I Risi: Dino, Nelo, Marco e Claudio. Maestri di cinema

Pubblicato il 15 Aprile 2022 in , , da Pierfranco Bianchetti
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Il liceo classico Giovanni Berchet di via Commenda vicino a Porta Romana, in pieno centro cittadino, è da sempre la scuola superiore di prestigio frequentata da tanti intellettuali e artisti milanesi. Tra loro vi è Dino Risi (è nato il 23 dicembre 1916), figlio del medico della Scala e nipote di un repubblicano convinto, segretario di Mazzini e amico di Garibaldi. Sua madre di origini austriache è una donna bellissima e molto colta. Il ragazzo avrà un fratello Nelo (classe 1920), medico, poeta e regista.

Già alle scuole elementari in via Corridoni, Dino è attratto molto dalla magia del grande schermo. Marinando la scuola passa diverse mattinate al cinema Silenzioso, rapito da Charlot, Tom Mix e Douglas Fairbanks. Più tardi l’austero edificio di via Commenda sarà la sede della sua formazione culturale e umana. “Lattuada era mio compagno di liceo al Berchet. Lui era avanti di un paio di anni. Luciano Emmer invece era mio compagno di banco. Eravamo tutti innamorati della stessa ragazza al liceo: Valentina Visconti. Un sogno di ragazza. C’era tutto un gruppo di amici che aspettavano Valentina fuori dalla scuola. Si pigliava il tram 35 e si andava fino a Taliedo dove lei abitava, vicino al palazzo del ghiaccio….però se la portava via Carlo Ponti perché aveva la macchina. Lui era laureato. Lui era l’avucàt”(Anni ruggenti. Il romanzo del cinema italiano di Silvio Danese – edizioni tascabili Bompiani).

Nel ’40 il ventiquattrenne studente di medicina vicino alla laurea incontra per caso all’ interno di un negozio d’ antiquari Lattuada che gli propone di andare con lui sul set del film Piccolo mondo anticodiretto da Mario Soldati come assistente alla regia. Sarà per il futuro maestro della commedia all’italiana un esperienza formativa. Tra i carrelli e le luci di scena, s’innamora ricambiato, della protagonista Alida Valli suscitando le gelosie di Soldati che da tempo spera di sedurre l’attrice. Un giorno mentre Dino e Alida si baciano in una stanza notano del fumo che esce da un tappeto arrotolato in terra. Dentro c’è il regista con il suo sigaro accesso, nascostosi in quel modo curioso per spiarli!

 

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“Il sorpasso”

Nel ’41 il suo amico Alberto che sta esordendo dietro la macchina da presa con Giacomo l’idealista, lo chiama al suo fianco come aiuto regista. Dino ormai ha il cinema nel sangue, ma purtroppo è richiamato alle armi e inviato a Avellino. Qui il suo reggimento sta per partire per la Russia, ma è fortunato perché una provvidenziale insufficienza epatica, da cui guarirà, gli frutta il congedo. Solo quaranta dei duecento commilitoni inviati sul fronte russo torneranno a casa.

Rientrato a Milano per proseguire gli studi, subisce tutti i terribili bombardamenti aerei che distruggono la città. Espatria allora in Svizzera con Strehler e altri  intellettuali. Riesce a superare il confine, ma viene internato a Murren nell’Oberland bernese, dove è ancora fortunato perché conosce una ragazza svizzera di nome Claudia Mosca che diventerà la sua prima moglie nel 1947 e la madre dei suoi figli Marco e Claudio.

Approfittando della sua permanenza elvetica, aiutato da Claudia, si sposta a Ginevra per frequentare dei corsi di regia tenuti dal grande Jacques Feyder. Nel ’45, a guerra finita è di nuovo a Milano. Si laurea in medicina e inizia il praticantato come psichiatra presso l’Ospedale di Voghera che lo mette di fronte a una realtà devastante.  Nel manicomio vi sono più di 3500 pazienti, molti assolutamente sani di mente, ma finiti lì per volere dei loro parenti che se ne vogliono disfare. Dopo sei mesi Dino non ne può più di fare il medico e lo psichiatra. Riesce a farsi assumere come critico cinematografico al quotidiano “Milano sera” e al settimanale “Tempo illustrato”. Però la sua vocazione è quella del regista. “Ho girato il mio primo cortometraggio nel 1946. Si intitolava I bersaglieri della signora, all’ospizio dei vecchi della Baggina, in un periodo in cui ancora si facevano soprattutto documentari turistici o d’arte; nessuno faceva ancora del documentario realista, sociale. Poi ho fatto sempre a Milano, ‘Barboni’ e poi Strade di Napoli, sulla Napoli dell’immediato dopoguerra, piuttosto interessante come documentario. Uno dei miei preferiti è ‘Cortili’, una giornata nei cortili di Milano, dall’ alba al crepuscolo; il cortile di una prigione, di una caserma, di un ospedale, di una casa popolare, di un bordello” (“L’ avventurosa storia del cinema italiano”- Feltrinelli).

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“Poveri ma belli”

Infaticabile, prosegue su questa strada (cinque di questi cortometraggi ritrovati e restaurati sono stati presentati al Festival di Locarno nel 2012) e in circa quattro anni firma Il siero della verità, sugli effetti di un’iniezione di penthotal (il tiopental sodico) somministrato ad alcuni pazienti di un ospedale locale; La fabbrica del Duomo, la ricostruzione della cattedrale cittadina distrutta dai bombardamenti, 1848, un omaggio alle Cinque Giornate di Milano realizzato con Lattuada e Strehler nel quale compare una giovanissima Lucia Bosé; Seduta spiritica, una serie di esperimenti sui medium e Buio in sala del ’50, il suo lavoro preferito prodotto da Diana Bonazzi (settecento mila lire il costo), storia di un viaggiatore di commercio che attraversa una Milano spettrale per finire in un cinema dove non viene mai proiettato il film. Questa sua opera piace molto a Carlo Ponti, diventato da tempo produttore cinematografico, che la compra per due milioni di lire. E è proprio il futuro marito di Sophia Loren a convincerlo a trasferirsi a Roma, allora l’America per tanti giovani. Così inizia l’avventura  del maestro della commedia all’italiana che a Milano non tornerà più  (“troppo fredda, svizzera, noiosa” dichiarerà spesso).

Per Dino Risi è l’inizio di una carriera cinematografica ricchissima. Poveri ma belli, (1956), Il vedovo, (1959), Il mattatore, (1959) e ancora Il sorpasso, (1962), lo confermano uno dei registi più significativi della commedia all’italiana. Seguono altri successi di pubblico e di critica, come Una vita difficile, (1961), I mostri, (1963), In nome del popolo italiano, (1973) e poi La stanza del vescovo, (1977), Caro papà, (1979), Fantasma d’amore, (1981). Dopo alcune esperienze televisive, Dino Risi si ritira dal mondo dello spettacolo rilasciando molte interviste nelle quali ha modo di raccontare la sua avventurosa vita cinematografica. Muore a Roma il 7 giugno 2008. Le sue ceneri sono state disperse dai figli a Murren in Svizzera, nel luogo dove aveva conosciuto sua moglie Claudia con cui è rimasto sempre in buoni rapporti anche dopo la separazione.

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Nelo Risi con la compagna Edith Bruck

Nelo, fratello minore di Dino, nasce a Milano il 21 aprile 1920 dopo il liceo classico Berchet, si laurea in medicina secondo le tradizioni di famiglia, ma poi raggiunge il fratello nella capitale dove inizialmente si dedica alla psicanalisi e alla poesia. A ventuno anni, nel 1941 pubblica la sua prima raccolta intitolata “Le opere e i giorni”, che attira l’attenzione di Ungaretti, Raboni e Garboli. Affascinato dal tema della follia cui dedica molti studi, intuisce che il documentario è lo strumento culturale con il quale vuole analizzare la realtà che lo circonda. Verso i trent’anni va a Parigi, dove collabora al gruppo di lavoro di Richard Leacock e John Ferno e gira una serie di corto e mediometraggi di carattere storico-didattico, quali Il delitto Matteotti, EnricoFermi, I fratelli Rosselli, La Firenze di Pratolini e poi anche alcune serie televisive a soggetto. Nel ’63 è la volta del suo primo lungometraggio Andremo in città, un dramma ambientato in Jugoslavia durante la seconda guerra, interpretato da Geraldine Chaplin e Nino Castelnuovo. Nel ’68, ormai maturo artisticamente, Nelo è pronto per un’opera più impegnativa, Diario di una schizofrenica, ricostruzione di un episodio avvenuto nel 1930 e considerato un caso famoso della letteratura medica psichiatrica. Si tratta della storia della giovane Anna affetta da alienazione mentale curata in una clinica svizzera da una dottoressa psicanalista. Una terapia lunga e difficile al termine della quale la ragazza guarita, tornerà alla vita normale (nella realtà dopo la morte della sua terapeuta la paziente avrà una forte ricaduta). La pellicola è considerata ancora oggi uno degli esempi più riusciti sul tema del disagio mentale e sulla psicopatologia. Nel ’70 è la volta di Ondata di calore, film interpretato dall’affascinante Jean Seberg, tratto dal romanzo di Dana Moseley e ambientato a Agadir in Marocco. Protagonista Joyce, una donna in profonda crisi, moglie di un ingegnere tedesco incaricato di ricostruire la città africana dal terremoto del ’61. Tra tempeste di sabbia e un caldo opprimente, Joyce è sconvolta da visioni che la portano fino al suicidio fortunatamente non andato a buon fine. Un medico amico di famiglia lo aiuterà, ma il finale sarà drammatico e inaspettato.

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“Diario di una schizofrenica”

Nel 1971 è la vita e la morte del poeta e scrittore Arthur Rimbaud a interessare il regista con Una stagione all’infernointerpretato da Terence Stamp, Florinda Bolkan e Jean-Claude Brialy, che indaga sul rapporto sentimentale tra Rimbaud e il “poeta maledetto” Paul Verlaine. Nel 1973 Nelo Risi si dedica a un’impresa non da poco. Dopo vari tentativi falliti del produttore Venturini e dei registi Visconti, Lattuada e Damiani, riesce a tradurre in immagini il racconto storico del 1840 di Alessandro Manzoni, Storia della colonna infameintitolandolo semplicemente La colonna infame, sceneggiato da lui e da Vasco Pratolini nel quale descrive con efficacia il clima di ignoranza, la superstizione e il pregiudizio vissuti durante l’epidemia del 1630 a Milano. Il capitano di giustizia Arconati (Helmut Berger) alla ricerca degli improbabili untori che diffondono la peste imbrattando i muri e le porte della città, arresta il commissario di sanità di Porta Ticinese Guglielmo Piazza (Vittorio Caprioli) e lo tortura atrocemente fino a indurlo a confessare davanti al tribunale la colpevolezza di Gian Giacomo Mora (Francisco Rabal), il barbiere con negozio in piazza Vetra ritenuto ingiustamente l’autore del contagio. I due, malgrado le proteste del Cardinal Borromeo, moriranno sulla ruota e sulle macerie della casa di Mora una colonna “infame” verrà eretta come monito per le masse, ma che presto diventerà il simbolo della vergogna dei giudici assassini (il triste monumento verrà abbattuto nel 1778). Il film, con Lucia Bosè nel ruolo di Chiara la moglie di Mora, pur non tradendo il testo letterario, s’ispira all’attualità politica italiana dei primi anni Settanta e viene molto apprezzato dalla critica e dagli intellettuali.

Nelo, che nel 1957 ha incontrato a Roma Edith Bruck, la donna con la quale rimarrà legato per mezzo secolo, non abbandona la poesia, mentre prosegue la sua attività di cineasta anche per la televisione. Le città del mondo (1975), La traversata (1976), Nossignore (1976), Idillio/Infinito di Giacomo Leopardi (1978), Un amore di donna (1988), protagonisti Laura Morante e Bruno Ganz e Per odio, per amore (1990) con Serena Grandi, confermano il suo stile originale e il suo talento.

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Fortapasc

Nel 1996, più che mai attratto dal tema della follia tenta di portare sullo schermo il libro di Aldo Carotenuto Diario di una segreta simmetria, storia di Sabina Spielrein, affascinante paziente di Carl Gustav Jung affetta da nevrosi ossessiva. Una vicenda amorosa tra Sabina e Carl, dove il transfert viene tradito e i sensi hanno il sopravvento sulla terapia. La produzione purtroppo non andrà a buon fine, ma la vicenda sarà poi portata sullo schermo nel 2003 da Roberto Faenza con Prendimi l’anima e da David Cronenberg nel 2011 con A Dangerous Method.

Nelo Risi muore a Roma a novantacinque anni il 17 aprile 2015, sette anni dopo suo fratello Dino. Una demenza senile gli ha rubato l’ultima parte della sua vita vissuta accanto alla sua tenera compagna Edith Bruck, che gli ha dedicato il suo ultimo libro La rondine sul termosifone.

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Marco Risi

Marco Risi, figlio di Dino, nasce a Milano il 4 giugno 1951, dopo aver abbandonato gli studi in filosofia, entra nel 1971 nel mondo del cinema come assistente di suo zio Nelo e come aiuto sceneggiatore per suo padre Dino per i film Caro papà e Sono fotogenico. Nel 1982 è pronto per esordire come regista nel lungometraggio Vado a vivere da solointerpretato dal comico Jerry Calà, che sarà protagonista anche di Un ragazzo e una ragazza (1984) e Colpo di fulmine (1985).

Con Soldati-365 all’alba (1987), pellicola con la quale mette in risalto le difficoltà e le contraddizione della vita di caserma, firma due opere quali Mery per sempre (1989) e Ragazzi di fuori (1990), incentrate su temi sociali drammatici. Seguono Il muro di gomma (1991), interessante ricostruzione della strage di Ustica e Il branco (1994), storia dello stupro di una ragazza da parte di giovani sbandati della provincia italiana.

Dopo la divertente commedia Nel continente nero (1993), il regista gira il grottesco L’ultimo capodanno (1998), da un racconto di Niccolò Ammaniti, che avrà grossi problemi di distribuzione. Nel 2001 firma la commedia Tre mogli, il biografico Maradona- la mano de Dios (2007), la fiction L’ultimo padrino (2008) incentrato sulla figura di Roberto Provenzano e Fortapàsc (2009), la vicenda del giornalista d’assalto Giancarlo Siani, cronista di Il Mattino, ucciso nel 1985 dalla camorra per le sue scottanti inchieste sul malaffare nel napoletano. Marco Risi firma ancora Cha cha cha (2013), un film noir ambientato nella capitale e Tre tocchi (2014), la storia della squadra di calcio formata da attori e registi, fondata negli anni Settanta da Pier Paolo Pasolini.

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“Mery per sempre”

Claudio Risi, nato a Berna il 18 novembre 1948, fratello maggiore di Marco, entra nel mondo del cinema prima come segretario di produzione e poi come aiuto regista.  Negli anni Ottanta gira il film d’ambientazione balneare Windsurf – Il vento nellemani e per la televisione Yesterday- Vacanze al marecui fa seguito la serie sempre per la tv I ragazzi della 3° C di grande successo e i cinepanettoni Matrimonio alle Bahamas (2007) e Matrimonio a Parigi (2011), interpretati da Massimo Boldi. Nel 2005 Claudio ha realizzato insieme al padre il documentario Rudolf Nureyev alla Scala. Muore a Roma all’età di 71 anni il 26 aprile 2020.

Si chiude così l’avventurosa storia della famiglia Risi, che ha regalato tanto al cinema italiano attraversando generi diversi, ma sempre lasciando un’impronta di professionalità e di talento.

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“Il vedovo” Alberto Sordi e Franca Valeri