L’Italia debole può contagiare la Ue

Il Corriere della Sera ha in prima una grande foto di un ragazzo tra le macerie di Aleppo: “Droni sulla Libia, decollo dall’Italia”, “Usa-Russia, intesa sulla tregua in Siria”.
“Amnesie europee”, “La strana guerra all’Isis” è il titolo dell’editoriale firmato da Paolo Mieli.
In apertura a destra, le unioni civili: “L’ultima trattativa: stop alle adozioni, sì alla reversibilità”, “Unioni civili, polemiche sul patto tra Pd e Ncd”.
“L’incredibile autostima dei nostri premier”, “Da Berlusconi a Renzi”, viene commentata da Gian Antonio Stella.
A centro pagina: “Le 30 mila pensioni ‘d’oro’ che sfuggono a ogni riforma”, “Il dossier. I privilegi di parlamentari e giudici della Consulta”, di Enrico Marro.
Sulle proposte del governo sulla Ue: “In Europa servono alleati”, scrive Maurizio Ferrera.
Più in basso: “L’ipermercato? Ora è online”, “Come cambia la spesa”. Di Isidoro Trovato.
A fondo pagina, l’aggressione al professor Angelo Panebianco, che del Corriere è editorialista: “Quelle minacce in un’aula universitaria”, “Il professor Panebianco aggredito a Bologna per le sue opinioni al grido di ‘assassino’”. Se ne occupa Venanzio Postiglione.
Oggi l’addio a Umberto Eco nel cortile sforzesco a Milano. A ricordarlo -e a ricordare gli incontri avuti con lui negli anni- è oggi Bernard Henri-Lévy: “Quando Eco rispose ai quiz (di Deleuze)”, “Deleuze lo incalzava pieno di stupore. A Mitterrand disse: leggo solo dizionari”.
La Repubblica: “Unioni civili, il Pd ha deciso, fiducia e addio adozioni”, “Domani in aula il maxiemendamento al posto della Cirinnà. Protesta gay”.
Sul tema, un commento del professor Stefano Rodotà: “La strada dei diritti”.
A centro pagina: “’Partono dall’Italia i droni armati contro l’Is’”, “Gli Usa: Roma ha dato l’ok da un mese. Tregua in Siria, accordo Obama-Putin”.
E il richiamo ad un’intervista all’alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi: “La Ue s’è persa, uno scandalo per tutti quelle piccole vittime nell’Egeo”.
Sulla colonna a destra, in grande evidenza: “Così Washington spiava i telefoni di Berlusconi”, “Wikileaks, documenti dal 2008 al 2011”, “Intercettati i giorni della crisi di governo”. Con foto di Berlusconi al vertice di Nizza tra Sarkozy e Merkel.
E due analisi, firmate rispettivamente da Claudio Tito (“Quel Paese alleato senza guida”, nel 2011) e da Carlo Bonini (“Prima lo stupore, poi la paura”, sui casi che hanno visto coinvolti dalle intercettazioni Nsa anche Germania e Francia).
A fondo pagina: “Blitz all’università, insulti a Panebianco”.
In prima, sulla politica italiana, anche “la polemica” che vede coinvolto il possibile candidato del centrodestra a Roma, Guido Bertolaso: “’Roma terremotata, io l’uomo giusto’. L’Aquila insorge: Bertolaso, vergogna”.
La Stampa ha in esclusiva il rapporto di Bruxelles sulla nostra economia: “’L’Italia debole può contagiare la Ue’”, “I rilievi della Commissione: scarsa crescita e debito. Il premier: deficit più basso di Monti e Letta”, “Riconosciuti i progressi delle riforme, ma restiamo sotto osservazione”, scrive Marco Zatterin da Bruxelles.
E per quel che riguarda il piano del nostro governo: “’La Bce da sola non basta. Più fondi per lo sviluppo’”.
Di fianco, il sondaggio su Facebook lanciato dal presidente del Consiglio italiano: “Renzi agli utenti del web: quali riforme vorreste?”.
“All’Unione serve più politica”, scrive nell’editoriale l’economista Mario Deaglio.
Sulla colonna a destra: “Droni Usa da Sigonella per colpire Isis in Libia”, “Siria, intesa Usa-Russia”.
A centro pagina, grande foto di un gruppo di donne iraniane nell’atto di mostrare cartelli a sostegno dei candidati moderati alle elezioni parlamentari che si terranno venerdì prossimo, sotto il titolo: “Iran, il benessere sfida gli ayatollah”, “Investimenti europei con la fine delle sanzioni. E arriva il primo treno della Via della seta”. Ne scrive Claudio Gallo, inviato a Teheran.
Di fianco: “Unioni civili: fiducia. Ora il nodo welfare”, “Verso il maxi-emendamento Pd-Ncd”, “Gli orfani del femminicidio sono oltre 1600 dal 200 a oggi, ‘Dovete tutelare anche noi’”.
“Adesso tocca ai diritti delle donne”, scrive in un commento Emanuele Felice, secondo cui la questione omosessuale è solo la punta di un iceberg di un fenomeno rispetto al quale siamo il fanalino dell’Occidente: la discriminazione di genere (a partire dalla disparità di reddito).
A fondo pagina, il delitto di Castellamonte: “Gabriele ingannò anche la maestra di Sanremo”.
Il Fatto prende spunto dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio ieri, in un incontro all’Associazione della Stampa estera in occasione dei due anni di governo: “Renzi fa l’autospot. La stampa estera gli ride in facci”, “Propaganda. Tragicomico annuncio sulla Salerno-Reggio ai giornalisti stranieri”, “Intanto il premier invade l’Italia con maxi-manifesti autocelebrativi pagati dai gruppi Pd, cioè dallo Stato”, “Diecimila pannelli pubblicitari su autobus e pensiline, migliaia di cartelloni in 118 città. Tra le promesse, oltre a quelle contenute nelle nuove slides, c’è anche l’annuncio: il 22 dicembre si completa l’autostrada iniziata nel 1964”.
“Il bugiardo sincero” è il titolo dell’editoriale del direttore Marco Travaglio.
A centro pagina, su “Sanità e mazzette”: “Lombardia, gli amici di Cielle in affari con Lady Dentiera”, “Nelle informative dell’inchiesta che ha terremotato la Regione di Maroni, i racconti di come l’azienda scelse di cambiare cavallo con il tramonto di Formigoni”.
Sulle università: “Così un decreto del governo tiene i ricercatori lontano dall’Italia”, “Fino al 2015 chi otteneva finanziamenti europei poteva tornare in patria come professore associato, ora da precario”, “Cattive sorprese della Giannini”.
A centro pagina, su Forza Italia: “Una ragazza di troppo: così B. regala a Verdini anche Azzurra Libertà”.
Sulle unioni civili: “Union gay, la resa”, “Il Pd in ginocchio da Alfano: niente stepchild adoption”.
In basso: “Venti di guerra”, “Il Wsj: ‘Dall’Italia partono droni verso la Libia’”.
“ “Facebook e le jihadiste dell’utero”, “Sfida tra mamme”, “Gara per postare foto di figli e dimostrarsi ‘famiglia’”, di Selvaggia Lucarelli.
Libero: “Pagheremo una tassa anche per dimetterci”, “Dal 12 marzo”, “L’addio non sarà efficace senza la convalida del ministero, da attivare con una procedura internet che finirà appaltata a Caf e sindacati. E per i datori di lavoro c’è il rischio reintegro”.
Più in basso, caricatura del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, immersa in una vasca colma di denaro: “Per aiutare la Madia spendiamo 1,2 miliardi”, “I costi delle consulenze alla Pa saliti del 61%”.
Sulle unioni civili: “E Renzi divorzia da se stesso. Unioni civili con Alfano”.
Sull’incontro di Renzi ieri alla Stampa estera in occasione dei due anni di governo: “’Ho sbagliato qualcosa’. Matteo teme il referendum”, “presa di coscienza del calo di consenso”.
L’editoriale del direttore Maurizio Belpietro è dedicato al caso che ha visto contrapposti la Apple e la giustizia Usa sulle intercettazione del killer di San Bernardino: “Se il killer islamico ha più diritto alla privacy del Cavaliere italico”.
Sulla successione alla guida di Confindustria: “Segreti e favoriti della corsa a quattro per Confindustria”. Di Fausto Carioti.

Isis, Siria

La Stampa: “C’è l’intesa Putin-Obama sul cessate il fuoco in Siria. Assad convoca le elezioni”, “Lo stop da sabato. La Turchia: nessuna operazione di terra da soli”. L’articolo è firmato da Francesco Semprini, che spiega come Usa e Russia abbiano deciso di istituire una “linea diretta di comunicazione e, se necessario, di un gruppo di lavoro congiunto per scambiare informazioni importanti” dopo l’entrata in vigore della tregua in Siria. Casa Bianca e Cremlino copresiederanno la task force che monitorerà il rispetto della tregua. Le parti in lotta in Siria dovranno “confermare” alla Russia o agli Usa “il loro impegno al cessate ill fuoco entro mezzogiorno del 26 febbraio”. Il Cremlino ha assicurato che eserciterà la sua influenza su Damasco e ha detto di augurarsi che gli Usa facciano altrettanto con i loro alleati e le forze dell’opposizione siriana.
Sul Corriere: “Siria, c’è la data per il cessate il fuoco”, “Accordo Usa-Russia sul 27 febbraio. Telefonata Obama-Putin. Assad indice elezioni ad aprile”. Ne scrive Lorenzo Cremonesi, evidenziando che i punti deboli del nuovo accordo si riassumono nella dinamica stessa dell’intreccio di conflitti a più livelli: in primo luogo il cessate il fuoco non riguarda Isis e nemmeno le milizie quaediste di Al Nusra, radicate tra il fronte delle stesse “forze moderate” sostenute dagli americani e dai Paesi sauditi con l’Arabia saudita in testa. Ciò significa che in Siria si continuerà a sparare anche dopo sabato e dunque chiunque potrà prendere a pretesto qualsiasi blitz “contro i terroristi” come giustificazione per riprendere le proprie operazioni. Un altro motivo di scetticismo sta nella complessità delle forze in campo: i turchi, sebbene anche ieri abbiano ribadito di non voler inviare truppe di terra in Siria, stanno bombardando le milizie curde intorno ad Azaz ed Efrin. Azione che disturba Mosca, che negli ultimi mesi si sta progressivamente sostituendo a Washington nel sostenere i curdi siriani.
Su Il Sole 24 Ore è Alberto Negri a sottolineare come l’intesa sia fragile: “Ma ognuno potrà scegliersi il nemico”: “in pratica la tregua è così selettiva che si può parlare di una guerra che continua con un tragico menu alla carta. Ognuno può scegliersi il proprio nemico: un cessate il fuoco con il fuoco”. E “la Turchia ha già chiarito che continuerà a colpire i curdi siriani, definendoli ‘terroristi’”.
Su La Repubblica: “’tregua in Siria da sabato’, telefonata tra Obama e Putin. Assad: ‘Elezioni il 13 aprile’”, “Dallo stop alle ostilità esclusi gli attacchi contro lo Stato islamico e Al Nusra. Gentiloni da Erdogan. Intercettazioni dei contatti tra esercito turco e Is” (in quest’ultimo caso si riferisce di accuse di un giornale turco ieri, ma non è citato il nome del quotidiano). L’articolo è firmato da Nicola Lombardozzi (da Mosca).

Libia

Sul Corriere, a firma di Guido Olimpio: “Libia. Droni Usa dalla Sicilia. Il Paese snodo dell’Isis per soggiogare l’Africa”. Roma ha appena autorizzato gli Usa ad usare Sigonella come base di partenza per le missioni di bombardamenti dei droni. Fino a pochi mesi fa i velivoli potevano condurre solo missioni di intelligence. Un via libera concordato a gennaio -ha rivelato il Wall Street Journal- dopo un negoziato “segreto”. La Difesa, però -sottolinea Olimpio- ha posto 3 condizioni: i velivoli possono agire solo in appoggio a unità d’élite nel caso siano in pericolo, ogni incursione sarà autorizzata volta per volta, la disposizione si applica a qualsiasi area dove dia presente l’Isis. “Differenze sottili -sottolinea Olimpio- visto che le Special Forces hanno compiti quasi sempre d’attacco”. E se il Pentagono volesse ripetere il blitz di Sabratha partendo dal nostro Paese, la risposta sarebbe no. Posizione assunta – spiega il Wsj- per evitare polemiche. Equilibrismi mentre il nemico “corre come un fuso”, scrive ancora Olimpio spiegando che le analisi concordano sul fatto che l’Is sta consolidando l’avamposto libico. I 3mila militanti sono diventati 6mila. Se non 10mila, come sostengono fonti francesi.
Su Il Fatto: “Baratto di Sigonella, così l’Italia riduce il rischio libico”, “Ok ai droni americani nella base siciliana per raid contro i jihadisti nell’ex colonia. Usa-Russia, accordo sulla Siria”. Ne scrive Giampiero Gramaglia.
La Stampa: “A Sigonella droni anti-Usa armati per le missioni anti-Isis in Libia”, “Accordo tra Italia e Stati Uniti: per le operazioni serve il via libera di Roma. I velivoli potranno colpire obiettivi terroristici in tutto il Nord Africa”, scrive Francesco Grignetti.
E sulla stessa pagina il “retroscena” di Paolo Mastrolilli dal New York: “Così l’America prepara il blitz anche senza governo di unità” in Libia. “Il Pentagono -si legge- spinge per intervenire appoggiandosi agli alleati”. Gli Usa favoriscono la creazione del governo di unità nazionale mediato dall’Onu, per concordare con l’esecutivo le operazioni per sradicare l’Isis: ma nel frattempo Washington colpisce gli obiettivi terroristici che si presentano e che vanno eliminati subito, come è accaduto a novembre con il capo locale dell’Is Abu Nabil, o la settimana scorsa con il tunisino Noureddine Chouchane, che addestrava nuove reclute per l’Is.
Su La Repubblica: “Libia, l’Italia dice sì all’America: ‘Droni armati saranno utilizzati per la difesa delle forze impegnate contro Daesh. Il governo dovrà concedere di volta in volta il ‘via libera’ al Pentagono”, scrive Giampaolo Caladanu, secondo cui “non è escluso che i velivoli posano essere impegnati anche in altri teatri di operazione”.

Brexit

Ieri alla House of Commons il premier britannico Cameron ha difeso l’accordo raggiunto con l’Unione europea.
Il Corriere: “Cameron: ‘La Brexit è un salto nel buio’. La City per l’Europa. Ma la sterlina crolla”, “Il premier spiega ai Comuni l’accordo con Bruxelles. ‘Boris? Si oppone per interesse personale’”. Dove Boris è Boris Johnson, suo compagno di partito che si è detto favorevole all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. E il quotidiano propone ai lettori una sintesi dell’articolo con cui Johnson, sul Daiy Telegraph, ga spiegato le ragioni del suo impegno contro la Ue: “’Sono europeo. E non sopporto il modo in cui confondiamo l’Europa -patria della più grande cultura del mondo, alla quale la Gran Bretagna contribuirà per sempre- con il progetto politico dell’Unione europea. Non c’è nulla di antieuropeo o xenofobo nel voler votare per l’uscita dalla Ue”. Fabio Cavalera, corrispondente da Londra, riferisce che i “boss” della Shell, di British Telecom, di Vodafone, Rio Tinto, Bae System, hanno firmato un appello pro-Ue. Si aggiungono ai colossi del credito come Lloyds, Hsbc, Barclays.
La Repubblica: “Cameron: ‘Brexit, un salto nel buio’”, “Il premier attacca Boris Johnson ai Comuni. La City contro l’addio all’Europa, la sterlina precipita al livello più basso degli ultimi sette anni. Per l’uscita dalla Ue quasi la metà dei deputati conservatori e sei ministri”. Racconta Enrico Franceschini che Cameron ha ridicolizzato la proposta del sindaco di Londra Boris Johnson di votare per l’uscita dall’Europa per poi rinegoziare un rientro a condizioni migliori per la Gran Bretagna: “Conosco tanta gente -ha detto il premier- che inizia le pratiche per divorziare ma nessuno che divorzia per rimettersi successivamente insieme”; “Io non sono qui per ricandidarmi. Non ho altro programma che quello che è meglio per il nostro Paese”. In questo caso il riferimento è alla ambizione di Boris Johnson di cavalcare il referendum della Brexit nella convinzione che questo potrà portarlo ad impossessarsi della poltrona di Cameron: è insomma come se il primo ministro dicesse davanti a tutti al vecchio compagno di scuola (Eton), università (Oxford) e a partito conservatore che Johnson non fa gli interessi della nazione, ma pensa alla carriere.
Sul Corriere Cavalera racconta anche “lo strappo degli scozzesi”, visto che la leader dello Scottish National Party, Nicola Sturgeon, ha chiarito che se Londra voterà per l’uscita dall’Ue faranno “un nuovo referendum per l’indipendenza”. Perché, spiega Cavalera, di lasciare l’Ue i secessionisti non hanno la minima intenzione. La presa di posizione affonda le radici in un documento approvato nel 1988 dal congresso dello Scottish National Party: indipendenza in Europa. Il suo promotore fu l’ex leader Alex Salmond.

Usa (primarie)

Su La Repubblica il reportage di Federico Rampini da Las Vegas: “Trump trasforma Las Vegas in uno spot per sedurre l’America delle slot machine”, “Nel suo grattacielo dorato attenderà i risultati del ‘caucus’ repubblicano del Nevada. Un test per il supermartedì che lo vede favorito in altri undici Stati”.
Su La Repubblica un’analisi di Alberto Bisin: “Il populismo Usa tra miracoli e paure”, “Per Sanders e Trump sarebbe la crescita a finanziare il disavanzo sociale. Ed entrambi danno supporto a politiche ptotezionistiche”.
Sadiq Kahn, musulmano laburista, candidato a sindaco a Londra.
Su La Repubblica, intervista a Sadiq Khan: “Io, musulmano e vero europeo, sarò sindaco a Londra”, “Origini pachistane, padre autista di autobus, madre sartina. Parla il candidato del Labour alla guida della capitale britannica”. Cresciuto in una Council Houise, gli alloggi popolari assegnati dallo Stato ai poveri, Khan esce dai ghetti di periferia -racconta Enrico Franceschini- si laurea in legge, fa l’avvocato, lavora nel campo dei diritti umani, viene eletto deputato per il partito laburista. Ora ha 45 anni ed è il candidato del Labour all’elezione del maggio prossimo per la carica di sindaco di Londra: la poltrona che è stata per 8 anni del laburista Ken Livingstone e poi per altri 8 del conservatore Boris Johnson. I sondaggi lo danno per favorito contro il candidato dei Tories, Zac Goldsmith, ricco, aristocratico e schierato, come Boris Johnson, per la Brexit- Dice che a Londra “il gap ricchi-poveri si è allargato a dismisura. Case, trasporti, istruzione, sono troppo cari”, “Ho un piano per costringere i costruttori a erigere una casa popolare per ogni due che fanno. Miglioreremo i trasporti. Daremo incentivi alle scuole statali”. Cosa significa la sua identità di musulmano? “Significa pregare, digiunare durante il ramadan. Ma la mia identità ha più facce: sono musulmano, britannico, europeo, laburista, avvocato, padre. Ho amici di tutte le religioni r amo Londra perché le rispetta tutte. Mi si spezza il cuore, quando sento che Trump vuol cacciare i musulmani”. Come si batte l’estremismo islamico? “Riconoscendo che esiste. Lottando per l’integrazione. Dando medlli positivi ai giovani”. Lei un laburista blairiano, post-blairiano o anti-blairiano, come il nuovo leader del Labour, Jeremy Corbin? “Non mi piacciono le etichette. Preferisco misurarmi sulle cose concrete. Non puoi essere sindaco di Londra ed essere anti-europeo e anti-immigrati. Non puoi essere sindaco di Londra ed essere contro il business. Ma per me è meglio un giorno al governo che 5 mila all’opposizione. Non mi accontento di fare l’oppositore eroico, voglio vincere e governare per cambiare le cose”. Cosa pensa del referendum per l’uscita della Gb dall’Ue? “Per la Gran Bretagna è importante restare in Europa e per Londra ancora di più: questa città è piena di europei! Ho sentito dire che è la quinta più grande città italiana dopo Roma, Milano, Torino e Napoli, non è vero? Ebbene, alle elezioni per il sindaco possono votare anche i residenti europei, abbiamo perso le ultime per pochi voti, alle prossime voi italiani potreste fare la differenza! Votatemi. Non vi deluderò”.

Immigrazione, Europa

Su La Repubblica: “Germania, assalto ai profughi, attaccati un bus e un ostello. L’ultradestra soffia sull’odio”, “Incendio doloso in un rifugio di Bautzen, anche bambini tra gli spettatori. Il governo condanna. La leader di Afd: ‘Insulti dai richiedenti asilo’”. A raccontare la vicenda è Tonia Mastrobuoni, da Berlino.
E sulla stessa pagina: “’Migranti, facciamo come in Austria’, la rivolta della Cud contro la Merkel”, “Insidiati dai populisti i candidati cristiano-democratici di 3 Laender contro il governo”. Di Tonia Mastrobuoni.
A pagina 13, intervista all’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), Filippo Grandi, che dice: “L’Europa sta perdendo se stessa, i bambini affogati nell’Egeo uno scandalo che riguarda tutti”, “Nessuna guerra è abbastanza lontana da non riguardarci, i muri rischiano di isolare interi Paesi”, “La Grecia rischia di diventare uno Stato abbandonato e chiuso dove i migranti in arrivo non trovano più possibilità di uscire”.

India

Su La Repubblica un articolo di Raimondo Bultrini: “New Dehli, lotta di casta, bloccato l’acquedotto, 16 morti negli scontri”. Dove si spiega che la più rappresentativa popolazione di proprietari terrieri di una casta alta, i “Jat”, ha deciso di mostrare i muscoli per ottenere qualcosa che sulla carta non le appartiene, ovvero uno status di censo inferiore, con il relativo diritto alle quote di impiego e di studio per i non abbienti. Dalla settimana scorsa hanno cinto d’assedio il nord ovest della capitale con poderosi blocchi di incroci e ferrovie oltre alla Highway che attraversa i territori delle grandi compagnie di Gurgaon, fino al confinante Rajastan, dove vive un’altra parte degli 80 milioni di membri Jat. Ed hanno sequestrato e distrutto parte delle condutture dell’acquedotto che rifornisce circa dieci milioni di abitanti di Dehli.
Iran
Su La Stampa il reportage da Teheran di Claudio Gallo: “Treni dalla Cina e capitali dall’Ovest. Così risorge Teheran”, “La fine delle sanzioni ha aperto il Paese agli investimenti. E arriva il primo convoglio della nuova via della Seta”. Ma “gli ambienti iraniani più oltranzisti vedono il business con l’Occidente come un possibile grimaldello per il famoso cambio di regime che le sanzioni (certo, qualcuno dirà che non era il loro obiettivo) non sono riuscite ad ottenere. L’aumento e una maggiore diffusione del benessere rappresentano in fondo una sfida per il mondo degli ayatollah e una minaccia al loro potere”.
Su Il Foglio un lungo articolo di Tatiana Boutourline dedicato alle elezioni che si terranno venerdì per il Parlamento e per l’Assemblea degli Esoerti, “che elegge (e in teoria può rimouvere ka Guida suprema2: “Le selezioni iraniane”, “Più che eleggere i rappresentanti del popolo, in Iran al limite si può scegliere tra gli insider del regime”. La coalizione dei moderati va dal riformista “stile Khatami” Mohamed Reza Aref al conservatore atipico Ali Motahhari, “la competizione all’ombra del deal sul nucleare si gioca tra l’ambizione dello sviluppo e il fantasma dell’invasione culturale”.

Bolivia

Su La Repubblica: “La Bolivia abbandona Evo Morales”, “Metà Paese ha detto ‘no’ nel referendum di modifica della Costituzione per consentirgli il quarto mandato. Il presidente sconfitto nelle città, ma scandali e corruzione gli hanno fatto perdere consensi anche tra gli indios”, scrive Omero Ciai.
Su Il Fatto se ne occupa Roberto Zanini: “Il Morales della storia: troppo potere stufa anche gli indio”.

Petrolio

Su La Repubblica: “Dalla Norvegia alla Russia, tutti i guai dei ‘petrol-Stati’”, “Il crollo delle quotazioni del greggio ha innescato la crisi dei conti pubblici e l’aumento della disoccupazione. Soffrono anche Venezuela e Arabia”, spiega Maurizio Ricci sottolineando che “il fondo sovrano di Oslo, il più ricco del pianeta, deve intervenire per tappare i buchi di spesa” e che “a dicembre Mosca ha lanciato la sua spending review, ma poi il barile è sceso ancora”.

L’islamismo, l’Islam e noi

In prima sul Corriere un editoriale di Paolo Mieli stigmatizza “le amnesie europee”: “Ha dell’incredibile quanto l’Europa, nel tempo che intercorre tra un attentato islamista e quello successivo, sia incapace di essere all’altezza della situazione”. “Ci ricordiamo delle nostre libertà soltanto in presenza di atrocità, come gli attentati a Parigi. Molti intellettuali pensano che i problemi gravi siano altri, come il clima. E preferiscono girare al largo”. Cita le dichiarazioni del deputato Pd Khalid Chaouki all’indomani della strage del Bataclan (“L’integrazione è fallita, il buonismo di una certa sinistra fa il nostro male e ai musulmani servirebbe un Papa come Papa Francesco”) e le reazioni aggressive che seguirono nei suoi confronti; poi Kamel Daoud, scrittore algerino che ha denunciato su Le Monde la “miseria sessuale” del mondo arabo e che si è attirato per questo le accuse di islamofobia e un appello di sociologi e storici che lo contestavano per aver usato triti “clichés orientalisti”. Secondo Mieli “mentre una parte della discussione pubblica si impantana sull’islamofobia, il resto prende il largo. Giusto il tempo di far sbollire l’ira dei giorni successivi a un attentato ed ecco che riemergono le tesi assolutorie nei confronti dei terroristi islamici”.

E poi

Due “esclusive” sui quotidiano di oggi.
La Repubblica dedica le pagine 6, 7 e 9 alla pubblicazione (insieme a L’Espresso) dei file che per la prima volta provano i controlli nel nostro Paese da parte della National Securuty Agency. Al centro dell’attenzione c’è l’ex presidente del Consiglio Berlusconi: “Intercettati i telefoni di Palazzo Chigi, così gli americani spiavano Berlusconi”, “Registrati pure i colloqui dell’allora capo del governo e dei suoi collaboratori nella fase decisiva che portò alle dimissioni” nel 2011. Sono gli sviluppi del caso Wikileaks, che ha diffuso le note e le intercettazioni in collaborazione con Repubblica e L’Espresso. L’intelligence Usa raccolse anche le frasi del presidente francese che avvertiva: ‘Le istituzioni finanziarie italiane potrebbero saltare in aria come un tappo di champagne”. Il documento viene analizzato e commentato da Stefania Maurizi e Claudio Tito (che ricorda “i giorni dello spread”).
A pagina 9: “Dall’Onu al Wto, il Grande Orecchio ascoltava di nascosto i potenti della Terra”, di Stefania Maurizi. E di fianco un’analisi di Carlo Bonini: “L’ira dell’Europa per i controlli cancellata dalla paura dell’Is”, “Le reazioni di Parigi e Berlino, la minaccia di ritorsioni e la promessa di Obama: ‘Mai più’”.
L’altra “esclusiva” è su La Stampa, che ha visto il “country report” dell’Ue sulla nostra economia e ne riassume i contenuti così: “Italia bene su riforme e lavoro, ma vulnerabile sul debito”, “Ancora squilibri. Spending review poco efficace”, “Dalle nostre carenze effetti negativi per l’Eurozona”, “Rischi per la bassa crescita e imprese poco competitive”, “Nel mirino abolizione dell’Imu e innalzamento dei pagamenti in contanti”. La Commissione torna a sottolineare che “riforme come la recente abolizione della tassa sulla prima casa appaiono in contrasto con l’obiettivo di allargare la base imponibile e spostare il peso dai fattori produttivi verso proprietà e consumi”.

redazione grey-panthers:
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