Frattini va allo scontro con Merkel e Sarkozy, ma Obama li elogia

Le aperture

Il Corriere della Sera dedica il titolo più grande al titolo “Gli ispettori nelle Procure. Accertamenti del governo su Bari e Napoli. Woodcock: intercettazioni, per fortuna c’è il Quirinale”. E poi: “Lettera di Papa dal carcere: mi liberano se parlo del premier”. In alto: “L’Italia contro il direttorio franco-tedesco”. “Mario Monti: l’Italia non è mai stata così estranea alle decisioni”. E ancora: “Giorno di euforia in Borsa: Milano +3,6 per cento”.
Sulla politica: “Berlusconi apre a Scajola. E i ribeli ora frenano. L’idea di vendere case popolari agli inquilini”.

La Repubblica: “Caso escort, ispezioni sui pm. Il Guardasigilli manda gli ispettori nelle Procure di Napoli e Bari. L’inchiesta su Berlusconi divisa tra Puglia e Roma. Papa: vogliono che accusi Silvio. Gli editori: no alla legge bavaglio”. A centro pagina: “Berlusconi vuole il doppio condono. No di Tremonti, spunta la mini-patrimoniale. Rinviato il decreto”. Il titolo di apertura è per l’Europa: “Frattini va allo scontro con Merkel e Sarkozy, ma Obama li elogia”. Una delle analisi, firmata da Andrea Bonanni, è titolata: “Siamo sempre più isolati”.

Il Giornale: “Woodcock mi libera se incastro Berlusconi”. “La denuncia di Papa”. “Dal carcere l’onorevole rende noto un presunto ricatto del pm”. “Partono le ispezioni alle Procure di Napoli e Bari”. Il titolo di apertura è per le “manovre di palazzo”  (come le chiama il quotidiano) della politica interna. “Scajola ora si ferma e il Pdl respira. Resta il caso Tremonti”.

Libero offre una intervista al Ministro della Giustizia Nitto Palma: “Farò pagare i giudici. Nitto Palma annuncia in un’intervista a Libero multe salatissime alle toghe che sbagliano. E intanto invia gli ispettori dei Pm che indagano su Berlusconi e le escort a Napoli e Bari”.
L’editoriale, firmato dal direttore Belpietro: “Caro Ministro, si guardi le spalle”. Dove si definisce “mossa giusta, e rischiosa” l’intenzione esposta deal ministro che intende stralciare la responsabilità civile dei magistrati dalla riforma della giustizia, per far procedere la parte che riguarda “le multe alle toghe” senza attendere il complessivo riordino del settore. “Diciamo subito che la cosa non ci fa piacere”, scrive Belpietro, “non tanto perché non condividiamo la necessità di far pagare a giudici e pm gli arresti ingiustificati” ma perché “temiamo che questa decisione si ritorca contro di lui”.

Il Fatto quotidiano: “Strappiamo il bavaglio. Giornalisti, editori, docenti universitari e Cgil contro la porcata di B. che vuole far tacere l’informazione sui processi di B. Il Pdl chiama, Nitto Palma risponde: ispettori a Napoli e Bari”. A centro pagina, sulla situazione politica: “Altro che rivolta, Scajola e gli ex dc trattano sulle poltrone future”.

Il Foglio dedica alla situazione nel Pdl il titolo di apertura; “Per il Cav è meglio uno Scajola all’uscio che un autocrate al Tesoro. Il premier sa che l’ex ministro non vuole arrivare alla rottura e vuole usarlo per ridimensionare Tremonti. Formigoni e Alemanno cauti”.

Giustizia

Sul Corriere della Sera si parla delle ispezioni nelle procure di Bari e Napoli disposte dal Ministro Nitto Palma che rispondono a “sollecitazioni arrivate dal Pdl e dal Pd, in uan logica bipartisan che forse mirava a calmierare la polemica politica. E invece ottiene, come era prevedibile, l’effetto contrario”. A Bari, spiega il quotidiano, il ministro avrebbe acquisito dal Csm gli atti delle audizionidell’ex pm di Bari Scelsi e del Procuratore capo Laudati. Scelsi aveva denunciato il suo capo per presunti ritardi nella chiusura della inchiesta. A Napoli invece gli inviati del ministero dovranno “per prima cosa verificare la questione della competenza”. A Bari inoltre c’è una denuncia delle Camere penali, che hanno inviato al ministro nei giorni scorsi, su uno dei legali di Tarantini, sollevato dal segreto professionale dai Pm durante l’inchiesta. A Napoli gli ispettori dovranno occuparsi anche della fuga di notizie su una intercettazione tra Lavitola e Berlusconi.

Economia

Intervistato dal Corriere della Sera, il ministro Romani spiega di non essere “pregiudizialmente contrario al condono”. “L’idea di far uscire allo scoperto – chiarisce Romani – chi non paga è da tenere in considerazione, ovviamente sapendo che esistono vincoli europei”. A Tremonti dice: “Io parlo di numeri e fatti concreti, non accetto discussioni sui teoremi di carattere generale. Il dibattito deve essere sulle cose”. Secondo il Corriere della Sera sul condono c’è il “muro di Tremonti e Bossi”: il Cavaliere, secondo l’analisi del quotidiano, non scarta l’ipotesi condono, magari da inserire nella delega fiscale. Secondo La Repubblica “Berlusconi insiste sul doppio condono”, ed è convinto che “‘anche Tremonti si dovrà ricredere'”. Per il quotidiano il premier punta alla sanatoria fiscale e a quella edilizia per trovare risorse per la crescita. Conta così di dare una scossa all’economia che permetterebbe al centrodestra di rivincere le elezioni. E molti, nel governo e nel partito di maggioranza, pensano che questo porterà ad un nuovo corpo a corpo con il ministro dell’Economia e che il duello si concluderà con la testa del ministro Tremonti. Non a caso ieri il ministro ha partecipato al direttivo della Lega insieme a Bossi ed ai suoi colonnelli: “Tremonti – spiega un fedelissimo del premier – è andato a cercare la sponda del Carroccio contro di noi. Non a caso, dopo l’incontro a via Bellerio, Bossi e Tremonti hanno fatto filtrare il loro comune no alla ipotesi del condono”. Secondo il Corriere si pensa anche ad un prelievo dell’1 per cento sulle baby pensioni nella legge di stabilità: porterebbe qualche decina di milioni di euro, visto che coloro che sono andati in pensione con meno di 50 anni sono 535.752. Le pensioni concesse sotto questa soglia di età sono concentrate al nord, poiché si attestano al 65 per cento circa. Al primo posto c’è la Lombardia, con 110.497 baby pensioni; seguono Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Restando al Corriere, il superpartito dei pro-sanatoria sul condono comprende il capogruppo Pdl alla Camera Cicchitto, il coordinatore Verdini, il ministro La Russa, e si allarga a deputati campani come Nicola Cosentino e ai responsabili di Scilipoti.

Europa

Le parole pronunciate ieri dal nostro Ministro degli Esteri Frattini a Lussemburgo, all’indomani del vertice tra la Cancelliera tedesca Merkel e il Presidente francese Sarkozy, fanno discutere: “Noi pensiamo che una situazione globale non si risolve con assi bilaterali”, ha detto Frattini, dando voce – secondo il Corriere – ai malumori dei Paesi che più hanno pagato le conseguenze finanziarie delle dilazioni e degli attendismi imposti da Berlino e Parigi nella politica comune anticrisi e nel salvataggio della Grecia. “Francamento di tutto quell’incontro non siamo riusciti a capire quale sia il succo”, ha detto ancora Frattini. “Sarebbe meglio rilanciare il metodo comunitario, che faccia sedere tutti i Paesi membri al tavolo del consiglio, senza perdere tutto questo tempo, rischiando di far fallire la Grecia”. Peraltro ieri è slittato di una settimana a sorpresa il vertice Ue inizialmente previsto per il 17 ottobre, dedicato alla strategia complessiva per arginare la crisi nell’eurozona. Secondo alcuni, Berlino e Parigi vorrebbero più tempo per concordare il piano di ricapitalizzazione delle banche, per evitare tracolli come quello della banca franco belga Dexia e contagi a catena. Ma Sarkozy vorrebbe l’intervento della Ue e Merkel preferirebbe che a pagare siano gli azionisti delle banche o i singoli Stati. Il Corriere, riferendosi alle perplessità sollevate in Europa dall’asse Franco-tedesco, sottolinea come la linea dei due Paesi non abbia risolto la crisi greca, e sembri guardare principalmente alle banche francesi e tedesche esposte nei Paesi a rischio. Il ministro degli esteri tedesco ha replicato a Frattini: “Germania e Francia sono le economie nazionali più grandi dell’eurozona”. E Sarkozy ha  comunicato di aver avuto da una telefonata di Obama “il pieno appoggio” alla strategia franco-tedesca. Decisamente diversa la lettura de La Repubblica, secondo cui alle parole del ministro Frattini l’Europa ha risposto “a stretto giro di posta con l’ennesimo schiaffo, rinviando il vertice al 23 ottobre come chiedevano i tedeschi”. E a corredo di questa lettura il quotidiano intervista il direttore del giornale francese Les Echos, Herny Gibier, che dice: “Da voi leaderhip fragile. Parigi e Berlino essenziali per evitare il contagio”. E l’editorialista del giornale tedesco Die Welt, Clemens Wergin, secondo cui è “paradossale lamentarsi”, “siete una causa della crisi e il premier pensa ad altro”. Sullo stesso quotidiano, peraltro, si dà conto di un editoriale del Wall Street Journal, secondo cui l’Italia potrebbe aver truccato i conti per entrare nell’Euro, con una analogia con la Grecia.
Su Il Foglio (“Bilaterali senza ali”) un editoriale sottolinea che “il ministro Frattini ha fatto bene a porre un dubbio su quel che fanno – e soprattutto ottengono – i francesi con i tedeschi”. “Si può pensare che l’Italia si senta esclusa dal processo decisionale europeo, ma non è così: Frattini ha soltanto detto che il re è nudo”, poiché, parlando del salvataggio della banca Dexia, ha sottolineato che “costerà un bel mucchietto di euro a paesi che tutto sommato sembravano del tutto immuni”, il che vuol dire che la crisi può colpire chiunque. Una analisi sullo stesso quotidiano insiste: “Dietro l’accordo tra Merkel e Sarrkozy non c’è nessun accordo”, nel senso che vi sono divergenze sulla soluzione da adottare.
Ieri anche le parole dell’ex Commissario Mario Monti, sulla crisi dell’euro. “L’Italia non è mai stata così decisiva per l’avvenire dell’Europa e così estranea alle decisioni sull’avvenire dell’Europa”, ha detto in un forum del Corriere della Sera.

Egitto, Tunisia, Iran

Gran parte dei quotidiani hanno oggi inviati in Egitto, dopo gli scontri dei giorni scorsi tra cristiani copti e forze di sicurezza. La Repubblica, inviato Alberto Stabile: “‘Noi cristiani, massacrati dall’esercito”. Si parla di una vera e propria caccia all’uomo. Il Papa dei copti, Shenuda, ha proclamato tre giorni di digiuno penitenziale per riportare la pace tra cristiani e musulmani. “La sensazione è che, differenza di altri scontri a sfondo religioso – scrive La Repubblica – stavolta non sarà facile ristabilire la calma”, innanzitutto perché la verità su quel che è successo domenica notte, chi sia stato ad innescare gli incidenti, e perché, latita. Né può essere d’aiuto l’indice accusatore che il primo ministro Essam Sharaf, troppo cauto e diligente nell’obbedire alle direttive del consiglio supremo delle forze armate, punta contro non meglio precisati maligni cospiratori, impegnati in un “complotto per far saltare la transizione alla democrazia”. Questo è “il ritornello di tutti i dittatori” ed ignora il profondo scontento verso gli uomini incaricati di traghettare il Paese alla democrazia. I poliziotti per le strade si voltano dall’altra parte se vedono violazioni, l’economia ristagna, la giunta militare non è riuscita ad indicare un chiaro percorso politico-istituzionale: lo testimonia la decisione di abrogare l’articolo 5 della nuova legge elettorale, che riservava un terzo dei seggi in Parlamento a candidati indipendenti, misura che potrebbe favorire solo partiti organizzati come i Fratelli Musulmani.
Anche il Corriere della Sera descrive la paura e la rabbia dei copti, una comunità che si sente assediata e abbandonata. Dice uno di loro, commentando le parole con cui la giunta militare ha ieri condannato le uccisioni: “Anche dopo l’attacco alla messa di capodanno ad Alessandria parlavano tutti, cantavano perfino quanto siamo uniti copti e musulmani. E poi? Non hanno trovato i responsabili di quella strage, né di nessun altro attacco contro noi copti. Non ci fanno costruire chiese, ma il venerdì i musulmani pregano ovunque indisturbati. I militari sono come Mubarak, vogliono solo protarre lo status quo. Cresce quindi nella comunità la decisione di andar via.
Libero parla di “centomila scappati dall’Egitto, di cui uno su dieci è copto”.
Su Il Foglio l’inviato Daniele Ranieri scrive: “L’appello all’islam e al pericolo inesistente del dilagare dei cristiani è stato infallibile: in piazza sono davvero scese bande di cittadini aizzati dalla polizia, s’è scatenata una caccia ai cristiani, “cristiani dove siete, qui c’è l’islam”, gridavano. I copti si sono difesi vigorosamente, aiutati da altri giovani musulmani che cantavano “cristiani e musulmani una sola mano”, come ai tempi che oggi sembrano remoti della rivoluzione ecumenica di febbraio. La Fratellanza musulmana sta facendo le cose con un proprio partito, nell’ambito della gara politica, e per questo negozia e si scontra quasi ogni giorno con i generali. Questa del Supremo consiglio delle Forze armate è invece una deriva autoritaria, che s’alimenta di tensioni religiose e ideologiche (come nel caso dell’assalto all’ambasciata d’Israele). Si crede che l’Egitto possa essere diretto verso il modello turco, un partito islamico di maggioranza impegnato a contendere legge dopo legge il territorio ai laici. Invece è più diretto verso il modello algerino: una giunta militare disposta alla violenza, in questo caso a passare con i mezzi blindati sopra a una processione dei cristiani copti pur di mantenere il potere”.

Si occupano di Tunisia oggi La Repubblica e Il Foglio. Nel primo caso si torna a parlare dell’assalto che circa 300 integralisti islamici hanno lanciato all’emittente privata Nessma, rea di aver trasmesso il film di animazione franco-iraniano Persepolis, tratto dal fumetto autobiografico di Marjane Satrapi. Persepolis è la storia delal rivoluzione iraniana vista attraverso gli occhi di una bambina, che sogna un Allah barbuto. Altro tema incadescente del momento è il nihab nelle università, che gli studenti laici vorrebbero abolire. Queste scene di ordinaria violenza, arrivano alla vigilia del voto del 23 ottobre prossimo, con cui si dovrà eleggere l’assemblea costituente.
Il Foglio: “In vista delle elezioni l’islamismo gioca la carta del panico”. Anche qui si racconta la vicenda di Nessma, l’emittente televisiva di Tarak Ben Ammar. Il confronto vede contrapposti gli islamici di Ennada, legato ai Fratelli Musulmani, allo schieramento laico che fa riferimento al polo democratico modernista. I sondaggi danno per vincente il primo, la scorsa settimana il leader Gannouchi ha annunciato che cercherà di plasmare la Tunisia in nome di una “moderata forma di sharia”.
Il Corriere parla delle 90 frustate cui è stata condannata una attrice iraniana Marzieh Vafamehr, per aver recitato in un film che descriveva la vita reale delle donne iraniane, sorprese dalla polizia in feste a capo scoperto: un anno di carcere e la pena corporale, la pellicola è stata vietata nel Paese ma gira illegalmente.

E poi

L’inserto R2 de La Repubblica, con corrispondenza da New York, titola: “Marx a Wall Street”, dove si spiega che gli Usa riscoprono l’autore del Capitale, che piace ai giovani “indignati”, ma anche ad analisti, professori, finanzieri. Con una analisi di Paul Krugman, che compare sotto il titolo in prima pagina “Il ritorno di Karl Marx nel cuore di Wall Street”, “quei ricchi isterici che minacciano i valori americani”. Sul Corriere si racconta degli indignati di Wall Street che vanno a lezione di filosofia, ascoltando le parole dello sloveno Slavoj Zizek, star del pensiero radicale, presentatosi a Zuccotti park per parlare della fine del capitalismo.
Il Corriere della Sera si occupa anche delle primarie socialiste in Francia, e in particolare del “terzo uomo” della gauche: “E’ il berbero Montebourg, anticapitalista e no global, che si è piazzato al terzo posto con il 17 per cento dei voti, e cui i sondaggi accreditavano solo un cinque per cento. Invece, le sue parole a favore del protezionismo, contro le banche, contro gli speculatori lo hanno premiato nei giorni della crisi greca e delle rivolte degli indignados. Al referendum sulla costituzione europea nel 2005 votò no, e in queste primarie sarà l’ago della bilancia, poiché potrà scegliere se sostenere Hollande o Martine Aubry.

 

DA RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini

redazione grey-panthers:
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