Film in DVD: “Cosa dirà la gente” di Iram Haq

Pubblicato il 6 Marzo 2020 in , , da Egidio Zanzi
Cosa dirà la gente

titolo orig. Hva vil folk si sceneggiatura Iram Haq cast Maria Mozhdah (Nisha) Adil Husain (Mirza) Ekavali Khanna (Najima) Rohit Saraf (Amir) Alì Arfan (Asif) Sheeba Chadda (la zia) Lalit Parimoo (lo zio) Isak Lie Harr (Daniel) Maria Bock (assistente sociale) genere drammatico prod Norvegia, Germania, Svezia 2017 durata 103 min.

Vi ricordate Sana Cheema? Sana era una ragazza bresciana di 25 anni, cittadina italiana di origini pakistane. Sana è stata uccisa da padre, fratello e zio nel paese d’origine dove era stata mandata per sposare un connazionale. Matrimonio combinato dalla famiglia a cui la giovane si opponeva. Nel paese asiatico i parenti di Sana sono stati assolti per insufficienza di prove, ma l’autopsia ha dimostrato che la ragazza è stata strangolata e non deceduta per cause naturali, come sostenuto dai parenti. Caso avvenuto due anni fa, non nel medioevo. Ebbene, il film della regista esordiente Iram Haq, cittadina norvegese di origine pakistana, ripropone a grandi linee una storia simile, sia pur con un finale meno infausto. Il brodo di cultura è quello: usanze ancestrali di paesi lontani pervicacemente riprodotte nei luoghi di immigrazione europei. E a farne le spese sono principalmente i giovani, cresciuti nel contesto sociale di adozione e che mal sopportano (né comprendono) i dettami di una cultura che non appartiene più a loro. Come Sana,

Cosa dirà la gentestoria purtroppo vera, e come Nisha, la sedicenne protagonista del film. Quando il padre la sorprende nella sua camera con il fidanzatino norvegese la spedisce al paesello per una sorta di “rieducazione” alle usanze locali. E per allontanare da sé e dalla propria famiglia i pettegolezzi della chiusa comunità di immigrati in cui vive. Come spesso accade però il rimedio e peggiore del male e Nisha si ritrova a casa dopo aver subito un’umiliazione ancora più cocente. La “questione femminile” resta di dimensioni planetarie. Nei paesi cosiddetti evoluti si manifesta in forme di femminicidio, nelle società patriarcali in una condizione di inferiorità della donna spesso considerata pura e semplice “merce” per matrimoni che prescindono dalla sua volontà. Dove il capofamiglia (maschio) esercita sulla prole un potere assoluto e i figli sono una “proprietà” da manipolare a piacimento. Spesso con l’appoggio, la connivenza o il silenzio delle madri. Pur se piuttosto acerbo nella forma, il film di Haq mette il dito nella piaga di una realtà diffusa in tutto il Vecchio Continente: la mancata integrazione tra culture. Colpa certo di comunità immigrate chiuse in loro stesse, ma colpa anche della miopia di chi accoglie. In ogni caso quando una storia raccontata sullo schermo aiuta a riflettere, non si è sprecato né tempo né pellicola (o byte che dir si voglia). Dunque, onore al merito dei distributori indipendenti che pescano film come questo fuori dal p(i)attume di Hollywood. Anche se viene subito spontanea una domanda spassionata per questi capitani coraggiosi: perché sprecate fior di quattrini per storpiare la recitazione originale con il doppiaggio? Perché pagate dialoghisti, direttori, assistenti, fonici, mixer, oltre naturalmente agli storpiatori blateranti, quando con due sole persone alla truka potreste distribuire il film in originale con i sottotitoli? Perché infliggete al pubblico gli insopportabili belati di Lucrezia Marricchi («Non mi ricordo bèèèène, è passato tanto tèèèèèmpo…» Nisha alle assistenti sociali) anziché lasciare a Maria Mozhdah la voce di Maria Mozhdah? Perché i dialoghi bilingui del film, recitato in norvegese e in urdu, devono essere tutti spappolati in italiano come se in Norvegia e in Pakistan si parlasse la stessa lingua? Cambiando per giunta il senso di alcune scene come quella, citata, con le assistenti sociali. Pensate davvero che il pubblico italiano, specialmente il vostro, ossia quello cinefilo, sia ancora all’età della pietra? Che fugga terrorizzato dalla sala alla comparsa di un sottotitolo? Un po’ di coraggio, diamine! Visto che credere in film non commerciali, siate almeno coerenti con voi stessi e distribuiteli Come Dio Comanda. Avrete l’eterna gratitudine di tutti gli appassionati del cinema di qualità.

E allora perché vederlo?
Per tutte le Nisha, Sana, Fatma, Karima, Laila, Samira, Nadira, Iram ecc. ecc. d’Europa e del mondo.

 

Cosa dirà la gente