Il riciclo che diventa arte, Premio Cairo a Namsal Siedlecki

Pubblicato il 28 Novembre 2019 in , da redazione grey-panthers
Premio Cairo

La ventesima edizione del Premio Cairo, la prima che vedeva schierati dieci artisti stranieri di fianco a dieci italiani under 40, è andata a uno scultore dal doppio passaporto. Namsal Siedlecki è nato a Greenfield (Stati Uniti) nel 1986 da papà americano di origine polacca e mamma italiana. Vive a Seggiano (nella privincia di Grosseto), ha un gallerista a Roma (le sue opere oscillano dai 2 ai 10 mila euro) e andrà a Miami Art Basel. La giuria del premio, presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e composta da Mariolina Bassetti (Presidente Christie’s Italia), Gabriella Belli (direttore, Muve di Venezia), Luca Massimo Barbero (direttore, Fondazione Cini), Andrea Viliani (direttore, Madre di Napoli), Gianfranco Maraniello (direttore, Mart di Rovereto) e dal maestro Emilio Isgrò, ha scelto la sua opera intitolata Teste (Trevis Maponos) perché in questi tre busti “la memoria di miti antichi si fonde plasticamente con i riti di consumo contemporanei, facendo della scultura un rinnovato processo alchemico”. A lui va un premio di 25 mila euro e la copertina del prossimo numero di “Arte”, il mensile della Cairo editore diretto da Michele Bonuomo.

Lavorando con forme organiche, ex voto e oggetti più recenti, Siedlecki — che ha già vinto il Premio Moroso, il Cy Twombly Italian e, quest’anno, il Club Gamec Prize — rielabora in chiave contemporanea luoghi e tempi tra loro distanti. L’opera vincitrice, in rame ossidato ed elaborazione in 3D, “nasce premio cairo— spiega l’artista — da due desideri di epoche diverse. È, anzitutto, l’elaborazione di un oggetto rituale scolpito in legno di faggio e gettato in una fossa nel 50 a.C., che fu ritrovato negli anni Sessanta ed è custodito nel museo di Clermont-Ferrand. Questa elaborazione avviene usando il rame derivato dalla fusione di parte di quell’8% di monetine gettate nella Fontana di Trevi che vengono ripescate ma non possono essere cambiate e che io ho acquistato — conclude l’artista — in piccolo numero, nel 2000. Due desideri, di due epoche diverse, entrambi gettati in acqua, rinascono in questa mia opera”. Pur avendo subito lo stesso processo, le teste appaiono diverse nella colorazione: “Dipende — spiega — dal periodo di immersione nelle vasche di ossidazione”.

Siedlecki riflette sulla vita e la morte attraverso la trasformazione della materia. Parte da una posizione concettuale: “L’idea è all’origine del mio percorso”. Ha “iniziato a fare l’artista da una decina d’anni, dopo le scuole”, racconta, ma non ha compiuto studi artistici particolari. Con il ricavato del premio pensa di “ampliare lo studio2.
Il Premio Cairo, giunto alla ventesima edizione, “conferma la validità dell’idea da cui nacque e la volontà di fare dell’arte il luogo dove si abbattono le barriere che il mondo sta alzando”, ha affermato il 20 novembre sera, alla premiazione a Palazzo Reale di Milano, Michele Bonuomo. L’assessore alla cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, ha apprezzato “l’apertura allo sguardo internazionale del premio e l’attenzione verso i più giovani”. Il patron del riconoscimento, l’editore Urbano Cairo, “si è detto commosso dell’essere arrivato a vent’anni di premio. Se penso alla prima edizione, il 26 ottobre del 2000, non avevamo il Torino, non c’era La7 né Rcs, ma c’era la voglia di fare qualcosa per l’arte e per i giovani artisti e questo ha portato fortuna a loro ma anche a noi. Magari raddoppiamo con altre idee”.

Gli altri finalisti erano Bea Bonafini, Guglielmo Castelli, Nataliya Chernakova, Emma Ciceri, Oscar I. Contreras Rojas, Giulia Dall’Olio, Nebojša Despotovic, Irene Fenara, Gao Lan, Teresa Giannico, Délio Jasse, Kensuke Koike, Edson Luli, Andrea Martinucci, Ruben Montini, Maki Ochoa, Greta Pllana, Alessandro Scarabello e Alessandro Teoldi. Nessuno ha presentato video né opere digitali; di contro, molta attenzione al figurativo. Ci sono parse meritevoli di attenzione anche 5092019.jpg, un acrilico di Martinucci molto visionario, e il Mappamondo esploso in vinile con neon dell’albanese Luli. NAssenti opere di taglio politico se non quella dell’angolano Jasse, con manifesti di Lotta Continua.

Premio Cairo

 

Fonte Corriere della Sera