La dolce malinconia di Tennessee Williams, un autore tra cinema e teatro

Pubblicato il 13 Gennaio 2020 in , , da Pierfranco Bianchetti
Tennessee Williams

Figlio del sud, scrittore di teatro che non amava il cinema e omosessuale tormentato, Tennessee Williams Thomas Lanier Williams, il più gran drammaturgo americano del XX Secolo, nasce il 26 marzo 1914 a Columbus nello stato del Mississippi. Cresce con il nonno materno, un pastore protestante che lo educa nel clima puritano degli stati del sud. Dopo aver frequentato l’Università nello Iowa, egli si impiega in una fabbrica di scarpe dove lavora anche suo padre. Affascinato dalla cultura locale, il futuro scrittore rimarrà legato tutta la vita a quel particolare mondo sudista. Racconti, novelle, poesie, sono il suo pane quotidiano, incoraggiato dalla madre e contrastato invece dal padre. Presto dopo aver vagabondato a lungo per gli States, scrive la sue prime pieces teatrali inspirato dal grande Cechov. La prima commedia da lui realizzata nel 1938 si intitola Cairo, Shangai, Bombay! ed è messa in scena a Memphis. Nel 1939 porta a termine un nuovo lavoro, I blues, che gli frutta cento dollari. Si trasferisce poi a New York; tenta anche la strada di sceneggiatore per la MGM senza successo. La sua fama comincia a prender piede con il dramma teatrale Lo zoo di vetro, rappresentato un po’ in sordina la sera del 26 dicembre 1944, attirando subito la curiosità dei critici. Il mondo malinconico e in declino che il testo evidenzia, si accompagna poi ad altri elementi tipici della sua arte: le atmosfere scabrose, le devianze sessuali, l’omosessualità soffocata, la frigidità e soprattutto i suoi personaggi che tendono sempre a scivolare verso una degradazione morale accompagnata dall’abuso di alcool e droga. I suoi drammi attraggono ben presto anche il cinema, mentre ottengono grandi successi nei teatri americani ed europei. Nel 1948 Tennessee si guadagna il prestigioso premio Pulitzer con Un tram che si chiama Desiderio, lavoro andato in scena al Barrymore Theatre di New York il 4 dicembre 1947, data fondamentale per la storia del palcoscenico. Il dramma è immediatamente applaudito anche per la messa in scena di Elia Kazan e soprattutto per l’eccezionale recitazione di attori straordinari come Marlon Brando, Jessica Tandy, Karl Malden e Kim Hunter. Tennessee Williams di fatto irrompe nel panorama teatrale americano che in qualche modo è lo specchio della società statunitense, aggrappata nel dopoguerra al “sogno americano”, un miraggio per milioni di persone e una realtà poi di fatto solo per pochi particolarmente fortunati e capaci di sfondare nella vita.

Tennessee Williams
“Improvvisamente l’estate scorsa”, 1958

Il teatro Usa di quegli anni è caratterizzato in particolare da commedie commerciali e umoristiche scritte e recitate per divertire il grosso del pubblico. Si afferma però nei palcoscenici anche una nuova generazione di scrittori, di drammaturghi che vuole invece scavare in profondità nella vita di tutti i giorni della gente comune. L’idea di una nazione felice, benestante ed appagata psicologicamente viene di fatto messa in discussione e in questi testi teatrali emerge al contrario un paese attraversato da molte ombre, da grandi problemi, da contraddizioni ed ossessioni. Tennessee Williams centra la sua opera sulla crisi della famiglia e dei suoi valori morali. I suoi lavori analizzano gli insuccessi dell’uomo contemporaneo sia sul piano affettivo sia su quello professionale utilizzando una scrittura robusta, intensa, drammatica. Al centro della scena vi si trovano spesso figure femminili dotate di una forza straordinaria contrapposte a personaggi maschili meschini e violenti. Qualcuno proprio attraverso queste caratteristiche intuirà la sua omosessualità che per la verità non sarà mai particolarmente da lui nascosta.  Il drammaturgo sforna uno dopo l’altro testi di grande successo quali Estate e fumo, 1947; La primavera romana della signora Stone, 1950; La rosa tatuata, 1951; La gatta sul tetto che scotta, 1955; Baby Doll, 1956; Orpheus descending, 1957 (Pelle di serpente è il titolo cinematografico); Improvvisamente l’estate scorsa, 1958; La dolce ala della giovinezza, 1959; La notte dell’iguana, 1961, tutti puntualmente trasformati in pellicole. Le opere dello scrittore affascinano Hollywood e attirano l’attenzione di molte star che intravedono in quei copioni la possibilità di cimentarsi in ruoli straordinari per la loro carriera. Elizabeth Taylor, Deborah Kerr, Anna Magnani, Katharine Hepburn, Richard Burton, così come i loro colleghi Marlon Brando, Paul Newman, Geraldine Page, Karl Malden, Montgomery Clift, Joanne Woodward, hanno la possibilità di esibirsi in performances rimaste poi memorabili nella storia del cinema statunitense.

Tennessee Williams
“La gatta sul tetto che scotta”

Marlon Brando, l’attore probabilmente più vicino al mondo di Tennessee Williams, con la sua voce particolare (che il pubblico italiano non conoscerà mai), con i suoi gesti inimitabili, rappresenta perfettamente in Un tram che si chiama Desiderio, prima in teatro e poi al cinema, le nevrosi, le paure, i conflitti dell’universo dello scrittore del Mississippi. Sotto la guida di Elia Kazan, abilissimo regista e grande direttore d’attori, Brando è in grado di mettere in evidenza più di tutti i suoi colleghi, la lezione del cosiddetto Metodo, cioè una tecnica straordinaria di recitazione praticata ed insegnata dall’Actor’s Studio di New York, basata sull’introspezione psicologica. Kazan lo sceglie per il ruolo del polacco Stanley Kowalski, protagonista del dramma ambientato a New Orleans, dopo averlo notato a Broadway in alcune parti secondarie. L’ interpretazione del rude e violento Kowalski, che fa impazzire la fragile cognata Blanche DuBois ospite a casa della sorella Stella, la moglie di Kowalski, con il passare delle repliche entra nella leggenda del teatro e poi del cinema con l’adattamento cinematografico del 1951 diretto sempre da Kazan. “Marlon Brando è un mito che con ‘Un tram che si chiama desiderio’ ha cambiato per sempre il modo di recitare” ha affermato senza mezzi termini il grande Al Pacino, uno che di recitazione se ne intende! L’ idea base della pièce nasce da un soggiorno di Tennessee Williams alcuni anni prima a New Orleans, in un appartamento affacciato su una strada percorsa da due tram, il primo chiamato Desiderio e il secondo Cimiteri. Il film si aggiudica dodici nomination agli Oscar e premia con tre statuette Viviene Leigh, Kim Hunter e Karl Malden, ma non il nuovo divo Marlon Brando, la cui fama sta però esplodendo in America e in Europa. Viviene Leigh, l’indimenticabile Rossella O’Hara di Via col vento, è chiamata dai produttori a sostituire, nel ruolo di Blanche, la brava Jessica Tande, cioè l’interprete a teatro (ritenuta troppo poco cinematograficamente significativa), rimanendo per sempre legata a questo ruolo. Si racconta che un giorno, dopo una delle sue numerose crisi nervose ricorrenti nella sua vita infelice, i medici le chiesero il suo nome e lei rispose convinzione “mi chiamo Blanche Du Bois”. L’ attrice sarà ancora l’interprete nel 1961 di La primavera romana della signora Stone, trasposizione filmica diretta da Josè Quinterno dell’unico romanzo scritto da Tennessee Williams.  Nel

Tennessee Williams
“Un tram che si chiama desiderio”, 1951

1956 sarà la nostra Anna Magnani la protagonista al fianco di Burt Lancaster di La rosa tatuata, film diretto da Daniel Mann, nella parte della dolente vedova siciliana Serafina, un’immigrata in un paesino della Lousiana attratta da un affascinante camionista. L’ artista per questa parte si aggiudicherà l’Oscar quale migliore attrice. Nel 1960 la Magnani, il cui magnetismo è molto apprezzato dal grande drammaturgo, è nuovamente a Hollywood sul set di Pelle di serpente diretto da Sidney Lumet, nei panni questa volta di una proprietaria di un magazzino che si innamora perdutamente di un vagabondo di bel aspetto interpretato da Marlon Brando, affiancato da Joanne Woodward e Mauren Stapleton. Tennessee Williams muore in solitudine in un albergo di New York il 25 febbraio 1983, dopo aver trascorso gli ultimi vent’anni di vita tra depressione, alcolismo e nell’impossibilità di esprimersi ai livelli cui aveva abituato il pubblico e la critica. Molti attribuiscono alla morte del suo compagno avvenuta nel 1963, l’inizio del suo declino artistico. Memorabili rimangono anche altri film tratti dalle sue opere come La gatta sul tetto che scotta diretto da Richard Brooks nel 1958 con gli ottimi Paul Newman e Elizabeth Taylor, dall’omonimo dramma scritto nel 1955 ed ambientato come sempre nel clima umidiccio e sciroccoso del profondo Sud; Improvvisamente l’estate scorsa, 1960 di Joseph L. Mankiewicz, con la sceneggiatura di Gore Vidal, un altro straordinario ed inquietante dramma interpretato ancora da una sensuale Elizabeth Taylor e da due mostri sacri della recitazione come Montgomery Clift e Katharine Hepburn e Questa ragazza è di tutti per la regia di Sydney Pollack del 1966, pellicola sceneggiata da Francis Ford Coppola, Fred Coe e Edith Summer, tratta da un atto unico scritto agli inizi della carriera del drammaturgo. Il film è ambientato all’ epoca della Grande Depressione a Dobson, cittadina vicino a Memphis, dove la vita prosegue stancamente. Nella modesta locanda del luogo lavorano Hazel Starr e le sue due figlie, l’adolescente Willie e la bella Alva (Natalie Wood) considerata una ragazza “facile”. L’ arrivo dell’affascinante Owen Legate (Robert Redford) provoca uno scossone nella piccola comunità quando si scopre che sarà messo in atto un massiccio piano di licenziamenti nelle ferrovie. Nel frattempo tra Owen e Alva nasce l’amore. I due si trasferiranno a New Orleans, ma il destino non sarà dalla loro parte… Tennessee Williams, uomo infelice nella vita privata, ma grande conoscitore attraverso la sua scrittura della natura umana, ci ha lasciato in eredità un ritratto impietoso, barocco e senza speranze della cultura americana e della società contemporanea.

Tennessee Williams
Tennessee Williams e Anna Magnani

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