Il pericolo desertificazione, come conseguenza del riscaldamento globale

Il deserto di Badan Jaran

Siamo in una stagione caratterizzata dalla siccità, questo ormai ci è chiaro; è un fenomeno che può avere conseguenze anche gravi, ma di solito è limitato nel tempo. Vedremo come evolverà questa volta. Per chi cerca di mantenere un atteggiamento razionale e tenta di informarsi sui diversi aspetti di quello che accade, è interessante ascoltare il coro di chi vede la siccità come una conseguenza del riscaldamento globale e come un fenomeno strano e inquietante. Una delle cose che si sentono dire spesso è che ormai ci avviamo verso la desertificazione, che si diffonderà su tutto il pianeta, o almeno su molte regioni e anche in Italia. Cerchiamo di capire di più.

Prima di tutto, cosa si intende per “desertificazione”? Troviamo una definizione su Wikipedia: La desertificazione è un processo climatico-ambientale causato da eventi naturali o attività umane che coinvolge la superficie terrestre, portando al degrado dei suoli, alla scomparsa della biosfera e alla trasformazione dell’ambiente naturale in deserto. Un’altra definizione è quella data dalle Nazioni Unite: La desertificazione è il degrado nelle terre aride, semi-aride e sub-umide secche, dovuto a varie cause, inclusi i cambiamenti climatici e le attività umane.

Entrambe queste definizioni sono piuttosto semplici, ma molto precise. Si parla di degrado delle proprietà del suolo, ma non si specifica di che proprietà si parla e di che tipo di cambiamento si tratta. Anche le affermazioni sulle possibili cause, che mettono insieme attività umane e fenomeni naturali, non  soddisfano perché sono troppo generiche. Cercando meglio, si può vedere se le cause della desertificazione possano essere in qualche modo correlate all’utilizzo dell’energia e dei combustibili fossili. Purtroppo anche se cerchiamo di capire di più sulle possibili cause, si trovano argomentazioni diverse e contraddittorie; addirittura si ha l’impressione che cause e conseguenze vengano confuse.

Qualcuno, ad esempio, vede tra le cause possibili

  • Troppo pascolo
  • Tecniche agricole non sostenibili
  • Deforestazione
  • Uso non sostenibile dell’acqua
  • Sovrappopolazione e spreco delle risorse
  • Urbanizzazione ed eccessivo turismo
  • Carestie, povertà e instabilità politica
  • Cambiamento climatico

Facciamo insieme alcune considerazioni:

Troppo pascolo è vero: se gli erbivori hanno a disposizione degli spazi ridotti, tendono a consumare tutta la vegetazione a disposizione, senza consentirne la ricrescita. Di solito, però, gli animali allevati al pascolo hanno a disposizione spazi molto ampi. È la cosiddetta “agricoltura estensiva” . Se la densità di animali è elevata, si parla, invece, di allevamento intensivo e gli animali vengono alimentati in modo diverso. Quindi i tanto vituperati allevamenti intensivi, dove gli animali vengono nutriti con mangimi prodotti a parte, potrebbero essere meno dannosi di quanto si pensa? Ovviamente, solo se tutto questo viene gestito in modo razionale.

Tecniche agricole non sostenibili questo è un argomento estremamente ampio e generico, che contiene anche il punto precedente ed è difficile da commentare in breve. Abbiamo già parlato delle diverse tecniche dell’agricoltura e anche del ruolo che l’energia fossile ha in agricoltura. Ma si può anche parlare della competizione tra produzione di cibo e produzione di energia, uno degli argomenti preferiti di Paolo Pileri, docente al Politecnico di Milano e autore di libri sul suolo. Pileri spiega quali sono le caratteristiche importanti del suolo, e quali sono le cause del degrado.

Deforestazioneanche in questo caso il termine è generico. Sappiamo tutti quanto sono importanti le foreste, ma sappiamo anche che l’agricoltura ha cambiato la nostra vita. Se gli esseri umani fossero ancora cacciatori-raccoglitori, non ci servirebbe la deforestazione. Oggi forse abbiamo esagerato con l’uso dell’energia e la deforestazione eccessiva è anche una conseguenza del nostro eccessivo benessere. Di per sé, però, la deforestazione fatta con criterio non porta necessariamente alla desertificazione ma piuttosto d un cambiamento del paesaggio.

Zone desertiche del pianeta, dove si evidenzia un regresso dei deserti

Uso non sostenibile dell’acqua quando si dice che una cosa non è sostenibile, non serve dire altro. Però la definizione di uso sostenibile cambia a seconda di chi ne parla. Per fare un esempio, ho sentito la proposta di produrre – in Italia – acqua potabile con la dissalazione. Questo potrebbe essere un aiuto in caso di siccità, ma comporta l’utilizzo di energia in quantità non trascurabile, e potrebbe anche essere un intervento abbastanza invasivo nell’equilibrio del ciclo dell’acqua. Non mi sembra sbagliato per i Paesi della penisola arabica, ma in Italia si può agire soprattutto razionalizzando e migliorando il ciclo naturale dell’acqua.

Sovrappopolazione e spreco delle risorse anche questa affermazione è ovvia e generica; quando si considera questa causa, probabilmente la più importante della maggior parte dei problemi ambientali di oggi, è molto difficile trovare un rimedio e applicarlo. Infatti tutti diciamo che siamo in troppi e che consumiamo troppe risorse, ma in generale non siamo disposti a fare sacrifici e rinunciare anche solo a una piccola parte del nostro benessere (e del nostro quantitativo giornaliero di energia, che è probabilmente la risorsa più necessaria). Durante la crisi petrolifera degli anni ‘70 del 1900  si usava meno l’automobile, in autostrada la velocità era ridotta, e quasi nessuno in Italia aveva in casa un condizionatore. Oggi si parla soltanto di possibili provvedimenti governativi che aiutino, a spese della collettività e del debito, a continuare a vivere come sempre (quello che Donella Meadows chiamava: “BAU: Business As Usual”).

Urbanizzazione ed eccessivo turismo sicuramente le città possono essere considerate almeno in parte zone deserte: gli studi sulle città sostenibili possono però  aiutare. L’attenzione alle aree verdi urbane, la creazione di corridoi verdi e di orti urbani, molte di queste proposte si stanno rivelando utili, anche se non risolutive, per diminuire la tendenza alla desertificazione. E che dire dell’eccessivo turismo? Probabilmente l’aumento del prezzo dell’energia sarà utile in questo senso…

Carestie, povertà e instabilità politica queste sono sicuramente tra le conseguenze e non tra le cause della desertificazione; e possono derivare da molti fattori, prima fra tutte la questione energetica e la carenza di combustibili fossili, come spiegato in modo dettagliato in un recente Rapporto

Cambiamento climatico – oggi si tende ad attribuire qualsiasi problema al cambiamento climatico, spesso senza approfondire cause e possibili rimedi. Sicuramente nei Paesi più caldi si potrebbe assistere a un aumento della desertificazione causato dall’aumento della temperatura e dalla mancanza di pioggia. Il solo aumento della temperatura, però, potrebbe essere “compensato”, nel senso che alcune zone fredde potrebbero, invece, diventare più temperate e quindi si tratterebbe soltanto di spostare entrambe le zone desertiche e le zone fertili verso nord. Secondo alcuni autori, l’aumento di CO2 in atmosfera provoca un aumento delle aree verdi sul pianeta. In particolare, ci sono studi che confermano che il riso cresce più in fretta se la quantità di CO2 nell’atmosfera aumenta (come spiega l’immagine qui sotto tratta da “The development of C4 rice: Current progress and future challenges” ).

 

Il Prof. Myneni dell’Università di Boston ha pubblicato una carta delle zone desertiche del pianeta, dove si evidenzia un regresso dei deserti, attribuito all’aumento della CO2 in atmosfera. Sarà vero? Si tratta di argomenti molto complicati e non sempre sono trattati in modo unanime anche dagli specialisti.

Abbiamo ancora molto da studiare.

Giovanna Gabetta:
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