Da vedere in DVD: “Il mistero Henry Pick” di Rémi Bezançon

tit. orig. Le mystère Henry Pick sceneggiatura Rémi Bezançon e Vanessa Portal dall’omonimo romanzo di David Froenkinos cast Fabrice Luchini (Jean-Michel Rouche) Camille Cottin (Joséphine Pick) Alice Isaaz (Daphné Despero) Bastien Bouillon (Frédéric Koska) Josiane Stoleru (Madeleine Pick) Astrid Whettnall (Inés de Crecy) Marie Christine Orry (Magali Roze) Florence Muller (Brigitte Rouche) Annie Mercier (Bénédicte le Floch) Hanna Schygulla (Ludmila Blavitsky) Vicent Winterhalter (Gérard Despero) genere commedia lingua orig francese prod Fr 2019 durata 97 min.

 

Ecco, questa è proprio una di quelle commedie “alla francese” impensabili al di fuori dell’Esagono e assolutamente inimitabili anche dal più sofisticato regista non transalpino. A cominciare dai nostri campioni della commedia all’italiana, anche i meno beceri. E pensare che Francia e Italia hanno molto in comune quanto alla tematica sviluppata dal film di Bezançon: entrambi sono paesi di scrittori-non lettori ovvero dove la maggioranza degli adulti con un minimo di cultura (ma non è un requisito imprescindibile) ha un romanzo nel cassetto. Che ovviamente non finirà mai sugli scaffali delle librerie. E qui la prima genialata del film: l’immaginaria Biblioteca dei Libri Rifiutati collocata nel non immaginario paesino di Crozon, in Bretagna, proprio all’estremità della penisola di Finisterre. Più che un caso, un vero destino, è ovvio! E qui, in questo sepolcro delle lettere, la giovane editor Daphné Despero trova e riesuma un’autentica perla. Un romanzo coi fiocchi che diventa ben presto il caso letterario dell’anno. Anche perché l’autore non sarebbe altri che tale Henry Pick ossia il piazzaiolo del paese, defunto ormai da due anni.

Della cosa si interessa il grande critico letterario Jean-Michel Rouche che porta nel salotto buono della sua seguitissima trasmissione televisiva “Infinit” la stranita vedova del grande autore, la quale, in vita sua, dal marito non aveva mai visto scrivere altro che le ricette del menu. Fiutando puzza di bruciato, ovvero che l’autore sia un altro e che il tutto faccia parte di un’abilissima messa in scena, Rouche veste i panni di uno Sherlock letterario e si fionda a Crozon dove trova dapprima l’ostilità quindi una sorta di complicità da parte di Joséphine Pick, figlia di Henry nonché insegnante di lettere nella scuola del paese. «Perché vuole dimostrare che non è di mio padre?» gli chiede la donna. «Perché ho perso tutto per quel libro: mia moglie, il lavoro e la reputazione. Eppure, in modo del tutto irrazionale, questa storia mi ha completamente risvegliato» ribatte il critico. Frase che lo spettatore può sottoscrivere in pieno (moglie, lavoro e reputazione a parte) perché il film prende subito e non ti molla più fino. Il resto è un autentico thriller denso di ironicissima suspense con inevitabile sorpresa finale. E un’ancor più amara “morale”: per sfondare non basta essere geniali o aver scritto un romanzo geniale. Geniale deve essere la strategia del marketing. E questo, purtroppo, ormai vale per ogni aspetto della vita sociale, non solo per i libri. Detto del film, cenno d’obbligo per il cast, semplicemente perfetto a cominciare dal cameo di Hanna Schygulla, non dimenticata icona e musa del Nuovo Cinema Tedesco anni ‘70, e dal “solito” Luchini, perfettamente nella parte in ogni ogni sorta di personaggio. Una specie di “Marianno” nazionale, ormai, visto che sul versante femminile ormai le primedonne scarseggiano di carisma.

 

E allora perché vederlo?

Perché, come si dice nel film: «Il rifiuto non ha nulla a che fare con la qualità».

 

Egidio Zanzi:
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