Eco-ansia, il cambiamento climatico ha effetto anche sul benessere mentale

I problemi del cambiamento climatico e degli effetti che da esso dipendono sono sempre più all’ordine del giorno. Tra i tanti effetti diretti e indiretti che la crisi climatica ha su di noi, spesso viene sottovalutato quello di carattere psicologico. Sono molti infatti i genitori e i nonni che hanno notato un forte senso di tristezza nei propri nipoti, appassionati ad esempio dell’ambiente glaciale e degli orsi polari, a seguito della lettura di notizie o della visione di documentari o post sui social network sullo scioglimento dei ghiacciai e sulle condizioni di vita di questi animali. Chi non ha notato invece un forte senso di tristezza nei propri cari al ritorno dalle manifestazioni del FridayForFuture? Molte persone, soprattutto giovani, stanno recentemente avvertendo una forte sensazione di smarrimento, impotenza, rabbia e frustrazione dovuti al sentirsi incapaci di fare la differenza per arrestare il cambiamento climatico che inevitabilmente condizionerà il loro futuro. Nel 2017, questa sensazione è stata definita per la prima volta dall’American Psychological Association ed ha preso il nome di eco-ansia, ovvero la paura cronica della rovina ambientale. Essa può manifestarsi sia a seguito di una presa di coscienza indiretta, quale una riflessione sulla grande produzione di CO2 mentre si mangia frutta esotica, che a seguito di un evento catastrofico, quali possono essere i grandi (ma anche i piccoli) disastri ambientali a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.

Nei primi mesi del 2021, Avaaz (l’organizzazione non governativa che promuove attivismo su molte tematiche tra qui quella del cambiamento climatico) ha commissionato un sondaggio tra i giovani (10mila persone in 10 Paesi del mondo), realizzato da 6 Università, guidate da quella di Bath nel Regno Unito. I risultati sono sconvolgenti:

  • per quasi la metà dei giovani l’ansia climatica si riscontra in tutte le attività quotidiane (dal giocare, al mangiare, dormire e studiare),
  • un giovane su quattro è indeciso se avere figli o meno a causa del cambiamento climatico,
  • 6 giovani su 10 si sentono traditi dai loro Governi che non risultano fare abbastanza e
  • 7 giovani su 10 hanno paura per il proprio futuro.

Nonostante possa sembrare che solo i giovani soffrano di eco-ansia, in realtà questa paura affligge persone di ogni età in tutti i Paesi. La strategia più importante nell’affrontare tale ansia risulta essere il non sentirsi soli, provando a parlare il più possibile delle proprie agitazioni, condividendo la preoccupazione. Allo stesso modo è importante ascoltare le emozioni e i sentimenti dei più giovani, riconoscendo le loro motivazioni e paure. Ricordare loro che ci sono per fortuna tante eco-notizie positive (pensiamo alla storia del panda di cui abbiamo già parlato) e provare trovare insieme delle soluzioni sono tra i primi passi da fare. Sono inoltre sempre più comuni anche gruppi di sensibilizzazione e discussione che coinvolgono le persone interessate e preoccupate dai cambiamenti climatici. Lo stesso Avaaz sul suo sito promuove la condivisione delle proprie esperienze. Leggere commenti in tutte le lingue del mondo ci aiuta a sentirci parte di una comunità globale che si muove verso una comune direzione. Anche iscriversi a grandi e piccole associazioni ambientaliste attive sul territorio, come ad esempio Legambiente, o rendersi attivi risulta essere di grande aiuto. Il ricongiungersi con la natura, trascorrendo tempo da soli o con i nostri cari in boschi, prati, spiagge, risulta poi essere un ottimo modo per mantenerci motivati e fiduciosi.

fonte: Cultura emotiva

La dottoressa Caroline Hickman, professoressa all’Università di Bath nel Regno Unito e psicoterapeuta della Climate Psychology Alliance, è tra le più grandi studiose dell’argomento e definisce l’eco-ansia non tanto come una patologia ma quanto come una risposta sana e costruttiva a fronte di una minaccia reale. Secondo lei, anzi, dovremmo preoccuparci maggiormente di chi non prova alcun tipo di ansia di fronte alla crisi climatica. Secondo la dottoressa, non essendo il cambiamento climatico qualcosa che subiamo solo in modo passivo, l’attivazione di gesti concreti è il miglior rimedio. Dopotutto il miglior antidoto per l’ansia è sempre l’agire. La paura del proprio futuro può quindi trasformarsi nel vero motore del cambiamento. Nessuno di noi infatti può risolvere da solo un problema enorme come quello del cambiamento climatico. Nessuno di noi deve colpevolizzarsi, anzi, bisogna ricordarsi che insieme possiamo essere tanti tasselli dell’argine a protezione della Terra, grazie ai piccoli gesti e scelte quotidiane e alle grandi proteste che possiamo mettere in atto per influenzare i grandi governi del pianeta.

Friday for future – fonte: Rainews
Margherita Corti:
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