Viaggio lungo la Via della Seta, dalla Cina all’Asia Centrale

Pubblicato il 18 giugno 2018 in , da redazione grey-panthers

Un viaggio lungo l’antica Via della Seta è un viaggio tra storia e leggenda. Dalla capitale dell’Impero Celeste, alle province del Gansu e del Qinghai con gli antichi monasteri tibetani ricchi di tradizioni e religiosità: le grotte di Binglingsi sul fiume Giallo, raggiungibili solo via fiume; i monasteri di Labrang e Ta’er; il “Buddha dormiente” di Zhangye; le “Montagne Arcobaleno”, una vasta area caratterizzata da particolari stratificazioni di rocce colorate; Jayuguan, l’ultimo baluardo della Grande Muraglia; le incredibili grotte di Mogao a Dunghuang (UNESCO). Si prosegue per le suggestive rovine delle città morte nei pressi dell’oasi di Turpan nello Xinjiang. Quindi Kashgar, per assistere al mercato domenicale che richiama tutte le etnie della regione: Uiguri, Tajiki, Kyrghizi. Poi l’altopiano del Pamir, con una sosta  . Attraversato il Torugart Pass (circa 4000 m) ci si addentra tra le montagne del Kyrghizstan, nel cuore dell’Asia Centrale, un mondo totalmente diverso. Si trascorre una notte in yurta, sulle rive del lago Song-kul, nel vero spirito nomade, ospiti di una famiglia di pastori kyrghizi. Poi il grande lago Issyk-kul e la moderna capitale Bishkek. Viaggio condotto da un  accompagnatore italiano esperto.


 

1° giorno / Italia – Pechino

Partenza in serata da Milano Malpensa con volo di linea Turkish Airlines per Pechino, via Istanbul. Pasti e pernottamento a bordo.

2° giorno / Pechino – Lanzhou

Arrivo a Pechino nel primo pomeriggio, disbrigo delle formalità d’ingresso in Cina e prosecuzione per Lanzhou con volo di linea interno. Arrivo a Lanzhou, accoglienza da parte dello staff locale e trasferimento in hotel. Pranzo a bordo. Cena in ristorante locale. Pernottamento in hotel.

3° giorno / Lanzhou – Bingling Si – Xiahe (le grotte di Binglingsi) (310 km)

Dopo la prima colazione visita dell’interessante Museo Provinciale del Gansu, il cui pezzo forte è rappresentato dal famoso gruppo bronzeo del Cavallo Volante del Wuwei, risalente a 2000 anni fa e ritrovato sotto un tempio, in una tomba della dinastia Han, a Wuwei nel 1969. Il cavallo, alto 14 cm, è rappresentato al galoppo con lo zoccolo frontale che calpesta una rondine in volo. Partenza in minibus per un lungo trasferimento verso sud-est. Lungo il percorso escursione in barca veloce (circa 40 minuti) al complesso di grotte buddhiste di Bingling Si, situate in una gola del Fiume Giallo le cui pareti sono alte circa 60 m. Nel corso di 1600 anni schiere di artisti, appesi alle pareti per mezzo di funi, hanno realizzato 183 nicchie e sculture nella roccia porosa. Risparmiate al tempo dalla Rivoluzione Culturale, le grotte sono oggi minacciate dalle piene del fiume. Rimaneggiate e restaurate più volte nel periodo Qin in cui iniziarono i lavori, furono poi terminate durante la fiorente dinastia Tang. Protagonista di questo scenario spettacolare è una statua del Maitreya seduto, alta 27 mt. Si torna indietro (altri 40 minuti di navigazione) e si prosegue via terra verso sud attraversano suggestivi paesaggi caratterizzati da terrazzamenti ricavati sui rilievi di loess (roccia sedimentaria costituita da granuli di quarzo, calcite, idrossidi di ferro e minerali argillosi, formatasi per deposito detritico provocato dal vento in regioni pre-desertiche). In questa zona vive la minoranza mussulmana Hui e ci sono numerose moschee in forma di pagoda cinese con tanto di minareto. Arrivo a Xiahe in tarda serata. Pensione completa. Pernottamento in hotel.

4° giorno / Xiahe (il Monastero di Labrang)
Dopo la prima colazione visita del Monastero di Labrang, importantissima sede della religione Gelupga, della setta dei “Berretti Gialli”. Il monastero, sito nella valle montana, è uno dei sei più grandi monasteri tibetani esistenti (gli altri cinque sono i monasteri di Ganden, Sera, Drepung e Taslilhumpo in Tibet e Ta’er nel Qinghai) e ed è un attivo luogo di culto e pellegrinaggio. La struttura del complesso è enorme, tutt’intorno al monastero corre una via di pellegrinaggio di 3 km disseminata di lunghe file di ruote della preghiera e santuari. L’unico modo per accedere alle sale interne degli edifici è partecipare a una visita organizzata che normalmente comprende l’istituto di Medicina, il Tempio d’Oro Ser Kung, la principale Sala della Preghiera e il museo. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio visità di Xiahe e possibile escursione nei dintorni del vicino villaggio di Sangke, con vaste praterie dove i tibetani portano al pascolo le loro mandrie di yak. D’estate questi pascoli ondulati si tingono delle più splendide tonalità di verde e si ammantano di fiori selvatici. Cena e pernottamento in semplice hotel.

5° giorno / Xiahe – Tongren – Ta’er Si – Xining (il Monastero di Kumbum) (circa 350 km)
Dopo la prima colazione partenza verso nord-ovest per il Qinghai con un lungo percorso, paesaggisticamente splendido, attraverso alte montagne (l’altezza media del percorso è di circa 2.700-2.800 mt). Si attraversano le verdi praterie di Ganjia, disseminate di accampamenti di nomadi che pascolano greggi di pecore e mandrie gli yak. Lungo la strada si toccano caratteristici villaggi. Visita del complesso monastico di Tongren e dell’annessa scuola d’arte religiosa, che rimane un riferimento per la produzione di “thangka”, le icone votive dipinte su seta o altri materiali. Si prosegue verso nord, sempre attraverso le montagne, lungo il corso del fiume, per giungere a Ta’er. Visita al monastero di Kumbum, che insieme a quello di Xiahe rappresenta un sito importantissimo della comunità tibetana cinese. Qui nacque Tsongkhapa, il fondatore della setta “Berretti Gialli”. Se fortunati si può assistere alle suggestive preghiere dei monaci e ad altri momenti dell’istruzione religiosa. Si continua per Xining, il capoluogo del Qinghai. Cena e pernottamento in hotel.

6° giorno / Xining – Zhangye (paesaggi montani e campestri) (circa 340 km)

Dopo la prima colazione partenza per una giornata di trasferimento verso nord- ovest, attraverso distese infinite di campi di colza in fiore che colorano il paesaggio di giallo. Poi si attraversano le montagne del Qilian Shan, che separano il Qinghai dal corridoio del Gansu, si supera il suggestivo passo di Bayan (circa 3.800 m.) che con i suoi ovoo (altari animisti costituiti da cumuli di pietre), le variopinte bandierine di preghiera e il muro mani (muro di pietre a secco, su ciascuna pietra sono incisi i caratteri di una formula sacra) segna il limite di confine della zona di cultura tibetana. Si arriva a Zhangye, nella regione del Gansu, sede del “Buddha Dormiente” più grande della Cina. Cena e pernottamento in hotel.

7° giorno / Zhangye – Parco Archeologico Zhangye-Danxia – Jiayuguan (il Buddha dormiente e le Montagne Arcobaleno) (circa 250 km)
Presto al mattino viisita del Tempio del “Buddha Dormiente”, risalente alla dinastia degli Xia occidentali (1098 d.C.), che conserva un Buddha sdraiato lungo 35 m e alto 8 m. La statua, di cui colpiscono molto l’espressione serena e le forme aggraziate, rappresenta Sakyamuni attorniato da discepoli e guerrieri sacri. Inoltre si possono ammirare circa 530 mq. di pitture murali. Visita dell’animata piazza principale, gremita fin dal mattino, dove si trova la Pagoda di Legno risalente al 528 d.C. Partenza per il Parco Geologico Zhangye-Danxia, conosciuto con il nome di “Montagne Arcobaleno”, una vasta area montagnosa e desertica caratterizzata da particolari stratificazioni di rocce colorate, il risultato di una serie di depositi di vari minerali accumulatisi durante il periodo Cretaceo in seguito alla collisione della placca indo-australiana con quella euroasiatica. Le erosioni dovute al vento e alla pioggia hanno poi completato questo spettacolo della natura. Si prosegue lungo il corridoio dell’Hexi, le lingue di sabbia del deserto del Gobi lambiscono le falde della catena del Qilian Shan. Sosta tra Juquan e Jiayuguan per la visita di una delle straordinarie tombe del periodo Wei e Jin di Xincheng Dixia Hualang. Il luogo di sepoltura risale a più di 1500 anni fa ed è costituito da numerose tombe sotterranee costruite in mattoni, perfettamente conservate, che contengono dipinti raffiguranti la vita del tempo. Arrivo a Jiayuguan, antico avamposto Han considerato fin dall’epoca dei Ming il confine occidentale dell’impero verso nord-ovest. Pensione completa. Pernottamento in hotel.

8° giorno / Jiayuguan – Dunhuang (l’ultima fortezza) (370 km)
Dopo la prima colazione visita della fortezza di Jiayuguan e del museo annesso. Purtroppo negli ultimi anni la fortezza è stata pesantemente restaurata ed è stata trasformata in una sorta di Disneyland con tanto di figuranti vestiti da mongoli. Si continua con la visita dell’ultimo tratto della Grande Muraglia cinese che collegava il forte alla Hei Shan, la catena montuosa poco distante. Anche questo tratto della Grande Muraglia è stato pesantemente ristrutturato nel 1987. Il vasto panorama del deserto, la veduta dell’oasi di Jiayuguan e delle vette innevate ricompensano per la ripida salita. Si prosegue poi lungo una veloce autostrada, costruita recentemente, attraverso pianure desertiche fino a Dunhuang, oasi circondata da altissime dune e canyon rocciosi. Importantissimo nodo della Via della Seta, la città era conosciuta come una delle più importanti mete di pellegrinaggio nel mondo antico, paragonabile a Gerusalemme o alla Mecca. Breve escursione, a ridosso della città, sulle enormi dune di sabbia alle spalle del Lago della Luna Crescente. Purtroppo anche questo luogo negli ultimi anni è stato trasformato in una sorta di Luna Park, frequentato da comitive di cinesi che si lanciano dalle dune con gli slittini e attraversano il deserto con carovane di cammelli. Pensione completa. Pernottamento in hotel.

9° giorno / Dunhuang – Liuyuan – Turpan (le grotte di Mogao) (circa 130 km) Dopo la prima colazione visita delle stupende grotte di Mogao, dichiarate Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che rappresentano una delle massime espressioni artistiche del buddhismo. Tramontata l’epoca dei commerci sulla Via della Seta nel periodo successivo alla dinastia Yuan, questo vasto sistema di grotte, che si estende per 1700 m lungo la parete di un canyon, fu dimenticato per secoli tra le sabbie del deserto del Gobi. L’apertura della prima grotta si fa risalire al 366 d.C. A partire da quel momento il sito si sviluppò progressivamente diventando un importante centro per l’insegnamento e la pratica del buddhismo, che nel periodo del suo massimo splendore ospitava 18 monasteri in cui risiedevano oltre 1400 religiosi, una nutrita comunità di artisti, traduttori e calligrafi. Mercanti facoltosi e importanti funzionari dell’impero furono i principali finanziatori che resero possibile la creazione di nuove grotte e le carovane che transitavano in entrambe le direzioni spesso affrontavano la lunga deviazione per Mogao al solo scopo di pregare e rendere grazie al Buddha per averli protetti dalle insidie delle lunghe traversate. Agli splendidi affreschi fanno da contrappunto, in quasi ogni grotta, complessi di statue. Pranzo in ristorante in città con un po’ di tempo libero per lo shopping. Nel primo pomeriggio trasferimento alla stazione ferroviaria di Liuyuan (circa 130 km a nord-est di Dunhuang) per l’imbarco sul treno veloce per Turpan (circa 3 ore e mezzo di viaggio). Arrivo a Turpan in serata. Accoglienza e trasferimento in hotel. Cena e pernottamento in hotel.

10° giorno / Turpan (la minoranza etnica uigura)
L’oasi di Turpan, nella regione dello Xinjiang si trova in un bacino naturale a ridosso della catena montuosa del Tian Shan a una “profondità” di 150 m sotto il livello del mare. Le precipitazioni sono molto basse, le estati estremamente torride e gli inverni polari. L’oasi sopravvive grazie al sistema dei karez, i canali sotterranei che portano l’acqua dai ghiacciai del Tian Shan. Fortunatamente i viali sono rinfrescati dai numerosi pergolati di vite e dai canali di superficie che corrono lungo le strade. Visita del Minareto di Emin, del 1770, costruito in semplice stile afgano. Nel pomeriggio visita delle grotte di Bezeklik, in una valle fra le Montagne Fiammeggianti. Il posto è molto bello, ma gli affreschi furono staccati e portati a Berlino da Albert Von Le Coq all’inizio del XX° secolo. Si prosegue con la visita delle tombe di Astana, necropoli imperiale dell’antica città di Gaochang. E infine, nella calda luce del tramonto, le estese rovine della città morta di Gaochang, importante tappa della Via della Seta, fondata durante la dinastia Tang nel VII secolo. Pensione completa. Pernottamento in hotel.

11° giorno / Turpan – Urumqi (la città morta di Jaohe)
Al mattino visita della città morta di Jaohe, che sorge sulla cima d’una falesia lunga 2 km, con una ripida scarpata alta 30 m, circondata dai due rami di un fiume. La fondazione risale alla dinastia degli Han occidentali.Visita del colorato bazar, dove la matrice islamica è estremamente evidente. Da Turpan inizia uno spazio etnico dominato da ceppi centro-asiatici, in prevalenza Uyiguri, e definito tradizionalmente dalla cultura islamica, sebbene in questo vasto territorio si siano succeduti regni buddhisti, nestoriani e animisti. Pranzo in ristorante locale. Tempo libero dedicato agli acquisti e nel pomeriggio trasferimento a Urumqi. Cena e pernottamento in hotel.

12° giorno / Urumqi – Kashgar (le mummie del Taklamakan)
Dopo la prima colazione visita del Museo della Regione Autonoma del Xinjiang, dove si trovano interessanti esposizioni sulle culture minoritarie e sui primi insediamenti lungo la Via della Seta. I reperti più interessanti sono una decina di mummie rinvenute in varie tombe sparse nel deserto del Taklamakan e conservatesi insieme ai loro abiti. La più famosa è la “Bellezza di Loulan”, una mummia risalente a 4000 anni fa, di antiche origini indoeuropee, che negli anni 90’ divenne una sorta di simbolo dell’indipendenza uigura. In città si possono incontrare, occupati nelle mansioni quotidiane, differenti etnie: Uiguri, Kazaki, Pakistani, Russi, Kyrghizi e Uzbeki, oltre agli onnipresenti cinesi Han. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio imbarco sul volo per Kashgar. Arrivo e trasferimento in hotel. Cena e pernottamento.

13° giorno / Kashgar (il mercato della domenica)
Kashgar fu da sempre un crocevia dell’Asia centrale e vide i passaggi dei più importanti eserciti del mondo, da quelli persiani a quelli di Ghengis Khan. Attualmente è una grossa città abitata prevalentemente dall’etnia Uigur ma i cinesi Han stanno man mano prendendo il sopravvento. Il mattino è dedicato alla visita dell’interessante mercato domenicale. Carretti trainati da asini, gente a piedi e a cavallo di tutte le differenti etnie della regione, coi loro caratteristici abbigliamenti, portano le mercanzie più svariate che vengono barattate e vendute, trasformando così il bazar, frequentato per l’occasione da circa ventimila persone, nel punto focale di tutte le attività della città. Nel pomeriggio visita al mausoleo di Abakh Hodja, strana costruzione costruita nel XVII secolo in onore della famiglia Hodja proveniente da Samarcanda che assomiglia al Taj Mahal, ma con piastrelle verdi sui muri e sulla cupola. Poi la Moschea Id Khan, antica di 400 anni e in stile persiano. Pensione completa. Pernottamento in hotel.

14° giorno / Kashgar – Lago Karakul – Kashgar (il Pamir cinese) (circa 400 km a/r)
Dopo la prima colazione partenza verso sud. Si lasciano le pianure dello Xinjiang e ci si dirige verso l’altopiano del Pamir attraverso aride e inospitali valli desertiche caratterizzate da montagne striate di colori. Si percorre il tratto iniziale della Karakorum Highway, un’incredibile opera d’ingegneria, che si snoda per oltre 750 km, da Kashgar a Islamabad in Pakistan, portata a termine nel 1979 dopo 20 anni di duro lavoro di 15.000 lavoratori pakistani e 10.000 cinesi. Si raggiunge il lago Karakul (a circa 3.600 m.), uno specchio d’acqua turchese dominato dalla maestosa piramide di ghiaccio del Muztag-Ata (7.546 m.). Passeggiata lungo le sponde del lago dove è possibile anche incontrare alcuni accampamenti di yurte di nomadi Kyrghizi. Pranzo picnic. Nel pomeriggio si rientra a Kashgar. Cena e pernottamento in hotel.

 

15° giorno / Kashgar – Passo Torugart – Naryn (la terra dei nomadi Kyrghizi)(circa 350 km)
Dopo la prima colazione partenza verso nord, lungo strade sterrate e polverose, per raggiungere in circa 3 ore il punto di frontiera tra Cina e Kyrghizistan al Passo Torugart (3.750 m). Espletamento delle formalità d’ingresso in Kyrghizistan e cambio dell’automezzo. Si prosegue attraverso gli scenografici jailoo, i pascoli estivi d’alta quota, circondati da un paesaggio alpino che spazia fino all’orizzonte. In Kyrghizistan le tradizioni nomadi sono ancora vive e non mancano gli incontri con i cavalieri al pascolo e le soste nei loro accampamenti di yurte. Pranzo a pic nic lungo il percorso. Nel pomeriggio si continua per Tash Rabat, “fortezza di pietra”, le rovine di un caravanserraglio che hanno piuttosto l’aspetto di un piccolo mausoleo. La terra dei Kyrghizi era attraversata da una delle diramazioni della Via della Seta e sicuramente da queste parti passarono Ciro il Grande, Gengis Khan, Tamerlano, Alessandro il Macedone e Marco Polo. Arrivo in tarda serata nella cittadina di Naryn (2.030 metri), il cui nome deriva dal termine mongolo che significa “soleggiato”. Cena e pernottamento in semplice guest- house (con servizi in comune).

16° giorno / Naryn – Lago Song-Kul (“l’ultimo lago” tra gli alti pascoli) (circa 150 km)
Dopo la prima colazione partenza verso nord per raggiungere uno degli angoli più incantevoli del Kyrghizistan centrale: il lago Song-Kul (3.020 metri). La pista avanza sinuosa attraverso i terreni montuosi e all’orizzonte sembra scomparire nel cielo, forse è per questo che Song-Kul significa “l’ultimo lago”. Il lago è circondato dai rigogliosi pascoli jailoo, molto apprezzati dai pastori nomadi della valle di Kochkor che vi trascorrono i mesi estivi con il loro bestiame: yak, pecore, capre e cavalli. Pranzo e sistemazione in accampamento di yurte. Pomeriggio dedicato all’esplorazione dei dintorni del lago e alla visita di una famiglia di ospitali nomadi kyrghizi, che usualmente invitano i passanti nelle loro yurte per offrire tè, yogurt fresco (airan), formaggio stagionato (kurut) e latte fermentato di giumenta (kumys). L’aria frizzante e tersa dei pascoli di alta montagna, lontani dall’inquinamento luminoso e dallo smog, garantisce stellate di una bellezza mozzafiato, che fanno passare in secondo piano persino gli stupendi paesaggi della catena montuosa del Tian Shan Centrale. Cena e pernottamento in yurta.

Le yurte sono le tipiche tende dei nomadi della steppa dell’Asia centrale. Hanno la struttura in legno rivestita di feltro e il pavimento ricoperto di tappeti; alte e spaziose assomigliano a vere e proprie abitazioni, vi si sta comodamente in piedi e sono dotate di letti, coperte e una stufa centrale. Sono generalmente pulite e permettono di assaporare fino in fondo l’atmosfera e la cultura dei nomadi. I servizi (latrine) sono in comune, la temperatura notturna può scendere intorno ai 0°C.

17° giorno / Lago Song-Kol – Kochkor – Lago Issyk-Kul (il “lago caldo”) (circa 270 km)
Dopo la prima colazione partenza verso nord-est attraverso il villaggio diKochkor famoso per essere il centro dell’artigianato kyrghizo. Visita di un laboratorio per la lavorazione del feltro gestito da un collettivo femminile locale. Pranzo in casa privata. Dopo pranzo si prosegue per il vasto lago Issyk-Kul (1.600 m), un enorme bacino pieno d’acqua incastonato fra i Kungey Alatau (“monti soleggiati”) a nord e i Terskey Alatau (“monti bui”) a sud, che assieme formano il braccio settentrionale della catena del Tian Shan. Issyk-Kol significa “lago caldo” e questo nome ha una ragione d’essere: la grande profondità dello specchio d’acqua, unita all’attività geotermica e all’elevata salinità, fa sì che le acque del lago non gelino mai e in estate raggiungano addirittura la temperatura di 25°C. Con un’estensione di 180 km in lunghezza e 60 km in larghezza è il secondo lago alpino più grande del mondo dopo il lago Titicaca in Sudamerica. Visita del sito di Cholpon-Ata dove si trovano numerosi massi erratici di origine glaciale decorati o incisi sulla superficie. Alcune di queste incisioni rupestri risalgono alla tarda Età del bronzo (1500 a.C), altre sono attribuibili ai saci-usun (VIII secolo a.C.- I secolo d.c.) e altri ancora alle popolazioni di lingua altaica (dal V al X secolo). Molte raffigurazioni rappresentano stambecchi dalle lunghe corna, lupi, cervi e cacciatori. Alcune pietre sembrano essere disposte in cerchi sacri. Cena e pernottamento in hotel proprio sulle sponde del lago.

18° giorno / Lago Issyk-Kul – Bishkek (la Torre di Burana) (circa 280 km)

Dopo la prima colazione partenza per Bishkek. Sosta lungo il percorso per la visita delle rovine dell’antica città di Balasagun, fondata durante il regno Sogdiana e divenuta in seguito una delle capitali dei karakhanidi, dove ancora si innalzano i resti della Torre di Burana, un minareto a pianta ottagonale dell’XI secolo. Molto interessante l’adiacente raccolta di balbal, le stele funerarie simili a totem (VI-X secolo). Pranzo in casa privata a Tokmok. Arrivo a Bishkek (800 metri), la capitale del Kyrghizistan che sorge al margine settentrionale dei monti Kyrgyz Alatau, un braccio della catena del Tian Shan. Il suo nome attuale deriva dal vecchio nome kazako pishpek che è la zangola di legno utilizzata per produrre il kumys (il latte fermentato di giumenta, la bevanda nazionale). Visita del Museo Storico di Stato, con una sezione dedicata alle tradizioni kyrghize e un’interessante sezione dedicata a Lenin e alla Rivoluzione. Passeggiata nella principale Piazza Ala-Too ex Piazza Lenin, dove si affacciano i principali edifici governativi, per assistere al cambio della Guardia d’Onore. La Piazza della Vittoria, con l’immenso monumento commemorativo a forma di yurta. Cena e pernottamento in hotel.

19° giorno / Bishkek – Italia

Al mattino presto trasferimento all’aeroporto per il volo di linea Turkish Airlines per Istanbul. Arrivo a Milano Malpensa nel primo pomeriggio.

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