A spasso con i centenari

Pubblicato il 26 gennaio 2018 in , , da redazione grey-panthers

Non credo che ci sia bisogno di ricordare le cifre della presenza degli anziani in Italia, che è il Paese più longevo al mondo dopo il Giappone; sappiamo tutti che gli over 65 sono aumentati tantissimo: dagli 11 milioni negli anni ‘70 ai 22 milioni nel 2015, mentre la popolazione residente è aumentata solo di 4 milioni, prevalentemente per la presenza degli stranieri. E i centenari aumentano ancora di più: se ne prevede un boom per il 2050….

E proprio da qui vorrei iniziare queste mie riflessioni mensili sul tema del saper guardare la vecchiaia, in un certo senso dalla fine, a partire dal libro di Daniela Mari, A spasso con i centenariMi sembra un titolo bellissimo che suggerisce immediatamente la “postura “ dell’autrice. Non una geriatra e gerentologa immersa nelle ricerche accademiche e teoriche, ma attentissima alle situazioni concrete, impegnata a collegare pagina dopo pagina teoria e pratica. E perché mi è così piaciuto questo titolo? Perché il  percorso presume una passeggiata lenta, perché i centenari sono lenti nella loro andatura e forse anche un po’  stanchi. E questa lentezza diventa un modo possibile di essere con loro, consente uno sguardo amoroso, uno sguardo benevolo.

In un articolo su “La Repubblica” (5 novembre 2017) David Grossman racconta il ritratto che Primo Levi fa dell’operaio italiano Lorenzo, che, portandogli ogni giorno qualcosa da mangiare, gli ha salvato la vita ad Auchwitz. Lorenzo “guardò Primo Levi come si guarda un uomo” .  “Penso alla forza di uno sguardo benevolo nella vita di una persona… Ho l’impressione che chi ha il privilegio di avere un testimone benevolo nella propria vita, o anche solo un testimone che cerca il bene dentro di noi per farlo emergere, ha buone possibilità di diventare una persona migliore, forse anche un po’ più felice. Se abbiamo il privilegio di avere qualcuno nella nostra vita che ci guarda con occhi pieni d’amore ecco che quello sguardo ci dice che forse in noi c’è qualcosa di meglio di quel che pensavamo. Di quel che osavamo credere”.

Lo sguardo benevolo che infonde vita ai centenari.  E forse la metafora dei centenari sta a significare lo sguardo più generale verso la vecchiaia. Si tratta di contrapporsi a una lettura distorta riconducibile a quello che i Francesi chiamano agisme, forma diffusa di intolleranza e pregiudizi relativi alla vecchiaia, fonte di discriminazioni sociali basate su false credenze e stereotipi. Perché una delle trappole più significative che si incontra quando ci si avvicina al tema della vecchiaia è quella di lasciarsi intimidire dagli stereotipi che avviluppano il tema. E, a volte, di reagire e per reazione, di cadere in altrettanti stereotipi.

E, per venire più concretamente al libro, essendo Daniela Mari una geriatra e una gerentologa, questo sguardo parte dal corpo. Il corpo padrone, il corpo che impone i suoi ritmi e le sue necessità, Il corpo che diventa protagonista, diventa stregone, senza regole, assume su di sé e sulla sua possibile defaillance tutta l’inquietudine verso il futuro. Il corpo che reclama manutenzione. Come affermava Umberto Veronesi, “La manutenzione del corpo c’è sempre, o almeno dovrebbe esserci, ma mentre da giovane è un dettaglio della vita, da vecchio diventa un’attività prioritaria”. Manutenzione che , pagina dopo pagina, Daniela Mari ci aiuta a perseguire, ad accettare, nel tempo e nelle diverse fasi della vita, perché non è nemmeno facile accettare questa necessità di manutenzione, soprattutto nel primo passaggio dell’invecchiamento, quando è ancora forte la nostalgia per quello che eravamo, il difficile passaggio verso un equilibrio tra un’autonomia sempre cercata e sempre rivendicata e la minaccia della dipendenza. E in questo difficile passaggio può anche farsi strada una sorta di competizione verso quello che eravamo, verso i noi stessi di un tempo. Un pensiero da cestinare ovviamente per tentare di approdare alla consapevolezza di una nuova fase di vita, all’accettazione di un nuovo equilibrio. E potrei chiudere questa prima riflessione con una vignetta di Schultz, una conversazione tra Charlie Brown e Snoopy: “Un giorno dovremo morire Snoopy”, “Sì, Charlie, però tutti gli altri giorni vivremo”.

 

 

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