Segreti e possibilità narrati ne “La casa sul lago” , di David James Poissant

Alcuni tra gli ultimi libri americani usciti in libreria appaiono molto disturbanti. Non c’è una casistica significativa, ma l’impressione è che in quella società ci sia in questo momento qualcosa che non va. La letteratura, tra le tanti funzioni che ha, ha anche quella di esprimere il tempo che si vive e di rispecchiare, anche senza volerlo, la società di cui si fa parte. Poi spetta ai posteri l’ardua sentenza e la scelta di cosa conservare, soprattutto in un periodo come questo in cui la produzione è veramente enorme. Ma la sensazione generale rimane, come un odore sgradevole che aleggia nell’aria. Ho scelto di leggere “La casa sul lago” di David James Poissant grazie ai commenti positivi di critici letterari; un po’ come quando si dà retta a un amico o a un’amica di cui abbiamo testato i gusti e abbiamo visto che siamo compatibili. L’ho iniziato e mi sono sentita disturbata. Recentemente avevo preso due o tre libri americani e li avevo interrotti, proprio per lo stesso senso di disturbo, quindi mi davo per vinta.

Invece.

Invece come spesso succede bisogna oltrepassare la soglia ed entrare nel mondo dello scrittore, entrare nella storia, e rimanerci diventa bello e importante. La casa sul lago è la casa delle vacanze, la casa dell’infanzia, dei giochi, della crescita, e quindi anche la casa del passato, dei ricordi, dei rimpianti. Nel romanzo è la casa dove si ritrova ogni estate la famiglia Starling, marito moglie due figli, ora il figlio grande ha una moglie e il figlio piccolo ha un compagno. E questa è l’ultima estate, perché i genitori hanno deciso di venderla. E l’ultima estate vuol dire cogliere per intero il senso di quella casa, con l’acutezza e il dispiacere delle cose ormai finite. E vuol dire anche non riuscire più a tenersi dentro i segreti. Come se la casa si fosse incaricata di custodire quei segreti, e ora che non ci sarà più non si sa dove metterli.

La casa sul lago ha significato tantissimo per la famiglia Starling. In primis la ricostruzione del matrimonio tra Richard e Lisa, e poi è diventata l’ancora a cui tutti si sono legati e che ha permesso a tutti di galleggiare, di non andare alla deriva ma di mantenersi relativamente stabili. La casa è una casa mobile, è vecchia e sta cadendo a pezzi, ma conserva le memorie di tante estati felici, di tante trasformazioni e scoperte, di tanta condivisione. Su quella casa si è costruito il senso di appartenenza alla famiglia, per quanto poi si viva lontani e separati. La casa conserva i segreti. Quelli dei genitori Richard e Lisa, che ne hanno uno per ciascuno ma anche uno condiviso, e quello dei figli e dei loro compagni, Michael con Diane, Thad con Jake.

Nello spazio di una settimana, a partire da un fatto drammatico ma casuale, un bambino che annega e Michael che cerca invano di salvarlo, tutto quello che sembrava essere sotto controllo emerge con una forza e una necessità totali. Le parole escono dalla bocca ancora prima che si sia deciso di pronunciarle. Ma come spesso accade nella vita, la rivelazione dei segreti non ha l’effetto devastante che si temeva. Perché dall’altra parte, da quella di chi riceve la confessione, c’è quasi sempre stata la sensazione che ci fosse un non detto. E il sentirlo raccontare, questo non detto, il vederselo davanti, con una forma, un contorno, dei confini, dà sollievo e fa pensare che si possa trovare una soluzione.

Spesso i segreti sono così orribili perché sono segreti, perché la nostra mente li alimenta, li ingigantisce, li deforma. In questo romanzo, come spesso nella vita, confessare un segreto significa cogliere da parte dell’altro (marito, moglie, compagno, fratello, padre, madre, chiunque) una comprensione e un’accettazione che noi stessi non siamo capaci di concederci. Quanto possiamo essere cattivi con noi stessi è una cosa di cui spesso non siamo consapevoli, che scopriamo con il tempo, che richiede attenzione, ascolto, cura. Alle volte gli altri ci offrono la loro bontà, e nel confronto ci rendiamo conto di quanto siamo stati perfidi e di come potremmo non esserlo. E alle volte questa è la strada che prende l’amore. Ci sono dei punti di svolta, nel romanzo, che sono tutti segnati dal riconoscimento dell’amore. Amore che può convivere con la delusione, con la stanchezza, addirittura con l’odio. Amore che può aiutare a uscire dalle difficoltà. Amore che proprio di fronte al segreto, alla confessione e all’ammissione diventa evidente, si rivela a chi lo prova come una certezza, una realtà tangibile e solida, e quindi anche un  punto di partenza o di ripartenza.

È un romanzo che si chiude con la possibilità. Finché siamo vivi, finché abbiamo voce, possiamo cambiare, possiamo trovare la nostra strada, possiamo essere noi stessi in modo autentico e compiuto. Di questi tempi di pandemia, di social network, di sovraesposizione e di desiderio di apparire a tutti i costi, lo trovo un messaggio bellissimo. E trovo bellissimo poter chiudere un libro e sentire che si, forse tutto non è possibile, ma molto sì.

 

Come molte famiglie americane, gli Starling vivono ai quattro lati del paese, ma d’estate si ritrovano nell’amata casa sul lago, in North Carolina. I genitori, Lisa e Richard, stanno per andare in pensione dopo una lunga carriera alla Cornell University, e vogliono vendere la casa per pensare al loro futuro. Questa decisione spiazza i due figli, Michael, commesso in un negozio, e Thad, aspirante poeta. Insieme alla moglie Diane e al fidanzato Jake, i due fratelli raggiungono i genitori per l’ultimo weekend nel luogo del cuore della loro infanzia. Ma quando un bambino annega davanti agli occhi di Michael, che tenta con tutte le forze di salvarlo, ogni personaggio si trova costretto a esplorare l’abisso delle proprie paure e debolezze. In soli tre giorni, segreti, dipendenze, infedeltà e rancori erompono e stravolgono gli equilibri degli Starling.

Dopo “Il paradiso degli animali”, David James Poissant torna con un romanzo sull’America di oggi, e con uno sguardo lucido e compassionevole osserva una famiglia capace di ferire ma anche di perdonare senza riserve. “La casa sul lago” non racconta l’amore come una materia cristallizzata e immutabile, ma come un sentimento che si trasforma nel tempo, impetuoso e imprevedibile, a cui affidarsi senza opporre resistenza. Questo libro è per chi riconosce d’istinto un nodo ben fatto, per chi guarda la luna scalare il cielo, una notte dopo l’altra, per chi vorrebbe raccontare il futuro in anticipo, e per chi ha capito che un lungo amore non è una danza verso vite divise, ma un pianeta raro che resiste al tempo solo se chi lo abita sa dire la verità.

Buona lettura!

Emma Faustini:
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