Benedetto XVI parla al Bundestag: la politica sia “un impegno per la giustizia”

Le aperture

E’ il voto con cui la Camera ha respinto ieri la richiesta di arresto nei confronti dell’ex consigliere politico di Tremonti, Marco Milanese, a fare i titoli di molti quotidiani, insieme al tonfo delle Borse registrato ieri.

Corriere della Sera: “Il governo processa Tremonti”, “La maggioranza alla Camera salva per 6 voti Milanese dall’aresto”, “Il ministro va a Washington prima del voto: attaccato in Consiglio da tutti. Berlusconi evoca le dimissioni del rivale”. A centro pagina una foto dal viaggio del Papa in Germania e le sue parole: “‘Posso capire chi lascia la Chiesa’”. In taglio basso: “Gli investitori temono una nuova recessione. Cadono tutte le Borse”, “Vertice G20. Usa preoccupati per la tenuta dell’euro”.

La Stampa: “Fmi, processo all’Europa”, “L’allarme Fed sulla crescita affossa le Borse, Milano -4,5%. Vola lo spread”.
E, sotto la testata: “Milanese si salva ma scoppia il caso Tremonti”, “Il premier furioso: ministro immorale”, “Alla Camera la maggioranza tiene per 6 voti”.

La Repubblica: “La recessione affonda le Borse”, “L’Europa brucia 270 miliardi, lo spread vola. Fmi: ripresa più difficile”.
A centro pagina, con foto di Berlusconi che alla Camera ieri accarezzava Bossi: “Milanese salvo per 7 voti, Tremonti sotto attacco”.

Il Giornale: “Tremonti scappa, la maggioranza no”, “Il ministro non va in aula e abbandona il suo ex braccio destro. Il Cav: Giulio indecente”, “Allarme recessione, crollano le Borse. Milano perde il 4%”. A centro pagina, l’inchiesta di Napoli sul presunto ricatto al premier da parte de duo Tarantini-Lavitola: “Woodcock prende un’altra sberla”, “Il Gip conferma: ‘Su Tarantini indaghi Roma’. Napoli si deve arrendere”.

Il Sole 24 Ore: “Rischio recessione, crollano le Borse”.

Politica

Queste le parole pronunciate ieri dal presidente del Consiglio, secondo Il Giornale, a proposito di Tremonti: “Il vero problema è che ho un ministro dell’Economia che va in giro per il mondo a dire che ho rovinato la credibilità dell’Italia peggiorando la manovra. Se invece avesse dato retta fin dall’inizio ai miei suggerimenti, non saremmo in quetsa situaizone. Un ministro che per di più non è qui con noi a votare per Milanese. Una cosa indecente”. Sulla stessa pagina, per restare all’assenza di Tremonti ieri alla Camera: “La fuga nel giorno del giudizio. Giulio il coniglio dei ministri”. Dove si ricorda, in riferimento a Milanese: “E’ stato il ministro a farlo eleggere: con Milanese divideva la casa, l’affitto e il potere di nomina degli enti pubblici”.
Il Corriere scrive che quella di ieri si è trasformata nella giornata del processo a Tremonti da parte della maggioranza, con accuse si “immoralità”, “disumanità”, ecc. Dopo il voto che ha salvato alla Camera Milanese, sbotta il capogruppo leghista Reguzzoni: “Noi ci abbiamo messo la faccia, lui dov’è?”. I collaboratori del Ministro ricordano che era prevista una pre-riunione del G20, e che comunque, se avesse votato alla Camera, avrebbero detto che lo faceva per proteggere se stesso. Mezzo governo era infuriato contro di lui, perché non aveva illustrato la correzione del documento di programmazione economica: e al vertice di maggioranza, “come un sol uomo”, capigruppo, ministri, coordinatori hanno praticamente scongiurato Berlusconi di riprendere in prima persona la guida dell’economia. Hanno chiesto la costituzione di una sorta di task force a Palazzo Chigi per affrontare il capitolo del taglio del debito.
Il Foglio titola: “Berlusconi condanna in contumacia Tremonti a una maggiore collegialità”.
Secondo il quotidiano Berlusconi avrebbe stabilito ieri che le politiche per la crescita e l’abbattimento del debito saranno dirette dalla Presidenza del Consiglio. Secondo La Repubblica ieri, in serata, è girata anche la voce di dimissioni del Ministro, ma l’entourage ha smentito seccamente.
Va segnalato anche che l’editoriale di prima pagina del Corriere della Sera, a firma di Pierluigi Battista, stigmatizza il “litigio che fa male” fra Berlusconi e Tremonti, che si dividono “nel momento peggiore”: “La stessa credibilità internazionale di un Paese è fatta di gesti che trasmettano la rappresentazione della sua compattezza di fronte alla bufera”, con riferimento, ovviamente, al declassamento dell’Italia da parte delle agenzie di rating e ai sacrifici cui sono chiamati gli italiani.

Inchieste

Su La Stampa: “Il Gip conferma: carte a Roma”. In riferimento all’inchiesta che vede il premier come parte lesa nella presunta estorsione cui sarebbe stato sottoposto da Gianpaolo Tarantini e Walter Lavitola. Dove si spiega che il giudice delle indagini preliminari Amalia Primavera ha respinto la richiesta dei magistrati napoletani che hanno avviato l’inchiesta (tra cui John Woodcock) di annullare la propria precedente ordinanza che statuiva l’incompetenza territoriale della Procura napoletana. La Gip ha considerato “illuminanti” gli ultimi atti che ha potuto consultare ed in particolare la memoria difensiva presentata dal premier, oltre all’interrogatorio della sua segretaria. Questi “approfondimenti” hanno permesso al giudice di stabilire con certezza che il presunto reato, ovvero la consegna dei soldi oggetto dell’estorsione, sia avvenuto a Roma.
Enrico Intini, l’imprenditore che ha tentato di ottenere le grandi commesse pubbliche di Protezione civile e Finmeccanica, e che ora è al centro dell’inchiesta di Bari, viene intervistato da La Repubblica: “Vuole sapere qual è la verità di questa storia? Sono stato preso in giro. Il nostro è un Paese in cui un imprenditore, se vuole lavorare, deve passare attraverso la politica. E non sto parlando di tangenti. Io non sono passato attraverso la politica con la P maiuscola, e ne ho pagato le conseguenze”. Ricorda come sono iniziati i suoi rapporti con Gianpaolo Tarantini: “Era un imprenditore della sanità con cui non avevo nessun rapporto di lavoro. Poi, nel settembre 2008, mi dicono che era diventato amico personale del premier”, “si era accreditato come l’uomo in grado di rimuovere gli ostacoli che impedivano al mio gruppo di sviluppare la sua attività. Lo pagai per questo. Tarantini vantava, ed effettivamente aveva, un rapporto diretto con Berlusconi”. Sapeva che per rimuovere questi ostacoli aveva messo su una industria della prostituzione? “Non ne ho saputo nulla fino all’intervista di Patrizia D’Addario”. Ricorda di aver incontrato il capo della Protezione civile Bertolaso nel 2008: mi disse che si stava costituendo una società con Finmeccanica per la gestione degli appalti della Protezione civile, la SelProc, nella quale sembrava dovessero partecipare anche imprese private. Era una occasione irripetibile, e per questo prendemmo contatti con Guarguaglini (Ad di Finmeccanica). Lei ha finanziato anche Penati. “Conosco anche Penati, ma il mio gruppo ha contribuito alla sua Fondazione, così come ha versato contributi, regolarmente iscritti a bilancio, a partiti politici e movimenti di destra e di sinistra”.
Intini ricorda di essere alla testa di un gruppo che conta 3400 dipendenti e sessanta sedi operative in tutta Italia, che ha lavorato fin dagli anni 90 con Finmeccanica.

Crisi

L’Ue è sotto accusa al summit del Fondo Monetario Internazionale in corso a Washington. Lo scrive La Stampa, riferendosi in particolare alle parole del Presidente della Banca Mondiale, Zoellick: “La crisi finanziaria è arrivata in zona di rischio”, “la ricaduta nella recessione è improbabile”, “ma la crescita è in  pericolo e tocca ai Paesi industrializzati mettere in ordine i conti”, perché “se ciò non avverrà avremo il contagio delle economie emergenti che producono metà del Pil globale”. Pochi minuti dopo parla la direttrice del FMI, Christine Lagarde: “Siamo interconnessi, ci troviamo in una fase di pericolo, e il motivo è anzitutto dovuto alle due crisi europee, il debito sovrano e le banche”. All’Ue la Lagarde chiede di “applicare in fretta” gli “accordi raggiunti al summit del 21 luglio, perché il fattore tempo è fondamentale”. La Lagarde ha poi sottolineato: “Sappiamo tutti che dietro queste difficoltà economiche ci sono problemi di integrazione politica tra nazioni che per secoli sono state in guerra tra loro”.

Ratzinger in Germania

Il Corriere considera “storica” la giornata di ieri a Berlino, dove per la prima volta un Papa ha parlato al Bundestag. Un discorso incentrato sui “fondamenti dello Stato liberale di diritto”, che esorta a riconoscere il “diritto naturale” accessibile anche a chi non crede, e si sofferma su “ciò che deve essere importante per un politico”, poiché “il criterio ultimo e la motivazione non deve essere il successo, e tantomeno il profitto materiale”, e la politica “deve essere un impegno per la giustizia”. E poi, parlando di diritto e distruzione della giustizia: “togli il diritto, e allora cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”, “noi tedeschi sappiamo per esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio”. Ai giornalisti che in aereo gli chiedono dello scandalo pedofilia risponde: “posso capire che davanti a questi crimini, specie se riguardano persone vicine, uno dica: questa non è più la mia Chiesa”. Anche se stare nella Chiesa, diversa da tutte le associazioni umane, significa “essere nella rete del Signore nella quale Dio tira pesci buoni e cattivi”. E, “anche se ci sono umanità terribili”, bisogna restare per “lavorare dall’interno contro questi scandali”. Alle polemiche contro la sua visita risponde così: “E’ normale che ci siano, in una società libera”, e in “un tempo secolarizzato”. Il corrispondente del Corriere ricorda che solo l’8 per cento dei cittadini tedeschi vuole che la Chiesa cattolica (abbandonata nell’ultimo anno da 181 mila fedeli) abbia maggiore influenza nella politica e nella società, e l’87,4 per cento dei cattolici non va a messa la domenica. Grandi elogi per l’ecologismo e in particolare proprio del movimento ecologista, alla cui comparsa nella politica tedesca, a partire dagli anni Settanta, “è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca”, un “grido che non si può né ignorare né accantonare”.
E’ Il Foglio ad offrire il testo integrale del discorso del Papa, che viene presentato con un grande titolo rosso sotto la testata: “Il grande sermone del Papa sul fondamento della politica”. Tra le citazioni evidenziate: “Nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo, il principio maggioritario non basta”. Oppure: “Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione”. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quale vere fonti del diritto.
La Stampa evidenzia di questa visita in Germania l’invito al “rinnovamento etico per il bene dell’Italia” contenuto in un telegramma inviato al Presidente Napolitano alla vigilia della sua partenza. E poi: “La svolta verde del Papa conquista Berlino”, spiazzando in qualche modo gli oppositori.

Il presidente iraniano all’Onu

Ieri il presidente Ahmadinejad si è esibito in quello che La Stampa definisce uno “show nella sala vuota”, all’Assemblea generale Onu. Ha accusato gli Stati Uniti e l’Europa di quasi tutti i mali del mondo, dal colonialismo alla crisi economica, passando per quelle che ormai sono considerate abituali negazioni dell’Olocausto e dell’11 settembre. Hanno lasciato la sala i delegati di Washington, Roma, e delle altre capitali europee. “Perché hanno ucciso e buttato a mare Bin Laden, invece di processarlo per sapere da lui la verità?”, si è chiesto Ahmadinejad. Chi è responsabile per la recessione? Le potenze arroganti che “minacciano chiunque metta in discussione l’Olocausto o l’11 settembre”. Ma se “alcuni Paesi europei ancora usano l’Olocausto come scusa per pagare multe e riscatti ai sionisti, le potenze schiaviste e colonialiste non avrebbero l’obbligo di compensare le nazioni colpite?”.
La Repubblica riproduce l’intervista che Nicholas Kristof ha realizzato con Ahmadinejad per il New York Times. Accusa Obama di non voler il dialogo con l’Iran e poi “chi dice che negli Stati Uniti la democrazia è più solida che in Iran; la popolazione è davvero disposta a perdere i propri figli in terre straniere per ragioni oscure?”. Parla della uccisione di Neda Soltan, nel corso delle contestazioni dopo la sua rielezione nel 2009: “Abbiamo le prove che si trattò di una messinscena, e che la ragazza fu uccisa in un secondo tempo. Se la BBC ci mettesse a disposizione tutto il filmato lo analizzeremmo” per cercare i responsabili.

(Fonte: La Rassegna Italiana di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)

 

redazione grey-panthers:
Related Post