Berlusconi, condanna e proteste

Le aperture

La conferma della condanna per Silvio Berlusconi e l’incidente al porto di Genova: sono questi i due principali temi di apertura dei quotidiano

Il Corriere della Sera: “Berlusconi, condanna e proteste”. “Anche in appello quattro anni. ‘Persecuzione, può avere effetti gravi’”. “Prevista l’interdizione dai pubblici uffici, l’ultima parola alla Cassazione. Il Pdl: sentenza contro le larghe intese”.

La Repubblica: “Berlusconi, un’altra condanna”, “confermati quattro anni per i diritti tv Mediaset. Il Pdl: è persecuzione”, “nella sentenza d’appello anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Si riapre la battaglia sulla ineleggibilità”. “Giustizia, via libera a Nitto Palma”.

La Stampa, sotto la testata, parla dell’incidente di Genova: “’Non c’è macchina…’, quella nave impazzita nel porto di Genova”, “bilancio del crollo: sette morti e due dispersi. Comandante indagato, ma la pista è l’avaria”. A centro pagina: “Berlusconi, condanna confermata”, “in appello quattro anni per frode fiscale. Il Pdl insorge: la solita persecuzione”, “diritti Mediaset, per l’ex premier interdizione dai pubblici uffici. Nitto Palma alla Commissione giustizia senza i voti Pd”.

Il Fatto quotidiano: “Berlusconi delinquente anche in appello”. A centro pagina: “Il Pd cede, passa Nitto Palma. Il Movimento 5 Stelle: ‘L’ha voluto Napolitano’”.

L’Unità: “Berlusconi, condanna confermata”, “diritti tv, in appello quattro anni per frode fiscale e interdizione dai pubblici uffici”. A centro pagina, con foto: “Nove morti, il dramma di Genova”. E sulla elezione in Commissione giustizia: “Nitto Palma alla Giustizia senza i voti Pd”.

Libero ha in prima una caricatura di Benny che raffigura Enrico Letta e Silvio Berlusconi in manette. “Governo in manette” è il titolo, e poi si spiega che il tribunale di Milano conferma la condanna di Berlusconi per il caso dei diritti tv, “una sentenza bomba pure per Letta. Il Pdl grida alla persecuzione, il Pd ne approfitterà per buttare tutto all’aria”.

Il Sole 24 Ore: “Imu, super-acconto per le imprese”, “l’incremento del prelievo interessa anche negozi, alberghi e centri commerciali”, “aumenti dal 50 al 200 per cento rispetto al 2012 della rata del 17 giugno. Pesano i moltiplicatori più alti e le aliquote maggiorate”. In taglio basso si scrive che la Corte dei conti ha bocciato gli ultimi atti del governo Monti, dal decreto Sviluppo alla legge di Stabilità, perché le coperture sono a rischio: “’Decreti Monti, gettito a rischio’”. E poi le parole del Ministro del Lavoro: “Giovannini: la Cig in deroga sarà rifinanziata, ma in arrivo nuovi criteri”. Di spalla: “Berlusconi condannato a quattro anni in appello per i diritti Tv Mediaset.

Il Giornale: “Sentenza impresentabile”, “Milano, i giudici avvelenano la politica: confermata la pena per il caso Mediaset. Il Cav: mi perseguitano, ma il governo non rischia”. “Nitto Palma eletto alla commissione giustizia senza i voti Pd. E’ la solita Italia”.

Sentenza diritti Mediaset

Sulla prima pagina de Il Sole 24 Ore l’editoriale che Stefano Folli dedica alla condanna di Berlusconi in appello porta questo titolo: “Ma la linea del Pdl non cambia”. Folli sottolinea come la sentenza di appello non abbia riservato sorprese: “la sorpresa è invece che Berlusconi non rovescerà il tavolo del governo”, la sentenza era stata da lui messa nel conto, tanto che si era premunito, in vista del ricorso in Cassazione, allargando il collegio difensivo ad uno dei penalisti più illustri e influenti come il professor Franco Coppi. Sul piano politico si esercita il “nuovo Berlusconi” che per Folli si è trasformato, “strano a dirsi”, in un fattore di tenuta e di stabilità del sistema. Viceversa, per quel che riguarda il Pd, “la sentenza accentua il nervosismo e la difficoltà di stare ai patti”, poiché il malessere nel partito è profondo e il centrosinistra soffre l’alleanza: si avverte una gran voglia di buttare tutto all’aria e di correre a confondersi con i 5 Stelle”. Su Libero: “Silvio frena i suoi che vorrebbero le urne: per adesso non attaccate il governo, rispetterò l’impegno preso con Napolitano”. Così il quotidiano riassume lo stato d’animo del Cavaliere, che avrebbe detto: “Ho dato la mia parola a Napolitano, e intendo mantenerla. Sosterremo il governo con senso di responsabilità, teniamo distinta l’aggressione giudiziaria che mi vede vittima con il sostegno che diamo ad Enrico Letta”, “sui contenuti non faremo sconti al governo. Dobbiamo dare risposte incisive ai nostri elettori”. E il direttore Belpietro considera quella dei giudici “una mazzata a Letta”, e spiega: “La sentenza di Milano indebolisce l’esecutivo: per il Pdl sarà dura restare in silenzio mentre il suo leader rischia il carcere, e l’ala dura del Pd ne approfitterà per provare a sciogliersi dall’abbraccio con il Caimano”. Belpietro scrive che per il Pd sarà difficile fare finta di niente: fino a ieri Berlusconi era da ritenersi innocente, e formalmente ancora lo è. Ma con l’avvicinarsi del verdetto della Cassazione, che potrebbe arrivare entro pochi mesi, ancora lo sarà? O, al contrario, l’ala più oltranzista del Pd deciderà di approfittare della sentenza per regolare i conti all’interno del Pd e sciogliersi dall’abbraccio con il caimano?”. Insomma, come potrà un partito “che non riesce neppure esprimere un segretario o un reggente” ignorare la condanna e attendere la decisione della Suprema corte? E sulla stessa pagina, in riferimento alla elezione del nuovo primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce: “Il Cav spera nella Cassazione, il nuovo presidente non è ostile”.

Anche su Il Corriere della Sera ci si sofferma sulla linea scelta da Berlusconi, cui tanto i falchi che le colombe avrebbero consigliato il silenzio. Si è quindi organizzata quella che il quotidiano definisce la “controffensiva”: attacchi a testa bassa ai giudici, ma senza coinvolgere il governo nella questione. Secondo il quotidiano, peraltro, il Cavaliere si sarebbe aspettato una sentenza in qualche modo diversa: non una assoluzione, ma – e sarebbero queste parole del Cav – “aver ribadito anche nelle virgole la sentenza di primo grado, senza nemmeno qualche mese di sconto di pena, e soprattutto aver riconfermato quella vergogna della interdizione dai pubblici uffici per me è intollerabile, insopportabile, e può avere effetti molto gravi”. Anche perché – scrive il Corriere – forse il peggio deve ancora venire: tra una o due settimane, quando il processo Ruby andrà a sentenza, la “vergogna” potrebbe ripetersi. E cosa farà allora la sinistra? Come reagirà alle sirene della piazza e dei grillini? Nella pagina seguente, si dà conto della reazione dei “pentastellati”, che avrebbero salutato con un applauso, durante una loro assemblea, la notizia della condanna del Cavaliere, tanto che Roberta Lombardi, la capogruppo M5S a Montecitorio ha esortato la Giunta per le autorizzazioni del Senato, appena sarà costituita, ad accelerare sulla ineleggibilità di Berlusconi.

Sul Fatto un articolo ricorda che manca ancora la Presidenza della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari del Senato: il ritardo è dovuto al fatto che – scrive il quotidiano – quella poltrona, che per prassi viene concessa alla opposizione, è ancor più importante ora, dopo la condanna in appello “del senatore Silvio Berlusconi”. Se il Cav venisse condannato anche in Cassazione alla interdizione dai pubblici uffici sarebbe compito della Giunta dichiararlo decaduto dalla sua carica. Ed è la stessa Giunta in cui si dovrebbe discutere della ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario pubblico. Fino a ieri il candidato unico era il leghista Raffaele Volpi, ma nelle ultime ore Sel e il Movimento 5 Stelle hanno rivendicato la Presidenza per sé.

Per chi voglia ripercorrere le tappe del processo sui diritti tv Mediaset, segnaliamo la pagina de L’Unità in cui si ricostruisce come secondo l’accusa Berlusconi abbia gonfiato il valore dei diritti tv che Fininvest e poi Mediaset hanno acquistato dalle major americane tra il 1994 e il 1998 creando, attraverso società offshore, costi fittizi a carico del Biscione per 368 milioni di dollari. Una sopravvalutazione che avrebbe consentito a Berlusconi di creare fondi neri con una evasione fiscale di 7,3 milioni di euro sui bilani del 2002 e 2003 (per i due anni precedenti è già intervenuta la prescrizione). Una lunga ricostruzione compare anche sul Corriere della Sera, a firma di Luigi Ferrarella, e sul Fatto, a cura di Antonella Mascari. Va ricordato peraltro che è stato assolto, come accaduto già in primo grado, il Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Confermata la condanna a tre anni, invece, per quello che viene considerato il “socio occulto” di Berlusconi, il produttore american Frank Agrama. Tre anni coperti da indulto, scrive il Corriere della Sera.

Intanto ieri il Csm doveva nominare il nuovo Presidente della Corte di Cassazione, e sul nome di Giorgio Santacroce, scrive La Stampa, è stata battaglia fino all’ultimo. Non per caso, visto che Santacroce, scrive il quotidiano, è “inseguito dalla nomea di cripto-berlusconiano da almeno dieci anni, da quando cioè in una udienza del processo Imi Sir a Milano, interrogato da Ilda Boccassini, raccontò in palese imbarazzo di aver frequentato Cesare Previti. La cena dello scandalo avvenne a Roma, nello studio di Previti”, in un periodo imprecisato degli anni 80, quando Santacroce era un giovane sostituto procuratore e conduceva l’inchiesta sulla strage di Ustica, dopo essersi occupato per dieci anni di terrorismo rosso e nero. Al processo disse alla Boccassini di aver visto Previti tre o quattro volte in tutta la sua vita. Le correnti di sinistra della magistratura avrebbero preferito Luigi Rovelli, ma le congratulazioni a Santacroce, da sinistra, non sono mancate. La neopresidente della Commissione giustizia della Camera Ferranti si è complimentata: “Il presidente Santacroce è persona di esperienza, equilibrio e capacità organizzative”.

Polemico Il Fatto: “Csm formato ‘Cesarone’, Santacroce va in Cassazione”.

La Repubblica: “Santacroce alla Suprema corte, la spunta il candidato di destra”. Dove si racconta che al Csm della ormai famosa cena nello studio Previti non ha parlato nessuno: “Anzi, la sinistra (del Csm, ndr) critica che se ne sia parlato perché questo avrebbe compattato il centrodestra”. La verità è che i giochi erano fatti da tempo.

Pd

“Pd ancora senza intesa”, scrive L’Unità, spiegando che sarà un comitato ristretto a tentare in extremis di individuare un segretario di garanzia in vista dell’Assemblea di sabato: spetterà ad una commissione formata dai capigruppo Pd Zanda e Speranza, da Ivan Scalfarotto, Marina Serena e il coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola sondare gli umori tra oggi e domani per arrivare alla assemblea di sabato con una proposta che si spera condivisa. Il quotidiano dà conto dell’incontro tenutosi ieri mattina tra Bersani e Renzi, che non avrebbe opposto veti né su una segreteria di Anna Finocchiaro, né sull’altro nome che ieri ha preso quota, il capogruppo alla Camera Speranza, indicato da Bersani, su cui avevano dato il via libera sia i lettiani sia la componente Areadem. Si riportano quindi tra virgolette gli orientamenti di Renzi: “Segretario, io non faccio storie sui nomi, va bene tutto, purché venga riconosciuto anche a noi un ruolo nel partito”, “non abbiamo nulla da dire sul nome di Finocchiaro ma riteniamo che Speranza sia un altro segnale verso il rinnovamento”, e ai suoi avrebbe detto: “Non saremo noi a metterci di traverso, ragazzi, a noi interessa la premiership”. L’obiezione di una parlamentare che a lui fa riferimento sarebbe stata questa: “Matteo, noi non possiamo interssarci anche del partito, perché se continua così alle prossime elezioni ci saranno solo macerie”. La risposta di Renzi: “Non dobbiamo disinteressarci, ma lasciare che decidano loro sul nome, noi chiediamo che ci assegnino l’organizzazione”.

E quando si parla dell’organizzazione, ci si riferisce, come si spiega in un articolo de La Stampa, all’incarico di responsabile organizzativo: si tratta di colui che organizza le primarie. Il bersaniano Nico Stumpo, attuale titolare dell’incarico, venne definito scherzosamente da Renzi “il mio serial killer di fiducia”, e gli piacerebbe sostituirlo con il suo fedelissimo Luca Lotti.

Un retroscena di Repubblica ha questo titolo: “Democratici senza guida, partito-caos”. Si legge che ormai regge solo l’asse Bersani-Letta, “più amicizia che intesa politica, perché intorno ci sono ‘solo macerie’, incertezza sul futuro e lotte violente nell’area degli ex Ds. Sono stati sacrificati sull’altare dell’odio da Massimo D’Alema e il segretario uscente due candidati per la segreteria Pd che avevano un po’ di peso e di consenso. Il Pd “sembra finito, liquefatto, e non si capisce come nei due giorni che mancano all’Assemblea nazionale possa essere rianimato”. Si consumano “vendette tremende dopo la partita del Quirinale e i 101 franchi tiratori. Bersani ha messo nel mirino D’Alema e viceversa. L’ex premier è fuori da tutto. Lo descrivono furibondo. Al segretario uscente rimprova la condotta sulla vicenda del capo dello Stato, e ancora prima l’esclusione dalle liste elettorali. Il suo nome non sarebbe mai stato proposto a Berlusconi per il Colle, malgrado una consultazione riservatissima tra i grandi elettori lo avesse inserito di fatto nella rosa. Bersani invece vede la mano di D’Alema nella vicenda che ha portato alle sue dimissioni”. Resta poi, come sottolinea in un altro articolo il quotidiano, il nodo politico del rapporto tra il Pd e il governo di emergenza, difficile da spiegare ai militanti che hanno occupato i circoli una alleanza con Berlusconi. Quanto a Bersani, ha detto ieri che non farà alcuna proposta per la segreteria, ed ha indicato, “a sorpresa”, il metodo che il quotidiano considera il più sgradito ai capicorrente: si presentino le candidature con le firme a sostegno e poi sarà l’assemblea a decidere. Ecco perché il titolo di questo articolo è il seguente: “Pd, corsa al buio per la segreteria”, dove si racconta anche che “spuntano Fassino e Chiamparino”.

Su La Stampa: “Pd, ora spunta Speranza, ma nel partito è caos totale”, “Cuperlo si candida alla segreteria, scontro sull’anticipo del Congresso”.

Internazionale

Scrive L’Unità che Roma è tornata ed essere “crocevia della diplomazia mediorientale”, con la due giorni del segrtario Usa John Kerry (che peraltro è alla sua seconda visita a Roma nel giro di due mesi). E da Roma -scrive L’Unità- riparte soprattutto il dialogo tra israeliani e palestinesi. Parte dall’Italia questo “nuovo inizio” perché – come spiega una fonte diplomatica al seguito del segretario di Stato, l’Italia è considerata un Paese amico “da entrambe le controparti”. Kerry ha incontrato a Roma la ministra della giustizia israeliana Livni, che è anche negoziatrice del processo di pace. E altro incontro significativo in chiave mediorientale è quello che ha avuto con il ministro degli esteri giordano Judeh. Oggi Kerry incontrerà alla Farnesina il nostro ministro degli esteri Bonino, poi sarà a Palazzo Chigi da Letta (che l’Amministrazione Usa considera “un amico fidato degli Usa”). Sarà l’occasione per parlare non solo di Medio Oriente e primavere arabe, ma di Europa, euro, lotta alla pirateria. Nel pomeriggio, l’ultima bilaterale di Kerry sarà con Tony Blair, rappresentante del Quartetto Usa-Russia-Ue-Onu sul Medio Oriente. Kerry ha annunciato che tornerà in Medio Oriente il 21 o 22 maggio per incontrare il premier israeliano Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen: “Penso che sia giusto dire che stiamo lavorando su questioni in grado di dare una svolta al processo – ha detto – e lo stiamo facendo con una serietà di intenti che, credo che la Livni sia d’accordo con me – non c’era stata da un po’ di tempo”. L’Unità riferisce anche di un “segnale distensivo” venuto due giorni fa da Gerusalemme: con grande discrezione, per non scatenare l’ira dei coloni, il governo israeliano nelle ultime settimane ha di fatto congelato la costruzione di nuovi insediamenti. Il governo ha interrotto la pubblicazione dei bandi per la costruzione delle nuove case in territorio palestinese, adempiendo al pre-requisito che poneva il presidente palestinese Abu Mazen, quello di iniziare a negoziare sui territori occupati solo nel momento in cui Israele avesse interrotto la costruzione di nuovi insediamenti.

Il Corriere della Sera titola: “Il mondo passa da Roma per rifare il Medio Oriente”. Si scrive che al centro delle ipotesi è tornato un vecchio piano saudita volto a soddisfare le richieste palestinesi offrendo ad Israele in cambio il riconoscimento da parte di una ventina di Stati arabi.

La Stampa, in un articolo dal titolo “Kerry, riparte da Roma il pressing Usa su Israele”, scrive che il governo israeliano punta a rendere stabile la localizzazione a Roma del processo di pace in Palestina. Il quotidiano scrive che anche la Siria è stata al centro della girandola di bilaterali romane: Kerry, in arrivo a Roma da Mosca dove aveva incontrato il presidente Putin e il ministro Lavrov, ha annunciato, oltre allo stanziamento di 100 milioni di dollari per i profughi, una conferenza internazionale a Ginevra. A fine maggio verrà eletto il nuovo capo dell’opposizione siriana e gli Usa insistono in un allargamento della opposizione, che si sta dando delle strutture istituzionali, con il contributo dell’Italia, e che sta per designare i membri dell’esecutivo provvisorio. Il ministro Bonino si ripropone di ospitare in Italia la prossima riunione del gruppo “amici per la Siria”, ed ha precisato che la soluzione che si cerca per questo Paese è “politica”. Precondizione è l’uscita di scena di Assad, hanno ribadito da Washington ieri il portavoce della Casa Bianca Jay Carney e da Beirut la coalizione della opposizione siriana.

E poi

Su La Stampa, l’intervista al Presidente del Senato Pietro Grasso. La questione affrontata è quella dello ius soli: “Parlare di ius soli senza condizioni” ovvero concedere la cittadinanza a chi semplicemente nasce in Italia “può trasformarsi in un grosso affare per i trafficanti di esseri umani”. Servono insomma regole e condizioni certe che consentano di superare lo ius sanguinis, che esclude dai diritti di cittadinanza “migliaia, forse milioni di individui, che risiedono, lavorano, si relazionano in tutto e per tutto con il nostro Paese”.

Il Corriere della Sera racconta che due ministri francesi, ovvero quello dell’interno Valls e la ministra per i diritti delle donne e portavoce del governo Najat Vallaud-Bel Kacem, hanno rinunciato ai loro interventi al convegno in corso a Firenze dedicato all’Europa, allorché hanno appreso che tra gli oratori era previsto lo studioso ginevrino Tariq Ramadan. L’entourage della ministra Belkacem ha fatto sapere con un comunicato: “la presenza dei ministri impegnerebbe la Francia e non si può pensare neppure per un istante che venga concesso una sorta di lasciapassare al signor Ramadan e alle sue posizioni oscurantiste, contrarie ai diritti della donna e ai valori della Repubblica”.

Su Il Sole 24 Ore attenzione per la designazione del nuovo direttore generale del WTO, il brasiliano Roberto Acevedo, che prende il posto del francese Lamy. Acevedo dovrà innanzitutto rilanciare il ciclo di negoziati del Doha Round. Secondo il quotidiano si tratterà di affrontare squilibri creati da liberalizzazioni nel mondo non coordinate, soprattutto nei settori manifatturieri. Questo ha fatto calare i prezzi dei prodotti, ma non in utti i settori: i servizi sono rimasti relativamente al riparo dalla competizione, le intese sui brevetti hanno diffuso monopolo. Nella stessa pagina si dà conto del primo passo formale della Commissione Ue che, sul fotovoltaico, ha proposto al comitato antidumping tariffe tra il 35 e il 68 per cento: “L’Europa mette i dazi sui pannelli cinesi. Bruxelles accusa la Cina di aver invaso il mercato europeo a colpi di sussidi”

redazione grey-panthers:
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