Biancaneve cantava: “Someday my prince will come”

“Someday my prince will come” è il titolo originale del brano cantato da Biancaneve nel film “Snow White and the Seven Dwarfs”. Questo cartoon fu il primo lungometraggio interamente a colori prodotto da Walt Disney (prima il colore riguardava solo i cortometraggi). In Italia arrivò il cartoon ridoppiato, per motivi linguistici, nel 1972

Si respira ancora aria di vacanza in città. Guardo fuori dalla finestra che affaccia su una via piuttosto trafficata e rimango colpita dall’assenza di transito e dall’insolito silenzio; nel frattempo qualche “dlin dlin” del cellulare mi consegna i saluti, corredati da foto di bellissimi scorci panoramici, di alcuni amici che permangono in luoghi di villeggiatura. Per non annoiarmi o farmi prendere dalla nostalgia decido di sistemare vecchie fotografie custodite in una scatola, le sparpaglio sulla tavola e le faccio scorrere fino a quella di un allegro gruppetto di amici ripresi sullo sfondo del mare. Quell’immagine cattura la mia attenzione e fa emergere in me ricordi di un meraviglioso periodo di tanti anni fa.

L’anno di scuola si era appena concluso e la mia amica e compagna di classe mi aveva invitato a trascorrere una breve vacanza nella sua casa al mare. Partimmo eccitate e felici per la nuova esperienza che si prospettava dinnanzi a noi e infatti i giorni successivi scorsero piacevoli e spensierati. Tuttavia ciò che ricordo con più nitidezza di quella villeggiatura è un simpatico episodio serale: a causa della stanchezza per la giornata trascorsa in spiaggia, quella sera nessuna delle due si sentiva di preparare la cena, pertanto decidemmo di uscire ad acquistare una pizza d’asporto in uno dei numerosi locali che costellavano la via del rientro e che ci attraevano col profumo dei loro fragranti prodotti.

“Ma il tempo è cambiato, il cielo è coperto, spira uno strano venticello e ho sentito un paio di tuoni. Non vorrei che arrivasse la pioggia”. Non ricordo chi di noi disse questa frase profetica e neppure quale delle due rispose: “No, no. Vedrai che il tempo regge e non pioverà. Coraggio, usciamo lo stesso, su andiamo, faremo presto”. Ci convincemmo e uscimmo cariche di una buona dose di ottimismo ma…di nessun ombrello.

“Ohi ohi, ho visto un lampo e qualche goccia mi ha bagnato il braccio. Presto, presto! Prendiamo la pizza e corriamo a casa”. Troppo tardi! Le prime a inzupparsi furono le espadrillas che avevamo ai piedi: le viuzze del paese si erano trasformate in letti umidi con pozzette d’acqua qua e là che eravamo costrette a saltare durante la corsa ma non tutte riuscivamo a superarle indenni. I capelli, prima ben raccolti e ordinati, si erano sciolti e gocciolavano sulle spalle e sulle braccia; qualche brivido già correva lungo la schiena insieme alle stille che erano riuscite a infiltrarsi. I cartoni delle pizze si erano scuriti per l’acqua che assorbivano, nonostante tentassimo di ripararle con le borse. Ogni tanto trovavamo ricovero in un atrio o sotto un balcone. Ma no, no! La battaglia contro la pioggia era persa, tanto valeva fare buon viso a cattivo gioco. Fu allora che guardandoci negli occhi e considerando il nostro aspetto ridemmo di gusto e decidemmo stoicamente di non correre più. Ci togliemmo le scarpe o quello che ne era rimasto e reggendole con una mano, la pizza con l’altra, le borse a tracolla tanto non servivano a molto come riparo per la nostra cena, con calma e ignorando gli sguardi incuriositi e divertiti delle persone frettolose che ci incrociavano, riprendemmo la strada verso casa canticchiando allegramente in coro il brano di un celebre film che era stato riproposto nei cinema pochi mesi prima: “Un giorno qui verrà. Con sé mi porterà. Quando insieme vivremo, lo so, che per sempre felice sarò. Il sogno del mio cuor..”.

Dall’esperienza personale al film di Biancaneve

“Someday my prince will come” è il titolo originale del brano cantato da Biancaneve nel film Snow White and the Seven Dwarfs. Questo cartoon fu il primo lungometraggio interamente a colori prodotto da Walt Disney (prima il colore riguardava solo i cortometraggi) e venne distribuito nelle sale cinematografiche americane il 4 Febbraio 1938 divenendo campione d’incassi e ottenendo immediatamente un successo da Premi Oscar. Successivamente fu presentato nei cinema di numerosi Paesi del mondo, affermandosi sia tra il pubblico che nella critica.

In Italia l’edizione doppiata del film uscì l’8 Dicembre 1938, ma col passare degli anni e il mutamento dei gusti se ne rese necessaria una revisione a causa del suo linguaggio ricercato e della traduzione poco aderente al copione originale, oltre al fatto che i testi delle canzoni risultavano troppo liberamente adattati. L’autore dei nuovi dialoghi e dei nuovi testi dei brani musicali fu Roberto Leonardis che, sotto la direzione di Fede Arnaud, effettuò una accuratissima traduzione -precisa edaderente al significato letterale- delle battute originali del film, usando nel contempo un linguaggio aggiornato e appropriato. Il cartoon ridoppiato venne quindi riproposto nelle sale cinematografiche italiane nel 1972.

“Biancaneve e i sette nani” trae ispirazione da un racconto del 1800 dei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, due linguisti e filologi tedeschi che molto si adoperarono per la raccolta e la valorizzazione del patrimonio letterario e folcloristico germanico ed europeo. Essi rielaborarono e pubblicarono numerose fiabe tradizionali e popolari di magia, mistero e paura, precedentemente trasmesse solo oralmente durante le lunghe sere invernali trascorse vicino al fuoco oppure sull’aia, allietata dal frinire delle cicale, nelle pause di riposo durante il faticoso lavoro nei campi.

Disegnato e colorato splendidamente e interamente a mano su fogli lucidi e trasparenti di rodovetro (tecnica ideata dal fumettista Earl Hurd su fogli di acetato di cellulosa) il film costituisce ancora oggi un vero diletto visivo per lo stile delle immagini e delle sue raffigurazioni che riecheggiano antichi libri di fiaba.

E nel film di Biancaneve grande ruolo ai sette nani

I sette nani furono puntigliosamente ideati e studiati nei minimi dettagli, dai nomi fino al colore delle sopracciglia e alla forma del naso, affinché ogni loro singola sfaccettatura corrispondesse perfettamente alla personalità e al carattere di ciascuno. Essi sono personaggi della fantasia che rimandano allegoricamente ai difetti e ai pregi degli uomini, esagerandoli: sono laboriosi, saggi, scrupolosi, protettivi, affettuosi e brontoloni ma anche allegri, buffi, spiritosi e divertenti, capaci con le loro comiche gag di catturare lo spettatore e di entusiasmarlo.

La principessa Biancaneve, bellissima e dalla voce incantevole, è una giovane paffuta e gentile, di animo nobile, ricco di positività e fiducia. Il suo volto appare sereno e sorridente e il suo sogno è quello di vivere per sempre felice insieme al principe conosciuto casualmente e del quale è innamorata.

L’altera matrigna di Biancaneve, fredda e dai tratti spigolosi ed accentuati, è la vanitosa regina Grimilde, gelosa delle virtù e della bellezza della figliastra e malvagia fino al punto di desiderarne la morte.

Frank Churchill, Leigh Harline e Paul J. Smith furono i compositori delle bellissime musiche del film e Lawrence Morey ne scrisse i testi delle canzoni. La diciottenne Adriana Caselotti fu la cantante americana scelta per interpretare la voce di Biancaneve nel cartoon originale, sia per i brani delle canzoni sia per i dialoghi della giovanissima principessa.

Il lungometraggio ottenne la candidatura all’Academy Award del 1938 per la migliore colonna sonora originale e le meravigliose composizioni musicali, egregiamente accordate sulle vicende dei personaggi e sincronizzate sui loro stati d’animo, contribuirono ad accrescere l’atmosfera fantastica ed incantata che le scene e le immagini del film proiettavano, rendendo l’insieme straordinario ed indimenticabile.

Sempre nel 1938 il cartone animato fu premiato con il Gran Trofeo d’Arte della Biennale al Festival di Venezia. L’anno successivo fu assegnato a Walt Disney un Oscar onorario e sette statuette in miniatura quale riconoscimento al film per “una significativa innovazione cinematografica che ha affascinato milioni di persone e ha aperto la strada a un nuovo grande campo di intrattenimento per i cartoni animati”.

“Biancaneve e i sette nani” troppo anacronistico e sentimentale?

Ultimamente questo capolavoro di animazione è stato reputato anacronistico e sentimentale: le giovani donne non hanno più bisogno di nessuno per vivere la loro vita o realizzare i propri sogni, neppure dei principi. Pertanto, per un ammodernamento e un suo prossimo rilancio, se ne è modificata la trama e i personaggi, scartandone la narrazione preesistente. Insomma, un po’ come pensare che per rendere moderno e attuale un antico edificio, già universalmente riconosciuto pregevole per stile architettonico e storico, lo si debba stravolgere e mutare in altro. Ebbene, fermo restando che in ogni epoca si possono inventare nuove fiabe che ricalchino lo stile e le idee del tempo e che ogni vecchia fiaba può subire modifiche a seconda dei soggetti ai quali viene trasmessa, al luogo e all’occasione, è pur vero che per quanto concerne il film si ha l’impressione che si sia dato maggior peso alla sua fruibilità piuttosto che alle sue caratteristiche, quali l’impronta drammatica, la varietà di sentimenti che nonostante le mode permangono uguali in ogni tempo, le diversità dei caratteri, la ricchezza umoristica e l’atmosfera di magica dolcezza, tutte qualità che lo rendono perennemente attuale e che affascinano lo spettatore di ogni età.

Per di più si trascura il fatto che Biancaneve e i sette nani è una fiaba e non una favola: la fiaba non è necessariamente destinata a contenere un insegnamento morale o uno scopo educativo, che viceversa vuole trasmettere l’autore della favola. Le fiabe sono storie che trattano situazioni magiche e fantastiche di regni incantati nei quali vivono creature di ogni genere: troll, fate, streghe, draghi, gnomi, folletti. Le fiabe sono trasposizioni in un mondo irreale, sensazionale ed incantato dove lo sconforto e la paura non trovano spazio perché la magia permette di sconfiggere il male e vincere tutti i malefici.

L’origine di ogni fiaba è popolare e si perde nella notte dei tempi. Ogni epoca e ogni Paese ha le fiabe che lo caratterizzano, delle quali non esiste un autore specifico se non colui che le raccoglie per tramandarle, rispettandone l’essenza.

In Italia i nostri nonni ricordano ancora le belle tradizioni di riunirsi con parenti e vicini di casa, generalmente da novembre a marzo, attorno a un camino riscaldato da un ceppo scoppiettante o nelle stalle inteporite dal calore delle mucche e illuminate dalla fioca luce delle lampade a olio, come avveniva nelle tipiche “Filò” carniche, nelle “Vèillà” valdostane o nelle “Ander a vagg” emiliane. Durante quelle serate, rallegrate da qualche bicchiere di vino e profumate di castagne arrostite o di patate cotte sotto la brace, si discuteva del più e del meno, dei problemi della comunità e del territorio e molto spesso si pregava. Era un momento di aggregazione e di solidarietà, ma anche di conforto reciproco e spensieratezza nel quale gli uomini si svagavano con le carte, riparavano attrezzi o intagliavano il legno, i ragazzi e le ragazze chiacchieravano tra loro, i bambini giocavano, le donne filavano la canapa, rammendavano o sferruzzavano a maglia, nel frattempo i più dotati raccontavano storie fantastiche, avvincenti o paurose, che attraevano e spaventavano grandi e piccini. Erano racconti folkloristici, tipici di piccole comunità che vivevano fortemente connesse ai ritmi delle stagioni, che si adeguavano all’ambiente e alla natura circostante dai quali traevano lo spunto per inventare i personaggi delle loro storie. Spostandosi dalle Alpi alla campagna o al mare, dal nord al sud e in tutte le regioni, si può notare che gli abitanti ricordano ancora quei tipici e bei momenti di socialità e le fantastiche storie che li riempivano.

Un calore antico perso nei social

Oggi quel piccolo mondo semplice e antico non esiste quasi più e le immaginarie creature dei suoi racconti sono state sostituite da giochi tecnologici e social media, che però non trasmettono il calore dei rapporti né il colore dei sentimenti e allontanano sempre più dal concreto. Forse è giunto il tempo di riaccostarsi alla natura e al suo prezioso scrigno di fiabe dove l’innocenza e l’immaginazione, prendendo spunto dall’ambiente reale, diano ancora voce a esseri magici, a draghi, fate, animali e alberi. Allora, riuniti intorno ad un bel fuoco, in una fredda sera d’inverno e in compagnia di parenti, amici e vicini di casa, qualcuno propenso a sognare potrebbe ancora riprendere a raccontare “C’era una volta..”.

Ma è tempo di abbandonare questo tema appassionante e coinvolgente che esula dal nostro argomento per tornare al brano cantato da Biancaneve nel film, ricordando che nel 2004 l’American Film Institute ha situato Some Day My Prince Will Come al diciannovesimo posto in “AFI’s 100 Years..100 Songs”, la lista che contiene la classifica delle migliori canzoni statunitensi di sempre.

La bella aria del componimento, sostenuta da una struttura di accordi molto apprezzata dai jazzisti, fu ripresa ed eseguita da vari musicisti jazz a cominciare dalla band Ghetto Swingers che per la prima volta la suonò nel campo di concentramento di Theresienstadt nel 1943 (v. Ruth Elias, Il trionfo della speranza, 1999 p.288; Coco Schumann, Der Ghetto Swinger, 1997).

Successivamente, nel 1961, ne effettuò una formidabile registrazione il famoso trombettista jazz Miles Davis, che ne intitolò un album (Lilian Pizzichini, La vita di una canzone, fit.com, Financial Times, 8 luglio 2016).

Vicino ai nostri tempi, nel 2009, il polistrumentista Stanley Clarke in trio con la pianista Hiromi Uehara e il batterista Lenny White inserì un’originalissima versione della composizione in questione nell’album “Jazz in the Garden”.

Come accennato sopra, in Italia il film fu ridoppiato nel 1972 e il brano che racchiude la confortante speranza di amore e felicità di Biancaneve fu eseguito -come pure tutte le altre parti cantate della giovane principessa- dalla bellissima voce di Gianna Spagnulo sotto la direzione musicale del maestro Pietro Carapellucci.

 

 

“Someday My Prince Will Come” è un pezzo il cui stile risulta decisamente connesso sia all’epoca storica nel quale il componimento fu creato sia alla sua funzione che fu quella di contenere la consolante speranza di superare il male e di conseguire l’amore e la felicità, non solo per la giovanissima principessa Biancaneve ,ma anche per tutti coloro che in essa si fossero identificati.

Il ritmo del brano, con il suo movimento scandito in intervalli regolari che si ripetono uniformemente, come nella pulsione ritmica di un cuore o nel regolare fruscio del vento tra le foglie, cattura l’udito e trasporta la mente in un mondo affascinante e fantastico.

La gradevole melodia, che nell’andamento delle sue note rievoca un dolcissimo valzer, ma anche una lenta cantilena o un rasserenante ninnare, conferisce al tema della composizione un’indiscutibile eleganza e concorre a scacciare i pensieri tristi e negativi sostenendo la serenità ed una fiduciosa aspettativa.

La voce esile e acuta della brava Gianna Spagnulo, dal timbro dolce e cristallino, capace di gorgheggi e virtuosismi, fondendosi armoniosamente con le note strumentali completa il pezzo in maniera impeccabile.

L’ascoltatore è pertanto proiettato in un mondo magico dove tutto è possibile e serberà per sempre nella mente e nel cuore quell’indimenticabile ricordo musicale che, insieme al cartoon, lo ha fatto sognare e divertire.

A proposito, non ricordo altro di quella sera, neppure in che condizioni giungemmo in casa o se riuscimmo a mangiare un po’ di quella pizza fredda e bagnata, rimane però quel lontano e breve episodio sotto la pioggia, inevitabilmente legato al dolcissimo brano cantato da Biancaneve che si è impresso nella mia mente in maniera tanto indelebile da instillarmi ancora oggi nostalgia e tenerezza.

M.S. Spiniello

redazione grey-panthers:
Related Post