Direttiva UE: nuovi congedi per neo-padri e caregiver

Pubblicato il 9 Aprile 2019 in , da redazione grey-panthers
senior e salute

Dieci giorni di congedo di paternità obbligatorio, almeno due mesi di congedo parentale retribuito e non trasferibili alla madre, cinque giorni di permesso per i caregiver: sono alcune delle norme stabilite dalla direttiva europea per la conciliazione vita lavoro approvata dal Parlamento UE il 4 aprile, che “stabilisce prescrizioni minime relative al congedo di paternità, al congedo parentale e al congedo per i prestatori di assistenza e a modalità di lavoro flessibili per i lavoratori che sono genitori o i prestatori di assistenza”.

La direttiva sul work-life balance è approvata in via definitiva ed entra in vigore dopo 20 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Gli stati membri hanno tre anni di tempo per adeguare le proprie legislazioni. Il principio di fondo è: “parità di genere ed equilibrio tra attività professionale e vita familiare sono riaffermati ai principi 2 e 9 del pilastro europeo dei diritti sociali.

Direttiva sul Work-Live Balance

La direttiva individua una combinazione di misure volte a ridurre le discriminazioni di genere in ambito famiglia/lavoro.

  • congedo di maternità: misure non legislative volte a rafforzare l’applicazione della attuali norme a tutela delle lavoratrici madri ed il ricorso a soluzioni agevolative (compresi spazi e pause per allattamento);
  • congedo di paternità: introduzione di un diritto individuale di 10 giorni lavorativi, retribuiti almeno al livello del congedo per malattia;
  • congedo parentale: diritto a un utilizzo flessibile (tempo parziale, frammentato), quattro mesi di congedo non
    trasferibile tra i genitori, retribuzione di quattro mesi almeno al livello del congedo per malattia;
  • congedo per i prestatori di assistenza: introduzione di un diritto individuale di 5 giorni lavorativi all’anno, retribuiti almeno al livello del congedo per malattia;
  • modalità di lavoro flessibili: diritto per i genitori di bambini fino a 12 anni e per caregiver di chiedere flessibilità oraria, di calendario o di luogo di lavoro per un periodo di tempo determinato.

Paternità: 10 giorni

Attualmente in Italia il congedo di paternità obbligatorio è di cinque giorni, più uno facoltativo in sostituzione della madre. Entro tre anni, dunque, il congedo di paternità dovrà adeguarsi ai nuovi requisiti minimi: almeno dieci giorni lavorativi, retribuzione minima pari all’indennità di malattia, utilizzo nel periodo di nascita del figlio (gli stati membri possono decidere se prevederlo interamente dopo la nascita o comprendere anche periodi antecedenti). Spetta anche al secondo genitore equivalente (nel caso di coppie gay) e deve essere concesso a prescindere dallo stato civile o di famiglia, come definito dal diritto nazionale. Le legislazioni nazionali potranno stabilire altri dettagli: frazionabilità, periodi alternati, tempo parziale.

Congedo parentale: 2 mesi non trasferibili

Novità anche in materia di congedo parentale: sale a due mesi il periodo minimo non trasferibile da un genitore all’altro, «al fine di incoraggiare i padri a fruire del congedo parentale, pur mantenendo il diritto di ciascun genitore ad almeno quattro mesi di congedo parentale».

La direttiva propone di sancire anche il diritto a un utilizzo flessibile del congedo, la cui retribuzione è pari al almeno al livello del congedo per malattia.

Caregiver

Infine, c’è una norma sui caregiver, in base alla quale ogni lavoratore (uomo o donna) ha diritto ad almeno 5 giorni all’anno di permesso per assistere parenti o familiari malati. Nello specifico: un periodo di congedo dal lavoro in caso di malattia grave o di dipendenza di un familiare. “Questa direttiva vuole realizzare una maggiore parità di genere e una migliore divisione delle responsabilità” spiega il relatore, David Casa, ha l’obiettivo di sostenere le donne a “entrare nel mercato del lavoro e raggiungere il loro pieno potenziale, mentre i padri avranno un ruolo più importante nell’educazione dei loro figli”, va anche “a vantaggio dei familiari che si occupano di una generazione più anziana ed è positiva per gli uomini, le donne, le famiglie e l’economia”.

 

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