Il Presidente Obama: «La crisi dell’euro spaventa il mondo intero»

Le aperture

Corriere della Sera: “I vescovi e le critiche indirette al premier, ‘Più sobrietà, c’è da purificare l’aria’”. “Il capo della Cei parla di ‘atti licenziosi’ e chiede ‘scelte nobili'”.

A centro pagina: “I giudici: indagare Berlusconi”, “Inchiesta escort e ricatti: secondo i magistrati il Cavaliere avrebbe indotto a dire il falso”, “Il Tribunale del Riesame di Napoli scarcera Tarantini”.
In taglio basso: Obama richiama l’Europa ‘Troppo lenta sulla crisi'”.

La Stampa: “Berlusconi, affondo dei vescovi”, “Bagnasco: ‘Atti licenziosi, va purificata l’aria. Immagine del Paese danneggiata’. Oggi incontro tra il Cavaliere e Tremonti. Ma il ministro pretende scuse pubbliche”.
A centro pagina, foto per luomo più ricco della Cina, Liang Wengen, che entra nel Comitato centrale del Partito: “Mister 9 miliardi, leader comunista”.
In taglio basso: “Obana all’Europa: ‘Crisi, troppo lenti'”.

Il Giornale: “I vescovi si fanno partito”, “Il leader della Cei Bagnasco parla di ‘questione morale’ e lancia una nuova alleanza dei cattolici. Un’altra Dc?”, “Il governo accelera sui tagli alla casta. Pensioni e Libia, nuovo no di Bossi”.

La Repubblica: “I vescovi contro Berlusconi”, “Escort, il premier verso l’incriminazione: ha fatto mentire Tarantini”.
A centro pagina, con foto di proteste di piazza dalla Grecia: “La Grecia trema, slittano gli aiuti Ue. Bce pronta a tagliare i tassi, su le Borse”.

La Cei e Bagnasco.

Ieri la prolusione del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinal Angelo Bagnasco. Ne riprende le parole il Corriere: “Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro, ma intrinsecamente tristi e vacui”; “si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”; c’è “una questione morale” che “non è un’invenzione mediatica”, ma “un’evenienza grave” che, peraltro, “non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto”. Il cardinale, sottolinea il Corriere, come sempre è stato ricevuto alla vigilia della Conferenza, sabato scorso, e lo ha informato di tutto. Per l’editorialista del Corriere Massimo Franco si tratta di “un messaggio netto che archivia l’asse tra la Cei e Berlusconi”: “Non ha chiesto un passo indietro dal governo, ma da uno stile di vita”, Bagnasco “non ha infierito sui guai di Silvio Berlusconi; e tuttavia non li ha nemmeno taciuti, anzi”. Non ha additato soluzioni politiche e tuttavia “mentalmente, anche per la Cei, attenta agli umori dell’opinione pubblica, il Cavaliere è archiviato”. A commentare in prima pagina gli avvenimenti è anche uno dei fondatori della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, con un’analisi dedicata a “la nuova partita dei cattolici laici”, dove si spiega come Bagnasco veda “‘l’incubazione’ di un’entità che ‘interloquirà’ con la politica”.
Su La Stampa Marcello Sorgi le parole “dure” di Bagnasco “chiedono un passo indietro del premier”. Berlusconi, secondo Sorgi, difficilmente troverà il modo per riflettere e continuerà a negare la realtà: e tuttavia le conseguenze della uscita dei vescovi non riguardano solo lui, “sarà interessante vedere nei prossimi giorni che effetto faranno le critiche della Cei sui numerosi esponenti cattolici del centrodestra”.
Vittorio Feltri, su Il Giornale, sottolinea polemicamente come la sinistra, che normalmente, quando un alto prelato – incluso il Papa – apre bocca, “grida all’interferenza”, questa volta si guarda bene dal criticare la Chiesa, ed anzi tace “riconoscente per l’insperato aiuto piovuto dal cielo”. Una nota polemica è dedicata anche al fatto che la Cei, normalmente “molto prudente e cauta nel giudicare le trasgressioni di parecchi sacerdoti, mostra di essere rigorosa nel valutare quelle del laico premier”. Quanto poi all’accenno di Bagnasco al fermento nel popolo cattolico, che preluderebbe alla formazione di un nuovo partito legato alla Chiesa e ai suoi principi, Feltri sottolinea quanto oggi sia difficile immaginare che sia qualcosa di diverso da una riedizione della vecchia Dc. E sullo stesso giornale: “La nuova balena bianca: un movimento per unire i malpancisti dei due poli”. Secondo il quotidiano l’obiettivo è una forza centrista nel PPE, che metta insieme i cattolici di Pd, Udc e Pdl. Il contenitore di cui si parla più spesso è il forum delle associazioni del mondo del lavoro. Una realtà variegata – ricostruisce Il Giornale – che due mesi fa ha elaborato il manifesto per la buona politica, sottoscritto da Cisl, Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti, Acli, Movimento cristiano dei lavoratori e Compagnia delle Opere. Il forum dialoga con il Caf, che sta per Casini, Alfano e Formigoni, e contemporaneamente con cattolici del Pd come Beppe Fioroni. Il suo destino è legato alla riforma del sistema elettorale, che crei un robusto soggetto centristra capace di sparigliare e scomporre i poli. Dietro le quinte si muovono Andrea Riccardi, Raffaele Bonanni, il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi.
Secondo La Repubblica, le parole di Bagnasco sono state una “doccia gelata” per Berlusconi, che avrebbe detto: “E’ un assist per i miei nemici. Così spaventano gli elettori cattolici. Qualcuno vuole costringerli ad abbandonarci. Ma Bagnasco non è tutta la Chiesa”. Secondo La Repubblica la relazione di Bagnasco è l’atto di definitiva rottura del sodalizio tra la Cei e il governo Berlusconi: lo si evincerebbe anche dal peso quasi marginale che Bagnasco ha dato alla legge sul fine vita, citandola solo al termine della introduzione, quasi a voler sottolineare come la norma non sia più in cima alle aspettative e comunque non garantirà la fiducia della Chiesa. Altrettanto importante è il fatto che, evocando un soggetto intermedio tra Chiesa e politica, anche se non certo un partito cattolico, nella relazione di Bagnasco c’è l’ammissione implicita di come questo centrodestra non rappresenti più un interlocutore. E tantomeno esaurisce la rappresentanza dell’elettorato cattolico.

Inchieste

Il tribunale del riesame ha questa notte deciso di ritenere competente la Procura di Bari ad indagare sulla vicenda che ruota intorno ai presunti ricatti al premier, da parte di Gianpaolo Tarantini e Walter Lavitola. E parallelamente ha ritenuto fondate le tesi della Procura di Napoli, che aveva preannunciato di voler indagare il premier per aver indotto Tarantini a rendere dichiarazioni mendaci. “Ruoli ribaltati, Gianpi diventa una ‘vittima’”. La scelta di far cadere l’accusa di estorsione nei confronti di Tarantini accoglie la tesi dei Pm napoletani ma sposta la competenza su Bari, ritenendo che lì sia stato commesso il reato, perfezionato poi, dal settembre 2010, con la complicità di Lavitola, che provveduto materialmente a versare ai coniugi Tarantini oltre 20 mila euro al mese – scrive il Corriere; Lavitola avrebbe fatto da tramite per erogare i 500 mila euro chiesti dallo stesso Tarantini in una unica soluzione. Potrebbe profilarsi un conflitto tra uffici giudiziari, bisognerà vedere se Napoli accetterà la trasmissione del fascicolo a Bari o se tenteranno di mantenere l’indagine, forti anche del fatto che il Capo della Procura di Bari Laudati è sotto inchiesta a Lecce proprio perché sospettato di non aver gestito correttamente il processo nella fase istruttoria.

Euro

Ieri il Presidente Obama è tornato alla carica su Eurolandia: “La crisi del debito in Europa sta spaventando il mondo intero. Gli europei non reagiscono abbastanza in fretta”. La crisi dell’Euro “is scaring the world”. La Repubblica intervista Jean Paul Fitoussi, che vede vicinissima l’implosione dell’Euro, e che non ha creduto neanche per un minuto al cosiddetto piano dei tremila miliardi che avrebbero messo a punto Fmi e G20 a Washington. “Non c’era nessun piano, e se c’era era destinato a fallire in partenza”. E per la semplice ragione che ” nell’Eurozona è in vigore il principio dell’unanimità”. Fitoussi non è affatto convinto che la Germania voglia salvare la Grecia, dice che la Merkel, quando si trova di fronte ad uno sbarramento parlamentare e di opinione pubblica come quello che si annuncia sulla discussione sul rifinanziamento del fondo salva Stati noto come Efsf, difficilmente trova la forza per imporsi. Fitoussi propone di utilizzare l’Efsf non come fondo vero e proprio, ma come garanzia presso grandi istituzioni finanziarie per ottenere fondi per i salvataggi. E poi: “Se si fosse dotata l’Europa di un governo, ora queste decisioni sarebbero prese a maggioranza. Ma gli egoismi nazionali hanno prevalso”. Fitoussi propone la via della illegalità, violando la regola della unanimità con misure in deroga.
Ieri il ministro delle finanze tedesco Schauble – scrive il Corriere – ha ribadito: “non abbiamo intenzione di aumentare l’Efsf”, ma di “utilizzarlo in modo efficace”. E secondo il quotidiano dall’Ecofin del 3 ottobre non arriverà alcuna decisione sui nuovi aiuti alla Grecia, che a fine ottobre non avrà più liquidità nelle casse.
La Stampa intervista Jeffrey Sachs, economista e direttore dell’Earth Institute della Columbia University, che dice: “Salvare l’Euro è un obbligo o sarà recessione globale”. Nega che la crisi del debito americano si risolva tagliando: “anche se tagliassimo tutti i programmi sociali che i repubblicani vogliono eliminare, resterebbe comunque un buco pari a circa il 6 per cento del Pil americano. E’ indispensabile alzare le tasse per le aziende e i più ricchi. Quell’1 per cento degli americani che possiede più ricchezza del restante 90 per cento”.  Se si vuol ripartire, per Sachs, va cambiata la nostra società, rifiutare il consumismo: su Obama dice che avrebbe potuto cambiare l’America, smantellando il sistema delle lobby foraggiate dagli interessi delle grandi corporation, ma non lo ha fatto, perché in fondo anche lui era stato finanziato da Wall Street.  Dell’Italia dice che il vero problema è che a causa di Berlusconi abbiamo perso la credibilità internazionale: quindi i mercati continueranno ad attaccarvi.

 

da RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini

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