Quota 100, come si calcola la pensione

Pubblicato il 2 Febbraio 2019 in , da redazione grey-panthers

La quota 100 non prevede alcuna penalità nel calcolo della pensione. Significa che si mantengono il calcolo retributivo, o quello misto, nei casi in cui ricorrono i requisiti (che fondamentalmente riguardano l’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 1995). Non ci sono limitazioni relative alla tipologia di contributi che si possono utilizzare, per cui valgono anche quelli accreditati.

Vediamo con precisione come funziona il calcolo della pensione con la quota 100.

Casistiche

Sostanzialmente, non ci sono differenze rispetto alle normali regole della pensione anticipata. Quindi, le casistiche fondamentali in cui si possono trovare i lavoratori che chiedono la quota 100 sono tre:

  • anzianità contributiva pari ad almeno 18 anni al 31 dicembre 1995: in questo caso, si mantiene il diritto al calcolo retributivo per le annualità fino al 2011 (compreso), mentre dal primo gennaio 2012 scatta comunque il calcolo contributivo.
  • Anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995: in questo caso, si calcola la pensione con il sistema misto. Le annualità fino al 1995 (compreso) sono valorizzate con il sistema retributivo, quelle successive a questa data (quindi, dal primo gennaio 1996 in poi) si calcolano con il contributivo.
  • Nessun contributo versato prima del 31 dicembre 1995: la pensione è interamente contributiva.

Platea

Ragionando in base alle regole sopra esposte, difficilmente accederanno alla quota 100 lavoratori senza contribuzione anteriore al 1995: ci vogliono 38 anni di contributi, come detto, mentre chi ha iniziato a versare dal 1996 avrà, al massimo, 24 anni di contributi alla fine del 2019. Nella maggioranza dei casi, quindi, i lavoratori che si ritireranno con la quota 100 ricadranno nel calcolo misto della pensione. Ci possono essere anche dei casi di retributivo, ma prevedibilmente più rari: chi aveva 18 anni di contributi a fine 1995, ha già almeno 41 anni in questo inizio 2018, quindi con ogni probabilità aspetterà di maturare la pensione anticipata piena (raggiungibile senza applicare gli scatti di età pensionabile, quindi con 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne). In ogni caso, non essendoci penalizzazioni nel calcolo, anche ritirandosi con qualche mese di anticipo rispetto alla pensione anticipata piena non ci saranno particolari penalizzazioni sull’assegno.

Contributi ammessi

Per quanto riguarda infine i contributi validi per raggiungere la quota 100, come detto non ci sono esclusioni, quindi si possono conteggiare tutti i contributi (anche quelli da riscatto, figurativi, eccetera). Trattandosi però di una forma di pensione anticipata, è possibile che si applichino le stesse regole previste per la pensione anticipata ordinaria, in base alle quali valgono tutti i contributi, ma ci devono essere almeno 35 anni di contribuzione effettivamente versata (escludendo quindi i versamenti figurativi). Su questo punto, saranno utili i chiarimenti che verranno forniti con i documenti di prassi.

Ricordiamo infine che è possibile raggiungere il requisito attraverso il cumulo gratuito dei contributi, e che la quota 100 riguarda solo gli iscritti alle gestioni INPS, non i professionisti che versano i contributi alle casse di previdenza private.

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