In pensione con 41 anni di contributi: pro e contro

Pubblicato il 12 giugno 2018 in , da redazione grey-panthers
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Il governo Conte di prepara ad emanare il primo provvedimento della legislatura con l’obiettivo di superare la legge Fornero, dando vita a una nuova Riforma Pensioni.

La nuova quota 41 permetterebbe a tutti i lavoratori di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età. Se, però, il calcolo della pensione dovesse essere effettuato con il sistema contributivo, come sembra probabile per poter rendere sostenibile per i conti dello Stato, l’assegno rischia di essere basso. In realtà la penalizzazione sarebbe limitata dal fatto che la norma modificherebbe solo la valorizzazione dei versamenti effettuati successivamente al 1996 e fino al 2012, da parte di lavoratori con più di 18 anni di contratto prima della riforma Dini. Secondo le prime valutazioni, i lavoratori che hanno avuto carriere stabili e senza aumenti retributivi negli ultimi anni non subirebbero grosse perdite, mentre una sensibile riduzione potrebbe arrivare per chi ha beneficiato di aumenti salariali e arrivare fino al 9-10% per un 64enne con oltre 20 anni di contributi.

Superamento Fornero: pro e contro

Il problema di fondo delle due misure previdenziali allo studio (quota 100 e 41 anni di contributi), sul quale in molti stanno ponendo l’accento negli ultimi giorni, è che l’investimento nelle attuali pensioni anticipate ridurrebbe all’osso l’assegno pensionistico per le future generazioni. Un ulteriore problema è che le novità comporterebbero penalizzazioni rispetto alle attuali regole per diverse categorie di lavoratori svantaggiati, che invece godono oggi di agevolazioni, ad esempio: donne madri, addetti a mansioni gravose, lavoratori con periodi di cassa integrazione e così via. Insomma le penalizzazioni rispetto all’attuale regime previdenziale non saranno uguali per tutti.

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