Fotografare con lo smartphone: Linee e figure geometriche, cornici e … (4)

Pubblicato il 5 dicembre 2017 in , , da Elisabetta Vaiani

Cari amici Grey Panthers, bentornati su “Fotografare con smartphone”. Nella scorsa puntata abbiamo affrontato una delle regole fondamentali della composizione: la regola dei terzi. Vi siete allenati? Come sono venute le vostre foto? In questa puntata continueremo a conoscere altri elementi della composizione; in modo particolare: linee e figure geometriche, cornici e ripetizioni.Abbiamo imparato tramite la regola dei terzi come inquadrare il soggetto, come porlo all’interno della composizione (ovvero la nostra inquadratura -> schermo dello smartphone) . Le nuove tecniche che andremo ad approfondire in questa puntata ci permetteranno di osservare con sempre maggiore attenzione il  soggetto che stiamo per fotografare e sfruttare al meglio ciò che c’è all’interno della scena. Linee? Cornici e ripetizioni?

(Villa Bagatti Valsecchi, Varedo (MB) foto di Elisabetta Vaiani e nell’altra (Basilica di Sant’Ambrogio, Milano foto di Elisabetta Vaiani)

LINEE: le potenzialità dinamiche dell’inquadratura

Un altro elemento chiave della fotografia sono le linee. L’occhio tende a unire i diversi punti presenti in una foto, introducendo nell’immagine un elemento di livello superiore: la linea. Mentre nelle arti grafiche la linea è spesso il primo segno tracciato, in fotografia la sua apparizione è meno scontata e di solito implicita. Questo perché le fotografie assomigliano di più alla nostra reale esperienza percettiva, in cui la maggior parte delle linee corrispondono in realtà a dei margini. Il mezzo principale per crearle è il contrasto: tra zone di luce e ombra, tra zone di colore diverso, tra superfici differenti, tra forme e così via. Le linee, hanno qualità grafiche più forti dei punti. I punti indicano principalmente una posizione e possono indicare quindi staticità. Le linee posseggono caratteristiche dinamiche come direzione e movimento.

(esempio di foto con “punti”, fonte: web)

Inoltre, poiché la cornice della foto è a sua volta costituita da linee, essa diventa naturalmente un termine di paragone per valutare la lunghezza e l’angolazione di quelle interne. Le linee hanno specifiche capacità espressive e, a seconda del tipo, si ispirano ad associazioni mentali differenti. Andiamo a vederle meglio. In particolare si distinguono in:

Linee orizzontali: tranquillità (rispetto a quelle diagonali), stabilità, calma. Nel momento in cui vengono associate alla linea di orizzonte può suscitare un’idea di ampiezza e di distanza;

Linee verticali: stabilità, potenza, forza;

Linee diagonali: velocità, movimento, dinamismo;

Linee curve: delicatezza;

Linee marcate e nette: audacia;

Linee deboli: suggeriscono delicatezza come le linee curve.

Noi andremo a vedere le linee principali (quelle più utilizzate): linee orizzontali, verticali, diagonali, curve e la linea dell’orizzonte.

Qual è la linea che usiamo maggiormente?

La linea fondamentale è quella orizzontale, questo perché è la linea base della composizione. Il sistema visivo ha una marcata componente orizzontale, sia per la forma dell’immagine che vediamo, sia perché ai nostri occhi risulta più facile percorrerla da un lato all’altro.

Se ci pensiamo bene, la linea orizzontale è l’orizzonte, la linea di riferimento e genera l’idea della forza di gravità e per questo cerchiamo maggiormente un piano di appoggio orizzontale.

(Fonte: web)

La luce e le ombre proiettate da una fila di alberi formano strisce di grandezza decrescente lungo il viale di un parco. Ciò contribuisce, dal punto di vista espressivo, a dare alla veduta un senso di stabilità e di quiete; dal punto di vista grafico, è interessante perché crea una sorta di motivo decorativo. La successione di linee sempre più corte e meno spesse fornisce un indizio di

LINEE VERTICALI

(Colonne di San Lorenzo, Milano foto di Elisabetta Vaiani)

Osservando questa fotografia, osserviamo come la linea verticale dà forza alla fotografia.

C’è anche un’altra regola della composizione: la ripetizione, che andremo a vedere successivamente!

Le linee verticali sono parallele ai margini laterali dell’inquadratura, per cui si tende a metterle in relazione con il formato della foto. È evidente, per esempio, che una singola figura verticale si adatta meglio a un formato verticale. Tuttavia una serie di figure verticali piò dare luogo a una composizione orizzontale, questo perché col formato orizzontale possiamo includere un numero maggiore di elementi.

La verticale è anche l’elemento dominante della figura umana intera e degli alberi. La sua direzione corrisponde a quella della forza di gravità o, a volte, a quella opposta. Al contrario delle linee orizzontali, istintivamente associate a una base d’appoggio, le verticali di solito producono un’impressione di velocità e di movimento verso l’alto e verso il basso.

le linee orizzontali e verticali sono complementari. Insieme creano equilibrio perché le forze perpendicolari si frenano a vicenda. La sensazione di stabilità è dovuta anche all’associazione implicita con l’idea di qualcosa che sta in piedi su una superficie di appoggio. Utilizzata in modo efficace, la loro combinazione può dare risultati soddisfacenti.

Le linee orizzontali e verticali sono complementari. Insieme creano equilibrio perché le forze perpendicolari si frenano a vicenda. La sensazione di stabilità è dovuta anche all’associazione implicita con l’idea di qualcosa che sta in piedi su una superficie di appoggio. Utilizzata in modo efficace, la loro combinazione può dare risultati soddisfacenti.

LINEE DIAGONALI

(fotografia di Henri Cartier Bresson)

in questa fotografia predomina la linea diagonale (libera dalla necessità dell’allineamento) che al contrario delle linee orizzontali e verticali, possono avere varie direzioni. Ciò significa che le immagini non condizionate dall’orizzonte o da punti di riferimento assoluti pongono un’alternativa in più: l’angolazione (come in questa fotografia). Tra le linee quelle diagonali sono quelle che creano più dinamismo all’immagine. Cariche di energia, producono una sensazione di velocità e di direzionalità anche più intensa di quella suscitata dalle verticali. Questa capacità di animare e vivacizzare la scena è determinata dalla loro mancanza di equilibrio che crea una tensione irrisolta. Se la relativa stabilità delle linee orizzontali e verticali è dovuta all’associazione simbolica con la forza di gravità la tensione generata dalle diagonali ha la stessa origine. La maggior parte delle cose reali è composta da linee orizzontali e verticali più che diagonali, soprattutto nel caso di strutture create dall’uomo. Molte delle diagonali che scorgiamo attraverso il mirino sono in realtà frutto della prospettiva: visioni distorte di linee orizzontali e verticali. Si tratta di un fenomeno vantaggioso per i fotografi che in tal modo possono controllarle molto più facilmente.

LINEE CURVE

Questa è una delle fotografie più famose di Henri Cartier Bresson. Le linee guida sono i corrimano che portano l’occhio fino al ciclista (istante colto al momento giusto: né un momento prima né un momento dopo). E lì si germa, con la presenza del marciapiede che blocca il passaggio vero l’alto e il muro in alto a destra che contiene l’esplorazione dell’occhio.

Altra fotografia molto conosciuta di Bresson è la seguente! Questa volta è caratterizzata dalla linea curva. L’occhio scivola seguendo il movimento della spirale e passa in rassegna i volti dei bambini a partire dal primo in alto all’ultimo a sinistra.

Osservando quest’ultime fotografie possiamo osservare quanto la scena (ovvero il contesto dove è stata scattata la fotografia, quella porzione di realtà) influenzi e renda dinamica la nostra composizione. Con semplici linee degli oggetti della nostra quotidianità possiamo tirare fuori grandi fotografie!

Fino ad ora, ci siamo occupati solamente di linee rette. Le curve hanno caratteristiche grafiche ed espressive completamente diverse. Sono contraddistinte da un graduale cambiamento di direzione, che le esclude da qualsiasi confronto diretto con i margini orizzontali e verticali dell’inquadratura, sebbene spesso abbiano un preciso orientamento. Una curva può essere anche concepita come una serie di rette che cambiano gradualmente angolazione. Pertanto, nelle fotografie, le curve possono interagire con le rette.

La direzione variabile delle curve conferisce loro un ritmo di cui le rette sono prive. Le curve possono esprimere anche un senso di movimento, o meglio di accelerazione.

(fonte: web)

L’impressione della velocità sarà più intensa nel caso in cui la scia risulterà leggermente curva. Un movimento di questo tipo pare calmo e continuo, del resto spesso le linee curve sono associate a idee di delicatezza, fluidità, grazia ed eleganza.

Per natura, come le linee diagonali, sono dinamiche. Entrambe sono in guardo di guidare lo sguardo. Le curve costituiscono quindi un secondo strumento per controllare il modo in cui la foto sarà osservata.

Rispetto alle diagonali, sono più difficili da integrare all’interno della composizione. Mentre, infatti, le prime sono spesso delle rette la cui direzione è alterata dalla prospettiva, di solito le curve devono essere reali.

Andiamo a vedere come utilizzare le linee nelle nostre scene attraverso alcuni esempi:

Un perfetto esempio di come le linee siano frutto del contrasto: la luce e le ombre proiettate non solo evidenziano le forme architettoniche degli stabili che non vediamo nella fotografia, ma esaltano il soggetto protagonista.

Osservando queste fotografie possiamo notare quanto la scena (ovvero il contesto dove è stata scattata la fotografia, quella porzione di realtà) influenzi e renda dinamica la nostra composizione. Con semplici linee degli oggetti della nostra quotidianità possiamo tirare fuori grandi fotografie!

E ricordatevi che linee le troviamo all’interno della nostra scena, non si creano. Le linee sono importanti ma non sempre! Questo perché non è realistico servirsene sistematicamente e tante volte risultano secondarie rispetto al soggetto.

Possiamo risaltare, ma allo stesso tempo possiamo decidere di abbandonarle e di concentrarci sulla composizione in tutt’altro modo.

Oltre alle linee, ci sono anche le figure geometriche che hanno dei significati particolari:

Cerchio: staticità;

Quadrato: equilibrio

Triangolo: movimento

Le ombre sono molto utili per risaltare il nostro soggetto e attirare l’attenzione da parte dell’osservatore. In questo caso formano due triangoli ai rispettivi estremi dello scatto.

(fotografia di Henri Cartier Bresson)

CORNICI E RIPETIZIONI: come catturare o far perdere l’occhio dell’osservatore?

Molto importanti e non difficili da usare sono anche le cornici e le ripetizioni.

Le cornici sono utilizzate per intrappolare l’occhio, mentre le ripetizioni tendono più a incantare l’osservatore.Entrambe sono delle regole della composizione e posso essere combinate tra di loro, come ovviamente tutte le altre (che mano a mano andremo a vedere), creando uno scenario differente in funzione non solo della scena fotografata, ma anche dell’osservatore.

CORNICE:

Tecnica che fa parte delle regole della composizione, è utilizzata per enfatizzare il soggetto nella nostra fotografia.

(fotografie di Ferdinando Scianna, scatti su commissione di D&G, 1987)

Inserire una cornice, una finestra o anche dei rami di alberi permettono di contenere il movimento del nostro occhio che non sarà più libero di muoversi e si focalizzerà su ciò che è racchiuso all’interno della cornice. L’altra caratteristica fondamentale è la sua funzione di profondità: molto spesso la cornice la troviamo in primo piano rispetto al soggetto e spesso risulta essere fuori fuoco (-> “fuori fuoco” vuol dire che è sfuocato, questo perché lo scopo della cornice è quello di esaltare il soggetto che catturiamo). Ma tante altre volte potremmo anche trovare la cornice a fuoco, sullo stesso piano del soggetto. Quali sono i soggetti che si possono esaltare di più con la cornice? In modo particolare la cornice è utilizzata per i ritratti (sia di primo piano, sia figura intera come nelle fotografie qui sopra) ma anche per i paesaggi.

Come esaltare i soggetti all’interno della cornice? Ecco alcuni consigli

Utilizzare delle cornici che troviamo già nelle nostre scene (ovvero nella realtà). In questo caso il fotografo ha catturato un elemento architettonico, un vero e proprio spaccato che funge perfettamente da cornice. L’occhio dell’osservatore non si ferma solo al primo piano dove sono posti i bambini, ma prosegue fino in fondo grazie alla profondità di campo esaltata dalla cornice.In mancanza di elementi architettonici si può ricorrere anche a elementi più semplici, più vicino al nostro quotidiano come finestre, specchi e la vegetazione

(fotografia di Henri Cartier Bresson)

In questa fotografia tramite la vegetazione ho creato una cornice per risaltare uno scorcio su Bergamo alta.

Un altro “trucco” è proprio l’utilizzo della messa a fuoco, questo perché la maggior parte dei fotografi tende sempre a tenere “fuori fuoco” la cornice per esaltare il soggetto della fotografia.

Un altro modo per esaltare l’utilizzo di più cornici è la profondità.

La maggior parte delle foto, tendenzialmente, contiene una sola cornice e sono sempre in primo piano rispetto al soggetto e spesso la stessa risulta fuori fuoco.

Tecnica per risaltare le nostre cornici è la profondità (sicuramente avrete già sentito parlare della profondità di campo) che permette al nostro cervello, appunto di assegnare una certa profondità alla nostra fotografia.

Quindi usare una cornice è più semplice di quanto pensiamo! Bastano una semplice finestra e un buon paesaggio e il gioco è fatto!

RIPETIZIONI:

in che cosa consiste l’utilizzo di questa tecnica? Fotografare degli oggetti duplicati, magari inseriti in un contesto prospettivo o con forti cromatiche. La ripetizione è utilizzata per attirare l’attenzione dell’osservatore.

(Colonne di San Lorenzo, Milano foto di Elisabetta Vaiani)

Riprendiamo questo scatto che abbiamo visto precedentemente. Questo colonnato esprime al meglio la regola della ripetizione: colonne in serie, tutte uguali, tutto ciò tende a colpire non solo il fotografo ma anche l’osservatore.In questo caso l’elemento che si ripete, ovvero le colonne, crea un senso di profondità.

(Foto di Elisabetta Vaiani)

Le ripetizioni si utilizzano molto anche per composizioni di questo genere:

In questa composizione mi sono ispirata alle opere di Andy Wharhol della pop art americana, sia per i colori che per la sequenza. Il mio intento non è stata solo quella di fare un’attribuzione ma di realizzare una ripetizione attraverso un soggetto molto semplice che tendiamo sempre a lasciare da solo.

Le ripetizioni possono suscitare un senso di calma, di ordine. Se osserviamo attentamente i seguenti scatti possiamo notare come sia predominante l’equilibrio compositivo: ogni elemento è al posto giusto proprio per attirare l’attenzione dell’osservatore.

L’importante è cercare sempre di non essere banale nella scelta di soggetti e inquadrature. Infatti se osservate il primo scatto delle colonne di San Lorenzo e lo scatto di Osama, la prima risulta molto scontata, semplice mentre la seconda è più studiata. Alle volte perdere un po’ di tempo alla ricerca di una particolare posizione o di un particolare effetto può fare la differenza. Se la foto di Osama fosse stata fatta solo una mezz’ora più tardi probabilmente avrebbe perso parte del suo fascino, risultando poco o addirittura del tutto non visibile lo sfondo.

In questa puntata vi ho illustrato queste tecniche della composizione perché semplici e interessanti da sperimentare. Vi consiglio di sperimentare (ma anche di azzardare) sempre di più con le vostre scene e di provare a studiare il soggetto attraverso linee, cornici e ripetizioni.

Spero che questi nuovi spunti vi siano i vediamo alla prossima puntata con un nuovo appuntamento ricco di contenuti.


Un caro saluto,

Elisabetta