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	<title>Grey Panthers &#187; grey panther</title>
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		<title>Elda Lanza, una grey-panther tra noi!</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 17:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici, con molta tenerezza e anche con un po&#8217; di orgoglio ho scoperto che Elda Lanza, giornalista e scrittrice certo molto conosciuta nel pubblico dei senior, è anche lei una grey-panther! Davvero benvenuta da parte nostra e da tutta la famiglia degli over 50 che poco alla volta si è aggregata intorno a questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici, con molta tenerezza e anche con un po&#8217; di orgoglio ho scoperto che Elda Lanza, giornalista e scrittrice certo molto conosciuta nel pubblico dei senior, è anche lei una grey-panther! Davvero benvenuta da parte nostra e da tutta la famiglia degli over 50 che poco alla volta si è aggregata intorno a questo spazio. Elda Lanza sta scrivendo un  libro, e quando le abbiamo chiesto di suggerirci la lettura di uno dei suoi successi letterari, ci ha fatto pervenire questo scritto che molto volentieri pubblichiamo. Il suo messaggio comunica tutta la passione per la vita. Benvenuta tra noi Elda, dunque!</p>
<p><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/02/lanza.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10421" title="lanza" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/02/lanza.jpg" alt="" width="132" height="200" /></a>&#8220;<em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788831790321/lanza-elda/una-stagione-incerta.html" target="_self">Una stagione incerta</a></strong> è il romanzo, edito da Marsilio e vincitore del premio letterario “Antonio Sebastiani Minturno” a Roma, che ho scritto nel 2006 sull’amore controverso  di due protagonisti non più giovani.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’ho scritto in un momento in cui  anch’io stavo facendo i conti con la mia età e con quella dell’uomo che ho accanto da oltre sessant’anni, mio marito, la passione della mia vita. Una lunga e felice riflessione sull’amore delle persone anziane, di cui si parla sottovoce, con pudore o con malizia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il racconto potrebbe essere riassunto dalle parole di Edgarda, la protagonista del romanzo, che  si chiede: </em>Che cosa sa una donna di trent’anni di quali sentimenti si è capaci a settanta? La mia vecchiaia è stata capace di sentimenti, di energia, di emozioni, di sogni, di progetti. Come si può definire vecchiaia quella stagione incerta che stavo vivendo?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La stagione incerta della nostra vita è quella terra di nessuno in cui un uomo – sta per umanità – non più giovane sa di non essere già vecchio e non accetta il ruolo passivo che gli è destinato. A settant’anni l’amore si vive come una colpa, perché è difficile nella vita comune, in tanti anni passati insieme, ritrovare ancora un gesto, qualche fantasia, una complicità da condividere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In questa storia vissuta con tenerezza dai due protagonisti, fino al termine di un viaggio che li condurrà per mano nell’oblio di una seconda infanzia, il vero protagonista è  il tema dell’amore che salva. Che ripropone il finale di quella straordinaria poesia di Prévert: Cet amour.: Tendici la mano, e salvaci .</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ecco, io credo fermamente  in quell’amore.&#8221;</em></p>
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		<title>La Rassegna Stampa: &#8220;In Gran Bretagna il welfare cerca una quarta via&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 14:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Fatto quotidiano: &#8220;La guerra della patacca. Il ministro di Santa Lucia al Fatto: &#8216;Il documento sulla casa di Tulliani è vero&#8217;. Ma i finiani accusano: &#8216;E&#8217; un falso di ambienti vicini al premier&#8217;. Di certo è una storia sporca&#8221;. Il quotidiano ha raggiunto Lorenzo Rudolph Francis, ministro della giustizia dell&#8217;Isola di Santa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Fatto quotidiano</strong>: &#8220;La guerra della patacca. Il ministro di Santa Lucia al Fatto: &#8216;Il documento sulla casa di Tulliani è vero&#8217;. Ma i finiani accusano: &#8216;E&#8217; un falso di ambienti vicini al premier&#8217;. Di certo è una storia sporca&#8221;.<br />
Il quotidiano ha raggiunto Lorenzo Rudolph Francis, ministro della giustizia dell&#8217;Isola di Santa Lucia, alle otto e mezzo di ieri sera, in Svizzera, dove si trovava. Il ministro dice che la prossima settimana rilascerà un comunicato ufficiale su questa materia. &#8220;Quel documento è vero o falso?&#8221;. &#8220;E&#8217; vero&#8221;. Il ministro in questione, di professione fiscalista, è stato nominato ministro il 16 luglio scorso.<br />
Il quotidiano spiega che &#8220;gli uomini di Fini tirano in ballo Valter Lavitola, un piccolo editore che ha accompagnato B. nel suo recente viaggio in Brasile. La stamperia dello stato caraibico a <strong>ilfattoquotidiano.it</strong>: quella lettera non è passata da qui. Lo scontro investe anche i servizi segreti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;I documento è vero. In una intervista al Fatto il ministro di Santa Lucia conferma l&#8217;autenticità della sua lettera che indica in Tulliani il vero proprietario dell&#8217;appartamento. E lunedì spiegherà tutto pubblicamente. Servizi segreti, velebi, e verità: scontro istituzionale tra Fini e Berlusconi&#8221;. A centro pagina: &#8220;La superpatacca del duo Santoro-Bocchino. Tacciono su Corriere e Stampa, raccontano balle e ci processano senza difesa&#8221;, dice Alessandro Sallusti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;&#8216;Dossier su Fini, ecco l&#8217;autore&#8217;. Bocchino: il falso costruito da Lavitola, un uomo vicino a Berlusconi. Palazzo Chigi: &#8216;Illazioni diffamatorie&#8217;. Il pd Zanda: il governo chiarisca in Parlamento. Annozero: Masi all&#8217;attacco di Santoro&#8221;. Giuseppe D&#8217;Avanzo firma un articolo dal titolo: &#8220;Quella verità che accusa il Cavaliere&#8221;. A centro pagina: &#8220;L&#8217;iran sfida gli Usa. E&#8217; scontro all&#8217;Onu. Ahmadinejad: l&#8217;11 settembre organizzato da loro&#8221;:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;&#8216;Dossier contro Fini, ecco l&#8217;autore&#8217;. Bocchino accusa in tv: Palazzo Chigi: basta illazioni sui servizi. Gli uomini del presidente della Camera: falso il documento su Tulliani e la casa di Montecarlo&#8221;. A centro pagina: &#8220;A Napoli sono tornati i rifiuti. Due anni dopo è di nuovo emergenza&#8221;. E poi: &#8220;la disoccupazione sale. Non ha un lavoro più di un giovane su quattro&#8221;. Il dato complessivo è 8,5 per cento. &#8220;Sacconi: meglio della media Ue&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;I servizietti di Fini. Futuro e libertà ci prova: le carte contro il nostro leader create da uomini del Cav. Ma l&#8217;accusa va ribaltata: il dossieraggio falso è futurista. E Bocchino ce lo conferma vantandosi in tv delle relazioni speciali tra Usa e presidente della Camera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Dossier, i finiani all&#8217;attacco. Bocchino fa i nomi di Lavitola e Mangiavillani. Palazzo Chigi: illazioni diffamatorie sul coinvolgimento degli 007. &#8216;Uomin vicini al premier fabbricano le patacche sulla casa di Montecarlo&#8217;&#8221;. A centro pagina, con foto: &#8220;All&#8217;Onu sedie vuote contro Ahmadinejad. Obama apre al dialogo, ma l&#8217;Iran accusa gli Usa sull&#8217;11 settembre. I delegati europei e americani lasciano la sala&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong>: &#8220;Obama apre al dialogo con l&#8217;Iran e si prende il rischio dell&#8217;appeasement. La chiarezza sul programma nucleare è la condizione necessaria per passare dalla &#8216;mano tesa&#8217; alla &#8216;porta aperta&#8217;. Le sanzioni funzionano?&#8221;. Di spalla il quotidiano si occupa invece del Pd (&#8220;Pax democratica&#8221;), dopo la Direzione di ieri. &#8220;Così la conta di Bersani ha disinnescato i piani dei ribelli veltroniani. Le parole del segretario in Direzione, le critiche al documento dei 76 e le nuove divisioni fra i cattolici del Pd&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Riformista</strong>: &#8220;Walter in ritirata. La scossa al partito finisce con 32 astenuti. La bussola ritrovata? Il ribelle abbassa i toni, cerca di evitare la conta, passa dal voto contrario all&#8217;astensione. Bersani vince, ma deve prendersi Franceschini e Fassino&#8221;. In prima pagina sul quotidiano anche un articolo firmato da Emma Bonino, dedicato alla campagna contro le mutilazioni genitali femminili: &#8220;Lo sviluppo mutilato delle donne&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Dieci miliardi per le Pmi. Marcegaglia chede un piano per la competitivtà entro dicembre. Accordo tra Confindustriaa e Intesa. Passera: &#8216;Insieme per la crisi&#8221;. Si tatta di un accordo siglato ieri tra le piccole industrie di Confindustria e la banca IntesaSanPaolo, in cui la presidente Marcegaglia e l&#8217;ad Passera hanno fissato un plafond di risorse per aiutare la competitività e l&#8217;internazionalizzazione delle imprese. Intanto &#8220;la disoccupazione sale all&#8217;8,5 per cento&#8221;. A centro pagina la notizia negativa dall&#8217;Irlanda, con il Pil in calo netto (&#8220;A rischio i bond Anglo Irish&#8221;) e le pene richieste per Tanzi al processo Tanzi: &#8220;Venti anni per Tanzi: la richiesta al processo per il crack Parmalat&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> citando <strong>Il Fatto</strong>, spiega, con un articolo scritto dall&#8217;inviato a Santo Domingo: &#8220;Nella notte il colpo di scena che sbugiarda i complottisti. Ad AnnoZero Travaglio ha glissato sull&#8217;argomento. Ma i suoi colleghi avevano già la prova che non esiste una macchinazione anti-Fini&#8221;. L&#8217;inviato del quotidiano di Feltri parla con i giornalisti del quotidiano <strong>El Nacional</strong> di Santo Domingo che ha pubblicato il documento che attribuiva a Tulliani la proprietà dell&#8217;appartamento di Montecarlo. Dice José Antonio Torres, redattore del quotidiano, che non ha avuto motivo di ritenere falsa la carta, che gli era stata fornita per email da un collega, Mario Sanchez, responsabile per le comunicazioni del Parlacen, il parlamento centroamericano, organismo transnazionale senza poteri decisionali. &#8220;Io conoscevo un po&#8217; la storia di questa casa contesa a Montecarlo, di questa vendita poco chiara, e sapevo che c&#8217;erano dietro delle società&#8221;, dice il giornalista.<br />
Un retroscena del <strong>Corriere della Sera</strong> si sofferma sulle &#8220;ombre sugli 007&#8243; e sul ruolo di Walter Lavitola, imprenditore che il premier ha nominato delegato in Brasile e a Panama, che &#8220;era sull&#8217;areo che alla fine degl scorso giugno portò a San Paolo del Brasile la delegazione guidata da Berlusconi. E proprio lui avrebbe allestito la festa con sei ballerine per allietare la serata del premier, il 28 giugno. &#8216;Professioniste di lapdance portate iun un suite di lusso dell&#8217;Hotel Tivoli&#8221; di San Paolo. Lavitola fu anche candidati alle europee nel 2004, ma non fu eletto. Insieme a Lavitola, a confezionare quella che i finiani considerano una &#8220;patacca&#8221;, sarebbe stato anche Vittorugo Mangiavillani, giornalista della agenzia Il Velino, conosce bene il centroamerica per averci vissuto alla fine degli anni 80, quando era consiglire per l&#8217;informazione della signora Donatella Dini&#8221;.<br />
Secondo un retroscena de <strong>La Stampa</strong>, persino il Cavaliere è agitato dal dubbio che il documento sia una clamorosa patacca. Nemmeno dai canali diplomatici ufficiali sono arrivate conferme tanto desiderate. Ecco perché ieri avrebbe detto: &#8220;Io sono un garantista vero, pure rispetto a Fini. Dunque, crederò alle accuse che lo riguardano solo quando arriveranno, semmai arriveranno, le conferme ufficiali&#8221;. Il quotidiano sottolinea anche che con il riferimento ai servizi si è rotto il filo di dialogo tra Fini e Gianni Letta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pd</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo sei ore di dibattito in Direzione il Pd è approdato ad un voto sulla relazione del segretario Bersani: i 32 membri componenti l&#8217;area Veltroni-Fioroni-Gentiloni si sono astenuti. Sintetizza il <strong>Corriere</strong>: &#8220;Ribaltone nel Pd, Franceschini con Bersani&#8221;. E il quotidiano intervista lo stesso Franceschini. Come mai lei, che è leader della minoranza, ha votato a favore di Bersani? &#8220;Avevo fatto un patto: che, se avessi perso le primarie, avrei sostenuto lealmente il segretario&#8221;. Secondo un dietro le quinte firmato da Maria Teresa Meli, gli uomini di Bersani vorrebbero liberare il leader del Pd dal peso di Massimo D&#8217;Alema, di Veltroni: &#8220;La direzione di ieri ha l&#8217;obiettivo di far fuori D&#8217;Alema e Veltroni, ossia superare la dialettica su cui è rimasto sempre appeso il centrosinistra&#8221;.<br />
<strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Pd, armistizio Bersani-Veltroni. L&#8217;area dei 75 cede e si astiene&#8221;. Secondo <strong>La Repubblica</strong> tanto Veltroni che Bersani hanno scelto di evitare una soluzione traumatica dopo il confronto. Bersani ne è uscito confermando però la linea disegnata alla festa di Torino: Nuovo ulivo con Di Pietro e Vendola, e ricerca di una alleanza con l&#8217;Udc. Linea contestata dal documento dei 75. Si è tolto però qualche sassolino, quando ha detto: &#8220;Quel testo è stato un errore. Ha creato sgomento nella base. Non si dovevano raccogliere le firme ma parlare negli organismi. Riflettiamo, discutiamo. Ma non facciamo il gioco dell&#8217;oca tornando sempre al punto di partenza&#8221;. Franceschini: &#8220;Il disagio c&#8217;è, ma di fronte alla crisi di governo che arriva dobbiamo stare uniti&#8221;. E chiede una gestione collegiale più forte e più potere dentro al partito.<br />
Lo stesso quotidiano si occupa anche di quella che definisce &#8220;una operazione politica partita sotto traccia ma dai contorni sempre più definiti&#8221;: il leader Cisl Bonanni avrebbe telefonato personalmente a sei senatori democratici ex Ppi per invitarli a firmare il documento dei 75. Sarebbe sua intenzione far leva sul disagio dei moderati, dando una mano alla nascita del terzo polo dominato da Casini. Il pacchetto di voti Cisl fa gola a molti, e una scissioni corroborata da quel bacino elettorale sarebbe un problema gigantesco per Bersani. Non è un mistero che Bonanni ha un alleato fedele nel Pd, ed è Beppe Fioroni, promotore del documento di 75. Ecco perché il quotidiano titola: &#8220;L&#8217;ombra della scissione tra i democratici. Bonanni organizza l&#8217;uscita degli ex Ppi&#8221;. Si muove parallelamente l&#8217;ex PPI Marini, che insiste: &#8220;I veri popolari restano qui&#8221;, rassicurando gli amici che hanno la stessa provenienza (&#8220;non vi preoccupate, io continuo a parlare con la Cisl, ad avere rapporti con loro&#8221;). Poi ha messo nel cassetto la bandiera scudocrociata del PPI, in modo che nessuno possa sbandierarla in un luogo diverso dal Partito Democratico.<br />
Per <strong>Il Foglio</strong> di sicuro nel bilancio finale della riunione di direzione Pd c&#8217;è un Veltroni debole che non ha voluto nemmeno votare dopo aver sferrato l&#8217;attacco alla leadership. Veltroni, così come Fioroni, potrà partecipare al tavolo delle candidature, scrive <strong>Il Foglio</strong> riferendo le voci raccolte tra i dirigenti del Pd, e sottolineando che è questa la vera posta in gioco, specie se le elezioni dovessero avvicinarsi. E gli ex PPI escono divisi: si dice che qualcosa otterrà anche Franco Marini, altro accusatore di Veltroni, ovvero un posto per Sergio D&#8217;Antoni.<br />
Beppe Fioroni, uno degli ispiratori del documento dei 75, intervistato da <strong>La Stampa</strong>, nega: &#8220;Quale marcia indietro? Nessuno giochi con i numeri&#8221;. Anche perché &#8220;alla fine molta gente se n&#8217;era andata, non eravamo duecento a votare&#8221;. Alla Bindi, che presiedeva, contesta che abbia svolto un ruolo di garanzia: &#8220;Con lealtà avrebbe dovuto far votare anche i voti a favore&#8221;.<br />
<strong>Il Riformista</strong>, parlando dell&#8217;esito della Direzione, scrive che c&#8217;è &#8220;il coraggio del Labour&#8221; insieme ai &#8220;tarallucci democratici&#8221;: le parole di Veltroni, che ha detto &#8220;non sta succedendo niente&#8221;, sono diventate &#8220;la fotografia della sua ritirata strategica e, forse, della incapacità del Pd tutto di discutere di tattica e strategia senza avvitarsi in isterismi e revanscismi di carattere prettamente personale&#8221;. Mentre Ed e David Miliband si contendono la leadership sulla stessa faglia che divide Bersani-D&#8217;Alema da Veltroni, ovvero neolaburismo versus neocentrismo, dei contenuti del dibattito inglese a noi restano solo furbizie e la finta unità dei dibattiti ufficiali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esteri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Domani inizia il congresso Labour a Manchester e si saprà chi tra Ed e David Miliband guiderà il partito verso la rinascita. Se ne occupa <strong>Il Riformista</strong>, intervistando Chris Bryant, del Guardian, che si è occupato della &#8220;Tidy Britain&#8221;, la &#8220;Gran Bretagna ordinata&#8221; da riconquistare: è rappresentata da una nuova classe sociale che alle scorse elezioni ha rappresentato il voto antilabour e si è formata attraverso &#8220;la collisione del senso di ingiustizia e risentimento di due classi sociali, la working working class, ovvero il &#8216;proletariato che lavora&#8217; e che non campa di sussidi,  e la working middle class, entrambe accomunate dall&#8217;odio per i vicini scrocconi, ovvero per coloro che sfruttano il welfare state in una nazione già di per sé il benessere cresce in maniera sproporzionata&#8221;. Secondo Bryant &#8220;questa gente non vuole che lo Stato sia una balia&#8221;, ma il Labour li ha abbandonati e per questo servirebbe superare tanto il new che l&#8217;old labour.<br />
E&#8217; Giuseppe Berta ad occuparsi della competizione per la leadership del Labour sul <strong>Sole 24 Ore</strong>, in una analisi dal titolo &#8220;il welfare cerca una quarta via&#8221;. Elezione dopo elezione &#8211; scrive Berta &#8211; l&#8217;Europa assiste allo sgretolamento della sua socialdemocrazia. I labour scontano la perdita della identità storica e le scelte antimercato. Dei due fratelli Miliband scrive che David è l&#8217;espressione della continuità blairiana, mentre Ed ha il sostegno della Fabian Society e della rivista New Statesman. Ed ha come slogan &#8220;Change to win&#8221;, per segnare uno stacco dall&#8217;età di Blair e fare del Labour un partito capace di ridurre la disuguaglianza sociale.<br />
<strong>La Repubblica</strong> scrive che è stato presentato dai Repubblicani il programma per le elezioni di Medio Termine. E il programma prevede il ritorno allo Stato minimo (cento miliardi di tagli alla spesa pubblica, blocco delle assunzioni statali), stop alle opere infrastrutturali promesse dall&#8217;Amministrazione Obama, e l&#8217;abrogazione della riforma sanitaria. Poi numerosi atti di continuità con l&#8217;era Bush: rinnovo permanente degli sgravi fiscali sui contribuenti più ricchi, divieto di finanziamenti federali per qualsiasi ospedale che pratichi l&#8217;aborto, un secco no all&#8217;idea di giudicare i prigionieri di Guantanamo in tribunali civili. Manca un forte leader, anche se esiste un combattivo movimento populista come il Tea party, capace di riempire le piazze proprio all&#8217;insegna della rivolta antideficit, antitasse, antistato.<br />
Lo hanno presentato come &#8220;a pledge to America&#8221;, un impegno con l&#8217;America, facendo il verso al celebre &#8220;contratto con l&#8217;America&#8221; che il repubblicano Newt Gingritch presentò nel 1994, portandoli al trionfo elettorale, due anni dopo l&#8217;elezione di Clinton. <strong>La Stampa</strong> sottolinea che c&#8217;è anche l&#8217;impegno a rafforzare la sicurezza nazionale con la difesa antimissile e maggiore protezione dei confini. E che alla conferma dei tagli fiscali dell&#8217;era Bush intendono aggiungere nuove deduzioni per le piccole imprese. Dovrà inoltre essere abolito una volta per tutte il programma Tarp, ovvero il ricorso a fondi pubblici per salvare le istituzioni finanziarie in difficoltà, varato da Bush e poi continuato da Obama.<br />
<strong>Il Sole 24 Ore</strong> sottolinea che l&#8217;annuncio repubblicano è arrivato &#8220;da una falegnameria di periferia in provincia, lontana dalla sede di un governo &#8216;rrogante ed elitario&#8217;&#8221;.: in maniche di camicia, hanno presentato un manifesto i cui toni ricalcano quello dei Tea Party, la cui rabbia contro Washington ha mobilitato la destra estrema.<br />
Sullo stesso quotidiano segnaliamo un articolo sulle elezioni legislative che si terranno domenica in Venezuela, che potrebbero intaccare il dominio assoluto di Chavez in Parlamento. Si racconta della esibizione del Presidente, impegnato a reclamizzare in tv una &#8220;lavatrice socialista&#8221;: l&#8217;economia arranca e il presidente ha pensato di calare l&#8217;asso della distribuzione di un bene durevole. Ed ha scelto la lavatrice, cinese, perdipiù. Dicendo: &#8220;E&#8217; un elettrodomestico eccellente che costa solo 1000 bolivares (200 euro) di qualità superiore ai prodotti capitalisti, che costano più del doppio e si rompono subito. Chavez irrompe sugli schermi nelle ore di massima audience e brandisce un tesserino con cui le classi meno abbienti possono acquistare beni di prima necessità a prezzi calmierati. L&#8217;opposizione ha deciso di prender parte alle elezioni, abbandonando la linea del boicottaggio scelta nel 2005. Basterà che conquisti 67 seggi su 165 per bloccare i provvedimenti straordinari con cui Chavez ha sinora legiferato.<br />
Sintetizza <strong>Il Foglio</strong>: &#8220;Lavatrice o tette nuove? Così a Caracas si comprano le elezioni&#8221;, &#8220;l&#8217;opposizione offre interventi al seno e il Presidente svende elettrodomestici&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)</strong></p>
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		<title>La Rassegna Stampa: la deflagrazione del Partito Democratico, il naufragio dei &#8220;responsabili&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 09:13:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera &#8220;Sarkozy va avanti: via i rom. Al vertice Ue parole di fuoco tra il presidente francese e Barroso. Berlusconi: per l&#8217;immigrazione serve una politica forte. Il grazie dell&#8217;Eliseo: un amico vero&#8221;. L&#8217;editoriale è firmato da Pierluigi Battista ed è dedicato alla politica interna: &#8220;Il naufragio dei &#8216;responsabili&#8217;&#8221;, cioé il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong><br />
&#8220;Sarkozy va avanti: via i rom. Al vertice Ue parole di fuoco tra il presidente francese e Barroso. Berlusconi: per l&#8217;immigrazione serve una politica forte. Il grazie dell&#8217;Eliseo: un amico vero&#8221;. L&#8217;editoriale è firmato da Pierluigi Battista ed è dedicato alla politica interna: &#8220;Il naufragio dei &#8216;responsabili&#8217;&#8221;, cioé il tentativo non riuscito, per ora, di costituire un gruppo parlamentare di sostegno al premier. &#8220;Le campagne acquisti non danno stabilità&#8221;, titola il quotidiano. A centro pagina le sorti del Pd: &#8220;L&#8217;affondo di Veltroni scuote il Pd. Lite con Bersani sul nuovo leader. L&#8217;ex segretario: siamo senza bussola. La replica: regalo al Cavaliere&#8221;. Il corsivo di prima pagina, dedicato alla situazione del Partito democratico, è titolato &#8220;La deflagrazione&#8221;. E nelle pagine interne non manca un richiamo al pensiero di Romano Prodi in materia. Il professore sarebbe preda di &#8220;desolato stupore&#8221;, ed avrebbe commentato: &#8220;Sempre e solo liti&#8221;.<br />
In prima anche un richiamo con foto alle parole di ieri di Papa Ratzinger, in Gran Bretagna: sui pedofili abbiamo vigilato poco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong><br />
&#8220;Rom, scontro Sarkozy-Merkel&#8221;, titola il quotidiano <strong>La Repubblica</strong>. &#8220;L&#8217;Eliseo: continueremo le espulsioni. La cancelliera tedesca: mai parlato di sgomberi. Maroni: presto fuori anche i comunitari&#8221;.<br />
A centro pagina un richiamo per la Fiat, che &#8220;si divide in due, l&#8217;auto da sola&#8221;. Sotto, la visita del Papa in Gran Bretagna: la foto raffigura Benedetto XVI e la regina Elisabetta. Il titolo: &#8220;Sui pedofili la Chiesa ha sbagliato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong> dedica l&#8217;apertura alle polemiche europee sui rom, ma il titolo più grande alle parole del Papa, con due passaggi: &#8220;Il mea culpa davanti alla regina Elisabetta. Il nazismo fu negazione di Dio. Il Papa: &#8216;Sui pedofili non abbiamo vigilato&#8217;&#8221;: Un altro grande titolo, con foto di Elkann e Marchionne, dà notizia della nascita di Fiat Auto: &#8220;Fiat, via libera alla scissione. L&#8217;assemblea approva il piano di separazione dell&#8217;auto. Marchionne, è un gran giorno. Elkann, ora costruiamo il futuro&#8221;. Quanto alle polemiche Sarkozy-Barroso, e alle parole di Berlusconi che ieri ha espresso solidarietà al presidente francese, il quotidiano torinese offre un editoriale di Barbara Spinelli: &#8220;I nemici del diritto europeo&#8221;. Spazio nelle pagine interne anche per il Pd, con un richiamo ad una frase di Veltroni: &#8220;Candidiamo un esterno&#8221;, un uomo &#8220;alla Prodi&#8221;. E nelle pagine interne: &#8220;Veltroni a testa bassa rilancia il &#8216;papa nero&#8217;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong> ancora sul Presidente della Camera: &#8220;Il partito di Fini: Futuro e mattone. Anche il pretoriano di Gianfranco si è preso una casa di An&#8221;. L&#8217;editoriale di Maurizio Belpietro è però dedicato alle polemiche europee: &#8220;La battaglia di civiltà di Sarkozy e Silvio contro scaldasedie e rom. Da segnalare in prima un richiamo alla storia della morte di Edoardo Agnelli, sulle cui modalità si è riaccesa la fantasia di alcuni cronisti: &#8220;La finta autopsia su Agnelli jr. Il mistero della morte di Edoardo&#8221;, di Gigi Moncalvo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche su <strong>Il Giornale</strong>: &#8220;La Agnelli non vuol pagare le tasse. Margherita deve versare una multa da 50 milioni per quei 600 milioni di euro occultati al fisco e avuti in eredità, ma pare non abbia alcuna intenzione di farlo. Bell&#8217;esempio dalla famiglia più osannata d&#8217;Italia&#8221;. Un richiamo dà notizia dell&#8217; &#8220;asse Berlusconi Sarkozy:  sull&#8217;espulsione dei rom è ancora scontro con la Ue&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong> titola: &#8220;L&#8217;asse Cav-Sarkozy rintuzza l&#8217;euroipocrisia sul rimpatrio dei rom. Il capo dell&#8217;Eliseo e Josè Barroso litigano a tavola durante il vertice dei Ventisette. Tutti gli altri dossier finiscono oscurati&#8221;. Di spalla la Fiat, in cui si promettono rivelazioni sui &#8220;veri piani celati dal divide et impera di Marchionne in Fiat&#8221;. E sopra: &#8220;Due società is meglio che one&#8221;. Grande rilievo alla visita del Papa in Gran Bretagna, tra il filosofo Newman e la copertura mediatica britannica dell&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)</strong></p>
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		<title>La Rassegna Stampa: &#8216;Il voto non è un balsamo&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 15:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Napolitano, giusto evitare il voto. Il presidente apprezza l&#8217;impegno del premier ad andare avanti. &#8216;Contro di me polemiche allusive e sgarbate&#8217;. Non decolla il gruppo dei venti &#8216;responsabili&#8217; pro-governo&#8221;. L&#8217;editoriale di Piero Ostellino è titolato: &#8220;Non bastano i numeri&#8221;. A centro pagina le polemiche sulle mitragliate libiche sul peschereccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Napolitano, giusto evitare il voto. Il presidente apprezza l&#8217;impegno del premier ad andare avanti. &#8216;Contro di me polemiche allusive e sgarbate&#8217;. Non decolla il gruppo dei venti &#8216;responsabili&#8217; pro-governo&#8221;. L&#8217;editoriale di Piero Ostellino è titolato: &#8220;Non bastano i numeri&#8221;. A centro pagina le polemiche sulle mitragliate libiche sul peschereccio di Mazara: &#8220;I libici mitragliavano. E i nostri finanzieri erano scesi sottocoperta. Obbligati dagli accordi a lasciare il ponte della nave&#8221;. In prima anche un richiamo per la &#8220;notte di Paura&#8221; a Parigi, per una sospetta bomba alla Torre Eiffel.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Berlusconi-Fini, sfida sui numeri&#8221;, &#8220;Salta il &#8216;gruppo dei venti&#8217;, ma in vista del voto il premier continua la campagan acquisti suscitando l&#8217;ira del presidente della Camera&#8221;. &#8220;Napolitano: meglio non votare, contro di me ci sono stati attacchi sgarbati&#8221;. A centro pagina un richiamo alla notizia che &#8220;Cuba licenzia mezzo milione di dipendenti statali&#8221;. La decisione di Raul Castro è stata annunciata al sindacato di regime ed è causata dalla crisi economica, che non ha risparmiato l&#8217;isola caraibica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> torna sulla vicenda Fini-Tulliani-Montecarlo e titola: &#8220;&#8216;La Tulliani ristrutturò quella casa&#8217;&#8221;. A parlare è Luciano Garzelli, &#8220;l&#8217;italiano più noto a Montecarlo&#8221;, imprenditore edile che si occupò della ristrutturazione dell&#8217;appartamento al centro delle polemiche. &#8220;&#8216;La signora Elisabetta mi telefonava per concordare i lavori. Hanno portato tutto dall&#8217;Italia, cucina compresa. Il vero scandalo? Il prezzo di vendita: ridicolo&#8217;&#8221;. Vittorio Feltri, poi, racconta anche un &#8220;giallo&#8221; su una puntata della trasmissione Matrix, girata a Montecarlo e pronta per andare in onda ma bloccata: &#8220;qualche malalingua&#8221; ipotizza che sia stato lo stesso Berlusconi, impegnato in un&#8217;opera di ricucitura con Fini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Casa svenduta, ha deciso Fini&#8221;. L&#8217;ex tesoriere di An, Francesco Pontone, ai magistrati dell&#8217;inchiesta, ha spiegato di aver eseguito un ordine di Fini svendendo l&#8217;appartamento di Montecarlo che faceva parte del patrimonio del partito.<br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong> titola invece: &#8220;Pontone ascoltato in Procura. Su Montecarlo decise il partito&#8221;. Avrebbe detto che la decisione di vendere l&#8217;appartamento di Montecarlo &#8220;fu presa dai vertici del partito&#8221;. Il rogito &#8220;non fu preceduto da una trattativa&#8221;, ha detto l&#8217;ex tesoriere, e An ricavò dalla vendita soltanto 300 mila Euro perché non erano spuntati altri compratori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>, in prima, parla di un &#8220;patto con i giudici&#8221; che Fini avrebbe siglato attraverso tre diversi incontri &#8220;atipici&#8221; con l&#8217;Anm, al fine di godere di una sorta di &#8220;immunità doplomatica speciale&#8221; che lo tenga al riparo dalla possibile piega che possono prendere &#8220;alcune indagini&#8221;: quella sull&#8217;appartamento di Montecarlo, ma anche quella sulla ricostruzione de L&#8217;Aquila e quella su Fastweb e Telecom.<br />
Anche <strong>Libero</strong> si occupa di Matrix: &#8220;Mediaset ci ripensa, Gaucci non andrà a Matrix&#8221;. L&#8217;ex fidanzato di Elisabetta Tulliani, secondo Vittorio Feltri, potrebbe però essere ospite della trasmissione di Lucia Annunziata &#8220;In mezz&#8217;ora&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Napolitano, alt alle elezioni. Il capo dello Stato: &#8216;Il voto non è un balsamo&#8217;. Gli uomini Udc: non cambiamo posizione. Nucara: esagerato l&#8217;ottimismo di Berlusconi. &#8216;Troppe polemiche contro di me&#8217;. Fuga dal nuovo gruppo salva-governo&#8221;. A centro pagina: &#8220;Libia, i pescatori a Maroni: &#8216;Incidente? Potevano ucciderci&#8217;. Anche i vescovi accusano: &#8216;L&#8217;esecutivo è inerte, si spara troppo facilmente&#8217;&#8221;. Accanto, la scuola, con articolo di Francesco Merlo: &#8220;Nella scuola rovesciata dopo l&#8217;Italia è l&#8217;Altro Mondo&#8221;. &#8220;Roma, l&#8217;elementare di soli stranieri&#8221;. In evidenza anche una vicenda d&#8217;Oltralpe: &#8220;La battaglia delle spie tra Le Monde e Sarkozy&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong>: &#8220;I numeri del Cav. ancora non tornano, e con Fini si continua a negoziare. Tra autarchia e anarchia. Il piano per rendersi autonomi dai finiani in Parlamento non decolla, Napolitano esorta a governare, diplomazie al lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Riformista</strong>: &#8220;Il grande bluff. Perde i pezzi prima di nascere il gruppo degli ascari. Raffica di smentite. Non ci sono i venti deputati per il gruppo di Nucara. Il Presidente: bene Berlusconi a voler andare aavanti, ma allora perché le polemiche contro di me sullo scioglimento?&#8221;. &#8220;Meno male che c&#8217;è Napolitano&#8221; è il titolo dell&#8217;editoriale di Antonio Polito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Economia, federalismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si occupa ampiamente di federalismo <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, che scrive come sia destinata a crescere la leva fiscale in mano ai governatori che, oltre alla possibilità di azzerare l&#8217;Irap potranno manovrare a loro piacimento l&#8217;addizionale Irpef, che potrebbe arrivare al 3 per cento: questo prevederebbe una bozza del decreto legislativo sull&#8217;autonomia di entrata degli enti territoriali, su cui è iniziato un confronto informale con i rappresentanti delle autonomie. Una prima bozza di decreto sarebbe pronta anche sui costi standard della Sanità. E sono 4 le Regioni-benchmark: Lombardia, Marche, Toscana e Umbria. &#8220;Presidenti regionali divisi sull&#8217;Irap libera&#8221;, titola <strong>Il Sole</strong> parlando delle reazioni tra i governatori. Ieri peraltro il ministro Calderoli aveva parlato di un possibile modello Csu: come in Baviera, partiti territorializzati e presenti solo nelle assemblee regionali, ma alleati sul piano nazionale. Andrea Romano spiega perché il Carroccio è ben lontano dal modello Csu.<br />
Alle pagine economia de <strong>La Repubblica</strong> una pagina per i dati Bankitalia relativi al luglio scorso, riassunti sotto il titolo &#8220;Giù le entrate fiscali, debito pubblico record&#8221;. Quest&#8217;ultimo sarebbe salito a 1.838,2 miliardi, con un incremento dello 0,8 per cento rispetto al mese precedente, e del 4,7 per cento nei confronti di 12 mesi prima. Calo del gettito fiscale del 3 per cento nei primi sette mesi di quest&#8217;anno. Per il ministero del Tesoro si arresta invece al 3,1 per cento. Il ministro Tremonti ha però ieri sdrammatizzato facendo sapere che le entrate sono &#8220;perfettamente in linea con le previsioni&#8221;.<br />
Su <strong>Il Riformista</strong>: &#8220;Debito ai massimi. Ed è scontro sulle entrate tributarie&#8221;.<br />
Su <strong>Il Sole 24 Ore</strong> si parla di relazioni industriali, con particolare riferimento alla Mittbestimmung, ovvero cogestione, con particolare riferimento all&#8217;esperienza di Giuseppe Vita, manager italiano che ha vissuto in prima persona da presidente le vicende delle aziende Axel Springer e Hugo Boss: ricostruisce, intervistato, come nacque la cogestione. Spiega che &#8220;l&#8217;aspetto chiave è l&#8217;informazione: i rappresentanti dei lavoratori sono tenuti informati della gestione della società, delle sue eventuali difficoltà o successi, dell&#8217;andamento dei conti&#8221;. Affermatosi nel dopoguerra, il principio della cogestione si è incarnato in una legge del 1976, che statuisce che nelle aziende più grandi i lavoratori siano rappresentati da metà dei membri di un consiglio di sorveglianza, mentre nelle più piccole controllano un terzo delle poltrone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Bando totale al burqa, la Francia tira dritto&#8221;, titola<strong> Il Sole 24 Ore</strong> dando conto del sì definitivo del Senato al divieto di indossarlo nei luoghi pubblici. Il quotidiano ricorda anche che il primo a chiederlo era stato un parlamentare comunista, a lungo sindaco di Vénissieux, periferia popolare di Lione. Il bando è passato con definitivamente con 246 voti e un solo contrario: anche 46 socialisti, sui 116 presenti al Senato, hanno detto sì. Gli altri hanno scelto l&#8217;astensione. Il Ps aveva chiesto con un emendamento di limitare la proibizione ai soli uffici dell&#8217;amministrazione pubblica: il testo invece parla di &#8216;spazio pubblico&#8217; e quindi significa strade, parchi, mezzi pubblici, bar, negozi. Oltre che scuole e ospedali. Non viene mai citato esplicitamente il burqa, poiché si parla di &#8220;dissimulazione del volto&#8221;: multa di 150 euro e possibilità di chiedere che chi trasgredisce segua corsi di educazione civica &#8220;dove imparare i valori fondamentali della Repubblica francese&#8221;. Gli uomini che imporranno il velo integrale alle donne sono passibili di un anno di carcere e del pagamento di un&#8217;ammenda di 30mila euro. Quante donne portano il burqa o il niqab in Francia? 1.900 secondo alcune stime. Un commento di Karima Moual, di fianco: &#8220;Proibire non aiuta il dialogo&#8221;. Ricorda che lo si chiama burqa, anziché niqab, &#8220;forse per fare più effetto&#8221;. Se sono buone le intenzioni, poiché nei Paesi d&#8217;origine è un&#8217;imposizione, va rilevato che in Francia e in Europa lo portano, ad esempio, studentesse universitarie nate in Europa che riscoprono valori arcaici, andando oltre i valori dei loro genitori. Insomma, dietro quel niqab c&#8217;è &#8220;il fallimento di tutta una politica di integrzione sociale, la mancanza di valori europei condivisibili&#8221;.<br />
<strong>La Stampa</strong> ricorda che il divieto entrerà in vigore a partire nel 2011, ma si sofferma a lungo sulle difficoltà di farlo osservare, concretamente: problemi operativi che riguarderanno i poliziotti: in caso di rifiuto a togliere il burqa accompagneranno la donna in commissariato. Una volta steso il verbale, la colpevole potrà uscire tranquillamente velata, poiché sarà il giudice a doverla convocare entro sei mesi per lza scelta tra una multa e un corso di educazione laica francese. Analoghi problemi si porranno nei quartieri delle banlieues, dove la presenza stessa della polizia è assunta come una provocazione. Negozi e grandi magazzini hanno ricordato che si tratta di luoghi privati, anche se aperti al pubblico: le clienti, fra le quali si annoverano ricche signore del Golfo, apprezzeranno.<br />
Sul <strong>Corriere della Sera</strong> il ministro degli esteri Frattini risponde ad un articolo di Angelo Panebianco sul dialogo tra le culture, l&#8217;Islam e l&#8217;Occidente. &#8220;Come accogliere l&#8217;identità degli altri senza tradire la nostra&#8221;. E&#8217; questo il tema snocciolato dall&#8217;intervento del Ministro degli esteri, secondo cui &#8220;una strategia europea per risolvere  positivamente il rapporto tra le nostre democrazie e il mondo islamico, dovrebbe far perno su 4 elementi: il primato e l&#8217;universalizzazione dei diritti, una politica dell&#8217;immigrazione condivisa, la continuazione della lotta al terrorismo e l&#8217;apertura alla Turchia&#8221;.<br />
Su <strong>Il Riformista</strong> si ricorda che la beatificazione del cardinale inglese John Henry Newman è il cuore del prossimo viaggio in terra britannica di Benedetto XVI. Tanto che il Papa farà una eccezione non da poco: celebrerà personalmente la beatificazione del teologo vissuto nell&#8217;800 e convertosi dall&#8217;anglicanesimo nel cattolicesimo. Il Papa ricorda che Newman è stato un suo modello: &#8220;La dottrina di Newman sulla coscienza divenne allora per noi il fondamento di quel personalismo teologico che ci attrasse tutti con il suo fascino&#8221;, aveva scritto parlando del 1946, quando tornò agli studi, dopo la guerra. Del viaggio del Papa scrive Tony Blair sull&#8217;Osservatore Romano, e oggi <strong>Il Tempo</strong> pubblica il suo intervento.<br />
Oggi è <strong>La Stampa</strong> a soffermarsi sui &#8220;fratelli coltelli&#8221; Ed e David Miliband, candidati alla direzione del Labour, che sceglierà tra dieci giorni chi sarà il suo prossimo leader. A sorpresa è Ed, più browniano e meno blairiano del fratello, a scalare i sondaggi.<br />
La Repubblica ha letto i diari del boia di Srebrenica Mladic: 18 quaderni fitti di appunti sul progetto di sterminare i musulmani per costruire la grande Serbia.</p>
<p><strong>(Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)</strong></p>
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		<title>La Rassegna Stampa: &#8220;Gli occhi chiusi dell&#8217;occidente&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 14:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Mitragliati in mare dai libici. I marinai siciliani: volevano uccidere. La motovedetta era stata donata dal nostro Paese. Fuoco sui pescatori. Anche finanzieri italiani sulla nave di Tripoli&#8221;. A centro pagina: &#8220;&#8216;Venti deputati pronti a sostenere il governo&#8217;. Con Berlusconi il repubblicano Nucara e gli Udc siciliani&#8221;. Il titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Mitragliati in mare dai libici. I marinai siciliani: volevano uccidere. La motovedetta era stata donata dal nostro Paese. Fuoco sui pescatori. Anche finanzieri italiani sulla nave di Tripoli&#8221;. A centro pagina: &#8220;&#8216;Venti deputati pronti a sostenere il governo&#8217;. Con Berlusconi il repubblicano Nucara e gli Udc siciliani&#8221;. Il titolo di apertura, su due colonne, è dedicato alle tensioni religiose: &#8220;Assalto per il Corano. Strage nel Kashmir. Decine di morti e feriti nella regione indiana. Una scuola cristiana bruciata dalla folla&#8221;. L&#8217;editoriale, firmato da Pierluigi Battista, è titolato: &#8220;Gli occhi chiusi dell&#8217;occidente&#8221;. In evidenza anche una fotonotizia sull&#8217;avvio dell&#8217;anno scolastico: &#8220;Scuola, avvio con proteste&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Finanzieri sulla nave libica che spara a un peschereccio. Una delle motovedette consegnate da Roma a Gheddafi mitraglia i pescatori di Mazara del Vallo. Frattini: dovevano sparare in aria. Maroni: subito un&#8217;ichiesta&#8221;. A centro pagina, con foto: &#8220;India, fuoco alla scuola cristiana. Assalto degli estremisti islamici in Kashmir: 19 morti negli scontri&#8221;. Un riquadro per la politica: &#8220;Gruppo di 20 deputati in soccorso del premier. L&#8217;annuncio dopo un vertice Nucara-Berlusconi&#8221;.<br />
In evidenza anche un richiamo alla tv: &#8220;Niente claque e applausi nei talk show della Rai. Lettera del Dg Masi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Fatto quotidiano</strong>: &#8220;Gheddafi ci spara con le nostre navi. L&#8217;accordo con B. gli concede poteri assoluti. Una motovedetta libica con a bordo sei finanzieri italiani mitraglia un peschereccio di Mazara del Vallo&#8221;. A centro pagina la proposta di legge &#8220;anti corrozione&#8221; del quotidiao, sulla quale si raccolgono i pareri dei parlamentari di opposizione: &#8220;No ai corrotti, la legge del &#8216;Fatto&#8217; va. Dopo l&#8217;ok di Idv e finiani arriva il sì del Pd&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Riformista</strong>, con foto di Gheddafi: &#8220;Adesso ci spara addosso. Dalla farsa alla tragedia&#8221;. Sulla politica interna invece: &#8220;Assedio a Casini: Berlusconi dice ha ha venti ascari&#8221;. A centro pagina, in evidenza, una intervista a Fausto Bertinotti: &#8220;Dopo il Cav, Marchionne&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Il mercato dei parlamentari. &#8216;In 20 passano con Berlusconi&#8217;. Nucara (Pri) fonda il gruppo &#8216;Responsabilità nazionale&#8217;. Stracquadanio: legittimo prostituirsi in politica&#8221;. In evidenza anche un retroscena sulle intenzioni di Berlusconi: &#8220;La tentazione del Cavaliere: scambiare il Lodo col Mattarellum&#8221;. A centro pagina: &#8220;Sicilia, nave libica spara su un peschereccio italiano. Sulla motovedetta anche sei militari della Gdf. Frattini: Gheddafi ha chiesto scusa&#8221;. Di spalla: &#8220;Assaltata una scuola cristiana. Strage in Kashmir: 18 morti&#8221;. Il Vaticano: violenza irragionevole&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Trovato Tulliani. A casa. Una traccia porta al proprietario del trilocale di Montecarlo. Cognato pizzicato. L&#8217;abbiamo intercettato a Roma alla vigilia dell&#8217;interrogatorio dell&#8217;ex tesoriere di An in Procura. Elegantissimo, gira coi vetri oscurati e una guardia del corpo. E se gli fai una domanda, scappa&#8221;. A centro pagina la politica, con foto di Berlusconi: &#8220;Silvio ha in tasca i 22 anti-Fini. Pronto il gruppo alla Camera pro-premier&#8221;. Maurizio Belpietro intervista il Cavaliere: &#8220;Il Cav sollevato: chiedo la fiducia&#8221;. A fondo pagina un titolo sui fatti del Mediterraneo: &#8220;Ma se per una volta mitragliassimo noi il beduino?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Il notaio di Montecarlo sente puzza di bruciato. Paul-Lous Aureglia, che stipulò il rogito dell&#8217;immobile svenduto da An e dato in affitto a Tulliani: &#8216;è stata fatta una stronz&#8230;&#8217;. E sul mancato diritto di prelazione: &#8216;C&#8217;è stata una truffa in questa storia&#8221;. In prima anche la scuola al via: &#8220;Gli studenti protestano, come sempre&#8221;. Alla politica è dedicato il titolo di apertura, con editoriale di Vittorio Feltri: &#8220;Nasce il gruppo dei 20 che garantirà al governo di resistere ancora. Il Cavaliere trova i voti&#8221;. Per Feltri la soluzione è &#8220;il male minore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Basilea 3 passa l&#8217;esame delle Borse. Mercati in rally dopo l&#8217;approvazione dei nuovi standard patrimoniali per le banche. L&#8217;Abi teme effetti negativi sul credito. Trichet: eliminata l&#8217;incertezza. Draghi: istituti italiani forti, sosterranno l&#8217;economia&#8221;. A centro pagina fotonotizia degli scontri in Kashmir: &#8220;Roghi del Corano. Quattordici morti in India, assaltata una scuola cristiana&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio:</strong> &#8220;Le nuove regole per le banche non spaventano Borse e mercati. Tempi diluiti, requisiti meno restrittivi. La novità del cuscinetto di riserve anticrisi. Divisioni Draghi-banchieri&#8221;. Di spalla la politica: &#8220;Le fatiche di Casini per trattenere i suoi dalle nozze con il Cav. La Sicilia rumoreggia, Buttiglione invita alla calma (a sinistra non si va), ma di Fini ci si può fidare? Anche no&#8221;.<br />
 <br />
<strong>Berlusconi, Udc, Pd</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> intervista il leader dell&#8217;Udc in Sicilia, Saverio Romano, che la scorsa settimana, alla festa del suo partito, ha invitato il suo partito a dare la sua fiducia a Berlusconi: &#8220;Nel momento in cui Berlusconi ha accettato l&#8217;invito di parlamentarizzare la crisi, abbiamo il dovere di ascoltarlo senza per questo chiedere una cosa che non farà mai, cioé dimettersi. Non si può chiedere al tacchino di anticipare il suo Natale&#8221;. Entra nel gruppo di responsabilità nazionale? &#8220;Non entro in nessun gruppo perché sto bene dove sto&#8221;. Romano dice che aspetta di sentire cosa dice Berlusconi.<br />
Secondo <strong>Libero</strong> invece sarebbero già pronti a &#8220;fare le valigie&#8221; dall&#8217;Udc: &#8220;Il grosso viene dalla truppa siciliana, che è già uscita rumorosamente allo scoperto dissentendo dalla linea del partito emersa a Chianciano. Si tratta dunque di Calogero Mannino, Francesco Saverio Romano, Giuseppe Drago, Giuseppe Naro, e Giuseppe Rugolo. Più difficile individuare il sesto, anche se in serata era emersa l&#8217;ipotesi di Luca Volontè&#8221;.<br />
Secondo <strong>Il Foglio</strong> gli ammutinati, provenienti dalla Regione che più di tutte ha votato l&#8217;Udc, non sembrano voler abbandonare la casa comune dello scudo crociato. Mannino, Cuffaro e gli altri maggiorenti, per adesso, non guidano la scissione ma chiedono di contare di più, vogliono evitare &#8216;l&#8217;abbraccio mortale&#8217; con Fini (che in Sicilia è alleato del nemico Raffaele Lombardo) e indirizzare l&#8217;Udc verso un rapporto di collaborazione con il centrodestra&#8221;. Lo stesso quotidiano scrive che &#8220;il partito dei siculi&#8221; avrebbe uno sponsor pesante in Francesco Gaetano Caltagirone, generoso finanziatore dell&#8217;Udc (oltre che genero di Casini): per questo non sorprende che uno dei quotidiani che ha riportato con più attenzione le posizioni dei ribelli siciliani sia <strong>Il Messaggero</strong>, di cui Caltagirone è editore.<br />
<strong>Il Corriere della Sera</strong> riassume così l&#8217;orientamento dei ribelli Udc del sud: &#8220;&#8216;Sì al premier e mai a sinistra&#8217;. A Casini i dissidenti &#8211; scrive il quotidiano &#8211; contestano la richiesta di dimissioni del premier e il dialogo con il Pd, il progetto di un terzo polo e l&#8217;aver &#8216;ammainato la bandiera del garantismo&#8217;&#8221;. Restando sullo stesso quotidiano si legge che i veltroniani attaccano il segretario Pd Bersani rimproverandogli un partito subalterno a Casini e Vendola (sono parole, ad esempio, di Giorgio Tonini). Lo stesso Veltroni si è detto preoccupato di quel che viene fuori dai sondaggi, e si dice contrario a gruppi autonomi in Parlamento.<br />
<strong>Il Foglio</strong> scrive che &#8220;Veltroni stuzzica Bersani e usa il disagio dei popolari&#8221;: i veltroniani sarebbero sempre più decisi a non fare sconti al segretario e viaggerebbero verso la creazione di gruppi parlamentari autonomi. Gli ex PPI &#8220;mordono il freno&#8221; e fanno capolino alle riunioni dei veltroniani: &#8220;Gli ex popolari sospettano addirittura che l&#8217;ala ex ds dei Democratici punti a farli uscire dal Pd per finire nell&#8217;Udc. In questo modo potrebbero ottenere due risultati importanti, secondo la strategia suggerita da D&#8217;Alema e seguita da Bersani: primo, rafforzerebbero il terzo polo, obiettivo che l&#8217;attuale dirigenza del Pd si è prefisso, con la convinzione che alle prossime elezioni Berlusconi perderà al Senato e che quindi sarà possibile fare un altro tipo di governo&#8221;. In secondo luogo, &#8220;con la fuoriuscita degli ex PPI sarà più agevole per il Pd imbarcare i vari Ferrero, Diliberto e neocomunisti vari&#8221;:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riforma elettorale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Stampa</strong> l&#8217;editoriale è firmato da Bill Emmott, ex direttore dell&#8217;<strong>Economist</strong>, che parla di un suo libro di imminente uscita in Italia (&#8220;Forza Italia&#8221;, Rizzoli), e spiega che in Italia il sistema maggioritario non funziona, perché mentre i britannici, privi di costituzione scritta, hanno comunque una cultura del consenso, &#8220;l&#8217;accettazione di base da parte delle principali forze politiche che gli avversari hanno legittimamente il diritto di governare&#8221;, in Italia &#8220;il consenso deve essere creato e ricreato continuamente&#8221;, e la &#8220;profonda divisione tra destra e sinistra è più di una semplice questione di filosofia o politica&#8221;. Dunque Emmott propomne che &#8220;sia abbandonato il premio di maggioranza e che la legge elettorale sia riformata in favore di un sistema che scoraggi i partiti minuscoli ma che riconosca comunque la diversità e la diffusione di interessi politici e di identità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Kashmir</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il quotidiano che dà maggior rilievo all&#8217;assalto nel Kashmir ad una chiesta cristiana è <strong>Il Corriere della Sera</strong>. La causa scatenante è stata la minaccia di bruciare il Corano da parte del pastore Jones: &#8220;La miscela di separatismo, anticristianesimo e antiamericanismo è stata esplosiva&#8221;, scrive Andrea Riccardi. <strong>La Stampa</strong> scrive che da oltre 3 mesi in quest&#8217;angolo di Kashmir la rabbia contro New Delhi si sta intensificando. L&#8217;opposizione della popolazione verso il potere centrale indiano si è rafforzata, anche perché il cosiddetto armed forces special power act consente alla polizia di ricorrere alle europee e di arrestare e dare la caccia ai separatisti garantendo agli agenti una sorta di impunità. Intervistato, il vescovo del Jammu-e-Kashmir dice che &#8220;da giugno la protesta di settori islamici contro il governo ha assunto caratteri molto violente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erdogan</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong> scrive che il successo del referendum di domenica per Erdogan &#8220;prova che i Turchi non sostengono semplicemente il governo, ma si aspettano una svolta culturale. Nel corso degli anni, il kemalismo è diventato una religione di Stato, un sistema che ha escluso una parte del Paese dallo sviluppo. Questo fallimento ha trasformato un leader conservatore e filoislamico come Erdogan nel paladino del riformismo turco e dei cittadini più deboli, come spiega la distribuzione dell&#8217;ultimo voto&#8221;: I centri più ricchi, che hanno sempre ricevuto sostegno e denaro dalle elite kemaliste, hanno detto no a Erdogan. Il resto ha i colori dell&#8217;Akp. <br />
Un&#8217;altra riflessione de <strong>Il Foglio</strong> dice che Erdogan riprenderà il progetto di una nuova Carta costituzionale, abbandonata nel 2008. A guidarla sarà un luminare del diritto in Turchia, Ergun Ozbudun, teorico della nuova &#8216;laiknik&#8217;, la laicità turca. Si chiama &#8216;secolarismo passivo&#8217; e la dottrina Ozbudun prevede uno spazio pubblico in cui c&#8217;è concorrenza tra i simboli religiosi&#8221;. La particolarità di questo giurista, scrive <strong>Il Foglio</strong>, è che usa &#8220;un linguaggio puramente laico&#8221;. E cita: in Europa la magistratura protegge i diritti individuali. In Turchia è il guardiano dello Stato. Il quotidiano fa notare che l&#8217;uomo non ha scheletri islamisti dell&#8217;armadio: nel 2001 fu lui a rappresentare la Turchia alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo a favore della messa al bando del Refah, antenato dell&#8217;Akp di Erdogan. Ozbudun ha scritto un libro, &#8220;Islamism, democracy and liberalism&#8221;, la cui tesi centrale è il bisogno di un secolarismo passivo e non autoritario, come quello kemalista. Formula il tema del velo in termini di libertà individuale e di diritto alla differenza, non in quello della sharia. <strong>Il Sole 24 Ore</strong> intervista Soli Ozel, professore di relazioni internazionali alla Kadir Hass university di Istanbul, che dice: &#8220;Il refendum non aveva a che fare né con l&#8217;islam né con il laicismo. Il punto era un altro: se la Turchia avrà una costituzione più democratica oppure più autoritaria, anche se in modo soft, con un partito unico e con un sistema di potere non perfettamente equilibrato. Era un referendum sulla redistribuzione del potere. Il peso politico dei militari nel sistema costituzionale esce certamente ridimensionato dal voto, ma questo è un processo che va avanti da sette anni&#8221;. Erdogan non ha più rivali: &#8220;Il fuoco del partito nazionalista si è spento&#8221;, la sinistra kemalista del Chp &#8220;non ha niente da dire&#8221;. Insomma, &#8220;la Turchia è un paese a partito unico e mezzo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong> e <strong>Il Sole 24 Ore</strong> danno conto delle cifre fornite dall&#8217;Istituto Ifo di Monaco, secondo cui il divario della Germania dell&#8217;est con i lander occidentali sta diminuendo progressivamente. Tra il 1991 e il 2009 il prodotto interno lordo è raddoppiato in Germania est, mentre a ovest è salito solo del 12 per cento. La regione non ha dimenticato le profonde radici industriali; il denaro pubblico non è mai mancato ed ha modernizzato infrastrutture fatiscenti. La regione non ha mai dimenticato di aver partecipato in prima fila alla grande rivoluzione industriale dell&#8217;800: in Sassonia hanno visto la luce invenzioni quali: il filtro da caffè, la bustina di the, il dentifricio. Il tasso di disoccupazione rimane tuttavia elevato. In agosto era l&#8217;11,5 per cento, era del 18 per cento pochi anni fa (mentre nelle regioni occidentali è al 6,6 per cento).</p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Repubblica</strong> Federico Rampini inervista Feisal Abdoul Rauf, l&#8217;imam della moschea che sorgerà nei pressi di Ground Zero. Parla della sua Cordoba Iniative, e ricorda: &#8220;Quanto sento dire che vogliamo profanare Ground zero costruendo s un terreno sacro, trovo che c&#8217;è malafede: in quell&#8217;isolato oggi ci sono un club di strip tease, un centro di scommesse sulle corse di cavalli, e un bar dove si servono alcolici a tarda notte&#8221;. E poi: &#8220;Ho una nipote nella Us army in Iraq. Pago le tasse, sono un tifoso dei New York Giants&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)</strong></p>
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		<title>A teatro con noi: invito ai grey-panther di Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 12:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questa volta due biglietti gratuiti, per il Teatro Quirino di Roma, per due grey panther disponibili a recensire lo spettacolo sulle nostre pagine. Chi desidera, può iscriversi in calce a questo testo. Alla prima adesione, due biglietti omaggio per la sera della prima il 6 aprile dal 6 al 25 aprile La Compagnia di Teatro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #cb3449;">Anche questa volta due biglietti gratuiti, per il Teatro Quirino di Roma, per due grey panther disponibili a recensire lo spettacolo sulle nostre pagine. Chi desidera, può iscriversi in calce a questo testo. Alla prima adesione, due biglietti omaggio per la sera della prima il 6 aprile</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dal 6 al 25 aprile </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Compagnia di Teatro di Luigi De Filippo</strong></p>
<p><strong>  La fortuna con l’effe maiuscola</strong></p>
<p><strong>  Commedia in due parti di  Eduardo De Filippo e Armando Curcio</strong></p>
<p><strong>  spettacolo con Luigi De Filippo e 11 attori-  scene Salvatore Nichelino- costumi Maria Laura di Monterosi</strong></p>
<p><strong>  regia Luigi De Filippo</strong></p>
<p>“Questa commedia io l’ho vista nascere. Mio padre Peppino e mio zio Eduardo la recitarono per la prima volta al Teatro Quirino di Roma nel 1942 e fu un autentico trionfo. Avevo 12 anni e mi aggiravo fra le quinte e gli scenari in palcoscenico  come affascinato ed incantato dalla magia della finzione scenica. Ero allora piuttosto chiuso di carattere e timido. Mio padre quindi per aiutarmi a guarire e a superare questa mia timidezza, mi disse: ‘Se questa sera entri in scena con gli altri attori, ti regalo cinque lire!’</p>
<p>Considerate che le cinque lire di allora erano una discreta cifra per un ragazzo. Io ci pensai su e poi decisi di accettare. E così, quella sera, entrai in scena con gli altri attori. Fu il mio debutto in Teatro. Mio padre, soddisfatto, mantenne la promessa e mi pagò le cinque lire!  Oggi, dopo tanti anni, sono felice ed orgoglioso della mia carriera e di poter tornare al Teatro Quirino da protagonista di quella stessa commedia. E inoltre, oggi, mi pagano  molto più di cinque lire!”</p>
<p>A distanza di quasi 70 anni, la fortunata commedia che portò Eduardo e Peppino De Filippo al trionfo nazionale, torna a far sorridere le platee affollate di tutta Italia, varcandone anche i confini, nella versione diretta ed interpretata da Luigi De Filippo affiancato da undici giovani attori. Una messa in scena divertente ed umanissima che mette in risalto una delle caratteristiche più preziose del Teatro dei De Filippo: l’umorismo. Umorismo che rappresenta la parte agra, la parte amara di una comicità tutta napoletana che ci diverte e ci appassiona facendoci sorridere ma anche raccontandoci la fatica di vivere, attraverso un Teatro sempre attuale. A Luigi De Filippo va infatti il merito di rappresentare un classico del teatro napoletano senza perdere di vista i tempi difficili in cui viviamo. Rileggendo il passato l’artista sottolinea l’amarezza di una città, e di un intero paese, che ha rinunciato alla sua matrice ironica e solare per naufragare nel deserto della leggerezza.</p>
<p> La fortuna con l’effe maiuscola è quella inattesa che capita al protagonista della commedia, un uomo perseguitato da un destino avverso e beffardo,  che vede all’improvviso illuminare la sua misera vita dall’eredità di un parente emigrato  in America.</p>
<p>Eredità che però ha come condizione di essere assegnata per intero al poveretto solo se lui non avrà figli. In caso contrario il ricco patrimonio andrà al figlio. Il pover’uomo, che ignorava la possibilità di ricevere il lascito, un figlio ce l’ha. Lo ha appena riconosciuto, costretto dalla miseria, in cambio di un modesto  compenso che lo avrebbe aiutato a liberarsi dai debiti. E così, da questo impedimento, nascono gli equivoci e le disavventure tragicomiche della commedia, metafora di una società che si trasforma.</p>
<p>“Un giorno, mentre mio padre recitava ‘La fortuna con l’effe maiuscola’, incantato e affascinato com’ero dal mondo del Teatro gli domandai: ‘Ma secondo te cos’è il Teatro?’ E lui mi rispose ‘Il Teatro è il racconto della lotta quotidiana che fa l’uomo per dare un senso alla propria esistenza’. È una definizione che ho sentito ripetere spesso in famiglia. L’amore, la gelosia, l’invidia, la voglia di potere. Tutti i sentimenti che sono nel nostro cuore, noi De Filippo li abbiamo portati sulla scena con ironia e riflessione. E ne abbiamo fatto Teatro. Il nostro Teatro.”</p>
<p>Il spettacolo ha debuttato in Prima Nazionale a Borgio Verezzi (SV) luglio 2009</p>
<p><strong>Teatro Quirino Via delle Vergini, 7 – Roma Info 800013616 Orari: dal martedì al sabato h. 20.45 – domenica h. 16.45</strong></p>
<p><strong>Pomeridiana h. 16.45: giovedì 8 aprile – mercoledì 14 aprile – mercoledì 21 aprile Doppia h. 16.45 e 20.45 sabato 17 aprile</strong></p>
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		<title>A teatro con noi: è di scena la Sicilia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 12:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DAL 2 AL 7 MARZO e DAL 16 AL 21 MARZO Gianfranco Jannuzzo GIRGENTI AMORE MIO… di Gianfranco Jannuzzo- scene Salvo Manciagli- costumi Silvia Morucci -musiche Francesco Buzzurro -regia Pino Quartullo &#8220;Agrigento è la mia città. Ho imparato ad amarla anche grazie all’amore che ne hanno i miei genitori. Quando ci sono nati loro si chiamava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>DAL 2 AL 7 MARZO e DAL 16 AL 21 MARZO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gianfranco Jannuzzo GIRGENTI AMORE MIO</strong>…</p>
<p style="text-align: justify;">di Gianfranco Jannuzzo- scene Salvo Manciagli- costumi Silvia Morucci -musiche Francesco Buzzurro -regia Pino Quartullo</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Agrigento è la mia città. Ho imparato ad amarla anche grazie all’amore che ne hanno i miei genitori. Quando ci sono nati loro si chiamava Girgenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo spettacolo è il tentativo sincero e appassionato di dialogare con le proprie radici e, così facendo, restituirle agli altri. Dico proprie, e non mie, a ragion veduta. Girgenti amore mio… l’ho scritto con Angelo Callipo che siciliano non è ma che scrive di Sicilia come e meglio di un siciliano, avendo sempre chiara l’idea che a quel Girgenti ognuno potesse sostituire il nome della propria città o del proprio paese. Girgenti amore mio può diventare così “Milano amore mio…” o “Genova amore mio…” o mille altri luoghi. Perché le emozioni non hanno targhe di appartenenza, i problemi che ci affliggono non sono cittadini di una sola città, i personaggi che ci fanno ridere non hanno casa solo nelle città degli altri. Così, augurandomi di divertire il pubblico con un testo completamente nuovo, spero che la mia Girgenti  possa diventare la Girgenti di tutti perchè ricordando le esperienze, gli episodi di vita vissuta che ho condiviso e condivido con molti dei miei concittadini è nata in me la consapevolezza, ben salda, che non c’è nulla di più personale di un’esperienza che accomuni tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">La più grande di tutte le esperienze, quella dell’amore per la propria terra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">  Gianfranco Jannuzzo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Sono come sempre disponibili due biglietti gratuiti per gli amici grey-panther disposti a scrivere la recensione dello spettacolo. La richiesta a </span></strong><a href="mailto:grey-panther@grey-panthers.it"><strong><span style="color: #ff0000;">grey-panther@grey-panthers.it</span></strong></a><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
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		<title>Obiettivo comune, crescere</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici, come potete vedere anche voi, gli utenti registrati crescono (siamo ora a 522) e dai nostri dati vediamo che le parti editoriali (colonna a sinistra della home page) sono molto letti, probabilmente anche da persone diverse da quelle che invece frequentano i forum. Ieri sera (10 gennaio)  ci sono state 63 persone collegate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici, come potete vedere anche voi, gli utenti registrati crescono (siamo ora a 522) e dai nostri dati vediamo che le parti editoriali (colonna a sinistra della home page) sono molto letti, probabilmente anche da persone diverse da quelle che invece frequentano i forum. Ieri sera (10 gennaio)  ci sono state 63 persone collegate contemporaneamente e non è poco, se considerate che gli over 50 sono il 10 % degli utenti Internet (63 persone qui valgono come 630 in un sito più generalista).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa simpatica dicotomia (chi frequenta il sito perchè interessato agli argomenti trattati non partecipa necessariamente ai forum; chi partecipa attivamente ai forum non legge necessariamente tutti gli articoli presenti sul sito) non ci crea alcun problema, anzi, ci piace pensare a un pubblico molto attivo (forum) e anche a uno attivo, ma meno partecipativo (solo lettura). Voi, però, chiedete e auspicate una maggiore partecipazione ai forum e su questo siamo molto d&#8217;accordo, ma la soluzione non può che essere quella di&#8230; allargare il giro degli amici registrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Come proposito dell&#8217;anno nuovo noi cercheremo di rendere questo sito sempre più utile e interessante, ma ci piace chiedervi di contribuire anche voi al successo di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Quindi, ecco un proposito per il 2010: ciascun amico attivo sul sito si impegna seriamente a portare in questa pagine un nuovo iscritto, non solo da far registrare, ma anche da stimolare, guidare, invogliare, incoraggiare alla partecipazione</strong></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Volete provarci? In fondo, non è impresa impossibile, se pensate che noi, con il solo passaparola off e on line, abbiamo messo insieme tutti voi!</p>
<p style="text-align: justify;">Dateci una mano, anzi, diamoci da fare per rendere questi spazi sempre più nostri, sempre più ricchi. E facciamolo allo scoperto!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Chi porterà qui uno, dieci, cento amici, ce lo comunicherà, nel forum &#8220;Chiacchiere tra noi&#8221; , con nome e cognome del nuovo iscritto, con una piccola presentazione nel forum &#8220;Presentiamoci&#8221; proprio come si farebbe in un salotto di amici, dove si arriva con una persona nuova. E per i grey panthers più attivi&#8230;. beh, ci sarà una sorpresa, davvero simpatica e premiante! Amici grey panther pronti? Via! Parte la &#8220;campagna acquisti&#8221; anche per www.grey-panthers.it . Diamoci un mese, da oggi al 15 febbraio!!.</strong> </span>affettuosamente vp e la redazione</p>
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		<title>Il nostro racconto, ipotesi 2</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 17:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Creativi? certo, sempre di più! i nostri amici grey.-panther non solo si dilettano a scrivere insieme racconti, ma decidono finali diversi. Per dar modo a tutti di leggere e di scegliere la versione più gradita. Ecco la versione numero due della storia di Rebecca. Rebecca, una simpatica cinquantenne, approfittando dell’assenza del marito, andato in Spagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #993300;">Creativi? certo, sempre di più! i nostri amici grey.-panther non solo si dilettano a scrivere insieme racconti, ma decidono finali diversi. Per dar modo a tutti di leggere e di scegliere la versione più gradita. Ecco la versione numero due della storia di Rebecca.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rebecca, una simpatica cinquantenne, approfittando dell’assenza del marito, andato in Spagna a trovare un ex collega di lavoro, in trasferta da qualche mese nei dintorni di Barcellona, sta trascorrendo una breve vacanza a Loano, la graziosa cittadina ligure dove abitano i suoi genitori. Le giornate trascorrono piacevolmente tra passeggiate, gradevoli visite a parenti, rilassanti pomeriggi in giardino a farsi riscaldare dal sole ancora caldo e accarezzare da quel leggero venticello che non manca mai in quella zona ai piedi della montagna.<br />
Una sera, improvvisamente, una visita inaspettata: è Aldo, un vecchio amico di scuola, del tempo del liceo: una simpatia ricambiata, qualche gelato insieme e qualche stella di troppo, una passione tutto sommato inespressa… Bene, Aldo si presenta alla porta, con un fiore in mano, tra il romantico e l’ironico, proprio come era già nel suo carattere di adolescente; è venuto a conoscenza per caso della presenza di Rebecca in città, e ha pensato di invitarla a una serata di ballo latino-americano, sicuro che lei non avrebbe rifiutato… Rebecca guarda allibita la figura maschile comparsa quasi per magia sul pianerottolo della casa dei suoi. Aldo? Ma queste cose avvengono solo nelle trame dei film! Lei è spostata, con figli adolescenti…. Una serata di ballo? Il tango che è sempre stata la sua passione? Il cuore di Rebecca, nonostante la razionalità cui cerca di attenersi, comincia a battere all’impazzata, l’emozione è tanta, rimane senza parole, mille ricordi le affiorano di colpo alla mente… gli anni mai dimenticati… quando, ragazzi, trascorrevano molto tempo insieme, spesso anche solo guardandosi negli occhi … una sera proprio in una sala da ballo, la luna complice… le ci vuole qualche attimo per riprendersi, poi lo invita a entrare…</p>
<p style="text-align: justify;">“Cara Rebecca, ho osato troppo? Meno male che i tuoi non sono in casa, altrimenti, proprio come un tempo, tuo padre mi avrebbe guardato attraverso gli occhiali con aria severa. Ma io ho sentito dal giornalaio la Lia (te la ricordi, la secchiona del primo banco?) che diceva di averti vista lungo il Corso Umberto. Non ho resistito e mi son detto: se ha voglia ci raccontiamo i nostri ultimi… trent’anni e se invece non ha voglia di parlare, tango a gogò tutta la sera!”.<br />
Era troppo trasparente Aldo per non sorridere. Rebecca avrebbe voluto fare entrambe le cose: parlare con lui tutta la notte e ballare i ritmi più languidi del tango argentino. Sorrise, diede un colpetto di tosse tanto per darsi un contegno, mise la rosa in un piccolo vaso lungo e stretto e si rivolse all’amico: “Caro Aldo, i miei rientreranno tra poco, dammi dieci minuti, mi preparo così usciamo e possiamo parlare e ballare, come ci pare”<br />
Mentre Rebecca infilava un paio di pantaloni neri e una maglia di seta, anch’essa nera, ma con una scollatura a V piuttosto accentuata, due perle di orecchini e un filo delle stesse perle al collo, pensava: “da quanto tempo non ho un appuntamento! E per andare a ballare… e con Aldo, pensa un po’! Devo lasciare il cellulare a casa!”. Non aveva in mente nulla di male (non ci si può far stravolgere da un incontro imprevisto alla nostra età, pensava), ma non sopportava di dover rispondere a suo marito Carlo mentre sarebbe stata in compagnia di Aldo. E non poteva neppure chiudere il telefono. Avrebbe dovuto spiegarne il motivo, dopo, a Carlo e non le piaceva mentire. Sì, avrebbe lasciato il cellulare a casa, quasi a dimenticarsi di tutti i legami e i collegamenti con le persone e con le realtà della sua vita quotidiana. In dieci minuta fu pronta: un po’ di fard, ma non troppo, una riga discreta sopra gli occhi, un filo di rossetto rosso ciliegia, che le stava ancora bene, sulle labbra, ed era sempre stata una protezione voluta a qualunque affettuosità imprevista. “Eccomi”, disse comparendo sulla porta.</p>
<p style="text-align: justify;">La semplicità è sempre stata la sua eleganza, Aldo la sta osservando compiaciuto ma sempre un po’ intimorito, come tanto tempo addietro. Quel senso di inadeguatezza che provava quando, standole accanto, condivideva movenze, parole e sorrisi, lo riassale all’improvviso, così da fargli distogliere repentinamente lo sguardo da quel viso luminoso, gentile, aperto al mondo e a lui, che in quell’istante le è ancora vicino, come piccolo satellite, come luna di un pianeta tutto da riscoprire.</p>
<p style="text-align: justify;">Rebecca  gli fa una carezza, poi, mentre si avviano alla macchina, ripensa al cellulare “dimenticato”, no, non è giusto  lasciarlo; deve portarlo con se, in caso ci fosse un’emergenza…. il figlio lontano , non si sa mai, non può essere così irresponsabile: chiede scusa ad Aldo e ritorna in casa, prende il telefono e lo infila nella pochette, richiude la porta e questa volta sale in macchina davvero.<br />
I due “ragazzi” si avviano…bisogna decidere se andare in un posto tranquillo dove poter parlare e ricordare i vecchi tempi o semplicemente andare a ballare. Decidono per il ballo, intanto…<br />
Carino il locale dove Aldo la porta, si siedono a un tavolo, qualche parola…la musica invitante, poi quel tango che suscita lontani ricordi …raggiungono la pista da ballo, i loro corpi troppo vicini, l’attrazione è inevitabile,  cercano di controllarsi, intanto la musica finisce e ritornano a sedersi. Qualche minuto di intervallo, iniziano una conversazione normale, forse non vogliono neppure parlare, si guardano negli occhi, la tentazione è in agguato…riprende la musica e ritornano in pista, ma forse è meglio prendere un po’ d’aria e si avviano verso il giardino del locale. La serata è splendida, la luna è piena con quella sua stellina che l’accompagna, un cielo meraviglioso.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento squilla il cellulare; Rebecca, indecisa tra il maledirsi per aver deciso di portarlo e la preoccupazione per la chiamata inaspettata, si scusa con Aldo. “Solo un momento, torno subito”. Aldo le sorride : “Fai pure non scappo di sicuro”. Rebecca si allontana di qualche passo,ha letto il nome del marito sul display e non sa perché ma non vuole che Aldo ascolti. E’ Leo, l’ex collega del marito: “Rebecca? Scusa se ti chiamo con il cellulare di Carlo ma non conosco il tuo numero. Vorrei chiederti un favore. Io e Carlo siamo stati invitati ad una lunga gita in barca, so che lui ti  aveva promesso di tornare entro il fine settimana ma e’ un’occasione unica e…ecco, mi chiedevo se ti è possibile rinviare il ritorno di un po’”. Rebecca un po’ confusa non riesce a rispondere, teme, o forse spera, che rimanere a Loano possa trasformarsi per lei in una tentazione irresistibile. “Io, non saprei, ma…ma perché Carlo non mi ha chiamato di persona?” ” E’ che a lui non l’ho ancora detto, voglio fargli una sorpresa ma, naturalmente, ho preferito chiedere prima a te.” “Capisco” risponde Rebecca sentendosi come una in procinto di lanciarsi nel vuoto con un paracadute. ” Bene, penso che a Carlo farà piacere, va bene; ma digli di farmi sapere se verrà in barca con te o se deciderà di rientrare comunque.” “Contaci” risponde Leo “Grazie e buona serata”. Rebecca rimane un po’ a fissare il cielo buio cercando di risvegliarsi dal torpore che l’ha presa. Aldo, notando che non sta più parlando al telefono, le si avvicina “Tutto bene?” dice sottovoce “Mi sembri turbata, cattive notizie?” Rebecca si volta come svegliandosi da un sogno “No,no tutto bene, penso che mi fermerò qualche giorno in più del previsto, mio marito potrebbe partire per un giro in barca e così…” Tace, quasi temendo che l’accenno al marito rovini la serata. Aldo però le sorride: “Bene, più tempo per noi allora, ci sono dei posti di Loano che certamente non conosci, vieni con me.”<br />
Aldo le apre la portiera, poi, con un gesto elegante la invita ad accomodarsi: “Mia signora, al vostro servizio” scherza. Una corsa veloce con il fresco settembrino nei capelli giù per la strada che porta alla marina e Rebecca si ritrova a passeggiare sulla battigia con le scarpe in mano facendo un bilancio della sua vita sentimentale mentre Aldo le offre la giacca per proteggerla dall’umidità. In quel momento squilla il cellulare, Aldo si scosta un po’ per lasciarle un poco di privacy. “Pronto? Oh Alida, sei tu? Ciao come stai? Ma dove sei? Anche tu, c’e’ anche Carlo lì. L’hai visto…come? con chi?”<br />
Il cellulare le scivola dalla mano ma lei non se ne accorge, continua a camminare come un pupazzo poi si accascia sulla sabbia bagnata. Aldo accorre con il viso preoccupato. “Rebecca, che hai?”. “Io…no, niente. Aldo, portami a casa, vuoi? Sono un po’ stanca, scusami.” Parlando si volta verso di lui e Aldo si accorge delle lacrime che iniziano a rigarle il volto.” Certo, subito. Aspettami qui, vado a prendere la macchina.</p>
<p style="text-align: justify;">Era tutta una scena. Dal momento di prepararsi per uscire, allo svenimento farsa sul letto sabbioso, morbido e ancora caldo del centro ligure, era tutto apparenza e imbroglio. Sapeva benissimo Rebecca che le sensazioni mielose, le immagini nostalgiche, i pudori, le ritrosie e le gentilezze accentuate nonché artefatte, erano parte di quell’aspetto esteriore e convenzionale di se stessa già buttato alle ortiche, almeno nei pensieri. Aspettava solo l’occasione per farlo concretamente, altro che amorevole recupero del telefonino per premure familiari, altro che passeggiatina romantica, e pudica attesa di ingenue avances.<br />
Era uscita dal guscio, aveva deciso di abbattere le barriere, voleva volare libera dai protocolli a cui si era per decenni adeguata. Stava osservando il mondo socchiudendo gli occhi come il diaframma di una fotocamera, per vedere lontano, più lontano, per vedere fino in fondo, chiaro, aveva regolato la modalità in “profondità di campo” perché tutto, finalmente, le apparisse a fuoco, soprattutto le idee.</p>
<p style="text-align: justify;">Rebecca, dal momento che suo marito aveva annunciato il suo viaggio in Spagna, aveva capito che rischiava di perdere marito e soprattutto la posizione economica che aveva raggiunto.<br />
Il primo impulso fu di rendergli il meritato compenso adornandolo di pluripalcate decorazioni della testa, poi, razionalmente pensò una soluzione più produttiva.<br />
Qualche giorno prima aveva visto un vecchio film  nel quale il marito, aiutato da una sua vecchia fiamma, organizzava una “lieta fine” alla moglie e si proteggeva con un tranquillo alibi: bastava cambiare i ruoli ed il gioco era fatto.<br />
Il fortuito incontro con il suo romantico antico amore veniva proprio a proposito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Rebecca aveva sposato Carlo, 20 anni prima, questi era un brillante ingegnere che però non riusciva ad iniziare una propria attività per mancanza di fondi. Rebecca aveva impegnato più di metà del suo patrimonio per aiutare Carlo che ora sembrava avere una notevole fortuna negli affari. Ora Carlo, con le scuse più varie, la restituiva una moneta molto amara.<br />
Il viaggio in Spagna era la goccia che colmava un lungo periodo di amare delusioni.<br />
Rebecca, contando sul restante suo patrimonio, aveva deciso di farla finita ed aveva architettato un piano perfetto. Sapeva che il suo vecchio amico Aldo era tornato in città dopo una serie di viaggi e di avventure economiche non molto eccitanti. Non voleva cercarlo direttamente, ma trovò il modo, buttando qualche chiacchiera qua e là dal parrucchiere o in casa di amiche comuni, di fargli arrivare la voce che avrebbe avuto piacere di rivederlo, magari quando il marito era in viaggio. Non passarono molti giorni che Aldo bussò alla porta ed il piano di Rebecca poteva avere inizio.<br />
La falsa telefonata sulla spiaggia era stata un’altra mossa accuratamente preparata.<br />
Nei giorni successivi la trama di Rebecca si arricchì di altri particolari che la donna aveva cura di far conoscere quasi senza accorgersene.<br />
Il patrimonio di Rebecca e quanto sembrava che Carlo avesse accumulato fu fatto brillare davanti agli occhi di Aldo, che non se la passava per nulla bene.<br />
Giorno dopo giorno, parola dopo parola, la proposta di “far sparire” Carlo sembrò che fosse proprio una idea di Aldo e Rebecca, da brava attrice, si mostrò molto turbata. Risultato, come dicono i pescatori, Aldo inghiotti l’esca con tutto l’amo e qualche metro di filo.<br />
Nei giorni successivi i due novelli amanti diabolici cercarono di disegnare un piano per il delitto perfetto…</p>
<p style="text-align: justify;">Leo si era sposato giovanissimo, a 23 anni, con una ventenne, il matrimonio durò pochissimo, circa due anni, nessuno ha mai saputo il motivo della separazione e del conseguente divorzio. Ufficialmente la versione è stata incompatibilità di carattere. Ha sempre lavorato molto in trasferta in particolare nella sede di Barcellona, raggiunto anche da altri colleghi, saltuariamente. Della sua vita sentimentale non si è mai saputo molto, alle cene di gruppo che venivano organizzate dai colleghi, due o tre volte l’anno, si presentava quasi sempre con amiche diverse ma nessuno faceva caso a questo particolare tutti speravano sempre che la nuova amica fosse quella buona ma nessuno faceva domande, solo Rebecca, curiosa, cercava sempre di indagare e riusciva a carpire qualcosa ma poi c’era sempre il marito che l’azzittiva e quindi…</p>
<p style="text-align: justify;">Tra lei e Leo c’era un’amicizia particolare i due si raccontavano un sacco di cose; a quelle cene erano sempre seduti vicini ma l’occhio vigile del marito era puntato su di loro, per cui spesso si doveva trattenere dal fare domande per evitare discussioni con Carlo che non era geloso perché sapeva che la loro era una semplice amicizia ma a lui dava comunque fastidio che lei facesse domande a chiunque, un controllo continuo. Durante uno degli ultimi incontri Leo confidò a Rebecca che a Barcellona aveva un amico,con il quale aveva un rapporto speciale, molto di più che semplice amicizia, e che si trovava molto bene con lui forse stava nascendo qualcosa tra di loro ma ancora per il momento era tutto in embrione. Queste confidenze naturalmente Rebecca non le ha mai rivelate a nessuno tanto meno al marito! Questo era quanto sapeva di Leo fino al momento dell’ultima trasferta.</p>
<p style="text-align: justify;"> Rebecca rimuginava sui suoi piani per eliminare il marito, si chiedeva se ne valesse veramente il rischio. Mentre sorseggiava un caffè in un baretto del porto guardava le inevitabili coppie passare e si chiedeva quante di loro sarebbero state ancora assieme tra cinque o dieci anni. D’un tratto un paio di ragazzini passò rombando su uno scooter, sfiorando i passanti. In un lampo quello seduto dietro allungò una mano e strappò la borsetta di una turista. Neanche il tempo di rendersi conto dell’accaduto ed erano già scomparsi nelle viuzze del porto. Per Rebecca fu come un’illuminazione, ma certo se fosse riuscite a far incolpare il marito di qualcosa di illecito sarebbe rimasta lei unica proprietaria della società. Mandare Carlo in galera e togliergli tutto il suo patrimonio era un’idea più redditizia e meno rischiosa di un delitto. I frequenti viaggi all’estero potevano coprire una esportazione di capitali o forse meglio qualche traffico illecito. Doveva fare una capatina in ufficio, approfittando della prolungata assenza di Carlo avrebbe potuto spulciare i documenti della società ed imbastire una storia credibile.<br />
Per prima cosa doveva scrivere un biglietto per Aldo, non poteva certo lasciarlo così, sui due piedi senza una spiegazione; dopotutto uno disposto ad uccidere le poteva far comodo per portare avanti il suo piano o magari anche come capro espiatorio nel caso le cose fossero andate male.<br />
Prese un bigliettino dal cassetto della scrivania e si sedette a scrivere.<br />
“ Caro Aldo, la tua idea mi ha spaventata, scusami ma ho bisogno di qualche giorno per chiarirmi le idee per cui ho deciso di partire. Non cercarmi, mi farò viva io quando mi sarò calmata.”<br />
Rebecca rilesse le poche righe vergate in fretta poi aggiunse un “aspettami, tornerò presto” giusto per tenere Aldo un po’ sulla corda. Infilò il bigliettino in una busta su cui spruzzò qualche goccia di profumo e si accinse ad uscire per recarsi ad acquistare il biglietto del treno e a spedire la missiva.<br />
Adesso che il piano cominciava a prendere forma sentiva il bisogno di muoversi, di agire senza perdere altro tempo; che diamine, aveva già perso vent’anni!Rebecca aveva chiari in testa alcuni punti. Per prima cosa occorreva crearsi un alibi forte e resistente per il momento cruciale e per proteggersi da qualsiasi possibile aggancio con l’autore dell’omicidio.<br />
Poi doveva proteggere anche l’amico che l’avrebbe aiutata ad eliminare Carlo perché questo sarebbe stato utile per allontanare i sospetti anche da lei.<br />
Inoltre doveva far in modo che la morte di Carlo non producesse grossi vantaggi per lei.<br />
Come aveva deciso, si recò nell’azienda che la vedeva contitolare con Carlo per verificarne lo stato finanziario.<br />
Cercò il Capo Contabile, vecchio amico di suo padre che negli ultimi tempi era stato messo da parte perché eccessivamente legato a principi di antiquata corretta condotta. Il vecchio amico Amilcare si rese disponibile ed insieme cercarono di leggere nelle ultime attività dell’Azienda.<br />
Con grande sorpresa venne fuori che i debiti verso le banche erano cresciuti molto e che le ultime commesse si erano rivelate in perdita: per acquisirle Carlo aveva vinto le gare proponendo sconti impossibili.<br />
Fu chiaro che le ultime frenetiche attività in Spagna non erano altro che tentativi di salvare la barca in qualche modo o di prepararsi, in caso di fallimento, una strada verso paesi “facili”.<br />
Fortunatamente per Rebecca, alcune clausole testamentarie incluse da suo padre, avevano protetto buona parte del suo patrimonio personale e questa fortunata idea di suo padre era nota soltanto a lei.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima presa di posizione con Aldo si dimostrò provvidenziale e le permetteva di sfruttarla per proteggere Aldo e proteggersi. Chiamò subito Aldo, lo informò della situazione e gli raccomandò, da quel momento in poi di non chiamarla o incontrarsi. Sarebbe stata lei al momento opportuno a chiamarlo.<br />
Poi scrisse a Carlo per chiedergli di rientrare al più presto perché c’era bisogno della sua competenza tecnica per definire la partecipazione ad una gara.<br />
Il suo piano era estremamente semplice, andarlo a prendere all’aeroporto, e sulla strada del ritorno offrirgli qualcosa da bere che aveva in macchina: sapeva che i viaggi aerei spesso seccano la bocca e creano arsura.<br />
Ovviamente il liquido era stato trattato prima con un efficiente sonnifero.<br />
Aldo avrebbe aspettato in un punto preciso della strada dove Rebecca si sarebbe fermata con il marito addormentato. In quel punto la strada costeggiava una fitta selva su un terreno scosceso che nessuno frequentava a causa della presenza di molti animali selvatici poco disposti verso i visitatori. L’idea era di colpire Carlo con un masso, ce ne erano molti, e buttarlo nella forra: il pendio e gli animali selvatici avrebbero fatto il resto.<br />
Il colpo di genio finale era di togliere a Carlo l’impermeabile ed il cappello, farli indossare ad Aldo e fare in modo che i vicini vedessero la coppia rientrare e magari riuscire il giorno dopo per riandare all’aeroporto. Lungo la strada Aldo avrebbe recuperato la sua macchina ed il gioco era fatto.<br />
Il piano sembrava perfetto e Rebecca telefonò ad Aldo per dargli appuntamento sul Belvedere di Capo *B.<br />
Questo belvedere era situato su un’alta scogliera, circa 100 m, era abbastanza isolata e per raggiungerla occorreva fare una arrampicata finale non molto agevole. Questa posizione così isolata dava a Rebecca la quasi certezza di non essere vista con Aldo.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte precedente l’incontro però fece un sogno: si trovava nel luogo che aveva progettato per l’appuntamento con Aldo e anziché arrivare Aldo, arrivò Carlo. Intorno a loro qualche coppia, pochi passanti, si salutarono come sempre, una sosta sul belvedere e poi s’incamminarono verso il molo, lo percorsero tutto fino in fondo, ad un certo punto Carlo le si mise dietro, fece per abbracciarla, almeno era quello che lei pensava ma, invece, le diede una spinta e lei cadde in acqua, In quell’istante si svegliò terrorizzata. “Che sogno orribile” pensò. A quel punto si alzò, non riusciva più a restare a letto, poi era quasi mattina, cominciò a gironzolare per casa, sempre con quell’incubo che la tormentava, era agitata: si fece una camomilla, nulla valse. Cominciò a chiedersi cosa significasse quel sogno, era solita farlo, trovava sempre una spiegazione logica. Lei stava progettando di far sparire Carlo e, nell’incubo, era lui a far sparire lei, in quel mo do poi…non potendone più decise di uscire a prendere una boccata d’aria. La via era quasi deserta e Rebecca si avviò verso la piazza. All’improvviso uno stridio di pneumatici, neanche il tempo di voltarsi e qualcosa la colpì violentemente da dietro. Poi fu il buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lentamente incominciò a sentire vaghe voci indistinte, come provenienti da lontano. Aprì gli occhi e un senso di vertigine la colse. Lottando per rimanere cosciente aguzzò le orecchie. &#8220;Speriamo si riprenda&#8221;, &#8220;E speriamo che prendano quel criminale,non si può più nemmeno passeggiare per strada senza rischiare di venir investite, che mondo&#8221;.<br />
Leo, sembrava proprio la voce di Leo. Di nuovo il buio. Quando si svegliò le luci basse della stanza d&#8217;ospedale facevano da sfondo alla nebbia ovattata che sembrava avvolgerla. Lentamente si rese conto di essere sdraiata in un letto con una flebo nel braccio e qualcosa appiccicato addosso, sensori di un EGC. Tento di parlare ma lo sforzo la fece tossire. Un&#8217;infermiera entrò nella sua visuale per sparire quasi subito. “Dottore, dottore la paziente del letto 36 si e&#8217; svegliata”.Nei giorni seguenti scoprì di essere rimasta in rianimazione per quasi quattro settimane, un&#8217;auto pirata l&#8217;aveva travolta e le ricerche dell&#8217;investitore erano ancora in corso. Leo era venuto quasi ogni giorno per avere sue notizie mentre, stranamente, Carlo non si era ancora fatto vivo. Leo le aveva detto che era partito immediatamente alla notizia dell&#8217;incidente ma non era mai arrivato e quando l&#8217;ospedale aveva richiamato chiedendo notizie del marito lui si era precipitato li. La scomparsa di Carlo era stata denunciata sia alle autorità spagnole che a quelle italiane ma per il momento le sue tracce si perdevano presso il confine franco spagnolo. Dopo qualche settimana, quando Rebecca venne dimessa si fece accompagnare alla sede della società. Amilcare, preavvertito, l&#8217;attendeva assieme a Leo. Quando entrarono nell&#8217;ufficio di Carlo quest&#8217;ultimo, con una scusa, allontanò il contabile. “Siediti Rebecca, ti devo parlare” le disse scostando la poltrona per farla accomodare. “Vedi, devo dirti alcune cose su tuo marito e su questa società” Rebecca si sedette un po&#8217; preoccupata, cosa ne poteva sapere un ex collega degli affari di suo marito? “Io non sono quello che pensi, o meglio, non solo. Tuo marito negli ultimi anni, per risanare i suoi affari, ha preso contatti con persone poco raccomandabili. Ha chiesto favori che poi ha dovuto ricambiare. Il suo ultimo viaggio in Spagna era una scusa per consegnare una partita di diamanti rubati; diamanti che però non sono mai arrivati a destinazione. Vedi io lavoro per l&#8217;Interpol ed avevo l&#8217;incarico di sorvegliare Carlo per scoprire chi gli forniva la merce e a chi doveva consegnarla. Quando è partito improvvisamente per il tuo incidente si è sottratto alla mia vigilanza, forse aveva capito qualcosa.” Rebecca era attonita, Carlo, la persona che credeva di conoscere da vent&#8217;anni non era altro che un contrabbandiere. “Temo che l&#8217;incidente sia stato provocato da un complice di tuo marito, aveva bisogno di una scusa per allontanarsi senza essere seguito ed io ci sono cascato”. Carlo che pagava qualcuno per investirla, no non era possibile, non ci credeva. “Leo, ti prego, versami qualcosa da bere, mi gira la testa”. Leo si avvicinò al mobile bar e le versò del cognac. “ Ora ho bisogno del tuo aiuto, Carlo e&#8217; scomparso ed io devo ritrovarlo a tutti i costi”. “Ma io cosa posso fare?” Chiese Rebecca “Carlo non mi diceva nulla dei suoi affari di copertura, figuriamoci di quelli segreti” “Per questo ho chiesto ad Amilcare di darti una mano, se c&#8217;è qualcosa di strano , qualcosa che c&#8217;è ma non dovrebbe esserci, qualcosa che vi sembra anormale, è importante che me lo comunichi subito. L&#8217;ho allontanato per non fargli sapere che Carlo ha tentato di ucciderti però sa cosa stiamo cercando e, con il tuo aiuto, può trovare il bandolo della matassa.” In quel momento entro Amilcare e Leo si alzò “Bene, vi lascio lavorare, avete il mio numero” Rebecca e il contabile passarono alcuni giorni a spulciare tutti i documenti dell&#8217;azienda e lentamente emerse una serie di spese che non avevano niente a che vedere con la conduzione dell&#8217;azienda. L&#8217;acquisto di una casa in sudamerica mascherato da pagamento per servizi mai resi, biglietti aerei per destinazioni con le quali l&#8217;azienda non aveva affari, mobili, un&#8217;auto che non aveva mai varcato i cancelli della loro proprietà. Un po&#8217; alla volta il gioco, o meglio il triplo gioco di Carlo emerse chiaramente. Per sottrarsi ai loschi personaggi che lo tenevano al guinzaglio Carlo aveva convinto Aldo a corteggiare la moglie mentre lui organizzava la sua sparizione, poi gli aveva ordinato di investire Rebecca per avere la scusa per allontanarsi rapidamente, sottraendosi al controllo di Leo e dei suoi ricattatori. Aldo, abbagliato dalla promessa di lauti guadagni aveva accettato e Carlo era sparito. Probabilmente ora era nella casa in sudamerica a godersi i diamanti dell&#8217;ultimo trasporto, che si era tenuto, pronto a prendere il volo per cancellare definitivamente le sue tracce. Rebecca tornò a casa sconsolata, non tanto per il tradimento di Carlo, dopotutto lei era pronta ad ucciderlo. Chissà che risate si era fatto Aldo quando avevano programmato l&#8217;omicidio del marito, sapendo che la vittima sarebbe stata lei. Ora però Aldo aveva poco da stare allegro con un&#8217;accusa di tentato omicidio e se avesse raccontato del suo progetto di uccidere il marito, chi gli avrebbe creduto?<br />
Epilogo.<br />
Qualche giorno dopo, mentre aiutava Amilcare a rimettere insieme i cocci della società, ricevette un pacchetto recante la scritta “SUSPENSO. DIRIJO DESCONOCIDO”; respinto, indirizzo sconosciuto. Provenienza Brasile. Perplessa prese un tagliacarte e lo aprì. Parecchi sacchettini neri rigonfi scivolarono fuori. Incuriosita ne aprì uno e si senti svenire, uno sfavillio di diamanti faceva capolino dall&#8217;apertura. Appena si riprese infilò il tutto in cassaforte e la chiuse. In quel momento squillò il telefono, era Leo:”Rebecca, l&#8217;abbiamo preso, pensa era ancora nella casa in Brasile, stava aspettando che arrivassero i diamanti per fuggire, aspettami, vengo a prenderti e ne parliamo.”<br />
Si incontrarono poco dopo in un bar tranquillo e si sedettero ad un tavolo appartato. Non appena il cameriere si fu allontanato Leo si allungò verso Rebecca e la baciò. Stupita lei lo fissò come vedendolo per la prima volta.”Non meravigliarti” disse lui” anche la mia omosessualità faceva parte della copertura, in realtà mi sei sempre piaciuta ma non potevo dirtelo” “ E poi eri già sposata “soggiunse con un sorriso. “Adesso mi piacerebbe sapere dove sono finiti i diamanti, sembra che si trattasse di un valore di alcuni miliardi di euro.””Forse posso dirtelo io” gli sussurrò Rebecca e gli raccontò del pacchetto ricevuto poco prima. Leo scoppiò a ridere: “Un piano così elaborato fallito per un disguido postale? Non ci posso credere”. Poi improvvisamente si fece serio, guardando Rebecca negli occhi le chiese. “c&#8217;è qualcosa che ti trattiene qui? In Italia?” “ Ma io, la società, No, a pensarci bene non c&#8217;è nulla che mi trattenga qui.” Andiamo a prendere il pacchetto allora. Nessuno sa che è tornato indietro e quando lo scopriranno avremo già fatto perdere le nostre tracce. Con le mie conoscenze non sarà un problema smerciarli e potremo vivere da re per tutto il resto della nostra vita. Forza dai, andiamo” “ Ma , e la società?” Chiese Rebecca “ Cosa ti importa, regalala ad Amilcare, se lo è meritato”. Rebecca sorrise insieme uscirono sotto il caldo sole di ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Il nostro racconto emozionante</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 05:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carissimi amici, questo articolo, che verrà aggiornato ogni sera, contiene i  vostri contributi alla composizione di un racconto. La proposta è partita da Vittorio (http://forum.grey-panthers.it/showthread.php?t=1038) e nel forum potete, in qualunque momento della giornata, inserire il brano di vostra composizione. La redazione, in serata, passerà i testi della giornata in questo spazio, così che tutti possano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Carissimi amici, questo articolo, che verrà aggiornato ogni sera, contiene i  vostri contributi alla composizione di un racconto. La proposta è partita da Vittorio (<a href="http://forum.grey-panthers.it/showthread.php?t=1038">http://forum.grey-panthers.it/showthread.php?t=1038</a>) e nel forum potete, in qualunque momento della giornata, inserire il brano di vostra composizione. La redazione, in serata, passerà i testi della giornata in questo spazio, così che tutti possano leggere l&#8217;intero racconto nel suo sviluppo (viene inserito per singoli punti così che si possa pensare anche a inserimenti parziali successivi). Buona fantasia, dunque. vp</span></span></span></strong></p>
<p><strong>1.Premessa.</strong></p>
<p>a. Ieri era stata l’ennesima giornata calda ed umida ed anche traversare la piazza centrale di B* era una impresa da allenati legionari.</p>
<p>b. Il dott. Filippo Bellei, alle 16,30, aveva ricevuto una chiamata urgente: la signora Luisa Fersei aveva trovato nel Portone del loro Palazzo al centro della città, suo marito, il comm. Fersei, che, riverso sul pavimento mormorava strane parole in una lingua a lei sconosciuta.</p>
<p>c. Il dott. Bellei affretto il passo ed entrò nel portone.</p>
<p>d. Accanto a lui la moglie angosciata tentava invano di farsi riconoscere: “Giovanni, sono io Luisa.Ti prego guardami, guardami. ” Poco distante il portiere del palazzo osservava la scena con evidente preoccupazione ma anche, notò il dottore, con un’ombra di compiacimento sul volto magro e ossuto.</p>
<p>e. Un primo sommario esame  non rivelò alcun problema fisico, il medico allora si rivolse al portiere: “presto, mi dia una mano, dobbiamo portarlo in casa. Non possiamo certo lasciarlo qui in queste condizioni. Chiami l’ascensore” . Nel frattempo il comm. Fersei continuava a ripetere il suo mantra: ” Kalum comen piraki asolame epirotiki!”, senza dar segno di aver notato ciò che accadeva attorno a lui.</p>
<p>f. Non appena l’ascensore arrivò al piano terra il portiere si affrettò a raggiungere il dottore. Insieme sollevarono Fersei e faticosamente lo trascinarono al suo interno subito seguiti dalla moglie.</p>
<p>g. L’appartamento al quarto piano accolse nella penombra il gruppo che guidato da Luisa Fersei arrancava verso il soggiorno dove il malcapitato fu disteso, gemente, sul divano più ampio e più lontano dalla mobilia curata e restaurata di recente ma pur sempre opprimente in un ambiente afoso ed oscurato da pesanti teli drappeggiati, posti alle grandi finestre volte a sud.</p>
<p>h. Delicatamente Luisa scostò le tende in modo appena sufficiente a socchiudere le tre vetrate dalle quali sembrava filtrare un sole più blando in quel pomeriggio che già volgeva a sera, verso l’ora più opprimente, dove tutto giace, ancor più fermo, in attesa di quel respiro dopo l’apnea, che fa rinascere tutto nella notte.</p>
<p><strong>2. In</strong><strong> un&#8217;altra parte del mondo.</strong></p>
<p>a. Contemporaneamente in una isba isolata nel desertico altopiano del Gobi, un anziano pastore, che aveva appena alzato un lembo della tenda che chiudeva la sua capanna, cadde per terra come fulminato. La moglie, che stava cucinando un povero pasto, accorse in suo aiuto: “Kalum, Kalum, che succede….aiutatemi”. Kalum, il pastore, mormorava parole che suonarono straniere alla moglie: “Aiuto Kalum, vieni non mi lasciare nel fuoco”.</p>
<p>b. Un altro pastore aveva sentito la richiesta di aiuto della donna e si avvicinò alla tenda. Ascoltando le parole di invocazione di Kalum, trasalì ed una smorfia di paura si disegnò sulla sua faccia.</p>
<p>c. Corse fuori dalla tenda come un indemoniato ed impartì alcuni secchi ordini ai figli che subito si affrettarono a radunare le bestie e a smontare la tenda. Avevano notato, nella voce del padre, qualcosa che non si sarebbero mai aspettati di sentire; paura. Per spaventare un uomo che non aveva esitato ad affrontare un branco di lupi con un vecchio fucile era necessario qualcosa di veramente terribile e nessuno di loro voleva restare li a sperimentarlo sulla propria pelle.</p>
<p>d. Kalum, nel frattempo, continuava a mormorare le stesse parole con lo sguardo sbarrato e gocce di sudore freddo che gli colavano dalla fronte. L&#8217;anziano pastore, appena finito di radunare le sue povere cose, si avvicinò alla moglie di Kalum e le fece cenno di seguirlo, di fuggire con la sua famiglia; ma la donna, pur spaventata, rifiutò con rabbia di lasciare il marito ed egli le voltò le spalle con un misto di pena e di paura.</p>
<p><strong>3. Il Comm Fersei.</strong></p>
<p>a. Il comm. Fersei era attualmente il proprietario di un negozio che potremmo definire di antiquariato Etnico. Il negozio occupava tutto il piano terreno di un moderno palazzo situato sulla via principale di B*, era modernamente arredato ed ad un osservatore distratto poteva sembrare più un museo che un negozio. Negli ampi spazi espositivi erano collocati oggetti provenienti da tutto il mondo, tutti di ottima fattura e spesso rifiniti con metalli preziosi. Molti degli oggetti erano sicuramente antichi, tutti sicuramente molto costosi.</p>
<p>b. In un angolo faceva bella mostra un elmo ornato di piume e foderato di pelliccia che gli esperti avavano battezzato “l’elmo di Gengiz khan”.</p>
<p>c. Varie storie circolavano sulla figura del commendatore e sull’origine della sua fortuna. I più anziani concittadini ricordavano il padre del commendatore: un onesto professore di storia appassionato studioso “autodidatta” di tutte le tribu barbare d’oriente.</p>
<p>d. Di Giovanni Fersei si sapeva che da giovane, era partito come Volontario per l’Africa Italiana, e che dopo vari anni di silenzio era tornato, quasi novello Conte di Montecristo, carico di soldi e con una grande esperienza di oggetti antichi preziosi e molti contatti per l’attività di import-export.</p>
<p>e. Si diceva anche che insieme a lui era sparito anche un altro giovane di B*, del quale non si erano avute più notizie. I concittadini avevavo notato però che al suo ritorno il commendatore aveva assunto come uomo di fiducia, portiere del suo palazzo e factoum un giovane che stranamente somigliava al compagno d’armi scomparso.</p>
<p><strong>3. Dall’alto le cose si vedono meglio</strong></p>
<p>a. Budimir Petrovic Smelov, il robusto geologo della stazione orbitante, si voltò a fatica sullo stretto sediolo della sua postazione. “Mitchell, vieni a vedere, ho trovato qualcosa di curioso”.</p>
<p>b. Lewis Mitchell, il comandante del ISS, International Space Station, fluttuò vicino al geologo con una leggera spinta dei piedi. “Cosa c’è?” Chiese.</p>
<p>c. Smelov era impegnato in una prospezione geologica della zona del Sudan al confine con l’Etiopia, nella zona di An Nil al Azraq, il Nilo Blu. “Guarda questa immagine, ho incrociato i dati del Landsat con quelli del nostro sensore Aster, vedi quel blu?” Mitchell osservò con attenzione lo strano disegno evidenziato dai sensori, una sorta di drago azzurro dove non avrebbe dovuto esserci altro che rocce aride.</p>
<p>d. “Sicuro di aver applicato correttamente l’algoritmo Effort per correggere l’errore indotto dall’atmosfera? Questo potrebbe essere il Nilo Blu con una prospettiva falsata, una specie di miraggio.</p>
<p>e. Budimir si voltò piccato verso il collega: “Mi hai preso per uno studentello? Sono anni che esamino queste immagini! Quella è acqua, o almeno un terreno umido ed è a parecchi chilometri dal Nilo Blu”. Isamu Itou, il tecnico dei computer, nel frattempo si era avvicinato e sbirciava silenzioso sopra la spalla di Mitchell.</p>
<p>f. Giovanni Adami, l’astronauta dell’ESA, si affacciò dal modulo ricreativo: “Drago? Mi viene in mente una cosa; mio nonno ha fatto la guerra da quelle parti e mi raccontava del drago del Nilo, mi diceva “cerca l’occhio del drago e saprai cosa fare”.</p>
<p>g. Per caso il tuo drago ha qualcosa che assomigli ad un occhio?”. Budimir scrutò l’immagine sul monitor fingendo grande attenzione: “Come no, e magari anche una coda e le fiamme”. “Calcare” esclamò Mitchell “Li, nell’angolo in alto a sinistra; non sembra un occhio?” Nel frattempo Isamu aveva registrato le coordinate sul suo palmare e si era allontanato, non visto, verso la sala radio.</p>
<p><strong>4.Scoperte e ricordi.</strong></p>
<p>a.La scoperta di Smelov era la conferma che le loro potevano essere molto più che semplici speculazioni. Isamu confrontò le coordinate del Landsat con una cartina che aveva stampato e mostrato ad Adami mesi prima sulla Terra. Il loro periodo di permanenza a bordo del ISS stava per concludersi e presto sarebbe arrivato lo shuttle che avrebbe portato i loro sostituti. Chiamò Adami e gli mostrò ciò che aveva scoperto. Entrambi sapevano già come avrebbero trascorso la loro licenza.</p>
<p>b. Quasi per gioco, Isamu aprì il suo portatile, fece partire Google Maps e cercò le tre località: Roma, Nilo Azzurro e Deserto del Gobi. Continuando il gioco collegò le tre località ed un’ombra sinistra si coprì larga parte dell’Asia centrale. Questo primo risultato sembrava non dare alcuna spiegazione. Isamu si ripromise di approfondire la ricerca.</p>
<p>c. Isamu, prima di partire per questa missione, aveva sentito parlare il suo amico Adami di uno strano malore che aveva colpito un suo coinquilino a Roma ed aveva letto un articolo su National Geographic che raccontava di un pastore nel deserto del Gobi che era stato colpito da un malore simile.</p>
<p>d. La sera, dopo cena, Isamu comunicò la sua scoperta al suo amico Adami ed insieme cominciarono a guardare con attenzione la cartina che Isamu aveva stampato. Adami cercò di ritrovare nella sua mente le nozioni che aveva imparato a scuola ed i racconti del nonno.</p>
<p>e. All’improvviso la luce apparve: ma certo quell’ombra sulla cartina poteva disegnare l’impero romano esteso sin dove la  Legione Perduta era arrivata e, molto più tardi, una parte centrale dell’impero di Gengiz Khan. La mente dei due modernissimi uomini si appassionò a quelle antiche storie, e Isamu ed Adami si dettero appuntamento per la sera successiva: volevano decisamente saperne di più.</p>
<p>f. In quel momento entra nella stanza Maria Etnos, un’etnologa, che vede le coordinate e l’occhio le cade sul punto che indica il Nilo Azzurro, si ferma di scatto: le tornano in mente gli studi fatti sui culti africani, magia nera, incantesimi e maledizioni, amuleti e pozioni magiche, spiriti invisibili e oscuri poteri soprannaturali. Riti magici per ottenere potere e ricchezza. Ci sarà un legame con il commendator Fersei il suo malore e l’origine della sua fortuna?</p>
<p><strong>5. Viaggio in Africa</strong></p>
<p>a. &#8220;Sentite&#8221; disse la dottoressa  Etnos rivolta ad Isamu ed Adami &#8221; il museo per cui lavoro sta pensando di organizzare un viaggio esplorativo per studiare le usanze di alcuni gruppi etnici nel nord della Somalia. Con una piccola digressione possiamo arrivare nella zona del Nilo Blu e vedere da vicino il vostro occhio del drago. Penso di poter giustificare facilmente la deviazione e poi i dirigenti del museo non avranno molto da recriminare se troveremo qualche reperto di valore&#8221;.</p>
<p>b. Isamu si girò verso Adami con l&#8217;espressione del gatto che ha appena mangiato un topo: &#8220;la Nasa ci ha appena dato un mese di licenza, non potrei trovare modo migliore per sfruttare questo periodo di vacanza. Cosa ne dici? E non dovremo neppure preoccuparci dell&#8217;equipaggiamento, ci pensa il museo&#8221;.</p>
<p>c. Il mattino seguente la dottoressa Etnos telefonò al direttore del Redpath Museum che si disse entusiasta della ricerca proposta dalla dottoressa ed il pomeriggio stesso tutti e tre erano in volo per Montreal per incontrarlo.</p>
<p><strong>6. Al Redpath Museum</strong></p>
<p>a. Il Redpath Museum era una sorta di riproduzione di un tempio greco costruito nel campus della McGill University. Il direttore, un ometto dai capelli arruffati e un espressione aperta sul volto, li accolse nell&#8217;ampio ufficio rivestito di legno scuro.</p>
<p>b. &#8220;E così, Maria, ti sei finalmente decisa ad assecondare le richieste del tuo vecchio professore&#8221; esclamò con un tono divertito. &#8221; E questi sono i due astronauti che hanno deciso di accompagnarti?&#8221; chiese con espressione sorniona.</p>
<p>c. &#8220;Non siete molto al di fuori delle vostre competenze?&#8221; Disse rivolgendosi ad Adami. &#8220;L&#8217;etnologia è molto lontana dall&#8217;astrofisica o dall&#8217;informatica del suo collega&#8221;.</p>
<p>d.&#8221;Vero&#8221; rispose Isamu &#8220;Ma dopo tanto tempo nello spazio sentiamo il bisogno di studiare qualcosa di più vicino all&#8217;uomo e la dottoressa Etnos ce ne ha fornito l&#8217;opportunità&#8221;.</p>
<p>e. &#8220;Bene, inoltre la vostra presenza contribuirà a dare un po&#8217; di notorietà alla spedizione e, di conseguenza, al nostro museo.&#8221; disse il direttore,&#8221;Le attrezzature partiranno al più presto per Khartoum e gia domani potrete ritirare i vostri biglietti aerei presso la segreteria&#8221;.</p>
<p>f. Poi alzandosi soggiunse: &#8221; Buona fortuna e se vi capitasse qualche reperto interessante&#8230;bene, il museo potrebbe essere interessato, abbiamo anche una sezione paleontologica ed una geologica sapete?&#8221;</p>
<p><strong>7. I preparativi</strong></p>
<p>a.Verso la ricerca di scoperte ed emozioni, era stato fatto il primo passo, quello più importante e quello che ha sempre bloccato molte iniziative: la ricerca di uno sponsor finanziatore.</p>
<p>b.Ai nostri tre amici Isamu, Adami ed Etnos toccava ora il non facile compito di sbrogliare una matassa che sembrava avere molti capi.</p>
<p>c.La prima cosa era di cercar di mettere in ordine le informazioni che sino a quel momento erano state raccolte.</p>
<p>d.Poi occorreva contattare quello che sembrava uno dei principali protagonisti, il comm. Fersei.</p>
<p>e.Infine fare un piano di lavoro operativo. La loro pregressa esperienza forniva molti strumenti di programmazione, ma per ottenere risultati validi era necessario stabilire alcuni punti fermi ed alcune ipotesi valide.</p>
<p>f.Al termine della missione spaziale in corso, i tre nostri protagonisti si accordarono ad iniziare separatamente il lavoro di preparazione e di sentirsi con cadenza regolare usando gli strumenti di rete che conoscevano benissimo.</p>
<p>g.Isamu si sarebbe dedicato alle pianificazioni geografiche, Etnos avrebbe dedicato i suoi sforzi iniziali a tentare una qualche decifrazione delle strane parole “Kalum comen piraki asolame epirotiki!”, il cui significato letterale era comprensibile confrontando le frasi del Comm. Fersei e del Pastore del Gobi. Era importante capire quale era il dialetto usato per capire dove poteva aver avuto inizio la storia.</p>
<p>h.Adami, vivendo a Roma, avrebbe tentato un contatto con Fersei per stabilire un appuntamento durante il quale i tre novelli esploratori avrebbero cercato …non sapevano neanche loro cosa!</p>
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