La Rassegna Stampa: aiuti agli sposi che procreano, anzi… anche alle coppie di fatto

Pubblicato il 9 Novembre 2010 in , , da Vitalba Paesano

Le aperture

La Repubblica: “Bossi: avanti, con Fini tratto io. Vertice ad Arcore tra Berlusconi e la Lega. ‘Federalismo prima di Natale’. I vescovi: l’Italia non può galleggiare”. “Napolitano: la priorità è approvare la Finanziaria. Fli: la crisi c’è”. A centro pagina: “Figli, lo Stato aiuterà solo le coppie sposate. Famiglie, polemica su Sacconi che poi si corregge”. In evidenza anche una foto con Benigni e Saviano, dalla trasmissione tv di ieri sera “Vieni via con me”: “Benigni show da Saviano. ‘Silvio, Ruby e la mafia”. In prima anche l’editoriale di Giuseppe D’Avanzo, undicesima puntata dell’articolo dal titolo “L’abuso di potere”, e, di spalla, un commento dello scrittore Nicolai Lilin dedicato all’ultimo giornalista vittima di violenza: “I giornalisti massacrati nel silenzio della Russia”.

Il Corriere della Sera: “Mossa di Bossi, tratterà con Fini. Vertice tra il Cavaliere e lo stato maggiore del Carroccio: si va avanti. Durante l’incontro sarebbe emersa l’ipotesi di un Berlusconi bis, ma il presidente del Consiglio non vuole dimettersi”. “L’asse del Nord” è il titolo del commento di Massimo Franco. A centro pagina una foto dagli affreschi di Pompei: “Perché gli scavi perdono 3 milioni all’anno. I conti in rovina di Pompei”, il titolo dell’articolo di Sergio Rizzo. Accanto, le piogge nel nordest: “Veneto, cresce la protesta. Oggi missione del governo. Dopo l’alluvione arrivano il premier e il leader leghista”.

Il Sole 24 Ore: “La Lega: si vada avanti. Vertice Berlusconi-Bossi. ‘Piena sintonia’. I finiani: la crisi c’è già. La Cei: il Paese non galleggi. Per Napolitano la finanziaria non deve essere rinviata”. A corredare il titolo i richiami a due analisi: quella politica, di Stefano Folli (“L’aiuto di Bossi e i suoi limiti”) e quella economica, di Guido Gentili (“Fini e l’economia, proposte vaghe”).  L’editoriale è titolato: “Come si traduce ‘l’alluvione’ in dialetto veneto?”. A centro pagina una grande foto di Sergio Marchionne: “Chrysler oltre gli obiettivi. In aumento l’utile operativo e i ricavi”, dicono i conti del terzo trimestre 2010.

Il Giornale: “Bossi rovina i piani di Fini. L’errore del leader Fli. Il capo della Lega reagisce all’attacco arrivato da Perugia blindando l’asse con Berlusconi: oggi insieme nel Veneto alluvionato. Il governo va avanti: federalismo entro Natale. E il cerino ritorna in mano al presidente della Camera”. In prima anche la foto con i tre protagonisti di “Vieni via con me” ieri sera: Fazio, Saviano e Benigni, che “le sparano grosse in Rai. Con i vostri soldi”. Un commento di Alessandro Sallusti definisce i tre “rivoluzionari snob (e senza popolo)”.

Libero: “Silvio stacca la spina a Fini”. “Al voto il 27 marzo. Il leader futurista lavora con il Pd per metter Draghi a Palazzo Chigi. Ma premier e Lega tirano dritto e preparano la vendetta dell’urna. Se dura, bene. Se cadono, meglio”. L’editoriale, firmato da Maurizio Belpietro, spiega: “Vogliono cucinarlo, il Cav non deve trattare con il Fli””. A centro pagina, con caricatura: “Roberto Saviano sparge fango e noia. Roberto spara sul governo. Benigni sbraca”.

La Stampa: “La Lega: il governo va avanti. Futuro e Libertà: se il premier resta al suo posto, via entro una settimana. Casini: non mi vendo per un ministero. I finiani: è già crisi. I vescovi: basta galleggiare. Napolitano: la Finanziaria non si rinvia. Famiglia, Sacconi: aiuti agli sposi che procreano. Poi ci ripensa: anche alle coppie di fatto”. A centro pagina una grande foto sul concerto torinese, stasera, di Lady Gaga: “Fenomeno Gaga, Torino aspetta la Lady. L’artista italo-americana stasera in concerto per la prima volta nel nostro Paese”.

Il Riformista: “Bossi sonda l’Udc. L’ipotesi di allargare il governo non è solo una provocazione. Ultima chance: il Senatur calma il premier: ‘Andiamo a vedere. Se Fini e Casini ci stanno per davvero facciamo una crisi pilotata, non più di 48 ore e andiamo avanti. Sennò si vota”. Un retroscena nelle pagine interne parla di una telefonata di Berlusconi e a Casini: “Pronto Pier? Sono Silvio”. A centro pagina: “Si dividono anche sulla famiglia. Il futurista Della Vedova contro Giovanardi e Sacconi”.

Il Foglio: “Con Berlusconi, oltre il berlusconismo. Ecco l’ultima offerta di Fini”. L’offerta viene dal direttore della Fondazione Fare futuro Alessandro Campi, che dice: “Non abbiamo alcuna velleità ribaltonista, vogliamo ricostruire il centrodestra con l’Udc”. In prima anche un approfondimento sulla posizione degli industriali italiani: “Caro Cav ti scriviamo. Industriali irritati e delusi. ‘Basta galleggiamenti’. Le avance a Casini, le richieste a Tremonti e gli incontri riservati”.

L’Unità: “L’ultimo birillo. La crisi passa da Pompei. I democratici verso la mozione di sfiducia contro Bondi. Fli e centristi possono convergere. ‘Il crollo andava evitato’. Sindacati e archeologi accusano gli abusi e gli appalti in deroga autorizzati dai Beni Culturali”. E poi: “A Berlusconi resta Bossi. Incontro ad Arcore, la Lega oggi dice: il governo vada avanti. Napolitano: votare la Finanziaria”.

Politica

Domani, secondo La Repubblica, è ipotizzabile un incontro tra il leader della Lega Nord Bossi e il presidente della Camera Fini: “Il senatur tenta la mediazione con Fli”, titola il quotidiano. Al premier Bossi avrebbe spiegato: “Silvio, non possiamo permetterci una crisi al buio con il rischio che facciano un altro governo. Sarebbe la morte del federalismo. Proviamo a fare una crisi ‘pilotata’.”. E poi, ancora parole di Bossi: “Ci andremo a parlare noi con Fini, dovrà darci garanzie sul percorso, sarà una crisi lampo, vedrai, si dovrà dimettere anche lui da presidente della Camera. Azzeriamo tutto. Ne dovrà uscire un nuovo governo espressione di questa maggioranza”. Ecco perché nei titoli la Repubblica scrive (arbitrariamente) tra virgolette che Bossi avrebbe detto “Ma garantite il reincarico a Silvio”.
“Quel che conta” – ha detto ieri Fini – “é la risposta di Berlusconi alla mia proposta. E’ quello che attendo, il resto non conta”. La Stampa riporta queste parole, spiegando che Fini è disposto ad attendere ancora qualche giorno: se entro la fine della settimana non saranno arrivate risposte ufficiali da Berlusconi per un nuovo governo aperto all’Udc, o se arriverà un no, i futuristi ritireranno la loro delegazione al governo. La Stampa evidenzia anche le dichiarazioni del capogruppo Fli Bocchino, che dice: “Se dovesse aprirsi una crisi al buio, a quel punto noi ci sentiremmo con le mani libere, decidendo “provvedimento su provvedimento”: diventerebbe ipotizzabile un “governo di responsabilità nazionale che deve nascere nei modi e nei tempi adatti, perché non siamo disponibili a pateracchi”, ha spiegato Bocchino. Un governo ad ampia base parlamentare che, per La Stampa, ha lo stesso identikit tratteggiato da D’Alema in una intervista al Sole 24 Ore. Le dichiarazioni di Bocchino, intervistato ieri da Repubblica Tv, compaiono oggi con evidenza su La Repubblica.
Il Sole 24 Ore, invece, punta l’attenzione su altre dichiarazioni dello stesso Bocchino: Dobbiamo evitare di portare lo scontro politico sulla manovra. Anche secondo il Corriere “Fini tratta e rassicura il Quirinale sui conti”. Il quotidiano enumera i possibili temi su cui potrebbero verificarsi “incidenti”: legge di stabilità, mozione sulla Rai per la tutela del pluralismo nel servizio pubblico, riforma dell’università, mozione dell’Idv per la revoca delle deleghe al ministro Calderoli (accusato di aver detto il falso in aula sulla cancellazione dal codice del reato di associazione militare con fini politici che tanto interessa i militanti della Lega imputati a Verona), possibile mozione di sfiducia individuale del Pd nei confronti del ministro Bondi, ddl costituzionale sulla soppressione del province.
Non manca sul Corriere un articolo sulla “caccia ai peones”, che non hanno alcuna intenzione di andare alle urne per paura di perdere il seggio: con le urne anticipate oltre un terzo non maturerebbe il vitalizio. Tra i cacciatori di peones c’è Francesco Pionati, che dice: un pezzo di Fli si può staccare. E anche nel centrosinistra vedo margini di manovra. Nel Pd i tacchini inneggiano al Natale e intanto vanno al massacro. E l’Udc, quando li riprende 38 deputati? Se oggi Francesco Nucara, segretario repubblicano, verrà ricevuto dal premier, vorrà dire che la caccia è aperta, considera il Corriere, riferendo le sue parole: “Qualcosa si può fare anche con i finiani. Il Cavaliere ha a disposizione diversi posti al governo, ma io sono scettico”.

Esteri

Ieri il presidente degli Stati Uniti Obama ha parlato davanti al Parlamento indiano. La Stampa: “Obama invita Delhi nel Club dei potenti. Il Presidente chiede per l’India un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza Onu”. Obama ha parlato dal podio del Parlamento, con alle spalle il ritratto di Gandhi, alla “più grande democrazia del mondo”, cui si è rivolto a nome della “più antica democrazia del mondo”. Obama: “l’America persegue un ordine internazionale giusto e sostenibile, che includa una Onu efficiente, credibile e legittimata, per questo aspiriamo a una riforma del Consiglio di sicurezza che includa l’India come membro permanente”. Bill Burns, sottosegretario di Stato agli affari politici, spiega che questa presidenza ha interesse “nell’affermazione dell’India come potenza globale, in una architettura internazionale da rinnovare”. Burns precisa che resta ancora da decidere “la questione del diritto di veto all’India”. Lo stesso quotidiano sottolinea invece la diversa strada perseguita dall’Italia, che guida il gruppo degli Stati che chiedono seggi a rotazione, piuttosto che un semplice allargamento da cinque a dieci membri. La Farnesina, peraltro, lavora per una risoluzione che rafforzi lo status dell’Unione Europea come osservatore all’Assemblea generale Onu, perché nelle delegazioni dei Paesi che a turno sono in consiglio vi sia sempre un rappresentante Ue.
Il Sole 24 Ore parla di una “ovazione” del Parlamento indiano dopo il discorso di Obama. E ricorda che finora gli Usa erano stati prudenti, anche per non irritare il Pakistan, che vedrebbe una promozione dell’India all’Onu come un affronto inaccettabile. Altrettanto prudenti sono stati gli Usa per non irritare la Cina, che non intende condivide il tavolo del potere con nessuno.
Il Corriere della Sera racconta che il variopinto parlamento indiano ha applaudito calorosamente Obama, convinto dalla chiarezza con cui il Presidente ha definito il percorso che deve condurre l’India ad assumere un ruolo internazionale di maggior rilievo: la sua partecipazione al G20, il nuovo direttorio mondiale, un maggior peso per New Delhi nel Fondo monetario, nella Banca mondiale e – soprattutto – all’Onu. Anche qui si sottolinea come la mossa di Obama abbia sparigliato i giochi italiani, oltre che quelli di Germania e Brasile.
La Repubblica spiega che nel discorso di Obama c’era anche un caldo invito all’India ad esercitare una politica estera coerente con i suoi valori, diventando un polo di irradiazione della democrazia nel resto dell’Asia. Una specie di contropartita. E lo spunto veniva dalle elezioni farsa in Birmania. Ha detto Obama: il prezzo della nostra libertà è il dovere di difendere la libertà degli altri. Lo sapeva Gandhi, che aiutò altre nazioni nella lotta al colonialismo. Nessuno deve imporre il proprio modello, ma quando le protesta pacifiche vengono zittite con le armi, come accade in Birmania, non possiamo tacere. E’ inaccettabile rubare le elezioni come ha fatto la giunta birmana. Di fronte alle palesi violazioni dei diritti umani, l’India, troppo spesso è rimasta in silenzio. Per La Repubblica era una stoccata alla realpolitik dell’India, che intrattiene intensi rapporti con il regime di Rangoon, sia per le ricchezze minerarie che per contrastare l’influenza della Cina nell’area.

Il Foglio sottolinea che la Polonia ha detto no alla proposta del ministro Frattini di creare un Consiglio di sicurezza dell’Ue, un gruppo di sei grandi incaricato di dirigere gli affari comunitari. Il ministro lo aveva fatto con una intervista al Financial Times, illustrando i vantaggi di un “G6 avanguardia”, formato da Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna e Polonia, per evitare le decisioni precotte dei franco-tedeschi. Il ministro degli esteri polacco Sikorsky dice: “Starei molto attento a qualsiasi divisione formale di Paesi in categorie”, “i membri che non partecipano si sentirebbero esclusi e offesi”. Il quotidiano sottolinea però che la Polonia, al pari di altri Stati, partecipa alla “frantumazione in alleanze fai da te” dell’Ue: lo ha fatto coltivando la sua alleanza con Francia e Germania, in occasione dell’incontro, a settembre, del nuovo presidente Komorwsky con Merkel e Sarkozy.
Anche su La Repubblica si evidenzia la bocciatura della proposta Frattini da parte di Varsavia, spiegandola così: “La Polonia, che in Europa sta acquisendo un ruolo politico che va al di là del suo peso specifico economico e demografico, non è interessata a diluire la sua capacità di manovra assieme ad altri. Soprattutto perché il nuovo governo polacco, grazie al rapporto strategico con la Germania della Merkel, ha già trovato un modo eccellente per difendere i suoi interessi in tema economico e di sicurezza (vedi il rapporto con la Russia).
Sul Corriere della Sera anche un’analisi dell’ambasciatore Antonio Puri Purini molto critica sulla nostra politica estera, come si deduce dallo stesso incipit: “Non si capisce bene su quali fatti poggi la convinzione diffusa che l’Italia abbia conquistato negli anni scorsi una autorevolezza internazionale senza precedenti”. Fino al 2001, per Puri Purini, la nostra politica estera era costruita su “valori, interessi, obiettivi ben identificati”. Ma, con il secondo governo Berlusconi, sono stati introdotti cambiamenti di fondo, poiché verso l’Europa ha prevalso una logica intergovernativa, le relazioni privilegiate con Francia e Germania si sono incrinate, gli Usa sono stati appoggiati a fondo senza ragione nel conflitto in Iraq, il rapporto con la Russia ha acquisito una esagerata esclusività. Ma gli interessi nazionali “non possono vivere alla giornata”: è giunto il momento di affiancare, nell’ambito di un approccio europeo, il presidente Obama, e di svolgere un ruolo propositivo in Europa, “non di scaldarsi per difendere interessi di bottega, minacciare veti, suggerire improponibili meccanismo di consultazione”.

Sul Sole 24 Ore si parla del voto in Birmania: “Voto in Myanmar, 10 mila in fug. A est gli scontri tra esercito e ribelli di etnia karen (una delle principali minoranze etniche del Paese) provocano un esodo verso la Thailandia”. Il quotidiano sottolinea che non è casuale la coincidenza tra il voto e il riaccendersi di uno dei tanti conflitti etnici: nei piani del regime le elezioni avrebbero dovuto sancire l’ingresso delle milizie etniche ostili al governo centrale nella Border guard force”, organizzazione pensata per proteggere i confini e contribuire all’assimilazione delle popolazioni che abitano le regioni più periferiche del Paese.
Anche su La Repubblica, dove l’inviato è Raimondo Bultrini, si racconta: “Birmania, dopo il voto, guerra etnica al confine. A migliaia in Thailandia. Negato l’ingresso al figlio di Aung San Su Kyi”. Diecimila donne, bambini e vecchi karen sono fuggiti in lunghe file silenziose, lascianco i villaggi nel cerchio di fuoco con pochi stracci e bambini al collo, diretti verso i terribili campi di accoglienza dell’Onu oltreconfine.

Segnaliamo infine su La Repubblica, la lettera congiunta dei ministri degli esteri turco e italiano (Frattini e Davitoglu) che compare sotto il titolo “La Ue non chiuda le porte alla Turchia”.

E poi

Su La Repubblica, pagine R2, la storia che si racconta è quella di un esperimento effettuato nella città di Christcurch, in Nuova Zelanda: l’anno scorso, insieme alla realizzazione di una vasta area pedonale, le autorità municipali hanno deciso di installare altoparlanti che diffondevano la musica di Mozart. Risultato: drastica diminuzione della microcriminalità, scomparsa degli incidenti legati al consumo di alcool e droghe, diminuzione dei casi di clienti rissosi nei negozi. Racconta il compositore italiano Marco Tutino: “E’ ormai noto che la musica influisce sulla psiche, e quella di Mozart è un tale miracolo di perfezione, simmetria ed equilibrio, che predispone alla tranquillità”.

(Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)