Informatica in pillole, con Attilio A. Romita (9)

Pubblicato il 9 Gennaio 2009 in da Vitalba Paesano

Mainframe

Le grandi macchine, i mainframe, sono in grado di rispondere alle richieste di un gran numero di utenti, ma il loro limite iniziale era che tutti i lavori dovevano iniziare e finire a pochi metri dal “cervellone” cioè la serie di armadi contenenti tutti gli organi capaci di digerire informazioni.

A questo punto la “sala macchine” è divisa in varie parti. La stanza del cervellone, pulita con la temperatura ben condizionata e le porte che si aprono solo per qualche specialista o per il tecnico le rare volte che qualcosa non va. La sala comando dove esistono alcuni terminali, cioè televisori e tastiere, che servono a controllare i lavori che “contemporaneamente” sono attivi. La sala dei dischi dove “girano” una buona quantità di dischi magnetici contenenti le informazioni di base. La sala dei nastri e delle stampanti dove sono poste queste macchine più o meno rumorose che alimentano il computer con i dati variabili e preparano stampe….per gli utenti esterni.

Il Centro meccanografico da Centro Elaborazione Dati a Servizio Informativo.

Ogni grande azienda ha il suo Servizio Informativo il cui Direttore spesso fà di tutto per non far capire a tutto il resto dell’Azienda cosa il suo Servizio sarebbe capace di fare. Il Direttore dei Servizi Informativi spesso distilla il suo sapere mischiando termini astrusi a termini anglo-simili e tutti i suoi colleghi fanno di tutto per farselo amico finchè, come nella favola il bimbo innocente grida “il Re è nudo!”. A questo punto un “potente cade” e viene sostituito da un altro che diverrà “potente”. Ovviamente questa visione pessimistica non è reale, ma ……..talvolta accade.

Chiusa la parentesi sulla direzione del Servizio Informativo, torniamo a chiacchierare di macchine.

Le dimensioni di un mainframe sono le più varie e talvolta due o più elaboratori vengono associati ed i sistemi operativi sono in grado di guidarli come una unica macchina. Una delle principali ragioni per le quali si associano due macchine, invece di metterne una doppia, è la sicurezza. Infatti se una delle due macchine si rompe, la seconda interviene e si prende tutto il carico di lavoro. Chiaramente in questo casi si ha una “velocità di esecuzione” minore.

Sono definibili mainframe le macchine che usava la FIAT a Torino, come l’elaboratore abbastanza piccolo che usava per es. una fabbrica di medicinali vicino Roma. La distanza fisica alla quale  i vari dispositivi di un elaboratore potevano essere messi era molto piccola e ben presto iniziarono gli studi per aumentarla.I primi ad essere “cacciati” dalla sala macchine, ed ad essere posti più lontani possibile, sono stati i programmatori, cioè le persone in grado di “scrivere” un insieme di comandi che permettevano all’elaboratore di eseguire una sequenza di azioni. I programmatori lavoravano su dei terminali, uno schermo ed una tastiera, che all’inizio potevano distare circa 30 m dall’unità centrale.

Ma l’appetito vien mangiando ed i tecnici inventarono le unità di controllo dei teminali. Queste unità erano interposte tra terminali ed unità centrale e permettevano di collegare un certo numero di terminali ad una distanza doppia, tripla, …Questo tipo di organizzazione era però sempre “locale” ed i soliti scienziati pensarono che forse le linee telefoniche potevano essere dedicate alla trasmissione dati.

Collegamenti remoti

Le linee telefoniche sono subito apparse come i migliori canali per far viaggiare oltre che informazioni analogiche, le conversazioni che donne ed uomini fanno attraverso il telefono, anche dati digitali, cioè lettere e numeri elaborabili. Purtroppo ci si accorse subito che le linee telefoniche sono molto “sporche”, cioè aggiungono rumori e gorgoglii che il cervello umano è capace elaborare eliminando le informazioni inutili dovute al rumore.

Per poter usare le linee telefoniche sono stati inventati nel tempo vari metodi di controllo e filtro delle informazioni a scapito, purtroppo, della quantità di dati trasmessi nell’unità di tempo.

La velocità di trasmissione si misura in baud cioè bit al secondo. Ricordandoci che un carattere alfabetico ( 1 byte) è composto da 8 bit quindi quando leggiamo per es. 100 baud, vuol dire che passano o vengono trasmessi circa 10 caratteri al sec.

La velocità di trasmissione effettiva che le prime linee telefoniche permettevano, siamo negli anni ’70, erano di circa 1200 baud, cioè 120 caratteri al secondo. Tanto per capirci due righe di un testo, simile a quello che state leggendo, ogni secondo.

Anche in tema di trasmissioni l’uso di linee realizzate appositamente sino all’attuale fibra ottica ha permesso di arrivare a velocità milioni di volte più grandi.

La disponibilità di collegamenti capaci, cioè veloci e quindi in grado di trasmettere quantità di dati sempre maggiori ha fatto esplodere la possibilità di elaborazione “a distanza”.

Dal filo di rame alla fibra ottica

 I collegamenti telefonici sono stati fatti per lungo tempo usando il filo di rame, o meglio 2 fili di rame meglio noto come”doppino telefonico”. Questo collegamento è una connessione rigida tra due persone che parlano. Particolari tecniche elettromeccaniche permettevano di collegare alternativamente un utente ad un altro dello stesso gruppo.

Poi si cominciarono ad usare sistemi di trasmissione più particolare sino ad arrivare alla fibra ottica.Per capire come funziona e quali sono i vantaggi della fibra ottica è necessario fare una parentesi teorica. Chiaramente cercherò di fornirvi il minimo di particolari che rendano comprensibile l’argomento senza troppe complicazioni.Una voce può essere considerata come una vibrazione che ha una certa frequenza che misura la sua acutezza, più alta è la frequenza più “lo strillo” è acuto.La voce che entra in un traduttore elettromeccanico, un microfono, è convertita in un segnale elettrico che ha caratteristiche simili alla voce.

Le frequenze che un segnale sonoro può avere passano da alcuni Hertz, cioè variazioni al secondo a circa 16.000 Hertz. Il segnale sonoro ha quindi una “larghezza di banda” di circa 16 kiloHertz.

Dal punto di vista esemplificativo potremo dire che per far passare un segnale sonoro è necessario un tubo virtuale largo 16 kHertz. Il doppino telefonico è capace di far passare questa larghezza di banda.

Gli antichi collegamento con doppino, cioè usando una coppia di fili elettrici di rame,, prevedevano l’uso di centinaia di doppini uniti in un grosso fascio.Ma gli studi sono proseguiti e si è visto che alcuni collegamenti di tipo radioelettrico permettevano di trasferire una larghezza di banda pari ad alcune centinaia di volte i 16 kHertz.

Il passo successivo è stato quello di “spezzettare” questi collegamenti radio elettrici in tanti doppini virtuali capaci di collegare alcune centinaia di utenti in modo rigido, ma usando una modalità che si potrebbe definire virtuale.

Il suono, il segnale radio, la luce sono tutti segnali caratterizzati da una vibrazione di frequenza sempre crescente e con adatti strumenti è possibile usare questa gamma di “canali trasmissivi”sempre più capaci per trasmettere le nostre informazioni.

L’aumento di velocità elaborativa e l’aumento di velocità trasmissiva non sono sempre andati di pari passo e l’architettura dei sistemi informativi diffusi sul territorio ha seguito questo andamento altalenante.