La malinconia mi ospita spesso, come è evidente anche in questa poesia. La mia mente è affollata di ricordi e di rimpianti. La natura esplode e mi inonda. Ma sono io, sola, ad aspettare ancora
FUORI È PRIMAVERA
Mi hanno detto che fuori è primavera.
Solo quando c’è il sole mi accorgo che è festa.
Se apro le finestre un fiato tiepido
mi avvolge come una malinconia.
So che ci sei dietro le case e riconosco
il luogo e il tempo un’ora incatenata
lo smarrimento di un volo impazzito.
Cercavo la primavera che sta fuori,
come adesso, e non riesco a toccarla.
La penso e la perdo e la rincorro e mi sfugge.
Stamattina ho visto un rododendro bianco
affacciato tra le spine di una rosa
e un ramo di pino genuflettersi
ai colori di un fiore che non conosco.
Sono briciole del fuoco che avrei dentro
se solo un poco mi potessi appoggiare
a te, che vai senza pensiero
nelle strade di casa vicino al fiume.
(da “Di questo mio vivere)
A lato: Rododendro comune (Rhododendron ponticum), Henry Louis Duhamel du Monceau, tavola botanica di Pierre Joseph Redouté
La nostalgia è spesso sorella della malinconia. È ritornare a casa, riascoltare i suoni, risentire i profumi. Spesso è invocata, perché meno astratta della malinconia, più legata al ritorno alle radici, alla ricerca di nuove esperienze, alla costruzione di sé. Così io le chiedo qualche volta di arrivare, come una medicina che mi aiuti a guarire dalla malinconia
Per questo ho scritto:
NOSTALGIA
Non ti chiamo
non mi apposto
non ti vengo a cercare.
Rimango.
Forse attendo.
E tu sciogli
lo spessore delle nebbie
mi visiti e resti.
Persisti.
Mi imprigioni nel tempo
che era il mio tempo
mi smuovi
circoli precisa,
sapiente
riallacci le due parti del tempo.
Adesso siamo io
e la mia nostalgia.
Sono la tua vittima.
Sei il mio salvatore.
(da “Di questo mio vivere”)
Nell’immagine in apertura: Thomas Walch, “Nostalgia di casa”

Associo ancora una poesia al mio modo di intendere la nostalgia. È dedicata a uno dei miei nipoti
IL MIO SANGUE E LA MIA NOSTALGIA
Penso ad una poltrona rossa
al tavolino di alluminio anodizzato
ai muri bianchi dove stai crescendo.
Sono sul mio treno in sosta
e ti guardo, pelle di alabastro,
piccole mani che stringono l’aria,
labbra che cercano un sorriso.
Sei nella stazione da cui non voglio partire.
Cosa c’è in me che ti piace?
Cosa vedi nei miei occhi stanchi,
quanto grande è l’amore che mi offri?
Cerco nei percorsi trasparenti delle tue vene
il mio sangue e la mia nostalgia.
Il tuo volto sa di nuvole e d’aria
ed io lo respiro a polmoni aperti
prima che il treno riparta.
Dove inizia il tuo sogno, dimmi,
dove finisce il mio?
(da “Di questo mio vivere”)



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