Rigore e crescita

Le aperture

La Repubblica: “I leader Ue: insieme rigore e crescita. Videoconferenza tra Hollande, Cameron, Monti e la Cancelliera. Fitch declassa la Grecia, giù le Borse. Anche in Spagna code alle banche. Pressing sulla Merkel. Fmi spinge la Bce ad abbassare i tassi”. A centro pagina: “Terremoti e alluvioni, lo stato non paga più”. In caso di terremoto o disastri naturali – questa la previsione contenuta nel decreto sulla Protezione civile – lo stato non pagherà più i danni ai cittadini. Le risorse, in caso di calamità naturali, dovranno arrivare dall’aumento dell’accisa sulla benzina.

La Stampa: “Crisi, l’Europa prende tempo. Obama e Cameron: ‘Aggredite l’emergenza. Merkel apre ad altri aiuti alla Grecia, l’FMI chiede alla Bce di tagliare i tassi. Vertice telefonico tra i sei leader: ‘Rigore e crescita, ma slittano nuove misure'”. A centro pagina: “Usa, i nati bianchi diventano minoranza. Il sorpasso cambia la fotografia dell’America che conosciamo e lo spagnolo minaccia l’inglese”. In alto: “Ddl corruzione, pene inasprite. Scontro Pdl-Pd. L’ira di Alfano: il governo rischia”.

Il Corriere della Sera apre con una stima dei sindaci italiani: “Imu, mancano 2,5 miliardi. I sindaci stimano che il governo dovrà alzare l’aliquota. I leader europei ora promettono ‘rigore e crescita insieme’. Il Fmi: la Bce tagli i tassi”. A centro pagina le notizie sul percorso del ddl sulla corruzione (“Salta il tavolo del confronto”) e sui dati 2011 sui neonati Usa (“Il sorpasso delle minoranze”). L’editoriale è firmato da Angelo Panebianco e dedicato alla legge elettorale.

Il Sole 24 Ore. “Rigore e crescita, accordo europeo. Leader Ue compatti alla vigilia del G8 dopo la videoconferenza tra Monti, Merkel, Hollande, Cameron, Van Rompuy e Barroso”. “Fitch declassa Atene a CCC, allarme depositi in Spagna dopo il caso Bankia”. Di spalla il percorso del Ddl anticorruzione che “spacca la maggioranza, salta il vertice con la Severino”.

Il Giornale: “Lusi: ‘Soldi anche alla Bindi’. Le rivelazioni dell’ex tesosiere gettano il centrosinistra nel panico. ‘Ho pagato pure Rutelli, Renzi ed Enrico Letta’. E il Pd che fa? Insabbia e vieta di verbalizzare le accuse. Invece tutte le grane della Lega sono finite sui giornali”.

Libero continua ad occuparsi del libro del suo giornalista Gianluigi Nuzzi. “Caccia alla talpa del Papa. Lettere inedite svelano segreti: dalla clamorosa nota per la cena tra Ratzinger e Napolitano, ai dubbi sull’Ici al caso Orlandi. La gendarmeria cerca chi le fa uscire. Ma il problema è la guerra di potere”.

Lusi

Vittorio Feltri, su Il Giornale, scrive che “Lusi parla e parla. Dalla sua bocca esce di tutto. Cose credibili o incredibili? Non siamo in grado di stabilirlo, solo di riferirne, precisando che siamo neutrali e quindi non querelabili. Rivendichiamo il diritto di cronaca. Allora: il signor tesoriere afferma di aver dato, pronta cassa, 70 mila euro a Matteo Renzi, sindaco di Firenze, promessa semimancacata del progressismo aspirante rottamatore del Pd. Questi, appreso dell’accusa, si incazza come una bestia e minaccia sfracelli”. Lusi chiama in causa anche Rutelli, che “si incazza ancora di più di Renzi”. Lusi chiama in causa anche la Bindi, e Letta, e Parisi. Il quotidiano racconta che le dichiarazioni di Lusi, rilasciate martedì notte davanti alla Giunta per le autorizzazioni del Senato, “non sono ancora finite nero su bianco”. “A dire il vero il senatore del Pdl Saro aveva proposto di registrare l’audizione dell’ex tesoriere per trascriverne le paarole, ma il presidente Marco Follini ha chiesto l’unanimità, scontrandosi con la contrarietà dei senatori Pd Legnini e Sanna, che ha di fatto impedito la registrazione della seduta in cui Lusi, parlando per due ore, ha fato nomi e cognomi dei politici di centrosinistra cui sostiene di aver versato soldi”.
Il quotidiano aggiunge anche che di solito le sedute della Giunta non vengono registrate. E che i Pm romani hanno chiesto l’acquisizione del verbale della seduta, che per il momento non esiste se non in forma sommaria.
La Repubblica, con un “retroscena” di Carlo Bonini, spiega che con la sua deposizione in Giunta per le autorizzazioni del Senato Lusi “rovescia il tavolo”, dicendo ciò che ai magistrati aveva evitato di dire. A patire dai nomi dei dirigenti del Pd – da Rutelli a Bindi, da Franceschini a Fioroni a Gentiloni a Renzi – che avrebbero ricevuto da lui fondi. A questo punto per la Procura “il nodo da sciogliere non è più soltanto se il senatore si sia abbandonato al saccheggio della cassa (circostanza ormai acclarata) ma se in questa storia di Predoni ce ne siano stati altri. Detta altrimenti, se Enzo Bianco equivalga al Trota. O, al contrario (come il presidente della Margherita dice di poter pacificamente documentare) se la differenza decisiva stia nel fatto che il primo il denaro lo spendeva per pagare i costi della politica (spese per il personale di segreteria) e il secondo per seratine in discoteca e il pieno dell’auto”.
Anche su Il Corriere della Sera un “retroscena”: “La Procura spiazzata adesso dispone nuovi accertamenti”, nel senso che i Pm “sono adesso costretti a una corsa contro il tempo per verificare se la consegna del denaro fosse legittima e se invece possano esserci altri casi di appropriazione indebita”.

Giustizia

Ieri, in Commissione affari costituzionali e giustizia della Camera, con i voti di Pd, Idv e Fli, contrario il Pdl, astenuti Udc e Lega, è passato un emendamento della Pd Ferranti che inasprisce le pene per il reato di corruzione dovuta ad atti contrari ai doveri di ufficio. Il minimo passa da 3 a 4 anni, il massimo da 7 ad 8. Un anno in più rispetto alla proposta del ministro Severino. L’autrice dell’emendamento, Ferranti, intervistata dal quotidiano, dice di essere “fiera di averlo fatto”. Il arlamentare del Pdl Francesco Paolo Sisto, pure intervistato, dice: “Ma che significa portare a 4 anni la pena minima per la corruzione? E’ una follia: vuol dire che con questa pena sii mira a criminalizzare anche comportamenti minimi presenti nella pubblica amministrazione”. La deputata del Pd recplica: “Per due sedute abbiamo accettato di tutto. Quando mi sono resa conto che il loro (del Pdl, ndr) obiettivo era quello di chiudere la seduta senza alcun passo in avanti ho chiesto la votazione. Dovevamo dare un segnale, non si può solo subire”.
Il Sole 24 Ore dà conto delle perplessità del governo sull’emendamento Ferranti: “Per il Guardasigili la modifica toglie razionalità al sistema e produrrà un effetto a catena sulle sanzioni degli altri reati gravi”.
Nella pagina successiva il quotidiano dà conto delle reazioni: “Non vorrei che Pier Luigi Bersani e il Pd volessero creare un incidente per mettere in difficoltà il governo”, dice Angelino Alfano, che ritiene che dietro lo stallo sul provvedimento anticorruzione ci sia la volontà del Pd di “mttere in difficoltà il governo”.

Politica

Si vota domenica per i ballottaggi. Al centro dell’attenzione dei quotidianiè la sfida di Parma, con quella che La Repubblica definisce “partita aperta tra Pd e 5 Stelle”: qui il candidato del centrosinistra Bernazzoli al primo turno ha ottenuto il 39,2 per cento, mentre quello del movimento di Beppe Grillo si è attestato al 19.9. E’ grande corsa al voto degli astenuti. Secondo La Repubblica “se Grillo sfonda a Parma, vorrà dire che scatta anche qui l’effetto Grecia. Se un movimento di protesta radicale centra un risultato inatteso al primo colpo, la volta dopo lo raddoppia. Prendendo ai voti da dove? Dicono che ci sia un afflusso superiore al normale negli uffici elettorali di Parma, per chiedere i certificati non ritirati al primo turno. Gli astensionisti vogliono votare, ed erano tanti: 35 per cento degli elettori”. Sempre secondo questo quotidiano potrebbe scattare “l’effetto Sansone”, ovvero: “la destra agonizzante regala i suoi voti ai grillini, purché non vinca la sinistra”. La Stampa scrive che persino il New York Times e la Cnn seguono la battaglia di Parma, città che Grillo ha definito “la Stalingrado del movimento 5 Stelle”, mandando in allarme il suo candidato, preoccupato di non spaventare l’elettorato di una cità ricca, borghese, perbenista.

La Repubblica dà conto di una prossima “convention” di Italia Futura, la fondazione di Luca di Montezemolo. “Siamo diventati qualcosa di più di un think tank. Abbiamo sedi regionali, stiamo selezionando una nuova classe dirigente., Non sono cose che fa una semplice associazione”, dice. “Non penso alle forze politiche, penso all’elettorato. A quello del centrodestra”, ha spiegato Montezemolo, che prepara un atto fondativo ed ha lanciato un manifesto liberale: “Liberale, democratico e per la crescita”. In programma una convention.

Internazionale

Il Sole 24 Ore dà conto delle prime dichiarazioni dei neoministri francesi Moscovici (economia) e Fabius (esteri). Moscovici: “E’ stato detto in modo chiaro e lo ribadisco che così com’è il Trattato (leggi fiscal compact) non sarà ratificato. Dovrà essere completato con una appendice sulla crescita, con una strategia sulla crescita. L’Europa non è un vincolo, bensì una opportunità. Un grande progetto che dovrà essere riorientato”. Fabius, che guidò la fronda socialista contro la Costituzione Ue (e contro Hollande) nel referendum del 2005: “Sono profondamente europeista – ha detto – ma abbiamo bisogno di una Europa diversa, più rivolta verso l’occupazione”. In riferimento al referendum del 2005: “Da europeista ho fatto parte di quelli che avevano capito, e detto, che l’Europa non funzionava bene. Una posizione che oggi vedo largamente condivisa”. Moscovici ha poi aggiunto che la Francia non girerà certo le spalle alle sue responsabilità fiscali: “Il debito è un nemico della Francia, lo combatteremo, e ridurremo il deficit”. Hollande ha chiesto ai membri del nuovo governo di firmare una “carta deontologica” che impone sobrietà e trasparenza nei comportamenti. Significa rinunciare ad incarichi elettivi locali, affidare la gestione del patrimonio immobiliare ad un intermediario, rifiutare incarichi privati da persone o società, le cui attività abbiano una relazione con le loro funzioni ministeriali, optare per un treno in caso di spostamenti uguali o inferiori alle tre ore.

Il Sole 24 Ore offre un articolo da Francoforte in cui dà conto delle parole del ministro delle Finanze tedesco Schauble, che “chiede la creazione dell’unione politica in Europa subito e l’elezioni diretta del suo presidente per ‘darle un volto’. Anche così, a suo parere, si può rispondere alla crisi. Schauble è convinto inoltre che l’euro richieda una politica fiscale e finanziaria comuni”. Ieri Schauble ha ricevuto ad Aquisgrana il “premio Carlomagno”, e nel discorso di accettazione del premio ha detto che occorre “rafforzare la legittimità democratica dell’europa, riformare e rafforzare le istituzioni europee per affrontare le sfide del 21esimo secolo. Secondo il ministro tedesco i partiti dovrebbero presentare i loro candidati alle elezioni per il Parlamento europeo e il vincitore dovrebbe poi essere accettato dai leader dei Governi nazionali come Presidente”. “L’unità politica ha bisogno di un volto -ha detto Schauble – dobbiamo rafforzare la legittimità democratica dell’Europa, riformare e rafforzare le istituzioni europee per affrontare le sfide del 21esimo secolo”.

Il Corriere della Sera dà conto del sorpasso, negli Usa, delle nascite di ispanici, neri e asiatici. Per la prima volta nella storia degli Usa, il New York Times ha fatto sapere che nel 2011 i neonati bianchi non ispanici sono stati meno della metà dei due milioni di nuove nascite: le minoranze, cioé, costituite da ispanici, neri, asiatici e figli di coppie miste, sono diventate maggioranza, raggiungendo il 50.4 per cento. Ne parlano anche altri quotidiani come La Repubblica e Il Sole 24 Ore. Quest’ultimo quotidiano sottolinea come le implicazioni sociali, politiche ed economiche di questi dati siano colossali. A tutt’oggi il potere politico, anche in Stati come la California, il Texas o il New Mexico, dove i bianchi sono scesi sotto il 50 per cento, resta fermamente in mano ai cittadini di origine europea. Ma le cose stanno cambiando, e i rigurgiti di sapore razzista anti-immigrazione, come l’imposizione dell’inglese quale lingua ufficiale in alcuni Stati o la legge dell’Arizona, lo stanno a dimostrare. Il quotidiano sottolinea che dal punto di vista economico lo shift democratico potrebbe essere la salvezza dell’America, poiché solo grazie ai tassi di crescita della popolazione non bianca questo Paese resterà giovane e produttivo.
Su La Stampa: “Mista e colorata, arriva l’America sognata da King”.

Il Corriere della Sera fa anche un paragone con le tendenze in Italia, e con alcune zone del Paese. In Italia nel 2010 i figli di stranieri erano solo il 14 per cento, ma nel distretto veneto delle concerie, dove lavorano praticamente solo operai stranieri, le nascite con entrambi i genitori stranieri sono state il 45 per cento (punto di riferimento è il comune di Arzignano).

Su La Stampa il corrispondente da New York Maurizio Molinari intervista il numero due del Pentagono James Townsend, in vista del summit Nato che si apre domenica a Chicago. Sull’Afghanistan dice che “dopo il 2014 gran parte della missione Nato sarà di addestramento e assistenza agli afghani”. Sull’Italia e il coinvolgimento in Afghanistan: “Non solo l’Italia ma tutti gli alleati europei si trovano in una delicata situazione finanziaria. Anche gli Stati Uniti hanno simili difficoltà. Son procblemi di cui tenere conto, ma è anche vero che negli ultimi anni abbiamo investito molto in Afghanistan, in risorse e sangue, abbiamo ottenuto progressi importanti che non possono essere abbandonati. E’ vero che i problemi economici incombono ma dobbiamo restare al fianco dell’Afghanistan. Spero che nonostante le difficoltà finanziarie l’Italia sarà capace di rinnovare l’impegno che ha finora dimostrato”.

Sul Sole 24 Ore un intervento del ministro per la cooperazione internazionale Andrea Riccardi e del presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad) Kanayo F. Nwanze: “Il G8 investa in Africa sui piccoli agricoltori”. Dove si ricorda che la fame dilaga nel Sahel e nel Corno d’Africa, e in altre zone del continente sono in corso guerre e conflitti civili. Milioni di persone soffrono per la malnutrizione in Paesi come la Bolivia e il Pakistan. Ai leader del G8 si chiede di rivolgere attenzione alla crisi alimentare mondiale, “ben più profonda e ampia della crisi economica e della crisi finanziaria. Investire nella formazione dei Paesi in via di svilluppo è il solo metodo efficace per migliorare la sicurezza alimentare dei popoli più poveri e, al contempo, stimolare la crescita economica. La crescita generata dall’agricoltura riduce la povertà almeno il doppio rispetto alla crescita degli altri settori. Ogni dollaro speso nella ricerca agricola ne produce nove in termini di produzione aggiuntiva di cibo nei Paesi in via di sviluppo”. I piccoli agricoltori hanno bisogno di accesso ai mercati, alla  tecnologia e all’informazione.

DA RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini


 

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