Divorzi grigi

Pubblicato il 19 Agosto 2010 in , , da Clementina Coppini

DIVORZI GRIGI – DALLA PARTE DI LEI

I divorzi tra ultrasessantenni sono aumentati in maniera esponenziale, e spesso sono le donne a chiedere la separazione. Qualcuno si chiede come mai, ma la risposta non è difficile. Si chiamano divorzi grigi, ma sono poi così grigi?

Sei stufa di ritrovarti a convivere con un rimbambito che, quand’era giovane, pensava solo al lavoro, mentre tu pensavi al lavoro, ai figli, alla casa, alla cucina e trovavi anche il tempo per i passatempi e gli amici. Hai passato decenni a produrti in monologhi serali, mentre il coniuge aveva l’espressione e la reattività della mummia di Ramsete e rispondeva a monosillabi alle tue domande, seccato perché voleva sentire il telegiornale. Le poche volte che era a casa, si chiudeva in se stesso. È vero che gli uomini non sono capaci di fare due cose alla volta, ma rivolgere la parola ai familiari nel week end e insieme riposarsi sono davvero due attività incompatibili? Ora lui vorrebbe conversare, ma tu non ne hai più la minima voglia. Sei un po’ demotivata, e dopo un’ora che ti parla dei suoi problemi, impedendo peraltro a te di sentire il telegiornale, inizi a rimpiangere il marito-mummia egizia dei bei tempi andati. Lui dice che ormai l’attualità e la politica non gli interessano più. A te sì, però. Perché tu, che hai fatto Penelope in attesa quando lui non c’era, hai continuato a pensare lo stesso, ti sei fatta le tue idee, e non hai intenzione di smettere di usare il cervello ora che Ulisse è tornato.

Ora che tuo marito è a casa ha deciso che si deve occupare del focolare domestico. Fino a pochi mesi fa non sapeva distinguere la lavastoviglie dalla lavatrice , adesso invece pretende di insegnarti a lavare e stirare, sceglie i prodotti per pulire e sovrintende a ogni acquisto, come se qualcuno gliel’avesse chiesto.

Insomma, per trent’anni ti sei dovuta arrangiare e guai se gli chiedevi un favore, ora invece non puoi nemmeno andare al supermercato (attività che hai sempre svolto nella più perfetta solitudine) che te lo ritrovi tra i piedi. Egli, dal secondo mese di matrimonio, è stato un ectoplasma che si limitava a lasciare la roba sporca vicino al letto o nel guardaroba (evidentemente prima della pensione non era mai venuto a conoscenza del fatto che quello strano cestino in bagno serviva per metterci le cose da lavare), mentre ora si prodiga in opere di bricolage che gli hai commissionato tra le suppliche vent’anni fa, e che ora potrebbe tranquillamente non fare che tanto per te è uguale, ma lui si ostina.

Da giovane ti chiedevi: esiste sulla faccia della Terra un uomo che sappia cercare le maglie nell’armadio e che nel corso della vita impari a trovare la sua roba nei cassetti? Adesso ti domandi: esiste un uomo che non esasperi la sua intransigenza in giovinezza per poi decidere dopo i sessanta che è il momento di diventare svampiti e piagnucolosi?

Tu non sei vissuta in una bolla di vetro in attesa che lui si decidesse a darti retta, ma hai condotto la tua vita, e ora lì c’è quella creatura senza amici, mezza arcigna e mezza depressa, che vuole recuperare il tempo perduto, il quale ormai purtroppo è perso. Ormai le vostre esistenze viaggiano su binari separati e lui sviluppa desideri per te ormai morti e sepolti. Dopo decenni ti sei stancata di badare allo stupido giardino, e allora lui scopre l’orto, tu hai tirato su i figli da sola e ora vorresti viaggiare, mentre lui vuole fare il nonno a tempo pieno.

Cosa ti ritrovi in casa? Un fastidio continuo, che assomma le mancanze passate alle carenze presenti. Una pizza mortale.

E la cosa peggiore è che questa piattola rugosa, così come ha preteso che tu comprendessi i suoi problemi di lavoro e di carriera quando a lui interessavano carriera e lavoro, pretende che ora tu comprenda come la situazione sia cambiata: lui ha bisogno della tua assistenza e continua vicinanza per riprendere la sua vita da dove l’ha lasciata. Lui progetta il vostro futuro a strettissimo contatto, mentre tu non vedi l’ora di seminare quella gran lagna.

Hai lavorato e hai la tua indipendenza economica. Hai tutta la vita davanti. Che fare?

Uscire con un altro: vorresti davvero sentire i discorsi di un altro vecchietto molesto, che non conosci nemmeno? Restare in beata solitudine: non ti mancherebbe quel sessantenne che sta ultimando la cuccia del cane iniziata quindici anni fa ora che da sei anni avete un gatto?

Pensaci bene, ma non rassegnarti a sopportare un legame che non ti va perché ormai è troppo tardi. Troppo tardi non esiste. Rifletti.

 (contributo di Clementina Coppini)