La prima donna avvocato italiana è la protagonista della serie Netflix a lei ispirata. Anticonformista per natura, valdese per fede, è stata antesignana e paladina dei diritti degli ultimi e delle donne e non ha mai smesso di lottare per quella toga che le verrà riconosciuta solo 36 anni dopo
“La legge di Lidia Poët”, la serie liberamente ispirata alla vita della prima avvocato d’Italia è appena finita con gli ultimi 6 episodi della terza e ultima stagione, disponibili su Netflix con l’invidiabile record di essere stata la seconda serie tv della piattaforma streaming più vista in Italia nel 2023 (dietro solo al fenomeno dilagante di “Mare Fuori”) e la terza al mondo della piattaforma americana. Un prodotto 100% made in Italy girato interamente a Torino e dintorni. Già le prime due stagioni, la prima del febbraio 2023, la seconda dell’ottobre 2024 erano state accolte dal pubblico molto favorevolmente, sebbene avessero suscitato qualche polemica sull’attinenza al profilo della pasionaria piemontese.
I discendenti ne hanno evidenziato le licenze che la trasposizione filmica si sarebbe presa, poco aderente, a loro dire, al suo carattere austero e riservato. La fiction, creata da Guido Iuculano e Davide Orsini per la Groenlandia film (società del Gruppo Banijay) di Matteo Rovere, che è anche regista di alcuni episodi assieme a Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini, con il sostegno della di Film Commission Torino Piemonte e il patrocinio della città di Torino, adatta la biografia ottocentesca ai gusti del genere giallo e del moderno legal thriller. “A interpretarla è l’affascinante Matilda De Angelis, che dà corpo e spirito a una storia di maschilismo e tentativi d’emancipazione” (Aldo Grasso, Io donna, marzo 2023). Una storia, in effetti, che è già un romanzo d’appendice.

Poët, una vita contro
Nata nel 1855 a Traverse di Perrero, un piccolo borgo sperduto nelle montagne piemontesi della Val Germanasca, da un’agiata famiglia di valdesi, ultima di quattro fratelli e tre sorelle, Lidia si iscrive alla facoltà di legge dell’Università di Torino nel 1878, una delle sole quattro donne che avevano intrapreso gli studi superiori. Tre anni più tardi, con una tesi sulla “Condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne”, si laurea e, dopo il periodo di praticantato, il 9 agosto 1883 si iscrive all’Ordine degli Avvocati della città sabauda. Ma il 14 novembre dello stesso anno la Cassazione accoglie il ricorso del Procuratore generale del Re e la toga le viene negata per la sola “colpa” di essere donna. Da allora, nello studio del fratello Enrico, si dedicherà anima e corpo (non si sposerà mai) ai diritti dei detenuti e dei minori, affrontando il tema della riabilitazione ed entrando a inizio secolo nel Consiglio nazionale delle donne italiane. Solo nel 1919, alla fine della Prima guerra mondiale, la legge Sacchi abolisce l’autorizzazione maritale, abrogando di fatto l’esclusione delle donne dai pubblici uffici: all’età di 65 alla Poët può essere reintegrata finalmente, come prima donna in Italia, nell’Ordine degli avvocati.
Torino, un set naturale
La prima capitale del Regno d’Italia a fine ‘800 è una città progressista, dove l’eco del Risorgimento risuona ancora nei palazzi austeri dell’intellighenzia borghese, allestita magistralmente dalla scenografia e dai costumi della produzione che la rendono una vera e propria co-protagonista. Nella serie vediamo comparire Piazza Carlo Alberto e Palazzo Carignano, la cui facciata è stata usata per gli esterni del Tribunale, l’ex carcere Le Nove, e Palazzo dei Cavalieri, diventato la sede della redazione della Gazzetta Piemontese, redazione in cui lavora Jacopo Barberis.La sede della Procura e degli uffici di Fourneau, il Procuratore amante di Lidia (un credibile e baffuto Gianmarco Saurino) vengono collocate a Palazzo Cisterna e all’Università. In Piazza Cavour sono state girate le scene in esterna di Villa Barberis, casa di famiglia Poët i cui interni sono invece stati ricostruiti a Villa San Lorenzo a Racconigi. L’ex lanificio Bona, nel comune di Carignano, è stato trasformato in una fabbrica di cioccolato, mentre il Teatro Alfieri di Asti ha ospitato le riprese di varie scene trasformandosi nel Teatro Regio di Torino.

La giustizia del diritto, il diritto alla giustizia
Nei 18 episodi della serie “La legge di Lidia Poët” si seguono, sia con episodi autoconclusivi sia con trame che si dipanano in più puntate, i casi di Lidia sempre alle prese con la difesa degli esclusi dal diritto: “Se la giustizia stessa proibisce a una donna ciò che naturalmente concede agli uomini, come possiamo chiamarla giustizia” scrive Lidia nel suo ricorso. “Questa serie è un pretesto per conoscerla davvero, per raccontare la figura di Poët ma con un prodotto di finzione, di fantasia. Può essere un pretesto per poter sviscerare in maniera più approfondita e storica la sua vita”. Così Matilda De Angelis spiega alla stampa e così va interpretato lo spirito del progetto, che è alla base del successo della fiction vincitrice dei Nastri d’argento- Grandi serie, il riconoscimento del sindacato dei giornalisti cinematografici italiano. E come spesso avviene, deve tanto anche al gruppo di attori che sorreggono la sua realizzazione: da Edoardo Scarpetta che interpreta Jacopo Barberis, cognato e giornalista dalle idee socialiste con cui Lidia porta avanti una storia d’amore e infelicità perenne, a Pier Luigi Pasino, il fratello Enrico, che dapprima avversa le stravaganze della sorella ma poi ne capisce la portata, si fa sodale, in un crescendo tenero e molto coinvolgente, e poi portavoce delle sue istanze fino al momento in cui, ma nella serie è solo un sogno premonitore, le verrà riconosciuto quel diritto di esercitare un mestiere che non aveva mai smesso di praticare ufficiosamente.

Immagini: Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2026


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