Mi hanno detto che fuori è primavera…

Pubblicato il 25 Aprile 2026 in , , da Paola Pancaldi Pugolotti

La malinconia mi ospita spesso, come è evidente anche in questa poesia. La mia mente è affollata di ricordi e di rimpianti. La natura esplode e mi inonda. Ma sono io, sola, ad aspettare ancora

 

FUORI È PRIMAVERA

Mi hanno detto che fuori è primavera.

Solo quando c’è il sole mi accorgo che è festa.

Se apro le finestre un fiato tiepido

mi avvolge come una malinconia.

So che ci sei dietro le case e riconosco

il luogo e il tempo un’ora incatenata

lo smarrimento di un volo impazzito.

Cercavo la primavera che sta fuori,

come adesso, e non riesco a toccarla.

La penso e la perdo e la rincorro e mi sfugge.

Stamattina ho visto un rododendro bianco

affacciato tra le spine di una rosa

e un ramo di pino genuflettersi

ai colori di un fiore che non conosco.

Sono briciole del fuoco che avrei dentro

se solo un poco mi potessi appoggiare

a te, che vai senza pensiero

nelle strade di casa vicino al fiume.

 

(da “Di questo mio vivere)

A lato: Rododendro comune (Rhododendron ponticum), Henry Louis Duhamel du Monceau, tavola botanica di Pierre Joseph Redouté


La nostalgia è spesso sorella della malinconia. È ritornare a casa, riascoltare i suoni, risentire i profumi. Spesso è invocata, perché meno astratta della malinconia, più legata al ritorno alle radici, alla ricerca di nuove esperienze, alla costruzione di sé. Così io le chiedo qualche volta di arrivare, come una medicina che mi aiuti a guarire dalla malinconia

Per questo ho scritto:

NOSTALGIA

Non ti chiamo

non mi apposto

non ti vengo a cercare.

Rimango.

Forse attendo.

E tu sciogli

lo spessore delle nebbie

mi visiti e resti.

Persisti.

Mi imprigioni nel tempo

che era il mio tempo

mi smuovi

circoli precisa,

sapiente

riallacci le due parti del tempo.

Adesso siamo io

e la mia nostalgia.

Sono la tua vittima.

Sei il mio salvatore.

 

(da “Di questo mio vivere”)

Nell’immagine in apertura: Thomas Walch, “Nostalgia di casa”


Nana Ferguson

Associo ancora una poesia al mio modo di intendere la nostalgia. È dedicata a uno dei miei nipoti

IL MIO SANGUE E LA MIA NOSTALGIA

Penso ad una poltrona rossa

al tavolino di alluminio anodizzato

ai muri bianchi dove stai crescendo.

Sono sul mio treno in sosta

e ti guardo, pelle di alabastro,

piccole mani che stringono l’aria,

labbra che cercano un sorriso.

Sei nella stazione da cui non voglio partire.

Cosa c’è in me che ti piace?

Cosa vedi nei miei occhi stanchi,

quanto grande è l’amore che mi offri?

Cerco nei percorsi trasparenti delle tue vene

il mio sangue e la mia nostalgia.

Il tuo volto sa di nuvole e d’aria

ed io lo respiro a polmoni aperti

prima che il treno riparta.

 

Dove inizia il tuo sogno, dimmi,

dove finisce il mio?

 

(da “Di questo mio vivere”)


 

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