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	<title>Grey Panthers &#187; Il Foglio</title>
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		<title>Il posto fisso di Monti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Monti e il posto fisso: &#8216;una monotonia&#8217;. Lavoro: oggi il vertice governo-parti sociali. Sulle liberalizzazioni primo stop in Senato&#8221;. Il titolo più grande è dedicato alla vicenda Lusi: &#8220;&#8216;Scudo fiscale per i fondi del partito. Così il tesoriere della Margherita riportò in Italia i milioni sottratti. Lusi espulso dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Monti e il posto fisso: &#8216;una monotonia&#8217;. Lavoro: oggi il vertice governo-parti sociali. Sulle liberalizzazioni primo stop in Senato&#8221;. Il titolo più grande è dedicato alla vicenda Lusi: &#8220;&#8216;Scudo fiscale per i fondi del partito. Così il tesoriere della Margherita riportò in Italia i milioni sottratti. Lusi espulso dal grupo del Pd di Palazzo Madama. I Pm rifiutano il patteggiamento di un anno&#8221;. A centro pagina, con foto, il maltempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Monti: il posto fisso non esiste più. &#8216;Ai ragazzi dico: dimenticatelo, è monotono. E l&#8217;articolo 18 può essere pericoloso&#8217;. Volano le Borse, lo spread cala a quota 383. Il premier: il merito è nostro, scenderà ancora. Bankitalia: sì alle liberalizzazioni, ma non basta&#8221;. A centro pagina: &#8220;Gelo record, treni bloccati: &#8216;Veniteci a salvare&#8217;&#8221;. E poi la vicenda Lusi: &#8220;Margherita, il mistero dei 13 milioni. I dubbi dei pm: no al patteggiamento di Lusi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Caccia a 223 milioni, a sinistra si sbranano. Dove sono finiti i rimborsi elettorali ai rutelliani? E&#8217; guerra di accuse con il Pd. Abbracci, denunce, sospetti: il partito non poteva non sapere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Diversamente ladri&#8221;, ovvero &#8220;le mani sporche della sinistra&#8221;. &#8220;Il senatore che si è intascato 13 milioni di finanziamenti pubblici è solo l&#8217;ultimo caso: sempre più spesso gli uomini del Pd finiscono in guai giudiziari. Forse perché non c&#8217;è più Berlusconi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Lo spread Btp-Bund cade a 383. Il rendimenti dei decennali ai minimi da ottobre. Vicina l&#8217;intesa Atene-creditori. Volano le Borse europee: Piazza Affari (+2,7 per cento) la migliore grazie al ritorno degli acquistisui titoli bancari&#8221;. Di spalla il quotidiano si occupa dei conti Fiat: &#8220;Effetto Chrysler sui conti 2011 della Fiat: raddoppiati gli utili&#8221;. Fiat ha guadagato 1,65 miliardi di euro l&#8217;anno scorso, sopratutttgrazie a Chrysler, da dove nel quarto trimestre è arrivato l&#8217;85 per cento dei profitti della azienda. &#8220;Marchionne: &#8216;un anno eccezionale&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche su <strong>Il Foglio</strong> si parla di Marchionne, che &#8220;fa la festa, ma&#8221;, e si scrive che Marchionne, vista la situazione del nostro continente, potrebbe &#8220;scegliere di spostarsi definitivamente al di là dell&#8217;Atlantico&#8221;. Il titolo: &#8220;Quale imprenditore sta pensando di andarsene dall&#8217;Italia ingessata?&#8221;. Il quotidiano parte dalla indiscrezione raccontata da Francesco Guerrera, &#8220;attendibile caporedattore del Wall Street Journal a New York e da qualche tempo firma autorevole de La Stampa, &#8220;quella degli Agnelli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Stampa</strong> un grande titolo sulla &#8220;follia allo stadio&#8221; in Egitto, dove ci sono stati oltre settanta morti in scontri tra tifosi. Mille feriti, 180 in gravi condizioni. I Fratelli Musulmani accusano: viuolenze scatenate dai sostenitori di Mubarak&#8221;.<br />
<strong><br />
Lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri, ospite del Tg5 e poi della trasmissione Matrix di Canale 5, il premier Monti ha parlato del suo governo,delle riforme, dell&#8217;appoggio di Berlusconi &#8220;che sento spesso, e ringrazio, è di grande disponibilità verso il Paese e fondamentale venendo da un ex presidente del Consiglio&#8221;;e ancora: &#8220;Se nel 1994 mi sono avvicinato alla cosa pubblica, con la nomina a commissario europeo, quando ero un professore relativamente noto ma nulla di più, fu perché lui me lo chiese&#8221;. Monti ha parlato anche della agenda del governo &#8211; racconta <strong>Il Corriere della Sera</strong> nella sua cronaca. &#8220;I giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita. Diciamo anche che monotonia averlo per tutta la vita. E&#8217; bello cambiare&#8230;&#8221;. La dichiarazione del premier, scrive il quotidiano milanese, &#8220;rischia di essere fraintesa&#8221; in un Paese &#8220;che è abituato, per tradizione, ad un&#8217;altra cultura del lavoro&#8221;. Ma il ragionamento è &#8220;agganciato alle sfide di un mercato dell&#8217;occupazione che sta radicalmente cambiando&#8221;: &#8220;Noi puntiamo a ridurre &#8211; aggiunge Monti &#8211; il divario che esiste tra chi è già nel mercato del lavoro e chi non lo è, fra chi è dentro e chi è fuori&#8221;. In questo contesto si può ribadire che &#8220;l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è un tabù, certamente, anzi può essere pernicioso in taluni contesti, meno in altri, per far trovare lavoro ai giovani&#8221;.<br />
Un &#8220;dossier&#8221; de <strong>La Stampa</strong> spiega i tre punti del dibattito sul lavoro: oltre all&#8217;articolo 18, c&#8217;è il nodo del contratto unico e quello delle tutele per chi rimane senza lavoro. &#8220;Fornero: avanti piano per evitare guerriglie. Il ministro punta a una trattativa aperta su quattro tavoli&#8221;, dove ai tre punti si aggiunge quello della formazine. L&#8217;obiettivo: &#8220;semplificare le norme, ridurre le aree di precarietà, rendere più facili le assunzioni, ridurre il divario tra tutelati e non tutelati, porre le basi per una nuova stagione di sviluppo&#8221;. Secondo il quotidiano sul &#8220;tema troppo caldo&#8221; dell&#8217;articolo 18 la soluzione individuata potrebbe essere quella di introdurre delle &#8220;correzioni&#8221;: per esempio &#8220;preveere sezioni specializzate nei tribunali&#8221;, e &#8220;scrivere meglio la norma, per ridurre al massimo i margini di interpretabilità&#8221;, in modo da &#8220;avere tempi più certi per sapere chi ha torto e chi ha ragione tra lavoratore e azienda e soprattutto &#8216;ridurre le incertezze di cui soffrono le imprese, a partire dai costi molto gravosi dovuti al ritardo con cui approvano le sentenze di reintegro&#8217;&#8221;. Sui contratti, si starebbe pensando di ridurre le attuali 46 forme a &#8220;5 o 6&#8243;.<br />
Su <strong>Il Sole 24 Ore</strong> un approfondimento dà conto delle cause davanti al tribunale del lavoro legate all&#8217;articolo 18. &#8220;Articolo 18,cause fino a sei anni&#8221;. Le cause analoghe, negli altri Paesi europoei, durano in media 476 giorni in Francia, 249 in Finlandia, 84 in Spagna. Il numero delle controversie in un anno (dati del 2006, gli ultimi disponibili dall&#8217;Istat) è di oltre 8000 cause. Il 44 per cento circa viene rigettato in primo grado, mentre in secondo grado viene rigettato il 63 per cento delle cause.<br />
Anche secondo Il Sole 24 Ore negli ultimi giorni c&#8217;è stata una parallela convergenza tra imprese e sindacati sul problema del contenzioso giudiziario in materia di lavoro, per via dei tempi lunghi: l&#8217;orientamento sarebbe quello di garantire tempi certi dei processi e mettere un tetto sugli arretrati che il datore deve ai lavoratori. Ieri, rispondendo al question time, il ministro Fornero ha anche fatto riferimento all&#8217;utilizzo dello strumento della conciliazione e dell&#8217;arbitrato: è stato introdoto con il collegato lavoro del 2010 e consente alle parti sociali di dare vita a procedure di conciliazione e di arbitrato irrituale cui i lavoratori si obbligano tramite la sottoscrizione libera e volontaria di una clausola compromissoria, in modo che le controversie (da cui restano esclusi i licenziamenti) possano avere composizione stragiudiziale.<br />
Dario Di Vico sul <strong>Corriere della Sera</strong> sottolinea come il negoziato sia complicato dal fatto che Cgil, Cisl e Uil fino ai primi di marzo sono in campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu del pubblico impiego e della scuola, e saranno quindi estremamente prudenti nel fare concessioni. Parallelamente, è aperta in Confindustria la corsa al dopo Marcegaglia.<br />
<strong><br />
Lusi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo del <strong>Corriere della Sera</strong> racconta che gran parte dei soldi accumulati da Lusi sul conto corrente intestato a &#8220;Democrazia è libertà&#8221; e poi finiti nella disponibilità della sua società TTT, erano stati trasferiti in Canada e poi rientrati attraverso lo scudo fiscale. Il quotidiano spiega anche che alcuni parlamentari della Margherita si erano rivolti al tribunale civile per contestare i rendiconti del 2009 e del 2010: nel luglio scorso, dopo aver scoperto che erano stati pubblicati i bilanci degli ultimi due anni, i parlamentari Carra, Lusetti e Piscitello, nonché l&#8217;ex coordinatore lombardo Bonfanti avevano presentato ricorso, citando in giudizio l&#8217;associazione &#8220;Democrazia è libertà-La Margherita&#8221;: &#8220;Nessun rendiconto poteva essere stato approvato &#8211; dicevano &#8211; dal momento che è l&#8217;assemblea federale, per espressa disposizione statutaria. E noi, che ne facciamoparte, non siamo mai stati convocati. Per questo deve essere dichiarata la nullità degli atti&#8221;. Quattro mesi dopo, nel novembre 2011, però, &#8220;Democrazia è libertà&#8221; chiede che vengano dichiarate inammissibili e improcedibili le domande: ora, poiché è il partito ad essere stato citato in giudizio, non può essere stato Lusi a scegliere la linea da seguire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> pubblica l&#8217;esposto dei deputati Carra e Lusetti al Tribunale civile di Roma: si tratta della memoria presentata contro l&#8217;associazione DL-Margherita. Il quotidiano spiega che la motivazione addotta da Lusi in Tribunale per negare la visione dei bilanci e l&#8217;approvazione da parte di Carra, Lusetti eccetera è stata che non dovevano partecipare alla assemblea federale a questo fine convocata perché ormai erano da considerarsi &#8220;receduti&#8221; dalla associazione in quanto lontani dal centrosinistra (Carra e Lusetti sono poi passati all&#8217;Udc).</p>
<p style="text-align: justify;">Una pagina de <strong>La Stampa</strong> è dedicata all&#8217;utilizzo dei finanziamenti da parte dei partiti: &#8220;Un fiume di soldi aggirando l&#8217;esito del referendum del 1993. I partiti hanno goduto anche di un doppio rimborso tra il 2006 e il 2011. La Corte dei conti ha certificato un aumento del 600 per cento del contributo in 17 anni. E il paradosso dei rimborsi elettorali: nel 2006 Forza Italia ha speso 50 milioni ma ne ha incassati 129 di rimborso; i Democratici di sinistra hanno ricevuto 47 milioni a fronte di uscite per 10. Alleanza Nazionale ha preso 65,5 milioni, e ne ha spesi 6.2. La Margherita non esiste più, eppure ha ricevuto 30,7 milioni e ne ha spesi 10,4.</p>
<p style="text-align: justify;">Un editoriale di Giuliano Ferrara su <strong>Il Foglio</strong> parte dal caso Lusi per ricordare la &#8220;proposta provocatoria&#8221; fatta dal quotidiano al Pd: &#8220;Fate un partito leggero, all&#8217;americana, senza iscritti, gruppi dirigenti pletorici, giornali, altri oneri organizzativi territoriali, apparati vari&#8221;. Ferrara ricorda che la scommessa era lanciata anche a Berlusconi, perchè si abbandonasse la visione tradizionale del partito. &#8220;Il caso del tesorierte della Margherita Lusi dimostra che il problema c&#8217;era&#8221;, &#8220;dalla crisi della Repubblica in cui i partiti perlomeno erano ideologia e cultura istituzionale si era usciti diversi, e un nuovo modello si imponeva. Il centro della faccenda è il problema del finanziamento&#8221;. Secondo Ferrara, in ossequio alla lezione della democrazia americana, i partiti &#8220;hanno un solo vero compito: raccogliere soldi e voti. Il resto devono farlo gli eletti, coloro che guidano le diverse istituzioni&#8221;.<br />
<strong><br />
E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inserto R2 diario de <strong>La Repubblica</strong> si occupa di &#8220;ius soli&#8221;: intervento del presidente della Repubblica ha riacceso la discussione sul diritto dei figli degli immigrati nati nel nostro Paese. Se ne occupa Carlo Galli: &#8220;L&#8217;età globale implica la coesistenza, in dosi massicce, sul medesimo territorio, di diverse culture, etnie, lingue, religioni&#8221;. Ma la prevalenza dello ius sanguinis provoca differenze enormi tra residenti cittadini e residenti non cittadini, molti dei quali nati in Italia, &#8220;che come nuovi meteci condividono la nostra vita quotidiana ma non la nostra cittadinanza. Nasce così una assurda società post-moderna, in cui la diversità culturale è disuguaglianza civile e politica&#8221;.<br />
Poi Maurizio Bettini, che ricostruisce le origini mitologiche della fondazione della patria romana e di quella greca. &#8220;Quando Romolo fondò Roma, accogliendo nel celebre asylum gente di ogni provenienza e condizione, non si limitò a scavare un solco. Al centro del tracciato aprì infatti una fossa, affinché ciascuno degli stranieri potesse gettarvi dentro una zolla della prorpia terra di origine&#8221;. Del tutto diverso il modo in cui gli Ateniesi immaginavano le proprie origini: &#8220;Raccontavano infatti che i primi re &#8211; Cecrope ed Erittonio &#8211; erano venuti su direttamente dalla terra, e che erano addirittura per metà serpenti, le creature più terrestri che esistano. Conformemente a ciò gli Ateniesi consideravano anche sé stessi autochthones&#8221;. Nell&#8217;inserto anche un intervento dello scrittore algerino Amara Lakhous.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> riferisce invece della decisione del Comune di Milano di fare iscrivere agli asili anche i bambini presenti nel comune privi di una residenza anagrafica. E&#8217; il contenuto della nuova circolare Pisapia che permetterà anche ai bambini figli di residenti regolari e irregolari, senza permesso di soggiorno o con permesso scaduto, di iscriversi ai servizi per l&#8217;infanzia. E&#8217; una inversione di rotta rispetto all&#8217;Amministrazione Moratti che, nel 2008, con una circolare, bloccò l&#8217;accesso all&#8217;asilo ai figli di genitori che non avevano ottenuto il permesso di soggiorno entro il mese di febbraio. Per la Lega la decisione della giunta Pisapia è una istigazione alla illegalità, perché la clandestinità, &#8220;come previsto dalle leggi, deve essere punita&#8221;, come dice il capogruppo leghista Matteo Salvini.</p>
<p>DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Usa-Iran, venti di guerra sulla via del petrolio</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 10:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture La Repubblica: &#8220;Monti, subito riforma del lavoro&#8221;, &#8220;Scatta la fase due: liberalizzazioni, tagli e infrastrutture&#8221;, &#8220;Il piano approvato al Consiglio dei ministri. Attacco alle lobby di farmacisti e taxi. A gennaio tavolo della Fornero con i sindacati&#8221;. A centro pagina: &#8220;Usa-Iran, venti di guerra sulla via del petrolio&#8221;, &#8220;La Quinta flotta a difesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture<br />
</strong><br />
<strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Monti, subito riforma del lavoro&#8221;, &#8220;Scatta la fase due: liberalizzazioni, tagli e infrastrutture&#8221;, &#8220;Il piano approvato al Consiglio dei ministri. Attacco alle lobby di farmacisti e taxi. A gennaio tavolo della Fornero con i sindacati&#8221;.<br />
A centro pagina: &#8220;Usa-Iran, venti di guerra sulla via del petrolio&#8221;, &#8220;La Quinta flotta a difesa dello Stretto di Hormuz&#8221;.<br />
In prima pagina la lunga lettera che il presidente Napolitano <a href="http://www.reset.it/focus/127/284">ha inviato alla rivista Reset</a>: &#8220;Napolitano: nella crisi leader europei in affanno, ora serve più coraggio&#8221;.<br />
Ancora in prima: &#8220;Asta record dei Bot, dimezzati i tassi, ma lo spread sale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Corriere della Sera</strong>, sui provvedimenti che il governo si appresterebbe a varare: &#8220;Una legge sulla concorrenza&#8221;, &#8220;Dalle professioni ai trasporti, alla benzina. Entro gennaio le norme quadro. Sul tavolo del governo la richiesta di aumenti fino al 5% per le autostrade&#8221;. E, sotto la testata: &#8220;Bene l&#8217;asta dei Bot: i rendimenti dimezzati al 3,2%. Ma lo spread resta sopra quota 500&#8243;.<br />
In taglio basso: &#8220;Si riaccende la sfida tra Iran e Stati Uniti sulla via del petrolio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Governo in silenzio stampa&#8221;, &#8220;Non sanno più che fare&#8221;, &#8220;Ieri doveva essere il giorno della fase due della manovra. E invece, dopo il Consiglio dei ministri, Monti ha ordinato ai suoi colleghi di tacere. Perché su liberalizzazioni e welfare si è già impantanato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong>: &#8220;Lady Spread non ci dà tregua nonostante i Bot siano appetiti&#8221;, &#8220;Bene l&#8217;asta dei titoli a breve. Attesa per qualla odierna dei Btp. Resta alta la differenza con i Bund tedeschi&#8221;.<br />
E, ancora in prima, sulla &#8220;corsa economica&#8221;: &#8220;Il Brasile in recessione sorpassa l&#8217;Inghilterra e sta per acciuffare Parigi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Asta BoT, dimezzati i rendimenti&#8221;, &#8220;Ma l&#8217;effetto non dura sullo spread: il differenziale cade a 479, poi risale a quota 510&#8243;, &#8220;Assegnati 9 miliardi di titoli a sei mesi con tassi al 3,35%. Oggi asta per i Btp. Borse europee in rosso, euro ai minimi dell&#8217;anno sul dollaro&#8221;.<br />
In taglio basso: &#8220;Monti: più mercato e investimenti&#8221;, &#8220;Stretta contro il sommerso, la Gdf scopre un tesoro da 4,5 miliardi&#8221;, &#8220;Il premier in Consiglio: a gennaio prima tranche per la crescita, obiettivo Ue. Sgravi per le eco-imprese&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Bot promossi, euro a picco&#8221;, &#8220;Bene l&#8217;asta, rendimenti dimezzati. Monti: a gennaio via al piano riparti-Italia&#8221;.<br />
A centro pagina, grande foto della rissa nella basilica della Natività a Betlemme tra greco-ortodossi e armeni: &#8220;Botte fra preti, caos in chiesa a Betlemme&#8221;.<br />
<strong><br />
Monti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>La Stampa</strong> sono &#8220;pronti i tre pilastri&#8221; della fase due del governo: lavoro, liberalizzazioni e infrastrutture. Monti punterebbe ad intervenire con misure di ordine generale, piutttosto che colpendo le singole categorie: ci sarà quindi un disegno di legge organico sulla concorrenza, anche se non si escludono interventi su signoli settori come farmacie e taxi.<br />
Anche secondo <strong>il Corriere</strong> &#8220;si ripartirà dalla legge sulla concorrenza&#8221;: quella che dovrebbe essere presentata ogni anno e che nel 2011 è saltata per i dissidi interni e la scarsa convinzione del governo Berlusconi. Del resto, essendo il governo dell&#8217;ex commissario Ue alla concorrenza Monti e dell&#8217;ex-presidente dell&#8217;Antitrust Catricalà (oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio), &#8220;non sorprende&#8221; che questa legge diventi &#8220;una priorità&#8221;: dovrebbe essere varata entro gennaio. E recepirà le richieste di maggiore apertura che vengono dalle diverse Authority di settore: antitrust, energia, assicurazioni, lavori pubblici.<br />
Secondo <strong>Il Sole 24 Ore</strong> il governo sta lavorando anche ad una riforma in senso ecologico del sistema fiscale: &#8220;fisco a misura d&#8217;eco-industria&#8221;, titola il quotidiano, spiegando che la riforma fiscale potrebbe spostare progressivamente le basi imponibili dall&#8217;utilizzo di lavoro -e in generale dalla produzione- all&#8217;utilizzo di risorse naturali a carattere inquinante.<br />
Accanto, un contributo del Ministro dell&#8217;Ambiente Corrado Clini, che sottolinea l&#8217;importanza degli &#8220;Impegni volontari delle imprese&#8221; nella riduzione delle emissioni di CO2,. secondo le indicazioni del pacchetto energia dell&#8217;Ue e gli impegni del protocollo di Kyoto. Clini parla della &#8220;Carbon footprint&#8221; la misura che esprime in termini di CO2 l&#8217;equivalente delle emissioni di gas serra associate direttamente o indirettamente a un prodotto. La misura è piuttosto diffusa nei Paesi anglosassoni, e Clini sottolinea che diverse aziende italiane la stanno facendo propria volontariamente.<br />
Michele Salvati sul <strong>Corriere</strong>, &#8220;in attesa della fase 2&#8243;, scrive che &#8220;chi pretende da questo governo risultati immediati in termini di crescita non sa di che cosa parla. O meglio, lo sa benissimo, ma vuole arrivare all&#8217;appuntamento elettorale del 2013 in condizioni propagandistiche favorevoli. Questa mi sembra in particolare la strategia del Pdl, mentre il Pd è bloccato dal tentativo di difendere le sue alleanze tradizionali&#8221;. Il messaggio del Pdl, che punta a sottolineare la mancata crescita promessa, è &#8220;insidioso e capace di presa nelle condizioni di disagio sociale che prevarranno al momento delle elezioni, e Monti farebbe bene a contrastarlo&#8221;. Non tanto per interesse elettorale &#8211; che non ha &#8211; ma perché sa benissimo che, anche se si arrivasse ad elezioni alla fine della legislatura, egli lascerà il cantiere delle riforme in buona misura aperto, e sarà un governo politico che dovrà continuare i lavori. Sarebbe un vero guaio se i &#8220;politici&#8221; non proseguissero o disfacessero quanto i &#8220;tecnici&#8221; hanno cercato di costruire.<br />
<strong><br />
Istat</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong> riassume così i dati resi noti dall&#8217;Istat sul futuro demografico del nostro Paese: &#8220;Nel 2065 un italiano su tre avrà più di 65 anni&#8221;. E &#8220;saremo 61,3 milioni&#8221;. In calo &#8220;la popolazione in età da lavoro: dal 65,7 di oggi al 54,7%. Gli immigrati destinati a triplicarsi: da 4,6 milioni saliranno a 14,1&#8243;: diventeranno 14 milioni. Insomma, l&#8217;Italia somiglierà &#8220;sempre di più a quel &#8216;Paese per vecchi&#8217; caro a Cormac McCarthy e ai fratelli Cohen. Nei prossimi 40-50 anni la percentuale di over 65 salirà fino a rappresentare un terzo della popolazione&#8221;. Il calo della popolazione in età lavorativa è per Il Sole uno degli aspetti più preoccupanti della rilevazione: la fetta dei cittadini tra i 15 e i 64 anni subirà una lieve flessione già nel medio periodo, quando dal 65,7 per cento odierno, scenderà al 62,8 del 2026. Ma nel 2056 toccherà un picco negativo, scendendo al 54,3 per cento.<br />
In prima pagina su <strong>La Stampa</strong>, Giovanna Zincone commenta i dati Istat sull&#8217;immigrazione: &#8220;Il nostro futuro multietnico&#8221;.<br />
Sul <strong>Corriere</strong> è Gian Antonio Stella ad occuparsene: &#8220;I numeri e il futuro, immigrati o cittadini?&#8221;, &#8220;La storia insegna che il figlio di un migrante può amare la Patria più di un locale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Napolitano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Repubblica</strong> ampi stralci della lettera che il capo dello Stato ha indirizzato alla rivista Reset, in risposta ad una sollecitazione alla riflessione sulla politica italiana a 50 anni dalla morte di Luigi Einaudi. Con due domande: perché il riformismo non ha raccolto la sua lezione liberale? E perché la politica europea non riesce ad esprimere una leadership all&#8217;altezza della crisi, come accadde nel dopoguerra? Napolitano nota che l&#8217;Europa è giunta ad un &#8220;terzo appuntamento con la storia&#8221;: &#8220;Quello del calare &#8211; approfondendolo come non mai &#8211; il nostro processo di integrazione nel contesto di una fase critica della globalizzazione&#8221;. Il capo dello Stato sottolinea che è vero che &#8220;questa volta le leadership europee appaiono invece in grande affanno a raccogliere la sfida, innanzitutto nei suoi termini di crisi incalzante dell&#8217;Euro; appaiono palesemente inadeguate anche a causa di un generale arretramento culturale e di un impoverimento della vita politica democratica, che hanno congiurato nel provocare fatali ripiegamenti su meschini ed anacronistici su orizzonti e pregiudizi nazionali&#8221;. Secondo Napolitano &#8220;particolarmente acuta è per oggi le forze riformiste l&#8217;esigenza di perseguire nuovi equilibri, sul piano delle politiche economiche e sociali&#8221;. Napolitano ricorda che valori di giustizia e di benessere popolare diventarono &#8220;concrete conquiste in termini di diritti e garanzie&#8221;, attraverso la costruzione di sistemi di welfare. Poi, con i trattati di Roma del 1957 e la nascita del mercato comune, &#8220;furono riconosciuti e assunti dall&#8217;Italia i fondamenti dell&#8217;economia di mercato, i principi della libera circolazione (merci, persone, servizi e capitali), le regole della concorrenza&#8221;. E sottolinea che &#8220;quelle che ancor oggi vengono denunciate come omissioni o chiusure schematiche proprie della trattazione dei &#8216;rapporti economici&#8217; nella Costituzione repubblicana, vennero superate nel crogiuolo della costruzione comunitaria&#8221;: &#8220;in quella costruzione &#8211; scrive Napolitano &#8211; si riconobbe via via anche la sinistra, prima quella socialista, poi quella comunista&#8221;.<br />
E&#8217; diventata ineludibile &#8220;una profonda, accurata operazione di riduzione e selezione della spesa pubblica&#8221;, sottolinea Napolitano, evidenziando che questo non può non investire &#8220;le degenerazioni parassitarie del &#8216;welfare all&#8217;italiana&#8221;, rispetto al quale le politiche sociali vengono rimodellate in coerenza con le esigenze della competizione mondiale.<br />
Sull&#8217;intervento di Napolitano, sulle pagine di Reset,<a href="http://www.reset.it/focus/127/285"> il commento del direttore Giancarlo Bosetti</a>.<br />
<strong><br />
Iran<br />
</strong><br />
Scrive <strong>Il Sole 24 Ore</strong> che sta salendo pericolosamente la tensione nel Golfo Persico, dove la marina americana ha reagito alla minaccia iraniana di chiudere lo stretto di Hormuz (da cui passa quasi un quinto degli scambi petroliferi mondiali) in rappresaglia contro le proibitive sanzioni che Usa e occidente si preparano a varare contro Teheran. Un portavoce della flotta Usa ha fatto sapere che qualsiasi interruzione del traffico navale &#8220;non sarà tollerata&#8221;. Nonostante il rischio di blocco delle forniture del greggio iraniano, il prezzo del petrolio non è salito: anzi, a New York è sceso sotto i 100 dollari al barile, grazie all&#8217;intervento dell&#8217;Arabia Saudita. Ieri un ministro saudita ha dichiarato infatti che il Paese è pronto a far salire la produzione di greggio per compensare l&#8217;eventuale diminuzione delle forniture iraniane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong> ricorda che nell&#8217;area accanto allo stretto di Hormuz è presente la Quinta flotta americana, a così breve distanza che due giorni fa gli iraniani in navigazione hanno minacciato di aprire il fuoco contro un elicottero per costringerlo a cambiare rotta: &#8220;Il blocco dello stretto non è probabile: ma il contatto accidentale, l&#8217;incidente militare che provoca l&#8217;escalation tra due Paesi che non hanno relazioni diplomatiche e si fanno la guerra con programmi clandestini, potrebbe condurre a un conflitto catastrofico&#8221;. Quindi &#8220;calma e gesso&#8221;.<br />
<strong><br />
Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong> si occupa della missione della Lega Araba in Siria: i primi 60 osservatori hanno raggiunto alcuni focolai della protesta, ma l&#8217;opposizione non ha mancato di esplicitare le sue critiche: dice che sono pochi, che sono scortati dai baathisti, e quindi ingannati dalle apparenze. Mentre gli osservatori ispezionavano le prigioni, Human rights watch ha rilanciato il sospetto che molti siano stati trasferiti in carceri militari, esclusi dai sopralluoghi.<br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong> si occupa della tensione in Russia dopo le manifestazioni di contestazione alle elezioni della Duma. Il corrispondente riferisce del siluramento dell&#8217;eminenza grigia del Cremlino Surkov (l&#8217;inventore della democrazia guidata di Putin). Ma anche dello studio del Wall Street Journal sull&#8217;entità delle frodi alle ultime elezioni, a tutto vantaggio di Russia Unita, il partito di Putin: ha ottenuto i migliori risultati nelle circoscrizioni che hanno registrato una affluenza di gran lunga superiore alla media nazionale, cosa sospetta ed indice, secondo i critici, di frodi elettorali: in Cecenia, per esempio, solo 6200 elettori su 614.109 non hanno votato per Russia Unita.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>DA RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Nasce il governo Monti: Interni, Lavoro e Giustizia, ruoli al femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Monti al Quirinale per il nuovo governo. Trattative fino all&#8217;ultimo, il premier incaricato va dal capo dello Stato oggi alle 11. &#8216;Le parti sociali disponibili a sacrifici&#8217;&#8221;. A centro pagina le notizie sull&#8217;andamento dei mercati: &#8220;I tassi dei Btp superano il 7 per cento. Sotto attacco Francia e Spagna&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture<br />
</strong><br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Monti al Quirinale per il nuovo governo. Trattative fino all&#8217;ultimo, il premier incaricato va dal capo dello Stato oggi alle 11. &#8216;Le parti sociali disponibili a sacrifici&#8217;&#8221;. A centro pagina le notizie sull&#8217;andamento dei mercati: &#8220;I tassi dei Btp superano il 7 per cento. Sotto attacco Francia e Spagna&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Vola lo spread italiano, Francia e Spagna record. Attacco all&#8217;Eurozona: il differenziale Btp-Bund a 534 punti, Milano perde l&#8217;108 per cento. Pressione sui titoli di Parigi e Madrid&#8221;. Il titolo più grande è per il governo in costituzione: &#8220;Ora le riforme. Il Colle spinge per l&#8217;ingresso dei politici ma su Letta e Amato pesano i no dei partiti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong>: &#8220;Spread, la grande menzogna è saltata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Nasce il governo Monti: &#8216;Ora sacrifici&#8217;. Oggi alle 11 il senatore da Napolitano per sciogliere la riserva. Proposta shock del Pdl: Mazzella alla Giustizia. Manovra con patrimoniale light e riforma delle pensioni&#8221;. A centro pagina: &#8220;New York, la polizia carica Occupy Wall Street&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le immagini dallo sgombero di Zuccotti Park a New York sono anche sulla prima pagina de<strong> La Stampa</strong>, che &#8211; come gli altri quotidiani &#8211; dedica il titolo più grande a Monti, ed aggiunge notizie sulla ex maggioranza: &#8220;Maroni: sancita la rottura tra Lega e Pdl&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Non può durare molto. Il professore oggi annuncia la squadra. Il programma non esiste: in vista c&#8217;è già il fallimento. Berlusconi e il Pdl al neopremier: &#8216;Mai patrimoniale e Ici&#8221;. In evidenza sul quotidiano di Sallusti anche le parole di ieri di Italo Bocchino che, intervistato dal Corriere della Sera, aveva ipotizzato una candidatura di Monti alla premiership di una alleanza Terzo Polo-Pd: &#8220;Per una volta Bocchino dice la verità: &#8216;Monti guiderà il centrosinistra&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Cominciamo male. Solo oggi il governo. Mentre i nostri titoli di Stato vengono massacrati, Monti perde un&#8217;altra giornata in inutili consultazioni. Forse non ha capito: è stato scelto per fare il tecnico, non il democristiano&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bce</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Repubblica</strong> un forum con sette esperti, con una unica ricetta anticrisi, affinché la Bce diventi l&#8217;ultima arma salva-Stati: la Bce, cioé, deve diventare l&#8217;erogatore del credito ai governi di Eurolandia. E gli economisti che invocano questa soluzione sono: Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Noureiel Roubini, Rainer Masera, tra gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Il Foglio</strong> l&#8217;editoriale, firmato da Giuliano Ferrara, consiste in una &#8220;proposta&#8221;: Fiducia a Monti solo se dice di no a una Bce tedesca. Ferrara scrive: &#8220;Berlusconi e Bersani si incontrino direttamente, invece di delegare ai loro portaparola future nebbiose mediazioni, e dicano con chiarezza che questo governo può nascere, può ottenere la fiducia in Parlamento, solo e soltanto se il primo punto delle sue dichiarazioni programmatiche sarà che l&#8217;Italia chiede perentoriamente con un calendario sicuro e ravvicinato la trasformazione immediata della Banca centrale europea in prestatore di ultima istanza. E&#8217; la soluzione di emergenza consigliata dai campioni della scienza economica mondiale, dai Paul Krugman e dagli Adam Posen, e da molto altri. E&#8217; la soluzione americana, inglese, che non ha una matrice liberista, per dirla nel linguaggio ideologico caro agli stolti, ma keynesiana. E&#8217; la soluzione unica, di buon senso, che può prevalere sull&#8217;attacco congiunto dei mercati speculativi a un debito sovrano che è perfettamente solvibile nel caso dell&#8217;Italia e della Francia, ma che paga il prezzo tedesco di una moneta tedesca in cui il debito è espresso, costretta nella prigione della paura di Weimar e dell&#8217;inflazione, il mostro inesistente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Monti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema principale su cui si è arenato ieri il Presidente del Consiglio incaricato Monti è la formazione di una squadra che sia tutta tecnica o tecnico-politica, poiché c&#8217;è stata resistenza sull&#8217;ingresso possibile di Gianni Letta e di Giuliano Amato. Monti vorrebbe &#8211; spiega <strong>il Corriere</strong> &#8211; affiancare ai tecnici un paio di politici di alto rango, in rappresentanza delle due forze maggiori, ovvero Pdl e Pd, con l&#8217;obiettivo di ancorarle ad un impegno parlamentare non provvisorio ed inaugurare una fase di dialogo.<br />
Spiega <strong>la Repubblica</strong> che il veto del Pd su Gianni Letta è rimasto insormontabile. Quando Monti ha annunciato di voler chiamare Giuliano Amato alla Farnesina, aveva considerato necessario anche inserire Gianni Letta nella squadra. Spiegava Casini: &#8220;Amato gli serve. Mettere agli Esteri un diplomatico, sia pure di prestigio&#8221;, lascia Monti &#8220;scoperto sul piano politico&#8221;, perché quando vai ad incontrare uno come Juppé, il ministro degli Esteri francese, che è stato primo ministro, &#8220;serve un altro personaggio di caratura simile&#8221;. L&#8217;argomento, però, non fa breccia in casa Pd, visto che Bersani dice: &#8220;Amato va bene&#8221;, &#8220;ma non può essere messo in carico a noi, non si può usare Amato come il bilancino&#8221; e comunque è meglio non inserire politici. Poco dopo, dalla delegazione Pdl, Monti si sente fare questo discorso: &#8220;con Amato il suo governo sarebbe troppo sbilanciato a sinistra. O convince il Pd su Letta oppure niente&#8221;. E ancora La Repubblica riferisce della spiegazione di Bersani allo stesso Gianni Letta: non c&#8217;è niente di personale. <strong>Il Corriere</strong> intervista il leader dell&#8217;Api Francesco Rutelli, molto critico sui veti posti a Mario Monti: &#8220;partirei dall&#8217;appoggio, come dire, obliquo, di Di Pietro. Un appoggio in realtà minaccioso, con veto su Gianni Letta. E l&#8217;atteggiamento del Pd è preoccupante&#8221;, &#8220;una parte del Pd potrebbe trincerarsi dietro Di Pietro, inseguendo tre risultati in un colpo solo: Berlusconi allontanato dalla scena, Monti che svolge il lavoro più difficile, elezioni anticipate senza passare per le primarie&#8221;. Per Rutelli di Letta ce ne vorrebbero tre, nel governo Monti: Gianni, Enrico (vicesegretario Pd) e un Letta espressione del Terzo Polo. Fabrizio Rondolino, su <strong>Il Giornale</strong>, scrive che il problema principale per il Pd è il Quirinale, visto che Napolitano è il più robusto e intransigente sostenitore del governo Monti: e il governo Monti, visto dalla sede del Pd, ha tre caratteristiche: allontana le elezioni date già per vinte, archivia la candidatura di Bersani a Palazzo Chigi e, soprattutto, prima o poi &#8220;manderà in frantumi l&#8217;alleanza già traballante con Vendola e Di Pietro&#8221;. E il quotidiano sottolinea &#8220;l&#8217;irritazione del Colle per il veto di Bersani sul nome di Gianni Letta e per la deriva massimalista del partito&#8221;, perché Napolitano &#8220;vuole ridar fiato a moderati e riformisti&#8221;.<br />
Anche per <strong>La Stampa</strong> il veto su Letta da parte Pd è spiegato dal tentativo di Bersani di tenere unita l&#8217;alleanza con Di Pietro e Vendola.<br />
<strong><br />
Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scrive<strong> La Stampa</strong> che crescono le tensioni con la Turchia nel regime siriano del Presidente Assad , fino a pochi mesi fa uno dei principali alleati di Damasco. Ieri il Primo ministro Erdogan ha chiesto in diretta televisiva ad Assad chiarimenti sull&#8217;assalto alle sedi diplomatiche dello scorso fine settimana, accusandolo anche di portare il Paese alla guerra civile. Il ministro dell&#8217;energia turco ha minacciato l&#8217;interruzione della fornitura di elettricità da parte turca, spiegando che l&#8217;esplorazione congiunta di sei pozzi di petrolio è già stata interrotta. La Turchia è diventata il Paese più esposto per trovare una soluzione finale alla crisi: da giorni Ankara preme per la creazione di una zona cuscinetto sul confine siriano e oggi, ai Ministri della Lega Araba che si riuniscono a Rabat, la Turchia proporrà ancora sanzioni contro Damasco.<br />
<strong>La Repubblica</strong> si interroga su quale sia il peso reale delle sanzioni, poiché la quota di elettricità fornita da Ankara a Damasco non sarebbe tale da incidere significativamente sul funzionamento delle infrastrutture. Peraltro la Turchia al momento non rinuncia agli scambi commerciali con la Siria, il cui valore ammonta ad oltre due miliardi di dollari.<br />
<strong><br />
E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri Napolitano ha ricevuto la Nazionale di calcio italiana. Ma anche i &#8220;nuovi italiani&#8221;, nell&#8217;ambito delle cerimonie per il 150 anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, e Mario Balotelli si è commosso nel momento in cui il Presidente ha chiesto più comprensione per &#8220;i bambini nati in Italia che fino ai 18 anni si trovano privi della cittadinanza di un Paese al quale ritengono di appartenere, e se ne dispiacciono, se ne meravigliano, perché si sentono italiani come i loro coetanei. Se ne occupa, su<strong> La Repubblica</strong>, Miguel Gotor, in una analisi dal titolo &#8220;Le lacrime di Balotelli&#8221;. Scrive Gotor che Napolitano ha sottolineato &#8220;una semplice verità: i nati in Italia, ancora giuridicamente stranieri, sono oltre mezzo milione, e quasi un milione i minori stranieri residenti, di cui 700 mila sono educati nelle nostre scuole, privi di cittadinanza, dunque di diritti e di doveri riconosciuti&#8221;. Sono i figli dei movimenti migratori degli ultimi 20 anni, i fortunati che ce l&#8217;hanno fatta, quelli che non sono annegati nel mare che separa l&#8217;Italia dall&#8217;Africa. Scrive ancora Gotor che nelle ore in cui &#8220;un troppo zelante magistrato di Torino impedisce a una interprete di svolgere la propria funzione perché ha il capo (non il volto!) coperto da un velo, e il Presidente dello stesso tribunale è costretto a ricordargli che &#8220;nessun magistrato ha mai chiesto a una suora di togliersi il velo o a un ebreo ortodosso la kippah&#8217;&#8221;, è giunto il tempo di affrontare un tema che il governo di questi anni, condizionato dalle spinte populiste e razziste della Lega ha preferito mettere sotto il tappeto. Gotor sottolinea il ruolo economico propulsivo svolto dagli immigrati, ai genitori di figli nati in Italia da stranieri che pagano le tasse in Italia: nei giorni in cui si forma un nuovo governo, sarebbe necessario affrontare finalmente il tema della riforma della cittadinanza.<br />
Tanto sul <strong>Corrier</strong>e che su <strong>La Repubblica</strong> viene recensito il libro a cura di Tommaso Munari, dedicato agli incontri che il mercoledì si tenevano alla casa editrice Einaudi tra i cosiddetti &#8216;senatori&#8217; (da Vittorini alla Ginzburg, da Calvino allo stesso Einaudi): rifiuti, liti e confronti, i verbali che svelano un&#8217;egemonia culturale, quella di Botteghe Oscure (dal rifiuto iniziale a &#8220;Se questo è un uomo&#8221; di Primo Levi agli attacchi del Pci contro &#8221;Il fiore del verso russo&#8221; di Renato Poggioli.<br />
Anche <strong>il Corriere</strong> racconta &#8220;la regia di Giulio per moderare le diverse anime&#8221;, e il &#8220;tentativo di Vittorini, Bobbio e Felice Balbo per sottrarsi alla morsa del Partito comunista&#8221;. Tra i grandi autori contestati anche la Pivano e la Yourcenar di &#8220;Memorie di Adriano&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Borse e spread, torna la tensione</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 12:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Sole 24 Ore: &#8220;Borse e spread, torna la tensione. Piazza Affari cede l&#8217;1,99 per cento e il Btp-Bund sfiora 500 punti. Rendimenti del 6,29 per i titoli a cinque anni&#8221;. &#8220;Monti: auspico l&#8217;ingresso dei politici, ma conta l&#8217;appoggio. Governo fino al 2013&#8243;. Di spalla: &#8220;Merkel: l&#8217;Europa è nella crisi peggiore del dopoguerra&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture<br />
</strong><br />
<strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Borse e spread, torna la tensione. Piazza Affari cede l&#8217;1,99 per cento e il Btp-Bund sfiora 500 punti. Rendimenti del 6,29 per i titoli a cinque anni&#8221;.<br />
&#8220;Monti: auspico l&#8217;ingresso dei politici, ma conta l&#8217;appoggio. Governo fino al 2013&#8243;. Di spalla: &#8220;Merkel: l&#8217;Europa è nella crisi peggiore del dopoguerra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Già smontato. Borse giù, spread alle stelle: i mercati bocciano Monti. E lui non riesce a dare padri politici al governo che sta allestendo. Alla fine lo metterà in piedi, ma la sua strada sarà in salita&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong>: &#8220;Quota 500, subito il voto&#8221;. &#8220;Monti è già impaludato nel Palazzo, si rafforza il partito del voto subito&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Monti: il mio governo fino al 2013. Il Professore insiste sulla presenza di politici nel nuovo esecutivo. La sfida di Bossi: la Lega riapre il Parlamento padano. La Cgil chiede il varo della patrimoniale&#8221;. &#8220;Appello ai partiti: &#8216;Sostenetemi o rinuncio all&#8217;incarico. Sacrifici sì, non lacrime e sangue&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Monti: un governo fino al 2013. Il premier incaricato avvia le consultazioni: vorrei politici nell&#8217;esecutivo. Napolitano: nuovo appello alla coesione&#8221;. A centro pagina lo spread che &#8220;risale a 500&#8243;. A fondo pagina: &#8220;Obama non esclude una incursione sull&#8217;Iran. Per fermare la corsa nucleare di Teheran&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Monti </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il retroscena de <strong>La Repubblica</strong> si sofferma sulla &#8220;paura&#8221; di Mario Monti di costruire un &#8220;governo di nessuno&#8221;, senza padri politici, destinato a durare pochi mesi e flagellato dalla guerriglia parlamentare. &#8220;L&#8217;impresa si sta rivelando molto più difficile del previsto&#8221;, secondo il quotidiano, che dà conto della &#8220;ultima ambasciata&#8221; proveniente dal Quirinale: il segretario generale Donato Marra avrebbe parlato con Alfano e Bersani per &#8220;provare a capire fino a che punto il veto all&#8217;ingresso di politici nella squadra fosse definitivo&#8221;. Il messaggio riferito a Monti è stato chiaro: &#8220;niente da fare&#8221;. Al massimo verrebbe ammesso l&#8217;ingresso di &#8220;personalità&#8221; come Amato o Letta &#8211; le quali &#8220;in ogni caso non garantirebbero un maggiore coinvolgimento politico dei partiti&#8221;.<br />
Lo stesso quotidiano intervista Ignazio La Russa: &#8220;Cosi&#8217; come oggi per senso di responsabilita&#8217; premiamo il tasto verde per questo governo, non appena sara&#8217; finita l&#8217;emergenza spingeremo quello rosso&#8221;.<br />
Sul <strong>Corriere della Sera</strong> un altro ex ministro, Giorgia Meloni, ribadisce la preferenza per le elezioni: &#8221;La sovranita&#8217; appartiene al popolo, e per questo avrei chiesto agli italiani cosa fare. Non ho niente contro Monti, ma penso che la politica non avrebbe dovuto mettersi in fila dietro un gruppo di banchieri scelti dal mercato&#8221;.<br />
Sul <strong>Sole 24 Ore</strong> il &#8220;punto&#8221; di Stefano Folli è titolato: &#8220;L&#8217;errore di Pdl e Pd che non vogliono una base politica per il Governo Monti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le misure che dovrebbe varare il nuovo esecutivo, un intervento sulle pensioni. Secondo un dossier de <strong>La Repubblica</strong> (&#8220;Le proposte in campo per intervenire sulla previdenza&#8221;) il piano sarebbe quello di introdurre una &#8220;età obbligata a 62 anni&#8221; per andare in pensione, e &#8220;un bonus per chi lascia il lavoro dopo i 65&#8243;. Il piano è quello elaborato dagli economisti Boeri e Brugiavini, de La Voce.info.<br />
Anche su <strong>Il Giornale</strong>: &#8220;sulle pensioni la prima stretta. Tagli agli assegni e &#8216;quota 100&#8242;. Tra i progetti di Monti sulla previdenza, sistema contributivo per tutti e uscita dal lavoro flessibile da 62 a 70 anni. Ma il Pd già frena: subito la patrimoniale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I<strong>ran</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Il Giornale</strong> una pagina è dedicata alla &#8220;sfida atomica degli ayatollah&#8221;. &#8220;La Francia chiede sanzioni, la Russia le esclude&#8221;. &#8220;L&#8217;Iran scatena la guerra. Tra i suoi nemici&#8221;, nel senso che il vertice dei ministri degli esteri europei, ieri, si è &#8220;spaccato&#8221;. Se per i britannici una opzione militare contro Teheran &#8220;deve rimanere sul tavolo&#8221;, per tedeschi e francesi servono nuove sanzioni, ma sarebbe &#8220;controproducente&#8221; un intervento armato. Sulla stessa pagina, un commento di Vittorio Dan Segre spiega &#8220;perché a Israele il blitz non conviene&#8221;.<br />
Secondo<strong> Il Corriere</strong>, tanto Obama che la Gran Bretagna non escludono la possibilità di un attacco militare, e tuttavia gli Usa continuano a sperare nell&#8217;efficacia di una raffica aggiuntiva di sanzioni internazionali. La Francia si è attestata sulla linea della prudenza insieme ai tedeschi: il ministro degli esteri Juppé ha dichiarato che &#8220;l&#8217;Iran mostra una volontà di collaborazione pari a zero&#8221;, ribadendo però di esser contrario ad un intervento militare.<br />
Il problema resta l&#8217;opposizione di Russia e Cina ad ulteriori sanzioni. Il ministro degli esteri russo Lavrov ha ribadito di essere contrario, continuando anche a fare muro sulla Siria.<br />
Secondo <strong>La Repubblica</strong> Il Mossad ha già dato il via alla guerra contro l&#8217;Iran. Ci sarebbe la mano dei servizi segreti israeliani dietro l&#8217;esplosione di sabato nella base missilistica iraniana che ha provocato 17 morti: nell&#8217;impianto di Bigdaneh c&#8217;erano i missili Shahab, quelli su cui potrebbe essere montata una testata nucleare. Tra i morti, il &#8220;padre&#8221; del sistema balistico iraniano: secondo La Repubblica si trattava di una figura di primo piano, tanto che alle sue esequie c&#8217;era anche la guida suprema della Rivoluzione Khamenei.<br />
Il quotidiano ricorda la serie di omicidi mirati e sabotaggi messi in atto in questi anni per fermare i test atomici. Interpellato ieri su un coinvolgimento israeliano nell&#8217;attentato alla base iraniana, il ministro alla difesa Barak ha replicato: &#8220;Certo, ce ne vorrebbero di più&#8221;.<br />
A sostenere la tesi dell&#8217;atto di sabotaggio compiuto dal Mossad è la rivista americana Time, le cui rivelazioni sono riprese anche dal <strong>Corriere della Sera</strong>: il pasdaran ucciso, Moghaddam, era considerato l&#8217;artefice dei programmi missilistici del regime, un settore in cui l&#8217;Iran ha investito molto, ricevendo tecnologia soprattutto da NordCorea e Russia. Le autorità iraniane hanno parlato di un incidente.<br />
<strong>Il Foglio</strong> si occupa del nucleare iraniano, ma scegliendo la chiave della contrapposizione tra la guida suprema Khamenei e il presidente Ahmadinejad: secondo il quotidiano, la lotta al vertice riguarderebbe anche la questione nucleare, visto che Khamenei vorrebbe togliere al Presidente ogni potere in questo settore, per assumerne il pieno controllo, facendo in modo che nessuno scienziato o militare coinvolto nel programma sia fedele al Presidente stesso. Secondo Il Foglio, peraltro, il Presidente sarebbe troppo debole nei confronti della Turchia, che di recente ha espresso aspre critiche sia nei confronti della Siria che dell&#8217;Iran. La Guida suprema Khamenei, in una lettera giunta in possesso dei servizi occidentali, ha espresso solidarietà al presidente siriano Assad, ha scritto che Siria e Iran &#8220;devono rafforzare la loro alleanza politica e militare&#8221; in chiave antiturca, &#8220;visti i tradimenti di Erdogan&#8221;.<br />
Ci si riferisce alla decisione turca di permettere l&#8217;installazione di un sistema radar della Nato in chiave anti-iraniana sul suo territorio: la Turchia, agli occhi degli Usa, è di nuove grande amico degli Usa nella zona, ma con un ruolo diverso, non considerandosi più il fidato satellite di Washington, ma una forte potenza regionale, politica, economica e militare, coinvolta nel processo di democratizzazione del Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Repubblica</strong> una cronaca dal Tribunale di Torino segnala la vicenda di una interprete di fede musulmana che, invitata dal Presidente del Tribunale a togliersi il velo, ha preferito abbandonare e lasciare l&#8217;incarico.<br />
Il Presidente della Corte spiega: &#8220;Non è una questione di integrazione, ho applicato la legge, che per le udienze pubbliche prevede che si stia in Aula a capo scoperto&#8221;, come prevede l&#8217;articolo 129 del codice di procedura civile. Il magistrato stesso ha chiesto anche che si esprima su vicende come questa, sulle regole da adottare, il Consiglio superiore della magistratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Corriere della Sera</strong> racconta la vicenda di un ex assessore al Commercio di Pavia accusato per voto di scambio dal &#8220;pool antimafia&#8221; di Milano, nell&#8217;ambito di un blitz anti-ndrangheta. Racconta il cronista che &#8220;l&#8217;innocua frase &#8216;adesso chiamo Luca Tronconi&#8217; è diventata nelle trascrizioni dell&#8217;accusa &#8220;rischiamo un po&#8217; troppo&#8221;. E la frase &#8220;ho contato i suoi voti&#8221; è diventata &#8220;ho comprato i suoi voti&#8221;. La difesa ha chiesto una nuova perizia sulla intercettazione, e alla fine &#8211; il 12 ottobre scorso &#8211; l&#8217;assoluzione dall&#8217;accusa di voto di scambio.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Stampa</strong> un dossier è dedicato alle &#8220;nuove rotte dell&#8217;immigrazione&#8221;. Un articolo di Paolo Mastrolilli si sofferma sui flussi &#8220;da sud a sud&#8221;, nel senso che i Paesi del Golfo, l&#8217;Australia e persino il Messico attraggono più lavoratori che Usa ed Europa. Nella pagina accanto una intervista al direttore per le comunicazioni della Organizzazione internazionale per le migrazioni, Jean Philippe Chauzy: &#8220;Gli immigrati non sono un peso ma una risorsa fondamentale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>Corriere della Sera</strong> si racconta il caso di un ragazzo ucciso da un militare, in Siria, per aver rifiutato di partecipare ad un corteo pro Assad insieme ad altri compagni. Secondo stime dell&#8217;Onu &#8211; ricorda l&#8217;articolo &#8211; sono 3500 le vittime della repressione siriana dall&#8217;inizio della repressione nel marzo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Uno sforzo straordinario per recuperare la fiducia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 11:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Incarico a Monti: crescita ed equità&#8221;. &#8220;L&#8217;economista accetta con riserva. Il presidente avverte che fino ad aprile l&#8217;Italia dovrà collocare 200 miliardi in titoli di Stato&#8221;. &#8220;Napolitano chiede &#8216;uno sforzo straordinario per recuperare la fiducia&#8217;&#8221;. L&#8217;editoriale, firmato dagli economisti Alesina e Giavazzi, è titolato: &#8220;Un&#8217;agenda possibile&#8221;. La Stampa: &#8220;Monti: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Incarico a Monti: crescita ed equità&#8221;. &#8220;L&#8217;economista accetta con riserva. Il presidente avverte che fino ad aprile l&#8217;Italia dovrà collocare 200 miliardi in titoli di Stato&#8221;. &#8220;Napolitano chiede &#8216;uno sforzo straordinario per recuperare la fiducia&#8217;&#8221;. L&#8217;editoriale, firmato dagli economisti Alesina e Giavazzi, è titolato: &#8220;Un&#8217;agenda possibile&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Monti: crescita ed equità, ce la faremo. Napolitano: nessun ribaltamento del voto. Videomesaggio d&#8217;addio di Berlusconi. Affidato al senatore a vita l&#8217;incarico di formare il governo, forse domani la lista dei ministri, c&#8217;è il problema della Giustizia. Alfano: solo tecnici&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Monti: L&#8217;Italia si riscatterà. Il neosenatore si prende 48 ore per la lista dei ministri: &#8216;Lavorare per la ripresa e l&#8217;equità sociale&#8217;&#8221;.<br />
&#8220;Napolitano gli dà l&#8217;incarico: basta faziosità, non è un ribaltone. L&#8217;addio di Berlusconi in tv&#8221;. E poi: &#8220;L&#8217;ex premier: &#8216;Sono stato generoso, mi hanno insultato&#8221;. A centro pagina il quotidiano scrive dei prossimi impegni del governo: &#8220;Manovra da 25 miliardi, la Ue benedice la svolta. Cura d&#8217;urto allo studio. Van Rompuy e Barroso: inizio incoraggiante&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Non è finita. Napolitano dà l&#8217;incarico a Monti, ma Berlusconi non abbandona la scena, e promette: &#8216;niente sconti&#8217;. Altro che Pdl, nei guai c&#8217;è Bersani: Pd diviso tra il sì al professore e i veti Cgil&#8221;. A centro pagina, foto dei &#8220;ragazzi del Pdl ieri hanno manifestato a favore del Cav a Palazzo Grazioli&#8221;. &#8220;Il popolo del Cav resiste: &#8216;I premier vanno eletti&#8221;. In prima pagina anche &#8220;l&#8217;articolo del lunedì&#8221; del sociologo Francesco Alberoni, titolato: &#8220;Quando il carisma non basta più&#8221;. Alberoni scrive che Berlusconi ha interpretato vere istanze sociali&#8221;, ma &#8220;non si è dedicato ad organizzare il partito&#8221;; ha &#8220;dimostrato astuzia politica, fantasia e una strardinaria forza di trascinamento anche in situazioni difficili&#8221;, ma &#8220;si è circondato di persone troppo ossequiente e, pensando di essere infallibile, ha fatto molti errori&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Fatto quotidiano</strong> (in edizione straordinaria, oggi): &#8220;Terrore default. Monti conviene a tutti. Napolitano incarica il neosenatore. &#8216;Ad aprile scadono 200 miliardi di titoli, è l&#8217;uomo giusto per uno sforzo straordinario. Il nuovo premier avrà una larga maggioranza. Per i partiti è il parafulmine&#8221;. A centro pagina: &#8220;B. vuole alla Giustizia un ministro fidato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Monti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Il Corriere della Sera</strong> il testo del discorso di ieri sera del Presidente Napolitano, al termine delle consultazioni, e un articolo del quirinalista Marzio Breda, che si sofferma subito sulle parole del Capo dello Stato sui bond italiani in scadenza da qui ad aprile: quasi duecento miliardi di Buoni del tesoro, e bisognerà rinnovarli e collocarli sul mercato&#8221;, ha detto il Presidente. &#8220;Altro che &#8216;partita aperta e subito chiusa&#8217;, addirittura con l&#8217;insediamento ipotizzato entro la giornata di lunedì, secondo i troppo euforici azzardi di qualcuno. Il varo dell&#8217;esecutivo di Mario Monti, che ha accettato ieri sera &#8216;con riserva&#8217; l&#8217;incarico, entra adesso nel suo passaggio più critico, quello degli ultimi negoziati, affidati al premier incaricato&#8221;. Quanto a Napolitano, ha voluto chiarire che &#8220;non ci sarà alcun ribaltamento del risultato delle elezioni del 2008, né di venire meno all&#8217;impegno di rinnovare la nostra democrazia dell&#8217;alternanza attraverso una libera competizione elettorale per la guida del governo&#8221;, &#8220;il confronto a tutto campo tra i diversi schieramenti riprenderà &#8211; senza che sia stata oscurata o confusa alcuna identità &#8211; appena la parola tornerà ai cittadini per l&#8217;elezione di un nuovo Parlamento&#8221;. Si tratta di dare vita a un governo in grado di unire &#8220;forze politiche diverse in uno sforzo straordinario&#8221;, e finita questa parentesi la parola tornerà agli elettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ezio Mauro scrive sulla prima pagina de <strong>La Repubblica</strong> (&#8220;Il governo del Presidente&#8221;) che quello Monti è un &#8220;governo del Presidente&#8221;, che nasce &#8220;nel pieno rispetto del Parlamento e dei partiti&#8221;. I due principali partiti danno il via libera al presidente del Consiglio incaricato, anche se &#8220;con strategie opposte e sentimenti politici divaricati&#8221;. Il Pd chiedeva da tempo un &#8220;governo di salvezza nazionale, e oggi lo privilegia rispetto agli interessi contingenti di partito&#8221;; Il Pdl &#8220;ha chiesto per giorni e giorni il voto come l&#8217;ultima ordalia salvifica e ripatatrice di un berlusconismo morente&#8221;, e oggi appoggia Monti &#8220;per il timore che il no significhi no all&#8217;unica chance concessa dal contesto internazionale alla salvezza dell&#8217;Italia&#8221;. Il Pdl è &#8220;diviso radicalmente tra un&#8217;ala moderata e governativa&#8221; e una &#8220;radicale che chiede le elezioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Il Foglio</strong> Giuliano Ferrara scrive: &#8220;Io sono fatalmente colpito dalla facilità, anzi dal facilismo, dalla disinvoltura, dall’inconsapevolezza persino, con cui tendiamo a mettere tra parentesi, a considerare una questione di principio buona per discussioni accademiche, il problema della sospensione della democrazia fondata sull’autogoverno. A parte i soliti amici Panebianco e Ostellino, sui giornali, e qualche voce isolata nella politica senza virgolette e nella cultura, tutti gli altri sono già lì che strologano: ce la farà, e con quali maggioranze riformatrici, e con quali rapporti di forza, e durando quanto tempo, e con quale ruolo per Berlusconi e per Bersani, e per tutti gli altri ambiziosi pretendenti, ce la farà il professore senatore a sistemare le questioni economico-finanziarie e politiche di questo paese? E lo spread, che farà? E le pensioni, si toccano? E’ già clamorosamente in secondo piano, ma non per noi, non per me, il fatto che tutte queste cose saranno decise in modo oligarchico e non democratico, con la messa in mora della majority rule, la regola della maggioranza, tenendo a casa venticinque milioni di italiani titolari del diritto elettorale di decidere chi deve risolverle, queste cose&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pd </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per<strong> La Repubblica</strong> la disponibilità del Pd c&#8217;è tutta, come ha confermato il segretario Bersani in occasione delle consultazioni al Quirinale: &#8220;C&#8217;è il nostro impegno per un governo di transizione che sia totalmente nuovo e con una forte caratura tecnica&#8221;, ha detto. Ma è il programma &#8211; sottolina il quotidiano &#8211; a costituire lo scoglio per i Democratici. Il vicesegretario Enrico Letta insiste perché il criterio ispiratore sia quello dell&#8217;equità, il Pd chiede anche il cambiamento della legge elettorale, e mostra di condividere l&#8217;impulso alle liberalizzazioni. Di Pietro ha chiesto che il governo Monti sia a tempo, Casini ritiene impensabile un governo con la data di scadenza. Ancora parole di Enrico Letta: &#8220;Monti sarà una sorpresa per tutti. Ritengono che sia il liberista bocconiano: è il miglior interprete della economia sociale di mercato&#8221;. Il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini, intervistato dal <strong>Corriere</strong>, dice che non esistono alternative alla nascita di &#8220;un nuovo governo con una larga base parlamentare&#8221;: un governo che affronti l&#8217;emergenza, composto da personalità competenti, &#8220;ma al di fuori delle appartenenze politiche, poiché sarebbe difficile immaginare esponenti del Pd e del Pdl insieme nello stesso governo&#8221;, non lo capirebbero né gli elettori del centrodestra, né quelli del centrosinistra. Compiti di questo governo: risanamento economico, riforma del sistema istituzionale, riforma elettorale (che ci sia o no il referendum), superamento del bicameralismo e riduzione dei parlamentari, cambiamento dei regolamenti parlamentari &#8220;il cui snellimento permetterà al potere esecutivo e legislativo di funzionare in maniera efficace&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pdl</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>Il Giornale</strong> &#8220;Silvio non farà sconti al governo del Presidente&#8221;, e sarebbe pronto a farlo &#8220;ballare&#8221;: spiega il quotidiano che l&#8217;appoggio del Pdl è vincolato alla realizzazione degli impegni presi con l&#8217;Ue, ma per il resto si terrà le mani libere, anche perché al Senato il centrodestra ha ancora saldamente la maggioranza.<br />
Secondo <strong>Il Corriere della Sera</strong> il segretario Pdl Alfano avrebbe posto dei &#8220;paletti&#8221;: sì soltanto a tecnici non ostili a noi. La scelta, per Alfano, dovrebbe cadere su personalità che abbiano dato &#8220;prova di sensibilità istituzionale e culturale di equilibrio&#8221;, escludendo chi ha fatto del proprio impegno &#8220;una pura militanza antigovernativa&#8221;. Alludendo al possibile Guardasigilli, Alfano si augura che sia &#8220;equilibrato e di buonsenso&#8221;, e lo sarà, perché se non lo condivideremo non daremo la fiducia.<br />
Su <strong>La Stampa</strong> intervista all&#8217;ex ministro Giancarlo Galan, che dice che non perdonerà Tremonti: &#8220;Giulio non era dei nostri, ci ha trascinati nel baratro&#8221;.<br />
Critiche a Tremonti anche dal ministro uscente allo Sviluppo Paolo Romani, intervistato da <strong>La Repubblica</strong>: ricorda che erano state trovate 100 misure per lo sviluppo per fare un decreto, ma &#8220;l&#8217;istinto di conservazione di Tremonti, l&#8217;ossessione di privilegiare sempre la stabilità, alla fine ci ha fermati&#8221;. Denuncia la chiusura di Tremonti e della tecnostruttura del ministero dell&#8217;economia: &#8220;Non dicevano mai &#8216;questo non si può fare, anzi&#8217;&#8221;. Ci davano appuntamento a via XX settembre ma, prima di aver discusso la cosa tra di noi, avevano già invitato le parti sociali. Ovviamente non si andava da nessuna parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La decisione della Lega Araba di sospendere la Siria per i crimini commessi in questi mesi ha scatenato la reazione dei fedeli al regime di Assad: migliaia di sostenitori sono scesi in piazza e sabato sera le bande dei miliziani avevano dato l&#8217;assalto alle sedi diplomatiche di Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Francia. &#8220;Assad scatena la piazza ma è sempre più isolato nel mondo arabo&#8221;, titola <strong>Il Corriere</strong>, spiegando che sono state attaccate le ambasciate del Qatar&#8221;. La Turchia si è appellata alla comunità internazionale perché reagisca &#8220;con una sola voce alle brutalità di Assad&#8221;. I ministri degli esteri della Lega Araba si riuniranno per affrontare il caso siriano il Marocco il 16 novembre, ovvero il giorno in cui dovrebbe scattare la sospensione da questa Istituzione, con sanzioni. Il segretario generale Onu Ban Ki.Moon ha elogiato la decisione della Lega Araba, definendola &#8220;forte e coraggiosa&#8221;. E <strong>La Repubblica</strong> sottolinea il grande significato della scelta della Lega Araba, anche perché è stata presa a larga maggioranza, e soltanto lo Yemen e il Libano hanno votato contro. Il segretario generale della Lega Araba ha annunciato che si sta pensando ad un &#8220;meccanismo per la protezione dei civili&#8221;, alludendo anche &#8211; forse &#8211; ad una possibile richiesta di pronunciamento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.<br />
Restiamo al <strong>Corriere della Sera</strong> per un articolo su come l&#8217;America ha deciso di ridisegnare la sua strategia in Asia. Lo fa con un patto di libero scambio con i Paesi latino-americani (Cile e Perù), Australia, Vietnam, Singapore e Malesia: l&#8217;input parte dal vertice dell&#8217;Apec (Asia-Pacific-Economic Cooperation), di cui fanno parte anche Russia e Cina. Ma il patto di libero scambio non comprende Cina e Giappone: Washington &#8211; spiega il Corriere &#8211; ora non solo contrasta l&#8217;espansionismo cinese in estremo oriente promettendo agli alleati il rafforzamento del suo dispositivo militare nell&#8217;area, ma cerca per la prima volta di reagire allo sbarco di Pechino in America Latina. Pechino non l&#8217;ha presa bene, i suo funzionari si sono lamentati per non essere stati invitati.<br />
<strong>La Repubblica</strong> e <strong>La Stampa</strong> raccontano come le donne iraniane abbiano perduto un&#8217;altra &#8216;piccola libertà segreta&#8217;, quella di sciare da sole. Un avviso delle autorità appeso alle cabine delle sciovie spiega che nessuna potrà avvicinarsi alle piste se non accompagnata da un &#8216;ghayem&#8217;, cioè una &#8216;guardia&#8217; o custode, che potrebbe essere rappresentato da un fratello, un padre o un altro parente maschio. Spiega <strong>La Repubblica</strong> che la novità è stata criticata da un sito vicino ai conservatori, Tabnak, che ha denunciato come questa misura dia un&#8217;immagine &#8216;buia&#8217; dell&#8217;Iran, privando metà della popolazione dei diritti civili.</p>
<p style="text-align: justify;">da LA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Governo sempre più in bilico. Il premier: ho i numeri</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 10:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Governo sempre più in bilico. Anche la Carlucci va dal Pdl all&#8217;Udc. Vertice nella notte. Il Pd verso una mozione di sfiducia. Maroni: maggioranza finita, basta accanirsi. Il premier: ho i numeri&#8221;. In prima pagina anche le notizie sul maltempo: &#8220;Crolla un ponte, ansia per il Po. Un morto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture<br />
</strong><br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Governo sempre più in bilico. Anche la Carlucci va dal Pdl all&#8217;Udc. Vertice nella notte. Il Pd verso una mozione di sfiducia. Maroni: maggioranza finita, basta accanirsi. Il premier: ho i numeri&#8221;. In prima pagina anche le notizie sul maltempo: &#8220;Crolla un ponte, ansia per il Po. Un morto e due dispersi al sud&#8221;. &#8220;Il sindaco di Genova: soffrirò sempre per le vittime, ma non lascio. Fiumi in piena, famiglie evacuate&#8221;. L&#8217;editoriale, firmato da Angelo Panebianco, è titolato: &#8220;Tutte le spine dell&#8217;emergenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Maroni: inutile accanirsi, è finita. La Lega verso il &#8216;rompete le righe&#8217;&#8221;. &#8220;&#8216;La maggioranza non c&#8217;è più&#8217;. Berlusconi resiste: ho i numeri, vado avanti&#8221;. E ancora: &#8220;Continua la fuga dal Pdl, se ne va anche la Carlucci. Bersani: sì alla mozione di sfiducia&#8221;.<br />
A centro pagina, con foto della piena della Dora Baltea, in Piemonte, le notizie sulla &#8220;paura per il Po in piena, Torino assediata. Maltempo anche al sud, un morto a Napoli&#8221;. In prima anche richiami alla situazione economica europea ed italiana. Parla il ministro degli esteri francese Juppé e &#8220;rilancia l&#8217;allarme&#8221;: &#8220;L&#8217;Italia ha un problema di credibilità. Bisognerà assicurarsi che le riforme siano fatte&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Maroni: la maggioranza non c&#8217;è. &#8216;Inutile accanirsi&#8217;. Ma Berlusconi non molla: &#8216;Abbiamo i numeri&#8217;&#8221;. E poi: &#8220;Anche la Carlucci lascia il Pdl. L&#8217;opposizione: pronti alla sfiducia&#8221;. Infine: &#8220;In Grecia via libera a un governo di unità nazionale&#8221;. In prima pagina, con foto, anche l&#8217;allerta notturna per la &#8220;grande piena del Po, tra timore e curiosità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Braccio di ferro Pdl-Dc&#8221;, titola <strong>Il Giornale</strong>. &#8220;La Carlucci lascia per seguire Casini, ma dall&#8217;Udc pronti a passare con la maggioranza 4 deputati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Italia </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sulle pagine della politica del <strong>Corriere della Sera</strong> si dà conto delle parole del Ministro Maroni, ieri ospite della trasmissione &#8220;Che tempo che fa&#8221;. &#8220;Non siamo disponibili a maggioranze diverse da quelle uscite dalle urne. Le alleanze si fanno prima, altrimenti sarebbe stravolgere le regole. Se il governo cade, si va a votare. Viste le ultime notizie mi sembra che la maggioranza non ci sia più: è inutile accanirsi. Una nuove legge elettorale si può fare in tre settimane, a me piaceva molto il Mattarellum&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un retroscena de <strong>La Repubblica</strong> informa che &#8220;se il pressing del gruppo dirigente del Pdl sortirà il suo effetto, oggi stesso Berlusconi salirà al Colle per rassegnare le dimissioni&#8221;. Ma, aggiunge il quotidiano, &#8220;l&#8217;epilogo non è scritto&#8221;, perché &#8220;il Cavaliere, ancora a tarda notte, puntava i piedi, minacciando persino una grande manifestazione a Roma contro i &#8216;ribaltonisti&#8217;&#8221;. Per rimanere al suo posto, e andare ad elezioni a gennaio, Berlusconi &#8220;è pronto a tutto, persino ad avanzare una offerta spericolata al capo dello Stato. &#8216;Se ci dà le elezioni noi possiamo garantirgli un secondo mandato al Quirinale nel 2013&#8242;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>il Corriere della Sera</strong> dopo il vertice a notte fonda (con Alfano e Letta), il Cavaliere avrebbe oggi tre ipotesi sul tavolo: affrontare l&#8217;Aula col rischio di veder certificata la dissoluzione della maggioranza, anticipare i tempi e salire al Quirinale, oppure chiedere al Parlamento di approvare le misure anticrisi, promettendo però che una volta varato il pacchetto il premier andrà al Colle per dimettersi.<br />
Una intera pagina del quotidiano milanese è dedicata alle &#8220;ipotesi&#8221; e agli &#8220;scenari&#8221; possibili: una nuova legge elettorale e un governo Monti; un governo con centrodestra con l&#8217;Udc, e senza Berlusconi. Le elezioni nel 2012, a fine gennaio. Un governo di unità nazionale con Pd e Udc. L&#8217;ultima ipotesi in termini di probabilità è: &#8220;Il premier la spunta ancora&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Giuliano Ferrara, oggi su <strong>Il Foglio</strong>, &#8220;qualunque governo comunque truccato oggi è in perdita per il paese e per l’Italia varia che in Berlusconi si è riconosciuta per così tanti anni. Subiremo un governo Letta, che è persona seria e responsabile, un governo Alfano, soluzione acerba ma possibile, e perfino un esecutivo di compromesso con i democristiani e la loro inesauribile capacità di interpretare il paese peggiore, quello che ama scomporre e ricomporre, come dice Pomicino, per fare bignè sempre saporiti, e qualche ulteriore debituccio o qualche patrimoniale che scarica i debitucci su chi ha lavorato e si è comprato una casa, o altre demagogicherie fantastilioniche, ma subiremo tutte queste belle cose nella più totale disillusione, come sentimento del tempo e programma pubblicistico e civile (a parte il resto). Un cretino col botto, nel paese dei ristoranti pieni e di milioni di bottiglie scolate, ha anche ipotizzato un governo Monti, anche lui una persona seria, con zio Letta (Gianni) e nipote Letta (Enrico) vicepresidenti. Tutto è possibile nel pianeta delle scimmie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Berlusconi deciderà di dare ancora una volta battaglia con una sua lista personale, pare che sia nelle sue corde, e di lanciare il Pdl sulla via di un’autonomia politica e di una candidatura alla leadership affidata a qualcuno accettato dalla maggioranza, tenendosi stretta la Lega e allargando per quanto possibile lo schieramento contrario alla restaurazione, vedremo che cosa fare. Le elezioni sotto la neve, però, sono una soluzione difficile, essendo critica e complicata per tutti, e chissà. La voce tonante del Cav. forse le renderebbe improcrastinabili vista la regola antiribaltonica e antipasticci iscritta nel dna del maggioritario e della legge elettorale, e molti altri fattori tranne le convenienze di lobby assai potenti, le consigliano. In quel caso c’è un solo vero problema: la candidatura – ha ragione Lodovico Festa – di un ministro dell’Economia coi fiocchi. Il recupero di terreno con la borghesia del nord, con gli imprenditori e investitori e risparmiatori, intorno a un nome significativo, sarebbero probabilmente di immenso rilievo, vista la totale impresentabilità dell’opposizione, e del suo cartello dei no, dei ni, e dei forse.</p>
<p style="text-align: justify;">Angelo Panebianco firma l&#8217;editoriale sul <strong>Corriere della Sera</strong>. Secondo Panebianco &#8220;occorrerebbe un governo capace di attuare in breve tempo le riforme pro crescita che l&#8217;Europa (con la famosa lettera della Bce) ci ha chiesto di fare, un governo capace di allentare la pressione dei mercati, di portarci fuori dalla attuale condizione di emergenza, di mettere in sicurezza i conti e rilanciare lo sviluppo. Un governo fatto da chi? E con quale sostegno parlamentare? Un governo fatto da chi ci sta, da chi è disposto a impegnarsi nella politica impopolare (molto impopolare, si pensi al tema pensioni) necessaria per il superamento dell&#8217;emergenza. Un governo siffatto, per essere credibile, dovrebbe godere di ampio sostegno parlamentare&#8221;, e alcuni partiti (Pd e Lega) dovrebbero rinunciare alla difesa di alcune loro posizioni. Spiega Panebianco che un simile governo oggi è &#8220;possibile&#8221; ma non &#8220;probabile&#8221;, perché di fronte alla strada &#8220;ideale&#8221; c&#8217;è la competzione politica tra le diverse opzioni, e le diverse convenienze. L&#8217;ultima questione sulla strada è quella del referendum: se la Corte Costituzionale darà il via libera al quesito referendario sulla legge elettorale, il referendum si voterà in primavera. Sempre che non ci siano elezioni anticipate.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le ultime defezioni da registrare dal Pdl, Gabriella Carlucci, iscritta a Forza Italia fin dal 1994, come ricorda il Corriere della Sera. Ha deciso di passare all&#8217;Udc e al quotidiano dice: &#8220;A Silvio non l&#8217;ho detto: gli voglio bene&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <strong>La Stampa</strong> l&#8217;opposizione va verso la mozione di sfiducia. La prima prova sarà domani, dopo il voto alla Camera sul Rendiconto. Dopodiché, taglia corto il capogruppo Pd Franceschini, anche se passerà il Rendiconto &#8220;presenteremo una mozione di sfiducia&#8221;. E domani è previsto anche un incontro del segretario Bersani con i Radicali, per discutere dell&#8217;atteggiamento che terranno alla Camera e al Senato sui prossimi voti cruciali. Secondo il quotidiano, Pd, Idv e Terzo Polo stanno pensando di far astenere martedì sera tutti i loro 300 deputati al voto sul Rendiconto, per consentire anche ai transfughi del Pdl di sganciarsi, con una loro eventuale astensione. Ne verrebbe fuori un quadro di una maggioranza di astensionisti, che supererebbe la somma dei voti residui di Pdl e Lega.<br />
Intanto ieri all&#8217;Eur a Roma, scrive <strong>il Corriere della Sera</strong>, l&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno Pdl Pisanu partecipava ad una convention del Terzo Polo. Titola il Corriere: &#8220;E Pisanu fa la star del Terzo Polo. Fini lo elogia: sei già con noi&#8221;.<br />
Pisanu ha consegnato a Fini e Casini uno studio commissionato dalle Acli sul voto cattolico, e lo ha presentato così: &#8220;C&#8217;è una fuga massiccia di voti cattolici, sia dal Pdl che dal Pd. I voti in fuga si rifugiano in piccola parte nell&#8217;Udc, ma in gran parte nel non voto. Solo una piccola minoranza chiede la nascita di un nuovo partito dei cattolici. I cattolici sono stanchi del centrodestra, del centrosinistra e del bipolarismo selvaggio&#8221;.<br />
Pisanu chiede da tempo un governo di larghe intese, come ricorda <strong>La Repubblica</strong>. E al Terzo Polo dice: &#8220;Siete sulla strada giusta. Non parlo a nome dei malpancisti. Ho male di testa e di cuore per la situazione del Paese&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scrive il corrispondente da New York de <strong>La Stampa</strong> che le minacce di Israele di un possibile attacco all&#8217;Iran e l&#8217;appello di Parigi a &#8220;fare il possibile per evitarlo&#8221; segnano l&#8217;inizio dell&#8217;offensiva diplomatica euro-americana tesa ad ottenere dal Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu l&#8217;approvazione di sanzioni più dure contro il programma nucleare iraniano.<br />
Tutto ruota attorno alla data del 9 novembre, quando l&#8217;agenzia atomica Aiea pubblicherà il nuovo rapporto sul  nucleare iraniano. Secondo indiscrezioni conterrebbe l&#8217;accusa all&#8217;Iran di aver creato nella base di Parchin una struttura per simulare esplosioni nucleari. Al Palazzo di Vetro, Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania stanno definendo il testo di risoluzione delle nuove sanzioni. Contrari Cina e Russia, sostenuti a Brasile, India e Sudafrica. Secondo il quotidiano, è per scongiurare lo stallo al Palazzo di Vetro che i presidenti Obama e Sarkozy hanno concordato a Cannes una strategia che punta a presentare la scelta delle sanzioni in alternativa alla minaccia di un attacco militare da parte di Gerusalemme.<br />
Su <strong>Il Giornale</strong> si sottolinea che la Francia teme che un intervento militare causi &#8220;totale destabilizzazione&#8221;, come ha detto il ministro degli esteri Juppé.<br />
Anche su <strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Israele, è pronto l&#8217;attacco all&#8217;Iran. Usa e Francia: &#8216;Opzione militare sempre più probabile&#8217;&#8221;. La considerazione da cui parte il quotidiano è che se il premio nobel per la pace e capo dello Stato Peres ribadisce che un eventuale intervento militare di Israele si avvicina, anzi, è &#8220;sempre più probabile&#8221;, come ha detto, significa che davvero i motori a reazione dei caccia-bombardieri israeliani stanno per essere accesi nelle basi del deserto del Negev.<br />
Convinto all&#8217;opzione militare è il premier Netanyahu, sostenuto dai ministri Barak e Lieberman. Fino a giovedì non aveva però la maggioranza dei voti nel governo per il via libera all&#8217;operazione.<br />
Ma negli ultimi giorni sarebbe stata raggiunta la compattezza tra i membri del governo<br />
Ieri il<strong> Sunday Times</strong> ha fornito anticipazioni su un libro scritto da un ex Navy Seal che ha partecipato alla cattura e uccisione di Bin Laden. Ne parlano <strong>La Repubblica</strong> e <strong>La Stampa.</strong> Novanta secondi dopo l&#8217;inizio del raid, Osama Bin Laden era già morto, ucciso da due singoli proiettili sparati con precisione e freddezza dai commandos americani. I Navy Seal aprirorno il fuoco solo perché il capo di Al Qaeda stava per impugnare il suo Kalashnikov. Altrimenti lo avrebbero preso vivo.<br />
Tutti i particolari del blitz, compreso il guasto all&#8217;elicottero, la calata con funi sul tetto, senza incontrare resistenza, da parte di guardie di Bin Laden.<br />
<strong>Il Giornale</strong> si occupa di Siria, tentando di spiegare, con una analisi di Dan Vittorio Segre, &#8220;perché Assad non può cadere&#8221;. Dove si ricorda che la minoranza alauita che detiene il potere ha stretto di fatto una alleanza con le altre minoranze (curdi, drusi, cristiani e armeni ortodossi, sciiti) per impedire che la rivolta venga presa in mano dai musulmani sunniti e tramite loro dai Fratelli musulmani, già sterminati dal padre di Assad nel 1982 ad Homs. Il timore comune verso i musulmani sunniti, la volontà di conservare i privilegi comunitari (libertà di culto per i cristiani, libertà di lingua e cultura per i curdi) spingono queste minoranze a preferire un regime &#8220;autoritario laico&#8221;. Il regime dispone quindi di una base di sostegno più larga di quel che appare sui media, per cui difficilmente Assad fermerà la repressione. E sperare che la piccola armata di disertori appoggiata dalla Turchia possa attirare nuove regole è improbabile, dato che fra i disertori non ci sono molti alauiti, ovvero la minoranza che peraltro controlla le Forze Armate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inserto R2 de<strong> La Repubblica</strong> è dedicato al &#8220;countdown di Obama&#8221;. Tra un anno gli Usa tornano alle urne per la Casa Bianca, Barack ha solo 365 giorni per risalire nei sondaggi. Se ne occupano Vittorio Zucconi e Federico Rampini. Quest&#8217;ultimo dedica attenzione ai numeri dell&#8217;economia, poiché è su questo settore che Obama dovrà convincere.<br />
Restiamo a questo quotidiano per segnalare dalla sezione &#8220;Le guide&#8221; l&#8217;appuntamento annuale, a Trento, dell&#8217;Internet Governance Forum, che inizia il 10 novembre. Con attenzione alla &#8220;webdemocrazia&#8221;, la diffusione degli strumenti online messi a disposizione da governi e amministrazione allargato alla partecipazione e gestione della cosa pubblica; alla proposta di abbattimento del digital divide, che inserisca in Costituzione, come diritto, l&#8217;accesso in rete; all&#8217;atteggiamento, rispetto alla rete, delle confessioni religiose e delle comunità di fedeli.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>A Cannes a mani (quasi) vuote</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 11:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Sole 24 Ore: &#8220;Misure anticrisi, solo un minipiano. Non ci sono pensioni e mercato del lavoro. La maggioranza perde pezzi. Salta il decreto, approvato un maxiemendamento. Sì a dimissioni e liberalizzazioni&#8221;. Di spalla: &#8220;Napolitano frena il decreto e chiama le opposizioni. Convocati al Quirinale anche Tremonti e Alfano. Dubbi per i contenuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Misure anticrisi, solo un minipiano. Non ci sono pensioni e mercato del lavoro. La maggioranza perde pezzi. Salta il decreto, approvato un maxiemendamento. Sì a dimissioni e liberalizzazioni&#8221;. Di spalla: &#8220;Napolitano frena il decreto e chiama le opposizioni. Convocati al Quirinale anche Tremonti e Alfano. Dubbi per i contenuti del Dl: servono misure che uniscono&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Niente decreto, governo in agonia.Drammatico Cdm notturno, solo un maxiemendamento per le misure anticrisi. Cade l&#8217;ipotesi di un prelievo forzoso,dell&#8217;Ici e della patrimoniale. Napolitano consulta i partiti&#8221;. E poi: &#8220;Lettera di 6 deputati Pdl a Berlusconi: maggioranza più larga o devi lasciare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Il Foglio</strong> un editoriale del direttore è titolato &#8220;Fucilate il soldato Cav&#8221;, dove di parla di &#8220;minacciosa agonia negoziale del berlusconismo&#8221;, visto che il premier viene descritto come &#8220;sotto assedio a Palazzo Chigi&#8221;; Berlusconi era pronto &#8211; ieri sera &#8211; a fare un decreto cui è contrario il ministro Tremonti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Lite nel governo, misure senza decreto. Tensione con Tremonti. L&#8217;ira di Calderoli. &#8216;Serviva una terapia d&#8217;urto&#8217;. Liberalizzazioni e dismissioni, incentivi ai giovani, mobilità degli statali&#8221;. &#8220;Le obiezioni di Napolitano all&#8217;ipotesi di un provvedimento di urgenza. Incontri al Quirinale con il Pd e il Terzo Polo&#8221;. A centro pagina il quotidiano offre un colloquio con il governatore della Banca d&#8217;Italia, Visco: &#8220;&#8216;E&#8217; il momento più duro, ma tanti punti di forza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;I dati che ci nascondono. La situazione è seria e le riforme vanno fatte subito, ma non bisogna cadere nella trappola di chi evoca catastrofi per arrivare a governi tecnici. Le cifre vere raccontano un&#8217;altra storia&#8221;. L&#8217;editoriale del direttore cita il rapporto dell&#8217;ufficio studi della Banca d&#8217;Italia sul debito pubblico italiano, dove si dice che&#8221;non c&#8217;è pericolo di default anche sei i tassi arrivassero all&#8217;otto per cento e la crescita a zero&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Misure anticrisi, avanti a fatica. Sì a liberalizzazione delle professioni e vendita di edifici pubblici. Esclusi prelievi sui conti correnti. Nuova lite Berlusconi-Tremonti&#8221;. A centro pagina, con foto del &#8220;prevertice&#8221; di ieri tra Merkel e Sarkozy: &#8220;Ultimatum alla Grecia: fondi Ue a rischio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Governo </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato un maxiemendamento alla legge di Stabilità per varare le misure anticrisi. Secondo<strong> Il Sole 24 Ore</strong> in un secondo tempo potrebbero arrivare un decreto e un disegno di legge. Il testo del maxiemendamento non è stato ancora definito nei dettagli, ma secondo il quotidiano punterebbe su dismissioni degli immobili, liberalizzazioni, una leva fiscale per favorire gli investimenti in infrastrutture, norme sul trasporto locale, e sul pubblico impiego. Mancherebbero invece provvedimenti sulle pensioni e sul mercato del lavoro. In prima pagina, l&#8217;editoriale a firma di Guido Gentili è più che esplicito: &#8220;A Cannes a mani (quasi) vuote&#8221;. Dove si sottolinea che Berlusconi avrebbe dovuto presentare agli occhi del mondo e dei mercati finanziari non più una missiva ma un testo di legge: quello che, recependo gli impegni presi in Europa, ne fissa per legge un calendario operativo. &#8220;Avrebbe dovuto, ma non ce l&#8217;ha fatta&#8221;. Pressato dal Quirinale, preoccupato del progressivo scivolamento dell&#8217;Italia verso un orizzonte &#8216;alla greca&#8217;, sollecitato da tutte le forze sociali, stretto in una maggioranza dove si allargano i distinguo (a partire da quello, pesantissimo, del ministro dell&#8217;economia Tremonti) e le defezioni dei parlamentari del Pdl, in grave ritardo sulla tabella di marcia immaginata dopo la lettera della Bce del 4 agosto, i margini di manovra del premier sono in via di esaurimento.<br />
Anche l&#8217;analista politico del quotidiano di Confindustria, Folli, sottolinea che manca una maggioranza Pdl-Lega in grado di sostenere il governo: &#8220;Se quel gruppo di una dozzina di deputati pronti a lasciare la coalizione fa sul serio, se non è il solito gioco per rendersi interessanti agli occhi di Berlusconi, la maggioranza alla Camera è di fatto saltata&#8221;.<br />
<strong><br />
Quirinale e opposizioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il Quirinale? Secondo <strong>La Repubblica</strong> il Colle &#8220;non vuole forzature&#8221;, ma si prepara al dopo Silvio, spunta il &#8220;governo del Presidente&#8221;. Tanto Bersani che Casini hanno chiesto che in un nuovo esecutivo ci siano anche i leader, ma naturalmente la precondizione è che Berlusconi lasci. Su molti quotidiani oggi il nome che torna più spesso per un governo di transizione è quello di Mario Monti.<br />
<strong>Il Sole 24 Ore</strong>, ricordando che ieri tanto Democratici che Terzo Polo sono saliti al Quirinale, sintetizza così il loro atteggiamento: &#8220;sì alle misure solo se va via il premier&#8221;. E spiega che le opposizioni sarebbero pronte a concorrere alla formazione di un governo di transizione, ma non offrono alcuna disponibilità a sostenere provvedimenti varati da questo governo. Il quotidiano sottolinea che Massimo D&#8217;Alema si è spinto ad ipotizzare il sostegno ad un esecutivo serio di larghe intese, &#8220;con una guida credibile e anche con il Pdl&#8221;.<br />
Il quirinalista del <strong>Corriere</strong> Marzio Breda parla anche lui della possibilità del varo di un governo di emergenza nazionale, &#8220;magari pure con dentro il Pdl, ma guidato da un tecnico che &#8211; per la sua personalità &#8211; goda di un elevanti standing sul piano internazionale&#8221; (e anche qui torna il nome di Mario Monti). Ma d&#8217;altra parte sottolinea il punto politico che il Quirinale dovrà sciogliere: nell&#8217;ipotesi di una caduta dell&#8217;Esecutivo, le opposizioni euforicamente unite oggi sapranno domani approvare con la stessa coesione le misure imposte dalla crisi? Davvero i vari Di Pietro o Vendola, o le altre anime inquiete del Pd, già esplicitamente malmostosi verso il &#8220;governo tecnocratico che piace all&#8217;Europa&#8221;; appoggeranno un governo di transizione che metta in cantiere il severo pacchetto di interventi che Ue e Bce ci hanno intimato di prendere fin dallo scorso agosto?<br />
<strong><br />
Fronda Pdl</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> oggi apre con il titolo: &#8220;La notte dei traditori. Lettera anti-premier dei dissidenti Pdl. I frondisti si agitano, ma le consultazioni del Copolle per un esecutivo tecnico vanno a vuoto. Unica alternativa al voto subito&#8221;.<br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong> pubblica la lettera firmata da Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giustina Destro, Favio Gava, Giancarlo Pittelli e Giorgio Stracquadanio. La lettera chiede al premier di farsi promotore di una nuova fase politica e di un nuovo governo, visto che quello attuale non riesce a governare. &#8220;In quel caso, e solo in quel caso noi la sosterremo con la determinazione e l&#8217;abnegazione di sempre&#8221;. Per il quotidiano quelli che sono considerati gli &#8220;ex falchi&#8221; come Stracquadanio e Bertolini vanno verso la formazione di un gruppo autonomo insieme a Roberto Antonione.<br />
Anche <strong>La Repubblica</strong> si occupa degli &#8220;scontenti&#8221; e sintetizza così il loro messaggio al premier: &#8220;Così non va, serve un nuovo governo&#8221;. Si sono riuniti ieri all&#8217;Hotel Hassler. La Repubblica nota che del gruppo fanno parte due scajoliani (Russo e Orsini) che però all&#8217;ultimo momento si sono defilati.<br />
<strong>Libero</strong> scrive: &#8220;Dodici in fuga: la maggioranza trasballa. Altri azzurri seguono l&#8217;ormai ex Antonione e preparano le valigie&#8221;. Antonione parla con il quotidiano diretto da Belpietro e spiega: &#8220;Mi stupisco che ci si accusi di ribaltone. Noi chiediamo solo la condivisione delle riforme per uscire da questa crisi&#8221;.<br />
<strong><br />
Grecia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intanto oggi a Cannes inizia il vertice del G20 e -secondo <strong>La Repubblica</strong>- Eurolandia &#8220;minaccia Atene&#8221;: &#8216;Mantenga gli impegni o fuori dalla moneta unica&#8217;&#8221;. Dove si legge che il premier greco Papandreu, &#8220;accolto con malumore dai partner europei&#8221;, ha confermato il referendum, precisando anche la data in cui si terrà: il 4 dicembre. Secondo <strong>La Stampa</strong> i cittadini greci saranno chiamati a dire la loro sul piano negoziato dalla Grecia con l&#8217;Ue per salvare il Paese dal default. Precisano fonti vicine a Papandreu: &#8220;spiegheremo al popolo i vantaggi di questa intesa, il fatto che ci sarà una ristrutturazione del debito delle banche al 50 per cento, il cuore dell&#8217;accordo europeo, ma anche che ci saranno aiuti da 130 miliardi e che pagheremo tassi di interesse bassi, al 3,5 per cento. Chi direbbe di no?&#8221;. E, aggiungono le fonti,: sarebbe una assurdità pensare o scrivere che il quesito sarà &#8220;volete rimanere nell&#8217;Euro&#8221;.<br />
Secondo <strong>Il Corriere</strong> la Cancelliera tedesca Merkel e il presidente Sarkozy avrebbero fatto pressioni su Papandreu proprio per cambiare l&#8217;oggetto del referendum: non le riforme, ma la permanenza della Grecia nell&#8217;Euro.<br />
In una lettera al <strong>Foglio</strong> il ministro degli esteri Frattini scrive che l&#8217;annuncio del referendum greco &#8220;manda a picco i mercati di mezzo mondo, l&#8217;Europa -ancora una volta bypassata da una classe dirigente non pronta a rinunciare a interessi  settoriali- e&#8217; costretta tutt&#8217;al piu&#8217; ad inseguire e riparare,  anziche&#8217; gestire e preordinare un&#8217;uscita &#8216;normale&#8217; da una crisi eccezionalmente grave&#8221;. La sovranità nazionale è &#8220;una pietra miliare, ma non va usata contro l&#8217;Europa&#8221;, scrive.<br />
<strong><br />
Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Due notti fa è stata incendiata a Parigi la sede del settimanale satirico Charlie Hebdo. Dopo giorni di minacce, se ne occupano tutti i quotidiani. <strong>Il Corriere</strong> spiega che c&#8217;è chi non ha trovato divertente la copertina con Maometto che promette &#8220;100 frustate se non morite dal ridere&#8221;, né il disegno del profeta con un naso rosso da clown che assicurava che &#8220;l&#8217;islam è compatibile con l&#8217;umorismo&#8221;. Il settimanale ieri è uscito in edizione speciale: &#8220;Charia Hebdo&#8221;, con Maometto come caporedattore speciale, in omaggio alla vittoria del partito Ennadha in Tunisia e alla promessa del governo di transizione libico di instaurare la sharia.<br />
Una dichiarazione della redazione fa sapere: &#8220;siamo contro tutti gli integralismi religiosi ma non contro i musulmani praticanti, siamo a favore della primavera araba ma contro l&#8217;inverno dei fanatici&#8221;. Fanatici che &#8211; sottolinea il Corriere &#8211; sono peraltro in azione anche tra i cristiani: dal 20 ottobre integralisti cattolici vicini all&#8217;estrema destra disturbano lo spettacolo &#8220;Sul concetto di volto nel figlio di Dio&#8221;, del regista italiano Castellucci, accusato di insulto al Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong> riferisce del &#8220;pressing&#8221; del primo ministro israeliano Netanyahu per attaccare l&#8217;Iran, ma scrive anche che &#8220;Washington frena&#8221;. E secondo alcuni analisti, si tratterebbe di una mossa per ottenere più sanzioni. Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot, seguito dal quotidiano Haaretz, ha fatto sapere che il governo sta valutando il blitz, fortemente voluto da Netayahu, ma i contrari sarebbero ancora fortemente in vantaggio. A giugno il capo del Mossad Dagan aveva definito l&#8217;ipotesi di un attacco &#8220;l&#8217;ipotesi più stupida che ho sentito&#8221;, sottolineando che il blitz può danneggiare parzialemente il programma atomico iraniano e che i costi sarebbero stati più alti dei vantaggi. E pare che uno dei primi punti dell&#8217;agenda del capo del Pentagono Panetta nella sua visita in Israele ad ottobre, sia stato dissuadere Netanyahu da un attacco.<br />
Se ne occupa ampiamente<strong> Il Foglio</strong>: &#8220;Israele sull&#8217;orlo dell&#8217;attacco preventivo all&#8217;atomica iraniana&#8221;. Sarebbe in arrivo un dossier choc dell&#8217;Aiea sul nucleare iraniano. E secondo il quotidiano Netanyahu avrebbe già convinto la maggioranza dei ministri della necessità di una opzione militare, mentre vi sarebbero perplessità nell&#8217;esercito. Secondo una parte dell&#8217;esercito sarebbe preferibile un inasprimento delle sanzioni, mentree secondo un altro schieramento Teheran non avrà l&#8217;atomica prima di 24 mesi e in questi due anni ci saranno importanti sviluppi sulla regione, a cominciare dalla possibile caduta del regime iraniano.<br />
Scrive <strong>il Corriere della Sera</strong> che una fonte militare inglese ha confermato al Guardian l&#8217;esistenza di un vasto piano di attacco preparato dal Pentagono. Il governo inglese avrebbe garantito ad Obama sottomarini e Tomahawk, senza escludere forze speciali sul terreno. Tra i segnali registrati che qualcosa si sta muovendo, il Corriere cita il missile a lungo raggio testato ieri dagli israeliani, il fumo dei caccia dalla base Nato in Sardegna, dove in questi giorni è stato simulato un attacco a distanza. Anche su <strong>La Repubblica</strong> ampio spazio, e si dice che Usa e Gran Bretagna sarebbero pronti a raid mirati. Sulla stessa pagina, la notizia della partenza di una nuova flottiglia in rotta verso Gaza, salpata dalla Turchia. L&#8217;arrivo è previsto venerdì. A bordo nessun cittadino turco, ma giornalisti e attivisti israeliani, canadesi, irlandesi, americani e palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong> riproduce una intervista a Bill Gates che ha copytight Le Monde-New York Times, sotto il titolo &#8220;Bill Gates sfida i grandi della terra. Non siano i poveri a pagare per tutti. Sì alla tassa sulle transazioni finanziarie per ridurre il deficit&#8221;. Gates parla degli aiuti allo sviluppo, sottolinea che in termini assoluti quelli Usa sono il doppio di qualsiasi altro Paese: sulla lotta alla malaria e all&#8217;Aids gli usa sono stati esemplari, dice. Ma in termini percentuali, rispetto alle dimensioni dell&#8217;economia, gli aiuti americani sono appena lo 0.21 per cento. L&#8217;esempio da seguire è invece quello di Londra, dice, rivolgendosi al Congresso, che dovrà decidere se incrementare la cifra: se i parlamentari americani capissero quanto sono diventati più efficaci gli aiuti rispetto a 20 o 30 anni fa, non taglierebbero i fondi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> si occupa del caso dell&#8217;Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, che ha scritto una lettera al Financial Times raccomandando l&#8217;introduzione della Tobin tax: &#8220;Con gli indignati, contro la city. La scelta della Chiesa anglicana&#8221;, titola il quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle pagine R2 de <strong>La Repubblica</strong> continua il dibattito sulla convention di Matteo Renzi, che tante polemiche ha scatenato anche in casa Pd. Se ne occupano Adriano Sofri (&#8220;Nuovismo. Perché in politica torna lo slogan della rottamazione&#8221;), Filippo Ceccarelli (&#8220;Tutte le battaglie per il &#8216;rinnovamento&#8217;, da Togliatti alla Pivetti&#8221;), Michela Marzano (&#8220;Come i media influenzano il cambiamento. Il partito di twitter&#8221;). Ovvero, il conflitto generazionale come strumento di lotta per la conquista del potere.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA STAMPA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Licenziamenti facili, è rivolta. Cgil, Cisl e Uil pronti allo sciopero.</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 10:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;L&#8217;Europa spinge le Borse&#8221;. &#8220;Milano fa +5,5 per cento dopo l&#8217;accordo di Bruxelles. La Ue vigila sulle misure promesse dal governo. Sarkozy: salvata la Grecia per non far cadere l&#8217;Italia&#8221;. A centro pagina: &#8220;Sindacati pronti allo sciopero. Berlusconi: ora responsabilità&#8221;. La Repubblica: &#8220;Licenziamenti facili, è rivolta. Cgil, Cisl e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;L&#8217;Europa spinge le Borse&#8221;. &#8220;Milano fa +5,5 per cento dopo l&#8217;accordo di Bruxelles. La Ue vigila sulle misure promesse dal governo. Sarkozy: salvata la Grecia per non far cadere l&#8217;Italia&#8221;. A centro pagina: &#8220;Sindacati pronti allo sciopero. Berlusconi: ora responsabilità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Licenziamenti facili, è rivolta. Cgil, Cisl e Uil pronti allo sciopero. Casini: il governo fa esplodere lo scontro sociale. Volano le Borse, dimezzato il debito greco&#8221;. Nel sottotitolo il quotidiano dà conto di un documento presentato da un gruppo di parlamentari di maggioranza: &#8220;Gli &#8216;scontenti&#8217; del Pdl: Berlusconi faccia un passo indietro. Giallo sulle firme&#8221;. A centro pagina un richiamo alle pagine R2: &#8220;Via d&#8217;Amelio, così abbiamo ucciso Borsellino&#8221;. E&#8217; il &#8220;racconto del pentito Gaspare Spatuzza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Riformista</strong>: &#8220;E i sindacati si uniscono. La lettera di intenti di Berlusconi ricompatta Cgil, Cisl e Uil&#8221;, dice il quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;La rabbia del menagramo&#8221;. &#8220;Dopo il successo di Berlusconi&#8221;, &#8220;sinistra e sindacati speravano che l&#8217;Europa bocciasse l&#8217;Italia. Ora invocano lo sciopero per paralizzare il Paese&#8221;. Nel sottotitolo si dà conto della inchiesta sulle presunte pressioni di Berlusconi sulla Rai: &#8220;E l&#8217;inchiesta sulle pressioni ad Annozero è un altro flop. Il Pm: &#8216;Archiviate il Cav&#8217;&#8221;.La procura di Roma ha chiesto l&#8217;archiviazione per Berlusconi, l&#8217;ex direttore generale della Rai Masi e Giancarlo Innocenzi, ex commissario Agcom, per le presunte pressioni esercitate sulla Rai per non  mandare in onda una puntata della trasmissione Annozero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Fatto quotidiano</strong> apre con un&#8217;altra inchiesta, quella di Firenze su Verdini: &#8220;Caspita, 20 milioni per le &#8216;cene eleganti&#8217;. &#8220;Dall&#8217;inchiesta di Firenze su Verdini viene fuori un conto bancario di Berlusconi. Una pioggia di soldi su plotoni di ragazze. Beneficenza o ricatti sessuali?. Un flusso ininterrotto di denaro che dal gennaio 2007 al giugno 2008 ha finanziato &#8216;prestiti&#8217; e favori a parenti, amici e fedelissimi. Persino la &#8216;paghetta&#8217; per Marina e Pier Silvio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong> si occupa soprattutto della &#8220;opposizione che non esiste. Il governo fatica, è in affanno, ma l&#8217;opposizione non c&#8217;è. E&#8217; questa la nuova anomalia italiana. Essere pro-Europa e anti-Europa a seconda delle convenienze di un comizio? Non fanno la fatica di faticare&#8221;, è il titolo dell&#8217;articolo di Giuliano Ferrara. Di spalla: &#8220;L&#8217;Eurofiducia rafforza il Cav, i congiurati del Pdl tramano (e smentiscono).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;L&#8217;Europa infiamma i mercati. Dalla Ue un commissario per l&#8217;Italia. Sarkozy: Grecia salvata per salvare Roma&#8221;. Di spalla: &#8220;Sulle nuove regole per licenziare è scontro. I sindacati: sciopero. Berlusconi: vogliamo un lavoro più moderno, l&#8217;opposizione collabori&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong> titola: &#8220;I sindacati verso lo sciopero generale&#8221;. Ma sottolinea che a sostegno delle misure sul mercato del lavoro preannunciate dal governo è arrivato il placet della Presidente di Confindustria Marcegaglia che, commentando le norme sui licenziamenti, dice: &#8220;Bisogna eliminare tutte le rigidità e introdurre più flessibilità&#8221;. Per <strong>La Repubblica</strong>, dietro la formula &#8220;gelida&#8221; sui licenziamenti, contenuta nella lettera al vertice Ue, c&#8217;è la riscrittura dell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Solo per confondere le acque e rendere meno pesante l&#8217;impatto sull&#8217;opinione pubblica si è parlato di nuove regole per i licenziamenti per motivi economici, ma secondo il quotidiano non è questo che vuole Bruxelles, non è questo che ha chiesto la Bce, con Mario Draghi, nella lettera inviata in agosto al governo italiano. I governi e le istituzioni europee hanno imposto al nostro esecutivo di eliminare la possibilità di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato (articolo 18 dello Statuto dei lavoratori): alla reintegra si sostituirà un risarcimento economico, come avviene un po&#8217; in tutta Europa e come è previsto per i lavoratori delle piccole imprese italiane, quelle al di sotto dei quindici dipendenti. E proprio questa norma agirebbe da vincolo, secondo alcuni, alla crescita dimensionale delle nostre imprese.<br />
Ma parallelamente alla questione dell&#8217;articolo 18, si pone la questione legata ai licenziamenti collettivi: attualmente quelli per motivi economici sono disciplinati dalla legge 223 del 1991. Secondo <strong>La Repubblica</strong>, nessuno ha chiesto di modificarla: né le imprese, né i sindacati. Essa prevede, previo accordo tra le parti, l&#8217;accesso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità). Diversamente da altre leggi in Europa, in Italia si scarica tutto sulle casse dell&#8217;Inps, mentre l&#8217;azienda, che di fatto licenzia, non paga nulla al lavoratore. Potrebbe cambiare il meccanismo di finanziamento della cassa integrazione, al quale non partecipano le imprese non industriali con meno di 50 dipendenti.<br />
Come se non bastasse, a generare confusione vi è l&#8217;intesa tra Confindustria e sindacati di questa estate, che ha deciso di non applicare le norme del governo (il famoso articolo 8 della Manovra di agosto) sulla possibilità a non ottemperare al reintegro previsto dall&#8217;articolo 18 dello Statuto. Lo ricorda <strong>La Stampa</strong>, che offre ai lettori anche una intervista al segretario Cisl Raffaele Bonanni, che dice: &#8220;Sul mercato del lavoro possiamo discutere. Sui licenziamenti no&#8221;. Di fianco, un panorama su come i vari Paesi europei affrontano il problema del reintegro: ma si parla sempre di articolo 18, e il quotidiano intervista un avvocato, Marcello Giustiniani.<br />
L&#8217;unico consiglio che possiamo dare ai lettori è di aspettare che la proposta del governo venga articolata. Ci pare illuminante il parere del giuslavorista Pietro Ichino che, interpellato dal <strong>Sole 24 Ore</strong> a dare un giudizio sull&#8217;iniziativa del governo in materia di licenziamenti per ragioni economiche, dice: &#8220;Troppo generico. Ricorda quel signore a cui chiedono: &#8216;Lei sa suonare il pianoforte?&#8217;. E che risponde: &#8216;Ora provo&#8217;&#8221;. Ichino sottolinea che nella lettera del nostro governo all&#8217;Ue il merito della questione non è neppure affrontato, poiché esso sta in due questioni: l&#8217;assenza di tutela per metà dei dipendenti italiani, quelli cui l&#8217;articolo 18 dello Statuto non si applica (&#8220;occorre riscrivere un diritto del lavoro capace di proteggere anche loro&#8221;) e la tecnica della protezione stessa, poiché quella offerta dall&#8217;articolo 18 è troppo rigida. La soluzione è la flexicurity, coniugare la massima flessibilità con la massima sicurezza di tutti i lavoratori, non soltanto della loro metà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pdl </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Un gruppo di senatori avrebbe messo a punto, nel corso di una cena, una lettera-documento in cui si chiede esplicitamente al premier di allargare la maggioranza al terzo polo. Un&#8221;ipotesi realizzabile solo a condizone che Berlusconi si faccia da parte&#8221;, scrive <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, in un articolo dal titolo: &#8220;I frondisti Pdl al premier: passo indietro&#8221;. &#8220;L&#8217;esiguità della maggioranza soprattutto alla Camera &#8211; scrivono i frondisti &#8211; non consente a questo governo di poter affrontare neanche l&#8217;ordinario svolgimento dei lavori parlamentari, e tantomeno di dar seguito a  quelle risposte &#8216;molto impegnative&#8217; assunte a Bruxelles&#8221;. Serve quindi &#8220;una forte discontinuità politica e di governo&#8221;, senza la quale &#8220;la lealtà&#8221; non potrà &#8220;essere garantita&#8221;. E&#8217; un ultimatum che però &#8220;nessuno rivendica&#8221;, perché la lettera &#8220;non è ancora stata firmata&#8221;. Anzi, appena le agenzie di stampa ne hanno divulgato il contenuto, indicando come probabili sottoscrittori i parlamentari vicini a Pisanu e Scajola, c&#8217;è stata una rincorsa alla smentita. Eppure, lontano da taccuini e microfoni, le conferme che si stia lavorando a una ipotesi alternativa sono numerose, e non solo al Senato&#8221;.<br />
&#8220;Il complotto anti Cav diventa un&#8217;autogol&#8221;, titola <strong>Il Giornale</strong>, dando conto del &#8220;giallo&#8221; nerl Pdl: &#8220;Una lettera anonima di frondisti chiede a Berlusconi il &#8216;passo indietro&#8217;. Ma poi è gara a dissociarsi&#8221;.<br />
Sul<strong> Corriere della Sera</strong> si spiega che gli &#8220;scajoliani&#8221; si chiamano fuori da subito, sostenendo: &#8220;Noi pensiamo che si possa fare un appello a Casini perché si aggiunga a noi, ma chiedere oggi un passo indietro al premier che ha scritto una lettera approvata dall&#8217;Europa alla quale vogliamo dar seguito non avrebbe senso&#8221;. Secondo il quotidiano, &#8220;c&#8217;è chi sostiene che il documento sia nato due giorni fa su iniziativa di neo-fuoriusciti dalla maggoranza (forse Sardelli, forse Gava), i quali avrebbero cercato consensi, ottenuto qualche adesione, ma diffuso la lettera nel momento sbagliato, visto che la controffensiva dei vertici del Pdl avrebbe bloccato tutto e fatto rientrare il dissenso dei dubbiosi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pd</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri <strong>Il Foglio</strong> ha pubblicato un &#8220;decalogo&#8221; firmato da Nicola Zingaretti, attualmente presidente della Provincia a Roma. La cosa ha destato sospetti in casa Pd, come riferisce oggi <strong>il Corriere della Sera</strong>. Tra i vari punti del decalogo: &#8220;promuovere la trasparenza della macchina pubblica, la cultura della valutazione&#8221;. Secondo il Corriere, è la piattaforma programmatica con cui Zingaretti sosterrà Bersani, in vista delle primarie che, secondo alcuni, potrebbero vedere l&#8217;entrata in campo dell&#8217;attuale sindaco di Firenze Matteo Renzi. Lo stesso Renzi ha elogiato il decalogo zingarettiano.<br />
Al &#8220;big bang&#8221;, termine con cui Matteo Renzi ha indicato la sua convention, che si apre stasera, è dedicata una analisi de <strong>La Stampa</strong>. Che sottolinea la prudenza del sindaco: &#8220;Uno tra noi giovani alle primarie&#8221;.<br />
<strong><br />
Ponte</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong> parla di &#8220;nuovo, grave incidente di percorso&#8221; per il Ponte sullo Stretto di Messina, che giunge peraltro dopo la cancellazione dalle mappe europee delle priorità infrastrutturali. La Camera ha approvato ieri, con il parere favorevole del governo (rappresentanto dal sottosegretario Misiti) e l&#8217;astensione della maggioranza, una mozione di Italia dei Valori che, sollecitando il risarcimento dei tagli al trasporto pubblico locale, ipotizzava di reperire le risorse necessarie anche ricorrendo alla soppressione dei finanziamenti previsti per la realizzazione del Ponte. Si tratta di 1770 milioni, su un costo totale aggiornato dell&#8217;opera di 8,5 miliardi. E subito ci si è interrogati sul significato della bocciatura: ulteriore segnale del malessere interno alla maggioranza o ennesimo episodio di uno stato di confusione?<br />
Sul <strong>Corriere della Sera</strong>, un articolo di Gian Antonio Stella: &#8220;Addio (senza rimpianti) a un tormentone mangiasoldi&#8221;, &#8220;il preventivo si è gonfiato fino a raggiungere gli otto miliardi e mezzo, senza la posa della prima pietra&#8221;. In carte, consulenze e progetti, se ne sono andati oltre 270 milioni di Euro. E quanto riceverà di penale il contractor Eurolink, di cui è azionista Impregilo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale<br />
</strong><br />
L&#8217;operazione Unified Protector lanciata sette mesi fa per proteggere la popolazione libica terminerà lunedì 31 ottobre. Il consiglio di sicurezza Onu ha approvato all&#8217;unanimità la fine della missione militare. E questo malgrado il consiglio nazionale libico avesse chiesto di poter contare sulla no fly zone ancora per un paio di mesi. Se ne parla sulla <strong>Stampa</strong>. Cessano non solo i raid alleati, ma viene anche alleggerito l&#8217;embargo internazionale sulla vendita di armi in modo che in Consiglio transitorio possa dotarsi dell&#8217;equipaggiamento necessario a garantire la sicurezza nazionale. Intanto il suo vicepresidente, Abdel Hafiz Ghogha ha parlato ieri anche delle ultime ore di Gheddafi e del mistero sulla sua morte: &#8220;il responsabile dell&#8217;omicidio di Gheddafi, chiunque sia, sarà giudicato in un processo equo&#8221;. Due giorni fa l&#8217;avvocato della famiglia Gheddafi ha preannunciato una denuncia per cirmini di guerra alla corte penale Internazionale dell&#8217;Aja: organismo cui non aderiscono né la Libia né gli Usa, che avrebbe dovuto giudicare il rais, e che potrebbe trovarsi di fronte il figlio Saif al Islam e l&#8217;ex capo dei servizi segreti libici Al Senussi.<br />
Nei giorni scorsi avevamo dato conto delle notizie sulla partecipazione di soldati del Qatar al conflitto libico, a fianco dei ribelli del Cnt. Oggi <strong>Il Foglio</strong> scrive delle ragioni per cui un le nuove autorità hanno nominato comandante militare di Tripoli &#8216;l&#8217;islamista&#8217; Abdel Hakim Belhaj. Per Il Foglio &#8220;è l&#8217;unico a poter esercitare autorità sulle milizie che si spartiscono la capitale, perché è l&#8217;unico a cui rispondono le centinaia di soldati del Qatar, che hanno avuto un ruolo determinante nel conquistarla&#8221;. Belhaj fa parte del &#8220;partito qatariota&#8221; ed ha come suo referente religioso Ali Sallabi, che vive in Qatar ed è molto apprezzato dall&#8217;emiro Hamid Bin Khalifa al Thani.<br />
Torniamo invece alla Tunisia, all&#8217;indomani delle elezioni dell&#8217;assemblea costituente, che ha visto il successo delle liste del partito islamista Ennahda. <strong>Il Corriere della Sera</strong> racconta è tornata la rivolta dopo la cancellazione di sei liste: ed è da notare che tutto è cominciato da Sidi Bouzid, la cittadina dove il suicidio per immolazione di un giovane innescò la rivolta. Sarebbero state prese d&#8217;assalto le sedi di Ennahda, dopo la decisione dell&#8217;Istituto che ha vigilato sulla regolarità delle consultazioni, ha annunciato l&#8217;annullamento di sei seggi attribuiti al partito &#8220;Petition populaire&#8221;. Una formazione sbucata praticamente nel nulla, lanciata dall&#8217;uomo d&#8217;affari tunisini Hachmi Hamdi, che ha guidato la campagna da Londra, tramite la sua emittente satellitare Tv Libre. A Sidi Bouzid la sua lista aveva ottenuto il primo posto. Le atre cinque liste erano invece state cancellate per violazioni delle regole elettorali.<br />
Sul <strong>Sole 24 Ore</strong>, invece, ci si occupa anche del successo che le liste di Ennahda hanno ottenuto nelle circoscrizioni all&#8217;estero: successo in Francia, dove la comunità tunisina conta oltre 500mila membri e dove ha conquistato 4 seggi sui 10 a disposizione; successo in Italia, dove si è aggiudicata 2 seggi. E&#8217; l&#8217;occasione per riflettere sulle politiche di integrazione verso questa comunità, dal punto di vista religioso: la riscoperta delle origini è stata parte di una elaborazione delle comunità nel momento dello scontro con una società occidentale che li ospitava da almeno due decenni. Dall&#8217;11 settembre in poi, la comunità islamica ha vissuto lo choc di essere identificata come il nemico in casa, con la conseguente rottura e disintegrazione del contesto sociale in cui viveva. Di qui, l&#8217;Islam come una sorta di &#8220;conforto identitario&#8221;, cui ha fatto seguito un attivismo associativo, una auto-organizzazione politica. E quindi l&#8217;approdo ad un islam contemporaneo e cosmopolita che ha come modello la Turchia di Erdogan, ad un islam politico moderno, capace di dialogare e competere con l&#8217;Occidente. Attrae i giovani, è un fenomeno con cui l&#8217;Occidente dovrà confrontarsi ed è &#8211; secondo Karima Moual, che ne scrive &#8211; &#8220;un movimento di destra demoislamica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>Il governo si divide sulle pensioni</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 10:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Il governo si divide sulle pensioni. Trattativa del premier con la Lega, oggi nuovo incontro: accordo difficile. Il Cavaliere a Merkel e Sarkozy: non accetto lezioni&#8221;. &#8220;Maroni: non si può fare la riforma con una pistola puntata alla tempia&#8221;. L&#8217;editoriale è firmato da Massimo Franco: &#8220;Comanda la paura&#8221;. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture<br />
</strong><br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Il governo si divide sulle pensioni. Trattativa del premier con la Lega, oggi nuovo incontro: accordo difficile. Il Cavaliere a Merkel e Sarkozy: non accetto lezioni&#8221;. &#8220;Maroni: non si può fare la riforma con una pistola puntata alla tempia&#8221;. L&#8217;editoriale è firmato da Massimo Franco: &#8220;Comanda la paura&#8221;. A centro pagina, con foto, il voto in Tunisia: &#8220;Tunisi sceglie il partito islamico&#8221;. Accanto, si torna alla politica economica del governo, con la bozza del decreto sviluppo: &#8220;Dai condoni alle norme sull&#8217;eredità dei figli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Governo appeso a un filo. Trattative febbrili, il Consiglio dei ministri rinvia tutto: solo una lettera di intenti a Bruxelles. E per Palazzo Chigi circolano i nomi di Letta e Schifani&#8221;. &#8220;No di Bossi alla riforma. Berlusconi: non accettiamo lezioni dalla Ue&#8221;. A centro pagina un retroscena informa che &#8220;il Cavaliere cede: stavolta potrei lasciare&#8221;. Accanto: &#8220;Dodici condoni nel decreto sviluppo. Tra le misure allo studio anche una norma sulle successioni. L&#8217;opposizione accusa: è una legge ad personam&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Pensioni, duello Berlusconi-Bossi. Stallo in Consiglio, forse un testo di impegni alla Ue. Governo in pericolo. Marcegaglia: ora grandi scelte&#8221;. &#8220;Il premier spinge per aumentare l&#8217;età ma la Lega si oppone. Si tratta sullo scalone&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;La guerra delle pensioni. Durissimo confronto tra Berlusconi e Bossi sull&#8217;aumento dell&#8217;età per lasciare il lavoro. Rinviato il Consiglio dei ministri decisivo: o si trova un accordo oppure salta il governo&#8221;. A centro pagina un articolo con caricatura è dedicato a Sarkoz, &#8220;l&#8217;ubriacone dell&#8217;Eliseo&#8221;: &#8220;Dieci motivi per ridere di Sarkò&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong> ha un grande titolo rosso sotto la testata, in cui si invita ad un sit-in sotto l&#8217;Ambasciata di Francia a Roma: &#8220;Una risata a piazza Farnese, risposta dell&#8217;Italia sana al sarcasmo del &#8216;disastroso&#8217; Sarkozy&#8221;. In una analisi si spiega che &#8220;Sarkò ha parecchie ragioni per ridere un po&#8217; meno, il Cav spiega a Parigi che intanto entra in recessione. I timori dell&#8217;Eliseo: &#8216;Berlino ride di noi&#8217;&#8221;. Sulla situazione del governo: &#8220;Il Cav toglie il sorriso a Merkel e Sarkò, ma sulle pensioni si rischia&#8221;.<br />
<strong><br />
L&#8217;Europa e l&#8217;Italia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla prima pagina del <strong>Sole 24 Ore</strong> due analisi si soffermano sulla situazione di Francia e Germania. Carlo Bastasin ricorda che la Merkel è in qualche modo commissariata, poiché dopo la sentenza della Corte Costituzionale tedesca è obbligata ad ottenere dal Parlamento un  mandato per negoziare a Bruxelles le misure sulla crisi dell&#8217;area Euro: ma il Bundestag, e in particolare gli alleati della Merkel, chiedono di votare preliminarmente un testo tedesco che rispecchi l&#8217;accordo finale di un vertice che deve tenersi ancora.<br />
Quanto alla Francia, Adriana Cerretelli, pur riconoscendo alla coppia Sarkozy Merkel di aver fatto bene a pretendere dal nostro Presidente del Consiglio una lettera scritta sugli impegni, si ricorda che il suo debito è salito di quasi venti punti, che Parigi non è un esempio di virtù e neanche un irresistibile modello di competitività economica: &#8220;Se poi prendiamo le banche, le nostre non le abbiamo inondato di aiuti pubblici, non ne avevamo bisogno, come le vostre&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong> sottolinea che Sarkozy non ha molte ragioni per ridere. Non solo perché, a sei mesi dalle presidenziali, i tre quarti dei francesi hanno declassato il rating della sua gestione della crisi, ma anche perché, mentre l&#8217;Eliseo fa circolare l&#8217;ipotesi di attivare il fondo salva Euro per l&#8217;Italia, smentito dalla Commissione, Parigi tecnicamente è già tornata in recessione. Giovedì Standard &amp; Poor&#8217;s ha avvertito che il rating francese passerà da AAA ad AA+ in caso di nuova recessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quotidiano dedica peraltro due intere pagine ad analisi e proposte dei pensatori economici &#8220;antideclinisti&#8221; scoperti con molto ritardo dagli uomini del Cav. Ne scrivono, tra gli altri, il direttore generale di Confindustria Galli, Paolo Panerai, il direttore dell&#8217;Ior Gotti Tedeschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, fa sapere <strong>il Corriere della Sera</strong>, il Vaticano ha presentato ieri un documento del Pontificio consiglio giustizia e pace, in cui si invita a ristabilire &#8220;il primato della politica, responsabile del bene comune, su economia e finanza&#8221;, ma anche a riflettere &#8220;sulla tassazione delle rendite finanziarie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong> torna sul &#8220;sorrisetto&#8221; dei due leader sull&#8217;affidabilità italiana: già nel pomeriggio le diplomazie dei due Paesi avevano tenuto a precisare che Francia e Germania considerano l&#8217;Italia &#8220;un Paese economicamente molto forte, un importante membro Ue&#8221; e che &#8220;le allusioni italiane sul sorriso scambiato in conferenza stampa tra Merkel e Sarkozy sono basate su un equivoco&#8221;, nel senso che &#8220;i due si sarebbero solo scambiati un sorriso sull&#8217;incertezza generata da chi dovesse rispondere prima alla domanda&#8221;. Ma per il quotidiano questa lettura, in Italia, non ha convinto nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Massimo Franco, che firma l&#8217;editoriale del <strong>Corriere della Sera</strong>, &#8220;logica vorrebbe che si aprisse una crisi di governo: sarebbe la &#8216;discontinuità&#8217; che le opposizioni chiedono come condizione per appoggiare i provvedimenti invocati da Bruxelles&#8221;. Il &#8220;corollario sarebbe un voto anticipato affrontato dalla Lega come se fosse una variante della secessione. Ma per quanto tentato da una rottura che potrebbe sfruttare in campagna elettorale, il Carroccio sembra diviso tra voglia di voltare pagina e paura dello strappo&#8221;.<br />
Secondo <strong>Libero</strong> &#8220;Il Carroccio minaccia, ma c&#8217;è il Lodo Maroni&#8221;. &#8220;Bossi e i suoi fanno le barricate sulle pensioni&#8221;, ma &#8220;la paura di un governo tecnico che cambi la legge elettorale potrebbe convincerli a mediare. La soluzione? Il vecchio scalone previdenziale proposto da Bobo nel 2004&#8243;. Lo scalone prevedeva, a partire dal 2010, una età minima per la pensione di anzianità di 61 anni (62 per gli autonomi), aumentabile di un anno nel 2014.<br />
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Esteri<br />
</strong><br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong> intervista il Presidente ad interim del Consiglio nazionale transitorio libico, Mustafa Abdel Jalil, già ministro della giustizia di Gheddafi. Spiega: &#8220;Non c&#8217;è alcun dubbio, la legge della nuova Libia renderà legale la possibilità per qualsiasi cittadino di avere sino a 4 mogli come permette il Corano. Ci adopereremo perché la sharia divenga fonte primaria della nuova Costituzione, siamo uno stato musulmano e non vedo cosa vi sia di strano. Per rassicurare le paure dell&#8217;occidente, voglio aggiungere che i libici sono musulmani moderati&#8221;. Poi precisa: &#8220;il mio riferimento alla sharia non significa che noi aboliremo tutte le leggi, semplicemente cambieremo quelle che contraddicono l&#8217;Islam. Per me la poligamia è stato solo un esempio, come del resto l&#8217;accenno ai futuri regolamenti contro il principio del tasso di interesse sul denaro prestato dagli istituti di credito. Questo è un principio che viene dall&#8217;islam, e dunque non è negoziabile. La via islamica è dividere perdita e profitto&#8221;. E&#8217; d&#8217;accordo su una inchiesta sulla morte di Gheddafi? Jalil dice che &#8220;su richiesta della comunità internazionale&#8221; si stanno adoperando per una inchiesta &#8220;accurata&#8221; per stabilire se sia spirato &#8220;per uno scambio a fuoco tra le nostre truppe e le sue oppure per altri motivi&#8221;.<br />
Alla dichiarazioni di Jalil è dedicata una analisi di Renzo Guolo, pubblicata da <strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Se la religione diventa l&#8217;unica fonte del diritto&#8221;. Guolo sottolinea che di per sé le affermazioni di Jalil non fanno che registrare la realtà: in buona parte degli ordinamenti giuridici del mondo islamico il riferimento alla sharia è palese: persino in Egitto, dove Sadat pagò, negli anni 70, questo prezzo agli islamisti sdoganati in funzione anti Nasseriana&#8221;: in sostanza la debolezza delle elite laiche dal punto di vista di una legittimazione politica faceva sì che non potessero prescindere dal riferimento all&#8217;Islam, secondo Guolo. Il problema, secondo lo studioso, non è tanto la presenza nella gerarchia delle fonti della sharia, quanto &#8220;se essa è o meno fonte esclusiva della legge&#8221;, e ciò dipende dai rapporti di forza e dalla natura del sistema politico. Se prevalgono gli islamisti e si fanno regime, la sharia come fonte esclusiva sarà inevitabile. Se invece il sistema sarà pluralista, il grado di applicazione sarà meno rigido. E come accade in molte realtà, le diverse parti del corpus sharaitico potranno essere applicati in alcuni campi e non in altri.<br />
Restando a <strong>La Repubblica</strong>, segnaliamo un articolo che riprende lo scoop del Paris Match, secondo cui, in una lettera spedita da Gheddafi nell&#8217;agosto scorso (il 5, esattamente) il dittatore libico cercò di mandare un appello al nostro Presidente del Consiglio: gli chiedeva di intercedere perché la Nato cessasse l&#8217;intervento in Libia. Gheddafi scriveva: &#8220;Non ti biasimo per ciò di cui non sei responsabile, perché so bene che non eri favorevole a questa azione nefasta&#8221;. Una curiosità: la lettera fu affidata al capo dell&#8217;Agenzia che organizzava l&#8217;incontro del rais con le &#8216;gheddafine&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;onda islamica conquista Tunisi&#8221; titola <strong>Il Corriere della Sera</strong>, dando conto del successo &#8220;oltre le aspettative&#8221; per il partito islamico moderato Ennadha e della contestuale sconfitta dei partiti laici. Ennadha dovrebbe raggiungere il 35 per cento, con possibile estensione fino al 37-38 per cento. Il secondo partito, il CPR, Congresso per la Repubblica, di orientamento socialdemocratico, sotto la leaderhsip di Moncef Marzouki, non raccoglierebbe neanche la metà dei voti, fermandosi al 15 per cento. Al 12 per cento, sempre per restare alla famiglia del centrosinistra, Ettakatol, membro della internazionale socialista. Il partito islamista &#8220;ipoteca il governo&#8221;, vuole governare, ma non da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>La Repubblica</strong>: &#8220;La Tunisia sceglie l&#8217;islam moderato. Ennadha: &#8216;Ma ci serve un alleato&#8217;&#8221;. Potrebbe arrivare al 40 per cento e contare quindi su una sessantina di seggi, sui 217 eletti della nuova assemblea costituente, che dovrà anche eleggere un presidente e un governo ad interim, fino al nuovo voto, previsto per fine 2012-inizio 2013. Significativo il dato sull&#8217;affluenza: è andato alle urne oltre il 90 per cento degli iscritti, cioé 4,1 milioni di elettori, sui poco meno di 8 milioni di aventi diritto. Secondo i primi dati &#8211; quelli definitivi si avranno forse oggi &#8211; vi sarebbe stata una affermazione del partito Ennadha anche tra i tunisini della diaspora, presso cui avrebbe superato il 50 per cento.<br />
Sul <strong>Sole 24 Ore</strong> Alberto Negri sottolinea come le parole d&#8217;ordine di Ennadha per non spaventare l&#8217;opinione pubblica siano &#8220;islamici sì, ma moderati&#8221;. Il leader Gannouchi ribadisce il riferimento al modello dell&#8217;AKP di Erdogan, i capi del partito ribadiscono: &#8220;Garantiamo agli uomini d&#8217;affari stranieri che i loro interessi saranno preservati&#8221;. Scrive Negri che Ennadha ha già interessi consistenti da difendere: Gannouchi, leader in esilio per molti anni, da una periferia borghese di Londra ha costituito una rete internazionale diventando il numero 2 di Yusuf Qardawi, il predicatore musulmano più influente con i suoi sermoni su Al Jazeera, che otto mesi fa lanciò una fatwa per uccidere Gheddafi. Ed è stato questo legame con Qardawi a far affluire i finanziamenti del Qatar e delle monarchie del Golfo, che ora pretendono garanzie politiche per investire nel Paese dei gelsomini. Le ragioni della vittoria di Ennadha vengono illustrate dal cofondatore, Mourou: &#8220;Ennadha è stata la maggior vittima politica di Ben Ali&#8221;, &#8220;gli altri partiti hanno polarizzato la campagna insistendo sul laicismo&#8221;, ma &#8220;i tunisini sono dei moderati, ma attaccati profondamente alla loro identità musulmana&#8221;. Mourou, sceicco e cofondatore del movimento, è il più celebre penalista tunisino.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA, <em>di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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		<title>&#8220;Garanzie economiche da chi organizza cortei&#8221;, le parole di Maroni al Senato</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 10:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture La Repubblica: &#8220;Maroni: pagare per i cortei. Il ministro propone l&#8217;obbligo per gli organizzatori di una fideiussione a copertura dei danni. In carcere il lanciatore di estintore&#8221;. &#8220;Linea dura del Viminale, Daspo per i violenti e arresti più facili&#8221;. In evidenza anche la notizia che &#8220;Berlusconi rinvia il decreto sviluppo: &#8216;Mancano i soldi&#8217;&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Maroni: pagare per i cortei. Il ministro propone l&#8217;obbligo per gli organizzatori di una fideiussione a copertura dei danni. In carcere il lanciatore di estintore&#8221;. &#8220;Linea dura del Viminale, Daspo per i violenti e arresti più facili&#8221;. In evidenza anche la notizia che &#8220;Berlusconi rinvia il decreto sviluppo: &#8216;Mancano i soldi&#8217;&#8221;. A centro pagina la notizia di un &#8220;maxisequestro&#8221; disposto dal Tribunale di Milano nei confronti di Unicredit. Indagato per frode fiscale l&#8217;ex Ad del gruppo bancario, Alessandro Profumo. E poi la liberazione di Gilad Shalit, che &#8220;torna a casa&#8221;. Secondo Lucio Caracciolo &#8220;lo sconfitto è Abu Mazen&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Garanzie economiche da chi organizza cortei&#8221;, cioé le parole di Maroni ieri al Senato. &#8220;In caso di violenze si pagheranno i danni&#8221;. &#8220;Allarme di Maroni: sarà un autunno caldo&#8221;. Il titolo più grande è per il decreto sviluppo: &#8220;Il premier: non ci sono soldi. Frenata sullo sviluppo, il capo del governo parla anche di Bini Smaghi. Le imprese: l&#8217;Italia può risalire, ma il tempo è scaduto&#8221;. A centro pagina: &#8220;Israele riabbraccia il suo soldato&#8221;. E poi la notizia del proscioglimento di Berlusconi nella udienza preliminare dell&#8217;inchiesta Mediatrade. &#8220;Berlusconi prosciolto per i diritti televisivi attacca i pm di Milano&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> insiste sulla &#8220;caccia ai criminali&#8221; delle manifestazioni di sabato: &#8220;Ora arrestate lui. Dopo la foto mostrata dal Giornale, preso il black bloc dell&#8217;estintore. Adesso pubblichiamo quella del delinquente che ha distrutto la Madonna. Maroni: una caparra per manifestare&#8221;. L&#8217;editoriale è firmato da Vittorio Feltri ed è dedicato ai cattolici dopo il forum di Todi: &#8220;Una nuova Dc? Si può. Ma non prenderà voti&#8221;. In prima anche un richiamo anche alla &#8220;Lega nel caos&#8221;: &#8220;Il Carroccio si ribalta. Bossi: &#8216;Tosi è uno str.&#8221;. Alessandro Sallusti si occupa del proscioglimento del premier nel caso Mediatrade: &#8220;Se il Cav può difendersi, non c&#8217;è il pm che tenga&#8221;. E poi: &#8220;Unicredit nei guai: evasione fiscale, indagato Profumo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>Libero</strong>, la notizia della indagine su Profumo è il titolo di apertura: &#8220;Profumo di frode&#8221;. &#8220;Il manager che vota alle primarie del Pd e che si candida a governare è indagato (a Milano) per un reato fiscale. Sequestrati 245 milioni di euro alla sua ex banca&#8221;. Una vignetta raffigura Berlusconi in festa per il proscioglimento: sulla sua maglietta c&#8217;è scritto &#8216;vi ho purgato ancora&#8217;, e il titolo, sul processo Mediatrade: &#8220;Crolla il teorema, Silvio prosciolto&#8221;. E in prima ancora un richiamo a quanto scritto in un libro intervista dal neosindaco di Milano Giuliano Pisapia: &#8220;La &#8216;legge bavaglio&#8217;. Sacrosanta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maroni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong> dedica ancora molte pagine alle conseguenze degli scontri alla manifestazione degli indignati sabato scorso a Roma, con ampi resoconti dall&#8217;informativa del ministro dell&#8217;Interno al Senato, ieri. La riassume così: &#8220;Per difendersi da quello che definisce &#8216;una nuova forma di terrorismo urbano&#8217; che a Roma &#8216;cercava il morto&#8217;, &#8216;voleva una nuova Genova&#8217; e aveva intenzione di &#8216;assaltare Camera e Senato&#8217;, il ministro dell&#8217;Interno annuncia la sua linea dura&#8221;. Proprio mentre fuori il Palazzo i sindacati di polizia di tutto l&#8217;arco costituzionale manifestano contro di lui e la politica dei tagli orizzontali. Il Ddl che il ministro presenterà prevede fermo di polizia preventivo, arresto obbligatorio per chi in prossimità di manifestazioni è sorpreso con il kit da guerriglia urbana, estensione del Daspo (divieto di accedere agli stadi per gli ultrà) e dell&#8217;arresto in flagranza differita anche alle manifestazioni politiche, un reato associativo specifico per chi esercita la violenza in manifestazioni, con aggravanti speciali. La proposta che ha fatto più discutere, perché limiterebbe il diritto costituzionale di manifestare, è quella che Maroni ha presentato come &#8220;l&#8217;obbligo, per gli organizzatori di manifestazioni, di fornire garanzie patrimoniali a copertura di eventuali danni causati dai cortei organizzati&#8221;.<br />
Sul quotidiano il giurista Stefano Rodotà ammonisce contro i rischi di proporre misure che poi possono rivelarsi pericolose e scarsamente efficaci: &#8220;La fuga nella legislazione eccezionale è stata troppe volte la via per apprestare alibi e coprire inefficienze&#8221;. Per quel che riguarda la garanzia economica che dovrebbero fornire gli organizzatori di cortei, Rodotà sottolinea &#8220;le enormi difficoltà tecniche e pratiche di una garanzia del genere&#8221; ma, soprattutto, l&#8217;incidenza che una norma simile avrebbe su uno dei diritti politici fondamentali, come quello di manifestare in pubblico: &#8220;Certo, questo deve avvenire, pacificamente e senza armi, come vuole l&#8217;articolo 17 della Costituzione. Ma è arbitrario aggiungere a queste parole la formula &#8220;e avendo adeguata capacità patrimoniale&#8221;, poiché tale diritto diventerebbe appannaggio solo di chi può pagarselo.</p>
<p style="text-align: justify;">Due particolari che ci sono parsi comici: su <strong>La Repubblica</strong> ci si occupa di &#8220;Er pelliccia&#8221;, il teppista immortalato con l&#8217;estintore: malgrado il filmato e i fotogrammi rendano evidente quali fossero le sue intenzioni, dice: volevo solo spegnere l&#8217;incendio; <strong>Il Giornale</strong>, invece, intervista Vincenzo Canterini, il capo della Celere del G8 di Genova. Che dice: &#8220;Basta buonismo, o ci saranno morti&#8221;. Servono leggi speciali? Canterini: &#8220;Non servono a niente. Occorre avere coraggio e palle, affrontare di petto la situazione senza timori, far vedere che lo Stato c&#8217;è e non perdona. Va bene la difesa delle sedi istituzionali, ma il resto della città, con migliaia di poliziotti e carabinieri a disposizione, non può essere lasciata in mano ai due o tremila delinquenti antagonisti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Economia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> riferisce così le parole pronunciate ieri dal Presidente del Consiglio, in riferimento al decreto sviluppo: &#8220;I soldi non ci sono, stiamo cercando di inventarci qualcosa&#8221;, &#8220;il testo sarà varato quando sarà convincente, non ho particolare fretta. Conto sul varo del decreto quando ci sarà un provvedimento che sia di stimolo a sviluppo e crescita&#8221;. Scrive il Corriere che Berlusconi ha così ammesso le difficoltà del governo sull&#8217;argomento, e che le possibilità che il provvedimento veda la luce già questa settimana sono molto remote. Il primo nodo è quello delle risorse, Berlusconi non vuole la tassa patrimoniale proposta dalle imprese: &#8220;Io sono contrario&#8221;, ha detto ieri, ma ha aggiunto &#8220;non mi sento di esprimere le opinioni degli altri esponenti della maggioranza&#8221;. Nel menu del decreto sviluppo, al momento, ci sono i possibili sgravi fiscali per le infrastrutture, ma solo per le nuove opere da appaltare in project financing, le misure per favorire il lavoro part time e l&#8217;apprendistato, lo snellimento della burocrazia per le imprese. E nel frattempo, ieri alla Camera il nuovo articolo 41 della Costituzione sulla libertà di iniziativa economica privata ha perso un pezzo molto enfatizzato dal governo, poiché è caduto il cosiddetto &#8220;inciso Tremonti&#8221;, quello che recitava &#8220;è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge&#8221;. Resta la novità di aver aggiunto ai vincoli alla iniziativa privata il rispetto della concorrenza e il divieto dei monopoli, oltre che un richiamo al principio di sussidiarietà. Restiamo allo stesso quotidiano per segnalare la risposta che la Presidente di Marcegaglia ha scritto, con una lettera, all&#8217;editoriale pubblicato ieri e firmato da Francesco Giavazzi, molto critico nei confronti della associazione che la Marcegaglia presiede. &#8220;Caro direttore, abbiamo appreso ieri dal Corriere della Sera che a impedire le riforme più che mai necessarie al nostro Paese è Confindustria&#8221;: inizia così la lettera di Marcegaglia. Risponde all&#8217;accusa che l&#8217;associazione rappresenti interessi corporativi che frenano le riforme perché interessati a difendere la codecisione con il governo, improntata al do ut des: Confindustria non ha perseguito il modello della concertazione, visti gli strappi operati negli ultimi tre anni sia con parte del sindacato che con governo e politica, esponendosi a polemiche violentissime da parte di Cgil e Fiom. &#8220;Il governo è venuto dopo, con l&#8217;articolo 8 della manovra&#8221;. Alla seconda tesi di Giavazzi, secondo cui nel fronte corporativo associato in Confindustria &#8220;comandino&#8221; le imprese pubbliche, Marcegaglia obietta che i gruppi pubblici nella associazione pesano per il cinque per cento del totale.<br />
Rilancia l&#8217;analisi di Giavazzi <strong>Il Foglio</strong>, in un editoriale in prima pagina, dal titolo &#8220;Giavazzi uber alles&#8221;. Secondo Ferrara Berlusconi, anziché lamentarsi per la mancanza di fondi, dovrebbe prendere il manifesto antiConfindustria del grande economista e fare la rivoluzione liberale.<br />
Secondo <strong>La Repubblica</strong>, per tornare al decreto sviluppo, &#8220;spunta il concordato fiscale&#8221;, che avrebbe come controparte la Svizzera, che consenta il recupero di fondi attraverso la tassazione di capitali finora protetti dal segreto bancario. Ma servirebbe una ratifica dell&#8217;accordo con la Svizzera, e &#8220;ormai non ci sono più i tempi&#8221;, avrebbe detto Tremonti. Il quotidiano sottolinea anche che lo stesso ministro non ha preso parte al vertice di ieri sera sul provvedimento in cantiere. Secondo il quotidiano il decreto sviluppo potrebbe trasformarsi in una trappola parlamentare, con tanti veti incrociati ad ostacolarne il cammino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Profumo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spiega Luigi Ferrarella sul <strong>Corriere della Sera</strong> che il decreto con cui il giudice di Milano ha predisposto il sequestro di 245 milioni di euro di Unicredit è legato alla ipotesi di una colossale frode fiscale risalente agli anni 2007-2008. Protagonista è la banca inglese Barclays, la seconda al mondo. Spiega il giudice: &#8220;Barclays voleva raccogliere fondi a un tasso inferiore a quello di mercato, Unicredit voleva investire risorse a un tasso superiore a quello di mercato. I due obiettivi, all&#8217;apparenza inconciliabili, risultarono concreatamente realizzabili a scapito di un terzo soggetto: l&#8217;erario italiano. La prova della frode sarebbe in un appunto trovato ad un dirigente di Unicredit. Unicredit &#8220;fingeva&#8221; di investire in un contratto di &#8220;pronti contro termine&#8221;, mentre in realtà si trattava di un investimento in un deposito interbancario presso Barclays. La differenza è abissale nel regime di tassazione, sottolinea Ferrarella. Nel primo caso Unicredit avrebbe dovuto pagare le tasse sul 100 per cento degli interessi sul deposito, ha invece pagato soltanto il 5 per cento sui dividendi dell&#8217;apparente operazione &#8220;pronti contro termine&#8221;, che sono deducibili al 95 per cento.<br />
Su <strong>La Repubblica</strong> si scrive che nell&#8217;appunto sequestrato si riportavano i dettagli dell&#8217;operazione e risulterebbe evidente il fine dell&#8217;operazione stessa: l&#8217;ottimizzazione fiscale, insomma, sarebbe stato vero e proprio obiettivo e non mero effetto. Alla cronaca il quotidiano affianca un &#8220;retroscena&#8221; secondo cui la pratica è comune ai più grandi istituti italiani: &#8220;Tutti i trucchi degli istituti per pagare meno tasse, e sempre con i consigli dell&#8217;ex studio Tremonti&#8221;. &#8220;Tra il 2004 e il 2009 le aziende di credito, sfruttando le norme, hanno eluso tra i due e i tre miliardi&#8221;. Ora l&#8217;Agenzia delle entrate li rivuole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Internazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Salvare anche un solo uomo, ecco la forza di Israele&#8221; è il titolo di un commento dello scrittore israeliano Meir Shalev, sul <strong>Corriere della Sera</strong>.<br />
Lucio Caracciolo firma invece su <strong>La Repubblica</strong> una analisi, dedicata alla liberazione del caporale Shalit: &#8220;Lo sconfitto è Abu Mazen&#8221;, scrive Caracciolo, sottolineando come lo scambio con la liberazione degli oltre 1000 prigionieri palestinesi non significhi affatto un progresso verso la pace in Medio Oriente. Al contrario. La sproporzione nello scambio rivela i rapporti di forza, e significa che Israele si sente terribilmente più robusta. In secondo luogo, Hamas è il miglior nemico possibile per Netanyahu, essa è stata incentivata da Gerusalemme fin dagli anni 70 per costruire un contrappeso islamista al nazionalismo di Arafat e dividere i palestinesi per meglio controllarli. Allo stesso tempo, dopo la vicenda Shalit, Netanyahu ha rafforzato la sua immagine domestica, poiché 4 israeliani su 5 condividono la sua scelta e, comunque vada, il premier passerà alla storia come il liberatore del soldato Shalit. Anche la scelta dei tempi non è casuale: Gerusalemme è sempre più isolata, la primavera araba per Netanyahu è una iattura, Israele ha perso un fedele amico come Mubarak, due provati nemici del terrorismo islamico come Ben Ali e Gheddafi, si afferma come potenza regionale ostile un ex alleato speciale come la Turchia. Sicché bisognava riportare a casa Shalit adesso perché i rapporti con tutti i vicini, specie con l&#8217;Egitto, principale mediatore nei negoziati Hamas Israele, tendono a peggiorare. Ed alcuni analisti israeliani considerano la mossa di Netanyahu come propedeutica alla guerra preventiva contro l&#8217;Iran.<br />
Sullo stesso quotidiano, si riproduce l&#8217;intervista allo stesso Shalit, rilasciata ieri alla tv egiziana NileTv. Sul fallimento dei precedenti tentativi di negoziato per la sua liberazione, dice: &#8220;Credo che gli egiziani ci siano riusciti perché sono in buoni rapporti sia con Hamas sia con Israele, e si sono molto impegnati. Prima della rivoluzione del Cairo i rapporti tra Hamas e il precedente regime erano meno buoni&#8221;.<br />
Su <strong>Il Foglio</strong> si racconta che l&#8217;intervista è stata &#8220;chiesta dal ministero egiziano dell&#8217;Informazione a quello dell&#8217;Intelligence&#8221; e che è stata realizzata da una giornalista non nota ai telespettatori egiziani. Il quotidiano riferisce anche delle dichiarazioni di un portavoce di Hamas, Mohamed Zahar: &#8220;Abu Mazen non sarebbe riuscito a fare un accordo così neanche in un milione di anni&#8221;. Eppure ieri a Gaza City le bandiere gialle di Fatah che festeggiavano la lliberazione dei mille e più palestinesi pareggiavano in numero o forse superavano leggermente quelle di Hamas.<br />
Restiamo a questo quotidiano, poiché dedica una intera pagina alle elezioni che domenica prossima si terranno in Tunisia. Con una intervista al leader storico del partito Democratico Progressista, il più grande partito laico della Tunisia. Più di 100 partiti, 1600 liste, quasi 14 mila candidati per una assemblea costituente che ha 218 seggi, e la metà dei tunisini non ha la minima idea di chi votare, sottolinea <strong>Il Foglio</strong>. In un&#8217;altra analisi, il quotidiano si chiede: &#8220;Chi ha paura di Ennahda&#8221;, dove si sottolinea che al voto di domenica il partito Islamico è favorito, ma ha la preoccupazione di non restare isolato. Vince o stravincere? I leader del movimento fanno i loro calcoli, ma dicono al Foglio: &#8220;Siamo pronti a un governo di unità&#8221;.<br />
Sul <strong>Corriere della Sera</strong>, una analisi di Giuseppe Sarcina evidenzia il disinteresse dell&#8217;Europa per le elezioni tunisine. Oltre al partito Islamista Ennahda, accreditato al 20-22 per cento, ci sono almeno tre liste comprese nello spazio che va dal Pd italiano alla socialdemocrazia tedesca, fino ai socialisti francesi. Poi ci sono formazioni liberaldemocratiche, un partito comunista, perfino un partito dei Pirati. E il premier turco Erdogan, che per Ennahda rappresenta un modello di democrazia basata sui valori dell&#8217;Islam, si è presentato a Tunisi, accolto con entusiasmo dai sostenitori di questo partito. Ciascun partito europeo, ciascun movimento, potrebbe fare altrettanto, come quando, negli anni 70, la politica italiana ed europea si appassionava alle vicende mondiali.</p>
<p style="text-align: justify;">DA RASSEGNA ITALIANA<em>, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini</em></p>
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