“Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione”, di Aldo Cazzullo

Pubblicato il 11 settembre 2018 in , da redazione grey-panthers
aldo cazzullo

“Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione”, di Aldo Cazzullo

Mondadori

Pag. 254, euro 18

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“Anche oggi siamo un Paese da ricostruire. Vediamo come abbiamo fatto l’altra volta”. (Aldo Cazzullo)

Il primo film che le nostre nonne e le nostre madri andarono a vedere dopo la guerra fu Via col vento. Molte si identificarono in una scena: Rossella torna nella sua fattoria, la trova distrutta, e siccome non mangia da giorni strappa una piantina, ne rosicchia le radici, la leva al cielo e grida: “Giuro che non soffrirò mai più la fame!”. Quel giuramento collettivo fu ripetuto da milioni di italiane e di italiani. Fu così che settant’anni fa venne ricostruito un Paese distrutto. Come scrive Aldo Cazzullo, “avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un’automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Eppure eravamo più felici di Giuro che non avrò più fameadesso”. Ora l’Italia è di nuovo un Paese da ricostruire. La lunga crisi ha fatto i danni di una guerra. Per questo dovremmo ritrovare l’energia e la fiducia in noi stessi di cui siamo stati capaci allora. Cazzullo racconta l’anno-chiave della Ricostruzione, il 1948. Lo scontro del 18 aprile tra democristiani e comunisti. L’attentato a Togliatti e l’insurrezione che seguì. La vittoria al Tour di Bartali e l’era dei campioni poveri: Coppi e il Grande Torino, cui restava un anno di vita. Le figure dei Ricostruttori, da Valletta a Mattei, da Olivetti a Einaudi. Il ruolo fondamentale delle donne, da Lina Merlin, che si batte contro le case chiuse, ad Anna Magnani, che porta al cinema la vita vera. L’epoca della rivista: Wanda Osiris e Totò, Macario e Govi, il giovane Sordi e Nilla Pizzi. Ma i veri protagonisti del libro sono le nostre madri e i nostri padri. La loro straordinaria capacità di lavorare e anche di tornare a ridere. Il racconto di un tempo in cui a Natale si regalavano i mandarini, ci si spostava in bicicletta, la sera si ascoltava tutti insieme la radio; e intanto si faceva dell’Italia un Paese moderno.

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L’autore: Aldo Cazzullo

Giornalista. Inviato ed editorialista del Corriere della Sera (per il quale ha raccontato le Olimpiadi Atene, di Pechino e di Londra, gli attentati dell’11 settembre, il G8 di Genova, i delitti D’Antona e Biagi, la morte di Giovanni Paolo II ecc.). Prima, per 15 anni, alla Stampa.“Sono nato ad Alba, un posto dove è bello essere nati per motivi eno-gastronomici. Poi però, una volta che hai mangiato bene nel week end, il lunedì, che cosa fai? Te ne vai via. Alla scuola di giornalismo di Milano. Avevo iniziato a 17 anni a lavorare in un giornale della sinistra albese, il Tanaro. Ma la sinistra ad Alba non esisteva. Anche gli operai votavano democristiano nelle Langhe. Il Tanaro affogò prestissimo. Io passai al settimanale diocesano, la Gazzetta d’Alba. Poi la scuola a Milano. C’erano tre categorie: quelli del kibbutz, le facce da Fininvest e i ragazzi di provincia. Quelli del kibbutz mimavano gli anni Settanta, tutti vestiti di nero, tutti lettori del Manifesto, peraltro giudicato un po’ troppo moderato. Una volta venne a parlarci Edilio Rusconi. Nella prima parte dell’incontro fu duramente contestato dal kibbutz. Nell’intervallo arrivò il direttore della scuola a farci il cazziatone: “Ma siete impazziti? Questo è uno che può assumere!”. Nella seconda parte dell’incontro quelli del kibbutz erano irriconoscibili: “Bella quell’inchiesta di Gente, stupenda la copertina di Gioia”’.
Tutti i suoi ultimi libri – Viva l’Italia! (2010), Basta piangere! (2013), Possa il mio sangue servire (2015), Le donne erediteranno la terra (2016), Metti via quel cellulare (2017) – hanno superato le centomila copie; La guerra dei nostri nonni (2014

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