La favolosa famiglia Fonda: Henry, Jane, Peter e Bridget

Pubblicato il 21 Marzo 2022 in , , da Pierfranco Bianchetti
Fonda

Il 12 agosto 1982 si spegneva a Los Angeles Henry Fonda, uno dei più popolari attori di Hollywood, che aveva saputo incarnare l’ideale del cittadino democratico americano. Patriarca di una famiglia tra le più amate del cinema statunitense, Henry nasce il 16 maggio 1905 nel Nebraska dove studia giornalismo all’università del Minnesota. Attratto fino da giovanissimo dal palcoscenico, il giovane Fonda esordisce a Broadway alla fine degli anni Venti e nel ’34 è già sul set del film The farmer a Wife. Alto, slanciato, dalla camminata inimitabile, Henry con i suoi luminosi occhi azzurri e il suo sorriso tenero e discreto, non tarda a farsi largo negli studios hollywoodiani. Nel ’37 è al fianco dell’attrice Annabella in Sangue gitano; nel ’38 è con Bette Davis, che lo ha voluto suo partner a tutti i costi. E ancora nel ’41 è il protagonista, con la bravissima e vitale Barbara Stanwyck, di Lady Eva.  Il suo regista preferito è John Ford che lo vuole nei panni del presidente Lincoln in Alba di gloria, 1939 e nel ’40 in Furore,  nel ruolo del giovane agricoltore condannato alla miseria dalla Grande Depressione.

Henry Fonda, con la sua sobrietà espressiva e con la sua eleganza discreta, diventa un personaggio amatissimo dal pubblico americano che affolla le sale, ma abile nel non trasformarsi mai in un vero divo, rimanendo sempre un uomo come tutti, un cittadino comune. “A differenza degli attori della sua generazione- scrive Ugo Casiraghi in occasione della scomparsa dell’attore su l’Unità del 13 agosto 1982 – da Gary Cooper a  Clark Gable, da Cary Grant a James Stewart e a John Wayne, nati tutti agli inizi del secolo, Henry Fonda non sbagliò il primo colpo ed espose subito le proprie doti.  Accadde nel 1935 quando portò sullo schermo un suo successo teatrale senza precedenti: Il fattore prende moglie, un film mai venuto in Italia. Aveva allora trent’anni e fu quasi sempre protagonista degli ottanta film che avrebbe girato in seguito. Un protagonista, mai un divo. Non almeno nel senso corrente”.

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Furore

Grande attore di teatro da cui è partita la sua carriera, Henry ha saputo esprimere le sue virtù principali, la semplicità e la discrezione, anche davanti alla macchina da presa e in televisione. La sua recitazione tranquilla, ma intensa, lo aiuta a diventare il simbolo di un’America onesta e democratica, anche quando recita nei panni di un bandito (Jess il bandito, 1939 di Henry King). Sul grande schermo è stato anche un classico eroe dell’epopea western (Sfida infernale, 1946 di Ford); un americano pieno di dubbi sulla colpevolezza di un imputato (La parola ai giurati, 1957 di Sidney Lumet) e un uomo innocente perseguitato dalla giustizia (Il ladro, 1957 di Alfred Hitchcock). Indimenticabile è ancora l’inflessibile ufficiale della cavalleria in Il massacro di Fort Apache, 1947, sempre di John Ford, tanto per citare solo alcune interpretazioni della sua carriera straordinaria.

Oltre al suo talento recitativo l’attore deve molto ai suoi celebri occhi azzurri che sono per lui una risorsa preziosa. In ogni contratto cinematografico viene inserita una clausola che prevede l’utilizzo di una luce artificiale (ovviamente non inquadrata dalla macchina da presa) puntata sui suoi occhi, nelle sequenze girate in primo piano, per renderli ancora più luminosi ed affascinanti. Sposato cinque volte (dalla seconda moglie nascono i figli Jane e Peter), Henry Fonda ha avuto per molti anni un rapporto affettivo molto complicato con i suoi figli. Freddo e incapace di esprimere i suoi veri sentimenti, non ha mai negato di essere nel privato un uomo diverso da quello rappresentato sul grande schermo. “In realtà io non mi piaccio- affermava con onestà- e la gente mi confonde con i personaggi che interpreto”.

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I selvaggi

Nata il 21 dicembre 1937 a New York, Jane Fonda, cresce per volere del padre lontano dai riflettori, entrando presto in conflitto con lui. Per contrapporsi alla sua figura ingombrante, la ragazza rifiuta categoricamente di dedicarsi alla recitazione; studia pittura a Parigi e passa da un college all’altro. Nel 1958, grazie a Lee Strasberg, l’inventore del famoso Metodo (una tecnica di recitazione basata sull’emotività), studia per diventare attrice anche se essere la figlia di Henry Fonda le pesa molto. Dopo un debutto a Broadway, arriva il suo primo film, In punta di piedi, 1960, diretto da Joshua Logan (è amico di Henry Fonda). E nel ‘62 è sul set di Anime sporche di Edward Dmytryk, nel ruolo di una ragazza fuori dagli schemi. Jane si rende finalmente conto di avere il cinema nel sangue e nel 1965 gira Cat Ballou, di Elliot Silverstein, un western musicale, con uno strepitoso Lee Marvin. Lo stesso anno è al fianco di Robert Redford di cui diventerà amica per la pelle, in La caccia di Arthur Penn e due anni più tardi i due saranno ancora insieme nella deliziosa commedia scritta da Neil Simon, A piedi nudi nel parco, per la regia di Gene Saks. L’incontro con il regista francese Roger Vadim che diventerà suo marito, cambia completamente la sua vita. Si trasferisce a Parigi e nel 1967 interpreta un vero ruolo da sex- symbol in Barbarella, quello di un’astronauta alla ricerca di uno scienziato scomparso.

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Il cavaliere elettrico

Dopo la fine del rapporto con Vadim torna nel 1969 negli Usa dove recita in Non si uccidono così anche in cavalli? di Sidney Pollack, ambientato durante la Grande Depressione, un’interpretazione che le vale il premio dei critici cinematografici di New York. Ormai attrice matura, è pronta ad affrontare ruoli impegnati e complessi come quello di una prostituta in Una squillo per l’ispettore Klute, 1971 di Alan Pakula, con cui vince il suo primo Oscar; Crepa padrone, tutto va bene, 1972 di Jean-Luc Godard; Julia, 1977 di Fred Zinnemann; Tornando a casa, 1978 di Hal Ashby (secondo Oscar quale migliore attrice protagonista) e nuovamente al fianco di Redford in Il cavaliere elettrico, 1979 di Sidney Pollack. Nella sua carriera non mancano altri film di successo come Dalle nove alla cinque…orario continuato, 1980 di Colin Higgins; La sindrome cinese, 1979 di James Bridges e nel 1981 Sul lago dorato di Mark Rydell, dove recita con il padre Henry e con Katharine Hepburn. Jane Fonda nella sua vita è stata attrice, madre, pacifista, produttrice e tanto altro ancora. Una personalità ricca e variegata, probabilmente ancora pronta a stupirci, nonostante i suoi ottantaquattro anni ben portati.

Peter Fonda, fratello minore di Jane, nasce a New York il 23 febbraio 1940 e seguendo la tradizione di famiglia, dopo l’università debutta a Broadway per poi esordire nel cinema in Il sole nella stanza, 1963, anche se il personaggio che lo fa conoscere al pubblico e alla critica è quello di un nevrotico suicida in Lilith, la dea dell’amore, 1964 di Robert Rossen.  Con Roger Corman, il suo pigmalione, gira film di culto come I selvaggi, 1966, nel quale appare con il giubbotto nero e gli occhiali rayban a cavallo di una motocicletta e Il serpente di fuoco, 1976, nei panni di un hippy. Sul set del film fa amicizia con Dennis Hopper e i due firmeranno Easy Rider: libertà e paura, 1969, un road movie leggendario ed indimenticabile. Peter diventa di fatto un mito per i teenager in film quali Sozza Mary, pazzo Gary, 1974 di John Hough, Fighting Mad, 1976 di Jonathan Demme, Futureworld,1976 e All’ultimo secondo, 1977 di  Richard T. Heffron, ma riesce a distinguersi anche come regista in due ottime pellicole, Il ritorno di Harry Collings, 1971 e Wanda Nevada, 1979, due western originali e crepuscolari. Rimasto un po’ prigioniero del mito della contro cultura, Peter Fonda, scomparso a settantanove anni il 16 agosto 2019, ha saputo però crearsi una identità diversa da quella del padre Henry e della sorella Jane.

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Nome in codice: Nina

Figlia di Peter, e nipote di Jane, Bridget Fonda nasce a Los Angeles il 27 gennaio 1964. Lei rappresenta la terza generazione della celebre famiglia di attori e in breve tempo (“buon sangue non mente”) diventa una delle giovani promesse di Hollywood. Dopo l’esordio a cinque anni con il padre in Easy Rider, Bridget si fa notare nel 1989 nel film Scandal-Il caso profumo, di Michael Caton-Jones (la famosa vicenda dello scandalo che travolse il ministro britannico profumo) e in Spalle nude di David Hare. Dopo un piccolo ruolo in Il padrino- Parte III di Francis Ford Coppola, l’anno successivo è la protagonista, al fianco di Jennifer Jason Leigh, di Inserzione pericolosa di Barbet Schoeder, mentre nel 1993 recita in Nome in codice: Nina di John Badham, remake del francese Nikita di Luc Besson.

Attrice versatile, accetta ogni genere di ruolo (“L’importante- afferma- è che il materiale sia interessante e coinvolgente).  Può succedere anche a te, Morti di salute,entrambi del ’94, City Hall, ’95, Jackie Brown, 1997, Soldi sporchi, 1998, sono alcuni dei suoi successi. Dopo una lunga relazione con il collega Eric Stoltz, nel febbraio 2003 si sposa con il musicista e compositore Danny Elfman, da cui nel 2005 ha un figlio. Da quel momento l’attrice preferisce dedicarsi alla sua famiglia, forse in attesa di un ruolo particolarmente interessante, ma consapevole che Hollywood non regala niente a nessuno, neanche se appartieni alla “favolosa famiglia Fonda”.

 

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Sul lago dorato