La Rassegna Stampa: alleati (mai amici) per 16 anni l’imprenditore di successo e il ‘politico di professione’

Pubblicato il 30 luglio 2010 in , da Vitalba Paesano

Le aperture

La Repubblica titola: “Berlusconi caccia Fini, Il Pdl non c’è più”. Ieri è stato diramato un “durissimo documento voluto dal Cavaliere” che accusa il presidente della Camera di “attacchi sistematici”. Fini è “incompatibile con  il partito”. “E lasci la guida della Camera”. “L’ex leader di An forma i suoi gruppi, maggioranza a rischio”. “Bersani: è una crisi, il premier deve venire in Parlamento”. L’editoriale, firmato dal direttore Ezio Mauro (“L’ora della libertà”) spiega che “l’irruzione della legalità” ha fatto “saltare per aria il Pdl, mettendo fine alla costruzione politica e mitologica del più grande partito italiano nella forma che avevamo fin qui conosciuto”. Secondo Mauro Fini ha scelto “il terreno più proficuo per mettere psicologicamente e moralmente in minoranza la potenza del premier”, e si è posizionato “su un terreno elettoralmente e mediaticamente redditizio”.
A centro pagina: “Mi sono tolto un peso come con Veronica”, virgolettato attribuito a Berlusconi. E poi: “Non è il mio padrone, resto a Montecitorio”, attribuito a Fini. Di spalla la notizia che la legge sulle intercettazioni slitta a settembre: “La forza del post-it” è il titolo di un commento di Stefano Rodotà.

Il Corriere della Sera: “Rottura finale tra Berlusconi e Fini. Duro documento del Pdl. L’ex leader di An raccoglie 34 firme di deputati e prepara gruppi autonomi. Il Pd: è crisi. Il premier: lasci la presidenza della Camera. La replica: non mi dimetto”. Il titolo dell’editoriale, firmato da Massimo Franco, è “La deflagrazione”. Franco ricorda che sulla presidenza della Camera c’è un prevedente, la Pivetti rimase al suo posto nel 1994-95 anche dopo la rottura tra la Lega e Berlusconi. Ma spiega anche che Finoi oggi esce indebolito, e “non è chiaro se e quanto” si sia reso conto delle conseguenze che avrebbe provocato la sua linea. Oggi “non può che giocare di rimessa, giurando lealtà al governo anche se si spezza il filo con il Pdl”, spiega l’editorialista. Un altro commento di prima pagina, firmato da Francesco Verderami, dà però la parola al presidente della Camera: “Silvio ha fatto male i conti”. I finiani, spiega Verderami, assicurano fedeltà al governo, e il presidente della Camera non vuole “operazioni trasformistiche”, visto che “il bipolarismo resta la sua stella polare”. Nessun ribaltone, insomma. Ma “la sua forza sta oggi nei numeri del gruppo”, che sarà “decisivo, anzi determinante” per condizionare l’azione del governo. Un altro articolo sulla prima del quotidiano milanese, firmato da Pierluigi Battista, racconta la storia dei due, “alleati (mai amici) per 16 anni”. I due non si sono mai amati”, diversi, diversissimi per stile di vita”, “l’imprenditore di successo contro il ‘politico di professione'”.
Nelle pagine interne viene intervistato Giuliano Ferrara:  Berlusconi ha sbagliato, e “paghera’ un prezzo notevole, perché è brutta l’immagine di un leader politico che caccia una persona che dice di pensarla in modo diverso da lui e di voler continuare a collaborare lealmente dentro lo stesso partito”. Secondo Ferrara “la domanda delle domande” è se la “anomalia berlusconiana”, riesce ancora a produrre qualcosa, perché l’impressione è che oggi l’anomalia berlusconiana produce piu’ che altro instabilità”.

In prima pagina sul Corriere anche il provvedimento sull’università. Alla fine non è passato l’emendamento che fissava a 65 anni l’età di pensionamento per i professori ordinari. “Taglio alle facoltà, non più di 12 per ogni Ateneo”.

La Stampa: “Pdl, Berlusconi caccia Fini. Il premier: iniziativa parlamentare per fargli lasciare la presidenza della Camera. La replica: la mia carica non è nella disponibilità del presidente del Consiglio. Intercettazioni, rinvio a settembre”. Il commento di Fabio Martini è titolato “Scommessa sulla tenuta del governo”. Sotto, Marcello Sorgi si sofferma sulla storia dei due, “una coppia destinata al divorzio”. Nelle pagine interne si dà la parola a un “finiano” e ad un “berlusconiano”. Alessandro Campi, direttore della Fondazione Farefuturo, dice che è “una radiazione degna del vecchio Pci”. Gaetano Quagliariello contesta le “pulsioni giacobine”, spiega che “c’è una differenza culturale” tra i due, e che si vedrà se “la classe dirigente” che ha creato Berlusconi sarà in grado di offrire un suo successore. Sempre su La Stampa viene intervistato il direttore de Il Giornale Vittorio Feltri, che confessa di essere d’accordo con Fini su alcune cose, dal testamento biologico alle politiche sugli extracomunitari, ma dice che non sono queste le priorità. E dunque di Fini dice: “non capisco cosa stia facendo”.  A centro pagina il quotidiano torinese, con una grande foto, parla della legge anti-immigrati clandestini in Arizona. “Lo Stato tiene duro contro Obama. L’Arizona blindata non cede sugli immigrati”.

Il Sole 24 Ore: “Rottura definitiva Berlusconi-Fini. Il Cavaliere attacca: lasci la presidenza della Camera. Finiani verso gruppi autonomi. Per ora nessun impatto sul governo ma i dissidenti sono decisivi alla Camera. ‘Processo’ per Bocchino, Granata e Briguglio”. L’editoriale, firmato da Stefano Folli, la definisce “una vittoria di Pirro per il premier”, perchè i possibili trenta deputati finiani a Montecitorio possono sottrarre al governo la maggioranza assoluto alla Camera. E visto che dunque il governo dovrà in questo caso trattare con i finiani, come ha dimostrato la vicenda intercettazioni, l’unico senso possibile è che Berlusconi punti alle elezioni anticicpate in tempi brevi. Il problema è che le elezioni non le vuole Bossi. Insomma: “Non è detto che ieri Berlusconi abbia giocato al meglio le sue carte”. A centro pagina il quotidiano economico si sofferma sui dati semestrali delle aziende italiane. Gli utili sono in crescita per tutte, da Enel a Mediaset, da Piaggio a Pirelli a Indesit.

Il Giornale: “Colpo di grazia. Fini fatto fuori da Berlusconi”. Vittorio Feltri firma l’editoriale (“Un po’ di pace aiuterà il governo a fare meglio”), e scrive che si calcola che il numero dei finiani disposti a seguire il capo sarebbe “esiguo”, cioè dodici o quattordici deputati”, e insomma “il governo non cadrà”. La vignetta di Forattini mostra il premier che stappa una bottiglia di spumante tricolore, annata 2010. Il tappo è Fini. Secondo Il Giornale uno scenario possibile è una trattativa del Pdl con “i rutelliani”. Sarebbero pronti inoltre, come alleati di Berlusconi, Villari e i liberaldemocratici.  Di spalla il quotidiano di Feltri continua ad occuparsi della casa di Montecarlo di Fini: “La casa di Montecarlo: ecco i conti segreti (su due società estere). Ceduto a un prezzo irrisorio l’immobile, lasciato in eredità ad An, in cui abita il ‘cognato’ di Fini”. Nelle pagine interne il quotidiano intervista “l’imprenditore che ristrutturò l’appartamento dei misteri”, e dà la parola anche all’avvocato romano di Tulliani, il fratello della compagna di Fini, che però spiega: “E’ stato tutto chiarito, con il Giornale non parliamo”. L’avvocato romano accusa l’inviato del Giornale per il suo “tentativo di irruzione: ‘Ha battuto i pugni sulla porta’”.

Il Fatto: “Berlusconi caccia Fini. ‘Via dal partito, via dalla presidenza della Camera. Il capo annuncia la fine del Pdl con l’esclusione del co-fondatore. I finiani annunciano i loro gruppi. Vergogna Minzolini al Tg1”, per il suo editoriale di ieri, dedicato alle inchieste, alla situazione nel Pdl, la manovra.

L’Unità: “Si sbaracca. Dini sbattuto fuori. L’affondo di Berlusconi: ‘Incompatibile, deve lasciare anche la presidenza della Camera’. Nasce gruppo autonomo. Raccolte trentaquattro firme dai finiani. Deferiti Bocchino, Granata e Briguglio. Gli ex di An: ‘Che liberazione…'”. “Nuovi scenari. Bersani: è crisi, premier in Parlamento. Eletti i membri laici del Csm, polemiche tra i Democratici”.
Su questo argomento il quotidiano diretto da Concita de Gregorio approfondisce nelle pagine interne, spiegando: “Marino vota scheda bianca. Bersani: posizione inaccettabile”. Il senatore del Pd ha spiegato che non c’è stato confronto sui nomi da votare come membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Marino aveva proposto il professor Angiolini, avvocato e costituzionalista, legale della famiglia Englaro. E nelle scorse settimane aveva scritto una lettera per chiedere al partito di discutere “metodo e merito”. Ma Bersani ha reagito con durezza: “non si possono accettare, al momento del voto, posizioni difformi dalla decisione comune. Questo per un basilare principio di lealtà verso i parlamentari che hanno partecipato alla discussione e alla votazione finale”.

Il Foglio, che proprio ieri aveva una intervista a Fini: “Un Cav durissimo abbatte Fini e lo esclude dal Pdl (e dalla Camera). L’ufficio di presidenza censura l’ex capo di An e lo mette alla porta con i suoi parlamentari, che già si organizzano. ‘Intollerabile dissenso'”. Sotto, il quotidiano si occupa del Pd “bifronte”: “Bersani è tentato dalle sirene (dalemiane) del ribaltone di Palazzo. I veltroniani insorgono”.

E poi

Sulla Fiat oggi Il Sole 24 Ore intervista il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei “In Confindustria c’è una condivisione
profonda di ciò che chiede il gruppo di Torino: regole certe, competitività, produttività”,dice.
Su La Stampa due pagine sono dedicate alla strage di Bologna (il 2 agosto ricorre il trentesimo anniversario): “La strage infinita tra terroristi neri, P2 e depistaggi. La città si prepara all’anniversario: la condanna di esecutori e 007 non ha cancellato il dubbio che i politici abbiano taciuto qualcosa”.
A L’Aquila “torna l’incubo Protezione civile Spa”, scrive L’Unità nelle pagine interne. Una intervista al sindaco Cialente (“Bertolaso ritorna? Non vogliamo truppe di occupazione”) si sofferma sul tema. Il sindaco dice che “è questione di democrazia. Sono stati qui per affrontare l’emergenza, l’hanno affrontata, bene, bravi, grazie. La ricostruzione la fanno i cittadini, in trasparenza e democrazia”. Il problema è che però i comuni non sono in grado di pagar e perché non ci sono i soldi. “Qui ci sono le buste paga, ma il padrone non ci mette il denaro”.
Riapre l’ospedale di Emergency di Lashkargah, in Afghanistan, chiuso lo scorso 10 aprile dopo gli arresti di alcuni cooperanti italiani. “Vittoria di Emergency, riaperto l’ospedale. Strada: il governo afghano si è scusato”, scrive La Repubblica.

(fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)