Più che un ritorno, un nuovo inizio

Pubblicato il 18 Maggio 2020 in , da Anna Da Re

Ed eccoci pronti alla fase 3.
Pronti? No, aspettate un attimo, non siamo così pronti. Eh già, perché se da un lato non vediamo l’ora che cominci, la benedetta fase 3 che sarà il vero ritorno alla normalità, nello stesso tempo abbiamo bisogno di un po’ tempo per riorientarci, per capire bene come muoverci, dove andare, con chi.

Noi signori e signore after fifty, che per forza di esperienza e vita vissuta siamo più riflessivi, che, volenti o nolenti, siamo un po’ meno ansiosi di ributtarci nel grande flusso delle cose, vogliamo avere un momento per guardarci intorno, stare fermi e valutare.

Tanto per cominciare, essendo passati ormai tre mesi abbondanti, non si tratta più di un ritorno, ma di un nuovo inizio. È un po’ come quando si torna da vacanze molto lunghe, da un viaggio di due o tre mesi, da un soggiorno in montagna o al mare che sia durato tutta l’estate. C’è un pezzetto di ritorno, quando si riconosce la propria casa con tutti i suoi oggetti e spazi e ricordi, e un pezzetto di scoperta, quello che è cambiato nel frattempo e soprattutto in noi, che siamo cambiati spesso senza accorgercene.

In questo caso siamo rimasti a casa, ma siamo cambiati tanto. Abbiamo scoperto nuove dimensioni di noi stessi, abbiamo capito che cosa ci manca e che cosa no, abbiamo dato il giusto valore a cose che prima avevamo trascurato e anche a cose di cui ci sembrava di non poter fare a meno.  Anche il mondo intorno non sarà tanto uguale a quello da cui, abbastanza precipitosamente, ci siamo e siamo stati chiusi fuori.

Prendiamo i ristoranti. Ce ne sarà sicuramente uno in cui avrete voglia di ritornare. Io per esempio ho una pizzeria non lontano da casa, arredata con molti libri e oggetti e trouvailles, che fa una pizza strabuona che avrei veramente tanta voglia di mangiare. E ci andrò. Ma come mi sembreranno quei tavoli distanziati, i camerieri con le mascherine e i guanti, l’odore di disinfettante che si scontra con il profumo della pizza che arriva in tavola? Guarderò il bicchiere e le posate con diffidenza? Mi toglierò la mascherina mentre mangio e mentre bevo, e la rimetterò appena ho finito? Mi avventurerò ad assaggiare quello che mangia il mio compagno o la mia amica? Mi laverò le mani prima, dopo, e durante? Sarò così stressata che alla fine rinuncerò?
Non lo so ancora, ovviamente, ma tutte queste domande non mi sarebbero mai venute in mente, prima.

 

Immagino che i parrucchieri verranno presi d’assalto, e anche le manicure, e pedicure poi, ora che andiamo verso l’estate. Quanto ai vestiti, che per noi signore chic sono così importanti, come faremo ad andare nei negozi e comprare senza toccare, senza provare, senza l’ansia di chiederci chi l’avrà toccato prima di me? Il bello del negozio, rispetto a tutte le possibilità di acquisto che ci sono oggi, è sempre stato che potevi non solo guardare, ma provarti un vestito e vedere subito se andava d’accordo con te oppure no. Certo, in questi tre mesi abbiamo imparato che il nostro guardaroba è davvero, ma proprio davvero pieno. E quindi potremmo tranquillamente passare tutta l’estate e anche di più con quello che abbiamo accumulato negli anni. Ma vuoi mettere prendere qualcosa di nuovo? Anche solo da combinare con quel che si ha di vecchio per dargli una nuova luce. E in questi tre mesi abbiamo anche imparato a comprare online, obtorto collo e senza entusiasmo talvolta, ma rendendoci conto che vabbè, si può fare. Forse per un po’ di cose continueremo a comprare online. Ce le proveremo davanti allo specchio di casa e se proprio non vanno faremo passare il corriere per rimandarle indietro, tanto il reso è gratuito… Ci mancherà, a me sicuramente mancherà, il guardare e toccare i vestiti immaginandoli addosso, il piccolo frisson di quando si prova qualcosa di nuovo, la leggerezza di tornare a casa con un bel sacchetto e dentro impacchettato un vestito che chissà, forse porterà con sé qualcosa di bello.

Per non parlare della vacanze. Di cui abbiamo una gran voglia, e quelli come me, di certo tanti, che hanno anche lavorato non stop, anche un po’ bisogno. Le vacanze si prospettano davvero complicate. Da un certo punto di vista noi italiani siamo fortunati, perché abitiamo in un Paese meraviglioso, pieno di montagne, spiagge, campagne, di borghi, di arte. Nello stesso tempo pare che aziende e negozi  non abbiano pensato a delle ferie scaglionate, e sembra che saremo come sempre tutti in vacanza nello stesso periodo. Il che fa pensare che la nuova distanza sociale sarà una vera sfida.

Io personalmente ho un particolare amore per la montagna, ho l’impressione che tra sentieri, boschi, prati e vette ci si possa distribuire molto meglio che al mare. Toccherà forse evitare i rifugi e portarsi un picnic da casa, ma per molti di noi sarà solo un ritorno all’infanzia, perché quando eravamo giovani noi i rifugi gourmet e quel trionfo di delikatessen in alta quota non ce li sognavamo nemmeno.

Faccio fatica a immaginare le spiagge e il mare, se si riuscirà e a quale prezzo (per tutti, i gestori degli stabilimenti balneari, i parcheggiatori, i venditori ambulanti, i bar, i bagnanti) a creare dei distanziamenti di sicurezza.

Città d’arte e musei raccoglieranno solo veri appassionati, perché prenotare e poi essere puntuali, stare in coda in modo ordinato, aspettare il proprio turno davanti a un quadro, siamo onesti, non sono proprio tra le qualità per cui gli Italiani brillano.

E insomma io penso che dovremo prendercela calma e ragionare bene prima di fare qualsiasi scelta. Il mondo che ci circonda non è quello di prima. Non è meglio e non è peggio, ma è diverso, e richiede da parte nostra ingegno e attenzione.

Visto che tra le raccomandazioni c’è sempre il buon senso, bisognerà ascoltare molto, e con precisione, se stessi e i segnali che i nostri sensi ci mandano. Se alla prima uscita al ristorante non ci sentiremo bene, vorrà dire che continueremo a mangiare a casa. Se siamo appassionati di mare, proviamo a pensare di andarci fuori stagione, e a ferragosto ce ne restiamo piuttosto a casa, che abbiamo visto non essere poi così male.

Insomma conserviamo quello che questa pandemia ci ha insegnato, e usiamolo per affrontare la fase 3. Che se saremo tutti attenti e non precipitosi, potremmo davvero scongiurare il ritorno dell’emergenza, almeno sulla scala devastante che ci ha colto nella scorsa primavera.

Buon ritorno a tutti!

One thought on “Più che un ritorno, un nuovo inizio

  1. Ho letto attentamente il suo scritto e lo trovo proprio giusto. Io sono andata stamattina dal parrucchiere a tagliarmi i capelli qui a Milano e mi sono trovata bene, a mio agio anche se con tutte le precauzioni del caso. Però riguardo ai vestiti e alla pizzeria non andrò assolutamente. Non sono cose prioritarie e quindi ne farò a meno a lungo. Grazie per l’attenzione e saluti cordiali.

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