Al Teatro Quirino per “ mastro don Gesualdo” di Verga di Attilio A. Romita

Lo slogan, sicuramente poco rispettoso per l’autore di questo dramma, potrebbe essere: “Da mastro a Don, ma il successo non paga!”.

Il famoso romanzo di Giovanni Verga è stato presentato ieri al Quirino di Roma in una riduzione e messa in scena di Guglielmo Ferro figlio del ben noto Turi Ferro che molte volte ha interpretato il personaggio di Gesualdo Motta che è contemporaneamente un vincitore reale che perde però le battaglie della sua vita. La trama dell’opera di Verga è abbastanza nota ed anche semplice, ma è resa grande dalla capacità dell’autore di descrivere un mondo ed una epoca ben precisa nel luogo e nel tempo in cui si svolge, ma che potrebbe essere trasferita in ogni tempo ed ogni luogo.

Gesualdo Motta, protagonista e voce narrante, ripercorre, attraverso una serie di flash-back, gli avvenimenti più importanti della sua vita. Mastro Gesualdo è in origine un umile muratore dotato di un forte senso degli affari e di una enorme capacità operativa che lo aiutano ad avere grandi risultati economici. La vita familiare non è altrettanto fonte di successi ed il percorso umano di Don Gesualdo, vecchio, triste, abbandonato da tutti, ma mai vinto, si compie nel ricco palazzo dove vive la figlia, che lui ha sempre considerato sua. Mastro Gesualdo è un combattente ed un vincitore, ma per poter emergere in un mondo sempre, allora come ora, legato a preconcetti di casta che non vedono di buon occhio i nuovi ricchi, deve trovare supporto per la sua scalata. Cosa c’è di meglio che legarsi ad una famiglia di alto lignaggio e poche risorse che ha una figlia giovane, carina e …con un bimbo in arrivo. Mastro Gesualdo, che è fondamentalmente un buono, accetta questo passaggio obbligato per diventare DON Gesualdo. Il tanto sperato cambiamento di lignaggio è però solo formale e, addirittura, lo rende inviso sia alle persone semplici che ha lasciato, sia ai ricchi che lo vedono come un invasore poco gradito. La vita di Mastro Don Gesualdo continua tra successi commerciali ed insuccessi familiari che lo rendono sempre più triste e litigioso sino alla conclusione del suo percorso terreno. Sempre in scena Enrico Guarneri, bravissimo protagonista impegnato in lunghi monologhi che legano i più importanti episodi della sua vita cui partecipano tutti gli altri personaggi di questa tragica commedia umana.La scena di Salvo Manciagli è molto scarna e resa funzionale da quinte mobili, grigie e pesanti quasi a sottolineare la gravità degli avvenimenti che si svolgono.La rielaborazione drammaturgica del testo è di Micaela Miano con Ileana Rigone e Francesca Ferro. I costumi, perfettamente adeguati al carattere dei personaggi, sono di Carmen Ragonese.

La regia è di Guglielmo Ferro che con questa opera ha voluto rendere omaggio a suo padre Turi Ferro molte volte grande interprete di Mastro Don Gesualdo.Applausi a scena aperta hanno sottolineato alcuni punti importanti ed alcuni pezzi di bravura interpretativa di Enrico Guarneri. Un lunghissimo applauso di vari minuti ha concluso lo spettacolo che si replica a Roma per alcuni giorni. Se capita nelle vostre città vale la pena di non perderlo.

Vitalba Paesano: Interessata al web fin dal 1996, quando di Internet si occupavano solo gli ingegneri, sostiene da sempre l'importanza dell'interattività come misura di qualità di vita per il mondo senior. Per questo ha fondato www.grey-panthers.it, testata giornalistica online, ad aggiornamento quotidiano, dove tutto, articoli, rubriche, informazione, è a misura di over50
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