Vedovo inconsolabile… che non sa guardare al futuro

Pubblicato il 9 marzo 2018 in , , da Rebecca & Marina Due di cuori

Gentili curatrici della rubrica,

vi scrivo a quest’ora della notte perché, ormai da mesi, soffro di un’insonnia ostinata e dormo poche ore per notte. Sono rimasto vedovo un anno fa. Dodici mesi interminabili mi separano dalla presenza della mia prima e unica moglie. La sola donna che io abbia amato in 65 anni di vita. Senza di lei si è spenta la luce, fuori e dentro di me, e la cosa strana è che quando eravamo assieme, spesso litigavamo. Per lo più si trattava di cose di poco conto: eravamo così diversi che a volte mi chiedo come abbiamo fatto a passare assieme 40 anni. Adesso che lei non c’è più, però, mi chiedo come farò a vivere altri anni senza di lei. La nostra casa, la nostra amata villa nelle terre del Chianti, mi sembra un posto lugubre senza i suoi fiori, senza l’odore dei suoi stufati d’asino, senza i suoi vestiti nell’armadio e senza le sue scarpe sparse ovunque, tranne che nella scarpiera. Solo adesso capisco quanto, con il passare del tempo e il subentrare dell’abitudine, diamo per scontate certe cose e quanto, invece, dovremmo godere di ogni momento, di ogni attimo, di ogni istante di felicità che trascorriamo con qualcuno che amiamo. Perché siamo esseri effimeri e, così come siamo arrivati su questa terra, possiamo andarcene. Senza preavviso.

Mi sono iscritto a un’associazione che lotta contro il Cancro, in questi mesi: mi sembrava che l’unica cosa che potessi fare, dato che a me è toccato l’ingrato compito di continuare a vivere, fosse aiutare coloro che ogni giorno combattono contro quella malattia tremenda che me l’ha portata via, ma il mio contributo a questa lotta si limita a un mero supporto economico per la ricerca. Ho perso l’entusiasmo. Non essendo uno scienziato, né un medico, posso far poco per aiutare le persone che soffrono. E, soprattutto, nulla e nessuno mai potranno riportare in vita mia moglie. Sono pieno di rabbia, e di dolore, angoscia, tristezza. Sento che vivere da solo mi fa male, eppure mi sembra impossibile anche solo pensare di dividere il resto della mia vita con qualcun’altra, ammesso che questa persona possa prima o poi affacciarsi nella mia vita.

Vi scrivo per avere un consiglio, perché gli amici mi hanno già espresso tutto il loro cordoglio e supporto, ma non mi basta. Perché non riesco ad accettare di essere sopravvissuto a mia moglie. Perché la vita mi sembra così ingiusta che ho perso l’energia.

Vedovo Senza Scampo


Risponde Rebecca:

Caro Vedovo Senza Scampo,

Cominciamo subito con il dire che uno scampo ce l’hai eccome, ma devi darti tempo! Elaborare un lutto simile, soprattutto dopo 40 anni di vita assieme, non è facile, ed è doloroso. Prima di tutto, concediti ancora qualche mese di stasi, per meglio entrare in contatto con quello che ti è successo e prenderne atto. Poi confrontati con altre persone che, come te, hanno perso dei cari a causa di questa malattia, se senti che questo ti fa bene; riprendi i contatti con quell’associazione, e magari frequenta qualche congresso, o iscriviti a qualche forum, per scambiare opinioni ed esperienze. Non sembra, ma la condivisione fa miracoli, perché relativizza il nostro dolore e ci consente di prendere a poco a poco distanza dall’accaduto. Insomma, datti il tempo di cui hai bisogno per elaborare il tuo lutto e, quando sarai di nuovo pronto ad affrontare il mondo fuori, cerca di vivere il presente. A volte, quando soffriamo, siamo tentati di ancorarci al passato, o al ricordo del passato, ma in realtà in questo modo compromettiamo il nostro presente, condizionando inevitabilmente il futuro. In bocca al lupo per tutto e… coraggio! La vita può essere ingiusta, dura, spietata, ma è e resta pure sempre la cosa più preziosa che abbiamo”.

Rebecca


Risponde Marina:

Gentile amico, periodo complesso e difficile, quello che sta vivendo, diviso tra il ricordo di una moglie molto amata e un presente apparentemente senza risorse. Lei non parla di figli, deduco che non ce ne siano. Mi auguro che a una anno di distanza dalla morte di sua moglie, sia riuscito a svuotare armadi e cassetti, regalando a chi ne ha bisogno ed è in grado di apprezzare. (Conosco un vedovo che regalò, anni fa, gli abiti da sera della moglie scomparsa, con la quale aveva vissuto una esistenza elegante e molto attiva in società, a una certa casa di riposo che esiste a Milano, e che accoglie coppie di anziani. “Penso così che qualche anziana signora indosserà questi abiti e troverà lo sguardo ancora ammirato del proprio marito”, mi raccontò commosso). Francamente non mi obbligherei poi a fare forzatamente delle attività. Restare con l’Associazione che lotta contro il cancro e che, per fresca esperienza, le ricorda sofferenza e dolore forse non fa per lei… Cosa le suggerisco? Di sperimentare nuove sensazioni, che diano sollievo al suo spirito, mentre la memoria di sua moglie resta nel suo cuore. Se la porti appresso, dunque, quando fa una lunga camminata nella sua bella terra toscana (ricorda il vecchio motto “mens sana in corpore sano”?), quando prova a sentire la musica che le è sempre piaciuta, nella poltrona che le è più cara (o in un concerto in una delle tante abbazie dalle sue parti dove, viceversa, non è mai stato). Dedichi ogni giorno almeno mezz’ora (e tra un po’ sempre di più) a qualcosa di nuovo da sperimentare. Si improvvisi nonno di qualche bambino di sua conoscenza, fratello maggiore di qualche amico in difficoltà. Aiutare gli altri, provare sensazioni ed emozioni, sperimentare situazione mai provate, alla fine l’aiuterà. Ci vorranno sei mesi ancora o solamente l’arrivo della prossima estate, ma la pace e il sollievo non mancheranno. E appena si sentirà più forte, prenda un treno o un aereo e vada a vedere un’altra faccia del mondo, che non ha avuto modo di vedere finora. Lo sa che da un viaggio non si torna mai uguali, vero? Auguri