Come investire in modo sicuro in tempo di crisi

Pubblicato il 16 Agosto 2011 in , da redazione grey-panthers

Il pericolo maggiore che corre il nostro patrimonio finanziario è il fallimento degli emittenti dei titoli che acquistiamo. E’ possibile proteggersi da questo rischio attraverso un’attenta diversificazione.
L’incertezza derivante dalla crisi economica che stiamo vivendo non solo paralizza i consumi, ma incide anche sugli investimenti: il futuro ci spaventa. Inoltre le forti oscillazioni che i mercati finanziari hanno subito in questo periodo hanno fatto crescere la domanda di investimenti sicuri. Finiti i tempi delle “avventure speculative”, gli investitori si trovano dinanzi alla necessità di impiegare in modo sicuro i propri soldi. Per raggiungere questo scopo è necessario contenere il rischio emittente, ovvero l’eventualità che il dissesto finanziario dell’emittente degli strumenti finanziari in cui abbiamo investito, colpisca i nostri risparmi.
Chiunque sia alla ricerca di un investimento sicuro guarda al mercato obbligazionario come al posto ideale nel quale impiegare i propri capitali, nonostante i casi di “fallimenti eccellenti”: l’Argentina, la Parmalat, la Cirio e così via. Ecco perché per poter essere tale, un impiego sicuro deve gestire e minimizzare il rischio che l’emittente delle obbligazioni nelle quali abbiamo investito fallisca. E basarsi solo sul rating, ovvero il giudizio sull’affidabilità dell’emittente di un prestito obbligazionario rilasciato da apposite agenzie, non basta. È un metodo molto approssimativo e poco utile: ci sono casi in cui parecchie obbligazioni, solo pochi giorni prima della bancarotta dichiarata, godevano di un ottimo rating.
Il rischio emittente può essere affrontato in modo efficace solo con una grande diversificazione. È sufficiente scegliere le obbligazioni sulla base del rendimento che offrono, ma limitare l’investimento in ognuna di esse al 5% massimo del proprio capitale. Qualora infatti ci trovassimo in una situazione di default del titolo, il “peso” di quest’ultimo sul nostro capitale non sarebbe comunque incisivo: saranno sufficienti un paio d’anni perché la perdita sia totalmente ammortizzata. Dare uno sguardo al rating non fa male, certo, ma è molto più saggio e prudente utilizzare questa regola. Una facile obiezione a questo modo di procedere sarà: “non dispongo di un patrimonio così importante.” Suddividendo gli importi sulla base di questa regola farei micro-investimenti e gli oneri di compravendita compenserebbero i vantaggi. Perfettamente vero. Questa è la ragione per cui sconsiglio l’acquisto delle obbligazioni agli investitori le cui disponibilità sono inferiori a 90/100.000 euro.
Per capitali inferiori a 90/100 mila euro, una tale pratica di investimento non risulta tuttavia vantaggiosa: si tratterebbe di microinvestimenti e gli oneri di compravendita compenserebbero i vantaggi. In questo caso è quindi più opportuno limitarsi ad acquistare titoli di stato di un Paese sicuro dell’area euro come Francia o Germania. Per evitare di pagare troppe spese, che finirebbero con il sacrificare il rendimento, è anche bene evitare di sottoscrivere fondi obbligazionari.