Film in DVD: “Hotel Gagarin” di Simone Spada

Pubblicato il 13 Ottobre 2019 in , , da Egidio Zanzi
Hotel Gagarin

sceneggiatura Simone Spada, Lorenzo Rossi Espagnet cast Claudio Amendola (Elio) Luca Argentero (Sergio) Giuseppe Battiston (Nicola Speranza) Barbora Bobulova (Valeria) Silvia D’Amico (Patrizia) Caterina Shulha (Kira) Philippe Leroy (Virgil Kabokian) Hovhannes Azoyan (Aram) Marjan Avetisyan (Nazemi) Tommaso Ragno (Franco Paradiso) genere commedia prod Ita, 2018 durata 93 min

 

Una volta si chiamavano Gianni Franciolini, Mario Mattoli, Ferdinando Poggioli, Camillo Mastrocinque… Oggi si chiamano Luca Miniero, Massimiliano Bruno, Francesco Bruni, Paolo Genovese e, ultimo in ordine di tempo con questa sua opera prima, Simone Spada. Ma sempre lì siamo: a quell’italica commedia cinematografica basata su garbo, leggerezza e ironia. “Alle antilopi” (direbbe Frassica) di quella più greve, volgarotta e caciarona dei Monicelli, dei Salce, dei Polidoro, degli Steno, includendo naturalmente anche gli eredi Vanzina. Va detto per altro che il confine tra le due commedie è sempre molto labile, ma sta di fatto che, dopo anni di “vanzinismo”, oggi il cinema italiano sembra aver ritrovato la via del sorriso al posto del ghigno, del sospiro al posto del rutto, dello sguardo languido al posto dell’occhiataccia.

Così è questo “Hotel Gagarin” che si apre con la storica frase del primo uomo che vide il nostro pianeta dallo spazio: ‘Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini’. Eppure proprio le frontiere e i confini, specialmente quelli nuovi di zecca, sono il motore della vicenda. Ecco allora che una troupe Hotel Gagarincinematografica che sta facendo i sopralluoghi per un film viene bloccata da alcuni militari in assetto di guerra e riportata alla base: un fatiscente hotel in puro stile real-socialista chiamato con il nome dell’astronauta. Siamo in Armenia, repubblica ex sovietica del Caucaso, sulle rive del lago Sevan ricoperto di neve. Un flash back ci riporta a due mesi prima, nello studio di un parlamentare maneggione che riceve il classico faccendiere con cui spartirsi la stecca di un finanziamento pubblico europeo. Oggetto del denaro: un film da coprodurre appunto con l’Armenia. Autore del copione il prof. Nicola Speranza, ineffabile docente di storia in un liceo romano col pallino del cinema. La truffa prevede il reclutamento di una squinternata banda di tecnici e attori raccogliticci da trasferire nel paese caucasico per poi mollarli lì e scappare con il malloppo. Garante dell’operazione è Valeria, amica del faccendiere. Tutto va secondo i piani fino a quando la contesa frontiera tra Armenia e Nagorno-Karabakh rimescola le carte e riporta tutti all’hotel del titolo. Da qui in poi il cinema di Spada si concentra sull’essenza del cinema stesso, fabbrica di sogni per eccellenza. Con una sfilza innumerevole di citazioni cinetecarie, inclusa una bergmaniana partita a scacchi con un signore vestito di nero. E così l’armata brancaleone di falliti ridà un senso alla propria vita, ritrova sorriso e dignità. Happy end, baci, abbracci e cotillon per tutti. Proprio come ai bei tempi della commedia ultralight che fu.

 

E allora perché vederlo?

Perché se sognare non costa nulla, sognare al cinema costa solo il prezzo del biglietto (o del dvd).

Hotel Gagarin