Frodi: Commissione propone procuratore unico europeo

Un pubblico ministero europeo con il compito di indagare sulle frodi che sottraggono denaro alle casse dell’Ue, sul modello della nostra Direzione nazionale antimafia. La Commissione europea ha presentato mercoledì mattina la sua proposta di regolamentazione del procuratore unico europeo. In questo modo si compie un percorso, iniziato circa due anni fa, che apre a una prima storica integrazione dei sistemi giudiziari dei paesi membri.

Anche se la strada che porta all’approvazione definitiva del regolamento sembra, alla vigilia dell’avvio del negoziato, tutta in salita.

Il compito del procuratore unico europeo sarà investigare e perseguire fino al giudizio i crimini che colpiscono il budget dell’Unione europea. Questo in base a una logica semplice: se esiste un budget federale, allora deve esistere anche uno strumento federale per proteggere efficacemente queste risorse a livello europeo. Il suo sarà un ufficio indipendente, soggetto alla vigilanza delle istituzioni comunitarie.

Gli squilibri dell’attuale sistema

Al momento esiste, infatti, un sistema molto squilibrato di protezione nei diversi paesi dell’Unione in materia di frodi. Se in alcuni paesi la vigilanza è molto attenta, in altri questi crimini non vengono praticamente perseguiti. In media, la percentuale di indagini che sfociano in una condanna è pari soltanto al 42 per cento. L’Italia è poco sotto la media europea, ma ci sono paesi come l’Ungheria, la Slovacchia e la Spagna che non hanno visto neppure una condanna. Con il nuovo sistema ogni caso sarà seguito e portato in giudizio, facendo lievitare di molto queste percentuali e, allo stesso tempo, accentuando l’effetto deterrente.

Mezzo miliardo in fumo

In questo modo si punta a mettere una pezza su una vera emorragia di denaro pubblico. Secondo le stime dell’Unione europea, infatti, ogni anno vanno in fumo circa 500 milioni di euro nell’ambito di attività di frode. Si tratta, soprattutto, di crimini legati ai fondi strutturali ma anche di contrabbando di merci contraffatte. I paesi del Nord Europa sono quelli che fanno la guardia migliore alle casse dell’Ue. Mentre il maggior numero di frodi si registra in alcuni membri dell’area mediterranea e, soprattutto, dell’Europa dell’Est.

La struttura dell’ufficio sarà modellata sulla nostra Direzione nazionale antimafia e sarà integrata con il sistema giudiziario dei diversi paesi. Pubblici ministeri delegati nei singoli paesi si specializzeranno in questo settore e porteranno avanti le indagini a livello nazionale. Le loro azioni, però, saranno coordinate da un cervello unico europeo, che assicurerà un approccio uniforme ed efficace in tutti i paesi dell’Ue. Una novità fondamentale soprattutto per quei casi che coinvolgono più paesi membri, le cosiddette frodi transfrontaliere, che oggi vengono trattate con grande difficoltà. Per creare la struttura non sono previsti aumenti di spesa rispetto alle risorse attuali.

Kessler: indagini potenziate

Un giudizio molto positivo sull’iniziativa viene dato da Giovanni Kessler, direttore generaledell’Olaf, l’organismo antifrode dell’Unione europea che sin dall’inizio ha lavorato all’iniziativa: “Il procuratore unico europeo migliorerà le condizioni per le indagini e il perseguimento dei crimini che colpiscono il budget comunitario. Il varo di questo ambizioso progetto consentirà di aumentare il successo dell’Unione europea nel combattere e dissuadere dalle frodi sul suo bilancio”.

Approvazione in salita

Adesso, però, comincia la parte più difficile. La proposta di regolamentazione, infatti, dovrà essere sottoposta al vaglio del Parlamento europeo e dei governi dei paesi membri, che dovranno approvarla all’unanimità. Nell’ipotesi – molto probabile – che non sia raggiunta l’unanimità all’interno del Consiglio dei Ministri dell’Ue, si potrà andare avanti con la procedura di cooperazione rafforzata, nella quale dovranno essere coinvolti almeno nove paesi membri. L’Italia dovrebbe essere tra questi: è da sempre tra i sostenitori della nuova struttura.

redazione grey-panthers:
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