ad operazione, cifra entro la quale aveva diritto ad operare senza chiedere autorizzazione al vertice del partito.
La Stampa: “La strana resurrezione di un partito-fantasma. Sciolto nel 2007, ha continuato a vivere con fondi pubblici”. Secondo il quotidiano la vicenda è esemplare perché offre uno spaccato su come abbiano vissuto alcuni dei più grandi partiti italiani nella seconda Repubblica. Molto trae origine da una norma legislativa in base alla quale i partiti presenti in Parlamento hanno diritto ad un rimborso elettorale annuo per tutta la durata della legislatura, anche se questa si interrompe prematuramente. “Grazie a questo ‘trucchetto’ non solo la Margherita ma anche Ds, Forza Italia e An hanno continuato da intascare denaro pubblico per diversi anni, anche se nel frattempo si erano sciolti”.
Lusi punterebbe ad un patteggiamento e si è offerto intanto di depositare in Procura una fideiussione di 5 milioni di euro a garanzia della restituzione di una parte del capitale sottratto. Infuriata Linda Lanzillotta, ora nell’Api con Rutelli che, commentando le dichiarazioni di Lusi, dice: “sembrano avvertimenti, lascia intendere che sa ma non parla, che è pronto a pagare per altri come il compagno G. Se questa vicenda si chiude con il patteggiamento sarà deleterio, resterà un’ombra anche su chi non c’entra nulla”.

Internazionale

L’inserto R2 de La Repubblica è dedicato all’Iran: secondo Israele tra nove mesi Teheran avrà l’atomica, secondo gli Usa ci vorrà un anno. E Obama è impegnato in campagna elettorale, non può permettersi di non sostenere l’alleato Israele. Bernardo Valli ricostruisce la vicenda, le ultime rivelazioni, gli omicidi degli scienziati nucleari iraniani. Vanna Vannuccini si occupa dell'”uomo misterioso che prepara la bomba”: si chiama Fakrizadeh, è un fisico nucleare di 50 anni, è generale di brigata dei pasdaran, e secondo l’intelligence occidentale è il capo di una struttura segreta che sviluppa testate nucleari da utilizzare nei missili Shahab.
Giordano Stabile è l’inviato de La Stampa in Siria: “Damasco, città della paura. La battaglia è nei sobborghi”, “vi sono ovunque soldati e miliziani armati”. Intanto ieri a New York, il consiglio di sicurezza ha ascoltato la relazione della Lega Araba, all’indomani della sua missione in Siria. La Lega ha parlato per bocca del premier del Qatar Al Tani, che è tornato ad insistere sulla necessità di un “trasferimento dei poteri” in Siria, come racconta La Stampa.
La Russia, spiega Il Sole 24 Ore, ha messo apertamente in guardia contro l’adozione di una risoluzione che chieda l’uscita di scena del regime di Assad, perché farebbe precipitare il Paese in una “guerra civile”. I ministri degli esteri dei Paesi membri del Consiglio di sicurezza hanno iniziato a discutere la bozza di testo messa a punto dalla Lega Araba e sostenuta dai Paesi occidentali, in cui si invita Assad a lasciare il potere, evitando tuttavia minacce di interventi di forza: “nella bozza di risoluzione verrebbe precisato che nulla obbliga gli Stati a utilizzare la forza o a minacciare l’uso della forza” e, parallelamente, si ribadirebbe il sostegno alla “sovranità, indipendenza, unità e integrità territoriale” della Siria. Sullo stesso quotidiano si spiega anche perché il Cremlino continui ad appoggiare Damasco: “le ragioni di Putin, armi e geopolitica”, “un embargo farebbe perdere a Mosca 5 miliardi di dollari, da aggiungere ai 4,5 miliardi sfumati in Libia e ai 13 congelati in Iran”.
I quotidiani raccolgono i primi risultati degli exit poll relativi alla corsa alle primarie Repubblicane. “Romney vince in Florida ma Gingrich non molla”, scrive La Stampa. Romney avrebbe ottenuto quasi il 50 per cento dei voti, staccando Gingrich che è rimasto intorno al 30. Il quotidiano si sofferma sul fattore “voto ispanico”, decisivo tanto in Florida che in molti stati del sudovest dove Obama spera di vincere a Novembre, come Arizona, Colorado, Nevada. I sondaggi annunciavano che Romney avrebbe battuto Gingrich grazie all’appoggio non dichiarato del senatore Marco Rubio. Ma, guardando a novembre, per Romney la situazione si complica per via delle posizioni rigide che ha assunto sull’immigrazione, tentando di soddisfare la base repubblicana. La Florida era tradizionalmente dominata dall’immigrazione cubana, in genere filo-repubblicana. Ma negli ultimi anni gli abitanti fuggiti da Cuba, che rappresentano il 32 per cento della popolazione ispanica, si sono ritrovati tallonati da portoricani, che sono al 28 per cento, e dai messicani: quel che conta è che i cubani non sono interessati alle politiche sull’occupazione perché una volta toccato il territorio Usa hanno diritto all’asilo politico. Gli altri latini sono invece più orientati su questi temi, e quindi orientati al voto democratico.

E poi

Sul Corriere della Sera il filosofo Bernard-Henry Lévy “denuncia” il “passo falso” di Marine Le Pen per la sua partecipazione al Burschenschaften, il ballo viennese delle corporazioni studentesche cresciute nell’odio verso la Francia napoleonica e gli ebrei da essa emancipati, che uniscono gli adepti nel Paese dell’antisemitismo e del nazismo”. A questo ballo Marine Le Pen “era l’invitata d’onore”, scrive il filosofo. “Che una candidata alle elezioni presidenziali, cui i sondaggi accreditano dal 17 al 20 per cento dei voti possa commettere tali oscenità non è una buona notizia per la democrazia”.
Il Sole 24 Ore si occupa invece del candidato socialista alle presidenziali Hollande (al momento è al 31 per cento) contro il 24,5 di Sarkozy, il 19 della Le Pen, e l’11,5 per cento del centrista Bayrou: Hollande ha annunciato che in caso di vittoria chiederà di ridiscutere il nuovo trattato europeo sulla disciplina di bilancio, in modo da privilegiare la crescita e l’occupazione e rimodulare a questo fine il ruolo della banca centrale. Il responsabile della campagna di Hollande, Moscovici, ha detto che “dinamica franco-tedesca non vuol dire identità franco-tedesca, non vuol dire imitazione della Germania da parte della Francia”.

DA RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini

redazione grey-panthers:
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