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	<title>Grey Panthers &#187; lavoro</title>
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		<title>Il posto fisso di Monti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Monti e il posto fisso: &#8216;una monotonia&#8217;. Lavoro: oggi il vertice governo-parti sociali. Sulle liberalizzazioni primo stop in Senato&#8221;. Il titolo più grande è dedicato alla vicenda Lusi: &#8220;&#8216;Scudo fiscale per i fondi del partito. Così il tesoriere della Margherita riportò in Italia i milioni sottratti. Lusi espulso dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Monti e il posto fisso: &#8216;una monotonia&#8217;. Lavoro: oggi il vertice governo-parti sociali. Sulle liberalizzazioni primo stop in Senato&#8221;. Il titolo più grande è dedicato alla vicenda Lusi: &#8220;&#8216;Scudo fiscale per i fondi del partito. Così il tesoriere della Margherita riportò in Italia i milioni sottratti. Lusi espulso dal grupo del Pd di Palazzo Madama. I Pm rifiutano il patteggiamento di un anno&#8221;. A centro pagina, con foto, il maltempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Monti: il posto fisso non esiste più. &#8216;Ai ragazzi dico: dimenticatelo, è monotono. E l&#8217;articolo 18 può essere pericoloso&#8217;. Volano le Borse, lo spread cala a quota 383. Il premier: il merito è nostro, scenderà ancora. Bankitalia: sì alle liberalizzazioni, ma non basta&#8221;. A centro pagina: &#8220;Gelo record, treni bloccati: &#8216;Veniteci a salvare&#8217;&#8221;. E poi la vicenda Lusi: &#8220;Margherita, il mistero dei 13 milioni. I dubbi dei pm: no al patteggiamento di Lusi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Caccia a 223 milioni, a sinistra si sbranano. Dove sono finiti i rimborsi elettorali ai rutelliani? E&#8217; guerra di accuse con il Pd. Abbracci, denunce, sospetti: il partito non poteva non sapere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Diversamente ladri&#8221;, ovvero &#8220;le mani sporche della sinistra&#8221;. &#8220;Il senatore che si è intascato 13 milioni di finanziamenti pubblici è solo l&#8217;ultimo caso: sempre più spesso gli uomini del Pd finiscono in guai giudiziari. Forse perché non c&#8217;è più Berlusconi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Lo spread Btp-Bund cade a 383. Il rendimenti dei decennali ai minimi da ottobre. Vicina l&#8217;intesa Atene-creditori. Volano le Borse europee: Piazza Affari (+2,7 per cento) la migliore grazie al ritorno degli acquistisui titoli bancari&#8221;. Di spalla il quotidiano si occupa dei conti Fiat: &#8220;Effetto Chrysler sui conti 2011 della Fiat: raddoppiati gli utili&#8221;. Fiat ha guadagato 1,65 miliardi di euro l&#8217;anno scorso, sopratutttgrazie a Chrysler, da dove nel quarto trimestre è arrivato l&#8217;85 per cento dei profitti della azienda. &#8220;Marchionne: &#8216;un anno eccezionale&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche su <strong>Il Foglio</strong> si parla di Marchionne, che &#8220;fa la festa, ma&#8221;, e si scrive che Marchionne, vista la situazione del nostro continente, potrebbe &#8220;scegliere di spostarsi definitivamente al di là dell&#8217;Atlantico&#8221;. Il titolo: &#8220;Quale imprenditore sta pensando di andarsene dall&#8217;Italia ingessata?&#8221;. Il quotidiano parte dalla indiscrezione raccontata da Francesco Guerrera, &#8220;attendibile caporedattore del Wall Street Journal a New York e da qualche tempo firma autorevole de La Stampa, &#8220;quella degli Agnelli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Stampa</strong> un grande titolo sulla &#8220;follia allo stadio&#8221; in Egitto, dove ci sono stati oltre settanta morti in scontri tra tifosi. Mille feriti, 180 in gravi condizioni. I Fratelli Musulmani accusano: viuolenze scatenate dai sostenitori di Mubarak&#8221;.<br />
<strong><br />
Lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri, ospite del Tg5 e poi della trasmissione Matrix di Canale 5, il premier Monti ha parlato del suo governo,delle riforme, dell&#8217;appoggio di Berlusconi &#8220;che sento spesso, e ringrazio, è di grande disponibilità verso il Paese e fondamentale venendo da un ex presidente del Consiglio&#8221;;e ancora: &#8220;Se nel 1994 mi sono avvicinato alla cosa pubblica, con la nomina a commissario europeo, quando ero un professore relativamente noto ma nulla di più, fu perché lui me lo chiese&#8221;. Monti ha parlato anche della agenda del governo &#8211; racconta <strong>Il Corriere della Sera</strong> nella sua cronaca. &#8220;I giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita. Diciamo anche che monotonia averlo per tutta la vita. E&#8217; bello cambiare&#8230;&#8221;. La dichiarazione del premier, scrive il quotidiano milanese, &#8220;rischia di essere fraintesa&#8221; in un Paese &#8220;che è abituato, per tradizione, ad un&#8217;altra cultura del lavoro&#8221;. Ma il ragionamento è &#8220;agganciato alle sfide di un mercato dell&#8217;occupazione che sta radicalmente cambiando&#8221;: &#8220;Noi puntiamo a ridurre &#8211; aggiunge Monti &#8211; il divario che esiste tra chi è già nel mercato del lavoro e chi non lo è, fra chi è dentro e chi è fuori&#8221;. In questo contesto si può ribadire che &#8220;l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è un tabù, certamente, anzi può essere pernicioso in taluni contesti, meno in altri, per far trovare lavoro ai giovani&#8221;.<br />
Un &#8220;dossier&#8221; de <strong>La Stampa</strong> spiega i tre punti del dibattito sul lavoro: oltre all&#8217;articolo 18, c&#8217;è il nodo del contratto unico e quello delle tutele per chi rimane senza lavoro. &#8220;Fornero: avanti piano per evitare guerriglie. Il ministro punta a una trattativa aperta su quattro tavoli&#8221;, dove ai tre punti si aggiunge quello della formazine. L&#8217;obiettivo: &#8220;semplificare le norme, ridurre le aree di precarietà, rendere più facili le assunzioni, ridurre il divario tra tutelati e non tutelati, porre le basi per una nuova stagione di sviluppo&#8221;. Secondo il quotidiano sul &#8220;tema troppo caldo&#8221; dell&#8217;articolo 18 la soluzione individuata potrebbe essere quella di introdurre delle &#8220;correzioni&#8221;: per esempio &#8220;preveere sezioni specializzate nei tribunali&#8221;, e &#8220;scrivere meglio la norma, per ridurre al massimo i margini di interpretabilità&#8221;, in modo da &#8220;avere tempi più certi per sapere chi ha torto e chi ha ragione tra lavoratore e azienda e soprattutto &#8216;ridurre le incertezze di cui soffrono le imprese, a partire dai costi molto gravosi dovuti al ritardo con cui approvano le sentenze di reintegro&#8217;&#8221;. Sui contratti, si starebbe pensando di ridurre le attuali 46 forme a &#8220;5 o 6&#8243;.<br />
Su <strong>Il Sole 24 Ore</strong> un approfondimento dà conto delle cause davanti al tribunale del lavoro legate all&#8217;articolo 18. &#8220;Articolo 18,cause fino a sei anni&#8221;. Le cause analoghe, negli altri Paesi europoei, durano in media 476 giorni in Francia, 249 in Finlandia, 84 in Spagna. Il numero delle controversie in un anno (dati del 2006, gli ultimi disponibili dall&#8217;Istat) è di oltre 8000 cause. Il 44 per cento circa viene rigettato in primo grado, mentre in secondo grado viene rigettato il 63 per cento delle cause.<br />
Anche secondo Il Sole 24 Ore negli ultimi giorni c&#8217;è stata una parallela convergenza tra imprese e sindacati sul problema del contenzioso giudiziario in materia di lavoro, per via dei tempi lunghi: l&#8217;orientamento sarebbe quello di garantire tempi certi dei processi e mettere un tetto sugli arretrati che il datore deve ai lavoratori. Ieri, rispondendo al question time, il ministro Fornero ha anche fatto riferimento all&#8217;utilizzo dello strumento della conciliazione e dell&#8217;arbitrato: è stato introdoto con il collegato lavoro del 2010 e consente alle parti sociali di dare vita a procedure di conciliazione e di arbitrato irrituale cui i lavoratori si obbligano tramite la sottoscrizione libera e volontaria di una clausola compromissoria, in modo che le controversie (da cui restano esclusi i licenziamenti) possano avere composizione stragiudiziale.<br />
Dario Di Vico sul <strong>Corriere della Sera</strong> sottolinea come il negoziato sia complicato dal fatto che Cgil, Cisl e Uil fino ai primi di marzo sono in campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu del pubblico impiego e della scuola, e saranno quindi estremamente prudenti nel fare concessioni. Parallelamente, è aperta in Confindustria la corsa al dopo Marcegaglia.<br />
<strong><br />
Lusi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo del <strong>Corriere della Sera</strong> racconta che gran parte dei soldi accumulati da Lusi sul conto corrente intestato a &#8220;Democrazia è libertà&#8221; e poi finiti nella disponibilità della sua società TTT, erano stati trasferiti in Canada e poi rientrati attraverso lo scudo fiscale. Il quotidiano spiega anche che alcuni parlamentari della Margherita si erano rivolti al tribunale civile per contestare i rendiconti del 2009 e del 2010: nel luglio scorso, dopo aver scoperto che erano stati pubblicati i bilanci degli ultimi due anni, i parlamentari Carra, Lusetti e Piscitello, nonché l&#8217;ex coordinatore lombardo Bonfanti avevano presentato ricorso, citando in giudizio l&#8217;associazione &#8220;Democrazia è libertà-La Margherita&#8221;: &#8220;Nessun rendiconto poteva essere stato approvato &#8211; dicevano &#8211; dal momento che è l&#8217;assemblea federale, per espressa disposizione statutaria. E noi, che ne facciamoparte, non siamo mai stati convocati. Per questo deve essere dichiarata la nullità degli atti&#8221;. Quattro mesi dopo, nel novembre 2011, però, &#8220;Democrazia è libertà&#8221; chiede che vengano dichiarate inammissibili e improcedibili le domande: ora, poiché è il partito ad essere stato citato in giudizio, non può essere stato Lusi a scegliere la linea da seguire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> pubblica l&#8217;esposto dei deputati Carra e Lusetti al Tribunale civile di Roma: si tratta della memoria presentata contro l&#8217;associazione DL-Margherita. Il quotidiano spiega che la motivazione addotta da Lusi in Tribunale per negare la visione dei bilanci e l&#8217;approvazione da parte di Carra, Lusetti eccetera è stata che non dovevano partecipare alla assemblea federale a questo fine convocata perché ormai erano da considerarsi &#8220;receduti&#8221; dalla associazione in quanto lontani dal centrosinistra (Carra e Lusetti sono poi passati all&#8217;Udc).</p>
<p style="text-align: justify;">Una pagina de <strong>La Stampa</strong> è dedicata all&#8217;utilizzo dei finanziamenti da parte dei partiti: &#8220;Un fiume di soldi aggirando l&#8217;esito del referendum del 1993. I partiti hanno goduto anche di un doppio rimborso tra il 2006 e il 2011. La Corte dei conti ha certificato un aumento del 600 per cento del contributo in 17 anni. E il paradosso dei rimborsi elettorali: nel 2006 Forza Italia ha speso 50 milioni ma ne ha incassati 129 di rimborso; i Democratici di sinistra hanno ricevuto 47 milioni a fronte di uscite per 10. Alleanza Nazionale ha preso 65,5 milioni, e ne ha spesi 6.2. La Margherita non esiste più, eppure ha ricevuto 30,7 milioni e ne ha spesi 10,4.</p>
<p style="text-align: justify;">Un editoriale di Giuliano Ferrara su <strong>Il Foglio</strong> parte dal caso Lusi per ricordare la &#8220;proposta provocatoria&#8221; fatta dal quotidiano al Pd: &#8220;Fate un partito leggero, all&#8217;americana, senza iscritti, gruppi dirigenti pletorici, giornali, altri oneri organizzativi territoriali, apparati vari&#8221;. Ferrara ricorda che la scommessa era lanciata anche a Berlusconi, perchè si abbandonasse la visione tradizionale del partito. &#8220;Il caso del tesorierte della Margherita Lusi dimostra che il problema c&#8217;era&#8221;, &#8220;dalla crisi della Repubblica in cui i partiti perlomeno erano ideologia e cultura istituzionale si era usciti diversi, e un nuovo modello si imponeva. Il centro della faccenda è il problema del finanziamento&#8221;. Secondo Ferrara, in ossequio alla lezione della democrazia americana, i partiti &#8220;hanno un solo vero compito: raccogliere soldi e voti. Il resto devono farlo gli eletti, coloro che guidano le diverse istituzioni&#8221;.<br />
<strong><br />
E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inserto R2 diario de <strong>La Repubblica</strong> si occupa di &#8220;ius soli&#8221;: intervento del presidente della Repubblica ha riacceso la discussione sul diritto dei figli degli immigrati nati nel nostro Paese. Se ne occupa Carlo Galli: &#8220;L&#8217;età globale implica la coesistenza, in dosi massicce, sul medesimo territorio, di diverse culture, etnie, lingue, religioni&#8221;. Ma la prevalenza dello ius sanguinis provoca differenze enormi tra residenti cittadini e residenti non cittadini, molti dei quali nati in Italia, &#8220;che come nuovi meteci condividono la nostra vita quotidiana ma non la nostra cittadinanza. Nasce così una assurda società post-moderna, in cui la diversità culturale è disuguaglianza civile e politica&#8221;.<br />
Poi Maurizio Bettini, che ricostruisce le origini mitologiche della fondazione della patria romana e di quella greca. &#8220;Quando Romolo fondò Roma, accogliendo nel celebre asylum gente di ogni provenienza e condizione, non si limitò a scavare un solco. Al centro del tracciato aprì infatti una fossa, affinché ciascuno degli stranieri potesse gettarvi dentro una zolla della prorpia terra di origine&#8221;. Del tutto diverso il modo in cui gli Ateniesi immaginavano le proprie origini: &#8220;Raccontavano infatti che i primi re &#8211; Cecrope ed Erittonio &#8211; erano venuti su direttamente dalla terra, e che erano addirittura per metà serpenti, le creature più terrestri che esistano. Conformemente a ciò gli Ateniesi consideravano anche sé stessi autochthones&#8221;. Nell&#8217;inserto anche un intervento dello scrittore algerino Amara Lakhous.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> riferisce invece della decisione del Comune di Milano di fare iscrivere agli asili anche i bambini presenti nel comune privi di una residenza anagrafica. E&#8217; il contenuto della nuova circolare Pisapia che permetterà anche ai bambini figli di residenti regolari e irregolari, senza permesso di soggiorno o con permesso scaduto, di iscriversi ai servizi per l&#8217;infanzia. E&#8217; una inversione di rotta rispetto all&#8217;Amministrazione Moratti che, nel 2008, con una circolare, bloccò l&#8217;accesso all&#8217;asilo ai figli di genitori che non avevano ottenuto il permesso di soggiorno entro il mese di febbraio. Per la Lega la decisione della giunta Pisapia è una istigazione alla illegalità, perché la clandestinità, &#8220;come previsto dalle leggi, deve essere punita&#8221;, come dice il capogruppo leghista Matteo Salvini.</p>
<p>DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Disoccupato un giovane su tre</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Lavoro, i numeri dell&#8217;emergenza. Disoccupato un giovane su tre&#8221;. Si tratta dei dati del rapporto Istat sul dicembre 2011. &#8220;Confindustria e sindacati: documento comune per la riforma&#8221;. E poi: &#8220;Ecco i nuovi criteri del Fisco per le verifiche sul tenore di vita&#8221;. A centro pagina: &#8220;Le nomine spaccano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture<br />
</strong><br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Lavoro, i numeri dell&#8217;emergenza. Disoccupato un giovane su tre&#8221;. Si tratta dei dati del rapporto Istat sul dicembre 2011. &#8220;Confindustria e sindacati: documento comune per la riforma&#8221;. E poi: &#8220;Ecco i nuovi criteri del Fisco per le verifiche sul tenore di vita&#8221;. A centro pagina: &#8220;Le nomine spaccano la Rai- Si dimette un consigliere del centrosinistra. Bersani: distruggono l&#8217;azienda. Tg1 a Maccari, Tr a Casarini con i voti di Pdl e Lega&#8221;. A fondo pagina il quotidiano torna sul &#8220;caso dell&#8217;ex tesoriere&#8221; della Margherita Lusi, accusato di aver utilizzato a fini personali alcuni milioni di euro di finanziamento al suo partito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Disoccupato un giovane su tre. Tra gli under 25 senza lavoro al 31 per cento. Il dato totale sale all&#8217;8,9. Imprese e sindacati puntano a tempi rapidi per i contenziosi sui licenziamenti&#8221;. A centro pagina: &#8220;Nuovo redditometro entro giugno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Emergenza lavoro. Monti: i fondi Ue per aiutare i giovani&#8221;. &#8220;Uno su tre è disoccupato. Fornero: primo problema. L&#8217;Ue: agire subito. Napolitano: serve un Paese sobrio&#8221;. &#8220;L&#8217;Istat: il tasso sfiora il 9 per cento. Toccati i livelli record di dieci anni fa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>. &#8220;Nuovo redditometro anti-evasione. Da giugno controlli di massa, un occhi elettronico su 400 milioni di dati. Verifiche su tutti i conti correnti. Senza posto il 31 per cento dei giovani. Disoccupati record, oltre 2,2 milioni. Ecco il piano Ue per il lavoro&#8221;. A centro pagina la Rai, &#8220;si spacca il Cda, Maccari resta al Tg1&#8243;. E poi la vicenda Lusi: &#8220;Ho preso i soldi della Margherita, mi servivano&#8221;, &#8220;i verbaili del tesoriere Lusi&#8221;. In evidenza in prima pagina anche un richiamo alle pagine R2 de La Repubblica: &#8220;Celentano strapagato a Sanremo. Cachet da 750 mila euro. &#8216;Ma darò tutto in beneficienza&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Quanti rubacchioni. Gratta tu che gratto anche io. La Casta finge di ridursi lo stipendio. Il tesoriere della defunta Margherita incassa 13 milioni: tutti per sé? E un senatore Pdl compra un palazzo e lo stesso giorno lo rivende alla Previdenza: cresta di 18 milioni&#8221;. A centro pagina, con foto: &#8220;La Guzzanti truffanta: volevo farmi il vitalizio. I rivoluzionari cadono sulla pensione&#8221;. Si parla del processo Lande, il cosiddetto &#8220;Madoff dei Parioli&#8221;, che ha truffato molti vip (&#8220;very ingenyous people&#8221;, scrive il quotidiano di Sallusti).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;La superiorità morale della sinistra. Rubano anche da morti. La Margherita non c&#8217;è più ma prende ancora i rimborsi pubblici e il tesoriere, senatore del Pd, fa sparire 13 milioni di euro. Rutelli cade dalle nuvole, però Parisi accusa: &#8216;Io avevo avvertito&#8221;&#8221;. A centro pagina, con foto: &#8220;La Guzzanti speculatrice ora ammette: &#8216;Io, un&#8217;imbecille&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> offre una analisi dello studioso Maurizio Ferrera, che si sofferma sulle riforme sul mercato del lavoro approvate in Germania durante il governo Schoreder. Con i quattro pacchetti approvati durante il governo Spd, la Germania &#8220;è riuscita a metter in piedi un sistema robusto ed efficiente di servizi per l&#8217;impiego pubblici e privati che si prende cura di ciascun disoccupato, soprattuto se &#8216;debole&#8217;: ultracinquantenni, giovani e donne con basse qualifiche. Questo sistema si è rivelato preziosissimo quando è scoppiata la crisi. Anche in Germania le imprese hanno fatto ricorso a qualcosa di simile alle integrazioni salariali temporanee, ma solo quelle che avevano (hanno) prospettive rapide di recupero. Le altre hanno chiuso e i loro dipendenti sono entrati nel circuito dell&#8217;attivazione. Le norme sulla cosiddetta &#8216;giusta causa&#8217; esistono anche in Germania ma, oltre ad essere applicate in modo più rapido e ragionevole dalla magistratura, prevedono deroghe concordate con i sindacati&#8221;.<br />
La Germania, con le riforme Haarz, ha &#8220;quasi rivoluzionato il sistema di ammortizzatori sociali&#8221;. La percentuale di disoccupati che percepisce indennità è oggi in Germania tre volte superiore a quella italiana. Ma i soldi si ricevono, fino a un massimo di due anni, solo a patot di rispettare i requisiti di attivazione, anche se questo comporta spostamenti geografici o nuovi tipi di lavoro&#8221;. Infine, la &#8220;prevenzione&#8221;, per rafforzare il raccordo scuola-lavoro. In particolare i cosiddetti neet, persone &#8220;not in education, esployment o training&#8221; che in Italia costituiscono ormai una vera e propria piaga sociale: i giovani che non fanno niente, non vanno a scuola né cercano occupazione.<br />
<strong>La Stampa</strong> intervista Paolo Onofri, esperto di welfare, che lavorò alla prima riforma del mercato del lavoro varata nella seconda metà degli anni 90 dal governo Prodi &#8220;Il costo del lavoro per una impresa non è solo il salario più i contributi, ma anche il licenziamento. E se il costo del lavoro scende, sale la propensione al rischio e all&#8217;assunzione&#8221;. Onofri dice anche che non ritiene possibile sperimentare la proposta Ichino sull&#8217;articolo 18 &#8220;per legge&#8221;, ma &#8220;se ci fosse l&#8217;accordo di sindacati e imprese&#8221; si potrebbe fare, &#8220;e potrebbe essere utile&#8221;.<br />
Lo stesso quotidiano offre una indagine realizzata dalla associazione Manageritalia, che rappresenta oltre 35 mila direttori e capi impresa, con la collaborazione di Astra ricerche. Secondo questa indagine &#8220;due manager su tre affermano che non è l&#8217;articolo 18 a impedire alle imprese di assumere personale (concorda con questa opinione il 61,7 per cento degli interpellati). Il punto critico, secondo l&#8217;86,7 per cento, è la forte competizione e l&#8217;obsolescenza di alcune professionalità, che vanno sostituite rapidamente, ma ciò deve e può avvenire solo con una riforma più ampia e complessiva del mercato del lavoro&#8221;. L&#8221;83,4 per cento degli intervistati ritiene che sia compito di aziende e sindacati aiutare i singoli ad avere cura del loro lavoro professionale. &#8220;L&#8217;articolo 18 è un falso problema, affermano 4 manager su dieci&#8221;. Ma &#8220;due manager su tre affermano di conoscere imprese che, pur di non superare la quota che fa scattare l&#8217;articolo 18, hanno rinunciato ad assumere personale e fanno ricorso a lavoro straordinario, a lavoratori esterni o addirittura hanno creato aziende collaterali&#8221;.<br />
<strong><br />
Lusi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi,spiega <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, sarebbe pronto a restituire i soldi di cui è accusato di essersi appropriato: quasi 13 milioni di euro del partito, investiti in immobili e iniziative imprenditoriali, riconducibili a lui stesso o a persone di sua fiducia. &#8220;Siamo incazzati e addolorati, la Margherita intende recuperare tutto il maltolto. Stiamo verificando i conti del partito, che comunque ha bilanci sani&#8221;, ha commentato l&#8217;ex presidente della Margherita Rutelli, chiamato in causa nella inchiesta come testimone. Il segretario Pd Bersani ha ipotizzato l&#8217;espulsione di Lusi dal partito: &#8220;stiamo raccogliendo tutti gli elementi, poi i nostri organismi decideranno&#8221;. La capogruppo al Senato Finocchiaro ha già chiesto a Lusi di dimettersi dal gruppo. Secondo il quotidiano l&#8217;indagine nasce due mesi da una segnalazione di Bankitalia su una movimentazione sospetta per l&#8217;acquisto di un lussuoso appartamento in via Monferrato, nel centro di Roma: gli accertamenti del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno rivelato che il beneficiario dell&#8217;operazione da 1,9 milioni di Euro era Lusi, e ulteriori approfondimenti hanno fatto emergere il travaso di 12961000 euro, per lo più provenienti da rimborsi elettorali, dalle casse della disciolta Margherita. La maggior parte del denaro, tra il 2008 e il 2011, è passata attraverso un conto intestato a una società di Lusi come corrispettivo per consulenze risultate fittizie. Lusi è stato interrogato il 17 gennaio ed ha ammesso ogni addebito.<br />
Una nota della Margherita di cui riferisce <strong>La Repubblica</strong> puntualizza che &#8220;il potere amministrativo era interamente nelle mani di Lusi, persona da tutti stimata, che aveva iniziato la propria attività come direttore generale degli scout, apprezzato dal sindaco Rutelli ed eletto due volte amministratore del Partito&#8221;. Critico Arturo Parisi: &#8220;Avevo notato opacità nelle voci di spesa e lo avevo denunciato&#8221;. Critici i radicali, che con il segretario Staderini accusano: &#8220;fu Lusi a presentare nel 2010 l&#8217;emendamento per condonare ai partiti oltre 100 milioni di euro di multe per i manifesti illegali. Dal 1994 ad oggi i partiti hanno incassato oltre 2 miliardi e mezzo di euro di rimborsi, pur avendo sostenuto spese per un quinto di quella cifra&#8221;. Secondo un altro articolo del quotidiano, il senatore Lusi ieri sera avrebbe detto che non ha nessuna intenzione &#8220;di andar via dal Pd&#8221;: &#8220;mi hanno buttato un sacco di fango addosso&#8221;, dice. Pierluigi Castagnetti commenta: &#8220;Leggevo voci di bilancio troppo riassuntive, striminzite, evasive&#8221;. Un&#8217;altra dichiarazione di Arturo Parisi, riferita dal quotidiano, in riferimento al fatto che lo scorso anno aveva segnalato all&#8217;assemblea federale chiamata ad approvare il bilancio, &#8220;opacità&#8221;: &#8220;Ricordo voci in uscita per milioni di euro, giustificate come attività di partito. Peccato che la Margherita non esisteva più da 4 anni&#8221;. In tre anni Lusi ha svuotato il tesoretto del partito facendo attenzione a non superare mai, con i 90 bonifici destinati alla sua società, TTT, la soglia dei 150 mila euro ad operazione, cifra entro la quale aveva diritto ad operare senza chiedere autorizzazione al vertice del partito.<br />
<strong>La Stampa</strong>: &#8220;La strana resurrezione di un partito-fantasma. Sciolto nel 2007, ha continuato a vivere con fondi pubblici&#8221;. Secondo il quotidiano la vicenda è esemplare perché offre uno spaccato su come abbiano vissuto alcuni dei più grandi partiti italiani nella seconda Repubblica. Molto trae origine da una norma legislativa in base alla quale i partiti presenti in Parlamento hanno diritto ad un rimborso elettorale annuo per tutta la durata della legislatura, anche se questa si interrompe prematuramente. &#8220;Grazie a questo &#8216;trucchetto&#8217; non solo la Margherita ma anche Ds, Forza Italia e An hanno continuato da intascare denaro pubblico per diversi anni, anche se nel frattempo si erano sciolti&#8221;.<br />
Lusi punterebbe ad un patteggiamento e si è offerto intanto di depositare in Procura una fideiussione di 5 milioni di euro a garanzia della restituzione di una parte del capitale sottratto. Infuriata Linda Lanzillotta, ora nell&#8217;Api con Rutelli che, commentando le dichiarazioni di Lusi, dice: &#8220;sembrano avvertimenti, lascia intendere che sa ma non parla, che è pronto a pagare per altri come il compagno G. Se questa vicenda si chiude con il patteggiamento sarà deleterio, resterà un&#8217;ombra anche su chi non c&#8217;entra nulla&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inserto R2 de <strong>La Repubblica</strong> è dedicato all&#8217;Iran: secondo Israele tra nove mesi Teheran avrà l&#8217;atomica, secondo gli Usa ci vorrà un anno. E Obama è impegnato in campagna elettorale, non può permettersi di non sostenere l&#8217;alleato Israele. Bernardo Valli ricostruisce la vicenda, le ultime rivelazioni, gli omicidi degli scienziati nucleari iraniani. Vanna Vannuccini si occupa dell&#8217;&#8221;uomo misterioso che prepara la bomba&#8221;: si chiama Fakrizadeh, è un fisico nucleare di 50 anni, è generale di brigata dei pasdaran, e secondo l&#8217;intelligence occidentale è il capo di una struttura segreta che sviluppa testate nucleari da utilizzare nei missili Shahab.<br />
Giordano Stabile è l&#8217;inviato de <strong>La Stampa</strong> in Siria: &#8220;Damasco, città della paura. La battaglia è nei sobborghi&#8221;, &#8220;vi sono ovunque soldati e miliziani armati&#8221;. Intanto ieri a New York, il consiglio di sicurezza ha ascoltato la relazione della Lega Araba, all&#8217;indomani della sua missione in Siria. La Lega ha parlato per bocca del premier del Qatar Al Tani, che è tornato ad insistere sulla necessità di un &#8220;trasferimento dei poteri&#8221; in Siria, come racconta La Stampa.<br />
La Russia, spiega <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, ha messo apertamente in guardia contro l&#8217;adozione di una risoluzione che chieda l&#8217;uscita di scena del regime di Assad, perché farebbe precipitare il Paese in una &#8220;guerra civile&#8221;. I ministri degli esteri dei Paesi membri del Consiglio di sicurezza hanno iniziato a discutere la bozza di testo messa a punto dalla Lega Araba e sostenuta dai Paesi occidentali, in cui si invita Assad a lasciare il potere, evitando tuttavia minacce di interventi di forza: &#8220;nella bozza di risoluzione verrebbe precisato che nulla obbliga gli Stati a utilizzare la forza o a minacciare l&#8217;uso della forza&#8221; e, parallelamente, si ribadirebbe il sostegno alla &#8220;sovranità, indipendenza, unità e integrità territoriale&#8221; della Siria. Sullo stesso quotidiano si spiega anche perché il Cremlino continui ad appoggiare Damasco: &#8220;le ragioni di Putin, armi e geopolitica&#8221;, &#8220;un embargo farebbe perdere a Mosca 5 miliardi di dollari, da aggiungere ai 4,5 miliardi sfumati in Libia e ai 13 congelati in Iran&#8221;.<br />
I quotidiani raccolgono i primi risultati degli exit poll relativi alla corsa alle primarie Repubblicane. &#8220;Romney vince in Florida ma Gingrich non molla&#8221;, scrive <strong>La Stampa</strong>. Romney avrebbe ottenuto quasi il 50 per cento dei voti, staccando Gingrich che è rimasto intorno al 30. Il quotidiano si sofferma sul fattore &#8220;voto ispanico&#8221;, decisivo tanto in Florida che in molti stati del sudovest dove Obama spera di vincere a Novembre, come Arizona, Colorado, Nevada. I sondaggi annunciavano che Romney avrebbe battuto Gingrich grazie all&#8217;appoggio non dichiarato del senatore Marco Rubio. Ma, guardando a novembre, per Romney la situazione si complica per via delle posizioni rigide che ha assunto sull&#8217;immigrazione, tentando di soddisfare la base repubblicana. La Florida era tradizionalmente dominata dall&#8217;immigrazione cubana, in genere filo-repubblicana. Ma negli ultimi anni gli abitanti fuggiti da Cuba, che rappresentano il 32 per cento della popolazione ispanica, si sono ritrovati tallonati da portoricani, che sono al 28 per cento, e dai messicani: quel che conta è che i cubani non sono interessati alle politiche sull&#8217;occupazione perché una volta toccato il territorio Usa hanno diritto all&#8217;asilo politico. Gli altri latini sono invece più orientati su questi temi, e quindi orientati al voto democratico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>Corriere della Sera</strong> il filosofo Bernard-Henry Lévy &#8220;denuncia&#8221; il &#8220;passo falso&#8221; di Marine Le Pen per la sua partecipazione al Burschenschaften, il ballo viennese delle corporazioni studentesche cresciute nell&#8217;odio verso la Francia napoleonica e gli ebrei da essa emancipati, che uniscono gli adepti nel Paese dell&#8217;antisemitismo e del nazismo&#8221;. A questo ballo Marine Le Pen &#8220;era l&#8217;invitata d&#8217;onore&#8221;, scrive il filosofo. &#8220;Che una candidata alle elezioni presidenziali, cui i sondaggi accreditano dal 17 al 20 per cento dei voti possa commettere tali oscenità non è una buona notizia per la democrazia&#8221;.<br />
<strong>Il Sole 24 Ore</strong> si occupa invece del candidato socialista alle presidenziali Hollande (al momento è al 31 per cento) contro il 24,5 di Sarkozy, il 19 della Le Pen, e l&#8217;11,5 per cento del centrista Bayrou: Hollande ha annunciato che in caso di vittoria chiederà di ridiscutere il nuovo trattato europeo sulla disciplina di bilancio, in modo da privilegiare la crescita e l&#8217;occupazione e rimodulare a questo fine il ruolo della banca centrale. Il responsabile della campagna di Hollande, Moscovici, ha detto che &#8220;dinamica franco-tedesca non vuol dire identità franco-tedesca, non vuol dire imitazione della Germania da parte della Francia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>La PA e i suoi creditori</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Tir, si muovono i prefetti. Ancora blocchi sulle strade, disagi per le forniture. Monti promette fermezza alla Ue. Travolge manifestante, arrestata camionista tedesca&#8221;. &#8220;Lo Stato paga gli arretrati. Alle imprese 5,7 miliardi. E una parte sarà in titoli&#8221;. In taglio basso, le intercettazioni del comandante della nave Concordia, Schettino: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Tir, si muovono i prefetti. Ancora blocchi sulle strade, disagi per le forniture. Monti promette fermezza alla Ue. Travolge manifestante, arrestata camionista tedesca&#8221;. &#8220;Lo Stato paga gli arretrati. Alle imprese 5,7 miliardi. E una parte sarà in titoli&#8221;. In taglio basso, le intercettazioni del comandante della nave Concordia, Schettino: &#8220;La nave si inclinava, sono sceso&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Chi sono i nuovi evasori fiscali&#8221;, &#8220;ecco l&#8217;identikit della Finanza. Fmi: bene l&#8217;Italia ma la Ue l&#8217;aiuti&#8221;. A centro pagina, lo sciopero dei Tir: &#8220;Un morto nella protesta dei Tir, si allenta il blocco&#8221;.<br />
In prima pagina anche le dichiarazioni del viceministro del Lavoro Michel Martone, su cui si è abbattuta una &#8220;bufera&#8221;: &#8220;Da sfigati la laurea a 28 anni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Via i blocchi, merci ancora ferme&#8221;, &#8220;il governo: interverremo&#8221;. &#8220;Continua lo sciopero: mercati deserti, allarme prezzi. Camionista ucciso nella notte ad Asti, arrestata l&#8217;investitrice, una camionista tedesca&#8221;. In taglio basso, il Fmi: &#8220;Roma ok, ma non basta&#8221;, &#8220;&#8216;ha bisogno dell&#8217;Europa&#8217;. Monti: nel pacchetto roba vera&#8221;. In prima anche un richiamo al discorso sullo stato dell&#8217;Unione di Obama: &#8220;Ricostruiamo insieme una America più equa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Un Paese in ostaggio&#8221;, &#8220;il blocco dei Tir comincia a far sentire i suoi effetti. Distributori senza benzina, nei negozi scarseggiano i prodotti. Il governo fa la voce grossa ma non interviene, la protesta continua&#8221;. La caricatura è per il ministro del Lavoro Fornero, succube della segretaria Cgil, dalla quale è &#8220;terrorizzata&#8221;: &#8220;La Fornero si rimangia la cosa giusta&#8221;.<br />
&#8220;Dalla parte di Martone&#8221;, titola il quotidiano, che riprende le dichiarazioni del viceministro con un commento di Filippo Facci: &#8220;Quegli studenti vecchi e sfigati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Si fermano le auto&#8221;, &#8220;consumi di benzina giù dell&#8217;11 per cento a causa delle tasse. Molta gente va a piedi. Il Fondo Monetario ci gela: &#8216;l&#8217;Italia da sola non ce la farà&#8217;&#8221;. Foto della ministra dell&#8217;Interno: &#8220;La lady di ferro piega i camionisti&#8221;.<br />
Della &#8220;bufera sul viceministro Martone&#8221; scrive Stefano Zecchi: &#8220;Elogio (giusto) dei secchioni, sfigato se ti laurei a 28 anni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Scatta lo stop alle tariffe professionali&#8221;, Napolitano firma il decreto, &#8220;la deregulation è legge: pronti gli sconti sui farmaci e sulle polizze RcAuto&#8221;. Di spalla: &#8220;Fmi: &#8216;L&#8217;Italia non può fare tutto da sola, occorre il sostegno Ue&#8217;&#8221;. In taglio basso: &#8220;Blocco dei Tir, intervengono i prefetti&#8221;, &#8220;Il governo a Bruxelles: faremo rispettare la legalità. Cancellieri: linea dura&#8221;.<br />
<strong><br />
Governo: Pubblica amministrazione e debiti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> dedica un approfondimento al decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che impone allo Stato di pagare gli arretrati alle imprese per una cifra di 4,7 miliardi: &#8220;Alla fine, nella legge sulle liberalizzazioni, c&#8217;è una prima risposta alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione, che lamentano non solo il ritardo con il quale vengono pagate, ma anche i pesanti arretrati, stimati in 70-80 miliardi di euro. Queste aziende, se vorranno, potranno chiedere il pagamento in titoli di Stato. A tal fine l&#8217;articolo 35 del decreto legge prevede un limite massimo per questa modalità di estinzione del credito di 2 miliardi di euro, precisando che tale cifra non verrà computata nell&#8217;ammontare delle emissioni dei titoli di Stato. L&#8217;onere per gli interessi valutati in 235 milioni di euro l&#8217;anno dal 2012 verrà coperto da un maggior concorso della finanza pubblica delle accise delle energia delle regioni a Statuto speciale. Oltre a questi due miliardi ci sono altre risorse per l&#8217;estinzione dei crediti maturati per altri 5,7 miliardi.<br />
Se ne occupa anche<strong> Il Fatto</strong>: &#8220;Lo Stato deve 70 miliardi, ma nel decreto solo spiccioli&#8221;. Per il quotidiano arriverà qualche briciola, con quei 4,7 miliardi di euro in arrivo grazie al decreto liberalizzazioni che aggira l&#8217;ostacolo dei vincoli comunitari: la &#8220;tagliola comunitaria&#8221; è infatti pronta a scattare se il debito pubblico torna a salire, proprio a causa dei pagamenti alle imprese creditrici. Per via dei Trattati europei, i 70 miliardi dovuti alle imprese creditrici non vengono conteggiati perché &#8220;debiti commerciali&#8221;, e per questo il governo non può andare oltre. Lo sa bene, secondo Il Fatto, Corrado Passera che, a fine 2011, aveva lanciato la proposta del pagamento in Btp e che ora sta facendo i conti con la realtà, tanto da dichiarare in commissione Industria del Senato che &#8220;emettere nuovi titoli per pagare i debiti è per definizione un aumento del debito pubblico. Quindi occorre procedere al pagamento dello scaduto senza mettere in discussione il pareggio nel 2013, e quindi dobbiamo trovare dei modi, per ora abbiamo trovato cinque miliardi per procedere ai debiti contratti nel passato, senza rimettere in discussione gli obiettivi del pareggio&#8221;. Passera ha escluso l&#8217;intervento della Cassa depositi e prestiti, che potrebbe anch&#8217;esso non essere compatibile con gli obiettivi di pareggio di bilancio. Per quanto riguarda il pregresso, il ministro promette il recepimento anticipato della direttiva comunitaria che impone alla Pubblica amministrazione i pagamenti entro 30 giorni, con alti interessi sui ritardi: anticipato rispetto alla scadenza del 2013, e sanità esclusa. Ma quest&#8217;ultimo settore rappresenta oggi circa 40 miliardi dell&#8217;impagato, ovvero più della metà del totale.<br />
<strong><br />
Liberalizzazioni e lavoro </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri il presidente del Consiglio Monti, al termine del vertice Ecofin a Bruxelles, è tornato a parlare delle liberalizzazioni: &#8220;Siamo ben consapevoli che le liberalizzazioni destano opposizioni, preoccupazioni ed ansie. Ci possono essere cose da guardare più attentamente, ma le misure presentate sono in buona sostanza quelle necessarie&#8221;, ha detto. Ha poi sottolineato che le riforme chiedono &#8220;nell&#8217;immediato un contributo importante di tutti i settori e le professioni interessate. Tutti gli italiani stanno facendo degli sforzi, ma se li facciamo tutti insieme il sacrificio sarà minore e l&#8217;impatto sulla crescita maggiore&#8221;. <strong>Il Corriere della Sera</strong> sottolinea che alle riunioni Ecofin e dell&#8217;Eurogruppo Monti ha incassato unanimi apprezzamenti dopo la manovra, per il decreto sull&#8217;apertura della concorrenza dove &#8211; ha detto &#8211; c&#8217;è roba vera. Monti ha citato uno studio di Bankitalia secondo cui il margine di profitto del settore dei servizi italiani è più alto per la mancanza di concorrenza: se fosse portato a livello medio dell&#8217;eurozona &#8220;ci sarebbe un aumento del Pil&#8221; nel lungo periodo dell&#8217;11 per cento, di cui un buon cinque per cento nei primi tre anni. Quanto al tavolo con le parti sociali, Monti ha promesso una riforma del mercato del lavoro in tempi &#8220;più lunghi&#8221; di quelli molto pressanti che hanno condotto alla riforma delle pensioni, ma più brevi di quelli necessari in passato per le altre riforme del mercato del lavoro.<br />
Il quotidiano dà anche conto della &#8220;cautela&#8221; scelta dal ministro del Lavoro Elsa Fornero sulla riduzione della Cassa Integrazione. Titola <strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Fornero frena su Cigs e contratto unico&#8221;: &#8220;Non è scritto nel documento &#8211; ha detto in una audizione &#8211; ne parleremo con i sindacati&#8221;. Il quotidiano riferisce anche delle parole dello stesso Monti su questi argomenti: &#8220;I temi sui quali il governo insisterà sono quelli che il ministro Fornero ha comunicato&#8221;. Compie così una doppia operazione: non sconfessa il ministro Fornero, anzi la protegge dalle possibili invasioni di campo degli altri colleghi, come il titolare allo Sviluppo Passera e, per altro verso, viene incontro alla richiesta dei sindacati, della Confindustria e del Pd di ripartire da una agenda condivisa e non dal documento Fornero.<br />
Il quotidiano sottolinea che Passera, in questa fase di tensione della Fornero con le parti sociali, è diventato il primo interlocutore tanto della segretaria Cgil Camusso che della leader degli industriali Marcegaglia: &#8220;Passera è il vero ministro &#8216;politico&#8217; del governo Monti, conosce bene le dinamiche sindacali, dopo aver gestito, a cavallo tra gli anni 90 e il 2000, il processo di ristrutturazione delle Poste; e da banchiere ha visto da vicino debolezze e virtù dell&#8217;apparato industriale italiano&#8221;. La Repubblica ricorda che è nelle stanze del suo dicastero che si stanno scaricando i primi effetti della recessione, con più di 200 tavoli di crisi aperti per circa 300 mila posti di lavoro a rischio&#8221;. Il quotidiano sottolinea anche le inquietudini di aziende come la Fincantieri o la Fiat di Termini Imerese, per cui la Cassa straordinaria resta indispensabile. &#8220;Passera sta nel mondo reale, la Fornero è rimasta ancora nelle aule universitarie&#8221;, ha detto un industriale del direttivo di Confindustria. Ed è proprio in Confindustria che si starebbe elaborando una sorta di svolta sull&#8217;articolo 18, che prevede il reintegro sul posto di lavoro. Gli industriali potrebbero insistere per una definizione più certa dei tempi entro i quali il giudice deve decidere, tanto più che nella stragrande maggioranza dei casi alla fine imprenditore e lavoratore si accordano su una transazione economica e non sul reintegro del dipendente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Evasori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong> dedica due intere pagine alle indagini delle Fiamme Gialle sugli evasori totali, per comporre un &#8220;dossier&#8221; focalizzando l&#8217;attenzione su dieci casi emblematici: evasori totali, lo scorso anno la Gdf ne ha individuati 7500, hanno sottratto all&#8217;erario circa 21 miliardi di tasse. Quanti siano in realtà nessuno lo sa. Quel che è certo è che si tratta della categoria più spregiudicata degli evasori fiscali, quelli che scelgono la clandestinità totale. Non esistono, spesso non hanno neppure il numero di telefono, aprono e chiudono aziende. Ma spesso commettono un errore, godendosi i guadagni con macchine di lusso, yacht e ville.<br />
L&#8217;argomento viene ripreso anche da <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, che racconta come siano stati scoperti 30 mila evasori totali. E&#8217; il bilancio di 4 anni relativo alle indagini della Guardia di Finanza. Il Sole 24 Ore analizza anche gli studi di questi anni che sono stati recentemente rilanciati dal tavolo sulla riforma fiscale presieduto dal Presidente dell&#8217;Istat Giovannini, incaricato di studiare l&#8217;economia non osservata. Il ritratto che ne esce, secondo il quotidiano, è quello di un evasore giovane, di età inferiore ai 44 anni, di sesso maschile, prevalentemente residente al centro: la fotografia sembra più legata ad una indagine statistica fondata sui bilanci delle famiglie di Bankitalia, mentre, secondo Giovannini, l&#8217;evasore risiederebbe prevalentemente al sud.<br />
<strong><br />
Appalti in Vaticano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>Corriere della Sera</strong> e su <strong>Libero</strong> si danno anticipazioni da una trasmissione che verrà messa in onda stasera su La7, riguardo agli appalti in Vaticano. Sul <strong>Corriere della Sera</strong> è Sergio Rizzo ad occuparsene: tutto ruota intorno a Carlo Maria Viganò, che fino a qualche mese fa era segretario generale del Governatorato del Vaticano, ovvero la struttura che gestisce appalti e forniture. In una lettera a Benedetto XVI parlava esplicitamente di &#8220;corruzione&#8221; e considerava un suo trasferimento (che poi effettamente c&#8217;è stato, poiché è Nunzio apostolico a Washington), come un danno che avrebbe generato smarrimento in quanti credevano possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione. Spiega Rizzo che le rivelazioni di Viganò fanno capire che in Vaticano opera una cordata di fornitori, senza alcuna gara: dentro le mura dello Stato della Chiesa lavorano sempre le stesse ditte, a costi doppi rispetto all&#8217;esterno, anche perché non esiste alcuna trasparenza nella gestione degli appalti di edilizia e impiantistica. L&#8217;inchiesta viene presentata su <strong>Libero</strong> dallo stesso autore, Gian Luigi Nuzzi: &#8220;Monsignor Viganò denuncia di esser stato allontanato dalla Santa Sede perché aveva scoperto gli altarini e iniziato un&#8217;opera di pulizia e tagli&#8221;. Viganò aveva tentato di tagliare i costi ed aveva dato fastidio. Un caso su tutti, il presepe di piazza  San Pietro, che nel 2009 era costato 550 mila euro, mentre quello del 2010 scese a 300 mila.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Usa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri il Presidente Obama ha pronunciato il suo ultimo discorso sullo Stato dell&#8217;Unione, quello che inaugura la campagna per la rielezione. Ne dà conto ampiamente <strong>La Stampa</strong>: &#8220;Ricostruiamo insieme una america più giusta per farla durare nel tempo&#8221;, ha detto Obama, sottolineando che è necessario &#8220;mantenere viva la promessa americana&#8221;, per scongiurare il rischio di diventare un Paese &#8220;dove un numero ristretto di persone vive davvero bene, mentre una crescente quantità di cittadini a malapena ce la fa&#8221;. Per riuscirci l&#8217;imperativo è &#8220;restaurare una economia dove ognuno ha una opportunità&#8221;. L&#8217;agenda di Obama ha 4 pilastri: l&#8217;industria delle manifatture, l&#8217;energia, la qualità della manodopera nazionale e i valori americani. I dati positivi che l&#8217;economia ha espresso negli ultimi mesi gli fanno affermare che &#8220;la ricostruzione è iniziata&#8221;, e, a dimostrazione di ciò, il fatto che da 20 mesi il settore privato crea posti di lavoro. Ma perché il rilancio possa durare &#8220;è necessaria una società più giusta, basata sull&#8217;uguaglianza, che garantisca opportunità a tutti&#8221;. Obama ha ribadito il sostegno alla proposta del finanziere Buffet di stabilire una aliquota fiscale minima per chi guadagna oltre un milione di dollari annui.<br />
<strong><br />
Turchia, Francia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla <strong>Stampa</strong> ci si sofferma sulle ripercussioni in Turchia della legge approvata anche dal Senato francese che punisce la negazione del genocidio armeno. Era già stata approvata a dicembre dalla assemblea nazionale. Parlando ieri ad Ankara ai parlamentari del suo partito, l&#8217;Akp, il primo ministro turco Erdogan ha definito la legge &#8220;discriminatoria&#8221; e &#8220;razzista&#8221;. Il ministro degli esteri francese Juppe non fa mistero di considerare &#8220;inopportuna&#8221; la legge, ma ha invitato i turchi a mantenere &#8220;il sangue freddo&#8221;. I turchi ce l&#8217;hanno soprattutto con il presidente Sarkozy, accusato di sacrificare le relazioni franco-turche sull&#8217;altare delle elezioni presidenziali e del voto dei 600 francesi di origine armena. Considera una legge sbagliata quella approvata in Francia sul genocidio armeno Timothy Garton Ash, che se ne occupa con un commento su <strong>La Repubblica</strong>: il Senato francese ha approvato la legge che rende reato negare il genocidio armeno del 1915, &#8220;ma in nome della libertà di parola, di ricerca storica&#8221; e dell&#8217;articolo 11 della dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo sulla libertà di opinione, &#8220;avrebbe dovuto invece bocciarla&#8221;. Spiega Garton Ash: &#8220;Non si tratta di stabilire il livello di atrocità degli atti compiuti ai danni degli armeni negli ultimi anni dell&#8217;impero ottomano, né se meritino un posto nella memoria dei turchi o degli europei. Su questo non vi è dubbio. Il problema è se debba essere considerato reato il fatto di contestare la natura di genocidio di tali terribili eventi nella accezione del termine in uso nel diritto internazionale&#8221;. Secondo l&#8217;analista il Parlamento francese non è competente né autorizzato ad ergersi a giudice della storia mondiale, pronunciando sentenze sulla condotta passata di altre nazioni. Peraltro uno sviluppo della legge è che essa renderà reato non solo l&#8217;atto di contestare il genocidio, ma anche ogni azione tesa a &#8220;sminuirlo oltraggiosamente&#8221;. Un concetto che molti considerano vago: &#8220;Se i turchi fissano il numero delle vittime armene a circa 500 mila e gli armeni parlano di 1 milione e mezzo di morti, quando scatta il reato? A quota 547 mila?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Islam europeo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sull&#8217;<strong>International Herald Tribune</strong>, un intervento di Jonathan Laurence, docente del Boston College ed autore di un libro dedicato all&#8217;emancipazione dei musulmani europei e al ruolo dello Stato nell&#8217;integrazione delle minoranze: il fallimento della loro integrazione viene attribuito spesso ad un eccesso di tolleranza ma, al contario, gli europei non dovrebbero avere  paura di consentire agli studenti musulmani di seguire corsi di Islam in scuole ed università finanziate dallo Stato. Secondo Laurence, al contrario, &#8220;solo rafforzando i diritti democratici dei cittadini musulmani a formare associazioni, ad aggregarsi a partiti politici, ad impegnarsi in altri campi della vita civica&#8221; permetterà all&#8217;Europa di integrarli e dar &#8220;pieno significato&#8221; ad una &#8220;astratta promessa di libertà religiosa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>La paralisi dei Tir</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Blocco dei Tir, strade nel caos. Il Garante: valutare la precettazione. Il Viminale: attenzione, la protesta potrebbe degenerare&#8221;. &#8220;A rischio la consegna dei prodotti. Fiat ferma le fabbriche&#8221;. Il titolo di apertura è dedicata alle linee guida che il governo ha presentato ieri alle parti sociali: &#8220;La stretta del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Blocco dei Tir, strade nel caos. Il Garante: valutare la precettazione. Il Viminale: attenzione, la protesta potrebbe degenerare&#8221;. &#8220;A rischio la consegna dei prodotti. Fiat ferma le fabbriche&#8221;. Il titolo di apertura è dedicata alle linee guida che il governo ha presentato ieri alle parti sociali: &#8220;La stretta del governo sulla cassa integrazione. La Cgil dice no, dubbi della Confindustria&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Monti ne fa una giusta. Il governo annuncia che eliminirà la cassa integrazione straordinaria, con la quale si nasconde la disoccupazione e si crea &#8216;nero&#8217;. Evviva: basta che poi non si faccia intimorire dai sindacati&#8221;. A centro pagina: &#8220;Ma adesso il Prof finisce sotto i tir&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Tir selvaggio paralizza l&#8217;Italia. Dal Nord al Sud una giornata di caos nei trasporti. Il Viminale: non tolleriamo altri stop. Cominciano a scarseggiare le merci, oggi la Fiat chiude gli impianti&#8221;. &#8220;Blocchi in autostrada, il garante chiede la precettazione. Fisco, scovati 7500 evasori totali&#8221;. A centro pagina: &#8220;Tagli alla cassa integrazione, ma i sindacati dicono no&#8221;. Secondo il quotidiano a &#8220;frenare&#8221; sull&#8217;argomento sarebbero però anche alcuni ministri del governo: &#8220;Il governo frena il ministro del Welfare&#8221;. A fondo pagina in evidenza una intervista al segretario generale Nato Rasmussen: &#8220;Perché sono giuste le sanzoni contro Teheran&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Tassati e mazziati. La rivolta dei tir blocca l&#8217;Italia. I camionisti protestano e paralizzano le autostrade. E dopo il fisco vampiro, i cittadini si beccano i disagi&#8221;. E poi: &#8220;Scovati 7500 evasori totali, recuperati 50 miliardi. Il merito? Di Berlusconi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong> dedica il titolo d&#8217;apertura alla economia europea: &#8220;Lo spread scende a quota 413. Sì al nuovo fondo salva Stati. Btp decennali al 6,1 per cento, in calo anche le scedenze brevi. Bene l&#8217;asta in Francia, ottimismo sul debito greco. Borse su contro le banche&#8221;. A centro pagina &#8220;la protesta dei Tir blocca l&#8217;Italia&#8221;. Il quotidiano spiega in un corsivo che nel decreto liberalizzazioni del governo sono già state &#8220;accolte di fatto tutte le richieste&#8221; di chi protesta, e si chiede: &#8220;Fanno finta di non vederlo per mettere in ginocchio il Paese? Non l&#8217;hanno visto? Leggano il Sole 24 Ore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tir</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;editoriale del <strong>Sole 24 Ore</strong>, firmato da Alberto Orioli, si sofferma sulle richieste degli autotrasportatori: &#8220;chiedono sconti sul gasolio e sui premi RcAuto&#8221;, e protestano contro il decreto liberalizzazioni. &#8220;L&#8217;incredibile è che proprio il decreto contestato prevede il rimborso trimestrale delle accise sul gasolio , il taglio del premio RcAuto, il rimborso dei crediti. O non sanno o fanno finta di non sapere. E ciò fa addirittura pensare che dietro la protesta ci possa essere dell&#8217;altro. Non manca neppure, a ragione, che invoca una più puntuale analisi della agitazione dei forconi in Sicilia e chiede rispose chiare: è vero o no che sarebbero state rilevate diverse infiltrazioni di personaggi vicini alla mafia?&#8221;.<br />
Attilio Bolzoni, su <strong>La Repubblica</strong>, evidenzia &#8220;il lato oscuro della rivolta&#8221;: &#8220;E&#8217; la solita Sicilia che cambia e non cambia mai&#8221; gattopardescamente, poiché &#8220;con un Pdl allo sbando, un Berlusconi che non è più garante e non è più condottiero, il ventre molle dell&#8217;isola ha la necessità di una sua rappresentanza&#8221;: per questo si rivolge a &#8220;vecchi arnesi del sottobosco politico siciliano&#8221;, come Mariano Ferro, allevatore di cavalli di Avola, ex Forza Italia, ex Movimento per l&#8217;Autonomia, in buoni rapporti con l&#8217;ex ministro dell&#8217;Agricoltura Saverio Romano, sotto inchiesta per mafia; come Giuseppe Richichi, quello di Tir selvaggio, consulente di Totò Cuffaro quando era il padreterno della Regione prima di finire a Rebibbia, o come Martino Morsello, ora nell&#8217;estrema destra di Forza Nuova. Sono personaggi cresciuti anche all&#8217;ombra del governatore Raffaele Lombardo: quando nel 2008, alla vigilia della sua trionfale elezione, si trovava a Caltagirone, sua patria, davanti a lui un coloratissimo carrettino siciliano innalzava il grande cartello &#8220;benzina a metà prezzo in Sicilia&#8221;. Qualche giorno fa, un altro slogan che girava era &#8220;vogliamo una moneta siciliana&#8221;. E il governatore non è solo in questa battaglia secessionista, poichè c&#8217;è anche l&#8217;uomo immagine di Berlusconi nell&#8217;isola Micciché.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive Vittorio Feltri su <strong>Il Giornale</strong> che gli autostrasportatori sono &#8220;imbufaliti per gli aumenti insostenibili del gasolio, dei pedaggi autostradali, dell&#8217;Irpef. A causa di questi, spiegano, la categoria non ce la farà a tirare avanti. In effetti se i costi gestionali superano gli incassi, neanche il padreterno riesce a far quadrare i conti.<br />
Sul <strong>Corriere della Sera</strong> Dario Di Vico analizza &#8220;le ragioni del malcontento&#8221;, e le sigle sindacali dell&#8217;autostrasporto. Spiega che l&#8217;agitazione di questi giorni era stata pianificata a dicembre, prima del decreto sulle liberalizzazioni, ed andava di fatto a rompere un atteggiamento di tregua che ha caratterizzato il mondo dell&#8217;autotrasporto ai tempi del governo Berlusconi. Con il centrodestra al governo le sigle sindacali della categoria avevano infatti instaurato un filo-diretto, grazie all&#8217;asse Uggé Giachino. &#8220;Il primo è la vecchia volpe di questo mondo, è stato sottosegretario di due governi Berlusconi, capeggia la Fai, una delle organizzazioni più rappresentative, ed ha la fortuna di avere come vicepresidente addirittura Fabrizio Palenzona, e già questo basta a capire la caratura del personaggio&#8221;. Giachino anche è stato sottosegretario ai trasporti, ed è l&#8217;uomo che negli ultimi tre anni &#8220;ha garantito la pace sociale&#8221;. Quanto alla situazione della categoria, chiudono 10 mila imprese di trasporti ogni anno, chi lavora con il pubblico &#8220;è ancora lì ad aspettare che lo paghino&#8221;, il prezzo del gasolio è crescito del 24 per cento l&#8217;anno, ed è una voce che incide per un terzo sul fatturato. 110 mila aziende proprietarie di camion, altre 40 mila almeno che non hanno mezzi e operano solo come broker. Sul fronte sindacale, infine: la sigla di Uggè e Palenzona (Fai) è &#8220;decisamente&#8221; contraria a Monti, TrasportoUnito, di un ex leader della Cna (Maurizio Longo), poche migliaia di iscritti ma capacità di tessere alleanze organizza le iniziative di questi giorni, e la Fina Cna, più moderata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;economista Maurizio Ferrera firma l&#8217;editoriale del <strong>Corriere della Sera</strong>, si spiega che dagli anni 70 la Cassa integrazione è stata &#8220;l&#8217;ammortizzatore sociale per eccellenza, molto apprezzato sia dalle imprese che dai sindacati&#8221;, e dopo la crisi del 2008 i suoi &#8220;cancelli&#8221; sono stati aperti anche alle piccole imprese e ad alcune fasce di lavoratori atipici&#8221;. Durante la crisi nessun Paese europeo ha investito tanto su questo tipo di schema e così poco sulle tradizionali indennità di disoccupazione. Il sistema delle deroghe ha tamponato le crisi occupazionali, &#8220;ma non può durare a lungo&#8221;, visto che costa troppo e può diventare inefficiente ed iniquo, perché da un lato congela l&#8217;occupazione esistente anche in aziende e settori senza prospettive, e dall&#8217;altro continua a lasciare scoperti molti outsider. Il governo vorrebbe far tornare la cassa integrazione alla sua funzione originaria: sostegno temporaneo a crisi aziendali temporane, e inserire un &#8220;secondo pilastro&#8221; che eroghi prestazioni &#8220;di importo e durata europea&#8221; a tutti i lavoratori che perdono l&#8217;impiego. I sindacati temono un ridimensionamento della Cig perché sarebbe ridimensionato anche il loro ruolo nella gestione delle crisi. Ma questo ruolo potrebbe essere recuperato ed accresciuto attraverso la contrattazione decentrata e la sperimentazione di schemi integrativi di welfare, scrive Ferrera.<br />
<strong>Il Sole 24 Ore</strong> sintetizza così le dichiarazioni della presidente di Confindustria Marcegaglia sulle ipotesi di riforma della cassa integrazione: &#8220;Riformare la cassa? Non ora&#8221;. Ieri mattina, al tavolo a Palazzo Chigi, la Marcegaglia ha sottolineato che è necessario andar cauti sulle modifiche a un sistema che &#8220;tutto sommato ha funzionato&#8221;, e più che puntare a grandi cambiamenti &#8220;per il momento occorre migliorare ciò che abbiamo, magari incentivando chi è in cassa integrazione ad accettare un lavoro il prima possibile&#8221;. E&#8217; lo stesso quotidiano a sottolineare che l&#8217;atteggiamento di Confindustria, su questo tema, è in sintonia con le preoccupazioni espresse dai sindacati.<br />
Dando conto dell&#8217;esito del primo incontro tra le parti sociali ieri a Palazzo Chigi <strong>Il Sole 24 Ore</strong> riferisce che il governo è intenzionato a non ricorrere alla formula del decreto, anche se i tempi dovranno essere brevi, tre o quattro settimane al massimo al centro del dibattito le nuove norme sui contratti ma anche sugli ammortizzatori sociali. Base di partenza per la riforma, secondo il ministro del Lavoro Fornero, è l&#8217;approdo ad un &#8220;contratto che evolva con l&#8217;età dei lavoratori piuttosto che contratti nazionali specifici che evolvono per tutte le età&#8221;: spiega il quotidiano che è l&#8217;idea del contratto &#8220;graduale&#8221;, con l&#8217;aggancio al &#8220;ciclo di vita&#8221; dei lavoratori caro al premio Nobel Franco Modigliani, capace di garantire con flessibilità in entrata e in uscita l amassima partecipazione di giovani, donne e over-55. Il ministro Fornero ha anche parlato di flessibilità più costosa e di conversione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato attraverso la graduazione degli sgravi contributivi, anche in rapporto alla formazione svolta. Per quel che riguarda gli ammortizzatori sociali, si punterebbe ad un &#8220;sistema&#8221; integrato su due pilastri: &#8220;La cassa integrazione per le riduzioni temporanee di attività, e un sostegno al reddito per chi ha perso il lavoro, esteso su una platea più ampia di lavoratori. Graduale abbandono della Cassa Straordinaria e riproposizione dello strumento del reddito minimo, magari da prevedere in un momento in cui saremo fuori dalla recessione&#8221;.<br />
Il giuslavorista e senatore del Pd Pietro Ichino racconta sul <strong>Corriere</strong>, con una lettera al direttore, la sua visita agli stabilimenti di Pomigliano, che considera &#8220;il bersaglio sbagliato della sinistra&#8221;, convinto che, al contrario, al sud servano altre fabbriche così. &#8220;Tutto è strutturato in funzione della persona che lavora: è la scocca ad abbassarsi o rovesciarsi, non le braccia ad alzarsi&#8221;; &#8220;tutti mi dicono che la nuova organizzazione è meno pesante della precedente. La paga base mensile lorda di un quinto livello qui è sopra ai 1700 euro, quasi 1550 per un terzo livello; poi ci sono il premio e gli scatti. Quando entrerà in funzione il terzo turno, a questi si aggiungerà il compenso per l&#8217;ora e mezzo media settimanale di straordinario e la maggiorazione per il lavoro notturno&#8221;. Il senatore ricorda che due anni fa, quando si discuteva di questo stabilimento e del progetto Fabbrica Italia, si diceva che era necessario fosse una eccezione. Oggi l&#8217;obiezione è che a Pomigliano si viola la democrazia sindacale, perché non viene riconosciuto il diritto della Fiom Cgil ad una rappresentanza in fabbrica. Questo è il risultato, conforme peraltro alla legge vigente, del rifiuto opposto dalla stessa Fiom alla firma di qualsiasi contratto collettivo applicato dalla Fiat. Cambiamo questa norma, però l&#8217;attacco violentissimo contro il piano Fabbrica italia è venuto molto prima che sorgesse il problema della rappresentanza sindacale&#8221;. Quanto alle accuse alla Fiat di non aver chiarito il suo piano industriale, Ichino sottolinea che a Pomigliano ci sia un investimento colossale che sta dando lavoro per almeno 4 anni a migliaia di persone: stiamo disprezzando il presente, senza neppure degnarlo di uno sguardo, ricorda Ichino, sottolineando che il sindaco di Napoli De Magistris ha rifiutato di visitare lo stabilimento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il segretario generale della Nato Rasmussen, in una intervista a <strong>La Repubblica</strong>, parla delle sanzioni europee nei confronti dell&#8217;Iran: ieri i 27 hanno deciso l&#8217;embargo petrolifero totale contro Teheran, nella speranza che rinuncino ai loro progetti nucleari. Teheran ha risposto con la minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz e fermare quel flusso del 20 per cento del petrolio mondiale che esce dal Golfo Persico. Le sanzioni prevedono che i contratti già in essere con aziende europee debbano essere esauriti entro il 1 luglio. Compagnie come l&#8217;italiana Eni potranno ricevere versamenti già previsti da accordi con l&#8217;Iran per lavori già effettuati. L&#8217;Iran deve pagare ancora due miliardi di dollari ad Eni per lo sviluppo di due giacimenti. Rasmussen dice: &#8220;No, non interverremo militarmente in Iran perché sono convinto che la migliore soluzione resti quella politica, quindi ben venga l&#8217;inasprimento delle sanzioni economiche&#8221;, &#8220;sono convinto che il rafforzamento delle sanzioni economiche avrà un impatto significativo sulla economia iraniana e anche sulla leadership iraniana. Poi, interpellato su una possibile azione Nato sul fronte siriano, dice: &#8220;Non interverremo in Siria perché pensiamo che il conflitto debba essere risolto da attori locali. Anche se l&#8217;operato della Lega Araba non ha ancora portato i suoi frutti, sono certo che la soluzione al problema la troveranno i Paesi di quella regione&#8221;. E allora perché siete intervenuti in Libia?  &#8220;Perché in Libia avevamo ricevuto un chiaro mandato da parte del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu e un attivo sostegno da parte della Regione&#8221;. Sull&#8217;Afghanistan, alla domanda se i taliban abbiano la possibilità di vincere la guerra, risponde: &#8220;No, non al momento&#8221;, ma anche in quel caso &#8220;dobbiamo cercare una soluzione politica&#8221;.<br />
Su <strong>Le Monde</strong>: &#8220;L&#8217;embargo europeo sul petrolio iraniano è stato ottenuto intense trattative: &#8216;la Grecia, l&#8217;Italia e la Spagna sono preoccupate dall&#8217;impatto delle sanzioni sulla loro economia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull&#8217;<strong>International Herald Tribun</strong>e ci si occupa ampiamente del nuovo Parlamento egiziano, riunito per la sua prima seduta dopo le elezioni legislative e largamente dominato dagli islamisti. Fuori, proteste di chi chiede la riduzioni dei poteri del consiglio militare poiché, come ricorda il quotidiano, il Parlamento rimane subordinato al consiglio dell&#8217;esercito e i manifestanti chiedono che l&#8217;Assemblea abbia piena autorità, fuori da ogni influenza dell&#8217;esercito stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Le Monde</strong> ci si occupa della Lega Araba e della sua missione in Siria. L&#8217;Organizzazione ha presentato la sua road map per la transizione. Il testo prevede che il vicepresidente Al-Shaara assicuri l&#8217;interim prima di elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Le Monde</strong> 4 intere pagine sono dedicate all&#8217;anniversario della morte del sociologo Pierre Bourdieu (&#8220;Cosa resta dei lavori del sociologo del dominio sociale e della miseria del mondo? Dalla mondializzazione al femminismo, fino al futuro dell&#8217;Europa, riflessioni sull&#8217;attualità di un pensiero indignato&#8221;).<br />
Un nome che torna anche attraverso la recensione che <strong>La Stampa</strong> dedica all&#8217;ultimo libro del politologo riformista francese Rosanvallon, uno dei padri spirituali del social-liberismo e protagonista di una serie di scontri furibondi con gli esponenti della sinistra radicale, primo tra tutti proprio Bourdieu.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Oggi il vertice Governo-parti sociali</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Una società per ridurre il debito. Ecco il piano per intervenire sui conti pubblici. Il ruolo della Cassa depositi e prestiti. Il premier e l&#8217;articolo 18: sul lavoro trattativa senza tabù&#8221;. A centro pagina le tensioni nella Lega Nord: &#8220;Bossi insulta Monti e avverte il Pdl: via i tecnici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture<br />
</strong><br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Una società per ridurre il debito. Ecco il piano per intervenire sui conti pubblici. Il ruolo della Cassa depositi e prestiti. Il premier e l&#8217;articolo 18: sul lavoro trattativa senza tabù&#8221;. A centro pagina le tensioni nella Lega Nord: &#8220;Bossi insulta Monti e avverte il Pdl: via i tecnici, o cade Formigoni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Lavoro, scontro sull&#8217;articolo 18. Monti: &#8216;Basta con questo tabù&#8217;. Camusso: &#8216;Vietato toccarlo&#8217;. Palazzo Chigi, al via il tavolo sulla riforma del welfare con i sindacati. Oggi scioperano taxi e tir. Eurogruppo, Fondo salva Stati da 1000 miliardi&#8221;. A cnetro pagina: &#8220;Bossi: &#8216;Berlusconi apra la crisi di governo&#8217;. La piazza lo fischia. Manifestazione della Lega  Milano. Maroni non parla dal palco&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche<strong> La Stampa</strong> apre con le parole di Monti sull&#8217;articolo 18. &#8220;Oggi prima riunione del tavolo sull&#8217;occupazione. Via alle proteste contro i provvedimenti dell&#8217;esecutivo, si fermano taxi e tir&#8221;. In evidenza anche il richiamo ad una intervista a Susanna Camusso: &#8220;Non serve un nuovo contratto&#8221;. A centro pagina, con una grande foto: &#8220;Gingich crea il caos tra gli anti Obama. Romney traovlto nelle primarie in South Carolina, ora tocca alal Florida, la corsa è aperta&#8221;.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> dedica due pagine alle primarie Repubblicane, ed offre un &#8220;colloquio&#8221; con Gingrich: &#8220;Europa socialista  e burocratica. Difendo la mia America diversa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Monti occupa la tv. Il premier videodipendente. Aveva detto che non amava i riflettori. Ora passa da una trasmissione all&#8217;altra. E nessuno gli fa le domande. Intanto avverte: &#8216;L&#8217;articolo 18 non è un tabù&#8217;. Il Pdl vuole ritoccare le liberalizzazioni&#8221;. A centro pagina, con foto di Maroni: &#8220;Fischi a Bossi, ma il capo resta lui&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Liberalizzazioni e lavoro </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong> e <strong>il Corriere della Sera</strong> riferiscono anche delle ipotesi che potrebbe vagliare il governo nella sua riunione del consiglio dei ministri venerdì prossimo sulla questione della abolizione del valore legale del titolo di studio: secondo <strong>La Stampa</strong> non tutti sarebbero d&#8217;accordo all&#8217;interno del governo, e già nell&#8217;ultima riunione ci sarebbe stato un lungo dibattito, che avrebbe visto contrapposti da una parte il presidente del consiglio e dall&#8217;altra, per una maggiore gradualità, il ministro dell&#8217;interno Cancellieri e quello della Giustizia Severino. Il voto di laurea vedrebbe diminuire il proprio peso nella selezione, a vantaggio dell&#8217;Ateneo in cui ci si è laureati. Un titolo conquistato anche a pieni voti in una certa università non avrebbe valore quanto quello conquistato, anche con una valutazione non brillante, in un&#8217;altra università che abbia requisiti particolari. Tali requisiti potrebbero essere definiti sulla base dei parametri individuati dall&#8217;Anvur, agenzia per la valutazione cui il governo Monti ha attribuito la scorsa settimana i compiti di certificazione della qualità dei corsi e delle sedi universitarie, &#8220;una sorta di bollino per far capire dove si studia meglio&#8221;. <strong>Il Corriere della Sera</strong> dà conto dei dubbi dei rettori su quello che chiama il &#8220;federalismo&#8221; delle lauree. E spiega che le ipotesi sono due: l&#8217;abolizione del valore legale del titolo di studio per cui sarebbe la reputazione delle università a fare la differenza sulla laurea in sé, e &#8220;un piano B&#8221; che, più semplicemente, eliminerebbe il voto di laurea dal calcolo del punteggio nei concorsi pubblici. Il quotidiano ricorda anche che esiste un appello sottoscritto &#8211; tra gli altri &#8211; dagli editorialisti di punta del quotidiano, Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina e promosso dai Radicali.</p>
<p style="text-align: justify;">Raffaele Bonanni viene intervistato dal <strong>Corriere della Sera</strong>, e risponde sul &#8220;tabù&#8221; dell&#8217;articolo 18: &#8220;Questa storia non può diventare una ossessione. E infatti, lo capiscono tutti, se usato ideologicamente per alimentare contrapposizioni non si arriva da nessuna parte, fa solo il gioco di chi vuole una piazza arroventata&#8221;. Bonanni spiega che lo strumento da usare è quello del contratto di apprendistato: per i primi tre anni di assunzione di un giovane non si applica l&#8217;articolo 18. Spiega il leader della Cisl che comunque &#8220;il contratto a tempo indeterminato deve essere lo strumento più diffuso&#8221;.<br />
Il giornalista chiede se anche la Cgil sia d&#8217;accordo sulla licenziabilità per l&#8217;apprendistato: Bonanni risponde che &#8220;ha firmato anche la Cgil&#8221;. Ricorda che &#8220;per le donne e gli ultracinquantenni, figure in grande difficoltà, esiste da tempo il contratto di re-inserimento che va fortificato con incentivi fiscali e contributivi&#8221;. Poi speriamo di arrivare al part time agevolato per i pensionandi che sono costretti a rimanere sul lavoro più a lungo per effetto della riforma Fornero.</p>
<p style="text-align: justify;">Susanna Camusso, intervistata da <strong>La Stampa</strong>, ribadisce il suo no a modifiche dell&#8217;articolo 18. &#8220;Se la media delle imprese italiane avesse 14 addetti&#8221; condividerebbe l&#8217;opinione di chi ritiene l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori un elemento di rigidità del mercato del lavoro. Invece i numeri ci dicono che sta tra i tre e i nove. Il problema delle imprese si chiamano credito e capitalizzazione., A giudicare dalle misure prese mi pare l&#8217;abbia capito anche il govenro Monti&#8221;. &#8220;Ipotizziamo che io, imprenditore, assuma un dipendente a tempo indeterminato e che poi quel lavoratore abbia comportamenti che ne meritino il licenziamento. Per ottere ragione da un giudice devo aspettare in media cinque anni&#8221;, chiede il quotidiano. Risponde il segretario della Cgil:  &#8220;Questa è l&#8217;unica questione sulla quale sono d&#8217;accordo con le imprese. Di soluzioni al problema ce ne possono essere diverse. Una può essere creare una corsia preferenziale. Per le dispute previdenziali c&#8217;è una proposta interessante elaborata dall&#8217;Inps&#8221;. &#8220;Direste no anche ad una riforma sul modello danese?&#8221;. &#8220;Abbiamo fatto una simulazione di quel sistema in Lombardia. Costa troppo, non si può fare. Stiamo coi piedi per terra: qui il problema è evitare abusi e rendere il sistema più giusto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Susanna Camusso viene intervistata anche su <strong>La Repubblica</strong> e dice di aver avuto l&#8217;impressione che non fosse l&#8217;articolo 18 la priorità del presidente Monti. La segretaria Cgil lo considera &#8220;una norma di civiltà&#8221;, sottolinea che è necessario incentivare &#8220;sul piano fiscale e contributivo, le assunzioni attraverso il contratto di apprendistato e il contratto di inserimento per le donne e gli over 50&#8243;. Sulle liberalizzazioni dice che non si può intervenire &#8220;scaricando gli effetti sulle condizioni di lavoro&#8221;, e cita l&#8217;allungamento degli orari dei negozi, la cancellazione per legge del contratto nazionale delle ferrovie, ma anche la questione dei tassisti, poiché non è detto che un orario di lavoro più lungo dia un servizio migliore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lega </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Il Giornale</strong> un &#8220;retroscena&#8221; parla delle decisioni prese dal consiglio federale della Lega: &#8220;Congressi provinciali entro tre mesi, congressi nazionali entro giugno, tutti quanti, nessuno escluso&#8221;. &#8220;La conta interna richiesta da tempo si farà e a guidare il partito dal Veneto al Piemonte, dalla Toscana all&#8217;Umbria, sarà chi avrà i voti della base. Almeno così sperano i maroniani&#8221;, scrive il quotidiano, secondo cui il &#8220;regolamento dei conti&#8221; è alle porte. Ma nel corso del consiglio federale tenutosi ieri si è parlato, alla presenza di Bossi, di altre due questioni: l&#8217;alleanza con il Pdl in Lombardia, che Bossi ha messo in discussione perché Berlusconi sostiene Monti, è stata oggetto di analisi, anche dopo le vicende giudiziarie che riguardano la giunta lombarda. Il governatore Zaia ha fatto presente che, se la Lega stacca la spina a Formigoni, il Pdl potrebbe fare altrettanto nella regione Veneto. Secondo il quotidiano l&#8217;altro fronte è stato quello dei soldi del partito: nella riunione ci sarebbe stato un vero e proprio processo al tesoriere Francesco Belsito, vigorosamente invitato a spiegare gli investimenti a Cipro e in Tanzania fatti con i soldi del rimborso elettorale.<br />
La fotografia  dal comizio della Lega a Milano ieri che <strong>La Stampa</strong> riproduce, ha in primo piano un cartello dei militanti che recita: &#8220;Maroni in Padania, Cosentino in Tanzania&#8221;. La cronaca del quotidiano racconta la &#8220;piazza difficile&#8221; affrontata ieri da Umberto Bossi: &#8220;Piovono fischi sul &#8216;cerchio magico&#8217;&#8221; e persino sullo stesso capo della Lega. Piovono fischi quando arrivano i &#8220;barbari sognanti&#8221;, termine che indica i fedeli dell&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno, che invocano Maroni sul palco, restandone delusi perché, alla fine del discorso di Bossi, la festa finisce e Maroni non parla. Il senatur ha raccolto applausi quando ha sparato su Mario Monti e il suo governo &#8220;infame&#8221;; quando chiama in causa Berlusconi scattano di nuovo i fischi e qualcuno grida anche &#8220;mafioso&#8221;. L&#8217;attenzione è tutta per le beghe interne e le divisioni. Bossi assicura che la contrapposizione Maroni-cerchio magico è montata dai giornali di regime, invita lo stesso Maroni e il capogruppo leghista contestato Reguzzoni a scendere dal palco abbracciandosi e dandosi la mano, ma l&#8217;ex ministro ignora quelli del cerchio magico. Un cartello la vede così: &#8220;Cerchio, se sei davvero magico sparisci&#8221;.<br />
<strong>La Stampa</strong> intervista proprio il governatore della Lombardia Formigoni, che dice basta alla &#8220;logica del ricatto&#8221;, e spiega che &#8220;non è interesse di nessuno innescare reazioni a catena che metterebbero a rischio diverse amministrazioni nel Nord. Abbiamo valutazioni diverse in sede nazionale sul governo Monti ma in Lombardia, Veneto e Piemonte abbiamo fatto accordi elettorali davanti ai cittadini e abbiamo tutti il dovere di rispettarli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> intervista il Presidente afghano Karzai. La data prevista per il ritiro delle forze Nato è il 2014. Preferirebbe che gli occidentali se ne andassero prima? &#8220;Se il processo viene accelerato e il ritiro viene prima non c&#8217;è problema&#8221;, dice Karzai. &#8220;Noi siamo pronti. Se viene completato entro il tempo previsto, va bene lo stesso. Il popolo afghano non perderà le conquiste ottenute. Non sono preoccupato del ritorno del talebani in armi. Se torneranno grazie al processo di pace sono i benvenuti&#8221;. Del video che mostra un gruppo di marines orinare su un gruppo di talebani, dice: &#8220;questi abusi, come anche i raid e le perquisizioni notturne o le vittime civili, sono causa degli attriti più gravi con gli Stati Uniti&#8221;. Il giornalista ricorda che all&#8217;inizio Karzai si è opposto alla creazione di una sede per i talebani in Qatar per avviare le trattative con Washington, e chiede al presidente afghano se teme che i negoziati gli vengano sottratti: &#8220;Avremmo preferito che quell&#8217;ufficio venisse aperto in Afghanistan, i talebani appartengono a questo Paese, perché dobbiamo incontrarci da un&#8217;altra parte? Il dialogo tra Usa e talebani non è il processo di pace. Quello può essere solo una iniziativa afghana&#8221;. A coloro che temono che le donne e i loro diritti possano essere svenduti in cambio di un accordo con i fondamentalisti, Karzai risponde: &#8220;non succederà mai. Anche se il governo afghano lo volesse, la gente si opporrebbe&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I quotidiani dedicano ampio spazio alle primarie repubblicane e alla rimonta, imprevista, del candidato Newt Gingrich, soprattutto grazie al South Carolina. Si dà conto di un incontro in South Carolina in cui, parlando dell&#8217;Europa, dice che questo continente ha &#8220;un sistema sclerotizzato&#8221;, un &#8220;modello sociale che fa trionfare la burocrazia&#8221;: &#8220;Non dobbiamo permettere a Obama di ridurci allo stesso modo&#8221;. <strong>Il Corriere</strong> intervista Michael Walzer, filosofo liberal americano: si dice convinto che la crisi economica favorisca l&#8217;ala dura del movimento, e parla di un &#8220;partito dentro al partito&#8221;, riferendosi alla &#8220;coalizione del Tea Party&#8221;, degli evangelici, dei cultori dei cosiddetti valori, della &#8220;National rifle association&#8221; fautrice della libertà di armarsi. Spiega che a livello locale è una coalizione ben organizzata, e che ora si sta organizzando anche a livello nazionale. Questa ala dura potrebbe far perdere all&#8217;altra anima dei Repubblicani, quella moderata, la leadership. Può quantificare i consensi di quest&#8217;area? &#8220;Alle primarie chiuse, dove possono votare solo i repubblicani, penso che superi il 50 per cento. Qualche volta arrivi al 60 nel profondo sud o nell&#8217;America del Texas, perché è la più impegnata e combattiva. A queste primarie, un candidato moderato come Romney non raccoglie più del 25 o 30 per cento dei voti.<br />
La percentuale di questa coalizione è inferiore alle primarie aperte, dove possono votare anche gli indipendenti, specialmente nel nord-est.<br />
Altrettanta attenzione dal quotidiano viene dedicata al candidato sconfitto in South Carolina, Mitt Romney, attaccato anche perché non ha svelato i suoi redditi. E per Newt Gingrich, che ha riaperto la corsa repubblicana e che difficilmente arriverà alla nomination: ma nel frattempo già parla da sfidante di Obama e gli uomini della sua campagna si preparano ad una &#8220;lunga guerra di attrito&#8221;. Il rischio per Romney è che l&#8217;establishment del partito, che lo ha considerato finora il più eleggibile dei candidati, prenda atto che anche lui è un aspirante troppo pallido rispetto ad Obama. Una convention senza un chiaro vincitore potrebbe tirare fuori dal cilindro un &#8220;outsider&#8221;.<br />
<strong>La Repubblica</strong> dice che il GOP teme una corsa al massacro tra i candidati, e ricorda che la prossima tappa è la Florida, il 31 gennaio: &#8220;Il profondo sud dà una sferzata a destra alla corsa per la nomination repubblicana, parlando della rimonta di Gingrich. Federico Rampini lo descrive così: &#8220;Gingrich è l&#8217;uomo delle definizioni bomba, come &#8216;i palestinesi sono un popolo inventanto&#8217;, un estremista che alla Casa Bianca farebbe tremare il mondo&#8221;. Il guitto rancoroso che calca la scena politica dai tempi di Ronald Reagan, che fa a capo dell&#8217;establishment repubblicano come presidente della Camera ai tempi di Clinton, che fu cacciato dai suoi colleghi parlamentari dopo un ammutinamento contro la sua leadership disastrosa, che fu multato di 300 mila dollari per violazione del codice etico, oggi èl&#8217;artefice della propria resurrezione come capopopol anti-establishment. &#8216;Hanno paura di me &#8211; dice dei notabili del suo partito &#8211; perché io cambierò Washington&#8221;.<br />
Su <strong>La Stampa</strong> il corrispondente Molinari scrive che i Repubblicani temono una convention senza un vincitore, e che per questo potrebbe spuntare l&#8217;ipotesi di un nuovo candidato. &#8220;. Il quotidiano mette a confronto i due uomini, che sono agli antipodi per il titolo di anti-Obama: il preferito del partit Romney e l&#8217;idolo della base, Gingrich, analizzandone la politica, la fede, i soldi, il carattere.</p>
<p style="text-align: justify;">Restiamo a <strong>La Repubblica</strong> per segnalare una corrispondenza dalla Francia, dove si dà conto del grande comizio elettorale tenuto dal candidato socialista in testa a tutti i sondaggi, Hollande, di fronte a 20 mila militanti entusiasti. Scrive il quotidiano che Hollande si è rivolto soprattutto all&#8217;elettorato di sinistra, accentuando alcuni suoi temi come la riforma fiscale o l&#8217;attacco al mondo della finanza, definendolo &#8220;il vero avversario, che ha preso il controllo dell&#8217;economia<br />
Su <strong>La Stampa</strong>: &#8220;Hollande attacca la finanza&#8221;, &#8220;il primo comizio del candidato socialista: la pensione resta a 60 anni&#8221;. Hollande ha promesso che la sua prima visita sarà alla Cancelliera Merkel per un nuovo trattato franco-tedesco. I sondaggi lo danno al 30 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong> offre ai lettori anche un reportage dalla Siria, e precisamente dalla città di Deraa, il luogo da cui è partita la rivolta il 18 marzo scorso. A firmarlo è Alberto Stabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Su<strong> La Stampa</strong> in un riquadro si spiega invece che la Lega Araba ha chiesto un prolungamento della missione degli osservatori in Siria per un mese, ma anche che l&#8217;Arabia Saudita ha deciso di ritirare i propri, poiché, come ha spiegato il ministro degli esteri Al Faysal, il governo siriano non ha rispettato nessuna delle clausole dell&#8217;accordo per uscire dalla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Stampa</strong> anche una analisi della situazione in Russia, e sulla campagna del primo ministro Putin per tornare al Cremlino: &#8220;Ma dopo le proteste sarà difficile, con i brogli elettorali, senza infiammare la piazza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Liberalizzazioni e lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 09:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Monti: liberalizzare subito. &#8216;Per la Rai datemi tempo e vedrete&#8217;. Creare occupazione, sull&#8217;articolo 18 nessun tabù. &#8216;Primo pacchetto entro il 23, disarmo delle corporazioni&#8221;. La Repubblica: &#8220;Monti: la vera sfida è creare lavoro. Il premier a &#8216;Che tempo che fa&#8217; esclude altre manovra e annuncia liberalizzazioni subito. Il Pdl [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Monti: liberalizzare subito. &#8216;Per la Rai datemi tempo e vedrete&#8217;. Creare occupazione, sull&#8217;articolo 18 nessun tabù. &#8216;Primo pacchetto entro il 23, disarmo delle corporazioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Monti: la vera sfida è creare lavoro. Il premier a &#8216;Che tempo che fa&#8217; esclude altre manovra e annuncia liberalizzazioni subito. Il Pdl replica: serve rispetto per il Parlamento&#8221;. E ancora le parole di Monti: &#8220;Ma l&#8217;articolo 18 non deve essere un tabù. Presto novità sulla Rai&#8221;. A centro pagina: &#8220;Cameron non si piega: niente Tobin Tax. Dal primo ministro britannico un nuovo schifatto all&#8217;Unione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong> dedica il titolo di apertura e le prime pagine al tema del lavoro: &#8220;Da oggi le consultazioni con sindacati e imprese per discutere la riforma: al centro del confronto contratti, politiche attive e tutele. I giovani che non hanno né cercano impiego &#8216;costano&#8217; l&#8217;1,7 del Pul&#8221;. &#8220;Idee e coraggio, non solo regole&#8221; è il titolo dell&#8217;editoriale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Monti: lavoro e articolo 18, discussione senza tabù. Il premier: &#8216;stop alle corporazioni&#8217;. &#8216;La ricchezza è un valore, se nopn è frutto di evasione&#8217;. Bersani: &#8216;Ma ora deve consultare i segretari di partito&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Malinconico si dimetta&#8221;. Si parla di &#8220;vacanze pagate&#8221; al sottosegretario del governo Monti. &#8220;le vacanze pagate a sua insaputa. Il sosttosegretario del premier, chiamato a giustificarsi, è incappato in una serie di contraddizioni. E i ministri della &#8216;urgenza&#8217; non hanno fretta di<br />
pubblicare i loro redditi&#8221;. In evidenza, a centro pagina, con foto, un articolo di Vittorio Feltri: &#8220;Ma quanto piace a Monti andare in tv&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Monti in tv</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento televisivo di Mario Monti viene commentato da Curzio Maltese su <strong>La Repubblica</strong> (&#8220;Il cambio di passo che archivia Berlusconi&#8221;): &#8220;Intanto si capisce di che parla&#8221;, &#8220;si capisce che parla per informare e non per convincere, o sedurre, o blandire&#8221;, e &#8220;conosce le materie di cui parla&#8221;.<br />
Vittorio Feltri, su <strong>Il Giornale</strong> (&#8220;Ma quanto piace al nostro presidente apparire in tv&#8221;) si chiede come mai l&#8217;apparizione di Monti da Fazio non abbia suscitato le proposte che aveva suscitato quando si annunciò la sua partecipazione a Porta a Porta. E poi scrive che al premier &#8220;piace apparire in tivù. Se c&#8217;è in giro una telecamera ne è attratto. L&#8217;ultima sua conferenza stampa, dopo l&#8217;approvazione della manovra, trasmessa da Rai1 in diretta, è durata quanto la Quaresima ha sforato i tempi prestabiliti, essendosi protratta per più di due ore, costringendo alla resa l&#8217;incombente Tg1.<br />
Una analisi su <strong>La Stampa</strong> si sofferma sulla esibizione del premier: &#8220;E il professore alla fine bacchetta anche Fazio. L&#8217;esibizione tv consolida l&#8217;ironia accanto alla sobrietà. Un carisma che però può far breccia solo in un&#8217;élite&#8221;.<br />
<strong><br />
Partiti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pier Luigi Bersani viene intervistato da <strong>La Stampa</strong>. Sulla situazione in Europa dice che occorre &#8220;accelerare sul fondo salvastati, redendolo credibile e dotandolo di risorse. Finché non saremo lì bisogna consentire maggiore possibilità di intervento alla bce&#8221;. Secondo punto: rilanciare sullo strumento degli eurobond; infine: &#8220;E&#8217; ora che la finanza paghi qualcosa in più di quel che ha provocato. Insomma, una tassa sulle transazioni finanziarie va allestita&#8221;. Sull&#8217;Italia, &#8220;l forze che sostegnono Monti &#8211; che dovrebbero andare in Europa a dire che c&#8217;è un Parlamento anche qui e non solo in Germania &#8211; possono affermare: abbiamo il 5 per cento di avanzo primario e faremo il pareggio di bilancio nel 2013, cosa che non fa nessuno. Insomma: noi abbiamo dato&#8221;. Sul rapporto con Monti, &#8220;bisogna stabilire un metodo&#8221;, perché il premier &#8220;può trovare un rapporto diretto con i segretari dei partiti che gli consenta di rappresentare posizioni unitarie e nazionali su punti strategici&#8221;. &#8220;Penso sia ora che i leader dei partiti dicano esplicitamente e pubblicamente se sono disposti a convenire su una agenda da affidare, poi, ai gruppi parlamentari&#8221;.<br />
Dei partiti italiani si occupa Ernesto Galli della Loggia, sulla prima pagina del <strong>Corriere della Sera</strong>. Scrive che essi &#8220;si trovano di fatto presi in una tenaglia: non possono decentemente augurarsi che il governo Monti fallisca, ma d&#8217;altro canto il suo successo segna l&#8217;inevitabile tramonto della loro forma attuale. E&#8217; dunque incominciata per essi una corsa contro il tempo. Sono chiamati a cambiare il proprio modo d&#8217;essere, i criteri di scelta dei propri esponenti e dei propri rappresentanti nelle assemblee politiche. Ma soprattutto sono chiamati a cambiare il modo di governo del Paese, cioé la legge elettorale e il rapporto tra governo e parlamento. Secondo Galli della Loggia questo dovrebbe essere &#8220;il vero compito dei partiti&#8221; di qui alla primavera dell&#8217;anno prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Economia, lavoro<br />
</strong><br />
Le prime tre pagine de <strong>La Repubblica</strong> sono dedicate ad un dossier-analisi firmato da Alessandro Penati sulla lotta all&#8217;evasione, &#8220;una riforma a costo zero&#8221;. Secondo Penati la parola d&#8217;ordine nella azione di contrasto all&#8217;evasione dovrebbe essere &#8220;efficienza&#8221;: per questo, ricorda, una proposta utile sarebbe quella di calcolare ufficialmente e rendere pubblico il tax gap, ovvero la misura delle imposte dovute e non pagate ogni anno, come fanno, tra gli altri, Usa, Gran Bretagna, Svezia, Olanda. In Italia, secondo Penati, abbondano invece studi occasionali, invece che una misurazione scientifica dell&#8217;evasione. La lotta all&#8217;evasione non dovrebbe essere uno strumento per aumentare il gettito, ma per redistribuire il reddito a favore di chi le tasse le ha sempre pagate, e per questo Penati torna a proporre che il governo stabilisca ogni anno un livello obiettivo di pressione fiscale per poi restituire le imposte raccolte oltre quel livello nell&#8217;anno successivo. Necessaria è una maggiore efficacia del sistema fiscale, usando i tanti strumenti induttivi a disposizione: dal redditometro agli studi di settore, dalla tracciabilità del contante ai dati su attività mobiliari e immobiliari, a scopo statistico, per individuare i potenziali soggetti evasori. Integrando le banche dati ed evitando duplicazioni. Lo Stato dovrebbe rivelare ai cittadini i parametri utilizzati per analizzare i dati, in modo che ognuno possa sapere come il fisco valuterà la sua dichiarazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul<strong> Corriere della Sera</strong> un articolo di Lucrezia Reichlin si sofferma sulla condizione dell&#8217;economia tedesca a partire dall&#8217;enfasi data dalla stampa ai dati positivi sull&#8217;occupazione. Dice l&#8217;economista che questo dato non è sempre un buon indicatore, e che invece è il caso di vedere i numeri di quelle dimensioni che tradizionalmente anticipano l&#8217;andamento del Pil. Questi dati dicono che probabilmente anche in Germania la crescita nel quarto trimestre 2011 sarà negativa, e lo stesso nel primo timestre 2012. &#8220;La Germania insomma condivide il destino economico dei suoi vicini e proprio per questo dovrebbe avere interesse a una soluzione comune della crisi, anche se questo implicasse per Berlino un costo nel breve periodo&#8221;. Quanto ai numeri sull&#8217;occupazione, si fa notare come da qualche anno, iniziata la recessione, le imprese tedesche, invece che licenziare, hanno ridotto le ore lavorate per occupato. Questi dati &#8220;rivelano che il patto tedesco tra imprese e sindacati è profondamente diverso dal nostro&#8221;, che è invece paradossalmente più simile alla situazione degli Usa, dice la Reichlin.<br />
Sullo stesso quotidiano il giuslavorista e senatore Pd Pietro Ichino risponde ad un articolo di Massimo Mucchetti di ieri sulla riforma del mercato del lavoro, in cui il giornalista chiedeva &#8220;chi paga&#8221; per i nuovi ammortizzatori sociali proposti dal senatore. Ichino risponde che le risorse &#8220;ci sono eccome&#8221;, solo che vengono oggi sprecate per misure come gli interventi di cassa integrazione a zero ore, che consisotno nel &#8220;differire&#8221; i problemi, perché per due o tre anni si fa finta che i lavoratori possano riprendere a lavorare nella stessa azienda oggi in crisi anche quando è certo che questo non avverrà mai. Se invece si offrisse un reddito anche più robusto di quello oggi offerto con la cassa integrazione e si riconoscesse che il rapporto di lavoro non c&#8217;è più, condizionando al reddito la ricerca effettiva di una nuova occupazione, si risparmierebbero risorse e ci potrebbe costruire un modello &#8220;nord-europeo&#8221;. Altro punto segnalato da Ichino riguarda la &#8220;ingente perdita che viene imposta alle imprese dal sistema attuale&#8221; che rende difficile e laborioso &#8220;sciogliere i rapporti di lavoro improduttivi&#8221;. Se si offrisse alla azienda una maggiore velocità in cambio di un trattamento complementare di disoccupazione,  che l&#8217;azienda contribuirebbe a versare al lavoratore che ha perso il posto, si creerebbe un livello di sostegno alla disoccupazione paragonabile a quello dei Paesi scandinavi, dice Ichino.<br />
<strong>Il Sole 24 Ore oggi</strong> offre una mappa degli strumenti oggi vigenti, molto diversi, per il sostegno al reddito e come assegni in caso di licenziamento. &#8220;Un puzzle di misure nate per essere transitorie, diverse a livello regionale e con accordi quadro&#8221;. Alla stessa pagina, il quotidiano di Confindustria propone uno schema sui meccanismi di sussidi in caso di licenziamento vigenti in Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca e Olanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Capo del Pentagono Leon Panetta, in una intervista alla Cbs, ha parlato di Iran, rivolgendosi alle autorità di Teheran con queste parole: &#8220;abbiamo due linee rosse, non varcatele&#8221;. Poi, come spiega <strong>La Stampa</strong>, ha ricordato che la prima linea rossa è la produzione di un&#8217;arma atomica, e la seconda è il blocco della navigazione ad Hormuz. Lo ha fatto alla vigilia della partenza del presidente iraniano Ahmadinejad in America Latina: un viaggio per consolidare i rapporit militari, di intelligence ed economici, in Venezuela, Nicaragua, Cuba ed Ecuador.<br />
Secondo la presidente della Commissione esteri della Camera Usa, Ileana Ros-Lechtinen, è il &#8220;tour dei tiranni&#8221; che minaccia gli interessi di Washington per via della presenza di cellule della forza Al Qods legata ai pasdaran in più Paesi del sudamerica. Il Corriere della Sera racconta peraltro che il Dipartimento di Stato Usa ha ordinato l&#8217;espulsione del console venezuelano a Miami, Livia Acosta Noguera, accusata di tramare con l&#8217;Iran. Nel 2006 era in Messico ed è qui che avrebbe iniziato una attività di reclutamento, nella quale sarebbero entrati anche personaggi iraniani vicini ai servizi segreti.<br />
<strong>La Stampa</strong> ricorda che la diplomatica venezuelana fu accusata nel 2008 di aver collaborato ad attacchi informatici al sistema americano con diplomatici iraniani e cubani.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull&#8217;<strong>International Herald Tribune</strong> ci si occupa della prigione di Bagram in Afghanistan, dopo che il Presidente Karzai ha denunciato la scorsa settimana abusi in quello che è ormai il principale carcere statunitense. Karzai ha chiesto che gli americani cedano il controllo alle autorità afghane, per fermare eventuali abusi che siano stati commessi dalle autorità afghane stesse. E&#8217; solo l&#8217;ultima delle occasioni di tensione con il presidente afghano, che, secondo il quotidiano, teme una sua emarginazione, come si è visto anche qualche giorno fa, in occasione della apertura di un ufficio dei Taleban in Qatar, dove si sarebbero dovuti tenere negoziati più o meno ufficiali. Karzai aveva manifestato la sua contrarietà, poi in seguito mitigata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo stesso quotidiano, una lunga lettera di Lakhtar Boumediene, il capofila di coloro che hanno citato l&#8217;Amministrazione Bush in giudizio per la detenzione a Guantanamo. Ha passato più di sette anni in quel carcere senza alcuna spiegazione, &#8220;sebbene il mio arresto fosse chiaramente infondato&#8221;, spiega l&#8217;ex prigioniero, che fu in custodia dal 2002 al 2009. Racconta anche che almeno 90 prigionieri sono stati liberati da Guantanamo, ma non hanno un posto dove andare: alcuni vengono dalla Siria o dalla Cina, dove rischierebbero la vita se tornassero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alle pagine della cultura del <strong>Corriere della Sera</strong> si recensice un libro di Maurizio Serra sulla Francia di Vichy, ed in particolare il &#8220;collaborazionismo&#8221; degli intellettuali nella Parigi occupata dai tedeschi. Il maresciallo Petain apparve ai francesi come colui che, garantendo l&#8217;indipendenza di una parte almeno del Paese, aveva salvato la Francia: il consenso estesissimo di cui godeva lo indusse a formulare un ambizioso progetto di &#8220;rivoluzione nazionale&#8221; che riformasse la società francese alla luce del trinomio &#8220;lavoro, famiglia, patria&#8221;. Il progetto riprendeva le tradizionali critiche dell&#8217;estrema destra al regime democratico e alla rivoluzione francese. Ma la Parigi controllata dai nazisti fu una città ricca di fermenti culturali e artistici: vi si pubblicarono libri importanti, come Lo straniero di Camus, e vi si rappresentarono opere teatrali di rilievo, proprio nelle ore in cui venivano distrutti migliaia di quadri di pittori considerati degenerati dai nazisti. Ma in quella situazione alcuni intellettuali francesi sposarono la causa del nazismo, visto come l&#8217;occasione per una estrema sfida alla società borghese. Drieu La Rochelle spiega di esser stato vicino al collaborazionismo non per collaborare ma per non essere nel gregge che &#8220;sudava paura e odio&#8221;. Più che una corrente vera e propria, gli intellettuali collaborazionisti impersonarono un insieme di aspirazioni, affiancavano alla simpatia per Hitler quella per Stalin, in una atmosfera di esaltato nichilismo.</p>
<p style="text-align: left;"><em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Monti: «Non occorrono altre manovre»</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente del consiglio: «Dobbiamo ammodernare alcuni aspetti del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>MILANO &#8211; «Non occorrono altre manovre». Così il presidente del Consiglio Mario Monti ospite di RaiTre nella trasmissione «Che tempo che fa» condotta da Fabio Fazio smentisce la necessità di altre misure di correzione dei conti pubblici e apre alla fase due della crescita. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quella orientata a una maggiore liberalizzazione di alcuni gangli vitali dell&#8217;economia, come i trasporti, l&#8217;energia e gli ordini professionali. E soprattutto &#8211; ammette il premier &#8211; la linea del governo è orientata «a non dissipare il futuro dei nostri figli e non solo perché le misure di rientro ci vengono prescritte dall&#8217;Unione Europea».</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>LA FASE DUE - </strong>«L&#8217;euro non è in crisi, la moneta ha mantenuto solidamente il rapporto di cambio con il dollaro. Il problema che incombe su di noi è che alcuni paesi Ue hanno una crisi del debito pubblico». Ma il premier aggiunge che ci sono alcuni Paesi &#8211; soprattutto quelli virtuosi &#8211; inquieti nei confronti di quelli meno virtuosi. «Dobbiamo agire su molti fronti contemporaneamente, perchè la Ue ci impone un cambiamento di rotta anche sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali». Il premier apre anche a un cambiamento del sistema televisivo con una riforma della Rai: «A breve vedrà», ha detto Monti a Fazio, facendo trapelare una necessità di intervento anche sull&#8217;emittente pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ITALIA</strong> - La situazione italiana &#8211; dice Monti &#8211; non è così negativa. «Anzi al netto degli interessi sul debito pubblico il nostro Paese ha un avanzo primario del 5% per il 2011, una situazione che ci pone in una situazione di privilegio rispetto ad altri paesi». Riguardo al panorama globale, «la nostra è una crisi di sistema», ha aggiunto Monti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE BANCHE </strong>- «Il nostro sistema bancario non è a rischio, non ci sono istituti di credito a rischio default» di fatto tranquillizzando risparmiatori e azionisti circa il dossier Unicredit e l&#8217;aumento di capitale varato lunedì. Monti ha poi parlato di Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, e ha ammesso le divisioni in sede Ue nell&#8217;applicazione o meno dell&#8217;imposta tra i desiderata francesi e le resistenze anglo-tedesche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FISCO </strong>- Sul capitolo evasione Monti ha ammesso di voler intervenire per regolare i rapporti transnazionali con i paradisi fiscali. Sull&#8217;operazione Cortina &#8211; con i controlli della Guardia di Finanza &#8211; Monti ha precisato: «Operazioni come quelli hanno il significato simbolico di una lotta seria all&#8217;evasione fiscale. Niente danneggia la percezione dell&#8217;Italia all&#8217;estero, quanto l&#8217;evasione fiscale. Il nostro è un Paese ricco, perché la visibilità della ricchezza è evidente, al netto dell&#8217;alto debito pubblico». E ancora: «Serve un rispetto per la ricchezza e lotta senza quartiere all&#8217;evasione fiscale. Bisogna rispettare la ricchezza che è un valore a condizione che sia il risultato di un merito, di uno sforzo produttivo e di talento. Il profitto del monopolista e di imprese che si arricchiscono alle spalle del consumatore invece deve essere represso. Negli Stati Uniti si va in carcere, in Europa no, dobbiamo renderci conto che evadendo le tasse paga l&#8217;intera collettività».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ARTICOLO 18</strong> - «Siamo in una fase di disperato bisogno di lavoro per i precari e i giovani. Per questo non possiamo pensare soltanto alle enunciazioni di principio, ma interrogarci su come favorire l&#8217;ingresso nel mercato del lavoro delle nuove generazioni», ha spiegato il premier interrogato sull&#8217;art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Fabio Savelli</em></p>
<p>(Da: Corriere.it)</p>
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		<title>L&#8217;Istat certifica: 16 mila euro al mese</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Bene i mercati, Milano vola. Migliorano i conti italiani&#8221;. Il titolo più grande è per il documento Istat: &#8220;Stipendi dei politici, il dossier.Ecco il documento atteso per decidere sui risparmi: confronto con gli altri Paesi europei. La polemica del presidente dell&#8217;Istat: ci hanno dato poco tempo&#8221;. A centro pagina: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Bene i mercati, Milano vola. Migliorano i conti italiani&#8221;. Il titolo più grande è per il documento Istat: &#8220;Stipendi dei politici, il dossier.Ecco il documento atteso per decidere sui risparmi: confronto con gli altri Paesi europei. La polemica del presidente dell&#8217;Istat: ci hanno dato poco tempo&#8221;. A centro pagina: &#8220;Equitalia sotto attacco. Si apre un caso politico. Attentati, minacce. E Grillo: capire le ragioni della violenza&#8221;. In evidenza in prima pagina anche un richiamo alla Nigeria: &#8220;Ultimatum ai cristiani. Al Qaeda in Nigeria: via in tre giorni o la morte&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;La casta frega pure Monti. Dopo sei mesi la Commissione che doveva allineare la paga dei nostri parlamentari a quella dei loro colleghi Ue rinuncia: compito troppo delicato e attese eccessive&#8217;. &#8216;Libero&#8217; ha fatto il calcolo in sei ore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Gli stipendi-record del Parlamento. Ecco il rapporto dell&#8217;organismo guidato dal presidente Istat. In Italia indennità superiore, ma Francia e Germania pagano di più per i portaborse. La commissione: sono i più alti d&#8217;Europa. Montecitorio prepara i tagli&#8221;. A centro pagina, sulle presidenziali Usa: &#8220;Iowa, il terzo incomodo nella corsa degli anti-Obama&#8221;. Si parla del Repubblicano italo-americano Rick Santorum. In prima pagina anche le notizie sull&#8217;economia: &#8220;Le Borse brindan, spread a quota 500. Benzina alle stelle. Cala il fabbisogno. Si tratta sul welfare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Lavoro, una settimana per la trattativa. &#8216;Ma non ci sono soldi&#8217;. Per Monti incontri bilaterali con le parti sociali, decisione entro il 20. I paletti del Pdl: il governo non decida coi sindacati. Germania: occupazione boom. Milano, vola la Borsa&#8221;. Di spalla spazio per le primarie Usa, con un &#8220;incontro-intervista con Romney, il Repubblicano che sfida Obama&#8221;. A centro pagina la notizia delle 450 mila lettere che l&#8217;Inps ha inviato ai pensionati che riscutono la pensione di più di 1000 in contanti: da marzo non sarà più possibile, &#8220;bonifico obbligatorio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Borse in ripresa, scende lo spread. Bene i listini in avvio d&#8217;anno (Londra e Wall Street chiuse). Milano a +2,4. Btp-Bund giù a 499 ma chiusura poco sopra 500. Euro debole&#8221;. L&#8217;editoriale è dedicato ai 10 anni dell&#8217;Euro, &#8220;la triste festa dei contabili&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;2012: uno stipendio in meno. Ce lo porta via Monti. Casa, consumi, conti correnti, benzina, redditi: le nuove imposte costeranno 2 mila euro a famiglia. Altri due imprenditori si uccidono per i guai col Fisco: già dieci suicidi&#8221;. In evidenza a centro pagina anche una notizia che si trova anche su altri quotidiani: &#8220;Grillo, le tasse e le bombe: ecco come la pensa il comico&#8221;. Si parla degli attentati ad Equitalia, e delle parole del comico che ha detto che se Equitalia è diventata un bersaglio bisogna capirne le ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Costi della politica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>Corriere della Sera</strong> Sergio Rizzo analizza i dati della Commissione Giovannini sulle retribuzioni dei parlamentari, e spiega che quei dati, &#8220;come premette lo stesso rapporto, vanno certamente presi con le molle&#8221;, anche per l&#8217;ambiguità delle norme che regolano la retribuzione dei parlamentari. E scrive: &#8220;Intanto è palese che lo stipendio nudo e crudo dei parlamentari italiani è di almeno 3 mila euro al mese (lordi, s&#8217;intende) più alto degli altri. Anche dei tedeschi, nonostante la Germania abbia un prodotto interno lordo procapite del 25 per cento più alto dell&#8217;Italia. E senza considerare la Spagna, dove la indennità dei deputati è decisamente più bassa. Ma soprattutto, sarà ora impossibile per la Camera e il Senato non fare i conti con alcuni scheletri nell&#8217;armadio da troppo tempo&#8221;, a partire dai collaboratori, visto che quello italiano è l&#8217;unico caso in cui sono i parlamentari a percepire soldi per pagare i collaboratori. In Germania &#8220;i deputati tedeschi&#8221;, che pure hanno diritto a una somma &#8220;enormemente superiore&#8221; per i collaboratori, &#8220;non toccano un euro&#8221;, ed è il Bundestag che li paga direttamente. I nostri, invece, in molti casi, se li mettono in tasca: puliti, senza imposte&#8221;.<br />
Altra questione: la diaria, cioé del rimborso spese sostenute per la permanenza a Roma nei giorni di lavoro. &#8220;Per quale ragione questo contributo (esentasse) debba spettare senza alcuna differenza anche a chi abita nella Capitale è francamente un mistero&#8221;.<br />
La Commissione non ha tratto conclusioni, il quotidiano pubblica uno schema con tutti gli elementi dello &#8220;stipendio&#8221; dei parlamentari: la indennità, la diaria, le spese di viaggio e trasporto, quelle di segreteria e rappresentanza, quelle per i collaboratori. &#8220;Più di sedicimila euro al mese. Il record dei parlamentari italiani. Al secondo posto i francesi, con 13500. Agli spagnoli appena 4630&#8243;.<br />
Su <strong>Libero</strong> (&#8220;Stipendi d&#8217;oro salvi, la Casta frega pure Monti, niente tagli&#8221;), racconta le difficoltà della Commissione presieduta dal presidente Istat Giovannini: &#8220;I magnifici sei avevano un compito principale banale: confrontare le indennità dei parlamentari italiani, i benefici a loro disposizione, il trattamento di fine rapporto e quello previdenziale con quello degli altri sei parlamenti europei. Libero lo ha fatto impiegando, fra ricerca e composizione delle tabelle, sei ore: i dati sono pubblicati online in tutti i Paesi. I professori in sei mesi hanno fatto un buco nell&#8217;acqua. E adesso chiedono altri tre mesi di tempo per mettere a posto i dati che confusamente sono appiccicati qua e là nelle 38 pagine di documento rilasciato ieri con la data 31 dicembre.<br />
Sulla prima pagina de <strong>Il Giornale</strong> una lettera del segretario generale della presidenza della Repubblica Donato Marra risponde all&#8217;editoriale di ieri (&#8220;L&#8217;oro di Napolitano&#8221;), dedicato da Vittorio Feltri alle spese del Quirinale. Scrive Marra: &#8220;Evidentemente non si vuole prendere atto che l&#8217;amministrazione della presidenza della Repubblica su impulso del presidente Napolitano ha assunto fin dall&#8217;inizio del settennato una serie di misure assai incisive di contenimento delle spese interne i cui effetti no si sono ancora esauriti. Marra parla della &#8220;riduzione di ben 374 unità del personale&#8221;, dell&#8217;abrogazione del meccanismo di &#8220;allineamento automatico delle retribuzioni del presonale di ruolo a quelle del personale del Senato&#8221;, della riforma del sistema pensionistico eccetera. Feltri risponde chiedendo &#8220;di quanto si è ridotto il proprio emolumento&#8221; il presidente Napolitano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lavoro, ipotesi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche oggi i quotidiani si sforzano di individuare le strade che il governo e la ministra del welfare Fornero tenteranno di percorrere per riformare il mercato del lavoro. Secondo <strong>Il Sole 24 Ore</strong> la Fornero lavora al &#8220;contratto graduale&#8221;, legato all&#8217;intero ciclo di vita del lavoratore, dato che l&#8217;età media si è innalzata. Tempi di lavoro graduati per gli over 55 che &#8211; magari &#8211; possono accettare una retribuzione inferiore e cominciare  a incassare parte dell&#8217;assegno previdenziale. <strong>Il Corriere della Sera</strong>, invece, focalizza l&#8217;attenzione sulle ipotesi di &#8220;contratto prevalente&#8221;. Con un periodo di prova allungato, a tempo indeterminato, con un inserimento formativo che vada dai sei mesi a tre anni, durante i quali sarebbe possibile il licenziamento. Superati i tre anni, il lavoro diventa stabile sotto l&#8217;ombrello dell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.<br />
Un articolo sulle stesse pagine del <strong>Corriere</strong> ricorda che meno della metà dei lavoratori subordinati è coperta dall&#8217;articolo 18 dello Statuto. E ancora sullo stesso quotidiano, intervista a Carlo Dell&#8217;Aringa, strettissimo collaboratore di Marco Biagi, che dice: &#8220;Si potrebbero concedere sussidi a chi partecipa alla soluzione del proprio problema, accettando ricollocamento, corsi di qualificazione, corsi di aggiornamento. Serve la disponibilità dei lavoratori, magari a spostarsi in altre città, in altre regioni&#8221;. Sollecita incentivi sui contributi per chi assume a tempo indeterminato e più accordi di solidarietà, che andrebbero privilegiati &#8220;con un piccolo contributo da parte dello Stato&#8221;, e che ai sindacati piacciono, sono le aziende a resistere. Quel che è certo &#8211; dice Dell&#8217;Aringa &#8211; &#8220;è che non ci sono più le risorse per disfarsi della manodopera anziana attraverso cassa integrazione, sussidi vari o scivoli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Usa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>Sole 24 Ore</strong> intervista a David Yepsen, definito &#8220;guru&#8221;, politologo e direttore del Paul Simon Public Policy Institute Institute di una università dell&#8217;Illinois. Dice che nei caucus dell&#8217;Iowa contano i candidati e la lo loro eleggibilità. L&#8217;Iowa è uno stato di 3 milioni di abitanti, ma la partecipazione prevista a caucus è di 125 mila persone. Non vota il cittadino medio, votano i militanti di partito, quelli che si mobilitano, che raccolgono soldi e che fanno il porta a porta per i Repubblicani. Yepsen dice anche che la campagna elettorale è iniziata tardi, ma la migliore è stata quella di Ron Paul, perché i suoi sostenitori lavorano da 4 anni. Quale sarà il fattore determinante delle elezioni, in Iowa e poi a novembre? &#8220;L&#8217;economia&#8221;. Obama è ancora credibile su questo fronte? &#8220;Sì. Oggi la gente è scontenta delle sue ricette, ma quando ci sarà un candidato repubblicano da contrapporgli la gara sarà tra Obama e il suo avversario, non più tra Obama e il suo indice di gradimento&#8221;. Sulla stessa pagina una lunga analisi di Mario Platero: &#8220;Il vero scontro è sull&#8217;economia&#8221;: a novembre il Paese dovrà scegliere tra due filosofie contrapposte sul peso da attribuire allo Stato e al settore privato. Platero cita il discorso di Obama del 6 dicembre scorso, ispirato da quello pronunciato un secolo fa da Teddy Roosevelt, con cui il Presidente si è spostato decisamente a sinistra del centro politico americano come lo conosciamo da qualche decennio, confermando che per l&#8217;America oggi è importante tornare alla stagione dello statalismo e delle regole pre-reaganiane: &#8220;Dobbiamo scegliere tra un modello in cui troppo pochi fanno troppo bene a spese della maggioranza, e un modello in cui recuperiamo la nostra unità nazionale&#8221;, ha detto Obama.<br />
Anche <strong>La Stampa</strong> si occupa ampiamente della campagna per le primarie Usa, con due intere pagine di analisi e interviste. Sul fronte repubblicano Rick Santorum e Ron Paul hanno lanciato l&#8217;ultimo assalto a Mitt Romney nel tentativo di strappargli la vittoria in Iowa, dove oggi si celebrano le primarie repubblicane. I Tea Party si sarebbero schierati, secondo La Stampa, con Paul. E il quotidiano intervista Mitt Romney, che di Obama dice: &#8220;Questo presidente non ha idea di come far ripartire l&#8217;economia. Vuole trasformarci in una socialdemocrazia, dove il compito del governo è togliere ai ricchi per dare ai poveri. Redistribuzione, si chiama. Una favola egualitaria. Ma noi siamo diversi, noi siamo diventati una superpotenza grazie al merito, chi lavora bene guadagna, e investendo i profitti dà da vivere anche agli altri. La società assistenziale non ha funzionato in Europa, in crisi nera. E adesso ce la dovremmo prendere noi in America?&#8221;. Gli Usa non devono aiutare l&#8217;Europa ad uscire dalla crisi? &#8220;No, neanche un soldo. L&#8217;Europa si è cacciata in questo guaio con le sue mani, e con le sue mani deve uscirne. La Germania, la Francia, l&#8217;Italia hanno tutte le risorse per pagare i loro debiti, risolvere la crisi di fiducia, investire e tornare a crescere, possibilmente attraverso una vera economia di mercato&#8221;.<br />
Un altro articolo del quotidiano racconta che gli strateghi del Partito Repubblicano stanno per terminare &#8220;The book&#8221;, un manuale di 500 pagine che raccoglie tutte le frasi dette e scritte da Obama sin dalla campagna del 2008 per dimostrare quante sono state le promesse mancate. Raccoglie il materiale un team di ricercatori, lavorando per mesi su archivi di giornali, tv e siti internet.<br />
Anche su <strong>La Repubblica</strong>, una corrispondenza di Federico Rampini dall&#8217;Iowa, dedicata alla crescita di consensi del &#8220;terzo incomodo&#8221; Rick Santorum, &#8220;l&#8217;ultimo di una serie di candidati su cui si è spostato il favore dei fondamentalisti cristiani, che sembrano orientarsi in base al criterio: &#8216;chiunque non sia Romney&#8217;. All&#8217;ex governatore del Massacchussets non perdonano le aperture passate all&#8217;aborto&#8221;. Santorum piace per i suoi proclami in difesa della vita e contro i matrimoni gay, cui aggiunge un linguaggio da falco in politica estera, un attacco aereo contro gli impianti nucleari in Iran, concordato con Israele, altro messaggio che piace ai Teocon, convinti che Israele abbia una vocazione unica nei disegni divini.<br />
Anche <strong>il Corriere</strong> si occupa di Santorum: &#8220;La destra Usa trova un nuovo crociato. Alla vigilia delle primarie in Iowa emerge il cattolico Santorum. Comizi nelle &#8216;pizzerie cristiane&#8217;, e chiusura totale all&#8217;aborto&#8221;. L&#8217;inviato Massimo Gaggi spiega che Santorum ha puntato sulle pizzerie cristiane di Pizza Ranch, una catena di locali dell&#8217;Ioùwa controllata da imprenditori che si richiamano ai valori evangelici e che ricordano i saloon western, con sedie decorate con ferri di cavallo e i bagni divisi tra cowboy e cowgirl. Qui, 4 anni fa, Mike Huckabee, altro conservatore religioso, costruì il suo sorprendente successo in Iowa battendo Romney.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Iran </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri si sono concluse le esercitazioni che la marina iraniana ha effettuato per dieci giorni nell&#8217;area marittima tra le acque del Golfo Persico e quelle del mar arabico, passando per lo stretto di Hormuz: e lo ha fatto lanciando 4 missili, che il regime ha definito a lungo raggio, ma che &#8211; scrive <strong>il Corriere</strong> &#8211; alcuni esperti occidentali considerano a medio raggio. Tuttavia, come riferisce <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, la minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz in rappresaglia al blocco dell&#8217;export petrolifero iraniano, sembra improbabile, tanto più che dal ministero degli esteri iraniano è emersa l&#8217;indiscrezione che la Guida suprema Khamenei non avrebbe intenzione di ordinare questa chiusura. Alberto Negri analizza la situazione e sottolinea: &#8220;Tutto è possibile all&#8217;Iran, persino coltivare ambizioni da superpotenza regionale, a patto che gli sia consentito vendere il suo petrolio. Oltre 70 miliardi di dollari l&#8217;anno scorso, il 60 per cento delle entrate, l&#8217;80-90 per cento dell&#8217;export. Questi incassi hanno consolidato il controllo da parte dell&#8217;elite clericale e dei pasdaran, rafforzando il ruolo dello Stato come distributore di sussidi e ricchezza ma anche come agente di repressione&#8221;. Insomma, scrive Negri, &#8220;se salta il petrolio salta il sistema, un colpo che uò essere più fatale di un attacco militare&#8221;, ed ecco perché la decisione presa a capodanno da Obama di firmare il decreto del Congresso che include sanzioni alle transazioni internazionali della Banca centrale di Teheran preoccupa la leadership, spingendola a minacciare la chiusura di Hormuz. Naturalmente sulle mosse di Teheran non incidono solo le tensioni internazionali, perché conta altrettanto la situazione interna, e lo scontro tra la Guida Suprema Khamenei e il Presidente Ahmadinejad: il primo intende ridimensionare il secondo e i suoi piani di trasformare la Repubblica islamica in presidenziale.<br />
A questi due &#8220;duellanti&#8221; a Teheran è dedicata anche l&#8217;analisi di Franco Venturini sul <strong>Corriere della Sera</strong>, che parla esplicitamente di &#8220;resa dei conti&#8221; in corso: il presidente Ahmadinejad ha tentato di preparare la sostituzione di Khamenei, ma questi lo avrebbe scavalcato &#8220;diventando più estremista di lui, e tentando di rompere l&#8217;antico legame (che è militare ma anche economico) tra il Presidente e i reparti scelti dai pasdaran.<br />
L&#8217;<strong>International Herald Tribune</strong> si occupa delle prossime elezioni legislative in Iran, previste in marzo, e dell&#8217;orientamento degli ex candidati riformisti sconfitti in contestatissime elezioni presidenziali nel 2009, di non fornire legittimità a queste prossime consultazioni, boicottando il voto.<br />
<strong><br />
Nigeria, Cina, Occidente</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>Corriere della Sera</strong> una lunga corrispondenza di Massimo Alberizzi dalla Nigeria dà conto dell&#8217;ultimatum lanciato dagli estremisti islamici di Boko Haram alla comunità cristiana che vive nel nord del Paese: &#8220;Avete tre giorni per andare via&#8221;. Gli analisti sostengono che il gruppo Boko Haram sia legato ad Al Qaeda o a gruppi che operano a cavallo del Sahara, come Al Qaeda per un Maghreb islamico. Ma le posizioni delle varie organizzazioni sono molto differenti: se la setta Boko Haram è fatta di fanatici che negano la scienza, che credono che la terra sia piatta e la pioggia un dono divino, i terroristi che operano nel deserto hanno una agenda più criminale che politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Libero</strong> si dà conto delle dichiarazioni del ministro del turismo delle Maldive, Zulfa, che ha annunciato la marcia indietro sulla decisione assunta ieri di chiudere terme, beauty center, piegandosi alla pressione del principale partito di matrice islamica (Adhaalat party), che li aveva ùqualificati come &#8220;bordelli&#8221;. La donna ministro del turismo, che non porta il velo, ha spiegato così il dietro front: &#8220;Possiamo sostenere la nostra economia soltanto se seguiremo una forma moderata (di islam) come abbiamo fatto finora&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Stampa</strong> si racconta del lungo articolo del presidente cinese Hu JinTao, comparso sulla rivista Qiushi, principale organo teorico del Partito comunista cinese. E&#8217; l&#8217;allarme: la Cina si sta &#8216;occidentalizzando&#8217;. Scrive Hu che &#8220;forze ostili&#8221; stanno cercando di &#8220;occidentalizzare&#8221; la Cina. Un chiaro disegno destabilizzatore, secondo Hu, si celerebbe dietro l&#8217;espandersi di Internet, ma anche da forze ostili mascherate da cultura pop. La risposta della Cina deve essere la costruzione della cultura, che è un aspetto fondamentale &#8220;del concretizzarsi del socialismo con caratteristiche cinesi&#8221;. Sul piano esterno, la spinta propulsiva della Cina ha puntato, all&#8217;indomani di Tien An Men, su uno dei suoi più affinati strumenti, ovvero la propaganda, che ha dato impulso alla creazione degli istituti Confucio in giro per il mondo. E allo stesso tempo, in questi anni, sono cresciuti i media cinesi in lingua estera: Pechino ha stanziato 5,5 miliardi di euro per televisioni in varie lingue e per ampliare gli uffici internazionali dell&#8217;agenzia di stampa Nuova Cina. Anche sul <strong>Corriere</strong> il monito di Hu JinTao, e la nuova campagna per arginare l&#8217;influenza della cultura straniera. Il primo effeto è stato un giro di vite su reality show considerati troppo spregiudicati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi<br />
</strong><br />
Su Europa un contributo di Federico Orlando e l&#8217;editoriale di Stefano Menichini parlano della lettera di Giorgio Napolitano a Reset, e del dibattito interno al Pd. Il titolo dell&#8217;editoriale di Menichini è: &#8220;Liberale o no, fatela questa rivoluzione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Lavoro, sindacati in allarme</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 13:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Monti chiama i sindacati, &#8216;cerchiamo una intesa, ma tempi stretti. La Cgil: c&#8217;è rischio di tensioni&#8221;. Poi il riferimento al discorso di fine anno del Capo dello Stato: &#8220;Napolitano spinge sulle riforme, ricordando il dopoguerra&#8221;. A centro pagina, il richiamo ad una intervista al Presidente dell&#8217;Inps Mastrapasqua: &#8220;Ora vanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Monti chiama i sindacati, &#8216;cerchiamo una intesa, ma tempi stretti. La Cgil: c&#8217;è rischio di tensioni&#8221;. Poi il riferimento al discorso di fine anno del Capo dello Stato: &#8220;Napolitano spinge sulle riforme, ricordando il dopoguerra&#8221;.<br />
A centro pagina, il richiamo ad una intervista al Presidente dell&#8217;Inps Mastrapasqua: &#8220;Ora vanno riformati gli ammortizzatori sociali per aiutare i giovani&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Lavoro, l&#8217;allarme dei sindacati&#8221;, &#8220;Monti chiama Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Napolitano: ce la faremo, i sacrifici servono per i nostri figli&#8221;. Nell&#8217;occhiello: &#8220;Il premier: &#8216;Evocare i conflitti sociali non aiuta&#8217;&#8221;. Coro di consensi per il capo dello Stato, solo la Lega lo attacca. Bufera su Calderoli&#8221;.<br />
In taglio basso: &#8220;Scuola, obbligo di trasparenza. Tutte le informazioni in rete&#8221;. Attenzione anche per le stragi dei botti di capodanno: &#8220;Divieti inutili, sangue a Capodanno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Spese, cinque miliardi da tagliare&#8221;. L&#8217;occhiello spiega: &#8220;Nel mirino del governo oltre 25 mila voci e dieci tipologie di inefficienze. Si parte dal progetto Giarda&#8221;. Poi il Capo dello Stato e il suo messaggio: &#8220;Napolitano: possiamo e dobbiamo farcela. I leader europei: 2012 anno ancora duro. Allarme dei sindacati: a rischio migliaia di posti. Monti li chiama: intesa in tempi stretti&#8221;. A centro pagina, con una foto, si racconta che per i botti è stata una delle peggiori notti di capodanno del decennio: due morti e oltre 500 feriti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Le cinquanta tasse di Monti&#8221;, &#8220;sobri per forza&#8221;. Spiega il quotidiano: &#8220;Entra in vigore il decreto salva-Italia, massacra gli onesti e risparmia casta e parassiti. Sugli aumenti dell&#8217;Irpef le regioni fanno la cresta. Ecco quanto dovremo pagare&#8221;. In prima pagina una caricatura di Vendola, &#8220;il comunista che prende ai poveri per restare ricco&#8221;, &#8220;il governatore che stanga di più&#8221;.<br />
In prima, a firma di Filippo Facci, &#8220;Vita e nemici di don Verzè&#8221;, il fondatore del San Raffaele la cui morte viene definita &#8220;sospetta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;L&#8217;oro di Napolitano&#8221;, &#8220;nessun taglio nei Palazzi della politica&#8221;, &#8220;il capo dello Stato parla da premier e dice che i sacrifici salvano l&#8217;Italia. Ma il Quirinale non li fa. La pubblica amministrazione non rinuncia alle auto blu e le nasconde&#8221;. In prima pagina la foto del fondatore dell&#8217;ospedale San Raffaele: &#8220;Don Verzè e la sua opera distrutti dai pregiudizi&#8221;, con un articolo di Vittorio Sgarbi dedicato a &#8220;la morte del prete dei malati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Napolitano, lavoro, riforme</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il messaggio di fine anno del Capo dello Stato viene ampiamente analizzato dal <strong>Corriere della Sera</strong>, che vi dedica due intere pagine. C&#8217;è anche l&#8217;Europa nel suo discorso, e c&#8217;era &#8211; secondo il quotidiano &#8211; una &#8220;increspatura&#8221; nella voce del Presidente Napolitano quando ha detto all&#8217;Europa che &#8220;è tempo&#8221; di riconoscere gli sforzi dell&#8217;Italia e di non arroccarsi in &#8220;anacronistiche arroganze nazionali&#8221;. In quel momento Napolitano parlava anche ai mercati finanziari. Il quirinalista del Corriere, Marzio Breda, si è chiesto invece cosa intendesse Napolitano, a cosa facesse riferimento, quando ha ricordato la sua &#8220;lunga esperienza vicino al mondo delle fabbriche e degli operai&#8221;, e, con un gioco di paragoni storici, ha esortato lavoratori e sindacati a inserirsi &#8220;nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento&#8221;, a costo di &#8220;fare dei sacrifici&#8221;. Secondo Breda, Napolitano si riferisce ad alcuni momenti chiave del dopoguerra, e in particolare all&#8217;esperienza dei &#8220;consigli di gestione&#8221; nei quali fu coinvolto: il ricordo chiama in causa il leader della Cgil Giuseppe Di Vittorio ed il suo &#8220;piano del lavoro&#8221; del 1950, con cui il sindacato si fece portatore di esigenze ed indirizzi di sviluppo dell&#8217;economia. Insomma, il discorso del Presidente &#8220;ha quasi un profilo programmatico&#8221;, ed è rivolto al governo, ai partiti, alle figure più responsabili dell&#8217;opposizione, con l&#8217;accenno alla emergenza che &#8220;resta grave&#8221; anche perchè &#8220;lo Stato per lungo tempo è cresciuto troppo ed ha speso troppo&#8221;; alla necessità di &#8220;colpire una dilagante corruzione, parassitismo e diffusa criminalità&#8221;, oltre che &#8220;una massiccia e distorsiva evasione fiscale&#8221;.<br />
Anche su <strong>La Stampa</strong> viene sottolineata quella &#8220;digressione personale&#8221; cui si è lasciato andare il Capo dello Stato, riferendosi alla sua lunga militanza nelle file del Partito Comunista ed alla sua &#8220;vicinanza al mondo del lavoro, alle sue vicende, ai suoi travagli&#8221;. Scrive Federico Geremicca: &#8220;Ricordare che la propria formazione politica sia avvenuta &#8216;nel rapporto diretto con la realtà delle fabbriche della mia Napoli&#8217; serve certo al Capo dello Stato per dire della comprensione che ha delle attuali difficoltà e per farsi garante &#8211; quasi &#8211; del fatto che non saranno né ignorate né sottovalutate&#8221;. Ma il richiamo a quella comune provenienza legittima la richiesta alle classi lavoratrici e alle loro organizzazioni sindacali di rimettere in campo slancio costruttivo e responsabilità mostrati in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Repubblica</strong> è Massimo Giannini a commentare &#8220;il discorso del Re&#8221;, come lo definisce, riferendosi all&#8217;appellativo che il New York Times ha utilizzato per definire Napolitano, &#8220;re Giorgio&#8221;. Napolitano &#8211; scrive Giannini &#8211; è ormai a tutti gli effetti il vero &#8220;sovrano democratico&#8221; di una &#8220;incompiuta e inconcludente repubblica parlamentare&#8221;. Per Giannini sono stati convincenti tanto i toni che i contenuti del messaggio, con quella consapevolezza di quanto si allarghi l&#8217;area del disagio e della disuguaglianza sociale: &#8220;L&#8217;evocazione del tragico 1977, con un Paese insanguinato dal terrorismo e sfibrato dalla inflazione a due cifre è quantomai attuale: serve uno spirito da nuova &#8216;solidarietà nazionale&#8217; che va trovato qui ed ora&#8221;. Quanto all&#8217;esecutivo Monti, &#8220;è sempre più il governo del Presidente&#8221;, che deve durare e deve operare e la cui missione, per quanto nobile e necessaria, non può ridursi a una pura e semplice &#8220;penitenza tecnocratica&#8221;, perché ha di fronte la sfida del risanamento &#8220;ma anche e soprattutto quella della crescita economica e della giustizia sociale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Vittorio Feltri su <strong>Il Giornale</strong> scrive che &#8220;il Quirinale si è sbilanciato a favore del Presidente del Consiglio, suscitando l&#8217;impressione di esserne diventato una specie di ufficio stampa e propaganda. Niente di illecito, per carità.Ma possiamo dire che è abbastanza irrituale che il garante della Costituzione della unità nazionale si trasformi in garante del premier da lui scelto (dopo averlo nominato senatore a vita) senza nemmeno consultare i partiti, il parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Schiaffo a Napolitano. I sindacati minacciano: avrete la guerra&#8221;, titola <strong>Libero</strong>, dando conto delle dichiarazioni dei leader dei maggiori sindacati. La segretaria Cgil Camusso: &#8220;nei prossimi mesi la recessione avrà un impatto duro sulla occupazione e sui redditi. Il rischio che cresca il conflitto sociale man mano che cresce la disuguaglianza è reale&#8221;, &#8220;è meglio che il governo abbia più coraggio di quanto ne abbia avuto finora, e apra un confronto costruttivo con le parti sociali sui temi della crescita e della occupazione&#8221;. Il segretario Cisl Bonanni chiede al governo &#8220;una concertazione vera&#8221;, e precisa: &#8220;Non accetteremo pacchetti preconfezionati o ispirati da altri&#8221;.<br />
Anche su <strong>La Repubblica</strong>, ampio spazio per l&#8217;allarme dei sindacati: il quotidiano spiega che sul tavolo del ministero dello sviluppo economico ci sono circa 230 casi di crisi aziendali in attesa di soluzione, che interessano, compreso l&#8217;indotto, 300 mila lavoratori. E mettono in pericolo, nel breve periodo, 30-40 mila posti di lavoro. Il ministero stesso dice che la cifra totale &#8220;non coincide assolutamente&#8221; con il numero dei posti di lavoro a rischio, tuttavia il quotidiano sottolinea come le vertenze aperte riguardino una buona fetta delle industrie italiane: da Fincantieri a Irisbus, dalla Lucchini alla Ansaldo, agli stabilimenti Fiat.<br />
Bonanni viene intervistato dal <strong>Corriere della Sera</strong>, e chiede un patto governo-parti sociali sul mercato del lavoro, sul fisco, sui tagli alla spesa, sulle corporazioni da smantellare. Poi precisa che si tratta di un patto di tutte le parti sociali: un patto tra governo e Confindustria, artigiani, commercianti, associazioni industriali rappresentative e sindacati dall&#8217;altra. Altrimenti &#8220;le tensioni esploderanno&#8221;, &#8220;perchè siamo in una sorta di economia di guerra&#8221;, e non esistono luoghi di confronto, di detenzione, di trasparenza. La politica &#8220;cinicamente, si è fatta fuori da sola&#8221;: non vuole impegnarsi, né vuole che altri si impegnino. Il Parlamento rischia di essere la sede dove si vota la fiducia, e quindi &#8220;facinorosi o provocatori possono approfittarne, per alimentare le tensioni sociali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i capitoli più impegnativi da affrontare, resta certamente la riscrittura del welfare e delle politiche del lavoro. <strong>La Repubblica</strong> dedica un dossier alla ipotesi di &#8220;contratto unico&#8221; per uscire dal dualismo del mercato del lavoro, dove c&#8217;è chi è garantito e chi non ha protezioni, e dove impera &#8220;la giungla dei lavori flessibili&#8221;.<br />
Su <strong>Il Corriere della Sera</strong> gli economisti Giavazzi ed Alesina, con un lungo articolo dedicato ad &#8220;alcune cose che si possono fare&#8221;, parlano anche del contratto unico, e delle varie proposte in campo, spiegando che è importante che in una azienda i lavoratori possano &#8220;distinguersi per la loro anzianità, ma non tra chi è fortunato ed ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e chi quella fortuna non ha avuto&#8221;.  Alesina e Giavazzi offrono anche un grafico che illustra la produttività del lavoro in Italia paragonata  a quella di Germania, Francia ed Europa. L&#8217;Italia è molto al di sotto della media europea. La produttività è cresciuta poco &#8220;non solo per colpa dei sindacati, ma anche di quegli imprenditori che si sono illusi che si potesse vivere di rendita&#8221;, ed i salari premiano soltanto l&#8217;anzianità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente dell&#8217;Inps Antonio Mastrapasqua, intervistato dal <strong>Corriere della Sera</strong>, sottolinea che, come ha detto la stessa ministra del Lavoro Fornero, &#8220;alla riforma delle pensioni non può che seguire a stretto giro di posta la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali&#8221;. Che cosa bisognerebbe fare? &#8220;In un sistema che prevede da un lato l&#8217;allungamento dell&#8217;età pensionabile e dall&#8217;altro il metodo di calcolo contributivo, bisogna far sì che i lavoratori abbiano carriere contributive piene, soprattutto per i giovani&#8221;. Mastrapasqua dice che vari studi, in particolare sui Paesi del Nord Europa, &#8220;mostrano che a un aumento dell&#8217;età pensionabile non corrisponde una diminuzione di lavoro per i giovani, anzi si crea un circolo virtuoso, con i lavoratori più anziani che diventano tutor di coloro che entrano in azienda. Sono Paesi con un più alto tasso di occupazione, che sostengono la crescita dell&#8217;economia e delle occasioni di lavoro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale: Usa, Israele, Danimarca, Turchia, Siria.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Stampa</strong>, attenzione per la corsa alla Casa Bianca: a 24 ore dal debutto delle primarie in Iowa, l&#8217;ultima sorpresa è il volto di Rick Santorum, l&#8217;ex senatore della Pennsylvania, che accusa Obama di aver aumentato le disuguaglianze, promette di bombardare l&#8217;Iran ed è nemico giurato dell&#8217;aborto. E&#8217; balzato al secondo posto nei sondaggi Repubblicani. 53 anni, figlio di un immigrante trentino e di una italo-irlandese, non aveva superato finora il 10 per cento, ma secondo un quotidiano è diventato il punto di riferimento dei votanti più fedeli ai valori conservatori, sfiorando il 21 per cento.<br />
Sullo stesso quotidiano, un&#8217;altra corrispondenza dagli Usa spiega come Obama si prepari allo scontro con la destra: domani il presidente sarà in Yowa, via video, per parlare agli elettori deomocratici, riuniti in caucus, che dovranno comunque sceglierlo come candidato, anche se non ha anocra avversari: la strategia di Obama punterebbe sull&#8217;attacco al Congresso, accusato di aver paralizzato il Paese, bloccando le iniziative per il rilancio dell&#8217;economia a causa dell&#8217;estremismo idoelogico della maggioranza repubblicana alla Camera.<br />
Su <strong>Il Corriere della Sera</strong> un ampio articolo da Gerusalemme, dove si racconta che gli ultraortodossi, che si sentono minacciati dalla secolarizzazione, hanno organizzato una manifestazione vestiti con le divise a strisce, con tanto di stella &#8220;Jude&#8221;, come quella dei lager nazisti, facendo sfilare anche i bambini, cui è stato insegnato anche come alzare le braccia, in ricordo del piccolo ebreo del ghetto di Varsavia. Il quotidiano scrive che la protesta, organizzata da un migliaio o forse meno di zeloti ortodossi, in un rione della città vecchia di Gerusalemme, si è guadagnata tanta visibilità internazionale quanta riprovazione da parte della opinione pubblica nazionale e dei suoi leader politici: il ministro della difesa Barak si è detto &#8220;allibito e scioccato&#8221;, la leader dell&#8217;opposizione Livni ha parlato di &#8220;grande offesa alla memoria dell&#8217;Olocausto&#8221;.<br />
<strong>La Stampa</strong> ricorda che è finito il semestre di presidenza Ue della Polonia e che inizia quello danese: ancora un Paese fuori dalla moneta unica alla guida dei 27; un Paese governato da una donna e che circoscrive le ambizioni del suo semestre, puntando soprattutto su ambiente e sicurezza.<br />
Sulla stessa pagina, attenzione per la Turchia, che affronta un anno di scelte: litigando su Cipro, che da giugno assumerà la presidenza Ue, il Paese per cui il 2011 è stato un anno di trionfo (essendo diventata punto di riferimento per il Mediterraneo in rivolta), si autoescluderà dall&#8217;Ue?<br />
Sull&#8217;<strong>International Herald Tribune</strong> un articolo racconta che un comitato composto da 88 consiglieri della Lega araba ha chiesto l&#8217;immediato ritiro della forza di monitoraggio dell&#8217;organizzazione stessa, in corso in Siria: non serve e le autorità siriane la usano come copertura per continuare la repressione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Don Verzè</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi si terranno i funerali di Don Luigi Verzè, mentre la guardia di finanza ha sequestrato la sua cartella clinica.<br />
Su <strong>La Repubblica</strong> è Alberto Statera a descrivere il personaggio, fondatore dell&#8217;Istituto San Raffele: &#8220;Dal Paradiso dei soldi all&#8217;inferno del crack, il romanzo del prete tycoon. Ville e appalti, jet e ricatti: i misteri del don senza tonaca&#8221;. Dove ci si sofferma anche sulle sue telefonate all&#8217;ex capo dei servizi segreti militari Pollari per terrorizzare un vicino che non vuole cedere un terreno; sui rapporti con Lavitola, sodale di Piero Daccò, il faccendiere di Cl indagato per bancarotta e associazione a delinquere nell&#8217;inchiesta sul San Raffaele.<br />
Un ritratto tutt&#8217;altro che negativo è quello di Filippo Facci su Libero, che ricorda come don Verzè fosse un tipo sui generis, animato sempre da idee &#8220;eretiche&#8221;, come quella di creare una facoltà cattolica di medicina, ma senza la scritta &#8220;cattolica&#8221; sul frontone, così da evitare contrapposizione e promuovere un cattolicesimo più laico. La Curia non lo sopportava, era un &#8220;apolide della Chiesa&#8221; e sono in troppi ad ignorare che gli ospedali italiani, prima di don Verzè letteralmente non esistevano nella accezione moderna del termine.<br />
Sul <strong>Corriere della Sera</strong>, Aldo Cazzullo: &#8220;Diseredato dal padre, creò un impero&#8221;, &#8220;volle i migliori ricercatori e posate d&#8217;argento&#8221;. E si ricostruiscono i suoi rapporti con Craxi e Berlusconi.<br />
Armando Torno ricostruisce i rapporti con il Vaticano: &#8220;Sospeso a divinis, poi la revoca. Così fece pace con la Chiesa&#8221;; dove si racconta lo scontro con Paolo VI e il libro con l&#8217;ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini. Anche Giangiacomo Schiavi analizza &#8220;le due facce di don Verzè: innovatore e spregiudicato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>Corriere della Sera</strong> Michele Ainis, alla pagina delle Idee e delle opinioni, scrive che per una politica meno distante occorrerebbe &#8220;una camera dei cittadini&#8221;: seguendo l&#8217;esempio Usa e quello del Canada, bisognerebbe introdurre l&#8217;istituto del &#8220;recall&#8221;, che consente la revoca anticipata e la destituzione dell&#8217;eletto immeritevole. Servirebbe poi una sede di rappresentanza degli esclusi (&#8220;I giovani, le donne, i disoccupati, ma in fondo siamo tutti esclusi da questo Parlamento&#8221;), come ha proposto Carlo Calenda, proponendo una Camera dei cittadini formata per sorteggio, in modo da riflettere il profilo socio-demografico del Paese.<br />
Su <strong>La Repubblica</strong>, l&#8217;inserto R2 si occupa del business di 6 miliardi di dollari rappresentato dal cosiddettto &#8216;equo e solidale&#8217;: qualcuno nel mondo del &#8216;fair trade&#8217; spinge per l&#8217;apertura al mercato coinvolgendo le multinazionali, altri dicono che così si tradice il movimento. Un&#8217;esperta della Kentucky University, Sarah Lyon, intervistata, dice che rischia di diventare marketing e invita i consumatori a vigilare.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Asta Bce, alle banche 489 miliardi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 12:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[il Corriere della Sera]]></category>
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		<description><![CDATA[Le aperture &#8220;Stipendi, dieci anni in perdita&#8221; è il titolo del Corriere della Sera, che offre un &#8220;dossier sui salari&#8221;, nel quale si racconta la diminuzione del potere d&#8217;acquisto negli ultimi 10-15 anni. &#8220;Tasse e inflazione: così diminuisce il potere d&#8217;acquisto&#8221;. A centro pagina notizie dalla Siria (&#8220;La denuncia degli oppositori: in Siria 250 morti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Stipendi, dieci anni in perdita&#8221; è il titolo del<strong> Corriere della Sera</strong>, che offre un &#8220;dossier sui salari&#8221;, nel quale si racconta la diminuzione del potere d&#8217;acquisto negli ultimi 10-15 anni. &#8220;Tasse e inflazione: così diminuisce il potere d&#8217;acquisto&#8221;. A centro pagina notizie dalla Siria (&#8220;La denuncia degli oppositori: in Siria 250 morti in tre giorni&#8221;). Accanto, l&#8217;esito dell&#8217;asta Bce: &#8220;La corsa delle banche ai prestiti di Francoforte. Per l&#8217;Italia 116 miliardi. La Bce ne ha assegnati quasi 500&#8243;.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questa notizia apre <strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Asta Bce, alle banche 489 miliardi. Dati Usa deludenti e timori di recessione frenano i listini: dopo una buona partenza, Milano chiude in rosso. Stabile Wall Street. Ai big italiani 116 miliardi. Vendite sui Bonos, realizzi sui Btp: spread a 491&#8243;. Di spalla la politica: &#8220;Monti vede i leader. Berlusconi: ci consulti o andiamo al voto. Oggi fiducia al Senato, poi la fase due&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong> torna sulle polemiche sull&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: &#8220;Fornero, dietrofront sull&#8217;articolo 18. L&#8217;Istat: Italia già in recessione. Berlusconi: basta tasse o si va a votare&#8221;. &#8220;Il ministro: non ho nulla in mente sui licenziamenti, sono stata ingenua. Monti vede il Cavaliere e Bersani. Bagarre della Lega al Senato, oggi la fiducia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;L&#8217;occupazione vera emergenza&#8221;. Lo ha detto il ministro Fornero, nella stessa frase in cui ha detto che l&#8217;articolo 18 è &#8220;l&#8217;ultimo problema&#8221;. &#8220;Bersani: toccarlo ora è una cosa da matti. L&#8217;Istat cofnerma: Italia verso la recensione. Corsa delle banche ai prestiti della Bce&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Bersani minaccia Monti. &#8216;Guai a toccare l&#8217;articolo 18. Il peader Pd getta la maschera e sposa la Cgil. &#8216;Il governo non cambi nulla sul lavoro, altrimenti&#8230;&#8217;. L&#8217;ultima invenzione dei professori: pagheremo una tassa per farci controllare i conti correnti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ex ministro del lavoro del governo Prodi, ed ora senatore del Pd, Tiziano Treu, intervistato dal <strong>Corriere della Sera</strong> a proposito delle polemiche sull&#8217;articolo 18, dice: &#8220;Noi riformisti del Pd ci aspettiamo che il governo segua una certa sequenza nell&#8217;assumere provvedimenti, dopo che abbiamo ingoiato questa manovra necessaria&#8221;. Insiste insomma sulla &#8220;gradualità&#8221;, sottolinea che &#8220;il mercato del lavoro non è solo l&#8217;articolo 18, neanche l&#8217;Ocse ci chiede più di modificarlo, forse qualcuno ha voluto aizzare la discussione&#8221;. Che tipo di sequenza: &#8220;Ora servono i provvedimenti per la crescita. Si deve aprire un confronto con i sindacati e &#8211; nel frattempo &#8211; speriamo ci siano i segni di ripresa. Dobbiamo prima affrontare la mancanza di ammortizzatori sociali, per capire chi è malmesso: due milioni di persone, senza alcuna tutela, come ha detto Draghi&#8221;. Precisa che &#8220;devono essere ammortizzatori dinamici, non pura assistenza, e devono riguardare i più giovani e quelli con più di 55 anni, la cui pensione si è spostata in avanti&#8221;. Dove si prendono le risorse per gli ammortizzatori? &#8220;Nel 2007-2008 facemmo i conti: servivano cinque miliardi l&#8217;anno&#8221;; non sono pochi, ma &#8220;più o meno quanto costa la cassa in deroga che in realtà è una droga&#8221;, riduciamo queste casse e facciamo un patto generazionale: quello che si risparmia sulle pensioni va ai giovani&#8221;:<br />
Sulla necessità di allineare i costi dei vari contratti, ricorda che quando, da ministro del lavoro, fece la legge sul lavoro interinale, fece in modo di farlo costare di più: &#8220;C&#8217;era il 4 per cento della formazione, c&#8217;era la percentuale dovuta alla agenzia interinale&#8221;. Alla fine oggi è interinale solo l&#8217;1 per cento dei contratti&#8221;. Treu ricorda anche che c&#8217;è anche una &#8220;proposta Boeri&#8221; di un contratto con i primi tre anni di prova. E che c&#8217;è quella di alcuni confindustriali, che chiedono certezza sui costi e i tempi del processo del lavoro, e poi c&#8217;è la proposta di Franco Marini sui licenziamenti, che Treu spiega così: punta a distinguere quelli discriminatori da quelli per motivi economici. Per questi ultimi si stabilisce una procedura con i sindacati al termine della quale, se c&#8217;è un accordo bene, altrimenti c&#8217;è un indennizzo&#8221;. Al governo e alla Fornero rimprovera di aver sbagliato nell&#8217;agitare &#8220;i drappi rossi&#8221;. E poi: &#8220;L&#8217;articolo 18 è una sofferenza. Non lo sbattiamo in prima pagina&#8221;.<br />
Sullo stesso quotidiano il giuslavorista e senatore Pd Ichino ricorda che fin dall&#8217;inizio il governo Monti è stato chiarissimo: la riforma non deve toccare i rapporti di lavoro già costituiti, e quindi influirà soltanto sul flusso delle assunzioni, non certo in quello dei licenziamenti. Ichino risponde alle obiezioni fatte dall&#8217;ex ministro Damiano, ora deputato Pd: sostanzialmente si diceva che il modello danese non è esportabile in Italia per via delle piccole dimensioni di questo Paese scandinavo. Ichino sottolinea che la Svezia &#8220;ha la stessa popolazione, lo stesso identico reddito procapite della Lombardia; all&#8217;incirca lo stesso può dirsi della Danimarca, in riferimento a regioni come il Piemonte. Dal 2001, le nostre Regioni hanno piena competenza legislativa e amministrativa in materia di servizi al mercato del lavoro: &#8220;Certo, i nostri servizi pubblici in questo campo sono gravemente insufficienti&#8221;, ma in Italia &#8220;non manca il know how specifico, le nostre agenzie offrono servizi eccellenti di assistenza per la ricollocazione e la qualificazione professionale. Il problema è che sono agenzie private, che chiedono di essere pagate a prezzi di mercato&#8221;. Nulla impedisce però che &#8220;le regioni incomincino a spendere meglio i fiumi di denaro che oggi sperperano in questo campo, ivi compresi i cospicui contributi del Fondo sociale europeo, oggi poco e malissimo utilizzati&#8221;.<br />
Quanto al sostegno del reddito, sarebbe necessario secondo Ichino &#8220;riconvertire una parte dell&#8217;enorme spesa oggi sostenuta dall&#8217;Inps per la cassa integrazione a zero ore attivata a fondo perduto per congelare le crisi occupazionali aziendali&#8221;, utilizzandola per estendere a tutti i settori la disoccupazione speciale oggi riservata ai soli lavoratori dell&#8217;industria.<br />
Una analisi sul <strong>Sole 24 Ore</strong> propone un confronto internazionale sulle politiche attive per il lavoro: quanto ha investito l&#8217;Italia per garantire l&#8217;occupabilità della sua popolazione attiva e per sostenerne il reddito nel caso di perdita del posto? L&#8217;Italia è fanalino di coda, secondo i dati Eurostat relativi al 2009: quell&#8217;anno, la spesa complessiva per le politiche sul lavoro sul Pil in Italia si è attestata a quota 1,7 per cento. La media Ue è 1,9 per cento. Germania e Francia in quell&#8217;anno hanno investito in politiche del lavoro il 2,1 per cento del Pil.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bce</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La Banca centrale europea ha fornito ieri a 523 banche europee liquidità a tre anni per un totale di 489 miliardi di euro. Sia l&#8217;importo, molto superiore alla media delle aspettative di mercvato, sia la durata dell&#8217;operazione, sono senza precedenti, nel tentativo di allentare le pressioni sul sistema finanziario e attenuare una stretta creditizia che potrebbe aggravare la recessione già in corso in Europa&#8221;. Lo scrive <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, che spiega come il grosso dei finanziamenti dovrebbe essere andato a banche dei Paesi del sud Europa: quelle italiane avrebbero ottenuto 110 miliardi, quelle spagnole tra i 50 e i 100. Una parte sarebbe andata anche a banche che non ne avevano immediatamente bisogno, ma che sono state &#8220;discretamente sollecitate&#8221; dalla Bce a partecipare all&#8217;asta, per &#8220;evitare che &#8220;l&#8217;adesione portasse con sé un marchio negativo&#8221;. L&#8217;operazione, secondo gli analisiti, consente di pre-finanziare il debito delle banche in scadenza nel 2012 per due terzi, o forse più. La metà circa di questo debito scade nel primo quadrimestre del 2012.<br />
Una analisi, sullo stesso quotidiano, si sofferma sul &#8220;dilemma delle banche&#8221;, sul come utilizzare questa liquidità. La Bce conta che vengano usati per finanziare l&#8217;economia reale, e lo ha spiegato il presidente Draghi quando ha detto che il canale bancario è &#8220;cruciale per la fornitura di credito alle piccole e medie imprese, e alle famiglie&#8221;. Alcuni osservatori ritengono che le banche possano usare la liquidità per comprare titoli di Stato dei Paesi dell&#8217;eurozona. Ma altri analisti ritengono che le banche non vogliano legarsi troppo ai debiti sovrani degli Stati.<br />
<strong>La Stampa</strong> intervista Roberto Nicastro, di Unicredit, che spiega che &#8220;la cosa importante è ripristinare le condizioni di liquidità per il tessuto produttivo, dando supporto alle imprese e alle famiglie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Virus letale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su diverse prime pagine si racconta il &#8220;caso&#8221; del &#8220;virus letale che terrorizza la Casa Bianca&#8221; (<strong>La Stampa</strong>). Si tratta di uno studio su un virus, ulteriore evoluzione dell&#8217;H5N1, messo a punto in un laboratorio olandese, e che gli Usa temono possa diventare un&#8217;arma in mano ai terroristi. &#8220;Gli Usa censurano il super virus&#8221;, scrive il<strong> Corriere della Sera</strong>, spiegando che le autorità americane hanno invitato le riviste Science e Nature a non pubblicare troppi dettagli sullo studio, per evitare il rischio che siano utili a chi vuole costruire armi batteriologiche. <strong>La Stampa</strong> intervista il giurista Alan Dershowitz, celebre avvocato e docente ad Harvard, che spiega che il governo Usa &#8220;non aveva alternative, ma si tratta di una soluzione di breve periodo, perché in qualche modo le informazioni sul virus arriveranno sui blog e diventeranno di dominio collettivo, possibile preda di gruppi terroristici&#8221;. &#8220;Gli scienziati devono poter fare liberamente il proprio lavoro. Altra cosa è la diffusione dei loro studi, che invece chiama in causa la responsabilità collettiva dei direttori delle riviste. In questo caso è stata lasciata loro l&#8217;ultima parola, e hanno fatto la cosa giusta accettando la richiesta del governo&#8221;.<br />
L&#8217;<strong>International Herald Tribune</strong> definisce &#8220;self-censorship&#8221; la richiesta ai direttori di Science e Nature,  e nella edizione online del quotidiano si può leggere una intervista integrale con il ricercatore Ron A.M. Fouchier, ricercatore olandese capofila della ricerca, che è stata presentata in un convegno a Malta lo scorso settembre. Secondo Fouchier i rischi di &#8220;bioterrorismo&#8221; sono piuttosto bassi, essendo difficile produrre il virus senza apparecchiature sofisticate: &#8220;Non puoi farlo nel tuo garage&#8221;, dice. E spiega anche che alcuni aspetti della ricerca possono essere resi noti senza particolari dettagli, ma altri richiedono specificazioni maggiori, per poter essere condivisi con la comunità scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Monde</strong> ha un intero inserto dedicato all&#8217;Iraq, all&#8217;indomani dell&#8217;uscita dal Paese degli ultimi soldati Usa: &#8220;questa partenza senza gloria, dopo nove anni di presenza militare, segna il più grande fiasco internazionale degli Usa degli ultimi trent&#8217;anni&#8221;. Con reportages dal Kurdistan ed una intervista all&#8217;antropologo Hosham Dawood, che denuncia la rinascita del &#8216;confessionalismo&#8217; e l&#8217;incapacità degli americani di favorire la nascita di una società civile. E poi, la guerra d&#8217;Iraq vista dagli Usa: il problema del difficile reinserimento dei militari che laggiù hanno combattuto e l&#8217;approccio di Obama sullo sfondo delle presidenziali. La maggioranza degli americani ritiene che il proprio Paese sia riuscito a raggiungere globalmente i propri obiettivi; e quasi la metà considera giusta decisione di entrare in guerra.<br />
L&#8217;<strong>International Herald tribune</strong> continua ad occuparsi delle crescenti tensioni in Iraq, dove il &#8216;power sharing&#8217; incoraggiato dagli Usa per la composizione del governo, presieduto dallo sciita Al Maliki, rischia di saltare, dopo il mandato d&#8217;arresto spiccato qualche giorno fa nei confronti del vicepresidente sunnita al-Hashemi. Il quale al momento si trova in Kurdistan e, quindi, i curdi del presidente Barzani si trovano in difficoltà, dopo che il primo ministro ha loro intimato la consegna dell&#8217;accusato.<br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong> chiede all&#8217;islamologo francese Gilles Kepel un commento sulla situazione in Siria (negli ultimi tre giorni 250 morti, vittime delle truppe di Assad) e sulle ripercussioni e gli sviluppi delle tante &#8220;primavere&#8221; nella regione. Sulla Siria: &#8220;la maggioranza sunnita è determinata a rovesciare Bashar Assad. Però restano larghe minoranze, specie gli sciiti alawiti, i cristiani e buona parte della borghesia sunnita di Damasco e Aleppo, che non si fanno convincere&#8221;, &#8220;la rivoluzione deve dare garanzie&#8221; perché la Siria è &#8220;un Paese estremamente frazionato, diviso tra etnie e religioni&#8221;. Kepel sottolinea anche che qui l&#8217;esercito è composto quasi esclusivamente di alaeiti, fedeli ad Assad: manca un &#8220;esercito nazionale&#8221; come in Egitto. Paragona la Siria ai Balcani: campo di battaglia della guerra &#8220;sciito-sunnita con il coinvoligimento diretto di Iran, Iraq, Turchia, Israele, Libano, Arabia Saudita, Qatar, Giordania&#8221;. Molto interessante anche la lettura che Kepel dà della situazione in Egitto, della vittoria dei Fratelli Musulmani, dell&#8217;affermazione dei salafiti e della parallela sconfitta dei laici. Fratelli musulmani e salafiti insieme sfiorano il 70 per cento, ma bisogna smettere di guardare ai Fratelli musulmani (40 per cento) con le lenti dell&#8217;11 settembre, ammonisce Kepel: sono, al loro interno, &#8220;divisi&#8221; e &#8220;confusi&#8221;, al loro interno &#8220;c&#8217;è una nuova classe di Fratelli musulmani moderati, pragmatici, consapevoli del baratro economico in cui sta precipitando l&#8217;Egitto&#8221;, &#8220;non sono interessati alla legge islamica, piuttosto guardano ai meccanismi della crisi internazionale&#8221;.<br />
In prima pagina su <strong>Le Monde</strong> la notizia che oggi l&#8217;Assemblea nazionale francese esaminerà una proposta di legge con cui diventerà reato negare o minimizzare i genocidi: la questione investe direttamente i rapporti Francia-Turchia, poiché potrebbe coinvolgere il genocidio armeno del 1915. Polemico Le Monde, che lega la questione alle prossime presidenziali: in ballo ci sono quasi cinquecentomila voti di armeni in Francia. Il quotidiano intervista il ministro degli Esteri turco Davutoglu: &#8220;Questa legge è un attacco alla nostra dignità nazionale&#8221;. E poi: &#8220;sono davvero sorpreso di vedere che il Paese dei Lumi proibisce una discussione intellettuale o punisce le opinioni&#8221;, &#8220;quando è stato insultato il profeta Maometto, alcuni europei hanno detto che si trattava di libertà di pensiero&#8221;.<br />
Vaclav Havel: a ricordarlo è oggi sull&#8217;<strong>International Herlad Tribune</strong> Jeri Laber, tra i fondatori di Human Right Watch, che lo incontrò nel 1989, allorché fu arrestato a Praga insieme a 15 dissidenti cecoslovacchi. Tra loro c&#8217;era Havel. Che diceva: &#8220;Abbiamo bisogno di personalità politiche vere, che abbiano carisma ed un programma&#8221;. Laber: &#8220;perché non lei?&#8221;. Havel: &#8220;Sono uno scrittore, non un politico. Vorrei essere un kingmaker e non un re&#8221;.<br />
Le pagine R2 de <strong>La Repubblica</strong> sono dedicate all&#8217;Europa: &#8220;quella identità condivisa che manca all&#8217;Unione&#8221;. Dedicato anche alle conseguenze del &#8216;no&#8217; britannico ai nuovi trattati (Lucio Caracciolo). Con una riflessione di John Lloyd che spiega &#8220;tutti i dubbi di noi inglesi&#8221;: ovvero perché Londra da sempre veda il continente con distacco. E un&#8217;analisi dello storico Jacques Le Goff sulle radici medievali del dialogo fra le culture. L&#8217;Europa come grande spazio dove le diversità si sono progressivamente attenuate: un lungo processo che ha subito una fortissima accelerazione nel Medio Evo, anche grazie all&#8217;unificazione religiosa prodotta dal cristianesimo: l&#8217;identità europea si è delineata &#8220;anche grazie all&#8217;unificazione di due vasti insiemi, quello mediterraneo greco-romano e quello nordico dei celti, dei germani e degli slavi, all&#8217;epoca chiamati barbari&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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