Geni, stile di vita e prevenzione: così la Medicina diventa personale

Pubblicato il 8 Aprile 2026 in Wellness Salute
Gasparini

Perché alcune persone sviluppano un infarto pur avendo uno stile di vita apparentemente sano, mentre altre arrivano a 90 anni senza problemi cardiovascolari? Perché c’è chi sviluppa una demenza nonostante una vita attiva e chi, invece, mantiene memoria e autonomia fino a tarda età? La risposta non è mai solo nei geni, né solo nello stile di vita. È nell’interazione tra i due

Tra le prime cause di morte e malattia in Italia si registrano le malattie cardiovascolari e le malattie neurodegenerative.

Le prime, con il 30,8% dei decessi totali nel 2022 (Ministero della Salute, 2025) sono dovute a una progressiva occlusione dei vasi sanguigni che culmina in un evento ischemico acuto, come l’infarto o l’ictus.

Anche le seconde sono molto frequenti: in Italia la prevalenza di demenza è la più alta d’Europa (2,4% della popolazione) e crescerà al 4,2% entro il 2050 (Alzheimer Europe, 2025). Tra le più note troviamo il Parkinson e la malattia di Alzheimer che si caratterizzano da graduale danneggiamento dei neuroni, con conseguente declino della memoria, del movimento o di altre capacità cognitive.

Predisposizione genetica e ambiente

Molte persone si chiedono: “È colpa dei geni?” oppure “Dipende dallo stile di vita?” La risposta più corretta è: dipende da entrambi.

Alcune malattie sono causate da una singola mutazione genetica molto forte. Ma nelle malattie cardiovascolari e nella maggior parte di quelle neurodegenerative questo è raro. Più spesso si tratta di patologie multifattoriali: non esiste un solo gene responsabile, ma tante piccole variazioni genetiche che, sommate tra loro, aumentano o riducono il rischio.

Questa è la cosiddetta predisposizione genetica. Non significa avere la malattia, ma avere una probabilità di svilupparla maggiore rispetto alla media.

Accanto ai geni, giocano un ruolo decisivo i fattori ambientali e comportamentali come alimentazione, attività fisica, fumo, pressione arteriosa, colesterolo, qualità del sonno, livello di stress.

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Si può immaginare il rischio come il risultato di un equilibrio: i geni rappresentano la “base di partenza”, mentre l’ambiente e lo stile di vita possono spostare, in maniera determinante, l’ago della bilancia verso la salute o verso la malattia.

Che cos’è un Polygenic Risk Score (PRS)

Negli ultimi anni, la ricerca genetica ha identificato migliaia di piccole variazioni nel DNA associate a un aumento o a una riduzione del rischio di sviluppare determinate malattie.

Un Polygenic Risk Score (PRS) – indice di rischio poli-genico – è uno strumento che combina tutte queste piccole informazioni genetiche in un unico numero (Nature Rev Genet, 2025).

In modo semplice, funziona così:

  1. Si analizzano molte varianti del DNA di una persona.
  2. Per ciascuna variante si conosce quanto aumenta o diminuisce il rischio di una certa malattia.
  3. Si sommano questi effetti, pesandoli in base alla loro importanza.
  4. Si ottiene un punteggio che indica se il rischio genetico è più basso, nella media o più alto rispetto alla popolazione generale.

Il PRS non dà una diagnosi e non è una sentenza. Indica una probabilità, non una certezza.

Come funziona nella pratica clinica

Nella pratica, il PRS si ottiene a partire da un semplice campione biologico, come saliva o sangue. Il DNA viene analizzato da un laboratorio ed elaborato tramite metodi bioinformatici.

Il risultato viene poi interpretato da un medico genetista, che lo integra con altri dati: età, sesso, pressione, colesterolo, glicemia, familiarità, stile di vita.

Per esempio, una persona può avere un rischio genetico elevato per malattia coronarica, ma valori di pressione e colesterolo normali e uno stile di vita sano.

In questo caso, il PRS non significa che svilupperà sicuramente un infarto, ma suggerisce una maggiore attenzione nel tempo.

Al contrario, una persona con rischio genetico basso, ma con fumo, obesità e ipertensione può comunque avere un rischio complessivo alto.

Il punto centrale è che il PRS non sostituisce i fattori clinici tradizionali, ma li integra.

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PRS come strumento di prevenzione

L’aspetto più interessante del PRS è il suo potenziale nella prevenzione.

Le malattie cardiovascolari e neurodegenerative si sviluppano nell’arco di decenni. Questo significa che c’è una lunga finestra temporale in cui è possibile intervenire.

Se una persona sa di avere un rischio genetico aumentato per una certa malattia, può:

  • iniziare prima controlli periodici mirati;
  • adottare uno stile di vita più attento;
  • monitorare in modo più rigoroso fattori come pressione, colesterolo o glicemia;
  • valutare, insieme al medico, eventuali strategie farmacologiche preventive.

Anche chi ha un alto rischio genetico può ridurre significativamente la probabilità di ammalarsi attraverso comportamenti salutari.

In questo senso, il PRS può diventare uno strumento di medicina personalizzata: non più raccomandazioni generiche per tutti, ma indicazioni calibrate sul profilo individuale (JAMA, 2025).

Conclusioni e prospettive future

In sintesi, le malattie cardiovascolari e neurodegenerative nascono dall’interazione tra geni e ambiente. I geni non determinano il destino, ma contribuiscono a definire una probabilità. Il Punteggio di rischio poligenico (PRS) rappresenta uno strumento innovativo per misurare questa probabilità e, soprattutto, per trasformare la conoscenza genetica in un’opportunità concreta di prevenzione.

L’attuale offerta nel campo della prevenzione genetica basata su PRS si articola in tre modelli principali:

  • Modello business-to-business (B2B) per professionisti sanitari – come Allelica: piattaforme di supporto decisionale che forniscono PRS e strumenti genetici ai medici per l’integrazione nella pratica clinica.
  • Modello direct-to-consumer (D2C) – come Antegenes in ambito oncologico: test genetici rivolti direttamente al consumatore, con report standardizzati e limitata integrazione clinica.
  • Modello clinico integrato (in presenza) – come Cereneo Prevention: integrazione strutturata di dati genetici e parametri clinici, valutazione specialistica multidisciplinare e piano personalizzato con follow-up. È l’approccio più completo, perché traduce il rischio stimato in interventi concreti, monitorati e realmente su misura.

In ogni caso, l’obiettivo è chiaro: non intervenire quando la malattia è già presente, ma anticiparla, identificando il rischio in modo precoce e traducendolo in azioni mirate su monitoraggio, stile di vita e strategie preventive.

Bibliografia.

  1. Ministero della Salute. Malattie cardiovascolari. Ultimo aggiornamento: gennaio 2025. https://www.salute.gov.it/new/it/tema/salute-della-donna/malattie-cardiovascolari/
  2. Alzheimer Europe. The Prevalence of Dementia in Europe 2025. 2025. https://www.alzheimer-europe.org/resources/publications/prevalence-dementia-europe-2025
  3. Khera AV, et al. Polygenic risk scores for common diseases. Nature Reviews Genetics. 2025 Jan;26(1):12-28. DOI: 10.1038/s41576-024-00778-9.
  4. Lewis CM, Vassos E. Polygenic risk scores: from research tools to clinical instruments. Genome Medicine. 2020 May 20;12:44. PMID: 324234

Paolo GaspariniTesto di Paolo Gasparini, Professore di Genetica Medica, Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche Chirurgiche e della Salute, Università di Trieste, Trieste- Italia

Alberto Budillone Alberto Budillon, Genetista Medico, Istituto Materno Infantile- IRCCS “Burlo Garofolo”, Trieste, Italia


Paolo Gasparini: “Il genetista medico, tra approccio olistico e terapie su misura” (TrendSanità, 27 aprile 2025)

 


Nella foto in apertura: Laboratorio medico con team di scienziati che lavorano per la ricerca sul DNA. Ricerca biotecnologica ad alta tecnologia.

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