Dalla parte di lei: “Le donne dell’ombra. Eroine della Resistenza antinazista”

Pubblicato il 30 Ottobre 2017 in , , da Pierfranco Bianchetti
black book

Non fa sconti a nessuno la guerra al nazifascismo. Nella storia della Resistenza antifascista si tende a sottovalutare il ruolo delle donne quasi sempre ricordate solo per incarichi operativi minori quando invece il contributo di sangue da loro pagato è stato molto significativo in tutta Europa. Il cinema fortunatamente non si è lasciato sfuggire all’occasione di raccontare il coraggio di queste combattenti che spesso hanno sacrificato la loro vita per la causa della libertà. In Gran Bretagna dal 1940 diversi agenti operativi di sesso femminile sono inviati nella Francia occupata per compiere rischiose azioni di spionaggio. Sono “Les femmes de l’ombre” come sono chiamate in Francia le donne che operano in clandestinità. Il cinema britannico le ha giustamente ricordate in alcune produzioni di successo come “Odette, l’agente S-23”, 1950 per la regia di Herbert Wilcox, storia della signora Odette Samson, una tranquilla cittadina inglese che accetta di essere addestrata e inviata in Francia insieme a suo marito per compiere una missione molto pericolosa. Catturati entrambi usciranno miracolosamente vivi alla fine della guerra e torneranno in patria. Odette riceverà la George Cross, una delle più alte onorificenze mai date a una donna e avrà la soddisfazione di partecipare alla prima del film a Londra insieme alla brava attrice Anna Neagle, che la interpreta al fianco di Trevor Howard e Peter Ustinov.

Nel 1955 esce nelle sale un altro film emozionante, “Scuola di spie” diretto da Lewis Gilbert incentrato sulla figura dell’eroina Violette Szabo (è l’attrice Virginia McKenna), una donna francese agente esecutivo dello Special – Operations spedita clandestinamente in Francia dopo la morte di suo marito ucciso in combattimento. Rinchiusa in un campo di prigionia Violette sarà fucilata il 5 febbraio 1945. Un’altra vedova di guerra è Dora (l’attrice Françoise Arnoul vestita di cuoio nero) in una pellicola di grande successo intitolata “La gatta” del 1958 di Henri Decoin e tratta dal romanzo di Jacques Remy. Anche lei arruolata nel servizio segreto britannico è inviata a Parigi dove presto è inseguita dalla Gestapo. Qui s’innamora di un giornalista svizzero che in realtà è un ufficiale tedesco. L’uomo innamorato di lei non la tradirà. Passano molti anni ed ecco sugli schermi “Charlotte Gray”, film di Gillian Armstrong del 2001 tratto dal romanzo di Sebastian Faulks “La guerra di Charlotte” con l’affascinante Cate Blanchett, storia di una donna scozzese innamorata di un pilota della RAF disperso in azione che accetta di lavorare per i servizi segreti sperando di ritrovare il suo uomo nella Francia occupata. Rischiando varie volte la vita e affiancata dal partigiano Julien, Charlotte porterà a termine la sua missione, ma la sua vita sentimentale sarà destinata sorprendentemente a cambiare alla fine della guerra.

Charlotte-Gray

Nel 2008 anche Sophie Marceau indossa i panni di un agente segreto in “Female agents” di Jean- Paul Salomé ispirato alla vicenda autentica di Lise de Baissac. Louise appartenente alla Resistenza francese, vedova di un partigiano fucilato dai nazisti, entra nello Special Operations Executive, organismo istituito da Churchill e dopo un duro addestramento è paracadutata nel suo paese dove insieme con altre quattro donne, una ballerina, una chimica esperta di esplosivi, una prostituta e una ragazza italiana ebrea, deve far rientrare in Inghilterra un geologo, che ha studiato il terreno della Normandia in previsione dello sbarco degli alleati. Louise dopo aver completato la missione ritorna in Francia per eliminare un colonnello del controspionaggio tedesco. Nel cast anche la nostra Maya Sansa nei panni della donna italiana. Nel 1969 Jean- Pierre Melville, grande regista francese, firma “L’armata degli eroi” ambientata nel 1943 a Marsiglia. Un gruppo di partigiani gaullisti di cui fa parte anche Mathilde (Simone Signoret), una donna coraggiosa, compie attentati e sabotaggi. Mathilde un giorno è catturata dai tedeschi che vogliono ottenere da lei informazioni sui suoi compagni minacciando di deportare sua figlia quindicenne in un campo di sterminio. I partigiani allora con la morte nel cuore decidono di eliminarla avendo paura della sua possibile delazione. Gerbier (Lino Ventura), uno dei suoi compagni seduto in automobile lo aspetta e un attimo prima di essere colpita a morte dalla sua pistola lei lo guarda con affetto accettando così la sua eliminazione. Non meno dolorosa è stata la lotta in Olanda contro l’invasore tedesco.

jovanka e le altre

Lo ricorda il regista Paul Verhoven con il film “Black book”, 2006, protagonista Rachel Stein, una cantante tedesca ebrea fuggita dalla Germania, riparata nei Paesi Bassi e unitasi alla Resistenza. Suo compito è quello di sedurre un alto ufficiale delle SS cui dovrà per carpirgli informazioni preziose. Poi il gruppo di resistenti tenta di liberare dal carcere una quarantina di partigiani, ma l’operazione fallisce per la delazione di un traditore. Solo alla fine della guerra Rachel scoprirà il colpevole. È Hans, uno dei suoi compagni, che scopertosi cerca di ucciderla iniettandole dell’insulina. Lei fortunatamente si salverà divorando varie stecche di cioccolato.  Si svolge invece in Jugoslavia il film di Martin Ritt “Jovanka e le altre” del 1960 interpretato da Silvana Mangano, Jeanne Moreau, Carla Gravina, Vera Miles, storia di cinque ragazze emarginate e umiliate (sono state rapate a zero) per aver fraternizzato sentimentalmente con un sergente tedesco. Tutte si uniranno ai partigiani condividendo con loro la dura disciplina della lotta di liberazione. Non può mancare anche la nostra Resistenza con “L’Agnese va a morire” diretto da Giuliano Montaldo nel 1976 (è tratto dal romanzo di Renata Viganò) interpretato dalla brava Ingrid Thulin, una lavandaia delle valli del Po che uccide un tedesco per vendicarsi della morte di suo marito deportato in un campo di sterminio. Entrata nel movimento partigiano, sarà poi uccisa a un posto di blocco. L’ano prima è Mauro Bolognini a dirigere “Libera, amore mio…”, 1975. Libera (Claudia Cardinale), figlia di un anarchico e concubina di sarto napoletano, è costretta per più di dieci anni a subire le angherie dei fascisti per le sue idee libertarie. Unitasi ai partigiani nei giorni della liberazione è uccisa da un cecchino mentre sta caparbiamente tentando di smascherare un funzionario del vecchio regime (Philippe Leroy) riciclatosi nella nuova democrazia.