Sardegna, 1991. Beniamino Zuncheddu viene arrestato con l’accusa di aver sparato a quattro persone, uccidendone tre. Il giovane uomo viene condannato all’ergastolo. Inizia così un’odissea carceraria durata 33 anni, forse “il più lungo errore giudiziario italiano”. Al centro di “Zustìssia” di Francesco Piras ci sono le testimonianze, quelle non credute e quelle false orchestrate da chi si trova ben più in alto di un pastore, perché “le pecore bisogna tenerle d’occhio”…
L’8 gennaio 1991 sui monti di Sinnai, in Sardegna, in un ovile, avviene un triplice feroce delitto. Un uomo armato di fucile, con grande freddezza e precisione, uccide tre pastori: Gesuino Fadda di 56 anni, suo figlio Giuseppe Fadda di 24 anni e il loro dipendente Ignazio Pusceddu di anni 55. Un quarto uomo, Luigi Pinna, 29 anni, genero di Gesuino, è ferito gravemente ma riesce a salvarsi. Gli inquirenti non hanno dubbi: il responsabile o i responsabili sono da ricercarsi nell’ambiente dei pastori. Poco tempo viene fermato, arrestato e accusato degli omicidi, il mite e tranquillo pastore Beniamino Zuncheddu (Fabrizio Ferracane); processato in modo piuttosto frettoloso, è condannato all’ergastolo. In un solo anno vengono consumati altri due gradi di giudizio che ribadiscono la colpevolezza del giovane.
Nel 2016 la sorella del condannato affida la difesa di suo fratello a un giovane e motivato avvocato, Mauro Trodu (Michele Riondino), convinto a riprendere in mano le indagini. Il legale, leggendo le carte dei processi, quelle dei poliziotti incaricati delle indagini coordinati all’epoca da un magistrato molto esperto i sequestri, si accorge che molte cose del procedimento giudiziario non quadrano. L’avvocato della famiglia Zucheddu scopre gravi contraddizioni delle testimonianze sull’accaduto, testimonianze che risultano, inoltre, piuttosto sospette. Trodu, con fermezza e coraggio, si batte perché il suo assistito, tra l’altro un detenuto modello, possa godere della possibilità di svolgere un lavoro fuori dal carcere durante il giorno.
La svolta decisiva della vicenda arriva attraverso le intercettazioni ambientali disposte durante le indagini difensive. Gli inquirenti ascoltano una conversazione determinante tra il superstite Luigi Pinna e sua moglie, da cui emerge chiaramente che l’identificazione di Zuncheddu era stata manovrata. Il 26 gennaio 2024, accertato che l’unica prova d’accusa era frutto di una vergognosa manipolazione investigativa, la Corte d’Appello di Roma revoca l’ergastolo e assolve Beniamino Zuncheddu con formula piena “per non aver commesso il fatto”. L’ex pastore, ormai quasi sessantenne, riottiene la libertà dopo aver trascorso in cella la maggior parte della sua vita da innocente.
Basandosi sul libro “Io sono innocente“, scritto a quattro mani dallo stesso Zuncheddu insieme al suo legale Mauro Trodu, il ventisettenne regista Francesco Piras esordisce alla regia dei lungometraggi con questa pellicola appartenente a pieno titolo al cinema d’impegno civile, quello di Francesco Rosi, Damiano Damiani, Giuseppe Ferrara, Giuliano Montaldo e Florestano Vancini, ricostruendo con efficacia il più lungo e il più grade errore giudiziario della storia italiana. Grande merito di questo film, sceneggiato da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, che tiene col cuore in gola lo spettatore colpito da tanta crudeltà e improvvisazione della giustizia italiana, sono le interpretazioni di Fabrizio Ferracane, il povero pastore, con il suo sguardo smarrito, ferito, ma indomito nel lottare per dimostrare la sua innocenza; di Michele Rondino, il suo coraggioso legale e Francesco Colella nel personaggio del Pubblico Ministero, che dopo aver appurato i veri fatti, appoggia pienamente le tesi della difesa. Dai titoli di coda del film si apprende che lo Stato italiano non ha ancora elargito un risarcimento al pastore sardo.
Nella sequenza finale vediamo il vero protagonista di questa tragica storia mentre guarda assorto il suo futuro…
Francesco Piras con “Zustìssia” dimostra una solida maturità artistica dietro la macchina da presa (la sua regia è semplice, ma efficace), evitando di cadere nel sensazionalismo, ma facendoci conoscere la terribile claustrofobia delle carceri italiane messa a confronto con la selvaggia natura sarda. Lo spettatore esce dal cinema sollevato e forse più ottimista sulla condizione della nostra giustizia, ma con la speranza che una vicenda drammatica come quella vissuta da Zuncheddu non succeda mai più!
Dettagli del film “Zustìssia”
Regia di Francesco Piras. Con Michele Riondino, Fabrizio Ferracane, Paola Giannini, Jacopo Cullin, Valentino Mannias. Genere Drammatico, Italia, 2026, durata 111 minuti